La quercia e la rosa, di Ludovica De Nava

La quercia e la rosa, di Ludovica De Nava
Storia di un amore importante di Grazia Deledda con lettere autografe. Romanzo di Ludovica De Nava

IN TERRITORIO NEMICO

IN TERRITORIO NEMICO
Romanzo storico sulla Resistenza di Pier Luigi Zanata e altri 114 scrittori - metodo Scrittura Industriale Collettiva

Dettagli di un sorriso

Dettagli di un sorriso
romanzo di Gianni Zanata

Informazione Contro!

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Blog di controinformazione di Pier Luigi Zanata

NON STO TANTO MALE

NON STO TANTO MALE
romanzo di Gianni Zanata

sabato 30 agosto 2008

L' apparizione


L’ oscurita’ della sera sta abbracciando il giorno.
Sei li’, davanti a me. Improvvisa apparizione. Cammina leggera sull’ erba del giardino.
Il tuo procedere e’ lento. Sembri camminare come su una passerella di una sfilata d’ alta moda. Avanzi. Ti fermi. Mi guardi. Riprendi a sfilare.
Hai indosso un bellissimo vestito smeraldo. Trasparente. Lasci intravedere, maliziosamente.
Ti avvicini senza timore. Il tuo corpo entra in contatto con il mio. Mi sembra che cerchi questa intimita’. Ti tocco. Sei nelle mie mani. La tua pelle e’ bagnata dall’ acqua che ha calmato l’ arsura dell’ erba del giardino.
Strana sensazione.
Le mia dita, delicatamente, ti accarezzano. Ho paura di rovinare la tua pelle, chiara, trasparente, che riluce sotto il tuo vestito smeraldo.
‘’Benvenuta nel mio piccolo nido’’, dico.
Non risponde.
Scott e Honey, i miei cani, da un angolo del patio, osservano incuriositi. Non si avvicinano.
Ko Chav, la gatta, la fissa con occhi inquietanti. Sta lontana. Aspetta.
Nell’ accarezzarla sento un brivido arrivare al cervello. Sensazione nuova.
I suoi grandi occhi sono su me.
Ormai e’ buio. Tutto e’ molto tranquillo.
Decide di andare via.
Si libera dalla mie mani.
E’ sul prato. Distesa. Cerca il fresco dell’ acqua che ancora avvolge in un tenero abbraccio i fili d’ erba.
Una scena ingombra di ricordi delle estati trascorse nella casa di mio nonno a Nozzano, nella campagna della lucchesia . Immagini piacevoli evocate dal passato e di gioie nel correre sui prati davanti casa o nel bosco dietro, sul monte, dove spesso le incontravo e le baciavo come nelle fiabe.
Stamane, appena alzato, sono andato in giardino per vedere se lei fosse ancora li’ sull’ erba.
Non c’ era. Guardo sul prato. Controllo il cespuglio di pitosforo. Infilo le mani tra gli arbusti, dirado le foglie. Nulla.
Ko Chav mi si avvicina. Si strofina sui miei piedi. Fa le fusa. Soddisfatta.
La guardo. Mi osserva con un sorriso sazio.
Comprendo perche’ la mia ranocchia non c’ e’ piu.

venerdì 29 agosto 2008

Satori

Mezzanotte di un certo giorno d’ agosto
Satori di fatti incontestabili
Sfera dell’ irreale
Produce lo strano e il meraviglioso
Nel giardino largo e splendido
Nel patio
Che sembra respirare
Tutta per se’
L’ aria che arriva
Sfidato a scoprire il difficile
Satori di equilibrio
Tra avvenimenti di tensioni
E il culmine dell’ azione
Satori che rompe il silenzio
Sceso nella notte
In attesa della decisione
Invito alla sfida
Restituisco il dono
Lascio perdere, non meritato
Mai barato nel gioco dell’ amore
Sorrido
Scott e Honey si avvicinano
Alzano gli occhi su me
Immobili
Nelle loro pupille
Sembra si agitino pensieri
Non concretizzati
Allungo una mano
Li accarezzo
Vado a letto
Buona fortuna
Buona notte, grazie



Satori: e’ il momento dell’ illuminazione nella pratica del Buddismo Zen, momento in cui l’ intera esperienza personale e cosmica e’ proiettata in un unico istante, che porta ad annullarsi cosciente del soggetto, non derivante da una rinuncia al mondo esterno ma dalla partecipazione ad esso tramite l’ atto puro.

Il Satori si rappresenta bene con l’ aiku, un componimento poetico di tre versi caratterizzati da cinque, sette e ancora cinque sillabe

Amore rido’
Immeritato dono
Barare mai

mercoledì 27 agosto 2008

Ricordi

Invitato da Roberta, la mia ''figlia'' barese, sostenuto da Annarita, la ''sorellina'' salentino-romagnola, ho scritto il ricordo di due incontri professionali che umanamente mi hanno arricchito molto.

Utilize rap! Again! e' il mio diario personale nato per illustrare la mia seria e onesta professione di serial killer. In questo periodo di vacanze (anche i serial killer hanno diritto a un periodo di riposo) ho scritto altri ricordi.
Prima di pubblicare questi due incontri ci ho pensato un po'.
Mi sono detto un diario e' un diario, se poi e' personale ci posso pubblicare quello che voglio.





Enrico Berlinguer, che sorpresa, quale magnifica sorpresa.
Sono stato con lui una settimana, se non ricordo male nel marzo 1984, durante una delle sue rare visite in Sardegna, pochi mesi prima della sua drammatica morte, nel giugno 1984, per un ictus che lo aveva colpito nel corso di un comizio a Padova per le elezioni europee.
Non possiedo la capacita’ di descrivere il Berlinguer politico. Altri lo hanno fatto e lo faranno meglio di me.
Credo che quella settimana sia stata per me una indimenticabile esperienza professionale, ma soprattutto umana.
Prima sorpresa: la sua capacita’ di sorridere.
Abituato alle immagini dei media, soprattutto di quelle televisive, vederlo sorridere e’stata una grande sorpresa.
Si’ ero abituato alla sua figura seria, leggermente incurvata, le spalle basse.
I Sardegna l' ho visto sorridere spesso, forse perche’ si ritrovava nella sua terra, tra la sua gente.
Devo dire che questo suo sorridere aveva colpito anche il suo staff.
Altra sorpresa: il suo feeling con la gente.
Allora i politici non erano circondati da poliziotti, da body guard, come oggi. Si’ una pattuglia della Digos era sempre presente, ma stava lontana, discreta.
A Carbonia, citta’ costruita dal fascismo, ma dopo la proclamazione della Repubblica sempre rossa, centro minerario carbonifero gia’ allora in crisi, l’ ho visto passeggiare nel corso centrale. La gente lo salutava ma aveva pudore ad avvicinarsi. Allora lui ha rotto il ghiaccio. Sorridendo si e’ avvicinato ad una signora con un bambino. Si e’ presentato e ha parlato con lei, con il bambino, forse scolaro delle elementari. Si e’ interessato ai problemi famigliari della donna, chiedendo quali difficolta’ avesse una famiglia. Si e’ occupato di come il bambino andasse a scuola.
Dopo e’ stato un susseguirsi di strette di mano, la gente, lo fermava scaricandogli addosso i problemi della vita quotidiana. Pazientemente ha ascoltato tutti e per tutti ha avuto una parola di incoraggiamento, trasferendo agli uomini della sua segreteria i casi piu’ drammatici per trovare una soluzione.
Un grande comunicatore. Un sincero grande comunicatore, altra pasta di comunicatore rispetto al nanerottolo che tutto ipocritamente studia e si vede, dal suo linguaggio non verbale, che degli altri poco o nulla importa.
Poi l’ assemblea in miniera, tra i ‘’suoi’’ minatori.
Un abbraccio collettivo.
Ho visto vecchi minatori comunisti, in pensione, piangere per la commozione dell’ incontro con il loro amato leader.
Parlando con i lavoratori ho cercato di comprendere se tutti fossero comunisti, vista la grande accoglienza riservata al segretario del PCI. Non tutti lo erano. Molti socialisti e democristiani erano li’ perche’ riconoscevano in Berlinguer un politico onesto, degno di indiscussa fiducia.
‘’Unu brav’ hommine’’, come disse incontrandolo un vecchio pastore di Macomer, importante centro del nuorese.
Il capolavoro e’ stato ad Oristano nel corso di un incontro con gli studenti dello storico liceo classico ‘’De Castro.
Assemblea nella grande palestra del liceo, una volta famoso per la sua squadra di ginnastica, che tanti allori mieteva a livello nazionale.
Un pienone.
Credo che abbia stretto la mano a tutti.
Poi il botta e risposta con gli studenti.
Non hai mai eluso una domanda. Risposte sempre a tono.
Serio per le domande su temi ‘’scabrosi’’.
Sorriso per quelle piu’ ingenue.
Due ore e passa di confronto.
Il meglio arriva alla fine dell’ incontro.
Il rappresentante degli studenti che aveva ben coordinato il dibattito gli chiede a bruciapelo:
‘’Onorevole verrebbe in pizzeria con noi?’’
L’ immediato ‘’sì’’ ha coperto fragorosamente il silenzio sceso nel suo staff.
Gli unici giornalisti presenti l’ inviato dell’ ‘’Unità’’, Alberto Jacoviello, il corrispondente dell’ ‘’Unione Sarda’’, e io, inviato dell’ Ansa.
Jacoviello, che per il suo giornale seguiva sempre i segretari del partito e Tato’, suo addetto stampa, erano sorpresi.
‘’Non conoscevamo Enrico sotto questo aspetto. La Sardegna lo ha trasformato. I giovani poi lo hanno affascinato. Straordinario. Un nuovo Berlinguer’’.
Gli studenti, circa una ventina, mi hanno poi detto che si era interessato di ciascuno di loro, chiedendo le loro ispettive, quali studi avessero intenzione di intraprendere una volta ‘’maturati’’.
Ritornando il albergo Berlinguer mi disse di non avere fatto nulla di eccezionale. ‘’Mi e’ stato chiesto di andare a prendere una pizza insieme. Qualcosa avrei dovuto pure mangiare. Perche’ rifiutare un cosi gradito invito? In piu’ e’ stata una piacevole serata. Questi giovani, i giovani in generale, sono piu’ maturi di quello che si pensa. I politici dovrebbero andare spesso in pizzeria con loro. A tavola si comprendono molte piu’ cose di quelle che ci mostrano i sondaggi, le inchieste’’.
La visita si concluse al petrolchimico di Porto Torres, non lontana dalla sua Sassari, dove il giorno prima aveva fatto visita al ‘’suo’’ liceo classico, l’ Azuni, che vide tra i suoi studenti persino Palmiro Togliatti, oltre ad Antonio e Mario Segni, Francesco Cossiga, Giovanni Berlinguer e l’ economista Stefano Siglienti.

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Altro personaggio che mi ha affascinato e’ stato Rita Levi Montalcini, intelligente, bella, dolce e deliziosa donna.

Antefatto: Il 31 ottobre 1992, dopo ben 359 anni, 4 mesi e 9 giorni, Galileo venne finalmente riabilitato dalla Chiesa cattolica, con la cancellazione definitiva della condanna inflitta al grande scienziato pisano nel lontano 22 giugno 1633 dal Sant’Uffizio, retto, a quel tempo, dal Cardinale Bellarmino.

Il premio Nobel per la Medicina e’ in Sardegna ospite in un convegno scientifico internazionale organizzato a Santa Margherita di Pula (Cagliari) dal CRS4, un laboratorio di ricerca, presieduto allora dal premio Nobel della Fisica, Carlo Rubbia.

Inviato dell’ Ansa seguo i lavori. Sono l’ unico giornalista. Sono assenti anche i giornali locali.

A meta’ pomeriggio al telefonino ricevo una chiamata da parte del capo redattore centrale il quale mi chiede di intervistare sulla riabilitazione di Galileo Galilei i due Nobel, entrambi componenti dell’ Accademia delle Scienze del Vaticano.

Mi metto immediatamente sulle tracce dei due.
In un salottino del Forte Villane, il resort dove si svolgeva il convegno, incontro Rita Levi Montalcini. Mi avvicino, timido. La scienziata mi incute soggezione. Ho paura di disturbare. E’ protetta, credo, dalla sua segretaria.
Poi in me prevale la faccia tosta e mi avvicino.
Mi presento e chiedo di intervistarla su Galilei, sul significato della sua riabilitazione, sul ruolo della scienza.
Solleva il capo, mi scruta con i suoi occhi velati, che vedono poco. Sorride. Poi con la sua debole voce dice:
‘’Capisco. Mi sembrano argomenti interessanti. Adesso sono un po’ stanca (sono circa le 19, ndr) e ho necessita di andare a riposare. Non e’ una scusa. Sa, alla mia eta’…’’
Poi immediatamente aggiunge.
‘’Le faccio una proposta. Ci vediamo domani mattina. Faremo colazione insieme e rispondero’ a tutte le sue domande’’.
Chiedo: ‘’Professoressa a che ora fa colazione?’’
‘’Oh, molto presto, alle sette. Sa, dormo poco’’, poi premurosa aggiunge ‘’Troppo mattiniera per lei?’’.
‘’No’’, rispondo, ‘’Saro’ puntuale’’.
Il mio cuore batteva a mille.
L’ indomani per paura di mancare all’ appuntamento alle 6:30 ero gia’ davanti alla porta della sala colazioni, ancora chiusa.
La scienziata, accompagnata dalla segretaria, e’ arrivata alle 7 precise. Ci siamo seduti a un tavolo davanti a una grande finestra che si affaccia sul parco del resort. Abbiamo chiacchierato a lungo. Ricordo la sua colazione: spremuta d’ arancia, cappuccino, croissant con marmellata, alcune fette biscottate con miele. Credo di avere bevuto solo un caffe’, incantato dalle sue parole e dalla sua figura. Per tutta l’ intervista non ha mai cessato di sorridere. Si rivolgeva a me come se fossimo vecchi amici e avessimo quotidiana consuetudine di fare colazione assieme.
Una intelligente, dolce, deliziosa donna.
Sono ancora innamorato di lei.
L’ intervista (che lei non volle rileggere) poi venne ripresa da quasi tutti i quotidiani italiani.
L’ incontro con Rita Levi Montalcini mi ha fatto capire che le grandi personalita’ sono tali anche per la loro grande umanita’ e disponibilita’ e non solo per le grandi cose realizzate.

martedì 26 agosto 2008

L' albero della vita



Condizioni nuove
Intense emozioni
Scappare via dai cadaveri
Del passato
Ribellarsi allo status quo
Coraggio immenso
Lotta contro le forze
Ammassate a sua difesa
Ora
Procedere spalle al futuro
Fermarsi
Ammirare con calma
Prati fioriti
Ascoltare crescere l’ erba
Vivere felice
Restando innocente
Davanti all’ albero della vita

It came on time







Nota: il verso finale e’ di Jack Kerouc (traduzione: arrivo’ a tempo)


domenica 24 agosto 2008

Vivere

Sto sospeso sull' abisso

L' attesa e' la morte del tempo

Nessun incontro

Il soffio del maestrale

Miseria del ricordo

Mi fermo a pensare

Nessuno, niente puo' vincermi

Voglio vivere

Vivo, lo voglio

Il soffio del vento

Allontana il ricordo

Ripete forte

Vivo, lo voglio.

La scelta

Ogni scelta implica di per se' l' abbandono di tutte le alternative.

Meditando sulla mossa da fare.


Paolo Mauresig, ''La scelta. La variante di Lunerburg''.

da La scrittura dell' eternita' dorata, di Jack Kerouc


57


Loook at your finger, the emptiness of it is

no different than the emptiness of infinity


59


Cats yawn because they realize

that there's nothing to do


57

Guardati il mignolo, la vuotezza che ha in se non

e' diversa dalla vuotezza dell' infinito.

58

I gatti sbadigliano rendendosi conto

che non c' e' niente da fare


venerdì 22 agosto 2008

Musica per cotronici (cortometraggi elettronici)

Sono in pieno conflitto d' interessi ma credo che sia giusto far conoscere l' opera di un figlio, filosofo dell' estetica, ma anche apprezzato compositore

ascoltate e vedete

http://vids.myspace.com/index.cfm?fuseaction=vids.individual&VideoID=36413617

Credo che in un blog letterario, diario personale, ci stia anche la musica di un figlio.

Questa biografia e' stata predisposta dal Conservatorio di Musica di Cagliari.

Nato a Cagliari - Italia - Roberto Zanata si e' laureato con lode in Filosofia. Compositore, musicista e studioso di musica elettroacustica e elettronica, prevalentemente autodidatta. Attivo dai primi anni Novanta ha realizzato in Italia e all'estero composizioni per musica da camera, allestimenti teatrali, computer music, arte elettronica, acusmatica e opere multimediali. Dal 2002 e' membro della Societa' Italiana d'Estetica. Nel 1990 per la Galleria Intergrafica di Cagliari ha realizzato "Assenza Ingiustificata" – istallazione multimediale in collaborazione con R.Musanti. Messa in scena e musiche de "L'ultimo nastro di Krapp", Teatro Palazzo D'Inverno (Cagliari - 1996). Ha partecipato nel 1996 agli Internationale Ferienkurse fur Neue Musik di Darmstadt dove ha studiato tra gli altri con K.Stockhausen e M.Spalinger. Nel 1997 e' stato compositore ospite alla Biennale di Musica Contemporanea di Zagabria. Ha partecipato nel 1999 a Szombathely (Ungheria) ai Seminari di composizione organizzati in occasione dell'Internazionale Bartok Festival dove ha studiato con M.Jarrell e M.Stroppa. Una sua composizione e' stata selezionata e eseguita durante lo svolgimento del festival: "Cablogramma" per violoncello e elettronica (quest'ultima realizzata con tecniche di sintesi del suono elaborate con il software Csound). Ha partecipato nel 1999 come compositore al Festival Internazionale di Musica Contemporanea di Pola (Croazia). Ha partecipato come compositore e contribuito a promuovere l'organizzazione nel 2000 di un seminario tenuto a Grosignana (Istria) dal maestro Agostino Di Scipio sull'uso del Kyma (sound design environment) per la composizione musicale algoritmica. Nel corso del seminario ha realizzato per Kyma la composizione "Sintesi". Nel 2001 ha collaborato con l'Accademia della musica di Zagabria come compositore presso il laboratorio di musica elettronica. Ha partecipato nel 2003 alla Biennale di Musica Contemporanea di Zagabria sia come compositore che conferenziere. Gli e' stata eseguita in prima assoluta la composizione "Cifre per quartetto d'archi" per elettronica e quartetto d'archi. Ha tenuto una conferenza dal titolo "Criticism and sound: Music for programe" in occasione del Simposio Internazionale dedicato al tema "Musical constellations in the digital age" . Nel 2004-2005 ha seguito diversi seminari presso l'Archivio L.Nono a Venezia. Nel 2005 ha composto le musiche per lo spettacolo teatrale "Requiem" su testi di A.Tabucchi, regia di A.Iovinelli, rappresentato presso l"Istituto Italiano di Cultura - Zagabria. Nel 2006 ha composto le musiche per lo spettacolo teatrale "Orazi e Curiazi" per la regia di A.Iovinelli realizzato in collaborazione con la filodrammatica dell'Universita' di Zagabria e l'Istituto Italiano di Cultura rappresentato sia in Croazia che in Ungheria. Nel 2007 ha partecipato come musicista e compositore al Festival Music in Touch organizzato da Spaziomusica Ricerca (Cripta di S.Domenico - Cagliari, Italia) con la performance audio-video "Jet Lag" realizzata con R.Musanti. Dal 2007 collabora attivamente con la clavicembalista S.Majurec alla realizzazione di alcune composizioni basate sull'improvvisazione da cui "LHE" per clavicembalo e live eletronics. Dal 2008 collabora attivamente con il pittore e artista elettronico Tonino Casula alla realizzazione di musiche per cotronici (cortometraggi elettronici).

Non dispongo della biografia di Tonino Casula, semiologo, affermato pittore sardo, conosciuto anche per le sue animazioni visive.
Ecco una recensione sulle sue opere:

Le Animazioni di Tonino Casula sono l’approdo non scontato di un percorso che nel mondo della visione, nella sua genesi e nelle sue ambiguità, ha trovato e continua a trovare linfa vitale. L’atteggiamento dell’artista verso la computer grafica è ambivalente: da un lato parrebbe la naturale evoluzione dei suoi studi estetico/teorici sul farsi e il disfarsi dell’immagine, una prosecuzione in video delle precedenti esperienze pittoriche, sfruttando in modo non banale le possibilità espressive dei nuovi media, dall’altro si percepisce una ricerca di natura ludica e lirica attraverso un raffronto serrato con tema musicale dato.
Ma l’artista non rinuncia, in linea con una scelta poetica consolidata, a negare le aspettative del pubblico e, in tal senso, la subordinazione dell’immagine al suono non è scontata ma, piuttosto, contraddetta. Ritmi, linee melodiche, cadenze, si concretizzano visivamente in sovrapposizioni di piani, in intrichi di forme e di colori, in un cangiantismo che spesso stravolge la sintassi musicale. Apparentemente gratificante, contaminato com’è dagli effetti dei video games, è, in realtà, un giuoco sottile, complesso e spesso fuorviante, nel quale è necessario un coinvolgimento razionale più che empatico, maggiore quanto più "facile" appare l’ambigua e falsa semovenza delle immagini sul monitor.
La stessa prassi che porta alla creazione del documento visivo è fortemente ambigua perché non sfrutta le innumerevoli possibilità che il medium offre a livello di elaborazione e rielaborazione dell’immagine – prassi oggi diffusissima tra le nuove generazioni di artisti e i cui immediati effetti grafico-pittorici finiscono per banalizzare e svuotare di senso l’immagine stessa – ma si pone, invece, in una dimensione polemicamente arcaizzante, quasi da amanuense medioevale che, paziente, linea dopo linea, piano dopo piano, colore dopo colore, costruisce l’immagine o la sequenza di immagini, piegando alla sua volontà creativa il medium senza rimanerne schiavo.
Una lotta impari, che presuppone da un lato un forte controllo della forma e, dall’altro, una mortificazione del mezzo: una consapevole ricerca dell’arcaicità dell’immagine multimediale e, insieme, una sfida per una fruizione criticamente attiva di un mondo visuale dalle facili lusinghe e dagli altrettanto facili quanto pericolosi e vacui trabocchetti.

Hannah, la storia

La luna rapida che balzo’ in cielo
S’ era sprecata in mezzo a tanta luce
E impallidiva: quando d’ improvviso,
come un’ acqua increspata dalla brezza
i colori si spensero, e nel cielo
non rimase che Lei:
soltanto Lei nella solenne festa.
E i miei occhi impalati come reclute
Goffe, tentavan timidi un saluto.
Stavo la’ muto…

(da The Trojan Horse di Cristopher Morley)


Una calda sera di novembre con un’ aria dolce e mite, ricordo dell’ estate, in un brulicare di gente, che circolava per le vie del paese per la presentazione dei vini novelli, mentre Hannah sta per entrare a visitare Palazzo Lyob si sente toccare e poi apostrofare con
- E questo chi e’? in Spagna non mi avevi mai parlato di lui.
Si gira e con stupore vede dietro di se’ Tary, un a farmacista sua amica, che con fare allegro indica Peter che affettuosamente ha una mano sulla sua spalla destra. Sorride, lieta per l’ incontro, e poi, con atteggiamento pieno d’ amore
- E’ l’ uomo cercato tutta la vita e che, ora, trovato, vive con me. In Spagna non te ne ho parlato perche’ stavamo in un momento no. Risolta la sua difficile situazione famigliare non abbiamo piu’ motivo di nasconderci. E’, comunque, una lunga storia, cominciata dodici anni fa, interrotta non ricordo perche’ e come, ripresa all’ inizio dell’ anno. Te la raccontero’ una volta o l’ altra.

Hannah dicendo queste cose si concede ancora una volta alla pace calda e rilassata che il suo uomo le da’, accettando l’ incanto che esercita su di lei.
Mentre camminano insieme agli altri Hannah cerca di stare accanto a Peter. Vuole sentire il leggero calore che le arriva dal corpo del suo compagno.
Al seguito di almeno una decina di persone entrano nel Palazzo Lyob, donato al comune di Limis dagli eredi della nobile famiglia, recentemente recuperato e trasformato in centro culturale. Si trova in una piazza tra le piu’ scenografiche e caratteristiche del mondo. Di insolita composizione, vi sono a contrasto edifici che riflettono i diversi secoli di vita che hanno interessato questo centro agricolo, noto per la produzione dei suoi aranceti e per avere fatto conoscere i vini della regione in tutto il Paese e anche all’ estero. Si tratta di un centro severo, nobile, dalla compatta tessitura su resti romani, caratterizzata dal colore scuro del granito con cui sono costruiti i palazzi dei nobili e le chiese, e dal grigio dei mattoni che costituiscono, invece, l’ ossatura delle abitazioni dei contadini.
A fare da guida e’ un lontano cugino di Peter.
La curiosita’ di Tary e’ grande.
Mentre girano per le grandi sale di questo edificio del 1600, ammirando gli stucchi, i dipinti, i disegni, le acqueforti, le xilografie, i pavimenti, e’ impaziente. Non vuole attendere un’ altra occasione d’ incontro. Con insistenti domande cerca di farsi raccontare come e’ nata e come si e’ sviluppata la relazione tra Hannah e Peter. Gli occhi di Tary, ammiccando con aria furba, divertita e curiosa, osservano ad ogni istante il viso dell’ amica. In attesa. Senza fretta.

Il racconto avviene in un paese dove era forte l’ odore dei vini offerti all’assaggio in diverse botteghe, accompagnato dal penetrante profumo delle caldarroste e dei funghi di ‘’carne’’. Funghi fritti in abbondante olio d’ oliva e conditi con pepe, ligustico e coriandolo. Funghi scottati sulla brace e cosparsi di sale, prezzemolo e aglio.
Da alcune case emanano antichi sapori di minestre preparate da quella gente umile per il giorno della festa. Nell’ aria, infatti, si potevano sentire i profumi del pan grattato diluito nel brodo grasso di cappone, con zafferano, formaggio di pecora e altre buone spezie. Una minestra delicata, gradevole al palato e di buona fattura se giustamente addensata.
Nelle strade suonavano alcuni organetti e chitarre.
Il vociare cresce man mano che la gente aumenta e gli assaggi, multipli, fanno il loro effetto.
Mai veduta tanta gente. Sembra che mezza regione di Sandalyon si sia riversata a Limis.
La gente arriva con un crescendo incalzante, disordinata, vociante.
L’ atmosfera e’ come vino.

(segue)

L' eternita' prosegue

I Campi Elisi non hanno bisogno di essere descritti. Tutti sanno come sono fatti: in un unico paesaggio ogni nostra visione di perfetta beatitudine: quando il sole indugio' piu' a lungo nel cielo del meriggio, aquando il pensiero (il nemico della vita) fu abolito. In quella immutabile bellezza , che e' il ricordo - e fu bellezza soltanto perche' muto' sempre - gli spiriti che amiamo hanno figura e propositi secondo che preferiscono. Qui si puo' essere vecchi e giovani (o anche di mezz' eta') come si vuole.



da The Trojan Horse di Cristopher Morley

(traduzione di Cesare Pavese)

mercoledì 20 agosto 2008

Realta'


Come mai hai cosi' paura?

Guarda solo la realta'

Taglia di netto il tuo vagare

Il mondo cresce dentro

Abbraccia insieme crepuscolo

Aurora

Nella letizia illuminata

Dell' aria

Confida, vieni al mio petto.

martedì 19 agosto 2008

I giorni corrono cosi' veloci

I read the news today oh boy
About a lucky man who made the grade
And though the news was rather sad well I just had to laugh
I saw the photograph


I Beatles arrivano dal mio impianto Hi-FI

DONNA MUORE DURANTE ESCURSIONE

Titola a tutte colonne in prima pagina ‘’L’ Unione Sarda’’, il quotidiano di Cagliari.
E’ estate le notizie scarseggiano e i giornali vanno a nozze con questi avvenimenti.
‘’Trovata morta in un tratto di riva rocciosa davanti la grotta dei colombi sotto la Sella del Diavolo’’. L’ occhiello.
‘’Il corpo e’ stato visto da un pescatore verso le otto del mattino. Era morta da almeno due giorni’’. Il catenaccio.



















L’ articolo descrive il il ritrovamento del cadavere, in via di decomposizione, straziato per la caduta. Parla di tracce di morsi di animali e di beccate di gabbiani. Ad attirare l’ attenzione del pescatore erano stati proprio questi uccelli, gli spazzini del mare, che a torme erano intenti a banchettare.
Il corpo era stato recuperato dai vigili del fuoco calatisi lungo la parte verticale che porta alla grotta, raggiungibile solo via mare. I mezzi della Guardia Costiera e dei Vigili non avevano potuto attraccare per il forte vento di maestrale e per il basso fondale.
La scomparsa della donna era stata denunciata dai famigliari dopo che non si era presentata al lavoro e non era stata rintracciata.
A casa, verso le nove, di due giorni prima, erano tornati soli i suoi due cani, usciti con lei, cosi’ riferiscono i vicini di casa, prima delle otto per la quotidiana mattutina passeggiata.
Gli inquirenti ritengono che la donna, appassionata di roccia, solita andare a passeggiare con i cani nella zona, sia caduta accidentalmente. Ipotesi confermata anche dall’ autopsia.

Leggo l’ articolo. Sorrido.

Yesterday
All my troubles seemed so far away,
Now it looks as though they’re here to stay,
Oh, I believe in yesterday.
Suddenly,
I’m not half the man I used to be,
There’ s a shadow hanging over me,
Oh, yesterday came suddenly.
She wouldn’t say,


Cantano ora i Beatles.

I limiti che dividono la vita dalla morte sono vaghi e confusi, non si puo’ dire dove finisca l’ una e cominci l’ altra.
I giornali, come al solito, romanzano le notizie, magari mesi fuori strada dagli inquirenti.
Conosco la donna. Molto bene.
Non aveva mai manifestato alcuna inclinazione per il matrimonio, ma non aveva mai condotto una vita da zitella. Tutti i componenti della sua famiglia, me compreso, erano consapevoli come al maschio riservasse un atteggiamento di disponibilità. L’ entusiasmo con cui accoglieva le avances dei suoi corteggiatori era speculare all’ appassionato attaccamento e alla devozione nei confronti della sua professione di medico. Era stato cosi’ anche con me quando l’ avevo intervistata per un’ inchiesta giornalistica sulla sanita’.
So per certo che non sarebbe mai andata da sola in quel posto.
Non era sola. Lo so.
Poggio il giornale per terra.
Chiudo gli occhi.
Immagini confuse nella mente.

There, there’s a place,
Where I can go,
When I feel low,
When I feel blue,
And it’s my mind,
And there’ s no time,
When I’m alone.


Cantano ancora I Beatles

E’ con i cani su un sentiero della Sella del Diavolo. Porta verso una parete utilizzata dai freeclimber per gli allenamenti. Anche lei li’ aveva fatto scuola di roccia.
Non e’ sola. Con lei un uomo. Non riesco a distinguerlo, la visione e’ sfocata e e’ di spalle. Anche lui e’ accompagnato da due cani.
Camminano l’ una accanto all’ altro.
Lei si ferma e con il braccio fa fermare anche lui.
Fa scivolare la mano sul suo braccio. Intimita’ di un tempo. Voluta o casuale? Riprendono a camminare.


Soffia un venticello sbarazzino. E’ un maestrale ancora svogliato. Piacevole e godurioso dopo giorni di grande calura. Godono della frescura.
Camminano.
Parlano.
Discutono.
Litigano.
L’ uomo colpisce la donna con uno schiaffo. Sorpresa lei cade a terra. Immobile. L’ uomo la solleva con fatica. Si porta sul ciglio del precipizio e la butta. Si sporge e guarda in basso.
Il corpo rimbalza piu’ volte su rocce sporgenti e poi finisce in fondo alla scarpata , sulla riva rocciosa, davanti la grotta dei Colombi.
L’ uomo si toglie la polvere dai vestiti.
Con un fischio richiama i cani.
Si gira per tornare indietro.
L’ immagine e’ nitida. Lo riconosco.
Sono io.
Non e’ possibile.
Il giorno della scomparsa della donna non ero a Cagliari. Ero a Chieti per un esame all’ Universita’.
Ricordo esattamente l’ interrogazione sulla ‘’Storia del pensiero sociologico’’. Il voto. Trenta. Dopo l’ esame ho avuto un incontro con il professore di ‘’Sociologia del diritto’’ con il quale discutero’ la tesi. Nel pomeriggio ho consegnato i moduli in segreteria.
Non e’ possibile sia io.
Apro gli occhi.
Mi alzo e mi preparo per uscire.
Faccio per prendere la borsa .
Sul tavolo vedo il libretto universitario e il modulo per la richiesta della tesi.
Nessun esame verbalizzato.
Il modulo e’ in bianco.
Non sono piu’ in casa ma sul sentiero della Sella del Diavolo.
Torno a casa.
Per terra il giornale. In prima pagina ‘’ DONNA MUORE DURANTE ESCURSIONE’’.

Hey, Bungalow Bill
What did you kill


Cantano I Beatles

Leggo ancora il titolo
DONNA MUORE DURANTE ESCURSIONE

Il quotidiano porta la data di … due giorni dopo …

Each day just goes so fast

lunedì 18 agosto 2008

Un uomo da pausa



Io sono e mi sento piu' un uomo da pausa, piuttosto che da arrivo.


Considero il piedistallo di un monumento il traguardo da raggiungere, la cima, la vetta da conquistare.


Ho imparato qualcosa solo nelle pause.


Perche' io che sono un uomo da pausa, piuttosto che da arrivo, perche' io che sono un teorico dell' azione debole, perche' da qualche tempo ...


... vivo un giorno in avanti?

Rest in the comfort of Life's Natural Great Completeness, The Daily Guru


Rest in the comfort of Life's Natural Great Completeness.


This sufficiency is the source of all satisfaction and peace.


Consider the possibility that Life is complete -- exactly as it is...that within each moment Reality is infinitely and endlessly manifesting....that all of the apparent partsare an expression of one vast and magnificent Whole.


Imagine how all THIS would appear to you if seen through Satisfied eyes.


Breathe deeply and let go of all expectation and desire....and in this moment of clear, pure Seeing you will discover all there is to know: nothing more, nothing less than what is here, now.



THIS is sufficient -- exactly as it is.



Fermati nel conforto della grande naturale completezza della vita.

Questa e' la sorgente di tutta la soddisfazione e pace.

Considera la possibilita' che la vita e' completa -- esattamente come e' ... in ogni reale momento e' infinitamente e continuamente manifesta ... tutto e' espressione della vasta e magnifica unica entita'.

Immagina come tutto questo ti apparira' se guardi con occhi pieni di soddisfazione.

Respira profondamente e lasciati andare alle aspettative e desideri ... e in questo momento di chiarezza, pura visioe, scoprirai tutto cio' che conosci: niente di piu', niente di meno di quello che sei.


QUESTO e' sufficiente -- esattamente come e',

Luce


Sprazzo di luce

Tutto fai risplendere

Rivivere

Meraviglia

Il tuo volto

Mi porta tra le stelle

Nei tuoi occhi

Si legge Magia

venerdì 15 agosto 2008

Meditazione


''Step back from your experience. Observe yourself, your reactions and everything that happens through the eyes of a compassionate witness. This is what it means to pay attention....This is what it means to be aware.....This is what it means to be in the present moment''.


The Daily Guru


Ripensa alla tua esperienza. Osserva te stesso, le tue reazioni e ogni cosa che succede con gli occhi di testimone compassionevole. Cosi' e' quello che pensi sia degno di attenzione... Cosi' e' quello che pensi sia giusto ... Cosi' e' quello che pensi debba regalarti.

mercoledì 13 agosto 2008

Day tripper (Viaggiava per un solo giorno), di J.Lennon e P. McCartney




Got a good reason for taking the easy way out.


Got a good reason for taking the easy way, out-now


She was a day tripper,


One way ticket, yeh


She' s a big teaser, she took me half the way there,


She's a big teaser, she took me half the whay there-now,


she was a day tripper,


one way ticket, yeh.


Tried to please her, she only played one night , stands-now,


She was a day tripper,


Sunday driver, yeh


Day tripper, yeh.




John Lennon - Paul Mc Cartney




Avevo una buona ragione per squagliarmela/ avevo una buona ragione per squagliarmela, subito/ Lei era una che viaggiava per un solo giorno/ biglietto di sola andata, si'/Lei e' una gran seccatrice, mi ha preso a mezza strada/lei e' una gran seccatrice, mi ha preso a mezza strada, subito/ Lei era una che viaggiava per un solo giorno/ biglietto di sola andata, si'/ Ho cercato di piacerle, ma lei si prestava solo per una sera/ ho cercato di piacerle, ma lei si prestava solo per una sera, subito/ Era una che viaggiava per un solo giorno/ un' automobilista della domenica, si'/ viaggiava per un solo giorno.


martedì 12 agosto 2008

Antica follia

Il mondo e’ un gran bel posto, per nascerci, crescerci, viverci e anche morirci.
La Sardegna e’ bellissima per nascerci, crescerci, viverci e anche morirci.
Nell’ Isola ci sono albe azzurre, mai viste in altri luoghi, c’ e’ la luna piena sopra le mattutine case, le mattutine persone che escono da casa per andare al lavoro, ci sono le stelle del mattino che spargono la loro luce su meravigliosi paesaggi, c’ e’ il sole che riscalda il cuore. C’ e’ la solitudine, c’ e’ il silenzio, solo per te, e soprattutto c’ e’ l’ amore.
Ci sono, comunque, giorni che cominciano strani. Ti svegli, ti alzi, ti prepari il caffe’…
- Sta per succedere qualcosa, ti dici.
E’ quello che e’ successo a me, in questa mattina di fine estate, quando mi sono svegliato nel letto di un agriturismo, nel borgo di Rebeccu, vicino Bonorva, nel sassarese, dove ho dormito.
Faccio colazione. Oggi voglio visitare la necropoli di Sant’ Andrea Prius, non molto lontana. Gli affreschi paleocristiani nello strato inferiore e i dipinti bizantini nello strato superiore di alcune tombe, mi attirano in modo particolare. Sono soprattutto interessato alle numerose leggende che si raccontano su questo sito archeologico, costituito da un complesso di "domus de janas" (case delle fate o delle streghe), edifici funerari scavati nella roccia.
- Sta per succedere qualcosa, mi dico.
Anche il banale gesto di bere il caffe’ assume lo stesso tono profetico e fatale.
- Sta per succedere qualcosa, mi ripeto, mentre esco da casa.
Decido di stare attento, sensibile al segnale che attraversa la mia mente fin dal momento in cui ho ripreso conoscenza.
Per esempio, questa mattina, mentre mi avvio verso la fonte nuragica di ‘’Lu marzu’’, incrocio per strada un’ anziana donna. Il capo coperto da un fazzoletto nero, la camicia bianca, chiusa al collo, la gonna lunga, di colre nero, ricoperta da ‘’su pannettu’’, il grembiule, sempre di colore nero. Dopo avermi salutato, in bonorvese, con un interminabile monologo, mi dice che a Rebeccu, a ‘’Lu marzu’’, a Sant’ Andrea Priu, le anime dei morti si fanno sentire, talora vedere.
Colpito da quelle parole mi avvio verso ‘’Lu marzu’’, con curiosita’. Cammino su viottoli di campagna e cerco di captare qualche suono, eco di passi dei morti.
Dopo ‘’Lu marzu’’ vado a visitare la tomba dei giganti di Ponte Valenti. Poi le altre necropoli romane.
Sono circa le tre del pomeriggio quando arrivo al rio Santa Lucia, che scorre tra boschi di lecci, roverelle e querce da sughero. Decido per una sosta. Devo riposare e mangiare qualcosa. Dallo zaino prendo lo zichi, il tipico pane bonorvese, pecorino e pomodori. Bevo la fresca acqua del rio Santa Lucia, che, in zone piu’ impervie forma piccole cascate. Mi distendo all’ ombra di una quercia utilizzando come cuscino lo zaino.
Guardo il panorama. Una meravigliosa scenografia, con uno sfondo a fantasie di velluto, nastri, nappine, colori, stoffe realizzate con fili di seta, d’ oro e d’ argento, nel palcoscenico della incontaminata natura.
I leggeri sospiri e la dolce nenia dell’ acqua del rio Santa Lucia mi cullano. Estasi naturale.
Cedo al sonno. Sono coscienza senza corpo.
Case, alberi, uomini, donne, nazioni spettri, guerre, bombe mostruose, tesori, scheletri, l’ anziana donna che mi parla delle tristi leggende che aleggiano su quei luoghi, angeli, streghe, ancora angeli che mi dicono ‘’sta per succedere qualcosa’’, affollano i miei sogni.
Non quante ore abbia dormito.
E’ pomeriggio inoltrato. La luce e’ ancora tanta.
Affretto il passo per arrivare a Sant’ Andrea Prius prima che il giorno ceda il passo alla notte.
Quando arrivo alla necropoli, il sole che per tutto il giorno mi ha accompagnato nel mio giro sta calando. Le ombre allungate assumono figure di donne in costume, alcune sembrano deformi, altre senza testa. Il maestrale che entra nelle ‘’domus de janas’’, disposte su un frontale di rocce di trachite rossa, nell’ uscire e’ simile a lamenti.
In lontananza, sopra i boschi vedo volare un grifone e un nibbio reale.
Sono davanti la roccia, che sta sopra la ‘’Tomba del capo’’, che per la sua forma ricorda un toro, meglio conosciuta in passato come il Campanile, probabilmente perché la tomba impogea sottostante era stata utilizzata in epoca romana e anche in epoche successive come chiesa rupestre.
Una bellissima giovane, in costume bonorvese appare improvvisamente. Si avvicina a me con leggiadria.
- Sono Maria, Maria Manca, dice, sicuramente conosci la mia storia.
Maria Manca, una delle leggende del posto, cacciata dal paese perche’ accusata di stregoneria, ma, soprattutto, i dice, perche’ concedeva i piaceri del suo corpo agli uomini della comunita’.
- Non avere paura, continua, sei un uomo onesto. Per questo puoi vedere i morti, parlare con loro. Questa mattina ti ho mandato un segnale con ‘’Tia Remunda’’. Vedere i defunti, parlare con loro e’ un privilegio di pochi. La mia scelta e’ caduta su te perche’ sei sempre a difesa delle persone ‘’piccole’’ nei confronti di una giustizia dura e spesso cieca. Ami la vita, semplice, preziosa. L’ amore. Combatti contro una societa’ che non ha piu’ innocenti. Approfitto della mia invisibilita’ per muovermi tra i viventi. Solo a te mi sono rivelata.
Si avvicina e mi prende per mano, portandomi a fianco del ‘’toro’’, su un piccolo spiazzo. Si toglie ‘’su pannettu’, lo stende per terra e mi invita a sdraiarmi vicino.
Le sue mani diafane accarezzano il mio viso, le sue labbra, cercano le mie. Sono fredde.
- Non temere. Il mio corpo alle tue carezze si riscaldera’ e tornera’ a vivere di ardente passione.
Rispondo al suo bacio. La mia lingua cerca la sua. Le mie mani accarezzano il suo corpo. Vanno sotto ‘’sa fordetta’’, la gonna plissettata, e accarezzano le sue cosce dalla pelle di seta. Sbottonano il corpetto e fanno uscire due rigogliosi seni. Bacio i capezzoli. Si inturgidiscono. La mano accarezza il suo piatto ventre, dal prominente monte di venere. Indugia all’ interno delle sue bianche cosce. Con maestria sbottona i miei pantaloni e con la mano comincia ad accarezzare il mio pene. Quando sente che il mio desiderio e’ al punto giusto, si pone a cavalcioni sopra di me e fa penetrare il mio membro nella sua vagina.
Il corpo di Maria si era concretizzato in una sensazione tattile, in un calore, in una realta’.
- Senti, mi dice Maria, il vento ulula, lugubremente, ‘’Mai remediu’’, la maledizione che io, donna, offesa, bandita dalla comunita’ bonorvese per le mie stregonerie, ho lanciato contro i mei compaesani prima di lasciare il paese. Il mio ‘’non avrete mai scampo’’ e’ stato indirizzato contro gli uomini, che immemori dei piaceri avuti dal mio bel corpo, avevano votato per la mia cacciata.
Ho gli occhi chiusi. Ascolto la voce di Maria che diventa sempre piu’ debole. Un sussurro. Il silenzio.
Apro gli occhi. Solo. Guardo attorno con la speranza di incontrare con lo sguardo di Maria. Nessuno. Ho sognato. Ho avuto una allucinazione. Propendo per questa ipotesi, ma subito di ricredo. Sono ancora sdraiato sullo ‘’pannettu’’ di Maria. Mi alzo, lo raccolgo e lo metto dentro lo zaino.
I lamenti del maestrale, adesso, arrivano da piu’ parti. Forse sono le anime dei morti de ‘’sa musca machedda’’, uno spaventoso insetto, a volte piccolo, di colore rosso, altre volte grande come la testa di un bue, che volando gettava terrore con il fragore del battito delle ali.
Mia madre mi raccontava sempre dei pericoli de ‘’sa musca machedda’’, il castigo mandato da Dio in Sardegna per punire i troppi peccati.
‘’Non aprire nulla di quello che trovi in campagna’’, mi ammoniva, ‘’ ‘sa musca machedda’ e’ stata sotterrata da un uomo onesto, ma potrebbe sempre tornare a vivere se tu aprissi anfore, orci, o scavassi vicino alle ‘domus de janas’. Il suo alito fetido ti stordirebbe e la sua puntura ti provocherebbe grandi febbri, non riusciresti piu’ a mangiare e moriresti di fame’’. Mi raccontava poi che molti contadini e allevatori, anche in tempi moderni, erano morti per la puntura del micidiale insetto.
Penso a quanto mi diceva mia madre mentre entro nella ‘’Tomba del capo’’, costituita da diversi ambienti comunicanti tra loro. Sopra questo enorme complesso funerario è presente una roccia che per la sua forma ricorda il toro, meglio conosciuta in passato come il Campanile, probabilmente perché la tomba era stata utilizzata in epoca romana e anche in epoche successive come chiesa rupestre.
Penso alla leggenda di Maria, alla sua cacciata, decisa dagli uomini del paese, istigati dalle loro mogli, fidanzate, amanti, e dal prete, don Sotgiu, anche lui conoscitore delle virtu’ di Maria.
L’ uomo di Dio, secondo un’ altra leggenda, fu ucciso da un tale chiamato Zirone Sechi. Il ragazzo aveva voluto così vendicarsi delle turpi attenzioni che il prete aveva riservato alla sua promessa sposa e di molti altri dispetti fattigli dal sacerdote. Perciò aveva voluto punirlo e lo aveva ucciso proprio mentre celebrava la Santa Messa, durante l'elevazione dell'Ostia. Dopo questo episodio, ogni tipo di calamità (carestia, malaria, peste, musca machedda...) colpì il paese che fu abbandonato. Si dice che molte pietre delle case furono poi riutilizzate dalle popolazioni vicine, per costruire l’ attuale Bonorva. Tutte meno quelle della casa di Zirone, il cui ricordo incuteva terrore nella gente.
Entro nella tomba, la sala grande era destinata ai riti, mentre le stanze più piccole venivano utilizzate per seppellire i corpi dei defunti. Sento un fragoroso battito di ali provenire da una della camera piu’ in fondo. Diventa sempre piu’ intenso, assordante, la eco della tomba lo ingigantisce. Mentre cerco di spiegarmi cosa sia, non credo a ‘’sa musca machedda’’, grossi animali mi vengono incontro. Faccio appena in tempo a buttarmi per terra. Un decina di uccelli, che avevano fatto il nido nella tomba si precipitano fuori con un volo disordinato e rumoroso.
Con una torcia a batterie ammiro segni astratti, forse simboli di antichi culti preistorici, gli affreschi paleocristiani nello strato inferiore e dipinti bizantini nello strato superiore.
La fioca luce della torcia illumina i disegni i simboli. Vi vedo Maria, don Sotgiu, Zirone.
Esco. E’ buio. Un silenzio nero e denso avvolge la necropoli di Sant’ Andrea Prius. Nessuno strillo di uccelli notturni.
Rientro all’ agriturismo.
‘’Tia Remunda’’ e’ sulla via.
- Bella die oi, dice.
- Si’! Bella giornata, rispondo.
- Custa esti una bidda macca, sentenzia, e tui ses prus maccu de is atrus.
Forse ha ragione ‘’Tia Remunda’’. Forse in me, piu’ che nel paese, abita una specie di antica follia.

Poesia, di Jack Kerouac

Poesia


Potrei diventare un grande anfitrione ghignante

come uno scheletro



Impiccato al Cielo





domenica 10 agosto 2008

Koan zen e poesia beat




It came on time




Arrivo' a tempo




Jack Kerouac




I love you because jou're me




Ti amo perche' sei me




Jack Kerouac

domenica 3 agosto 2008

Frammenti sfilacciati di un sogno?


Goni. Pranu Muttedu. Dicembre. Mattina.
Sono appena arrivato nel parco di Pranu Muttedu, uno dei piu’ suggestivi siti archeologici della Sardegna interna.
Nella mente sento una voce di donna.
Ossessivamente ripete
‘’…l’ indispensabile vivacita’…l’ indispensabile ardore… Aspettami! Io non manchero’ d’ incontrarti nel profondo! Ci siamo, quasi. Siamo vicinissimi, adesso. Vicinissimi’’.
Entro nel parco e davanti a me si srotola una spettacolare veduta.
La località, ad appena mezzora di macchina da Cagliari, e’ ricco di suggestioni, leggende legate alla sua alta concentrazione di Menhir, le cosiddette perdas fittas o perdas longas, distribuiti i coppie, allineamenti, in gruppi, e alle numerose tombe, le domus de janas, le case delle streghe. Vestigia che fanno pensare a riti sepolcrali e religiosi, a sacrifici collegati al culto degli antenati. Gli allineamenti dei menhir sono lungo l’ asse est-ovest in riferimento al corso celeste del sole. Perdas longas, simboli della fertilita’, domus de janas, luoghi di sepoltura, la morte.
Vita e morte. Indissolubilmente legati nel corso della vita, come nel corso celeste del sole da oriente a occidente.
‘’Ci siamo, quasi. Siamo vicinissimi, adesso. Vicinissimi’’.
La voce rimbomba dentro me.
‘’ Aspettami! Io non manchero’ d’ incontrarti nel profondo! Ci siamo, quasi. Siamo vicinissimi, adesso. Vicinissimi’’.
‘’ Aspettami! Io non manchero’ d’ incontrarti nel profondo! Ci siamo, quasi. Siamo vicinissimi, adesso. Vicinissimi’’.
La voce adesso arriva dai labirinti delle querce, dei lecci, secolari, che fittamente, unitamente a una folta macchia mediterranea ricoprono Pranu Muttedu.
‘’ Aspettami! Io non manchero’ d’ incontrarti nel profondo! Ci siamo, quasi. Siamo vicinissimi, adesso. Vicinissimi’’.
La voce proviene dalle valli che circondano altipiano di Pranu Muttedu, nelle quali scorrono numerosi corsi d’ acqua e il Flumendosa.
‘’ Aspettami! Io non manchero’ d’ incontrarti nel profondo! Ci siamo, quasi. Siamo vicinissimi, adesso. Vicinissimi’’.
Adesso e’ cristallina come l’ acqua.
Mi sposto sull’ area archeologica, mi dirigo verso la tomba principale.
‘’ Aspettami! Io non manchero’ d’ incontrarti nel profondo! Ci siamo, quasi. Siamo vicinissimi, adesso. Vicinissimi’’.
La voce sembra provenire dall’ interno della tomba.
Il cielo, che da celeste aveva assunto un malato color zafferano, improvvisamente si copre di nubi .
Osservo le nuvole che diventano sempre piu’ scure, minaccia di pioggia. Tutto d’ un tratto si allargano, dall’ est all’ ovest, circondando l’ orizzonte di una nera cintura.
In lontananza si sentono tuoni e si vedono lampi che squarciano il cielo. Il temporale e’ sulle localita’ costiere, non molto lontane, una ventina di chilometri.
Continuo la mia visita.
‘’ Aspettami! Io non manchero’ d’ incontrarti nel profondo! Ci siamo, quasi. Siamo vicinissimi, adesso. Vicinissimi’’.
La voce guida i miei passi verso la tomba.
Il cielo e’ quasi nero. I tuoni e i lampi meno lontani.
Comincia a piovere. Grosse gocce cadono sul terreno, su me.
Vorrei tornare alla macchina.
La voce mi chiama.
‘’ Aspettami! Io non manchero’ d’ incontrarti nel profondo! Ci siamo, quasi. Siamo vicinissimi, adesso. Vicinissimi’’.
Ripete con dolce tristezza.
‘’Aspettami! Io non manchero’ d’ incontrarti nel profondo! …l’ indispensabile vivacita’ …l’ indispensabile ardore …’’.
Aggiunge, come invitandomi a non fermare i miei passi,
‘’Ci siamo, quasi. Siamo vicinissimi, adesso. Vicinissimi’’.
Un mondo d’ acqua si rovescia su me e Pranu Muttedu.
Si alza un vento da una furia estrema.
Un rombo cupo, profondo, simile a quello prodotto da una macina da mulino, sentito nell’ anno del terremoto di Assisi, arriva dal cielo.
Un lampo cade pochi metri davanti a me che ho accelerato il passo per mettermi al riparo.
L’ acque e il vento mi investono in pieno. Cado.
Stordito dal colpo, mi trovo, quando mi rialzo, all’ interno della tomba principale. Al riparo.
Mentre dentro la tomba e’ tutto calmo, all’ esterno, oltre ogni immaginazione, spaventevole, il turbine degli elementi.
‘’Siamo vicinissimi, adesso. Vicinissimi’’.
La voce e’ uscita dalla mia mente. E’ dietro di me.
Mi giro.
Davanti a me una giovane donna. Il suo corpo e’ sottile, trasparente, diafano.
‘’…l’ indispensabile vivacita’ … l’ indispensabile ardore … mi hanno uccisa’’.
Ha i capelli lunghi, mossi, di un nero abbagliante. Il corpo si indovina sotto la sua veste bianca. La vedo tutta intera. E’ bella. Sorride. Un bel sorriso aperto, solare. Nella luce della tomba, chiara, rispetto al nero dell’ esterno sembra ancora piu’ bella.
‘’Ricordi?’’, dice, ‘’l’ anno scorso. Ci siamo conosciuti a Cagliari, davanti la cattedrale. Dicendo il mio nome, Annette, ti ho chiesto come arrivare al museo archeologico e alla pinacoteca nazionale. Ti sei offerto di accompagnarmi. Sei stato adorabile’’.
Ricordo.
Annette, giovane svizzera di Ginevra, archeologa in Italia per una vacanza alla ricerca dell’ arte, delle antichita’.
Ricordo.
Una giornata indimenticabile.
La Cittadella dei musei, nella sede dell’ ex Regio Arsenale non e’ lontana.
Ammiriamo il panorama della citta’ che si presenta dalla piazzetta Martini, il Terrapieno, l’ antico quartiere di Villanova, sede di artigiani, il parco di Monte Urpinu, lo Stagno di Molentargius, dove nidificano i fenicotteri rosa, ormai stanziali, lontano la Sella del Diavolo, la’ dove comincia il Poetto la meravigliosa spiaggia dei cagliaritani.
Ricordo.
‘’E’ un’ emozione allo stato puro’’, dice Annette, osservando i preziosi pezzi archeologi del museo.
Nella visita si appoggia al mio braccio, fa aderire il suo corpo al mio. Una sensazione magnifica.
Ricordi.
‘’…l’ indispensabile vivacita’… l’ indispensabile ardore…’’.
Ricordo.
‘’Perche’ improvvisamente il tuo coltello e’ entrato nel mio ventre, facendo colare il sangue lentamente. Le mie gambe sono diventate molli, la mia voce si e’ strozzata in gola e mi sono accasciata ai tuoi piedi. Poi mi hai trascinata in uno sgabuzzino’’.
Ricordo.
‘’Perche’ hai spento la mia indispensabile vivacita’ e il mio indispensabile ardore. Potevano essere tuoi’’.
‘’Siamo vicinissimi, adesso. Vicinissimi. Vieni, ti aiutero’ a incontrarti nel profondo’’.
Mi prende la mano e mi porta con se nel profondo della tomba.
Il cielo torna sereno.
Guardo i miei cani sdraiati al sole del giardino di casa.
Frammenti sfilacciati di un sogno?