La quercia e la rosa, di Ludovica De Nava

La quercia e la rosa, di Ludovica De Nava
Storia di un amore importante di Grazia Deledda con lettere autografe. Romanzo di Ludovica De Nava

IN TERRITORIO NEMICO

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Romanzo storico sulla Resistenza di Pier Luigi Zanata e altri 114 scrittori - metodo Scrittura Industriale Collettiva

Dettagli di un sorriso

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romanzo di Gianni Zanata

Informazione Contro!

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Blog di controinformazione di Pier Luigi Zanata

NON STO TANTO MALE

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romanzo di Gianni Zanata

mercoledì 28 dicembre 2011

Quadri, foto, nudi, corpi: le mostre per le feste

da l' Unità

Quadri, foto, nudi, corpi:
le mostre per le feste

modigliani mostra anni parigi a ferrara 640

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Le mostre dai miti antichi ad Artemisia

Le mostre da Van Gogh all'arte contemporanea

Venerdì a Berchidda (OT) "Shortime" nel segno della terra







Shortime
"Lands"
Berchidda (prov. Olbia Tempio), Centro Laber (ex-caseificio "La Berchiddese")
venerdì 30 dicembre 2011, dalle ore 18.00






Venerdì a Berchidda (OT) "Shortime" nel segno della terra.
Tanta musica, ma anche film, video e eventi espositivi
dalle 18 fin oltre la mezzanotte al Centro Laber.
*
Venerdì (30 dicembre), a Berchidda (prov. Olbia/Tempio), ritorna "Shortime", il consueto appuntamento di fine anno proposto dall'associazione culturale Time in Jazz, organizzatrice dell'omonimo festival (venticinque edizioni l'estate prossima) ideato e diretto da Paolo Fresu.

A partire dalle 18, e fin oltre la mezzanotte, i locali del nuovo Centro Laber (l'ex caseificio “La Berchiddese”, acquisito dal Comune per essere trasformato in centro polifunzionale di produzione per lo spettacolo) ospiteranno una giornata ricca di momenti legati alla musica, alle arti visive, al cinema, ai libri e all'enogastronomia, oltre al consueto spazio dedicato ai più piccoli.

"Lands", questo il titolo dell'evento che chiude l'anno di attività di Time in Jazz (tutto all'insegna del tema della terra, appunto), ospiterà anche una raccolta fondi per le Cinque Terre, la regione della Liguria tragicamente colpita dall'alluvione dello scorso ottobre.

Spaziando tra i generi, la parte musicale del programma propone il debutto della Funky Jazz Orchestra, nuovissima formazione berchiddese diretta dal trombettista Antonio Meloni, con un repertorio che varia dallo swing al blues, al funky, passando attraverso originali arrangiamenti di colonne sonore e di brani di musica leggera. Ancora musica "made in Berchidda" con i giovani artisti dei gruppi Utopia e Gipsy Blues Band, astri nascenti del panorama musicale locale. La collaborazione tra Time in Jazz e Here I Stay, una delle più interessanti realtà creative e produttive dell'isola, porterà invece sul palco del Centro Laber i cagliaritani Karate Lessons e gli Everybody Tesla. Attivi da due anni, i primi si muovono fra sonorità analogiche e digitali, amalgamando la nuova techno con l’acustica post-rock per dare forma a un’estetica personale e riconoscibile. Pezzi taglienti in equilibrio tra pop e sperimentazione, battiti dancefloor e momenti più pacati, melodie fresche e ritornelli appiccicosi che si trasfigurano poi nel ritmo martellante dei brani più tesi: questa la formula di Everybody Tesla, il duo cagliaritano nato dall'incontro tra Gran.Farabutt.Loop.Man (al secolo Dario Licciardi) e MyNerdPride (Alessio Atzori).

Vari gli eventi sotto l'insegna del PAV, la sezione di Time in Jazz dedicata alle arti visive: la rassegna video Nel segno della terra, presenta opere di AZ.Namusn.Art, Nero Project, Bruno Petretto, Progetto ASKOS e Pinuccio Sciola. Con Fototessere lo spettatore potrà invece rivivere l'ultima edizione del festival Time in Jazz 2011 attraverso gli scatti di Gigi Murru, Roberto Sanna e Massimo Schuster.

Ma l'appuntamento di venerdì a Berchidda offrirà anche l'occasione per riesplorare Sonos, il percorso espositivo multimediale dedicato agli strumenti musicali della tradizione sarda, già allestito l'estate scorsa all'Aeroporto Olbia-Costa Smeralda e qui arricchito dalle immagini del fotografo Gigi Murru.

Sotto il titolo Alla Terra, la sezione dedicata al cinema rende un doveroso omaggio a Vittorio De Seta con la proiezione di due documentari del grande regista e documentarista recentemente scomparso.

Il "capitolo" di "Shortime" dedicato ai libri ruota invece intorno all'incontro tra il pubblico di Time in Jazz e lo scrittore sassarese Alberto Capitta attraverso i suoi romanzi "Creaturine" (del 2004) e "Il giardino non esiste" (del 2008), entrambi editi dalla casa editrice nuorese Il Maestrale.

Al pubblico dei più piccoli Time in Jazz regala la proiezione di "La sposa cadavere", film di animazione prodotto e diretto (con Mike Johnson) dal regista statunitense Tim Burton, ma anche la possibilità di dare libero sfogo alla fantasia sulle pareti del quarto piano del Laber con il progetto DiSegno curato dall'artista visivo Vincenzo Grosso.

Immancabile cornice enogastronomica con Un posto di-vino, spazio in cui saranno ospitate le più importanti cantine della Gallura e del Logudoro con i loro prodotti.

La terza edizione della rassegna "Shortime" è stata allestita grazie al contributo dell'Assessorato alla Pubblica Istruzione, beni culturali, informazione, Spettacolo e Sport della Regione Autonoma della Sardegna, del Comune di Berchidda e della Fondazione Banco di Sardegna, in collaborazione con l'etichetta Here I stay e l'editrice Il Maestrale.

Per maggiori informazioni: www.timeinjazz.it., tel. 079 70 30 07.

martedì 27 dicembre 2011

Il Risorgimento in Calabria una pagina dimenticata

I fratelli Bandiera
 

Il Risorgimento in Calabria
una pagina dimenticata.
1. Cosenza – Cronaca della
sommossa del 15 Marzo1844
conclusasi con 4 Caduti, 5
fucilati e un suicidio.
2. Nel giugno 1844 lo sbarco
dei Fratelli Bandiera neutralizzato
dalla polizia borbonica. Altri 2
Caduti e 9 fucilati.
Il sacrificio ebbe una larga eco
in tutta Europa e guadagnò nuovi
proseliti alla causa italiana.

di Maddalena Arnoni


Gli avvenimenti di Cosenza del 15 marzo 1844 furono il primo germe di tutte le successive agitazioni che portarono all'Unità italiana ed ebbero vasta risonanza. Videro protagonisti e fautori della sommossa Nicola Corigliano e Francesco Salti, patrioti cosentini.

Pertanto vorrei ricordare la cronaca di quella giornata servendomi dei documenti esistenti, riannodandoli in una narrazione semplice, non senza prima rivolgere uno sguardo al clima storico che rese possibile la genesi di quella coraggiosa iniziativa.

Negli anni che precedettero la sommossa, le condizioni di Cosenza e della provincia erano tristi sotto il governo borbonico:erano stati aboliti la bandiera e l'esercito; il lavoro mancava, l'indigenza, il malcostume, l'ignoranza e il brigantaggio dilagavano. Le fonti di ricchezza erano inaridite.

Il procuratore generale Dalia più volte nei suoi rapporti ai ministri parlava della miseria in cui versava tutta la provincia; e, nonostante ciò, nel 1843 venne ad inasprire gli animi della popolazione il decreto del 31 marzo che dichiarava in modo inappellabile “Demanio dello Stato” l`agrosilano, riducendo ad un terzo il compenso degli usi dovuti ai cittadini di Cosenza e dei Casali, i quali si videro costretti a subire le ingiuste decisioni.

Ecco allora un gruppo di giovani colti, amanti di novità, intolleranti di giochi imposti in mezzo ad una massa inerte, abbrutita dall'ozio, dalla miseria, che si sforzava d'infondere in quella massa un po' di vita, di dirigerla verso una meta luminosa.

Dopo una lunga preparazione in casa Laurelli, alla Giostra Vecchia, nella farmacia Salfi e Anastasio, un primo tentativo fallì. In seguito, Nicola Corigliano e Francesco Salti del comitato cosentino della Giovane Italia, avuta notizia che altre province, tra cui quelle abruzzesi, erano pronte a proclamare un governo costituzionale, stabilirono, con un programma preciso, di condurre la sommossa il giorno 15 marzo 1844.

Gli accordi furono presi nell'antico caffè Gallicchio con Italo-albanesi dei paesi circonvicini, per la realizzazione del seguente piano d'azione: nella mattina del 15 marzo si dovevano riunire tutti i cospiratori nella Piazza dell'Intendenza (poi Prefettura), per dare I 'assalto al palazzo e obbligare l’Intendente a riconoscere il nuovo governo costituzionale e a far cedere le armi alla gendarmeria reale.

Una colonna di italo-albanesi, aderenti alla Giovane Italia,c apitanata dal cosentino Francesco Salfi domiciliato a San Benedetto Ullano, avrebbe dovuto recarsi nella contrada “Coda di Volpe” nella notte del 14 marzo ad aspettare l’alba.

Un`altra colonna,al comando di Nicola Corigliano, si sarebbe radunata la stessa sera su Montechierico nei pressi della casa di compagna di Rosa Puntieri, moglie del Corigliano, da dove era visibile una parte della Giostra Nuova e della Piazza dell’Intendenza, nella quale sarebbero accorsi al sopraggiungere della colonna Salfi.

Tutti i cospiratori quella notte convennero nella contrada Settimo dove comincia il bosco dei Magdalone denominato Coda di volpe.

C'era la gente venuta da Castrolibero ,da Marano Marchesato, da Gesuiti, da Cerzeto, da San Benedetto Ullano.

Un`ora prima dell'alba bussarono ad una tavema e bevvero del vino, indi si avviarono alla volta di Cosenza non senza avere prima sparato sul ponte di Emoli quattro razzi luminosi in una notte di novilunio ed in condizioni atmosferiche favorevoli, per segnalare l'inizio della marcia ai cosentini radunati sotto la guida di Nicola Corigliano.

Appena il chiarore del giomo si diffuse nella clan, dalla casa Puntieri si udirono grida e spari: era infatti la colonna Salfi, all'insegna di una bandiera tricolore retta da un contadino albanese, che aveva percorso indisturbata tutta la città che giaceva ancora nel sonni della schiavitù.

I cosentini, secondo l'intesa, scesero dalie pendici di Montechierico e, raggiunta la Piazza, si unirono agli altri. Ma si aprì un imprevisto conflitto a fuoco perche la polizia aveva avuto sentore della sommossa ed era riunita nel Palazzo dell'Intendenza,

Caddero Francesco Salfi, Giuseppe De Filippis , Francesco Coscarella e Michele Musacchio, mentre dall'altra parte perse la vita it tenente della gendarmeria Galluppi, figlio del celebre filosofo di Tropea. Cominciarono subito dopo numerosi arresti, persecuzioni e confessioni. Il 10 luglio, da una Commissione militare, ventuno furono condannati a morte , dieci a trent'anni di carcere , dodici a pene minori.

La pena capitale, per ordine pervenuto da Napoli, doveva essere eseguita solo per sei designati della Commission , e i sei designati furono: Nicola Corigliano e Antonio Raho di Cosenza, Pietro Villacci di Napoli, Raffaele Camodeca di Castroregio, Giuseppe Franzese di Cerzeto, Sante Cesareo di San Fiti ,

Antonio Raho si avvelena prima dell' esecuzione . L' 11 Luglio alle ore 22 i cinque giovani mostrando molta rassegnazione , furono giustiziati . Lo Storino racconta che arrivati nel Vallone di Rovito , Nicola Corigliano notò che il Vitlacci tentava di non mettere i piedi nudi in una pozza d'acqua e scherzosamente gli chiese :"Hai paura di prendere un raffreddore?" , dimostrando con quella sovrumana battuta tutto il suo distacco e il suo coraggio di fronte alla morte.

Di questi avvenimenti hanno trattato Raffaele Conflenti, Stanislao De Chiara, Romeo Paone e Giuseppe Storino. I Martiri Cosentini sono poco noti e poco ricordati



Lo sbarco dei Fratelli Bandiera in Calabria

ITINERARIO

Foce del flume Neto, localita detta Lagonetto (a nord di Crotone tra Punta Alice e Capo Colonna) - Crotone (Masseria Poerio) - Santa Severina (pressi) - Belvedere Spinello - Gipso (ansa del Neto) - Cerenzia - Caccuri (localitci Vordò) - Stragola (canale) - S. Giovanni in Fiore (Monte Gimmella)- Cosenza (Carcere e Tribunale Mititare - Vallone di Rovito - Chiesa di S. Agostino - Duomo).



Attilio ed Emilio Bandiera, nati dal barone Francesco, alto Uffi­ciale della Marina austriaca, e da Anna Marsich (Attilio a Spoleto il 24 maggio 1810, Emitio a Venezia it 20 giugno 1819), furono avviati alla carriera militare e formati nell'Accademia della Imperiale Regia Mari­na in Venezia.

Insofferenti verso il regime austriaco, nutrirono presto sentimenti di ribellione e iniziarono a cospirare durante la guerra di Siria nel 1840, nella squadra navale comandata dal padre. Nel 1841 fondarono la società segreta Esperia (dall’antico nome che divenne poi una filiazione della "Giovine Italia", ispirata alle idee di libertà e unita nazionale). Si misero in corrispondenza con il Mazzini e credettero nel 1843, quando scoppiarono i primi moti, che il tempo per insorgere fosse maturo; ma traditi da un certo Vespasiano Micciarelli, infiltrato nella Esperia, furono richiamati a Venezia quali principali cospiratori, disertarono e si rifugiarono a Corfù dove erano già numerosi i rifugiati politici.

Per intercessione della madre, recatasi a Corfù, e della rnoglie morente di Attitio, avrebbero potuto ottenere it perdono imperiale, ma rifiutaro­no nobilmente "per non tradire la patria e l'umanità”,

A Corfù vissero la vita stentata degli esuli, profondendo gli ultimi beni nell'acquisto di armi e mezzi per una eventuale spedizio­ne. Benché dissuasi dal Mazzini che non vedeva nella loro impresa pos­sibità di successo, abbandonata anche I'idea di una spedizione nell' Italia centrale suggerita da Nicola Ricciotti che pure si trovava tra i pro­fughi, decisero di sbarcare in Calabria per aiutare i fratelli liberali calabresi. Da quella regione infatti erano giunte notizie confortanti: Cosenza, Paola, S. Giovanni in Fiore erano insorte. Ma la rivolta cosentina, che quasi coincise con Ia loro partenza dall'isola, era come sappiamo, purtroppo, miseramente fallita.

Nella notte tra il 13 e il 14 giugno 1844 i Fratelli Bandiera parti­rono da Corfù con Ia nave da pesca e trasporto, il San Spiridione, co­mandata dal pugliese Mauro Caputi, già affiliato della Giovine Italia.

Con i fratelli Bandiera si imbarcarono altri prodi: Domenico Moro, Nicola Ricciotti, Anacarsi Nardi, Tommaso Massoli, Giovanni Manessi, Paolo Mariani, Francesco e Giuseppe Tesei, Carlo Usmani, Giuseppe Miller, Pietro Piazzali, Giovanni Venerucci, Luigi Nanni, Giuseppe Pacchioni, Francesco Berti, Giacomo Rocca, Domenico Lupatelli, Pie­tro Boccheciampe, Giuseppe Meluso detto anche Nivaro, che 12 anni prima si era rifugiato nell'Isola col nome di Battistino Belcastro essen­dosi macchiato di uxoricidio e di altri delitti. E proprio costui, poichè aveva conoscenza dei luoghi dove si sarebbe svolta l'impresa, si offri come guida al drappello e la proposta fu naturalmente accolta, poiché s'ignorava tutto il passato dell'uomo.

Cosi sull'umlle "trabiccolo", con i larghi fianchi rabberciati di pece, stivato di segale e veleggiante per il mare Ionio, la presenza. tra quelle anime accese, di Boccheciampe che si rivelerà il traditore, e del brigante Nivaro, simboleggiava in quel viaggio fatale e nel forte contrasto le due Italie di allora: quella della insidia e della servitù, e quella sognata dai poeti, dall'Alfieri in poi, e vaticinata dalla prosa severa di Giuseppe Mazzini.

Nativi di Venezia, di Bologna, di Perugia, del Lazio, della Romagna e delle Marche, quei cospiratori si sentivano comunque figli della Terra Calabra, perché terra italiana. Era la prima volta che Italiani venivano "per offrire aiuto e dare coraggio e sollievo, senza nulla chiedere".

Al tramonto del 16 giugno 1844, sbarcarono alla foce del Neto, a nord di Crotone, fra Punta Alice e Capo Colonna.

Il Neto, "Neathos", con chiaro richiamo etimologico a navi incendiate, secondo una leggenda riportata da Strabone, scaturisce dalle falde nord-orientali dell'imponente monte Sorbella (1.850 m slm.), mai povero di acque, si allarga tra i boschi ed i folti canneti decantati da Teocrito, e dopo settantaquattro chilometri sbocca nel mare Ionio,

Il gruppo marciò nella notte risalendo il corso del fiume, fino a giungere alla masseria Poerio sulla sponda destra del Neto, di proprietà di Filippo Albani, a circa dieci chilometri da Crotone. Era l'alba del 17 giugno. Già strada facendo da alcuni contadini ebbero notizie poco ras­sicuranti sui moti già spenti, confermate anche da Girolamo Calojero fittavolo degli Albani, sopraggiunto con altri due contadini per la immi­nente mietitura.

Nonostante tutto, con nel cuore le tenebre di un sogno fallito, de­cisero di marciare alla volta di Cosenza, dove i recenti moti liberali del 15 marzo lasciavano bene sperare in una sollevazione generale che avrebbero potuto e dovuto essi stessi suscitare, soffiando sulle ceneri ancora calde.

Il popolo calabrese, che non conoscevano da vicino, per antica tradizione era detto fiero e bellicoso, perciò sarebbe stato facile guada­gnarlo alla causa italiana.

Con tali  speranze, attesero la sera, cibandosi con una povera zuppa di fave e dissetandosi con acqua. A sera, poi, partirono lungo le sponde del Neto, procedendo con buona lena, guardinghi nella notte, fin quando, ad un certo punto, si accorsero che Boccheciampe era letteralmente svanito nel nulla. Soltanto dopo si capì che era ritornato sui suoi passi premuroso di avvertire di quanto stava avvenendo le Autorità borboniche della vicina città di Crotone. Gli altri andarono innanzi tutta la notte e all'alba sostarono in un burroncello nei pressi di Santa Severina, ancora nel distretto di Crotone, territorio montuoso ricco di boschi e pascoli. Rimasero nascosti tutto quel giorno martedì 18 giugno e prima di sera ripresero il cammino. Dovevano guadare il fiume e, in contrada Belvedere, affrontare le balze dell'Appennino per raggiungere l'Altopiano silano.

Ma già, in tutti quei luoghi, i Capi Urbani avevano dato l'allarme e attendevano al varco la gente "sbarcata". Ecco per­ché nella notte tra il 18 e il 19, a Gipso, un'ansa del fiume Neto, la spedizione s'imbatteva nell'agguato di forze superiori che attendevano nascoste nell'ombra.

Sotto la guida del Meluso che conosceva quei luoghi passo per passo, perché nativo di S. Giovanni in Fiore, i giovani ardimentosi riu­scirono ad eludere l'attacco e a ripararsi attraverso il territorio di Cerenzia e Caccuri, in località "Vordò" di proprietà della famiglia Lopez da S. Giovanni in Fiore.

C'era una dimora di campagna, una volta antico monastero di frati che, con l'incameramento e la vendita dei beni ecclesiastici, era stato acquistato dai  Lopez. Sulla spianata antistante la casa, all'aperto, in mezzo ad un uliveto, fu offerto loro del vino da un certo Polibio. Subito dope ripresero il cammino in provincia di Cosenza, nel territorio di San Giovanni in Fiore, grosso centro agricolo bagnato dal corso dell'alto Neto e del sue affluente Ampollino. In una bettola, in località Stragola, sostarono per consumare un pasto frugale di pane, formaggio ed alcune cipolle.

Proseguirono il loro cammino e quando giunsero al Canale della Stragola, Improvvisamente furono assaliti da un'orda furibonda di popolo urlante "Eccoli! Eccoli! Arrendetevi.Viva il nostro Re! Viva Ferdinando , scambiando i prodi per stranieri armati. Accerchiati, assaliti, fu inevitabile lo scontro, durante il quale rimasero feriti alcuni, mentre Tesei e Mitler caddero.

Il brigante Nivaro ormai riconosciuto dai suoi ex paesani sfuggì alla cattura e si diede alla macchia.

Dodici furono catturati e condotti al Corpo di Guardia di S. Giovanni in Fiore, presso il quale fu redatto un primo verbale relativo all'arresto.

Descrivere le condizioni del Mezzogiorno d 'Italia di quei tempi richiederebbe una lunga digressione. Basti dire che i Bandiera erano giunti improvvisi e inattesi senza accordi precisi con coloro che potevano comprendere e condividere le loro idee. Pochi esercitavano un'arte o un mestiere: o servivano o coltivava­no i campi o per miseria rubavano coprendosi anche di altri delitti. Così diventavano briganti. Solo più tardi il popolo conobbe la nobiltà del martini; infatti, durante la prigionia e ll processo cominciò ad amarli e poi li venerò come martiri.

Lo stesso Giudice del Circondario, avido di ricompense e ricono­scimenti, volle far credere che coloro i quali erano guidati dal  brigante Nivaro fossero suoi degni compagni "spre­gevoli e pericolosi", come scrisse in data 19 giugno 1841 in un comuni­cato regio riportato dal De Chiara.

II giorno seguente a quella cattura, il 20 giugno, furono por­tate in paese le salme del caduti Miller e Tesei e, dopo essere rimaste esposte in piazza per un giomo, furono pietosamente sepolte nella Chie­sa del Monastero, oggi monumento nazionale, dell'ordine florense fon­dato da Gioacchino da Fiore. Intanto venivano curati i feriti e il 23 giu­gno, secondo gli ordini pervenuti dalle autorità distrettuali, furono con­dotti per la via della Sila, su cavalli e muli, a Cosenza, direttamente al Palazzo dell'Intendenza. Solo Attilio Bandiera fu interrogato, poi rag­giunse i compagni nelle carceri centrali. "Era questo un gran fabbricato che riunisce ancora i Tribunali, il Commissariato di polizia e un deposito) di armi" (Riccardo Pierantoni, Milano 1909).

II Memoriale di Marsiglia riferisce che era permesso accostarvisi e che infinite furono le prove di simpatia e di affetto che i prigionieri poterono ricevere dalla popolazione cosentina.

II processo fu indubbiamente influenzato dall'autorità politica. L'imputazione principale era di cospirazione ed attentato all'or­dine pubblico per far cambiare il Governo e far insorgere i sudditi contro l'autorità reale. Seguivano le accuse di  sbarco furtivo commesso a mano armata nel Regno con bandiera Tricolore; d'infrazione alle leggi sanitarie; di resistenza ed attacco alla forza pubblica dei comuni di Bel­vedere Spinello e di S. Giovanni in Fiore; dio detenzione di materiale propagandistico sovversivo.

Avvocati difensori di ufficio furono nominati Cesare Marini, Tommaso Ortale e Gaetano Bova, tre giganti del Foro cosentino. L'incarico doveva servire come apparato scenico, mentre il verdetto era già stato formulato dalla Giuria e prevedeva la morte dei congiurati

Nella foga appassionata della difesa, gli avvocati avrebbe­ro poi sorpassato i limiti della prudenza, rivelando gli intimi convincimenti della loro fede politica. Quasi un’autoaccusa.

Il 16 luglio incominciò il processo dinanzi ai giudici militari. L'intendente, il commissario di Polizia ed il colonnello Zola in­formavano il De Carretto, ministro di polizia,  dei progressi del processo. Il governatore Dalla riferiva al Ministro di Grazia e Giustizia.

La Commissione si dichiarò competente a procedere al giudi­zio per i fuoriusciti esteri, riservandosi all’esito di tale giudizio di discutere la competenza per gli arrestati calabresi. Furono ascoltati tutti i testimo­ni di accusa. Non si voleva I'imbarazzo di prove difensive che vennero respinte.

Così nell'aula della Gran Corte Criminale la voce dell'accusa ri­sonò sola. Il Commissario del Re dette le sue conclusioni: tutti colpevoli di Lesa Maestà e per tutti pena capitale. All'ultimo minuto tre ottennero la grazia, perché l'esecuzione doveva essere limitata solo a nove degli arrestati esteri compresi tutti i capi e coloro che avevano avuto più influenza nella rivolta.

La sentenza, emessa con un certo ritardo per dare la parvenza di ponderata giustizia, fu data ii 24 luglio 1844 in nome di Ferdinando II ed in cinquecentocinquanta copie nei giorni successivi, fu diffusa nel Regno ad ammonimento degli animi indocili.

I prigionieri, ammanettati per udire la sentenza, furono condotti ad uno ad uno davanti al Capitano relatore nella stretta corte della pri­gione.

Nelle ore precedenti l'esecuzione furono assistiti dall'abate Beniamino De Rose e s'intrattennero sui destini dell'Italia, sull'immor­talità dell'anima secondo it Clarke; scrissero le ultime lettere alla fami­glia. Giuseppe Pacchioni ritrasse i compagni in quelle ultime ore.

All'alba del 25 luglio furono spalancati i cancelli del carcere e comparve il triste corteo che si dispose ad uscire per recarsi al luogo del supplizio fra due doppie file di soldati armati di moschetto. I condannati indossavano un nero camiciotto e le teste erano coperte con veli bruni che ricadevano sulle spalle.

Il corteo usciva dall'abitato e procedeva lentamente per la via della campagna, verso il Vallone di Rovito.

I balconi, le terrazze, i poggi, le colline adiacenti brulicavano di gente alle sei del mattino, muta e oppressa da un cupo dolore.

Passarono dinanzi alla Chiesa di Sant'Agostino e Domenico Moro, additandola, domandò all'abate De Rose se colà avrebbero trovato ripo­so le loro salme: e cosi era stato deciso.

Poi nell'aria nitida mattutina, un canto erompe ad un tratto, alto e chiaro, vibrante di passione:

Chi per la patria more

vissuto è assai;

La fronda dell'allor

non langue mai.

Piuttosto che languir

sotto i Tiranni,

è meglio di morir

sul fior degli anni........

Erano i Martini che intonavano un coro dell'opera "Donna Caritea" del Mercadante, con qualche variazione ai versi. I liberali avevano cambiato due versi, e il coro divenne popolarissimo in Italia.

Dopo I'esecuzione un grave silenzio scese  non solo su Cosenza, ma sull'Italia. Ebbero degna sepoltura nella vicina Chiesa dei Frati Agostiniani e si dice che I'abate De Rose collocò all' interno delle bare una bottiglia contenente un foglio di carta con le complete generalità di ciascuno. Ciò, successivamente, quando ne fu fatta l'esumazione, rese pos­sibile identificare i resti dei martini con la massima precisione. A Parigi, a Londra, gli esuli coniarono una medaglia commemorativa e Giuseppe Mazzini, Laura Beatrice Oliva Mancini, Gabriele Rossetti, Giuseppe Ricciardi ed altri celebrarono il martirio di Cosenza con prose e poesie. A Cosenza ai Fratelli Bandiera è stato innalzato un semplice sa­crario nel Vallone di Rovito. Dopo l'unificazione d'Italia le loro salme furono traslate nei pae­si d’origine. Le salme di Attilio ed Emilio Bandiera il 16 giugno 1867 ven­nero portate a Venezia, accolte dalla madre distrutta dal dolore, e tumulate nella Chiesa dei Santi Giovanni e Paolo, tra le tombe gloriose dei Dogi.


Amiata Storia e Territorio Rivista quadrimestrale di studi e ricerche sul territorio amiatino

È uscito il numero 65-66 (Anno XXIV - Dicembre 2011) di

Amiata Storia e Territorio

Rivista quadrimestrale di studi e ricerche sul territorio amiatino

Da oltre vent'anni il laboratorio culturale che indaga il passato della montagna, ne costituisce il patrimonio culturale e ne progetta il futuro.
 
Lo potete trovare in tutte le edicole dell'Amiata, le librerie o richiederlo ai nostri indirizzi.
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Gran Concerto di Capodanno, domenica 1 gennaio 2012 alle 11.30, al Teatro Lirico di Cagliari


Gran Concerto di Capodanno, domenica 1 gennaio 2012 alle 11.30,
al Teatro Lirico di Cagliari

Mattinata straordinaria domenica 1 gennaio 2012 alle 11.30 al Teatro Lirico di Cagliari, per il Gran Concerto di Capodanno che viene offerto, agli abbonati della Stagione lirica e di balletto 2011 e della Stagione concertistica 2011-2012, dal quotidiano “L’Unione Sarda”.

Protagonisti del concerto sono l’Orchestra e Coro del Teatro Lirico, diretti da Marcello Rota. Il maestro del coro è Marco Faelli. I ruoli solistici sono affidati a: Anna Tifu (violino), Romeo Scaccia (pianoforte).

Il programma del concerto, della durata di 1 ora e 15 minuti circa senza intervallo, prevede: Luci di Venezia, per orchestra di Matteo Martis; Tzigane, rapsodia per violino ed orchestra di Maurice Ravel; La Grazia, suite per pianoforte e orchestra; In Volo, per violino, pianoforte e orchestra; Sardinian tango, per violino, pianoforte e orchestra di Romeo Scaccia; Der Freischütz op. 77: Coro dei cacciatori per coro maschile e orchestra; Invito alla danza, rondò brillante in re bemolle maggiore op. 65 (trascrizione per orchestra di Hector Berlioz) di Carl Maria von Weber; Evgenij Onegin op. 24: Waltz per coro e orchestra; Polonaise per orchestra di Pëtr Il’ič Čajkovskij; Musik zu einem Ritterballet WoO 1 per orchestra; Nona Sinfonia in re minore op.125: Inno alla gioia per coro e orchestra di Ludwig van Beethoven.

Sono a disposizione degli abbonati, alla Stagione lirica e di balletto 2011 ed alla Stagione concertistica 2011-2012, n. 500 biglietti gratuiti che si possono ritirare, per un massimo di n. 2 biglietti a persona, dietro presentazione dei relativi abbonamenti, a partire da mercoledì 28 dicembre, fino ad esaurimento posti, alla Biglietteria del Teatro Lirico di Cagliari.

Biglietteria del Teatro Lirico, via Sant’Alenixedda, 09128 Cagliari, dal lunedì al venerdì, dalle 10 alle 13 e dalle 17 alle 20, il sabato dalle 10 alle 13, telefono +39 0704082230 - +39 0704082249, fax +39 0704082223, biglietteria@teatroliricodicagliari.it; www.teatroliricodicagliari.it.

Coro del Teatro Lirico - Protagonista di una importante attività che, a partire dal dopoguerra, lo ha portato ad eseguire oltre cento titoli di lirica, si qualifica anche per la capacità di affrontare il repertorio sinfonico. Ha avuto tra i suoi direttori Bonaventura Somma, Roberto Benaglio, Giorgio Kirschner. Diretto dal 1997 al gennaio 2005 da Paolo Vero, dal giugno 2005 al dicembre 2007 da Andrea Faidutti, dal gennaio 2008 al dicembre 2011 da Fulvio Fogliazza. La disponibilità e la capacità di interpretare lavori di epoche e stili diversi in lingua originale sono caratteristiche che lo hanno reso tra le compagini più duttili ed apprezzate da direttori d’orchestra e registi. Il complesso ha avuto particolare cura per le opere di compositori del Novecento, tra cui Le Roi David di Honegger, Stabat Mater di Poulenc, Assassinio nella cattedrale di Pizzetti, Sinfonia di Salmi di Stravinskij, Coro di morti di Petrassi, La visita meravigliosa di Rota, Stabat Mater di Szymanowski. Tra le interpretazioni delle ultime stagioni hanno particolare rilievo il Te Deum di Berlioz con la direzione di Gabor Ötvös, la Seconda Sinfonia di Mahler con Alun Francis, il Requiem e la Messa dell’Incoronazione di Mozart con Ton Koopman, il Requiem di Cherubini diretto da Frans Brüggen, il Requiem tedesco di Brahms e La Creazione di Haydn con Gérard Korsten, la Passione secondo Giovanni e la Passione secondo Matteo di Bach con Peter Schreier, le opere Sebastian, tratta da Le martyre de Saint-Sébastien di Debussy (prima produzione italiana), con la direzione di Georges Prêtre, Čerevički di Čajkovskij diretta da Gennadi Rozhdestvensky. Negli anni scorsi ha collaborato con registi quali Dario Fo, Beni Montresor, Stefano Vizioli, Lorenzo Mariani, Filippo Crivelli, Luca Ronconi, Hennings Brockhaus, Alberto Fassini, Denis Krief, José Carlos Plaza, Stephen Medcalf, Pier Luigi Pizzi, Graham Vick. Sotto la guida di Lorin Maazel ha eseguito con successo la Nona Sinfonia di Beethoven nel 1999, e l’anno successivo in un’apprezzata versione multimediale. Nel 2002 il Coro, insieme all’Orchestra del Teatro Lirico, ha rappresentato l’Italia nell’ambito della rassegna Italienische Nacht, organizzata dalla Bayerischer Rundfunk al Gasteig di Monaco di Baviera e trasmessa in diretta dalla radio bavarese. Particolarmente apprezzate sono state, inoltre, le esecuzioni della Liturgia di San Giovanni Crisostomo di Čajkovskij e il Vespro in memoria di S. Smolenskij di Rachmaninov. Nel giugno 2003 ha eseguito, con la New York Philharmonic diretta da Lorin Maazel, brani da Porgy and Bess di Gershwin. Per la casa discografica Dynamic ha inciso Die Feen di Wagner, Dalibor di Smetana, (premiate, rispettivamente, da “Musica e Dischi” quale miglior disco operistico italiano del 1997, e da “Opéra International” col “Timbre de Platine” - gennaio 2001), Čerevički di Čajkovskij, Die ägyptische Helena di Richard Strauss, Goyescas di Granados e La vida breve di De Falla, la Passione secondo Giovanni di Bach, Euryanthe di Weber, Opričnik di Čajkovskij, Alfonso und Estrella di Schubert, Hans Heiling di Marschner, Chérubin di Massenet, Die Vögel di Braunfels, Lucia di Lammermoor di Donizetti. È in preparazione l’edizione discografica di A Village Romeo and Juliet di Delius. Per la Rai ha registrato, nel 1998, La Bohème (con Andrea Bocelli nel ruolo di Rodolfo), trasmessa in tutto il mondo, e, nel 2003, Don Pasquale (edito in dvd da Rai Trade).

Marco Faelli - Si è diplomato in Direzione d’orchestra al Conservatorio di Musica “Giuseppe Verdi” di Milano, perfezionandosi, in seguito, all’Accademia “Ottorino Respighi” di Roma con Ferenc Nagy e Hans Priem Bergrath, e, quindi, alla Fondazione I Pomeriggi Musicali con Gianluigi Gelmetti. Ha, inoltre, seguito, per un certo periodo, l’attività di Peter Maag, importante punto di riferimento per la sua formazione di interprete. Ha iniziato l’attività artistica al Teatro Regio di Parma come Maestro sostituto. Dal 1980 al 1986 è stato prima “Assistente alla Direzione del Coro” e poi “Altro Maestro del Coro” al Teatro alla Scala di Milano, dove ha collaborato con Romano Gandolfi (di cui è stato allievo) e Giulio Bertola. È stato maestro del Coro del Teatro Carlo Felice di Genova (1986-1988), del Teatro Regio di Parma (1989-2002), della Fondazione “Arturo Toscanini” di Parma (1996-2006), dell’Arena di Verona (2002-2010). Ha anche svolto attività di direttore del Coro dei complessi di Radio France e della Radiotelevisione spagnola. Come Direttore del Coro ha al suo attivo molte registrazioni discografiche tra cui, in occasione del centenario verdiano, Messa di Requiem ed Il Trovatore. Al Teatro alla Scala di Milano è stato anche Direttore del Coro di voci bianche dal 1980 al 1986. Ha esordito come Direttore d’orchestra al Teatro Carlo Felice di Genova, e ha poi diretto opere liriche e concerti sinfonici in Italia ed all’estero, specializzandosi soprattutto nel settore sinfonico-corale. Il suo repertorio comprende, tra l’altro: Messa di Requiem di Verdi; Requiem, Grande Messa in do minore, Davidde penitente, Vesperae solemnes de confessore, Krönungsmesse di Mozart; Christus am Ölberge, Nona Sinfonia e Fantasia per pianoforte, coro, orchestra di Beethoven; Weihnachtsoratorium, Passione secondo Giovanni, Magnificat, Messe e cantate di Bach; Dettingen Te Deum, Utrecht Te Deum, Dixit Dominus, Messiah, Israele in Egitto di Haendel; Oratorio di Natale di Telemann; Die Schöpfung, Theresienmesse, Missa Sancti Nicolai di Haydn; Oratorio di Pasqua di Buxtehude; Te Deum di Charpentier; oratori di Carissimi; Rappresentatione di Anima et di Corpo di Emilio de’ Cavalieri; Sacrae Symphoniae di Giovanni Gabrieli; Te Deum, Dies Irae, Alcidiane et Polexandre di Lully; cantate, Anthems di Purcell; Gloria, Credo, Magnificat, Dixit Dominus, Lauda Jerusalem, Stabat Mater di Vivaldi; Stabat Mater di Pergolesi; Historia der Geburt Christi, Historia der Auferstehung di Schütz; Hofkapelmeistermesse di Salieri; Stabat Mater, Petite Messe solennelle di Rossini; Oratorio di Natale di Saint-Saens; Stabat Mater di Poulenc, Carmina Burana, Catulli Carmina di Orff; Les Noces, Messa, Sinfonia di Salmi di Stravinskij. Con i complessi da lui fondati, il “Collegium Farnesianum” (orchestra barocca con strumenti originali), il “Coro Cameristico Maria Luigia” ed il “Coro Filarmonico di Parma”, si è dedicato anche alla musica antica, curando la ricerca, la trascrizione e la riproposta di numerose opere inedite, con speciale attenzione ai criteri esecutivi filologici. È anche Direttore artistico della rassegna di musica barocca “Incontri Musicali Farnesiani”, che si svolge a Parma dal 1997, e di cui è fondatore. Per questa rassegna ha proposto, in prima esecuzione, numerosi inediti, di cui ha curato la trascrizione, in particolare legati alla tradizione musicale delle diverse corti che hanno retto il ducato di Parma: dai Farnese, ai Borbone, fino a Maria Luigia d’Austria. Ha svolto intensa attività saggistica in campo musicologico, e, in collaborazione con Romano Gandolfi, ha pubblicato un saggio sulla direzione corale (“Magia del coro”). In via di pubblicazione “Studi antichi e declamazione moderna” (ampio trattato sulla prassi esecutiva originale del melodramma verdiano) ed un testo di “Acustica musicale”. Attualmente sta lavorando a “1813-1901, il secolo di Verdi” (panoramica sugli eventi storici e culturali contemporanei al percorso personale e compositivo di Verdi), ed a “Linguaggio o fenomeno? - colloquio tra musica ed epistemologia”. Parallelamente ha intrapreso intensa attività di pianista accompagnatore e di docente di “Interpretazione dello spartito lirico”, collaborando con il Centro di Perfezionamento per artisti lirici del Teatro alla Scala, con l’Accademia Lirica e Corale “Città di Osimo”, con la Showa University di Tokyo (dove ha anche tenuto lezioni di direzione d’orchestra e di esercitazioni orchestrali). È stato anche docente dei Corsi di formazione della Fondazione Toscanini ed ha insegnato, nei conservatori di Parma e Mantova e negli Istituti di Alta Formazione “Achille Peri” di Reggio Emilia ed “Orazio Vecchi” di Modena, materie quali: Esercitazioni orchestrali; Esercitazioni corali; Coro di voci bianche; Lettura della partitura; Teoria e solfeggio; Pratica di lettura vocale e pianistica; Acustica e psicoacustica; Approfondimenti di Teoria musicale; Semiografia della musica; Direzione di Coro. È laureato in Fisica teorica all’Università degli Studi di Parma.

Orchestra del Teatro Lirico - È stata fondata nel 1933 e ha consolidato, negli anni, un fecondo rapporto con i maggiori direttori italiani, tra cui Tullio Serafin, Vittorio Gui, Antonino Votto, Guido Cantelli, Franco Ferrara, Franco Capuana, Willy Ferrero, e con compositori quali Ottorino Respighi, Ildebrando Pizzetti, Ermanno Wolf Ferrari, Riccardo Zandonai, Alfredo Casella. Risalgono agli anni ‘50-’60 le apparizioni sul podio di Lorin Maazel, Lovro von Matacic, Claudio Abbado, Sergiu Celibidache, Riccardo Muti, e le collaborazioni con Gioconda De Vito, Leonid Kogan, Henryk Szering, Andrés Navarra, Dino Ciani, Maria Tipo, Nikita Magaloff, Wilhem Kempff, Martha Argerich. In questi anni l’Orchestra ha collaborato, tra gli altri, con direttori come Lorin Maazel, Georges Prêtre, Emmanuel Krivine, Mstislav Rostropovich, Ton Koopman, Iván Fischer, Frans Brüggen, Carlo Maria Giulini, Gennadi Rozhdestvensky, Rafael Frühbeck de Burgos, Neville Marriner, Christopher Hogwood, Hartmut Haenchen e con solisti come Martha Argerich, Aldo Ciccolini, Kim Kashkashian, Viktoria Mullova, Misha Maisky, Truls Mørk, Sabine Meyer, Yuri Bashmet, Salvatore Accardo. Dal 1999 al 2005 Gérard Korsten ha ricoperto il ruolo di direttore musicale e ha, fra l’altro, diretto in prima esecuzione nazionale, Die ägyptische Helena di Richard Strauss, Euryanthe di Weber e A Village Romeo and Juliet di Delius. Negli ultimi anni l’Orchestra ha collaborato regolarmente con Lorin Maazel, compiendo nel 1999 una tournée in Europa ed eseguendo con successo una serie di concerti. Nel 2002 ha rappresentato l’Italia nella rassegna Italienische Nacht, organizzata dalla Bayerischer Rundfunk al Gasteig di Monaco di Baviera e trasmessa in diretta dalla radio bavarese. Nel 2005 ha suonato in un concerto in onore del Presidente della Repubblica Italiana Carlo Azeglio Ciampi. Negli ultimi anni, anche nell’ambito della rassegna “Cinque passi nel Novecento”, ha eseguito, in prima assoluta, composizioni per orchestra che il Teatro Lirico di Cagliari ha commissionato a compositori come Sylvano Bussotti, Giorgio Tedde, Azio Corghi, Fabio Nieder, Alberto Colla, Carlo Boccadoro, Franco Oppo, Francesco Antonioni, Ivan Fedele. Per la casa discografica Dynamic ha inciso opere in prima esecuzione in Italia, quali Die Feen di Wagner, Dalibor di Smetana, (premiate, rispettivamente, da “Musica e Dischi” quale miglior disco operistico italiano del 1997, e da “Opéra International” col “Timbre de Platine” - gennaio 2001), Čerevki e Oprnik di Čajkovskij, Die ägyptische Helena di Richard Strauss, Euryanthe di Weber, Alfonso und Estrella di Schubert, Hans Heiling di Marschner, Chérubin di Massenet, Lucia di Lammermoor di Donizetti. Ha inciso, inoltre, Goyescas di Granados e La vida breve di De Falla, La Passione secondo Giovanni di Bach per la Dynamic e Don Pasquale per Rai Trade. Per la Rai ha registrato, nel 1998, La Bohème trasmessa in tutto il mondo.

Marcello Rota - Ha studiato corno al Conservatorio di Musica “Antonio Vivaldi” di Alessandria con Giacomo Zoppi, composizione con Felice Quaranta e direzione d’orchestra con Igor Markevitch e Franco Ferrara all’Accademia Chigiana di Siena. Dopo aver debuttato con l’Orchestra Sinfonica della RAI di Torino, in seguito ha più volte diretto le orchestre del San Carlo di Napoli, del Massimo di Palermo, dell’Arena di Verona e del Lirico di Cagliari, del Carlo Felice di Genova, oltre a I Filarmonici di Torino, l’Orchestra Filarmonica Italiana, l’Orchestra della Svizzera Italiana, l’Orchestra Sinfonica Siciliana, Nordwestdeutsche Philharmonie, Baden-Baden Philharmonie, l’Orchestra Sinfonica della Galizia, Filarmonica di Gran Canaria, Royal Philharmonic Orchestra, l’Orchestra Filarmonica di Mosca e il Coro di Praga. Dal 1995 ha diretto nelle più prestigiose sale d’Europa: Concertgebouw di Amsterdam, Musik Halle di Amburgo, Royal Albert Hall di Londra, Palais des Beaux Arts di Bruxelles ed Elizabeth Halle di Anversa, Filarmonica di Monaco, Berlino, Mannheim, Accademia Nazionale di Santa Cecilia, Opera di Roma, Comunale di Bologna. In Libano, Portogallo, Messico, Cile, Argentina, Brasile, U.S.A. ha collaborato con l’Orchestra Sinfonica di Xalapa, Sinfonica del Cile, Filarmonica di Buenos Aires, Sinfonica di Rio de Janeiro, San Diego Symphony, Vancouver Symphony, Hollywood Bowl Orchestra, New Jersey, Naples, Hartford Symphony, Teatro Nazionale Opera di Belgrado ed ancora con la Royal Philharmonic negli Stati Uniti, in Irlanda al Wexford Festival Opera con la National Symphony Orchestra, British Philharmonic, Michigan Opera Theatre di Detroit, BBC Radio Concert Orchestra, Estonian National Symphony, Filarmonica di Belgrado, Cairo Symphony, Manila Philharmonic, l’Orchestra Presidenziale del Cremlino, in Australia e Nuova Zelanda con la Melbourne Symphony, Sydney Symphony, Adelaide Symphony, Queensland Symphony, Perth Symphony, Aukland e New Zealand Philharmonic ed in Cina con la National Opera e coro di Beijing, Shanghai Symphony e Beijing Symphony. Dal 2004 è direttore principale ospite della Czech National Symphony di Praga, con la quale incide per la Victor JVC. Nelle stagioni 2006, 2007, 2009 ha diretto al Teatro alla Scala di Milano e, sempre nel 2009, ha inaugurato il Festival Pucciniano di Torre del lago con La Bohème. Ha accompagnato solisti quali Rostropovic, Rampal, Galway, Baumann, Sitkovetsky, Cecilia Gasdia, Tiziana Fabbricini, Maria Dragoni, Katia Ricciarelli, Mariella Devia, Kiri Te Kanawa, Renato Bruson, Leo Nucci; ha partecipato con Andrea Bocelli e l’Orchestra “Toscanini” di Parma al concerto per il 22° Congresso Eucaristico di Bologna, trasmesso in mondovisione, alla presenza di Giovanni Paolo II. Il suo repertorio comprende oltre 40 titoli lirici, in particolare Rossini, Bellini, Donizetti, Verdi e Puccini.

Romeo Scaccia - È nato ad Addis Abeba (Etiopia) nel 1970, ha studiato presso il Conservatorio di musica “Pierluigi da Palestrina” di Cagliari, sotto la guida di Arlette Giangrandi Eggmann (una delle ultime allieve di Dinu Lipatti e Nikita Magaloff) diplomandosi nel 1990 con il massimo dei voti e la lode. Ha proseguito a perfezionarsi con Alexander Lonquich e, dal 1992 fino al 1996, entra a far parte della classe di Ferenc Rados (Grande Maestro ungherese che ha avuto allievi quali Zoltan Kocsis e András Shiff) all’Accademia “Ferenc Liszt” di Budapest, diplomandosi con la votazione “Eccellente”. Approfondisce ulteriormente il suo lavoro di ricerca musicale, tecnica pianistica e composizione all'Accademia "Sweelinck "di Amsterdam. Fin da giovanissimo ha ottenuto numerosi riconoscimenti in concorsi nazionali ed internazionali tra cui il primo premio assoluto al concorso “Shubert”, al concorso internazionale di Capri, al concorso europeo di Moncalieri e finalista del “Unisa Transnet International Piano Competition” di Pretoria. Nella sua giovane carriera concertistica ha palesato oltre le spiccate qualità artistiche, una matura personalità interpretativa che catalizza l’attenzione e trascina la platea. Numerosi i concerti tenutisi in tutto il mondo, Madrid, Lione, Praga, Nizza, Parigi, Budapest, Boston, Pretoria, Bloomington, New York, Chicago, ed altri ancora. Nel 1995 debutta all’Ente lirico di Cagliari con l’esecuzione del concerto K466 di Mozart e nel 1997 debutta con il suo quartetto composto da 2 pianoforti e 2 percussioni ad Amsterdam e al Vredenburg di Utrecht. Oltre ad essere un affermato esecutore, Romeo Scaccia è compositore. Fin dal 1985 è alla ricerca di nuove forme espressive mediante l’uso di computer e sintetizzatori e, nel 1996, realizza un'opera multimediale che prevede l’interazione fra differenti forme espressive quali l’arte visiva, la recitazione, la musica, mediante l’uso di sistemi elettronici (computer graphic, special visual effects e computer music in quadrifonia). Nel 1997 realizza un opera multimediale “Contrasts”, in collaborazione con lo Sweelinck Conservatorium di Amsterdam e la Knight Gallery di Londra. Nello stesso periodo è invitato come docente dalla prestigiosa Università “Berklee College of Music” di Boston per masterclass di composizione assistita dai sistemi informatici. Nel 1999 progetta, insieme al regista Francesco Casu, e realizza il primo concerto al mondo on-line tramite 4 disklavier dislocati in diverse città d’Europa e collegati in Internet con un software proprietario che permette di suonare in tempo reale da sedi remote. Fonda la Codex Multimedia, con la quale realizza, tra gli altri, il primo Museo Virtuale della Sardegna, il progetto “Abitare il Libro”: viaggio multimediale sulla letteratura sarda (Bologna, Torino, Parigi, Francoforte) e il progetto “Abitare la Musica”: mostra multimediale sulla musica e gli strumenti musicali di Sardegna.

Anna Tifu - Nata a Cagliari nel 1986, intraprende lo studio del violino sotto la guida del padre all’età di sei anni. Dopo essersi aggiudicata, nel 1994, il primo premio alla Rassegna di Vittorio Veneto, con la menzione speciale di merito, nel 1996 vince il Concorso indetto dalla Società Umanitaria di Milano, con menzione speciale della giuria e, nel 1997, il premio per la più giovane vincitrice e quello per la migliore esecuzione di Bach al Concorso Internazionale di Kloster Schontal, a undici anni debutta come solista dell’Orchestra National des Pays de la Loire per una serie di concerti in Francia. Successivamente viene invitata al X Festival Internazionale “Wolfgang Amadeus Mozart a Rovereto” in qualità di solista dell’Orchestra Sinfonica “Haydn” di Bolzano e Trento, con la quale si esibisce al Festival Internazionale “Gustav Mahler”. Nello stesso anno, al Conservatorio di Santa Cecilia a Roma, vince con menzione speciale, il concorso indetto dalla SIAE per i migliori allievi dei Conservatori italiani. Nel 1998, a dodici anni, debutta al Teatro alla Scala di Milano con l’esecuzione del Concerto n. 1 di Max Bruch. Nel 2000, a 14 anni, vince il primo premio al Concorso Internazionale “Viotti-Valsesia” e il primo premio al Concorso Internazionale per Violinisti “Michelangelo Abbado”. Si diploma all’età di 15 anni al Conservatorio di Musica “Giovanni Pierluigi da Palestrina” di Cagliari con il massimo dei voti, la lode e la menzione speciale. Nel 2002 vince il Premio Internazionale “Giovanni Pressenda” e il Concorso Nazionale di Violino di Carpi, dove le viene attribuito anche il premio per la migliore esecuzione dei Capricci di Paganini. Il suo vasto repertorio spazia dai concerti per violino e orchestra di Brahms, Bruch, Mendelssohn, Mozart, Paganini, Rode, Saint-Saëns, Sibelius, Sostakovic, Spohr, Cajkovskij, Vieuxtemps, Viotti, Wieniawski, alle sonate di Bach, Beethoven, Brahms, Franck, Mozart, Prokofiev, Ravel, Schubert, Schumann, Ysaye, oltre all’integrale dei 24 Capricci di Paganini. Svolge un’intensa attività concertistica e collabora con orchestre come l’Orchestra Filarmonica delle Nazioni, l’Orchestra della Fondazione “Arturo Toscanini” di Parma, l’Orchestra Regionale del Lazio, l’Orchestra Sinfonica di Padova, l’Orchestra Sinfonica Abruzzese, la Filarmonica “Paul Costantinescu” di Ploiesti, l’Orchestra Sinfonica Ungherese di Miskolc, l’Orchestra Sinfonica Giovanile del Piemonte, l’Orchestra da Camera di Essen, l’Orchestra da Camera di Monaco, l’Orchestra da Camera di Praga, l’Orchestra del Teatro Massimo di Palermo. Nel 2004 ottiene il diploma d’onore dell’Accademia Chigiana di Siena e il Premio Internazionale “Myrta Gabardi - Una vita per la musica, una musica per la vita”, quale giovane rivelazione della concertistica italiana. Studia con Salvatore Accardo dall’età di otto anni e segue i corsi di perfezionamento all’Accademia “Walter Stauffer” di Cremona.





Pierluigi Corona
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