La quercia e la rosa, di Ludovica De Nava

La quercia e la rosa, di Ludovica De Nava
Storia di un amore importante di Grazia Deledda con lettere autografe. Romanzo di Ludovica De Nava

IN TERRITORIO NEMICO

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Romanzo storico sulla Resistenza di Pier Luigi Zanata e altri 114 scrittori - metodo Scrittura Industriale Collettiva

Dettagli di un sorriso

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romanzo di Gianni Zanata

Informazione Contro!

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Blog di controinformazione di Pier Luigi Zanata

NON STO TANTO MALE

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romanzo di Gianni Zanata

venerdì 31 gennaio 2014

Mazzolini di lavanda, di Gianni Zanata

Mazzolini di lavanda.
Circa mezz’ora fa m’ero messo in testa di affrontare il tema della poesia molecolare. E mi chiedevo: da dove è opportuno partire per analizzare la questione? I poeti che asportano dalle tombe mazzolini di lavanda, rientrano nella tipologia dei molecolari o possono a buon titolo definirsi sonettisti amorosi?
Ecco, avevo intenzione di affrontare questo tema, circa mezz’ora fa. Invece ho sentito schiamazzi e lamenti provenire dalla strada, così mi sono affacciato alla finestra e ho sentito una signora che urlava.
“L’autobus per i disabili ha investito un toro in via Roma! L’autobus per i disabili ha investito un toro in via Roma!”.
Quindi, penso che la faccenda della poesia molecolare l’affronterò un’altra volta. Adesso mi preme andare a vedere questa cosa del toro.

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“Graphic novel is dead”, in un libro le fragilità dell’allegro ragazzo morto Toffolo

 Il Fatto Quotidiano > Terza pagina > “Graphic ...

“Graphic novel is dead”, in un libro le fragilità dell’allegro ragazzo morto 

Toffolo

Il cantante-chitarrista della storica band rock 

più di vent'anni fa ha disegnato la 

maschera che identifica il gruppo. Nella sua autobiografia

 reindossa i panni di 

El Tofo, soprattutto per raccontare l'insofferenza verso la 

classe politica

“Graphic novel is dead”, in un libro le fragilità dell’allegro ragazzo morto Toffolo
“Da più di 20 anni ho un teschio sulla faccia o vado in giro vestito da scimmia perché sono affascinato dalle identità segrete, quelle dei supereroi. D’altronde vengo dal fumetto e sono innamorato di questa forma espressiva”. Da sempre Davide Toffolo è abituato a far dialogare le sue due anime artistiche: quella di cantante-chitarrista dei Tre Allegri Ragazzi Morti, una delle band storiche del circuito musicale indipendente italiano, e quella di affermato fumettista che ha al suo attivo graphic novel come FregoliCarnera e Pasolini. Più di vent’anni fa ha disegnato la maschera che ancora oggi identifica la sua band: un teschio che nasconde i loro visi nelle esibizioni dal vivo e sulle copertine di dischi e giornali. “Il fumetto dei Tre Allegri Ragazzi Morti nacque prima del gruppo, nel 1990, mentre facevo il militare – racconta Toffolo – Partì tutto da quel disegno e dall’ossimoro che accostava l’allegria ai ragazzi morti. Era un momento della mia vita molto particolare, in cui alcune cose finivano e si presentava una nuova coscienza di ciò che facevo. Per quello immaginavo una morte e la possibilità di vivere il dopo senza aspettative, più libero. Partendo da questo disegno abbiamo costruito in questi anni un immaginario complesso, identificabile, stilizzato, che ci ha dato la possibilità di raccontare una parte d’Italia poco visibile e allo stesso tempo molto reattiva. Oggi il concetto di ‘allegro ragazzo morto’ è diventato una super identità che va oltre alle esperienze dei singoli”.
Con il libro Graphic novel is dead (Rizzoli Lizard, pp. 144, euro 16) Toffolo prova ad abbandonare questa “super identità”, raccontando come vive tra le mura di casa un rocker indipendente. Una commedia a fumetti, ironica e profonda, in cui getta la maschera, si spoglia dal vestito da yeti e svela il suo mondo più intimo, comprese le sue fragilità. La storia è introdotta dalle immagini di El Tofo, suo nome di battaglia sul palco con i Tre Allegri Ragazzi Morti, fotografato da Cecilia Ibanez durante il tour 2013 negli stadi con Jovanotti. L’autobiografia a fumetti, colorata e supervisionata da Alessandro Baronciani, inizia quando esce dalla ribalta e torna nella dimensione intima della sua abitazione. È lì che cerca di comprendere il mondo per poi disegnarlo o raccontarlo nelle canzoni. Nelle tavole Toffolo si confronta con le persone importanti per la sua formazione e la sua crescita: lo scrittore e regista Pierpaolo Pasolini, a cui chiede di continuare a parlare per sentire ancora la sua voce, oppure con il padre, che da sempre critica il suo vivere d’arte.
In questa narrazione viene affiancato dal pappagallo Pepito, che gli fa da spalla e lo segue in tutte le attività quotidiane. “Pepito mi riporta alla realtà tutte le volte che il mio personaggio ‘svalvola’ – racconta Toffolo – Questo pappagallino mi aiuta a capire chi sono e dove mi trovo veramente. Incarna anche la mia passione per la storia naturale. Il rapporto con l’altra dimensione dell’esistere, che non sia quella umana, è stato uno dei temi che ho raccontato anche in altre graphic novel”. Per Toffolo il fumetto è uno spazio di libertà che permette di esprimere senza vincoli il proprio punto di vista sul mondo: sulla tv e sull’informazione, sul web e sul potere.
Nella sua autobiografia in diversi momenti reindossa i panni di El Tofo, soprattutto per raccontare la sua insofferenza verso la classe politica. Quando smetterà con la musica, infatti, si dedicherà al wrestling per togliersi qualche sassolino dalle scarpe con gli odiati amministratori locali. “Con la graphic novel gli autori si sono riappropriati della possibilità di raccontare attraverso il fumetto, non più in una dimensione industriale ma autorale – continua Toffolo – In questa situazione il fumetto diventa un luogo di libertà e non di omologazione”. Graphic novel is dead è un titolo provocatorio che ai più distratti potrebbe far pensare a una mancanza di fiducia nel futuro del fumetto. Tutt’altro. “I rocker dicono ‘Rock is dead’ per ribadire che il rock è in salute e ha una sua forma. Io ho fatto lo stesso. Il futuro della graphic novel è luminoso. È diventata la forma globalizzata del fumetto. Gli ha dato la possibilità di essere più slegato dal genere rispetto al passato. In questo momento sto cercando di ribadire la libertà espressiva che c’è dietro questo ‘attrezzo’ che si chiama graphic novel”. Il 31 gennaio Toffolo comincerà un tour di presentazione del libro: uno spettacolo che lo vedrà nella duplice veste di intrattenitore comico e musicista. “Sarà quasi una stand-up comedy. Interverrà anche il comico americano Andy Kaufman. Ho chiesto all’ufficio stampa di comunicare che verrà anche lui. In realtà è morto un po’ di tempo fa. Ma ci sarà il suo oracolo, che è anche nel libro. Con lui proverò a far ridere della condizione della star indipendente. E userò le canzoni dei Tre Allegri Ragazzi Morti per rendere il mio percorso più facile da capire”.

giovedì 30 gennaio 2014

TORNA PAGINE VIAGGIANTI - VITERBO, SABATO 15 FEBBRAIO CHIESA DEGLI ALMADIANI

TORNA PAGINE VIAGGIANTI - VITERBO, SABATO 15 FEBBRAIO CHIESA DEGLI ALMADIANI


Dopo la risposta massiccia e positiva del primo appuntamento romano ( 23 aprile 2013 Giornata Mondiale del Libro, metro A e B), l'iniziativa PAGINE VIAGGIANTI torna con un altro momento dedicato alla cultura gratuita.
Stavolta sarà a VITERBO, sabato 15 FEBBRAIO DALLE 10 ALLE 19 davanti all'Ex chiesa degli Almadiani.


PAGINE VIAGGIANTI, ideato dall'Associazione culturale Libra e stavolta con il sostegno di altre tre realtà (Liberi Passi, Inviddia Art Style e GaiaItalia) e con il Patrocinio dell'Assessorato alla Cultura del Comune di Viterbo, ha una formula semplice e sperimentata, che ha ricevuto una risposta collettiva fortissima: IL BOOKCROSSING (scambio gratuito di libri)

Un gruppo di volontari stazionerà nei pressi della ex Chiesa degli Almadiani per regalare e ricevere libri da scambiare e. appunto, DA FAR GIRARE.
Nessun costo, nessuna preclusione: solo la cultura che gira attraverso un libro da donare.

Tutti i libri raccolti, selezionati per categorie, saranno destinati a case famiglia e istituti penitenziari, affinché le Pagine Viaggianti possano allietare altri percorsi; perché come afferma Milagros del Corral, direttrice in carica all'UNESCO, “Esistono libri su tutti i temi, per ogni pubblico ed ogni momento. Ma dobbiamo fare in modo che i libri siano disponibili per tutti, dappertutto”.
Questa è PAGINE VIAGGIANTI.

per partecipare e saperne di più:
www.libraduepuntozero.it
centro.culturale.libra@gmail.c
om
347-7618417
............................................................

Hanno parlato di PAGINE VIAGGIANTI 2013

http://roma.repubblica.it/cronaca/2013/04/19/news/pagine_viaggianti_nelle_stazioni_della_metropolitana_il_bookcrossing_per_la_giornata_mondiale_del_libro-57027200/

http://www.paesesera.it/Culture/Libri-fumetti/Oggi-la-Giornata-mondiale-del-libro-Nella-metro-scattera-il-bookcrossing

http://liveromeguide.wordpress.com/2013/04/22/pagine-viaggianti-23-aprile-2013-bookcrossing-nelle-stazioni-della-metro/

http://www.06blog.it/post/48227/bookcrossing-in-metro-e-pagine-viaggianti-per-la-giornata-mondiale-del-libro-2013

http://www.libreriamo.it/?Pagine+viaggianti

Scevro chi legge, di Gianni Zanata

Scevro chi legge.
Bene, ho deciso di andare a ruota libera. Ché andare a ruota libera richiede uno sforzo specifico, scevro da pregiudizi.
Scevro.
Ecco.
Io non lo so com’è che mi sia venuto da scrivere “scevro”. Io non lo so com’è che poi mi sia venuto da scriverlo tra virgolette. Che se c’è una cosa che mi fa sorridere sono quelli che quando parlano e vogliono dire qualcosa “tra virgolette” (tra virgolette, non tra parentesi) sollevano due dita per mano, in genere l’indice e il medio, e cominciano a muoverle piegando le falangi all’ingiù, mimando proprio il segno delle virgolette.
Scevro.
Ecco.
Mi sento scevro, a scrivere certe cose.
Che scevro.
Un giorno o l’altro me ne andrò giro la notte a scrivere sui muri della città SCEVRO CHI LEGGE.
Tutto maiuscolo, ché fa più effetto.
Tutto maiuscolo, senza virgolette.
Tutto MAIUSCOLO.
Boh. Non lo so. Forse no. Forse è meglio minuscolo. Ché sembra che uno si voglia mettere a urlare.
Chi se ne frega. Urlo quanto mi pare.
Anzi, URLO quanto mi pare.
Come solo noi scevri sappiamo fare.

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È inutile che insisti. Non Ti Amo Più (2), di Gianni Zanata

È inutile che insisti. Non Ti Amo Più (2).
by 
Forse l’ho già detto, anzi, sicuramente l’ho già scritto, non c’è niente che mi infastidisca più delle cose che accadono senza che ci siano motivi sufficientemente validi perché accadano proprio là dove mi trovo.
Ieri, era già notte e i riflessi della luna margottavano un po’ ovunque, mentre rientravo dal lavoro m’è capitato di accendere la radio in macchina e di sentire un tizio che parlava di cose belle e di cose brutte, che son argomenti che alla radio non se ne parla spesso. Il tizio a un certo punto ha detto, testuali parole: Di tante cose belle che possono capitare a uno nella vita, a me, me ne sono capitate parecchie; di tante cose brutte che possono capitare a uno nella vita, a me, me ne sono capitate poche.
C’è stato qualche secondo di silenzio, sei sette secondi, tant’è che m’è venuto da pensare che il segnale fosse sparito, poi invece è partito un brano, una specie di ballata acustica, un pezzo molto bello, tra l’altro, la parte introduttiva è durata almeno un minuto, soltanto chitarra e contrabbasso, due spazzolate sul rullante, poi è entrato il violino e ha suonato una serie di frasi che mi son sembrate riprese da una vecchia canzone irlandese, e quindi s’è sentita la voce della cantante, una voce roca, non come quella di Tom Waits, molto meno roca, come la voce di Bonnie Raitt in It’s All Over Now, Baby Blue, una cosa del genere, la cantante ha cantato due strofe, poi s’è sentito un assolo di chitarra dobro, quindi un bridge, e poi di nuovo un’altra strofa, un altro assolo di violino, ancora la voce roca della cantante. E mentre la musica pian piano riempiva l’aria dentro l’auto, i pensieri svolazzavano, e i ricami della luna ramingavano ombrosi sull’asfalto, da dietro un palazzo di viale Marconi è apparsa la sagoma di un cincillà, grande come una torre medioevale. L’animale sorreggeva in una zampa un’enorme fiaccola la cui fiamma arancione illuminava l’intera città. Il cincillà sorrideva, mostrava una fila di denti aguzzi. Agitava la fiaccola e sorrideva. Son rimasto non so quanto a guardare il cincillà, la fiamma, i denti aguzzi, la zampa, il bagliore arancione. Finché la radio, di colpo, ha smesso di suonare. E di nuovo s’è sentita la voce del tizio che poco prima aveva parlato di cose belle e di cose brutte. Ha detto: Di tante cose belle che possono capitare a uno nella vita, a me, me ne sono capitate parecchie; di tante cose brutte che possono capitare a uno nella vita, a me, me ne sono capitate poche. In sostanza ha ripetuto le stesse cose che aveva detto qualche minuto prima. E mentre le diceva, pian piano ho visto il cincillà allontanarsi, svanire, scomparire dietro il profilo del palazzo. E con lui la fiaccola arancione, e tutto il resto.
Al che mi son fermato, il semaforo era rosso. Mi son stropicciato gli occhi, ho guardato là dove un istante prima c’era il cincilla, ma non ho visto niente, solo il profilo del palazzo.
Un istante dopo si è accostato un fuoristrada. Quel fuoristrada. Sulla fiancata c’era scritto: “È inutile che insisti. Non Ti Amo Più”.
Non ci giurerei, ma credo che anche stavolta al volante del fuoristrada non ci fosse nessuno. Proprio nessuno.

banjo and gun

mercoledì 29 gennaio 2014

Dalle cime al mare Estate 1944 sulle Alpi Apuane di Antonella Sarti

Nell'ambito dei salotti letterari di BiblioteCanova, verrà presentato il libro

Dalle cime al mare

Estate 1944 sulle Alpi Apuane

di Antonella Sarti · Scheda del Libro →

sabato 1 febbraio 2014, ore 17:00
BiblioteCanova Isolotto, Via Chiusi, 4/3 A, Firenze
 
Interverrà il Prof. Paolo Mencarelli, Istituto Storico Resistenza Toscana
 
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Il fine settimana del Moderno di Latina si tinge di colori e fantasia. Atmosfera magica per grandi e piccini con il nuovo appuntamento della rassegna "Che spettacolo a merenda"




Il fine settimana del Moderno si tinge di colori e fantasia. Atmosfera magica per grandi e piccini con il nuovo appuntamento della rassegna "Che spettacolo a merenda".



DOMENICA 2 FEBBRAIO ALLE ORE 16:30
SABATO 8 FEBBRAIO ALLE ORE 16:30
DOMENICA 9 FEBBRAIO ALLE ORE 16:00

SHASHOW
di e con Sashaman

Gli spettatori resteranno incantati di fronte alla magia senza trucchi della giocoleria, alla spettacolare arte dell'equilibrismo, alla varietà dei tanti personaggi inaspettati che di volta in volta popolano lo scenario.
E per gli adulti tornano gli appuntamenti del cartellone 2013/14

SABATO 8 FEBBRAIO ALLE ORE 21:00
DOMENICA 9 FEBBRAIO ALLE ORE 17:30

TI POSSO SPIEGARE
di M.La Ginestra A.Bennicelli
regia di Roberto Marafante
con Michele La Ginestra, Beatrice Fazi e Maria Chiara Centorami

Protagonisti della vicenda sono Michele La Ginestra e Beatrice Fazi rispettivamente marito e moglie che vivono la loro storia ormai super collaudata. Sembrerebbe filare tutto liscio tra i binari della consuetudine, di una monotona monogamia, fino a quando compare un'altra donna! Una commedia tutta da ridere!



Immagini dal pianeta terra Mostra fotografica di Simone Sbaraglia Cagliari, Centro Comunale d’Arte e Cultura Exmà


Immagini dal pianeta terra
Mostra fotografica di Simone Sbaraglia

Cagliari, Centro Comunale d’Arte e Cultura Exmà
 
Dal 1 febbraio al 2 marzo 2014


Sabato 1 febbraio alle 18.30 nella Sala delle Volte del Centro Comunale d’Arte e Cultura Exmà di Cagliari inaugura Immagini dal pianeta terra, la mostra fotografica di Simone Sbaraglia. Si tratta di un vero e proprio pellegrinaggio estetico attraverso la natura dei cinque continenti.

Sono 40 le foto spettacolari che Simone Sbaraglia, maestro di fotografia naturalistica, espone per questa sua prima mostra cagliaritana: deserti del sudovest americano, immense pianure africane, distese ghiacciate dell'Alaska e vaste paludi della Florida.

Un viaggio alla ricerca di attimi di bellezza, da custodire come testimonianza preziosa di un mondo naturale in pericolo.
Una chiave di lettura forte quella trasmessa da Sbaraglia, un tentativo di recuperare ed apprezzare lo splendore della natura che ci circonda, troppo spesso dimenticato. 
È quanto afferma la curatrice Simona Scalas



Il progetto Immagini dal Pianeta Terra, esposto già a Roma e Palermo, viaggerà prossimamente in tutta Italia per giungere poi all'estero. 

La mostra sarà visitabile sino a domenica 2 marzo.
BIOGRAFIA
Simone Sbaraglia è un fotografo naturalista professionista. Quarantenne romano, con una formazione da matematico, dopo aver lasciato un prestigioso lavoro di ricerca negli USA, rientra in Italia nel 2005 per dedicarsi a tempo pieno alla fotografia. Da allora viaggia costantemente nei cinque continenti per documentare la bellezza, l'armonia e la fragilità del nostro pianeta, nella speranza che possa essere preservato per le generazioni future, ed ha realizzato reportage sulle specie ed ecosistemi a rischio di estinzione in Nord e Sud America, Europa, Canada, Alaska, Africa ed Asia.

Le fotografie di Simone Sbaraglia hanno ricevuto i più importanti riconoscimenti internazionali. Oltre al Campionato Italiano 2012, Simone ha vinto per due anni consecutivi (2012 e 2013) il Primo Premio al Nature’s Best Photography e Glanzlichter.
Le sue opere sono state esposte, tra gli altri, dallo Smithsonian Natural History Museum di Washington D.C., dal Science and Technology Museum di Seattle, dalla Lennox Contemporary Gallery di Toronto. Esibizioni personali e collettive del suo lavoro si sono tenute in Italia, Francia, USA e Canada.




INFORMAZIONI
Per ulteriori informazioni è possibile visitare il sito www.camuweb.it o il sito www.simonesbaraglia.com o il profilo  Simone Sbaraglia Photography 

lunedì 27 gennaio 2014

Verrà presentato il libro Tesori di Maremma di Angelo Biondi

Verrà presentato il libro

Tesori di Maremma

di Angelo Biondi · Scheda del Libro →

giovedì 30 gennaio 2014, ore 17:00
UNITRE Grosseto, Via Garibaldi 19
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Daniele Congiu e "La chiave di Velikovsky" a Nuoro


  • Venerdì 31 Gennaio, alle ore 18, presso la libreria MieleAmaro Libri & Musica, in Corso Garibaldi 60, a Nuoro, DANIELE CONGIU incontrerà i lettori per parlare del suo romanzo d'esordio: "LA CHIAVE DI VELIKOVSKY", Arkadia Editore.
    Dialogheranno con l'autore Mariolina Mannia e Domenico Fumagalli.
    Letture di Alessandro Arrabito.
    Musiche di Antonio Lai.

    L’Autore:
    Daniele Congiu è nato a Cagliari, funzionario presso un'amministrazione pubblica, appassionato di psicologia, simbolismo, studi esoterici, archeologia e apnea, ha studiato in Olanda. Organizzatore di eventi culturali musicali, autore di storyboard pubblicitari, pittore, ha gestito programmi di sperimentazione sulle realtà virtuali per Rai Utile e di comunicazione visiva e scritta. Ha partecipato a una sperimentazione del CNR di Pisa per il progetto di ricerca sulla gestione dello stress dell’Agenzia Spaziale russa in preparazione della spedizione su Marte. Da anni conduce ricerche sul campo dell’archeo-astronomia e della simbologia esoterica. La chiave di Velikovsky è il suo romanzo d’esordio

    Il libro:
    Quali misteri cela un’antica mappa che riporta simboli e frasi apparentemente indecifrabili? Che rapporto esiste tra nuraghi e linee di energia, le ley lines, che avviluppano in una fitta trama ogni angolo d’Europa? Perché questa mappa è diventata protagonista di una disputa all’ultimo sangue? Cosa c’entra il canto dello Stabat Mater in tutto questo? Alla ricerca di una verità nascosta da millenni, i protagonisti di quest’avventura si troveranno catapultati in una vicenda rocambolesca, dove i destini del mondo si intrecciano con scoperte scientifiche inimmaginabili, gruppi occulti, sette esoteriche, custodi di segreti che affondano la loro origine nelle oscurità di tempi andati. Una lotta senza quartiere, una battaglia tra fronti contrapposti che si rivelano dopo secoli di preparazione. Il prezzo finale da pagare sarà alto, come alta è la posta in gioco: il dominio del mondo. Il romanzo d’esordio di Daniele Congiu, frutto di anni di ricerche, coniuga il thriller e l’action-novel con la storia, l’esoterismo e la scienza, in un mix avvincente e ricco di colpi di scena.

    La Libreria MieleAmaro di Nuoro e Arkadia hanno aderito a Lìberos, la comunità dei lettori sardi.
    http://liberos.it/
Corso Garibaldi, 6008100 Nuoro

sabato 25 gennaio 2014

È uscito il libro La principessa dai bei capelli di Sabrina Gatto

È uscito il libro

La principessa dai bei capelli

di Sabrina Gatto · Scheda del Libro →
 
Lo potete acquistare sul nostro sito o in tutte le librerie e bookshop.
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mercoledì 22 gennaio 2014

Elogio dei saperi inutili

da MicroMega

Elogio dei saperi inutili



Nuccio Ordine, studioso di fama internazionale della filosofia di Giordano Bruno e del Rinascimento, ha pubblicato per Bompiani “L’utilità dell’inutile”, un saggio che è un prezioso manifesto di resistenza culturale contro la logica utilitaristica del liberismo. Lo abbiamo intervistato.

colloquio con Nuccio Ordine di Maria Mantello

"L’utilità dell’inutile" di Nuccio Ordine (Bompiani editore), è un saggio intenso che spazia tra i più diversi ambiti del sapere per tessere l’elogio della cultura contro la disgregazione sociale indotta dall’idolatria mercatista, che vuole individui ossequiosi e obbedienti: utili ingranaggi per l’usa e getta del capitalismo selvaggio.
Eppure al di là di quanto ci si vorrebbe far credere, l’esigenza di cultura sembra resistere e lo dimostra l’inaspettato successo editoriale europeo di questo libro del professor Ordine: in Italia è adesso nella classifica stilata da Arianna al terzo posto nel settore della saggistica (8 edizioni in tre mesi), in Spagna è al secondo posto nella classifica di ABC nel settore dei tascabili (tre edizioni in 4 settimane), in Francia è giunto alla quarta edizione. E traduzioni sono in corso in Grecia, in Corea, in Germania, in Romania. Un apprezzamento di pubblico, oltre che di critica: ad esempio Fernando Savater e Francisco Calvo Serraller (già direttore del Museo del Prado) hanno firmato su El Pais due dei quattro articoli dedicati al libro, e su Le Monde des Livres, la lusinghiera recensione porta la firma del direttore Jean Birnbaum.

Insomma, il mondo salvato dalla cultura? Ebbene sì, sostiene Nuccio Ordine, studioso di fama internazionale della filosofia di Giordano Bruno e del Rinascimento. Gli brillano gli occhi quando parla dei corsi tenuti ad Harvard, Yale, Parigi, Berlino, e gli si illuminano di una luce particolare quando si sofferma sulle lezioni ai suoi allievi dell’Università di Calabria, dove è ordinario di Letteratura italiana. E proprio dall’amore per la cultura senza padroni e dalla passione etico-civile dell’insegnante nasce il suo saggio resistenziale. Come ci racconta in questa intervista.

"L’utilità dell’inutile" è un libro politico, un manifesto contro l’aggressività del liberismo selvaggio che riduce tutto a un grande supermercato di consumo, cultura compresa. Un libro per invogliare alla resistenza attiva?
Ormai è sotto gli occhi di tutti il fatto che ogni singolo aspetto della vita degli uomini sia inquinato dall’utilitarismo, dal bisogno sfrenato di ricavare profitto. Qualsiasi gesto compiuto o da compiere e qualsiasi parola pronunciata o da pronunciare vengono messi al servizio di un guadagno, di un beneficio personale. Ecco perché ogni cosa ha un prezzo e tutto si può comprare. Basta avere i soldi e tutte le strade si aprono. Ma si tratta di una deriva che sta corrompendo e disumanizzando l’umanità a tal punto da considerare l’uomo stesso e i suoi sentimenti come merce di scambio. La logica nefasta dell’utilitarismo è arrivata anche a invadere ambiti dove non dovrebbe avere nessun accesso: si pensi all’istruzione (le scuole e le università ridotte ad aziende e gli studenti a clienti), alla sanità (dove anche i malati vengono considerati clienti, puri numeri al servizio di bilanci da far quadrare e di interessi lobbistici da continuare a foraggiare), agli eventi culturali (la promozione delle cosiddette “bellezze facili”, quelle bellezze superficiali che non richiedono sforzi e perdite di tempo). Questo libro è un grido di allarme contro un fenomeno dilagante che sta invadendo le nostre vite. Un tentativo di riabilitare parole come “gratuito” e “disinteressato” che sono ormai sparite dal nostro lessico quotidiano.

Utile/inutile, ribaltamenti prospettici per rimettere al centro l'essere umano e il suo diritto alla dignità...
Ho cercato di far parlare i classici per invitare i lettori ad ascoltare la loro voce. Da Platone a Italo Calvino – filosofi, letterati, scienziati – hanno tessuto, nei secoli, un elogio dei saperi inutili, di quei saperi cioè che non producono profitto, che non producono guadagni e che, quindi, vengono considerati inutili in una società in cui contano solo i soldi e il profitto. Ma questi grandi pensatori ci ricordano soprattutto che gli uomini hanno bisogno proprio di ciò che viene considerato inutile: perché la letteratura, l’arte, la filosofia, la musica, la ricerca scientifica di base sono necessarie per nutrire lo spirito, per farci diventare migliori, per rendere più umana l’umanità. Il libro, insomma, aiuta a riflettere sull’utilità dell’inutile e, naturalmente, sull’inutilità dell’utile (quante cose che ci vengono spacciate per utilissime si rivelano invece perfettamente inutili?). Solo all’interno di un universo lontano da ogni forma di utilitarismo è facile comprendere che la dignità dell’uomo non si misura sulla quantità di denaro che si possiede, ma si misura esclusivamente sui grandi valori che animano la nostra vita: l’amore per il bene comune, per la giustizia, per la solidarietà umana, per la tolleranza, per la libertà, per ogni forma di pluralismo (politico, linguistico, culturale, religioso, etc.).

L’arte della cerimonia del tè di Okakura, i pesciolini d’oro del colonnello Buendìa in "Cent’anni di solitudine", la scoperta della passione per la storia e l’arte di Jim Hawkins ne "L’isola del tesoro". Tutto però riconducibile a un’unica techne (ηξις νου – hèxis voû), come insegnava Platone: essere proprietari della propria mente e della propria vita. Sviluppiamo questo aspetto?
Lei cita passaggi di classici che hanno attirato la mia attenzione e che ho riutilizzato per esemplificare i concetti di inutile e gratuito attraverso facce diverse di uno stesso prisma. Kakuzo Okakura, per esempio, individua il passaggio dalla feritas all’humanitas in un doppio gesto inutile: l’uomo che raccoglie un fiore (pianta inutile) per regalarlo alla sua compagna (gesto inutile) scopre, per la prima volta, l’essenza dell’arte. Così come l’esperienza di artigiano-orafo del celebre Aureliano Buendía, in "Cent’anni di solitudine", mette in crisi la logica utilitaristica della madre Ursula: il colonnello, infatti, costruisce pesciolini d’oro, guadagna monete d’oro che poi rifonde per costruire altri pesciolini d’oro in un circolo vizioso senza fine dove ciò che conta non è il profitto ma la gioia autentica del lavoro per il lavoro. Lo stesso discorso vale per Jim che – dopo aver rischiato più volte la vita per impossessarsi del tesoro del famoso pirata Flint – una volta ritrovato il bottino finisce per essere attratto dal valore artistico e storico delle monete (i volti dei re, i disegni incisi, gli stemmi e gli emblemi) e non dal loro valore materiale. Qui contano gesti e parole, immagini e cose che sfuggono al dominio del profitto, del guadagno, dell’utile per l’utile. Si tratta di uomini, per riprendere la metafora di Platone, che non sono schiavi della necessità e che inseguono invece liberamente la loro curiositas.

Il libro è uno scrigno di ricerca sapienziale. Vi si spazia dall’arte alla letteratura, dalla filosofia alla scienza, ed è certamente risultato di studi di una vita. Vogliamo parlare di questa sua fatica e gioia personale, e di quanto vi ha inciso la sua passione per l'insegnamento?
È vero: questo mio ultimo libro documenta gioie, speranze, sofferenze di un professore che ha cercato – in 24 anni di insegnamento – di far capire ai suoi studenti che è sbagliato iscriversi all’università per superare un esame o per conseguire una laurea, così come non si frequenta un liceo per ottenere un diploma. La scuola e l’università dovrebbero essere occasioni che la società ci offre soprattutto per diventare migliori, per diventare uomini liberi, capaci di ragionare criticamente con la propria mente. Se gli studenti – purtroppo – non sposano questo punto di vista non è colpa loro: è colpa, principalmente, della società utilitaristica, delle scuole e delle università trasformate sempre più in aziende: in aziende in cui conta solo la quantitas, mentre gli studenti vengono degradati a clienti. Insistere eccessivamente sull’aspetto professionalizzante degli studi (le scuole e le università concepite come luoghi dove si sfornano diplomati e laureati da immettere nel mondo del mercato) ha finito per far perdere di vista completamente il valore universale della funzione educativa dell’istruzione. Da studente (prima) e da professore (poi) ho capito che un buon insegnante può cambiare la vita di uno studente. E si diventa buoni professori soprattutto insegnando con passione e amore. E per insegnare con passione e amore è necessario conoscere ciò che si insegna. Un vero professore può sedurre i suoi studenti solo se conosce a fondo i classici di cui parla. Una conoscenza manualistica di un poema o di un romanzo non permetteranno a chi insegna di amare ciò che insegna. Purtroppo l’assurdo sistema di reclutamento in Italia umilia i meriti e perpetua la precarietà dei professori: come può insegnare con passione una classe docente invecchiata, fatta di precari che a 50 anni non sanno ancora se potranno avere una chance per sistemarsi definitivamente? Se si continueranno a proporre concorsoni ogni dieci anni (indipendentemente dal sistema di reclutamento) avremo solo effetti negativi. Mi si consenta di formulare una provocazione: il peggiore dei metodi di reclutamento applicato ogni anno farà meno danni del miglior sistema di reclutamento applicato ogni dieci anni. Senza una classe insegnante motivata, colta, appassionata non sarà possibile formare giovani in grado di amare disinteressatamente la letteratura, la filosofia, l’arte, la musica, tutti quei saperi considerati inutili.

Nella cultura greca le radici dell’unitarietà del sapere, contro la dicotomia tra cultura umanistica e cultura scientifica. Tra gli esempi sulla bellezza di questa unitarietà da recuperare lei riporta le affascinanti considerazioni di Poincaré a proposito di matematica ed estetica...
Spesso noi umanisti commettiamo l’errore di considerarci gli unici difensori dei saperi inutili. Invece le cose non stanno così.
La ricerca pura, la ricerca di base, la ricerca fondata sulla curiositas ha svolto un ruolo importante, nel corso dei secoli, anche per difendere la scienza dall’utilitarismo. Per queste ragioni ho voluto inserire in appendice al libro il bellissimo saggio di Abraham Flexner, uno dei fondatori dell’Institute for Advanced Study di Princeton. Proprio in questo famosissimo Istituto – dove hanno lavorato Einstein e altri grandi scienziati – gli studiosi possono lavorare liberi da ogni condizionamento utilitaristico. Del resto, lo stesso Flexner svela l’importanza fondamentale della ricerca “inutile”: senza gli studi teorici di Maxwell e Hertz sulle onde elettromagnetiche, sarebbero state impensabili le invenzioni di Marconi. Non a caso Poincaré – oltre a mostrare i punti di contatto che, attraverso il concetto di bellezza e armonia, uniscono la letteratura alla matematica – ha insistito molto sul fatto che uno scienziato non può studiare la natura per scopi utilitaristici. Separare le scienze umane e le scienze della natura significherebbe uccidere un fecondo rapporto che durante molti secoli ha dato frutti straordinari. Ecco perché l’appello del premio Nobel Ilya Prigogine a costruire una “nuova alleanza” è oggi sempre più fondamentale.

Non c’è cultura senza l’autonomia della conoscenza e della ricerca. È questa autonomia il liquido amniotico per la libertà dell’intellettuale. Eppure come già denunciava Giordano Bruno – di cui lei cita un formidabile passo del "De Immenso et innumerabili bus" – l’orgia del possesso e della ricchezza corrompono. Allora, il problema prima che culturale non è etico? 
Bruno – con la chiarezza e con la forza che caratterizzano il suo pensiero – insiste a più riprese nel distinguere il vero filosofo (che ha il coraggio di tradurre la sua filosofia in una maniera di vivere) dal falso filosofo (che mette il suo pensiero al servizio dei potenti e del profitto). Bruno sa bene che il vero filosofo deve combattere ogni forma di dogmatismo e ogni forma di asservimento alla forza corruttrice del potere e del danaro.

Tutta la seconda parte del suo saggio è dedicata alle dissennate politiche di smantellamento della scuola statale e del suo cardine formativo, il pensiero analitico critico…
Lo Stato non può continuare a tagliare i finanziamenti per la scuola, per le università, per la ricerca scientifica di base. Non si possono tagliare i fondi all’istruzione pubblica e continuare a destinare denaro all’istruzione privata. Le scuola private hanno il diritto di esistere ma devono sopravvivere con propri finanziamenti. Su questi temi le pagine del grande Calamandrei sono ancora attualissime. Purtroppo le briciole destinate recentemente all’istruzione pubblica (pur segnando un’inversione di tendenza) non possono neanche lontanamente compensare i numerosi tagli operati dai diversi governi in questi ultimi decenni.
La scuola e l’università dovrebbero formare eretici: studenti in grado di contestare l’ortodossia, di saper prendere le distanze da ogni forma di dogmatismo. E, invece, le scuole e le università tendono a favorire il conformismo. Sabotare la scuola pubblica e le università significa sabotare il futuro del paese e dell’umanità. Ho dedicato nel mio libro ampio spazio a un discorso che Victor Hugo ha tenuto a Parigi nel 1848: di fronte ai tagli alla cultura prospettati dal governo francese, il grande romanziere obietta che proprio nei momenti di crisi bisogna raddoppiare i fondi per la cultura. Aprire una scuola significa chiudere una prigione. L’unica maniera per combattere l’ignoranza e la corruzione morale che dilaga, assieme al più bieco egoismo, è quella di educare le nuove generazioni all’amore per la conoscenza e per il bene comune.

Lei ha dichiarato più volte che è ingiusto far pagare la crisi alle classi più deboli e a quelle istituzioni che si occupano dell’istruzione e della cultura in generale.
Non è vero che in tempo di crisi tutto è permesso. La Corte dei conti ha rivelato che noi spendiamo 150 miliardi all’anno a causa della corruzione. Abbiamo alcuni politici e alcuni funzionari che rapinano le casse dello Stato per accumulare denaro e per arricchire se stessi e i propri familiari. Basterebbe frenare la corruzione per evitare di far pagare alle classi più deboli una crisi determinata soprattutto dalle banche e dalla finanza. Ho usato la bellissima metafora di Shakespeare per spiegare che oggi i governi chiedono la libbra di carne viva di cittadini innocenti che vengono espropriati di ogni diritto e di ogni dignità umana. Quando l’uomo è costretto a pagare il debito con la carne viva significa che gli esseri umani sono diventati merce e che l’umanità si disumanizza sempre più. Lo stesso discorso vale per il mondo dell’imprenditoria. Non è possibile tollerare la politica di molte aziende che hanno privatizzato i profitti e socializzato le perdite. Come possono fare appello alla solidarietà della classe operaia e dei dipendenti quegli imprenditori che, dopo aver depredato le loro aziende truccando bilanci per trasferire illecitamente denaro nei paradisi fiscali, ora licenziano senza pietà centinaia di innocenti lavoratori?
Sono commoventi i discorsi di Adriano Olivetti quando rivendicava tra gli scopi principali di un’azienda quello di creare libertà, bellezza, felicità, istruzione, cultura e benessere per tutti.

Nel libro c’è anche spazio per una riflessione su amore e possesso. Un legame perverso (e di cogente attualità: si pensi al femminicidio) che ottunde il cervello e neppure consola. Dopo aver spaziato tra Ariosto, Virgilio, Cervantes, Diderot, lei scrive che "abbandonare la pretesa del possesso, saper convivere col rischio della perdita significa accettare la fragilità e la precarietà dell’amore. Significa rinunciare all’illusione di una garanzia di indissolubilità del legame amoroso", e infine cita Rainer Maria Rilke.
L’amore, nella sua forma più autentica, coincide con la gioia del donarsi. Proprio questo sentimento gratuito e disinteressato dovrebbe porsi agli antipodi di qualsiasi logica utilitaristica. Ma quando l’amore diventa possesso si distrugge la sua vera essenza. Quando un uomo arriva a considerare la moglie o la fidanzata un oggetto di sua proprietà fino al punto di sentirsi padrone della loro vita significa che ogni forma di umanità si è spenta, lasciando posto solo alla follia omicida di un bruto che si sente libero di distruggere ciò di cui crede di essere proprietario. Gli esempi letterari che ho citato servono a svelare il delirio della gelosia, il delirio di chi crede che amare significhi rendere schiavo chi gli sta vicino. L’amore, come dice in maniera straordinariamente persuasiva e poetica il grande Rilke, può vivere autenticamente solo in una mano aperta. Stringere la mano significa soffocare l’amore, ucciderlo una volta per sempre.

Mi pare che lo stesso discorso si possa fare a proposito della verità. Penso al tema della verità assoluta che ogni religione crede di possedere. Lei ne parla diffusamente nell’ultima parte del terzo capitolo. Che interesse può avere per il dialogo chi ritiene di possedere già tutta la Verità? 
Boccaccio e Lessing, in prosa e in versi, hanno spiegato benissimo che nessun essere umano può presumere di possedere la verità, neanche in ambito religioso. Bruno diceva che il destino del filosofo è quello di andare a caccia della verità e non di possederla. Chi ritiene di possedere la verità non la cerca, non ha bisogno del dialogo, non ha bisogno del confronto con l’altro. Chi ritiene di possedere la verità assoluta la uccide una volta per tutte. Non a caso gli estremi si toccano: il dogmatico e il nichilista (per eccesso e per difetto) seppelliscono entrambi la verità: dire esiste una sola verità e dire non esiste nessuna verità sul piano epistemologico produce gli stessi effetti. Solo chi ama la verità la insegue per tutta la vita sapendo di non poterla mai afferrare. Anche in questo caso, possedere la verità significa ucciderla una volta per tutte.

Allora, per concludere, possiamo indicare il sapere-ricerca aperta come unica forma di opposizione e resistenza alla logica distruttiva del guadagno e del profitto?
Con i soldi, come dicevo prima, si può comprare ogni cosa: dai giudici ai parlamentari, dal successo ai grandi appalti. Ma il sapere non si può comprare. Neanche il più potente magnate potrebbe diventar colto staccando un assegno in bianco. Il sapere è frutto di una conquista personale, di uno sforzo eccezionale che nessuno può fare al nostro posto. Lo ricorda Socrate ad Agatone: il sapere non si versa da una coppa piena a una coppa vuota. Così come il sapere è in grado di distruggere la logica dominante del mercato: in ogni scambio commerciale c’è una perdita e un acquisto. Se compro un orologio prendo l’orologio e perdo i soldi. Chi mi vende l’orologio prende i soldi e perde l’orologio. Nella trasmissione del sapere invece si crea un circolo virtuoso che permette a chi dona e a chi riceve di arricchirsi: posso insegnare ai miei allievi il teorema di Euclide senza perderlo e, nello stesso tempo, trarre profitto dai miei studenti mentre insegno. Perciò è un crimine uccidere l’insegnamento e tutto ciò che è cultura. Senza coltivare l’inutile l’umanità diventerà sempre più corrotta e disumana, inseguendo l’infelicità e la violenza.