Il libro di Ludovica de Nava “La quercia e la rosa”, sottotitolo “Storia di un amore importante di Grazia Deledda con lettere autografe” (edizioni Il Maestrale, euro 16, pagine 224) verrà presentato giovedì 25 giugno alle 18.30 nel giardino della casa-museo Grazia Deledda di Nuoro. Con l’autrice intervengono il nuovo sindaco di Nuoro Andrea Soddu, la docente universitaria Rossana Dedola con letture di brani da parte di Gavino Poddighe ed Elena Mingioni. Col Comune e l’Istituto etnografico organizzano Il Maestrale e la Libreria Novecento. A Cagliari il libro verrà presentato martedì 30 giugno, nella libreria Tiziano, via Tiziano 15, alle 18.30Con l’ autrice interverranno Cristina Lavinio e Giulio Angioni,antropologoLetture di Gaetano Marino.

Il libro
DeNava_Cop_2015_WebCon il supporto e la riproduzione fedele di quasi trenta lettere autografe di Grazia Deledda a Giovanni de Nava, Ludovica de Nava – nipote di Giovanni – ricostruisce una storia, vera e quasi sconosciuta, che illumina uno spaccato della vita della grande scrittrice. È il 1894 quando Giovanni (poeta, pubblicista e conferenziere che, appena ventunenne, aspira a uscire dal mondo provinciale della Calabria) s’imbatte in novelle, versi e saggi della ventitreenne Deledda, appena giunta alla notorietà con il romanzoFior di Sardegna. Così decide di scriverle per iniziare con lei un rapporto di amicizia. Grazia mostra di gradire l’attenzione che il giovane le dedica e in breve il rapporto si trasforma in amore. Per alcuni mesi la coppia gode del suo mondo immaginario, immersa in un febbrile scambio di lettere e s’illude che tutto sia possibile. Ma la realtà sta per presentare il proprio conto: le famiglie non vedono di buon occhio la relazione, e intendono esercitare la loro influenza su questo amore sbagliato. Fra documento (le lettere) e finzione (anche questa però ispirata alle carte di Giovanni) si snoda l’avvincente storia della passione fra la rosa di Sardegna e la quercia di Calabria, sullo sfondo della storia collettiva di fine secolo (le lotte e le conquiste del Partito Socialista, la repressione dei Fasci Siciliani, il terremoto in Calabria); verso un finale tutto a carico della finzione, ma non improbabile e tutto da scoprire.
L’autrice
ludovica de navaLudovica de Nava, laureata in Lettere classiche alla Sapienza (1971) è stata ricercatrice universitaria dal 1974 al 1998 occupandosi del recupero di testi medievali e umanistici (vari saggi, pubblicati su «Lettere Italiane», «Archivio Storico Italiano», «Incontri Meridionali», «Quaderni medievali», «Messana» e un’edizione critica di una cronaca medievale: la Ystoria Serenissimi Rogerii di Alessandro di Telese, pubblicata nelle “Fonti Italiane per la Storia d’Italia”, Istituto Storico Italiano per il Medio Evo e Archivio Muratoriano, Roma). Accanto all’attività accademica ha coltivato anche una vena più creativa, pubblicando novelle e poesie in varie riviste e un romanzo, Il vivere sottile (Ediz. Associate 1998).
Alcuni brani dalle lettere

[…]
Da quando aveva ricevuto la prima lettera di Giovanni, con l’elegante calligrafia inclinata a destra, le sembrava di avvertirne la presenza vicino a sé, di poterne toccare la mano, ascoltare il respiro. Era un sogno? Certo, lo era. Ma il sogno le occupava la mente in modo così assiduo che i colori intorno, nella strada e nella campagna, erano divenuti più vivi, e gli odori, i suoni, tutto era più forte e degno di meraviglia. Era amore?
[…]
Ed anche questa notte ella è venuta a me in sogno.
Ho osato prenderla per mano, come una fanciullina, e l’ho condotta meco presso la finestra, per mostrarle gli alberi in fiore e, giù in basso, lungo l’antica scala di pietra levigata dai passi dei miei avi, la sponda fiorita delle piccole rose amate da Debussy
[…]
Io sento bene il grido del vostro cuore che tanto ha! Voi vorreste dirmi: “io presento di amarti; incoraggiami, completa il mio sogno, la mia esistenza”. Non è vero che vorreste dirmi così? Ed io vorrei ben rispondervi nello stesso modo. Anch’io sento che molti sogni miei sono vuoti, che la mia vita è incompleta, perché la mia anima è sola e vive senza amore, pur circondata di amore, come la triste salamandra tra le fiamme
[…]
Sì, confesso, erano proprio quelle, le parole che avrei voluto cogliere dalle vostre labbra, e che ho potuto leggere con emozione nella vostra lettera del 10. Sì, presento di amarvi, e anch’io temo e tremo perché un sentimento così puro e forte potrà nascondere nelle sue pieghe recondite una propria fragilità, e l’invidia del mondo potrebbe tentare di distruggerlo.
[…]
Giovanni…. Giovanni! Sentite come pronunzio il vostro nome?
Io penso una cosa; penso: se voi scrivete così a ventun anno, se amate così ora, come scriverete e amerete a trenta?

Oh, datemi, datemi la vostra mano e posatela sulle mie labbra per impedirle di proseguire, per impedirle di esalare in due sole parole tutta l’anima mia… 
[…]


È il 1894 quando Giovanni (poeta, pubblicista e conferenziere che, appena ventunenne, aspira a uscire dal mondo provinciale della Calabria) s’imbatte in novelle, versi e saggi della ventitreenne Deledda, appena giunta alla notorietà con il romanzo “Fior di Sardegna” e che anche lei desidera andare via dal mondo provinciale di Nuoro. Così decide di scriverle per iniziare un rapporto di amicizia. Grazia mostra di gradire e in breve il rapporto si trasforma in amore. Per alcuni mesi la coppia gode del suo mondo immaginario, immersa in un febbrile scambio di lettere e s’illude che tutto sia possibile. Ma le famiglie non vedono di buon occhio la relazione, e intendono esercitare la loro influenza su questo amore sbagliato. Fra documento (le lettere) e finzione si snoda l’avvincente storia della passione fra la rosa di Sardegna e la quercia di Calabria, sullo sfondo della storia collettiva di fine secolo (le lotte e le conquiste del Partito Socialista, la repressione dei Fasci Siciliani, il terremoto in Calabria); verso un finale tutto a carico della finzione, ma non improbabile e tutto da scoprire.

Con questo romanzo-saggio occorrerà riscrivere la biografia di Grazia Deledda. La quercia e la rosa  di Ludovica de Nava, Ed. Il Maestrale, ricostruisce la storia – quasi sconosciuta- dell’ amore tra Grazia Deledda e Giovanni de Nava ( nonno dell’autrice) sulla fine dell’Ottocento, quando i protagonisti avevano vent’anni e sognavano un futuro insieme, fuori dall’ambiente provinciale in cui erano cresciuti. Si trattò di una storia che lasciò il segno nelle vite dei due innamorati; approfondendo la visuale deleddiana sulle problematiche sociali, e fornendo a Giovanni un motivo in più per affrettare la sua emancipazione dalla famiglia e affrettare il suo trasferimento a Roma. La vicenda è ricostruita con il supporto di 27 lettere autografe di Grazia Deledda e sugli appunti dei taccuini di Giovanni, e con un lavoro certosino di ricerca delle poesie che i due giovani pubblicarono in quegli anni su varie riviste, dedicandosele reciprocamente. Essendo un romanzo, c’è anche un parte di pura invenzione, pur tenendo conto del criterio di verosimiglianza.