La quercia e la rosa, di Ludovica De Nava

La quercia e la rosa, di Ludovica De Nava
Storia di un amore importante di Grazia Deledda con lettere autografe. Romanzo di Ludovica De Nava

IN TERRITORIO NEMICO

IN TERRITORIO NEMICO
Romanzo storico sulla Resistenza di Pier Luigi Zanata e altri 114 scrittori - metodo Scrittura Industriale Collettiva

Dettagli di un sorriso

Dettagli di un sorriso
romanzo di Gianni Zanata

Informazione Contro!

Informazione Contro!
Blog di controinformazione di Pier Luigi Zanata

NON STO TANTO MALE

NON STO TANTO MALE
romanzo di Gianni Zanata

giovedì 28 ottobre 2010

Cinemecum.it - Il cinema al centro del Mediterraneo


Cagliari in corto presenta:
Il cinema al centro del Mediterraneo
Cinema showcased at the centre of the Mediterranean



Cinemecum, il sito dedicato al cinema realizzato da quelli di "Cagliari In corto" e' on line con un nuovo numero.
Parte una nuova rubrica di Cinemecum dedicata alla Memoria del Cinema,
video interviste a personalitа della Sardegna, primo fra tutti Padre Piras
Questa settimana sotto la lente di ingrandimento della nostra critica Elisabetta Randaccio "Uomini di Dio" di Xavier Beauvois”.
Approfondimenti: "Uomini di Dio" di Xavier Beauvois a cura di Clara Spada
e intervista a Dova Cahan a cura di Alessando Matta

In questo numero:
Tutti a Roma, e che la festa cominci. Una truppa di italiani da far ventennale della scomparsa, la versione restaurata in anteprima mondiale de “La dolce vita” di Fellini. A Roma, domani, inizia la festa. 100 autori permettendo.

Tax shelter, un accanimento inspiegabile. L’industria cinematografica italiana perde i pezzi: anche le detassazioni sono a rischio. E con la finanziaria di Tremonti si combatte un braccio di ferro per un pugno di briciole. Il produttore Amedeo Pagani: “Un accanimento inspiegabile”. Occhipinti: “L’ennesima dimostrazione d’ignoranza”.
In attesa di Liliana. La Cavani presto a Cagliari in occasione del documentario firmato da Peter Marcias. In attesa di incontrarla alla Cineteca sarda ecco sveltati i suoi ultimi progetti: una fiction televisiva sul tema delle donne.

Il nuovo video post-atomico di Shibuya. Ultimo ciak negli spazi dell’ ExMa’ per le riprese del videoclip “La nostra traccia” degli ogliastrini OutCube. Scenari apocalittici e creature indefinibili per una regia e sceneggiatura firmata dal collettivo di Shibuya.

Namaste, quando la passione non basta. Al Namaste spazio alle pellicole italiane con la rassegna d’autunno. “Il cinema e’ condivisione. Vogliamo educare il nostro pubblico, ma la situazione e’ davvero critica”. Parola di Nelli Medagliani.

Angius rilancia e bussa al Ministero. Il film del regista in concorso alla mostra internazionale del cinema brasiliano di San Paolo. Ma dopo le sperimentazioni, adesso e’ tempo di fare sul serio: a partire da una sceneggiatura ancora top secret.
Cinemecum supporta l'Ischia Film Festival.
Ricordiamo che chi volesse contribuire al nostro progetto di promozione del cinema con uno spazio pubblicitario puo' contattare lo staff di Cinemecum. Buon cinema a tutti.
E come sempre le rubriche e le recensioni scritte da voi e ampliate dai vostri commenti, mille notizie sul cinema, le rassegne, le rubriche su chi cerca e offre lavoro e gli appuntamenti sull'Isola e in giro per il mondo.
Cinemecum supporta l'Ischia Film Festival.

lunedì 25 ottobre 2010

NESSUNO DOVEVA SAPERE NESSUNO DOVEVA SENTIRE , romanzo di Giovanna Mulas




Abbaccai


Ogni volta, dopo la messa, don Cristoforo dava al pesante portone d’ ingresso della parrocchia tre mandate
( tre, dovevano essere, come la Santissima Trinità, diceva lui) per serrarlo.
Poi Abbaccai lo vedeva ritirarsi nelle sue stanze, rosario e bibbia nel pugno, probabilmente a leggere il breviario. Quando l’avevano visto arrivare in paese col treno da Cagliari e accompagnato dall’anziana e grassa madre vedova, l’inverno di due anni prima, nessuno avrebbe detto che di prete si trattava. Vederlo scendere dal vagone così, tutto nero tranne i capelli troppo biondi, alto, zaino alla mano ed un paio di libri nell’altra, il ciuffo scomposto e il sorriso facile, la pelle chiara da continentale, così come gli occhi; tutte le donne ne erano rimaste affascinate ( per mesi in paese e nelle campagne non si era parlato d’altro che di un prete bello come un angelo), e tutti gli uomini, giovani o vecchi che così diverso lo vedevano, così bello e puro, ma tutto tranne asessuato come un vero prete dovrebbe essere o almeno apparire all’occhio...bhè, molte donne s’erano sentite rifiutare dal marito il permesso di andare in chiesa.
E don Cristoforo, così si chiamava, Cristoforo Veneruso; aveva dovuto visitare tutto il paese, casa per casa, ovile per ovile, quasi scusandosi della sua bellezza. Convincendo comunque con le buone e sempre con la Bibbia in mano che la messa non andava saltata. Che era male saltarla.
Certo era che, thia Annicca lo diceva sempre, la sera, in cortile, sbucciando le patate per il brodo di gallina del giorno dopo; tutte le zitelle, giovani o vecchie del circondario, avevano preso ad andare a messa non solo la domenica, ma tutti i santi giorni.
E sempre vestite a festa; tutti i giorni per loro erano diventati Domenica delle Palme.
Una volta Abbaccai ( avrebbe compiuto quattordici anni il sei di maggio) aveva scoperto don Cristoforo a spiarla mentre spolverava il candelabro rivestito d’oro che Thia Paba aveva donato alla chiesa in ringraziamento dopo che sua nipote s’era salvata da morte certa per broncopolmonite fulminante. Una miracolata insomma, sia la nipote sia thia Paba, che poteva permettersi di regalare candelabri come quello. In paese dicevano si nascondesse i denari nell’ orto, sotto gli ulivi.
Ed era capitato che i carabinieri dovessero correre in casa sua nel cuore della notte perché richiamati dalla vecchia vedova che aveva scoperto qualche disgraziato scavarle nell’orto e chi la capisce questa gente? Disgraziati di paese, latitanti sono che dovrebbero FINIRE IN GALERA! E nell’ultima parte della frase alzava la voce di tre toni di modo, forse, che tutte le case attorno sentissero cosa la signora pensava davvero del suo vicinato.
Abbaccai stava piegata sulle ginocchia, le gonne leggermente sollevate sopra le caviglie per potersi muovere meglio, i capelli raccolti con grosse, grezze forcine d’osso, sotto il fazzoletto.
Avvertiva una sottile pellicola di sudore sulla fronte; si avvicinava l’estate e senza dubbio, come le ripeteva thia Annicca, sarebbe stata un’estate lunga e molto calda, come quella che aveva seguito la sua nascita.
Abbaccai si era appena versata un bicchiere d’acqua di fonte, dalla brocca di terracotta poggiata al fresco, sulla cassapanca tarlata di fianco all’altare in pietra. Sulla sinistra della piccola finestra con delle assi inchiodate all’esterno, ora che i muratori facevano dei lavori di restauro, c’era un tratto di terreno dove, nell’erba, riaffiorava una ruota di carro. I passeri saltellavano ora tra le assi inchiodate, ora sulla ruota, e ogni saltello vivace era un canto, un’ arruffare di piuma.
Abbaccai aveva intinto i polpastrelli nell’acqua rimasta nel bicchiere, e li aveva passati sopra il seno, sul collo, dietro i lobi delle orecchie dolcemente, a cercare refrigerio.
Ad un rumore, ad un respiro, si era voltata di scatto; aveva fissato don Cristoforo con espressione lievemente sorpresa. Aveva riabbassato gli occhi sul candelabro, in silenzio.
Poi aveva visto con la mente la figura di rondine trista scomparire nel sagrato.
Finito il lavoro era andata come sempre a salutare don Cristoforo.
L’ aveva trovato con la testa poggiata agli avambracci pelosi, troppo magri.
Ed ecco che, d’istinto, l’aveva assalita all’improvviso una possibilità spaventosa: forse poteva succedere qualcosa di molto sbagliato nella vita delle persone, e a volte quel qualcosa di sbagliato non finiva lì…non era destinato a finire. Ma a continuare, a sfociare in qualcosa di peggio e nessuna volontà avrebbe potuto trattenerlo dallo sfociare. Un guasto progressivo. Un ciclo che si ripete e si ripete, all’ infinito.
La schiena di don Cristoforo sussultava.
-don Crì…ho…ho finito-.
L’ uomo era trasalito.
–Vai a casa-, aveva bisbigliato alla ragazzina, -e non tornare… da domani verrà mia madre a fare le pulizie-.
-Anda bene goi; comente cheres, don Crì.-, annuì Abbaccai.
Aveva, per un solo attimo, sentito l’ impulso di consolare don Cristoforo del suo male; era stata lì per sfiorargli la schiena con una carezza, e che diamine; era evidente che don Cristoforo non riuscisse da solo a superare il suo problema. Avrebbe voluto dirgli che sarebbe passato tutto presto, non c’era di che preoccuparsi perché la vita è così; oggi è bene domani è male, dopo è forse.
Ma il suo istinto, ancora, l’aveva fermata dal reagire. A testa bassa aveva lasciato la stanza, chiudendo la porta.
L’ avevano seguita, lungo il tappeto carminio a intarsi oro della chiesa e fino all’ingresso, i singhiozzi striduli e disperati di don Cristoforo.
Era accaduto tre settimane dopo in una mattina, così, in una folata di vento di maggio era accaduto.
Abbaccai aveva voluto andare a visitare don Cristoforo dopo la messa, salutarlo, chiedergli se andava meglio perché la verità era che sentiva nostalgia della sua voce dolce e rassicurante, dei modi da gentiluomo continentale, i consigli e le immagini dei santi che ad ogni visita le regalava invitandola a pregarli che c’era un Santo per ogni male, ripeteva il giovane parroco. E non importava se thia Annicca quando lei le aveva raccontato l’accaduto, era impallidita segnandosi tre volte fronte e petto.
– non ci mettere più piede da sola, in quella chiesa-
-Proite thì?-
-PERCHE’ NON CI DEVI ANDARE E BASTA…HAI CAPITO? SE SO CHE L’HAI FATTO TI BASTONO LA SCHIENA FINO A SPEZZARLA…CUMPRESU AS, DIAULA?-
-Mmmmh…eja…va bene.-
-E neppure devi raccontare a nessuno quello che hai detto a me…lo prometti Abbaccà? Ti l’ammentas, diaula?-
-Mmmmh.-.
Quella stessa notte Abbaccai, dalla sua stanza, aveva sentito thia Annicca mormorare preghiere incomprensibili, parlare nel buio o col buio; tutta la notte era rimasta sveglia a mormorare perché la mattina, quando la ragazza si era alzata per scaldarsi il latte, l’aveva trovata addormentata sulla sua sedia a dondolo, di fronte al camino spento, il capo poggiato sulla spalla, il rosario stretto nel pugno ed il libricino dell’Antico Testamento aperto, sopra scialle e petto.
Ai suoi piedi un piatto con acqua e olio, una bottiglia piena a metà di vino rosso spunto, un crocifisso, un’ immaginetta dei Santi Cosma E Damiano. – Sto aiutando una persona a vincere la sua battaglia-, aveva detto thia Annicca quando le aveva chiesto il perché della notte in bianco.

Fu nel momento in cui si chinò per raccogliere una rosa caduta dall’altare, caduta curiosamente proprio nell’istante in cui Abbaccai ci passava davanti per andare in sagrestia, che una mano le calò sulla spalla, stringendola e costringendola a voltarsi.
-Don Cri…?- mormorò Abbaccai.
Don Cristoforo era lui ma…non era lui…non sembrava lo stesso don Cristoforo di tre settimane prima. Questo…quest’uomo aveva la barba lunga, gli occhi cerchiati e fuori dalle orbite e le labbra strette. Abbaccai cercò di parlare ma non riuscì.
-Ti avevo detto di non tornare- fece il prete. -…tu…sei peccato…tu…te la stai cercando…-
te la stai cercando te la stai cercando te la stai cercando
La ragazza strattonò la presa, indietreggiò fino a toccare la parete
-Se ti avvicini ti ammazzo, hai capito bene, ti ammazzo!-, disse.
L’altro si lanciò su Abbaccai ruggendo, lei restò dov’era. Urtò inavvertitamente con l’anca il candelabro che vacillò, si esibì in un giro di valzer, le cadde accanto. La ragazza caricò tutto il peso del corpo sulla cassapanca spingendola su e verso l’ uomo; con un tintinnio musicale bottigliette e vasi si rovesciarono sul granito della chiesa, andando in frantumi. Schegge di vetro partirono in ogni direzione, Abbaccai alzò un braccio per farsi scudo agli occhi. E il prete le fu sopra. La rovesciò sul granito: un tonfo sordo, una fitta alla nuca, una luce bianca esplose ad Abbaccai nella testa. Ora, l’aveva sopra di lei. Si limitò a fissarlo con dolente solennità infantile, silenziosa, mentre le mani di lui le sollevavano la gonna frenetiche, le allargavano le gambe e frugavano graffiandola e ferendola ancora, ficcavano le unghie nella carne fresca, dolce, pura, risalivano ai seni, li strizzavano mentre il fiato aumentava, roco. Pareva che il suo intento ora non fosse più solo quello di violentarla, ma di ucciderla direttamente.
-peccato…il peccato sei- ripeteva don Cristoforo e un rivolo di saliva gli colava sul mento.
Togliere il peccato dalla faccia della terra, lavarselo dalla pelle e il sangue.
E lei seppe, in quel momento sentì con matematica certezza che lui l’avrebbe fatto: vide chiaramente la scena, con una sensazione di estraniamento che la sconvolse forse più delle mani aliene sulla sua carne. La vide in un flash, un attimo.
Vide lui che si rialzava dopo, vide lui che le chiedeva perdono e mentre lei sconvolta si aggiustava le gonne per fuggire lo vide che, muto e lestro, la raggiungeva alle spalle, la strangolava, la lasciava sul granito, morta. Lo vide che la raccoglieva da terra guardandosi attorno, la nascondeva in sagrestia chiudendo la porta a chiave e aspettando la notte. Lo vide dare messa come nulla fosse accaduto, solo più pallido del solito ma è un continentale, ha sangue allungato con acqua lui, vide le vecchie bisbigliarsi sorridendo tra un rosario e l’altro.
La notte, mentre l’ultimo ubriaco camminava incespicando dall’ unica bettola del paese alla casa; ecco don Cristoforo che rientrava in sagrestia, la raccoglieva dal suo angolo, le accarezzava i capelli, la baciava sussurrandole all’orecchio di averla amata davvero lui, ma il peccato non aveva diritto di restare sulla terra, andava lavato perché poteva portare ancora in tentazione. Infilava il corpo della ragazzina dentro un sacco di tela grezza, quelli usati da thia Annicca per conservare i resti dei cibi da dare ai maiali, e, caricandoselo sulla spalla, lo portava giù al fiume. Non c’erano carabinieri in ronda quella notte, non a quell’ora. Abbaccai vide thia Annicca segnarsi e segnarsi e piangere la sua scomparsa nella cucina di casa Spano, tra acqua, olio e vino e immagini sacre. Vide don Cristoforo tirarla fuori dal sacco e deporla amorevolmente ai piedi del vecchio albero di noce, poggiarla seduta, la schiena al tronco e le gambe leggermente divaricate, le gonne lunghe a coprire le ferite, il capo chino come una Madonna addormentata.
Lo vide piegare il sacco con la stessa flemma cerimoniosa di quando, durante la messa, alzava l’ostia al cielo per benedirla e appoggiarla tra le labbra di turno. Lo vide mettersi il sacco piegato sotto il braccio e, senza voltarsi indietro, prendere la via del ritorno. Poi, ancora, lo vide ritornare in chiesa e pregare fino all’alba, chiedere perdono e avere l’assoluzione da se stesso, che in fondo non aveva fatto altro che liberare il mondo dal peccato. E lo vide pure, qualche anno dopo, buttare gli occhi suoi chiari, consiglieri e puri, su Giannedda Demuru, la figlia del farmacista del paese, che solo tredici anni teneva ma un seno di donna fatta.
Ecco, tutto questo Abbaccai lo vide in un istante, un flash.
E mentre don Cristoforo emetteva un grido soffocato, roco, lei lo colpì dietro la nuca col candelabro. Lo colpì una, due volte, tre, fino a che la testa sussultante dell’ uomo non rimase ferma, bloccata sulla sua spalla; continuò a colpire il morto fino a che non sentì il sangue di lui scivolarle sul seno, sul collo, i capelli umidi dal pianto.
Attese il buio nascosta in sagrestia, disperata e violata ma viva, corse attraverso la campagna fino a casa di thia Annicca che già l’aspettava, che già sapeva. E la vecchia nulla disse, solo l’abbracciò stretta, la lasciò piangere, la lavò e su ogni ferita, biascicando preghiere e gesticolando, poggiò un bacio.
-Resta qui a riposare. Ti guarderà la luna.
E’ l’inizio, Abbaccai mea-, le mormorò prima di uscire.
Abbaccai non capì, ma non chiese. S’addormentò esausta, singhiozzando. Quella notte ebbe la sua prima mestruazione; a lavare la violenza, a lavare via la sua infanzia.
Di don Cristoforo nulla più si seppe, ma i maiali di thia Annicca ebbero carne da mangiare ( e non la trovarono molto buona, mi raccontarono loro stessi) per una settimana di fila.
Una vecchia megera del paese, già perpetua di don Cristoforo; mi disse in confidenza che tutte le volte in cui quella settimana passò davanti al recinto, i maiali le grugnirono dietro in latino.
Nessuno le credette.
Io si.


GM, ‘Nessuno doveva Sapere, Nessuno doveva Sentire’, romanzo,
Il Ciliegio Edizioni – Paolo Acco Editore
Per le librerie: rivolgersi esclusivamente a: Dehoniana Libri Stefano Lenzi Tel. +39 051 4290452

Un estratto da ‘Nessuno doveva Sapere, Nessuno doveva Sentire’. E’ il climax del romanzo, l’evento che darà il via al dipanarsi fisiologico della matassa narrativa, ad un ulteriore incatenarsi di fatti tragici che ‘daranno un senso’ all’ess...ere ( al divenire) accabadora della protagonista.
Chi conosce la mia letteratura e la mia vita sa quanto io sia legata alla tematica della violenza sulla donna, che riprendo in questo capitolo una volta ancora e dopo il mio autobiografico ‘Lughe de chelu’ ( Bastogi, 2003), con il personaggio di un parroco che violenta la giovanissima protagonista.
Non a caso, un parroco. E’ il ‘sacro’ che profana, l’inaspettato che ruba la verginità quindi la speranza, l’innocenza; è l’inatteso che offende, tradisce.
Il sacro, nel senso più ampio del termine, che più non esiste per la mia donna.
La chiave che la porterà a sfidare tempo e morte, e la promessa di un eventuale Dopo.
Che la porterà a non temere la morte, a sostituirsi alla morte, ad oltrepassare con questo nuovo potere la porta onirica del disgraziato di turno.



domenica 24 ottobre 2010

Presentazione del volume di poesie: "Anche ora che la luna", ...Multimedia Edizioni - Casa della Poesia



Ora
venerdì 12 novembre · 18.00 - 23.00
Luogo BIBLIOTECA CORNELIA
VIA CORNELIA, 45
Rome, Italy
Creato da
Poeti Dallo Spazio, Pellicanolibri Roma
Maggiori informazioni
VENERDI' 12 NOVEMBRE 2010
ALLE ORE 18:00 BIBLIOTECA CORNELIA

Presentazione del volume di poesie:
"Anche ora che la luna",
...Multimedia Edizioni - Casa della Poesia

Emanuele Fanti commenterà e dialogherà
con l'autore Beppe Costa.
Seguirà un reading del poeta.

Musiche di Fabio Mariani e Roberto Pardini

*

"Caro Beppe,

grazie. Anche ora che la luna… anzi, soprattutto ora che la luna… è più vicina grazie a te, grazie.

Da sempre ce la indichi, la luna e da sempre la luna è lì, dove tu ci dici, ma noi niente. Ciechi, o più probabilmente miopi ed egoisti tanto - certo - che invece di guardarla, in tutto il suo splendore, non riusciamo che a vedere il nostro misero dito; i più fortunati il tuo, quanto meno, che già è un inizio.

Chiunque altro si sarebbe da tempo e giustamente arrabbiato, si sarebbe infuriato, ci avrebbe maledetto, magari ripudiato o peggio, amareggiato, si sarebbe ripudiato lui stesso, per non dover più avere a che fare con un simile manipolo di irrimediabili. Ma non tu, no, tu no.

Tu sei andato a prendercela!

Poeta, a te nulla è impossibile, nulla, perché nulla possiedi e il nulla, tutto, ti obbedisce.
Ti sei messo in viaggio e sei andato nello spazio, MySpace, che non è il mio, ma è anche un po’ mio e tuo e suo… Un viaggio lungo, il tuo, lungo e incerto, pesante, difficile e pericoloso. Un viaggio ancora in atto.

E così sei partito, destinazione? La luna.
La strada? La musica.
La musica che hai ascoltato, la musica che ti ha salvato, la musica che ti ha fatto tornare, la musica che ha saputo metterti le ali per spiccare il volo, che ha saputo ridarti voce, le parole, per tornare a parlarci, a indicarci la luna, la musica che ci ha salvato.

E quindi la poesia, dopo la musica, grazie alla musica, su quelle note che hanno saputo farsi strada fino a noi, grazie alla voce, la tua in primis e poi quella di tutti gli amici attori che come in una maratona si sono dati il cambio passandosi il testimone.

Poesia scritta, poesia letta, poesia recitata, poesia musicata e poesia visiva, quella dei quadri e delle opere di cui la tua strada è costellata, lastricata, a fare luce sulla materia dell’immateriale arte.

Di me e di altri, ancora recita il tuo MySpace, la tua poesia, quindi, ma non solo, anche la poesia di altri poeti.

Finché sulla luna ci sei arrivato, finché la luna l’hai trovata per davvero, lei c’era, tu lo dicevi, e come promesso ce l’hai (ri)portata, in questo viaggio ancora in atto, ma di ritorno.
La luna, piena, la cultura tutta, in senso lato, ampio.

Grazie. Anche ora che la luna… anzi, soprattutto ora che la luna… è qui, davanti i nostri occhi grazie a te, grazie, caro Beppe.

Tuo, Fabio Barcellandi"

*

LIBERTA' E CULTURA di Ludovica De Nava

LIBERTA' E CULTURA di Ludovica De Nava

Libertà e Cultura

Se ne parla tanto. Della Libertà. Della Cultura un po' meno. Molto meno. Da quando i tagli di questo che ci ostiniamo a chiamare governo l'hanno mortificata.

Ma osserviamo, per così dire, più da vicino di cosa si tratta.

La libertà, è qualcosa su cui tutti ci troviamo d'accordo, almeno, così pare. La cultura.... per lo più genera diffidenza.

Soprattutto in chi non sa che farsene: a molti sembra infatti un bagaglio pesante, un retaggio della scuola, quando era necessario studiare, ma ci sarebbero state almeno altre cento faccende più piacevoli per passare il tempo.

Leggo sullo Zingarelli, alla voce libertà: "Podestà di operare a suo talento. Condizione di vita libera, fuori da schiavitù. Democrazia, condizione di cittadini e di popolo libero." e ancora: " esenzione di limitazioni e di violenze . V. Coscienza. Libertà di pensiero: diritto di professare le proprie opinioni in religione, in politica, ecc. Libertà di stampa: Esenzione da censura preventiva, oltre che nella pubblicazione di libri, spec. nei giornali. Diritto di discutere della cosa pubblica e degli uomini di governo."( nessun accenno alla necessità che vi sia sempre un contraddittorio). Ce ne sarebbe abbastanza su cui meditare.

Che cosa passa invece sotto il nome di libertà oggi in Italia? perché qualcuno parla "delle libertà", al plurale?

Lascio queste domande in sospeso, ognuno cerchi , per il momento, in sé una risposta.

Certo è che del problema della libertà, del libero arbitrio ecc. la filosofia si è occupata sin dai tempi di Socrate.

Negli anni settanta del secolo scorso Eric Fromm aveva avvertito: E' oltremodo pericoloso parlare di "libertà di" in senso positivo, dell'agire, senza aver prima acquisito la "libertà da": dai propri ostacoli e pregiudizi interni, dalle pastoie dei condizionamenti. Senza la libertà negativa, insomma, poco sappiamo usare quella positiva per operare nel mondo. E se ci ostiniamo a farlo, ne conseguono disastri, ma soprattutto, a valanga, altre limitazioni, divisioni, pregiudizi, per difendere questa presunta nostra libertà zoppicante e poco strutturata sotto l'aspetto etico. E la libertà diventa qualcosa d'intollerabile, da cui sfuggire, rifugiandosi in regimi di dittatura

( E. Fromm, Escape from freedom).

E la cultura? cosa c'entra in tutto questo?

Da filologa, non posso non notare che cultura e coltura hanno la stessa origine. Ma cosa si coltiva?

Ovvio, l'intelletto. Cioè la "facoltà di discernere" ( Zingarelli). Perché la cultura non è un bagaglio inerte, non è un ammasso di erudizione di cui fare sfoggio alla prima occasione - rendendosi antipatici- ma serve ad aprire la mente.

Non parlo solo della cultura che può dare - e non sempre lo fa, né sempre è messa in condizione di farlo- la scuola. Parlo del risveglio della curiosità dell'apprendere e dei mille modi di mantenere acceso questo piccolo nostro "sacro fuoco". Perché la cultura è un patrimonio nostro, intimo e personale, che ci aiuta a collegare le esperienze acquisite, a riferirle a un quadro di valori etici comuni, a identificarci meglio, a navigare attraverso la vita fiutando i rischi delle scelte che facciamo: insomma, a ragionare con il nostro cervello senza darlo all'ammasso, senza ridurci a

fruitori di "pappe mediatiche" che indifferentemente ingurgitiamo, ma usando la nostra capacità critica, che si avvale, appunto, delle connessioni che la cultura, questo formidabile strumento, ci ha fornito.

Qualcuno, in Italia, da circa vent'anni, sta avvelenando le menti riducendole a un torpore generalizzato, dove impera una grande confusione: le cose non sono chiamate più col loro nome, ma si abusa del termine "libertà" mistificandolo e facendo passare per possibili tutte le libertà di comodo di chi per evitare le limitazioni poste dalla Legge passerebbe una spugna su ogni genere di limitazione alle millantate libertà individuali - in realtà prevaricazioni. Senza curarsi delle conseguenti incentivazioni al crimine.

Purtroppo, nell'ignoranza della distinzione fra "libertà di " e "libertà da", e privi del formidabile strumento della cultura, molti credono che la furbizia sia il valore più alto, che un reato non è più tale se viene prescritto, che l'importante è non andare in carcere, e che, seguendo l'esempio di chi è capo del "governo", possono diventare impunemente ricchi e famosi come lui.

Certo che la cultura, ragionando così, non serve, anzi, intralcia, e "non dà da mangiare" (Tremonti) ed è la prima su cui si devono abbattere i tagli, per risparmiare e consumare in altro.

Così viene mortificata l'Istruzione pubblica, primaria e secondaria, l'Università, il Teatro, e tutte le forme d'arte che possono ( non sia mai) essere d'aiuto alle menti per svegliarle, e che non siano di mero intrattenimento e istupidimento.

Non certo d'approfondimento. Il bello è che anche chi crea questo corto circuito, non si rende più conto del perché non possano nascere e sopravvivere "programmi d'approfondimento" che esaltino l'operato del governo ( vedi il caso del programma condotto da Paragone: un vero flop) e l'ossessione della "par condicio" e del contraddittorio invade tutti i settori, tutti i programmi televisivi, imposta nel tentativo di scompaginare e rendere faticoso ogni tentativo di approfondimento.

E' la cultura, che fa paura alla dittatura.

La cultura è infatti elemento essenziale per una vera libertà. Sarà la cultura a rendere sveglia la nostra mente, sarà la capacità di creare le connessioni tra ciò che sappiamo e ciò che possiamo efficacemente fare operando in modo giusto.

Sarà la cultura a renderci liberi dai nostri ostacoli interni, perché la cultura rende maturi e chi

è maturo non è più arrogante e sa riconoscere i propri limiti e correggere la propria rotta.

Un'altra paura delle dittature e dei dittatori è quella nei confronti della donna: se riescono a mortificarla, a renderla sempre più vicina a una bambola balbettante e sculettante, che nel migliore dei casi deve fare finta di avere un cervello - il suo lo lasci a casa- e recitare frasi vuote imposte da chi comanda, magari fasciata in un tailleurino firmato, da brava portavoce, ecco: si è raggiunto l'obbiettivo di neutralizzarla.

Perché la donna è intuito, perché la donna arriva a fare connessioni usando una sua atavica e inestinguibile "cultura analogica".

Per questo, dittatori di destra e di sinistra, temono la donna e cercano d'imbavagliarla, di snaturarla, di farne un oggetto. Magari una velina, o una ministrina con la batteria inserita, che funziona come gli antichi organetti ambulanti che si ascoltavano per le strade fino a cinquant'anni fa.

Dunque: la mente maschile è logica. Quella femminile analogica. Che vuol dire oltre alla prevalenza fra emisfero destro e emisfero sinistro del cervello, che le distingue?

Significa che è stato l'uomo a fare la Storia. La storia dei "vincitori", arroganti e sorridenti. Con tanti denti.

E la donna? a casa a tessere la tela. L'uomo ha elaborato statistiche su cui si reggono i progressi della Scienza: le statistiche servono a vincere le guerre: come si poteva vincere il Giappone senza far morire tanti americani tirandola alle lunghe in tanti anni?

Paf! ecco la soluzione logica: la Bomba Atomica! E, statisticamente parlando, udite udite, si sono risparmiate un gran numero di vittime.

Intelligenti, gli Americani. Anzi, no: logici. La Logica ha spinto Custer a diffondere il colera fra i pellirosse per far avanzare la civiltà occidentale nel selvaggio West. Sempre risparmiando vite umane ( occidentali). La logica ha fatto costruire Muri per dividere Paesi, e persino città.... la logica ha imposto che la ricerca sulla medicina di laboratorio fosse sperimentata anzitutto nel Terzo Mondo ( e pazienza se questo si è beccato l'AIDS), la logica impone oggi di esportare la Democrazia e la Libertà a qualunque costo in mondi che non sanno che farsene, e magari anche con le bombe, e studiando a tavolino - la sede preferita di ogni operazione logica- una menzogna ben studiata per rendere possibile un largo consenso, come quella delle armi chimiche in Iraq che autorizzi una “guerra preventiva” (una volta, con più decenza, la si chiamava aggressione).

La logica.... mi sorge un dubbio: ma non saranno stati gli Americani a innescare questo processo di svuotamento di senso delle parole?

Il fatto è che la Logica non ha il volto umano che ci vogliono far credere. E se riusciamo

a crederlo, forse è che vogliamo proprio farlo. Per non impazzire.

Dove si è rifugiata l'Analogia? perché si chiama così?

Anà in greco vuol dire "sopra", al di sopra. Al di sopra della Logica. L'analogia scavalca la logica e arriva subito al bersaglio. In modo più umano, più compassionevole, più artistico e, appunto, trovando le analogie fra le cose.

Questa è una caratteristica, empatica, femminile . E' un bypass culturale di cui siamo fornite.

Anche quelle di noi che non hanno studiato sono più facilmente connesse col resto del mondo. Fanno più facilmente le giuste connessioni per portare avanti la vita.

La cultura e la libertà si nutrono l'una dell'altra e sono indissolubilmente legate. Difendiamole con tutte le nostre forze.

Senza questo connubio vitale, cosa sarebbe la nostra vita? non lasciamo che le idee, i concetti, siano svuotati dal loro significato. Non permettiamolo. Non lasciamo che chi si riempie la bocca della parola libertà faccia passare per libertà una dilagante di schiavitù del pensiero.

Le idee sono vive, sono commestibili, sono alla portata di tutti. Sono gambe per andare avanti, verso il futuro.


Un Paese che non sa camminare sulle proprie gambe, che destino può avere?

venerdì 22 ottobre 2010

PREMIO ANDREA PARODI - 3a edizione 2010


PREMIO ANDREA PARODI
3a edizione 2010


SONO APERTE LE ISCRIZIONI AL CONCORSO INTERNAZIONALE DI WORD MUSIC,

...SCADENZA DELLE ISCRIZIONI PROROGATA AL 05.11.2010


Il concorso, giunto alla sua terza edizione, è rivolto ad artisti e gruppi operanti nel settore della WORLD MUSIC.


Scarica il regolamentro del concorso el il modulo di iscrizione sul sito
www.fondazioneandreaparodi.it
(percorso:fondazione-progetti-bando di concorso)
ed invia tutto entro il giorno
05.11.2010 a: fondazione.andreaparodi@gmail.com



Vincitori della edizione 2009:
FRANCESCO SOSSIO SACCHETTI, brano "SUGNE" (in pugliese)
DARIO PIGA, brano "DANTZAMENA" (in spagnolo)

XXIX FESTIVAL SPAZIO MUSICA


Maggiori
informazioni
XXIX FESTIVAL SPAZIO MUSICA

dal 24 ottobre al 25 novembre 2010


E' una delle realtà più consolidate e rappresentative nel panorama della musica classica contemporanea: nato nel 1982 per impulso del compositore nuorese Franco Oppo, il Festival Spaziomusica arriva quest'anno al ragguardevole traguardo della ventinovesima edizione. Un'edizione che, sotto il titolo "Pulsazioni", presenta un cartellone variegato per interpreti e repertorio, con otto concerti in programma a Cagliari nell'arco di un mese.

Si parte questa domenica 24 ottobre alle 21 nella Chiesa di Santa Maria del Monte (in via Corte d'Appello, quartiere Castello), "teatro" per quasi tutti gli appuntamenti della rassegna. Apre la serie l'Interensemble, collaudatissimo progetto di ricerca e sperimentazione fondato nel 1984 dal pianista e compositore Bernardino Beggio riunendo musicisti che in ambito veneto si dedicavano alle esperienze contemporanee. "Tra Galileo e Frank Zappa - Musiche e letture tra scienza ed etica" si intitola il programma proposto dall'E-Quartet, una delle formazioni che si riconoscono sotto l'insegna dell'Interensemble. Gianpaolo Capuzzo (flauti diritti), Francesco Socal (clarinetti), Marco Pavin (chitarra elettrica), oltre allo stesso Bernardino Beggio (pianoforte), spazieranno fra partiture di Frank Zappa, Karlheinz Stockhausen, Bruno Maderna, Michele Biasutti e John Yannelli. Pagine galileiane e aforismi zappiani affidati alla lettura di Carlo Meneghini contribuiranno a svelare i punti di contatto fra lo scienziato pisano e il musicista americano: due uomini separati da quasi quattro secoli, ma uniti da un “feeling” comune, e con principi etici e un senso dell’umorismo non dissimili.

Due pianiste, Angela Oliviero e Clorinda Perfetto, e due percussionisti, Filippo Gianfriddo e Emiliano Rossi, compongono i ranghi del Face Quartet, di scena tre sere dopo. Nata dall’esigenza di sperimentare nuove combinazioni sonore nell’ambito della musica da camera, questa particolare formazione permette di esplorare un repertorio che conta moltissimi esempi nella cameristica del Novecento, da Bartòk a Berio, sino a molti giovani contemporanei. György Ligeti (Tre pezzi per due pianoforti: "Monument, Selbstportrait, Bewegung") e appunto Béla Bartòk ("Sonata" per 2 pianoforti e percussioni), oltre a Johannes Brahm (Variazioni su un tema di Haydn per Pianoforti op. 56b), gli autori delle musiche in programma mercoledì 27 ottobre sempre alle 21 a Santa Maria del Monte.

Il 5 novembre i riflettori del festival si trasferiscono all'Auditorium del Conservatorio “G.P. da Palestrina”, cornice "familiare" ai protagonisti della serata: di scena è infatti il Modular Ensemble, progetto nato cinque anni fa intorno alle attività di studio e di ricerca della classe di percussioni del conservatorio guidata da Roberto Pellegrini. E proprio le percussioni costituiscono il nucleo essenziale del complesso che trova nel quartetto la sua configurazione più usuale, ma che di volta in volta viene integrato dal prezioso contributo di altri musicisti, secondo le esigenze di organico. E' appunto il caso del concerto per Spaziomusica: il programma propone infatti “Drumming”, forse la composizione più emblematica e compiuta del processo di “phasing” elaborato da Steve Reich. Un grande classico della minimal music cui il Modular lega per molti aspetti la sua stessa origine, essendo stato il brano al centro della masterclass che nel 2005 diede avvio al progetto.

Dalle aule del conservatorio “G.P. da Palestrina” arriva anche l'Ensemble Vocale Ricercare diretto da Riccardo Leone: è intorno alla sua classe di musica d'insieme che il complesso si è costituito, nel 2003, con l'intento di approfondire lo studio del repertorio contemporaneo a cappella e di affiancarlo, nelle esibizioni dal vivo, ai capolavori rinascimentali, barocchi e classici. Una prospettiva di ricerca valida anche per il concerto dell'11 novembre (ore 21) nella Chiesa di Santa Maria del Monte: il programma spazia infatti dai madrigali di Monteverdi a Mendelssohn, fino alla contemporaneità di Gyorgy Ligeti, Franco Oppo, Giacinto Scelsi e Francesco La Licata.

Dalle sedici voci dell'ensemble Ricercare alla chitarra di Marco Cappelli, protagonista "en solitaire" la sera del 16 novembre con il suo "Around EGP – Extreme Guitar Project": un progetto nato sette anni fa e che propone brani appositamente commissionati dal chitarrista napoletano a una decina di musicisti di spicco della scena "downtown" di New York. Nomi del calibro di Marc Ribot, Ikue Mori, Elliott Sharp, Anthony Coleman e David Shea, fra i protagonisti di quel movimento d'avanguardia in cui convivono artisti provenienti da ambiti differenti, dalla musica colta come dal jazz d’avanguardia e dalla sperimentazione rock, ma legati dalla comune cifra di un linguaggio musicale che non conosce compartimentazioni in categorie e generi.

Clavicembalo e percussioni protagonisti del concerto del 18 novembre con il duo Moto Contrario di del sassarese Michele Nurchis (classe 1980) e del cagliaritano Francesco Ciminiello (1977). In scaletta brani di Biagio Putignano, del sardo Emilio Capalbo, e due pezzi di Iannis Xenakis: "Komboi" e "Oophaa".

Dalla Chiesa di Santa Maria del Monte la scena trasloca per una sera nel vicino Ghetto degli Ebrei per dare spazio a "97Hz", una performance multimediale, frutto e sintesi di una ricerca sulle implicazioni espressive tra suono, video, danza, cinema, scultura e teatro. Ideazione, regia e musiche sono di Alessandro Olla, volto noto della ricerca musicale in Sardegna. Valentina Floris e Ben Foot, ovvero SDNA, sodalizio anglo-italiano attivo nella digital art, curano invece i video live, mentre Massimo Zordan è l'unico attore in scena. Coprodotta da TiConZero e SDNA, "97Hz" ha come tema principe il buio, e una domanda di fondo: siamo esseri o immagine, ombra o luce, corpo o spirito?

E il buio ritorna anche nel titolo dell'ultimo evento in calendario, il 25 novembre, nella Chiesa di Santa Maria del Monte: nella Giornata contro la violenza sulle donne, il Festival Spaziomusica presenta "Voci oltre il buio", un progetto con la voce recitante di Maria Loi su testo di Pieranna Spezziga e musiche di Francesco Marceddu per cinque voci a cappella.

La ventinovesima edizione del Festival Spaziomusica è organizzata dall’associazione Spaziomusica con il contributo del Ministero per i Beni e le Attività Culturali (Dipartimento dello Spettacolo), dell’Assessorato allo Spettacolo e Attività Culturali della Regione Autonoma della Sardegna, e degli Assessorati alla Cultura della Provincia e del Comune di Cagliari, con la preziosa collaborazione del Conservatorio “G.P. da Palestrina”.

Tutti i concerti sono ad ingresso gratuito.

* * *

Associazione Spaziomusica
via Liguria 60 - 09127 Cagliari
tel 070 40 08 44 - 339 65 54 314
E-mail: spaziomusica@gmail.com
www.spaziomusicaproject.com

----------------------------------------------------------------------------

XXIX Festival Spaziomusica
"Pulsazioni"
Cagliari, 24 ottobre > 25 novembre 2010


Programma:

*** 24 ottobre, ore 21
Cagliari, Chiesa di Santa Maria del Monte
"Tra Galileo e Frank Zappa"
Musiche e letture tra scienza ed etica
Interensemble E-Quartet
Gianpaolo Capuzzo, flauti diritti
Francesco Socal, clarinetti
Marco Pavin, chitarra elettrica
Bernardino Beggio, pianoforte
Carlo Meneghini, letture

Frank Zappa - "Guitar Waltz", "Son of Suzy Creamcheese"
Bruno Maderna - "Serenata per un Satellite"
Karlheinz Stockhausen - Selezione da "Tierkreis/Zodiaco"
Bernardino Beggio - "E pur si muove"
Michele Biasutti - "Sidereus Nuncius"
John Yannelli - "When Parallels Rays of Light Converge"
Frank Zappa - "Electric Aunt Jeemima", "Run Home Slow Medley", "Marqueson’s Chicken"




*** 27 ottobre, ore 21
Cagliari, Chiesa di Santa Maria del Monte
Face Quartet
Filippo Gianfriddo, percussioni
Angela Oliviero, pianoforte
Clorinda Perfetto, pianoforte
Emiliano Rossi, percussioni

Johannes Brahm - Variazioni su un tema di Haydn per Pianoforti op. 56b
György Ligeti - tre pezzi per due pianoforti: "Monument, Selbstportrait, Bewegung"
Béla Bartòk - "Sonata" per 2 pianoforti e percussioni




*** 5 novembre, ore 21
Cagliari, Conservatorio di Musica
"Omaggio a Steve Reich"
Modular Ensemble - I musicisti del Conservatorio di Cagliari
Roberto Pellegrini, Francesco Ciminiello, Roberto Migoni, Marco Caredda, Francesco Belfiori,
Stanislas Pili, Stefano Tiesi, Carlo Pusceddu, Sergio Mattana: percussioni
Francesca Corrias e Stefania Liori: voci
Enrico Di Felice: flauto

Steve Reich - "Drumming"




*** 11 novembre, ore 21
Cagliari, Chiesa di Santa Maria del Monte
Ensemble vocale Ricercare
Alice Madeddu, Maria Paola Nonne, Valentina Marghinotti, Maria Jacobson, Giulia Cabizza,
Manuela Giovannini, Cristina Campus, Barbara Mostallino, Marco Erriu, Gianluca Zedda, Nicola Manca,
Manuele Pinna, Manuel Cossu, Alessandro Porcu, Giovanni Schirra, Andrea Macis
direttore: Riccardo Leone

Francesco La Licata - "Stele di Sicilo"
Claudio Monteverdi - "Ecco mormorar l’onde"
Giacinto Scelsi - "Sauh IV"
Franco Oppo - "Tetrafonie"
Felix Mendelssohn Bartholdy
Salmo 43 "Richte mich, Gott" (prima versione)
Corale "Abschied vom Walde" op. 59 n° 3
Salmo 100 "Jauchzet dem Herrn, alle Welt"
Gyorgy Ligeti - "Lux aeterna"




*** 16 novembre, ore 21
Cagliari, Chiesa di Santa Maria del Monte
Marco Cappelli
"Around EGP – Extreme Guitar Project"
(musiche da downtown New York)
Marco Cappelli, chitarra

Otomo Yoshihide - "Pi-Anode"
Marc Ribot - "And so I went to Pittsburgh"
Ikue Mori - "Bird Chant"
Steve Reich - "Electric Counterpoint"
Annie Gosfield - "Marked by a Hat"
David Shea - da "Metta Meditations": "Eastern >< Western" 204 East 7th Street Tripticus: John Zorn - 3 studi da "The Book of Heads" Anthony Coleman - "The Buzzing in My Head" Elliott Sharp - "Amygdala"

*** 18 novembre, ore 21 Cagliari, Chiesa di Santa Maria del Monte
Moto Contrario duo Michele Nurchis, clavicembalo Francesco Ciminiello, percussioni Biagio Putignano
- "Alcuni movimenti, e ombre" Iannis Xenakis - " Komboi" Emilio Capalbo - "Fidgeting" Iannis Xenakis - "Oophaa"

*** 23 novembre, ore 21 Cagliari, Ghetto degli Ebrei
"97 HZ" multimedia performance TiconZero + SDNA Ideazione,
regia e musiche: Alessandro Olla
Video live: SDNA (Valentina Floris, Ben Foot)
Attore protagonista: Massimo Zordan

*** 25 novembre, ore 21 Cagliari, Chiesa di Santa Maria del Monte
Giornata contro la violenza sulle donne
"Voci oltre il buio"
musiche di Francesco Marceddu su testo di Pieranna Spezziga
Maria Loi, voce recitante

giovedì 21 ottobre 2010


sabato 10 luglio alle ore 18.30 - 11 novembre alle ore 0.00
Cagliari, Centro Comunale d’Arte e Cultura Lazzaretto
La Sardegna come crocevia di scambi tra sistemi di vita e culture dei popoli del Mediterraneo. Una visione che ai primi del Novecento rapisce Emilio Salgari, il grande scrittore d’avventura, che tra 1903 e il 1904 ambienta in Sardegna il romanzo “Le pantere di Algeri” e il racconto “La pesca dei tonni”, e che oggi è riportata alla luce a Cagliari dalla mostra internazionale “Vele, tonni e scimitarre - Avventure salgariane nel Ma...r di Sardegna”. Quello che è il più grande evento espositivo dell’anno nell’isola, sarà inaugurato sabato 10 luglio, alle ore 18.30, al Centro Comunale d’Arte e Cultura Lazzaretto (in via dei Navigatori), dove resterà aperto fino all'11 dicembre.

Curato e organizzato dalla Thorn & Sun Communication di Cagliari in collaborazione con lo Studio Vassallo di Torino, “Vele, tonni e scimitarre” si sviluppa su circa 1000 metri quadrati con un allestimento che per imponenza ricorda quello di un’opera lirica e che promette di farsi vivere dal visitatore come un appassionante romanzo d’avventura. Spettacolari scenografie (progettate dall’architetto Stefania Vola), realizzate ad hoc per ricreare il clima coinvolgente dei racconti salgariani, accolgono un corredo di dipinti, armi, gioielli e abiti datati tra il XVII e il XIX secolo provenienti da diverse regioni italiane ma anche da Libia, Tunisia e Marocco; e poi modellini e diorami, illustrazioni e quadri moderni, foto, filmati e diverse postazioni tecnologiche e multimediali, come quella del libro virtuale.

L’allestimento internazionale, con la consulenza storico scientifica di Alberto Contu, prende spunto dal fatto letterario e sviluppa quello storico di un dialogo culturale millenario, che lega i destini di due civiltà vicine, il Maghreb, ovvero “l’Isola del sole che tramonta” (dall’arabo Djazirat al Maghri) e l’isola dei sardi. È un viaggio alla scoperta della Sardegna costiera e del Maghreb descritti dalla penna immaginifica di Salgari.

In “Le Pantere di Algeri” lo scrittore veronese, nato nel 1862 e morto suicida nel 1911, ambienta l’antefatto di una storia seicentesca di cappa e spada e d’amore nell’Isola di San Pietro: durante l’assedio del castello sardo dei Santaflora, lo schiavo moro Zuleik rapisce la giovane contessa e la trascina ad Algeri. Il barone di Sant’Elmo, Cavaliere di Malta e fidanzato della contessa, si mette in mare per liberarla. Aiutato dai “lupi di mare” di Cagliari, dopo uno scontro navale con la formazione piratesca delle Pantere di Algeri, riesce a sbarcare nella città in incognito. Qui, tra grandiosi palazzi, superbe moschee, bazar opulenti, luoghi di martirio, donne misteriose, harem, danze di dervisci, si snoda la parte maghrebina della trama fino alla rocambolesca liberazione della bella principessa.

Ne “La pesca dei tonni”, invece, Salgari colloca la storia ad Alghero (ma in realtà si riferisce a Carloforte) e ricostruisce la Sardegna con tratti documentaristici, scegliendo il tema della pesca in mare, e porgendo al lettore un ritratto dei sardi come gente operosa e proiettata verso l’orizzonte blu del Mediterraneo.

Ed è proprio da questa ambientazione che prende il via l’itinerario all’interno dell’immaginario salgariano. La prima sala della mostra, non a caso, è quella denominata “Tonnara”, in cui viene rievocata anche la “camera della morte”, il luogo crudo e carico di pathos dove si compie la mattanza dei tonni secondo una tecnica tradizionale sopravvissuta nei secoli. In questo spazio ci si immerge in un paesaggio marino, tra litorali, barche e pescatori. Alle pareti, su schermi inglobati nella scenografia è visibile una sequenza fotografica assolutamente inedita di 160 scatti realizzati (da Giovanni Manca) durante l’ultima mattanza a Carloforte. La storica e rinomata tonnara dell’isola di San Pietro, rimasta l’unica ancora attiva in Sardegna, partecipa attivamente alla mostra con un raro filmato della mattanza di alto valore documentaristico commissionato negli anni Sessanta (visibile da un’installazione video) e con due acquarelli (dedicati ovviamente alla pesca dei tonni) della collezione della società che la gestisce, la Ligure Sarda.

L'avventura di "Vele, tonni e scimitarre" prosegue nell'ampia sezione della mostra dedicata al mondo avventuroso de “Le Pantere di Algeri”. E qui sono riprodotte, in tre sale, intitolate "Castelli sul Mar di Sardegna", "Battaglie in mare" e "Maghreb ed Algeri", le tre grandi ambientazioni del libro di Salgari. Attraversare questi ambienti, anche grazie all'accurato impianto scenografico che ricrea torri, castelli, scogliere, ma anche lussureggianti palazzi, fortezze e moschee, sarà come entrare nell'avvincente trama salgariana, partendo dalla parola scritta del romanzo e confrontandola con decine di “reperti” esposti e riconoscibili nella storia narrata dallo scrittore.

Tra questi gli importanti contributi giunti grazie ai prestigiosi rapporti di collaborazione che gli organizzatori della mostra hanno stretto con vari enti e istituzioni. Dal rapporto privilegiato con l'antico Sovrano Militare Ordine dei Cavalieri di Malta (e in particolare con la delegazione per il Piemonte e la Valle d’Aosta), ad esempio, arrivano sette preziosi dipinti che proiettano il visitatore nel mondo descritto da Emilio Salgari, tra cui “La flotta dell’Ordine di Malta”, un pregiato olio del XVIII secolo, due ritratti di Cavalieri di Malta e due acquarelli che rappresentano battaglie marinare, tutti risalenti alla metà del 1600.

Grazie alla collaborazione con l'Ordine religioso di Santa Maria della Mercede, la mostra ospita una statua lignea della Madonna di Bonaria, fedele riproduzione di quella che, secondo la credenza religiosa, approdò sulla spiaggia antistante l'attuale Basilica cagliaritana, il 25 marzo del 1370, ispirando la costruzione del Santuario e una profonda devozione popolare, e diventando protettrice dei Mercedari, l'ordine religioso tradizionalmente votato alla missione di riscattare dalla schiavitù i Cristiani fatti prigionieri dai mori.

La potente evocazione della cultura del Maghreb arriva da un'altra partnership importante: quella con la Fondazione "Orestiadi", istituzione nata a Gibellina in seguito alla distruzione del paese siciliano da parte del terremoto del 1968, e alla sua ricostruzione grazie all'apporto di alcuni dei maggiori artisti italiani e stranieri. Dalle collezioni di questa istituzione culturale, esposte nei suoi due musei (il "Museo delle trame Mediterranee" proprio a Gibellina, e quello nel Palazzo Bach Hamba, nella Medina di Tunisi) arrivano a Cagliari vestiti e gioielli ottocenteschi provenienti da Libia, Tunisia e Marocco, tra cui un preziosissimo abito nuziale tunisino.

A tutto questo vanno aggiunti i pezzi provenienti da collezioni private, quasi piccole mostre nella mostra, come le armi antiche (del collezionista Giovanni Maria Cannas), una ventina, tra fucili e pistole a pietra focaia, balestre, lance, spade e spingarde datate tra il 1600 e 1700, provenienti dall'Europa e dal Nord Africa. Oppure i diorami realizzati da Mario Cannas e Rita Monagheddu, fedeli riproduzioni di fortificazioni costiere della Sardegna e del Bedesten, l'antico mercato degli schiavi di Tunisi. O ancora i modellini di navi, copie in scala dei velieri su cui lo scrittore avrebbe ambientato le sue avvincenti battaglie in mare, e alcuni rari esemplari di libri di Salgari, tra cui un rarissimo volumetto illustrato de "La pesca dei tonni" stampato nel 1937.

Nelle sale dedicate a "Le Pantere d'Algeri" non ci sono solo reperti, ma anche alcuni moduli scenografici virtuali come i "magic box", attraverso cui si possono ascoltare brani di conversazioni d’amore tratte dalla scrittura di Salgari e scoprire i segreti del mondo arabo, come la danza rituale dei dervisci e le camere delle torture. Particolarmente suggestivo nell'evocare la sensazione di sfogliarlo fisicamente con un semplice click il “libro virtuale”, collocato nella grande sala al piano superiore: inserito in una sorta di grande leggìo, un maxischermo da 46 pollici permette ai visitatori di leggere le 52 pagine in grande formato di un fumetto degli anni Trenta tratto proprio dalla storia delle “Pantere d’Algeri” di Salgari. Intorno a questa postazione trovano spazio ancora disegni d’autore, realizzati appositamente per la mostra dai maestri del fumetto Jacques Ferrandez e Sergio Toppi, le illustrazioni dei grandi disegnatori salgariani dei primi anni del Novecento, come Gennaro Amato e Mario D‘Antona, e i quadri ispirati al Maghreb della giovane pittrice torinese Donatella Ribezzo.

Il viaggio nel mondo di Salgari prevede anche una sezione dedicata al cinema ispirato ai romanzi dello scrittore veronese. Delimitata da un tendaggio arabescato, trova posto una piccola sala di proiezione che propone a ciclo continuo un montaggio di sequenze tratte dai film “I pirati della Malesia” (1941) di Enrico Guazzoni, “I tre corsari” (1952) e “Jolanda la figlia del corsaro nero” (1953) di Mario Soldati, e da “Sandokan” (1976), il popolare sceneggiato televisivo diretto da Sergio Sollima. La selezione è a cura del critico cinematografico Elisabetta Randaccio, in collaborazione con la Cineteca Sarda – Società Umanitaria di Cagliari e il suo direttore Antonello Zanda.

Dopo l’inaugurazione del 10 luglio, “Vele, tonni e scimitarre” vivrà un secondo appuntamento di rilievo a settembre, con la presentazione del catalogo della mostra curato da Giorgio Pellegrini. Per i più piccoli, invece, è stato realizzato un album da colorare, con disegni ispirati alle rappresentazioni salgariane della Sardegna e della civiltà maghrebina. In autunno sono previste la presentazione dell’iniziativa alla scuole e la realizzazione di laboratori tematici.

“Vele, tonni e scimitarre - Avventure salgariane nel Mar di Sardegna” è un progetto promosso dall’Assessorato alla Cultura del Comune di Cagliari nell’ambito del programma di eventi espositivi presso i centri d’arte cittadini nel 2010. La mostra si avvale del contributo della Regione Autonoma della Sardegna - Presidenza e Assessorato alla Pubblica Istruzione, Beni Culturali, Sport, Spettacolo e Informazione – e del Parco Geominerario Storico Ambientale della Sardegna, ed è patrocinata dalla Delegazione Granpriorale della Sardegna del Sovrano Militare Ordine di Malta, dalla Fondazione Orestiadi, dall’Istituto italiano di Cultura all’Estero di Tunisi, dal Museo Comunale "Turcus e Morus" di Gonnostramatza, nonchè dai Ministeri della cultura della Tunisia e dell’Algeria e dell’Ordine dei Mercedari della Basilica di Bonaria.

La mostra è aperta al pubblico dal martedì alla domenica dalle 9 alle 13 e dalle 17 alle 21 (orario estivo). Il biglietto d'ingresso intero costa tre euro, il ridotto due.

“Vele, tonni e scimitarre - Avventure salgariane nel Mar di Sardegna” rientra nell’ambito della convenzione Karalis Card. Per informazioni sulla carta integrata per l'accesso illimitato, gratuito o scontato, ai luoghi della cultura del Comune di Cagliari (oltre al museo Arca del Tempo Cuccuru Nuraxi, a Settimo San Pietro, in Provincia di Cagliari) e all'intera rete di trasporto pubblico locale gestita da CTM, visitare i siti www.karaliscard.it e www.camuweb.it, oppure telefonare ai numeri del Consorzio Camù 070 64 02 115 - 346 66 75 074 (dal lunedì al venerdì, dalle 9 alle 13), o scrivere a info@karaliscard.it - marketing@camuweb.it.

Per informazioni:
tel. +39 070 3838085
fax +39 070 372055
E-mail: lazzaretto2000@tiscali.it

Non so dove tu cominci



Non so dove tu cominci

Tu porti le mie camicie
io metto le tue collane.
Io fumo le tue gitanes,
tu bevi il mio caffè.
Ti fanno male i miei reni
io ho freddo ai tuoi piedi.
Tu passi le mie notti bianche
ed io ho le tue insonnie.

Non so dove tu cominci,
tu non sai dove finisco.

Tu hai delle cicatrici
là dove io sono ferito.
Tu ti perdi nella mia barba
io ho i tuoi polsi da bambina.
Tu vieni a bere alla mia bocca
e io mangio alla tua fame.
Tu hai le mie inquietudini
io ho i tuoi sogni.

Non so dove tu cominci,
tu non sai dove finisco.

Le tue gambe m’imprigionano,
Il mio ventre ti trattiene.
Ho il tuo seno rotondo
tu hai i miei occhi cerchiati.
Il tuo respiro mi riscalda
io soffoco le tue grida.
Io sto in silenzio quando dici che mi ami,
tu dormi quando te lo dico io.

testo tradotto da Maria Pia Giulivo

mercoledì 13 ottobre 2010

''...Cosi' e' se mi pare!'' il blog di Pier Luigi Zanata

Non chiamatela più “missione di pace”

L' ARTE DI STRISCIARE

Verita’ e giornalismo, come convivono oggi queste due realta’ nel mondo dell’ informazione

in
''...Cosi' e' se mi pare!''

Top Blog ''La Stampa.it'' Settembre 2010

''L' Autunno ha tiepidi racconti '' di Maria Pia Giulivo

Image and video hosting by TinyPic



l’ autunno ha tiepidi racconti
nascosti nei granai non parlano d’amore
ma bisbigliano di ardori già svaniti

non più lusinghe un abbandono mesto
tra le foglie umide dell’ alba
e il pallore sulla pelle illividita

c’era un odore di cannella un tempo
e caldi intrecci di miele e di vaniglia
sul bordo incostante della vita

e tutto il sogno impastava la bocca
di dense parole e fuoco negli sguardi

ora vedo la mia vita sospesa
a una parete bianca dipinta di ricordi
come natura morta con bicchiere
vuoto d’ogni bevanda zuccherina

mentre un torrente trascina le mie lacrime
verso una valle dai colori sbiaditi

e sempre tu a scolpire distanze
e questo freddo nella precarietà del giorno



mariapia giulivo

Ulteriori informazioni: http://blogs.myspace.com/index.cfm?fuseaction=blog.view&friendID=338858547&blogID=539854704#ixzz12Dsop4oc

domenica 10 ottobre 2010

Festival internazionale di letteratura ebraica


Festival internazionale di letteratura ebraica

a cura di Ariela Piattelli, Raffaella Spizzichino e Shulim Vogelmann

confronti

con:

Edoardo Albinati | Giulio Busi | Sergio Campailla | Benedetto Carucci

Simonetta Della Seta | Manuel De Sica | Riccardo Di Segni | Alain Elkann

Alessandra Farkas | Bruno Gambarotta | Paolo Giordano | Howard Jacobson | Erika Jong Ron Leshem | Yarona Pinhas | Alessandro Piperno | Meir Shalev | Ronny Someck

Raiz & Radicanto | Enrico Vanzina | Daniel Vogelmann

Roma, 8 ottobre 2010

La terza edizione del Festival Internazionale di Letteratura Ebraica (dal 9 al 13 ottobre 2010 a Roma alla Casa dell’Architettura in Piazza Manfredo Fanti 47 e al Palazzo della Cultura in via del Portico d’Ottavia 73) nasce dal desiderio di raccontare, attraverso la voce degli scrittori e dei libri, come l’ebraismo si confronta con i quesiti più attuali che coinvolgono la nostra società all’alba del XXI secolo.

Con un approccio metalinguistico, questa edizione si snoderà in un dialogo stimolante con scrittori, esegeti, giornalisti, registi e critici letterari internazionali, con la volontà di contribuire al dibattito pubblico proponendo anche quest’anno cinque giorni per scoprire gli infiniti percorsi tracciati nel corso dei secoli dalla Letteratura Ebraica e le nuove frontiere, assieme alle sfide che essa dovrà affrontare nel futuro.

Il Festival inaugura sabato 9 ottobre alle ore 20.30 alla Casa dell’Architettura con “Natural Born Writers”, un incontro tra Paolo Giordano e Ron Leshem. Un confronto tra due giovani scrittori, uno italiano e uno israeliano, che hanno conquistato il pubblico internazionale grazie ai loro romanzi d’esordio: Giordano, autore di “La solitudine dei numeri primi” (Mondadori, 2008) intervista Leshem, autore di “Tredici soldati” (Rizzoli, 2007).

Alla Cabbalà è dedicata un’intera giornata del Festival, domenica 10 ottobre. Il termine ebraico Cabbalà, che nel linguaggio talmudico significa semplicemente “tradizione”, è utilizzato per definire la mistica ebraica e le tradizioni esoteriche dell’ebraismo. La Cabbalà è la saggezza di “ciò che è nascosto” e i cabbalisti sono “gli uomini dell’interiorità”, che perseguono instancabilmente la loro ricerca della luce e della verità nascoste in tutto ciò che esiste. La Cabbalà ha sempre esercitato un grande fascino sull’uomo in cerca di risposte sulle grandi questioni dell’esistenza. È un percorso suggestivo e profondo, ma anche pericoloso se l’avvicinarsi alle profondità dello spirito e alle altezze dell’insondabile non viene affrontato con serietà e rigore. Con l’aiuto della scrittrice eritrea Yarona Pinhas (“L’uomo e l’universo tra lettere e numeri” alla Casa dell’Architettura alle ore 11.00), del rabbino capo di Roma Riccardo Di Segni e del Professor Giulio Busi, massimo esperto internazionale di Cabbalà (“Spiegare la Cabbalà” al Palazzo della Cultura in Via Portico d’Ottavia 73 alle ore 18.00 – l’incontro è seguito da un aperitivo) si cercherà di raccontare che cos’è esattamente la mistica ebraica, di svelarne le profondità e - in parte - i misteri, tracciando una netta distinzione tra ciò che è semplice superstizione e ciò che è frutto di un vero e sincero studio dei testi ebraici.

La serata di domenica 10 ottobre si conclude alla Casa dell’Architettura alle ore 21.00 con la proiezione del film “Il Giardino dei Finzi Contini” di Vittorio De Sica (1970). Manuel De Sica e Alain Elkann ripropongono al pubblico del Festival uno tra i capolavori del cinema italiano più apprezzati all’estero, che riesce ancora oggi a raccontare la storia, il dolore e la ferita profonda della Shoah. Dal palco del Festival Internazionale di Letteratura Ebraica si intende anche lanciare un appello affinché la pellicola del film, restaurata nel 1996 dalla Sony Pictures, possa essere digitalizzata per garantirne l’adeguata conservazione.

La giornata di lunedì 11 ottobre il poeta israeliano di origine irachena Ronny Someck sarà intervistato dallo scrittore e poeta italiano Edoardo Albinati (“Blues del terzo bacio. Poesia” alla Casa dell’Architettura alle ore 18.30). Someck è considerato uno dei maggiori poeti israeliani della giovane generazione, è spesso invitato a festival di poesia negli Stati Uniti, in Africa e in Europa. Ha pubblicato nove antologie di poesia e un libro per bambini. È giornalista e critico letterario e creatore di opere visive e musicali. Albinati si è sempre interessato a situazioni e storie in cui i personaggi si trovano in stato di emergenza, e devono sfruttare tutte le loro risorse per sopravvivere e vincere.

La serata di lunedì 11 ottobre (alle ore 20.30 alla Casa dell’Architettura) riserva un appuntamento in esclusiva per il Festival: la presentazione del nuovo libro del romanziere israeliano Meir Shalev, uscito in Italia il 29 settembre, “È andata così” (Feltrinelli, 2010). Sarà Simonetta Della Seta, Consigliere per gli Affari Culturali dell’Ambasciata d’Italia in Israele, studiosa e giornalista specializzata in Storia del Medio Oriente e Storia del Popolo Ebraico, ad intervistare l’autore, noto per la sua straordinaria vena poetica ed ironica al tempo stesso. Shalev racconta in questo libro la storia della sua famiglia che è stata, negli anni venti del secolo scorso, fra i fondatori di Nahalal, un villaggio agricolo nel Nord d’Israele. Shalev torna a Nahalal, rievoca l’amore dei suoi genitori, le gioie e i dolori della sua famiglia. Lo fa con il consueto e straordinario garbo letterario, creando situazioni sempre in bilico fra il verosimile e l’impossibile. Che però qui ci dice essere tutto frutto della realtà, della vita vissuta.

“Ebraismo e persuasione in Carlo Michelstaedter” è l’incontro che il Festival dedica, martedì 12 ottobre (alla Casa dell’Architettura alle ore 10.30) al poeta, filosofo e artista goriziano Carlo Michelstaedter (1887-1910), morto suicida per un colpo di rivoltella, nell’anno del centenario della sua morte. Lo scrittore, saggista, critico letterario e accademico italiano Sergio Campailla e Benedetto Carucci Viterbi, preside delle scuole ebraiche di Roma e vice direttore del Corso di Laurea in Studi Ebraici del Collegio Rabbinico Italiano, ricorderanno e illustreranno al pubblico e agli studenti la figura e il pensiero di Michelstaedter.

Nella serata di martedì 12 ottobre (alla Casa dell’Architettura alle ore 18.30) si terrà un originale “Dialogo sull’umorismo”, un incontro tra lo scrittore, giornalista, conduttore televisivo e radiofonico Bruno Gambarotta, lo sceneggiatore Enrico Vanzina e Daniel Vogelmann, fondatore della casa editrice fiorentina Giuntina e curatore del recente volume “Le mie migliori barzellette ebraiche” (La Giuntina, 2010).

Concludono la giornata di martedì 12 ottobre (alla Casa dell’Architettura alle ore 20.30) la corrispondente del Corriere della Sera a New York Alessandra Farkas e la scrittrice americana Erica Jong per l’incontro sulla letteratura ebraica americana al femminile “Paura di volare”, dal titolo del primo romanzo della Jong, scritto nel 1973 e pubblicato in Italia da Bompiani nel 2000.

Con un incontro alla Casa dell’Architettura e un concerto al Palazzo della Cultura al Portico d’Ottavia si conclude mercoledì 13 ottobre la terza edizione del Festival Internazionale di Letteratura Ebraica.

Il giorno dopo la finale del Man Booker Prize 2010 (per il quale concorre e quindi potrebbe arrivare al Festival in veste di “neo-vincitore”) il romanziere, saggista, giornalista e umorista britannico Howard Jacobson incontra lo scrittore Alessandro Piperno per un’intervista su “Che cos’è l’amor” (alle ore 19.30 alla Casa dell’Architettura), occasione per parlare anche di “Un amore perfetto” (Cargo 2010), il romanzo di Jacobson sull’amore, sul sesso e sulla paura degli uomini verso ciò che rappresenta per loro il più grande mistero: la donna.

Grande chiusura, mercoledì 13 ottobre (alle ore 22.00 presso il Palazzo della Cultura in Via Portico d’Ottavia 73) con il concerto “Musica Immaginaria Mediterranea” di Raiz & Radicanto. Arrangiando la canzone napoletana come una cantiga sefardita o cantando un tradizionale mediorientale come potrebbe fare Sergio Bruni, il progetto cerca di mettere in risalto tutte le cose in cui le differenti culture musicali del mediterraneo si assomigliano - “immaginando” appunto una musica unica e panregionale - portando indirettamente così anche un messaggio di pace e mutuo riconoscimento in una parte di mondo ancora attraversata da dolorosi conflitti.

L’incontro di Raiz con il gruppo barese Radicanto si è consolidato negli ultimi anni con la realizzazione di tour e lavori discografici per la Universal Music (dal precedente “Uno” del 2007 al nuovo “Ya!” di prossima uscita, prevista per gennaio 2011).

Raiz, voce storica della band Almamegretta, estrarrà dalla valigia che lo accompagna nel suo viaggio gli strumenti della tradizione per raccontare un pentagramma di mediterraneo, poesia e immaginazione. I RADICANTO, che nel loro percorso artistico vantano collaborazioni con alcuni tra i massimi esponenti della musica di tradizione ma anche d’autore e jazz sia in contesti cinematografici che dal vivo, hanno dato vita a colonne sonore per il cinema, il teatro e la televisione e si sono esibiti nei maggiori festival europei.

Anche quest’anno, per tutta la durata del Festival alla Casa dell’Architettura, è allestito un “book-corner” per gli appassionati di letteratura ebraica, con proposte di narrativa, saggistica, liturgia, preghiere, Cabbalà e testi sacri dalla Mishnà al Talmud. Il corner è a cura della libreria Kiryat Sefer (in italiano, Città del Libro) che ha appena aperto nel cuore del vecchio ghetto.

La terza edizione del Festival Internazionale di Letteratura Ebraica è promossa dalla Comunità Ebraica di Roma, da Roma Capitale Assessorato alle Politiche Culturali e della Comunicazione, dalla Regione Lazio, dalla Provincia di Roma, dalla Camera di Commercio di Roma, dall’Ambasciata d’Israele in Italia e dalla Fondazione Elio Toaff per la Cultura Ebraica, è prodotta dall’Associazione Culturale Golda e da Artix in collaborazione con il Centro di Cultura Ebraica, Consultinvest e Finmeccanica, con il supporto organizzativo di Zètema Progetto Cultura.

Info

Festival Internazionale di Letteratura Ebraica

a cura di Ariela Piattelli, Raffaella Spizzichino e Shulim Vogelmann

da sabato 9 a mercoledì 13 ottobre 2010

Casa dell’Architettura in piazza Manfredo Fanti, 47

Palazzo della Cultura in via del Portico d’Ottavia 73

Ingresso libero fino ad esaurimento posti

www.festivaletteraturaebraica.it

Ufficio Stampa Festival Internazionale della Letteratura Ebraica

Fabiana Magrì +39 06 82077386 +39 340 4206813 f.magri@zetema.it

Paolo Le Grazie +39 346 2372137 paololegrazie@fastwebnet.it


BIOGRAFIE

Edoardo Albinati

Scrittore e poeta italiano. Ha esordito nel 1988 con una raccolta di racconti, Arabeschi della vita morale. È autore del romanzo Il polacco lavatore di vetri, da cui è stato tratto il film La ballata del lavavetri di Peter Del Monte. Con il romanzo Svenimenti, ha vinto il Premio Viareggio nel 2004. Il suo ultimo libro, scritto assieme a Filippo Timi, è Tuttalpiù muoio.

Giulio Busi

Nato a Bologna nel 1960, è un filologo e professore ordinario alla Freie Universität di Berlino, dove dirige l’Istituto di giudaistica. Si è occupato particolarmente di misticismo ebraico, di cui ha analizzato tanto lo sviluppo storico quanto i valori letterari e le implicazioni estetiche. Collabora con numerose riviste specialistiche e con giornali quotidiani, tra cui i berlinesi Tagesspiegel, Die Welt e il Sole 24 Ore, dove cura una rubrica settimanale dedicata al patrimonio letterario e storico del giudaismo. Dal 2007 insegna Storia del pensiero ebraico presso l’Università Statale di Milano. È general editor della collana The Kabbalistic Library of Giovanni Pico della Mirandola, che pubblica, in volumi monografici, le traduzioni cabbalistiche eseguite per Pico nel 1486. In Qabbalah visiva (2005) ha raccolto numerosi antichi disegni cabbalistici inediti e ha così avviato un nuovo campo d'indagine sul grafismo mistico.

Sergio Campailla

Noto accademico, scrittore e critico letterario. Ha pubblicato numerosi volumi lungo i dominanti filoni della cultura siciliana, ebraica e mitteleuropea tra cui: Pensiero e poesia di Carlo Michelstaedter (1973), di cui ha curato molte opere, promuovendone il revival sul piano internazionale. Sempre di Carlo Michelstaedter, oltre a curare e ordinare il Fondo omonimo presso la Biblioteca Civica di Gorizia, ha inoltre pubblicato, presso l'Istituto per gli Incontri Culturali Mitteuropei, l'Opera grafica e pittorica (1975) e gli Scritti scolastici (1976).

Benedetto Carucci

Preside delle scuole ebraiche di Roma e vice direttore del Corso di Laurea in Studi Ebraici del Collegio Rabbinico Italiano. Insegna nello stesso istituto esegesi biblica e letteratura rabbinica. È professore invitato presso la Pontificia Università Gregoriana. È autore di saggi sulla tradizione rabbinica e sull’ermeneutica ebraica testi sacri.

Simonetta Della Seta

Nota giornalista italiana della stampa (Panorama, Il Foglio) e della televisione, risiede da anni a Gerusalemme ed è diventata una delle più attendibili esperte del contesto socio-politico della zona. Con la Giuntina ha pubblicato nel 1999 Israeliani e Palestinesi. Il costo della non Pace. Attualmente è Addetto Culturale all’Ambasciata di Italia a Tel Aviv.

Manuel De Sica

Autore di musica sinfonica e da camera, è più conosciuto al grande pubblico per le oltre cento colonne sonore composte per il cinema e la televisione dal 1969 ad oggi. È presidente dell'Associazione Amici di Vittorio De Sica per il restauro delle opere paterne, curatore di pubblicazioni su ciascun film restaurato e fondatore dell'Associazione Musica Retrovata per il recupero delle opere musicali inedite o sconosciute. Ha Pubblicato due libri di racconti: Il Mio Diavolo Custode (1996) e La Visita Notturna (2004). Ha ricevuto una nomination all'Oscar nel 1971 per Il Giardino dei Finzi Contini di Vittorio De Sica.

Riccardo Di Segni

Dal 2001 è il rabbino capo della Comunità Ebraica di Roma. Laureato in medicina e chirurgia, continua ad esercitare anche la sua professione di medico, come primario di radiologia all'ospedale San Giovanni di Roma. Ha conseguito il titolo di rabbino presso il Collegio Rabbinico Italiano nel 1973 ed è considerato tra le massime autorità spirituali e morali ebraiche in Italia, assieme anche al suo predecessore Elio Toaff e al rabbino Giuseppe Laras.

Alain Elkann

Giornalista e scrittore italiano. Ha origini religiose ebraiche e nazionali francesi e americane. Attualmente è il conduttore di rubriche d'approfondimento culturale per la rete televisiva LA7 Ha scritto numerosi libri, romanzi, saggi e opuscoli, tra i quali spiccano i due in partecipazione con Elio Toaff (rabbino capo emerito di Roma) e con l'arcivescovo emerito di Milano Carlo Maria Martini, e inoltre un libro con il re giordano Abdullah. Tema a lui caro è quello della fede ebraica in rapporto alle altre religioni, e l'essere ebrei oggi. Dal 2008 è consigliere per gli eventi culturali e per i rapporti con l'estero dal Ministro Sandro Bondi. Nel 2010 gli è stato attribuito il Premio America della Fondazione Italia USA.

Alessandra Farkas

Vive a New York, dove ha lavorato prima come collaboratrice dell'Europeo, poi, a partire dal 1985, come corrispondente dagli Stati Uniti del Corriere della Sera, per cui scrive di ogni aspetto della società americana, dalla politica alla cultura, dalla medicina ai nuovi media.

Bruno Gambarotta

Scrittore, giornalista, conduttore televisivo e radiofonico italiano. È anche autore e regista di programmi per la radio e la televisione e, oltre alla scrittura, fra i suoi maggiori interessi figura la gastronomia, materia della quale si è occupato anche per i suoi scritti. È autore di libri e collaboratore di diverse testate (fra cui l'Unità, la Repubblica, La Stampa e la rivista Comix).

Paolo Giordano

Laureato in fisica presso l’Università di Torino, ha conseguito in seguito il dottorato di ricerca in fisica teorica nel 2010. Il suo primo romanzo, La solitudine dei numeri primi, è stato il più venduto in Italia nel 2008 e ha ricevuto numerosi premi, il premio Fiesole Narrativa Under 40, il Premio Letterario Merck Serono, il Premio Strega -il più giovane autore premiato- e il Premio Campiello Opera Prima. L’opera è in corso di traduzione in oltre 30 lingue, e risulta essere il libro più venduto in Italia nel 2008, con più di un milione di copie acquistate.

Howard Jacobson

Scrittore, saggista, giornalista e conduttore televisivo britannico, è particolarmente noto per lo stile umoristico e la vena comica dei suoi romanzi, che hanno spesso come soggetto storie di ebrei inglesi. Howard Jacobson è autore di dieci romanzi. È editorialista per il quotidiano The Independent. Kalooki Nights, il suo primo libro tradotto in italiano (Cargo, 2008), è il romanzo di formazione di un giovane ebreo senza peli sulla lingua. È stato tra i favoriti al Man Booker Prize nel 2006 e ha vinto il Jewish Quarterly nel 2007. È in finale al Man Booker Prize 2010.

Erica Jong

Scrittrice, saggista, poetessa ed educatrice statunitense. Erica Jong è conosciuta soprattutto per il suo primo romanzo, Paura di volare (1973), col quale creò scalpore per la franchezza con cui trattò temi come il desiderio sessuale femminile. In Ricorderò domani, narrando la potenza devastante dell’amore, ripercorre la storia del secolo appena trascorso attraverso le vicende di quattro donne, emblemi della loro generazione e simboli dei rapidi cambiamenti avvenuti negli ultimi decenni. Nel suo ultimo libro Cosa vogliono le donne compone un appassionato ritratto delle donne d’oggi. Molto apprezzati i suoi articoli, nati soprattutto all’indomani della terribile tragedia dell’11 settembre ed ospitati dai più autorevoli quotidiani statunitensi.

Ron Leshem

Ha iniziato la sua carriera come giornalista, facendosi apprezzare per una serie di réportages sull’Intifadah e in seguito come redattore, nella testata nazionale Israeliana Yediot Aharonot. Nel 2005 ha pubblicato in Israele, col titolo Se esiste il Paradiso (Im Yesh Gan Eden), il suo primo romanzo che ha riscosso un notevole successo, tanto da aggiudicarsi sia l’importante Premio letterario Sapir, sia lo Yitzhak Sadeh Prize per la Letteratura a carattere militare, oltre che suscitare l’interesse del regista Joseph Cedar che vi ha tratto un film Beaufort, vincitore dell’Orso d’Argento al 57° Festival di Berlino. Pubblica nel 2007 il suo ultimo lavoro, edito in Italia da Rizzoli, col titolo Tredici soldati. Dal 2008 ha abbandonato la carriera di giornalista per dedicarsi completamente alla scrittura.

Yarona Pinhas

Laureata in storia dell'arte e linguistica all'Università Ebraica di Gerusalemme presso la quale ha svolto attività di ricerca. Di particolare interesse i suoi lavori sugli oggetti di culto ebraici italiani e sulla documentazione di oggetti e sinagoghe dell'ebraismo marocchino, turco e ceco. Lettrice all'Orientale di Napoli, ha insegnato anche a Roma presso diverse istituzioni, quali il Pitigliani e l'Agenzia ebraica. In tempi più recenti è impegnata nella conduzione di seminari di autosviluppo personale e di corsi sulla Cabbalà, sull'ebraismo e sull'arte ebraica. Tra le sue opere più significative ricordiamo La saggezza velata, Il femminile nella Torà, Onda sigillata.

Alessandro Piperno

Scrittore e critico letterario, nel 2000 ha pubblicato il controverso saggio Proust antiebreo sulla figura di Marcel Proust. Nel 2005 è giunto alla notorietà con la pubblicazione del suo primo romanzo Con le peggiori intenzioni vendendo quasi 200.000 copie in pochi mesi e vincendo il premio Campiello opera prima. Il romanzo, che narra le vicende di mezzo secolo della famiglia Sonnino e in particolare del suo membro più giovane, Daniel, si caratterizza per lessico colto e uno stile originale, ricco di aggettivi e di avverbi.

Raiz e Radicanto

L’incontro di Raiz con il gruppo barese Radicanto si è consolidato negli ultimi anni con la realizzazione di tour e lavori discografici per la Universal Music (dal precedente “Uno” del 2007 al nuovo “Ya!” di prossima uscita, prevista per gennaio 2011). Raiz, voce storica della band Almamegretta, estrarrà dalla valigia che lo accompagna nel suo viaggio gli strumenti della tradizione per raccontare un pentagramma di mediterraneo, poesia e immaginazione. I Radicanto, che nel loro percorso artistico vantano collaborazioni con alcuni tra i massimi esponenti della musica di tradizione ma anche d’autore e jazz sia in contesti cinematografici che dal vivo, hanno dato vita a colonne sonore e si sono esibiti nei maggiori festival europei.

Meir Shalev

Figlio del poeta Yitzchak Shalev, ha studiato psicologia alla Hebrew University di Gerusalemme. Dopo un’esperienza come conduttore televisivo fra gli anni Settanta e Ottanta, come presentatore di sketch comici alla televisione e alla radio, si è dedicato a tempo pieno alla scrittura. Per molti anni ha avuto una rubrica settimanale nell'edizione del fine settimana del quotidiano Yediot Ahronot. La rubrica era un commento satirico alla politica del governo e alla situazione della popolazione israeliana. Ha pubblicato libri per l’infanzia, una raccolta di saggi e vari romanzi, diventati best-seller internazionali. Tra le sue opere: E fiorirà il deserto, Per amore di una donna, Il pane di Sarah, Storie piccole, Re Adamo nella giungla, Fontanella.

Ronny Someck

Ha studiato arte alla Avni Art Accademy di Tel Aviv e all’Università della stessa città si è laureato in Letteratura e Filosofia Ebraica.Considerato internazionalmente come uno dei maggiori poeti israeliani della giovane generazione, è invitato a festival di poesia negli Stati Uniti, in Africa ed in numerosissimi paesi d’Europa. Gli sono stati conferiti parecchi premi, tra cui, in Israele, il prestigioso Premio del primo Ministro, nell’89. Ha pubblicato nove raccolte di poesia e un libro per bambini che ha avuto enorme successo; è giornalista letterario, collaborando a giornali, riviste e televisione, creatore inoltre di opere visive e musicali, performances e installazioni realizzate lavorando con alcuni tra i più famosi artisti israeliani, in particolare con Benny Efrat. Sue poesie sono state tradotte in più di dodici lingue, tra cui arabo, inglese, francese, catalano, albanese, ed ora anche in italiano.

Enrico Vanzina

Sceneggiatore, figlio del regista Steno e fratello di Carlo Vanzina, ha realizzato più di 80 script, molti dei quali assieme a registi come Nanni Loy, Dino Risi, Marco Risi, Alberto Lattuada e Mario Monicelli. La sua prima sceneggiatura è Luna di miele in tre del 1976, seguita da Febbre da cavallo, che molti considerano il suo capolavoro. Tra il '78 e l'80 scrive due film che vedono protagonista Monica Vitti: Per vivere meglio divertitevi con noi e Il tango della gelosia. Con il fratello Carlo, nel 1984, fonda una casa di produzione sia per il cinema che per fiction televisive.

Daniel Vogelmann

Esordisce negli anni ’70 come poeta, pubblicando alcuni volumi di liriche, tra cui Fondamentale (1972). Nel 1980 fonda la casa editrice La Giuntin, la cui prima pubblicazione, nella collana “Schulim Vogellamm”, dedicata alla memoria del padre, fu La notte del Premio Nobel Elie Wiesel, a cui negli anni si sono aggiunti circa 250 titoli sulla cultura ebraica. Il suo ultimo libro, pubblicato nel 2009 è Le mie migliori Barzellette Ebraiche.