La quercia e la rosa, di Ludovica De Nava
Storia di un amore importante di Grazia Deledda con lettere autografe. Romanzo di Ludovica De Nava
IN TERRITORIO NEMICO
Romanzo storico sulla Resistenza di Pier Luigi Zanata e altri 114 scrittori - metodo Scrittura Industriale Collettiva
Il calcio dell' Asino
NON STO TANTO MALE
romanzo di Gianni Zanata
giovedì 5 marzo 2009
martedì 3 marzo 2009
Canta Guccini
Le accarezzo i piedi.
- Odio chi ha inventato i tacchi a spillo.
Le massaggio la pianta e le dita dei piedi.
Le manipolo le caviglie. Gliele tiro tenendole per i malleoli
- Hai delle mani …
- Si’ lo so. Grazie… mio padre faceva il macellaio…
Mi avvicino a lei.
Le metto il braccio sotto il collo.
La mia mano si infila sotto la gonna. La tiro su.
Le mia dita adesso si fanno strada nelle sue mutandine.
Che cosa bella conoscerla in modo cosi’ intimo.
Resto qualche istante con la mano ferma nel suo inguine, pensando al da farsi. Gia’ piu’ di una volta sono stato indeciso sul da farsi, se continuare o meno.
Mi guarda.
La sua faccia e’ speranzosa.
I suoi occhi mi sembrano piu’ neri che castani. Gli distoglie dai miei.
- Devo sapere chi sei. E’ un’ eternita’ che sto aspettando che arrivi qualcuno. Devo, pero’, sapere chi sei.
- Sei stata tu a volere che venissi qui. Mi hai detto questa sara’ una notte speciale per te e per me.
- Beh, e’ vero.
Alza la testa. La sua bocca raggiunge la mia.
Un lungo bacio. Le nostre lingue si aggrovigliano.
- Dimmi chi sei e di quel che hai fatto, dei posti dove sei stato e di quel che conti di fare. Roba di questo genere. Piccole cose, ma importanti.
‘’E sorridevi e sapevi sorridere
coi tuoi vent’ anni portati cosi’
come si porta un maglione sformato
su un paio di jeans;
come si sente la voglia di vivere
che scoppia un giorno e non spieghi il perche’;
un pensiero cullato o un amore
che e’ nato e non sai cos’ è’’
[…]
Canta Guccini
Sensazioni incredibili, indicibili, apprezzate per la giovanissima eta’ non in maniera consapevole.
Facciamo l’ amore.
Estasi.
Prende dalla tasca dei miei pantaloni la leppa, mia compagna di vita. Me la mette in mano e con la sua guida la mia verso di lei e mi aiuta ad affondare la lama nel suo ventre.
Il sangue esce lentamente. Il manico del coltello tampona lo squarcio.
- Morire e far morire d’ amore e’ la cosa piu’ bella. L’ ho sempre desiderato, ma non avevo mai trovato l’ uomo giusto.
Sento qualcosa che si ritira dentro – come l’acqua che si ritira dalla battigia per formare un’altra onda – e le esce dalla bocca.
- Buon compleanno Peter
Poi è finita
‘’E un’ altra volta e’ notte e suono
non so nemmeno io per che motivo
forse perche’ son vivo
e voglio in questo modo dire ‘sono’
o forse perche’ e’ un modo pure questo
per non andare a letto
o forse perche’ c’ e’ ancora da bere
e mi riempio il bicchiere ‘’
[…]
Canta Guccini
Finche' dura il bel tempo

Campagna di maggio
Profumo di fieno
Dai campi
L' imballatrice
Passa
Raccoglie
Anche il corpo di Claire
Vita larga
Ampio petto
Squarciato dalla lama
Messi in salvo
Finche' dura il bel tempo

François Macré - Thriller (reprise A'cappella 64 pistes)
domenica 1 marzo 2009
''Prestami una vita'', romanzo di Gianni Zanata, seconda edizione

Cari amici,
sono passati quasi sei mesi dall’uscita di “Prestami una vita” e vorrei ringraziarvi per l’incoraggiamento e per il sostegno che mi avete dato.
Senza il vostro supporto, l’esordio sarebbe stato molto più difficile.
Se il libro ha avuto un buon riscontro è anche per merito del vostro passaparola e del vostro aiuto.
Grazie ancora, di cuore.
Ora ci sono un paio di novità, tutte positive, che voglio condividere con voi.
La prima è che la Casa editrice, la Edizionirebus, sta per stampare la seconda edizione del romanzo.
E qui ci starebbe bene un bel punto esclamativo.
Un’altra bella novità è che “Prestami una vita”, insieme alle ultime proposte editoriali della Edizionirebus, sarà presentato ad aprile alla Fiera del Libro di Genova e, a maggio, alla Fiera Internazionale del Libro di Torino.
Qui invece il punto esclamativo ci sta tutto, senza condizionale.
Inoltre, spero vi piaccia la nuova impostazione grafica del sito www.giannizanata.it
Ci trovate un po’ di tutto: aggiornamenti sulle date di presentazione del libro, rassegna stampa, video, audio e fotografie.
Visto che ci sono, infine, vi ricordo l’appuntamento ravvicinato di domenica 8 marzo.
L’incontro è alle ore 19.00 al locale “Canone Inverso”, in via Sant’Alenixedda 111 (Galleria Ormus, vicino Piazza Giovanni XXIII) a Cagliari.
Con me ci saranno il critico letterario Paolo Lusci, l’attore Elio Turno Arthemalle e il contrabbassista Nicola Cossu.
Vi aspetto.
Grazie di nuovo, un abbraccio.
Gianni.
IL SUGGERITORE, thriller mozzafiato dell’ esordiente D. Carrisi
IL SUGGERITORE, thriller mozzafiato dell’ esordiente D. Carrisi
[…]
“Quante?”
“Cinque. Ciascuna e’ lunga cinquanta centimetri, per venti di larghezza e altri cinquanta di profondità … Secondo te, cosa ci si seppellisce in delle buche cosi?”
In tutte una cosa. La stessa cosa.
Il criminologo lo fisso’ in attesa.
La risposta arrivò: “Un braccio sinistro”.
[…]
Bambine.
Da questa scoperta prende l’ avvio di una storia che non dà tregua, che esplora la zona grigia fra il bene e il male fino a cogliere l’ ultimo segreto, il minimo sussurro.
Storia raccontata da Donato Carrisi nel suo romanzo d’ esordio “Il suggeritore” (Longanesi editore), che ancor prima dell’ uscita in libreria ha provocato un vortice di ammirazione e di attesa, tanto da essere gia’ in via di pubblicazione nei maggiori paesi europei: Germania, Olanda, Spagna, Russia, Brasile e Grecia.
Per risolvere il caso, sconvolgente, e’ necessaria tutta l’ abilità degli agenti della Squadra Speciale guidata dal criminologo Goran Gavila.
L’ assassino e’ un nemico che sa assumere molte sembianze, che mettono costantemente alla prova un’ indagine in cui ogni male svelato porta con se’ un messaggio. E’ un gioco di incubi, una continua sfida.
Sara’ con l’ arrivo di Mila Vasquez, un’ investigatrice specializzata nella caccia alle persone scomparse, che gli inganni sembreranno cadere uno dopo l’ altro.
Donato Carrisi avvince il lettore con un racconto che evidenzia un disegno oscuro, e ogni volta che
Il romanzo si rifà ai cosiddetti “suggeritori”, dei quali la letteratura criminologica ha cominciato ad occuparsi in relazione all’ evolversi delle sette. L’ attivita’ di questi individui concerne un livello subliminale di comunicazione che non aggiunge un intento criminale alla psiche dell’ agente, semmai fa emergere un lato oscuro – presente in maniera piu’ o meno latente in ognuno di noi – che porta poi il soggetto a commettere uno o piu’ delitti.
Donato Carrisi, nato nel 1973, si e’ laureato in Giurisprudenza con una tesi su Luigi Chiatti, il cosiddetto “mostro di Foligno”. Ha seguito corsi di specializzazione in criminologia e scienza del comportamento. Nel
Sentieri del cinema.it:: Katin
Sentieri Del Cinema.it: Katyn
Cari lettori, vi presento un film ispirato a "Katyn", il luogo della foresta bielorussa nel quale, durante la primavera del 1940, circa 22.000 cittadini polacchi, tra ufficiali, soldati e gente comune, tutti prigionieri dei sovietici, furono uccisi con un colpo alla nuca dalla Nkvd (polizia politica di Stalin).
L’Armata Rossa era penetrata in Polonia in ottemperanza alle clausole segrete del patto Molotov-Ribbentrop che prevedeva la spartizione del Paese tra comunisti e nazisti. "Katyn", un film omonimo, del regista polacco 83enne Andrzej Wajda, maestro della cinematografia mondiale, riporta alla luce la storia, seguendo la vicenda di alcuni di questi ufficiali (tra cui il padre del regista) e delle loro famiglie che, inconsapevoli di quanto accaduto, aspettano invano il ritorno dei propri mariti, padri, figli, fratelli.
“Katyn” intreccia memoria privata e memoria collettiva. "Katyn" è un simbolo delle tragedie che hanno colpito il Novecento e, attraverso il sacrificio della Polonia, anche l’emblema di una possibilità di riscatto dalla violenza attraverso, appunto, il dono di sé, l’offerta della vita per un bene presente che qualcuno vuole sottrarre all’uomo, ma che qualcun altro afferma come scopo dell’esistenza.
Il film risalente al 2007, fu nominato all'Oscar per il miglior film straniero.
Vi invito a pubblicizzare "Katyn", attualmente in visione in 5/6 sale cinematografiche italiane, appellandomi soprattutto agli insegnanti affinchè lo diffondano presso le loro scuole per farlo vedere ai ragazzi della secondaria come lezione di storia e di vita.
Di seguito una recensione del film da Sentieri del Cinema.
Settembre 1939: la Polonia subisce una doppia invasione (dai nazisti a ovest, dai sovietici ad est) e lo sterminio della sua classe dirigente. Se i nazisti deportano nei campi di concentramento i professori universitari, Stalin e i suoi prima affidano all’Armata Rossa il compito di sterminare militari e poliziotti (quasi tutti gli ufficiali dell’esercito, provenienti dalla società civile, ma anche oltre 200.000 soldati di leva), in modo da poter controllare il Paese in futuro con facilità. Oltre 15.000 ufficiali, più qualche migliaio di soldati semplici, furono deportati e uccisi uno ad uno con un colpo alla nuca nel marzo 1941, attorno alla foresta di Katyn (nell’attuale Bielorussia). Un massacro realizzato freddamente che fu, per decenni, “scaricato” sull’altrettanto sanguinario esercito del Terzo Reich. La verità si scoprì solo nel 1989, dopo la caduta dell’Urss e l’apertura degli archivi segreti voluta dal presidente Eltsin.Con Katyn il grande regista polacco Andrzej Wajda (autore di L’uomo di marmo, L’uomo di ferro, Danton), ha rinnovato in patria il dolore di un intero popolo narrando con stile secco e incalzante – e inserendo anche immagini di documenti d’epoca – una tragedia storica che ha segnato il suo Paese per decenni. Wajda, che nella strage perse il padre ufficiale, rievoca non solo la dignità e il coraggio delle vittime, ma anche la tenacia nel cercare la verità e la speranza incrollabile delle donne che li aspettano a casa. Così vediamo madri, mogli, figlie attendere, invano, il ritorno degli amati; come Anna, moglie di Andrzej, capitano dell’8° reggimento dell’esercito, che con la figlia Nika aspetta con sempre minor speranza di rivederlo. Dopo la fine della guerra, quando la verità inizia ad emergere – e la tesi della strage nazista si dimostra falsa – superstiti e parenti devono decidere se proclamare la verità, pagando con la vita, o preferire il doloroso silenzio, per cercare di ricostruire dalle macerie un popolo. Ma Katyn, un film bellissimo (un anno fa candidato all’Oscar per il miglior film straniero) e da non perdere, è anche la testimonianza di un popolo orgoglioso delle proprie radici e saldo nella propria fede, con i militari polacchi che vanno incontro alla morte a testa alta e recitando il Padre Nostro mentre uomini stravolti da odio e ideologia li ammazzano come bestie. Antonio Autieri
A questo indirizzo, potete trovare l'elenco delle sale cinematografiche in cui a partire dal 13 febbraio il film è già in programmazione.
Salvator Ruju
Il fratello in web Gaetano Barbella, Il Geometra Pensiero in Rete, curioso e profondo lettore ha scritto:
POESIA SARDA E L’ECOPOETICO
Oggi mi è capitato di venire a conoscenza di un insigne poeta dialettale che non conoscevo, nientemeno di casa quasi tua, Pier Luigi, sassarese per la precisione.
Si tratta di Salvator Ruju
e il libro di raccolta delle sue poesie, a cura di Caterina Ruju, si intitola AGNIRÉDDU E RUSINA
SASSARI VÉCCIA E NÓBA
Edizione Ilisso.
Per ora mi è piaciuto leggerne alcune e conto di leggerle tutte con calma. Ma quale il nesso relativo con «ecopetico»? Il fatto che «ecopoetico» vuole essere inteso come fenomeno fisico, appunto, cioè come riflessione delle onde sonore come tu spieghi in questo post a commento.
E riscontro effettivamente nella poesia dialettale sarda, situazioni fonetiche che hanno del meraviglioso nel produrre suoni. L’ascolto può essere svincolato dal senso poetico mitologico che la poesia dialettale in questione suggerisce.
Si accenna nel poemetto suddetto alla varietà di suoni della grafia “sassarese” che ha sempre suscitato tanto interesse negli studiosi di fonetica.
La cosa mi incuriosisce ma anche mi affascina perché non ci avevo mai fatto riflessione.
Pier Luigi mi piacerebbe sentirti parlare di queste cose di casa tua.
Intanto mi onoro citare una delle poesie di Salvator Ruju, una breve ma assai bella.
È questa:
SÒ GUASI SESSANT’ANNI...
Sò guasi sessant’anni... A ti n’ammènti?
Allóra ti dizìa:
– Candu sòggu, Marì, affacc’a tè,
la lùzi di lu zéru à più iprandòri,
tutta la tèrra mi par’un giardhinu,
un incantu, un fïòri lu disthinu,
di vurézzi pa sèmpri cussì bè.
Sò guasi sessant’anni... A ti n’ammènti?
E abà còsa ti digu?
SON QUASI SESSANT’ANNI...
Son quasi sessant’anni... Te ne ricordi?
Allora ti dicevo:
– Quan- do sono, Maria, vicino a te,
la luce del cielo ha più splendore,
tutta la terra mi pare un giardino,
un incanto, un fiore il destino
di volerci per sempre così bene.
Son quasi sessant’anni... Te ne ricordi?
E adesso cosa ti dico?
Chi volesse leggere il libro lo trova interamente pubblicato in pdf cliccando qui.
Gaetano Barbella
SALVATOR RUJU (Agniru Canu)
Agniru Canu, pseudonimo dialettale di Salvator Ruju, nasce a Sassari il 6 maggio 1878..
Il suo esordio letterario è rappresentato da due raccolte di versi A Vent’anni (1898) e Palmira (1899). In occasione dell’inaugurazione, sul monte Ortobene di Nuoro, della statua del Redentore, dà alle stampe il poemetto Il canto di Ichnusa che verrà pubblicato anche su altri giornali nonché letto, con grande entusiasmo di pubblico, all’inaugurazione della società Elleno-Latina di Roma, retta da Angelo De Gubernatis, dal poeta crepuscolare Tito Marrone.
Consegue, nel 1908, a Catania, la seconda laurea in lettere con una tesi su Petrarca discutendola, tra gli altri, con Luigi Capuana. Due anni più tardi fa rientro a Sassari dove si sposa e contemporaneamente si dedica all’insegnamento dopo aver vinto i concorsi per l’Istituto Tecnico e per le Grandi Sedi.
Nel 1948 pubblica in volume l’Eroe cieco dedicato alle coraggiose imprese della Brigata Sassari. Collabora, inoltre, con diverse riviste e quotidiani locali, dà alle stampe novelle e poesie nonché i saggi: Le tendenze estetiche di Pietro Aretino (1909), L’antifemminismo di Francesco Petrarca (1909), Le rime spirituali di suor Maria Rosalia Merlo (1921).
Contemporaneamente coltiva la sua passione per il sassarese. Infatti, con la collaborazione di Giosuè Muzzo, attende alla redazione, nel 1955, del Supplemento al dizionario italiano-sassarese.
“Agniru Canu” e’ il poeta più di tutti ha cantato in versi dialettali la Sassari zappadorina (agricola).
Sassari era chiamata infatti zappadorina, urthurana (ortolana) e vignatera (vignaiola) per indicare le attività svolte dalla maggior parte delle famiglie del popolo, nella seconda meta’ dell’ ottocento e nei primi del novecento non c’ erano, infatti le industrie.
Nato da una famiglia di agricoltori in una casa di Via del Decimario nel rione del Duomo, passa la sua giovinezza in quei vicoli che erano teatro di giuochi di tutti i ragazzi di allora,
le cui esigenze erano le palline di terracotta, il tirelastico e la cirimella , la cosiddetta lippa.
Alterna il lavoro estivo nella campagna paterna con lo studio e già a diciannove anni comincia a pubblicare le sue poesia ne La Piccola Rivista.
Nel 1901, ad appena 23 anni, fonda, assieme ad Aroca, e dirige il settimanale goliardico Il Burchiello che lasciaquando, dopo il conseguimento della laurea in Legge (che non lo soddisfa) si iscrive nella Facoltà di Lettere dell’Università di Roma ove, introdottovi dalla Deledda, si inserisce nell’ambiente culturale e letterario allora molto vivace della Capitale, che gli permette di coltivare i suoi interessi giornalistici, poetici e letterari. È un periodo
molto fecondo per il Poeta, il quale, oltre che collaborare con il quotidiano sassarese La Nuova Sardegna, pubblica articoli di critica letteraria, di cronaca e novelle, oltre che
Il canto di Icnusa, elaborato che, letto nel Circolo Universitario di Roma dal poeta crepuscolare Tito Morrone, riscuote un grande successo. Yosto Randaccio, che presiedeva il Circolo di Filosofia e di Lettere, così lo ricorda: “Attrassi nella cerchia intellettuale romana il Poeta sempre un po’ timido, riluttante, incerto; dopo poche settimane
Salvator Ruju era una personalità tra i giovani più coltied intellettuali di Roma” (da S. Ruju, Novelle, a cura di C. Ruju, EDES).
E’ amico soprattutto del pubblicista, prosatore, critico nonché fine poeta simbolista, Guelfo Civinini che gli farà da guida nei meandri del giornalismo e lo introdurrà nel clima culturale che si respirava allora a Roma, un intreccio di positivismo, spiritualismo, socialismo e dannunzianesimo.
Le letture pubbliche in seno alla “Società dei Poeti”, che coinvolge nomi noti, come il Pirandello, lo indicano tra i protagonisti del vivace ambiente culturale della Roma
di quegli anni. Diversi giornali, come La Patria, La Rivista Ligure, La Rivista di Roma, Il Travaso, lo hanno come articolista e collaboratore.
A Roma vive una nutrita colonia sarda di alto valore, infatti, oltre a Grazia Deledda, troviamo insieme a Salvator Ruju, Randaccio, Stanis Manca, Medardo Riccio, Figari, Biasi ed altri, la cui presenza indusse il poeta a scrivere ad un amico: “Qui si parla di un pericolo giallo o di un pericolonero. Ridete? Eppure è così, si tratta di un pericolo aristocratico
intellettuale. Come? Spesso in una riunione di letterati e di artisti ci siamo, cioè ci hanno trovati, per buona metà sardi”.
Tutto finisce nel 1910, perché Salvator Ruju si sposa e rientra a Sassari per dedicarsi all’insegnamento ed alla famiglia; rallenta così l’attività letteraria pur collaborando a
quotidiani e riviste locali con pubblicazioni di saggi, novelle, poesia.
Le novelle sono sempre ambientate in Sardegna. Quelle che hanno per teatro la Barbagia risentono dell’influenza della Deledda e del Satta, ove domina lo spirito e la cultura dei pastori. In quelle successive, ambientate nella Nurra di Stintino, di Sassari e di Alghero, scompare l’influenza barbaricina per lasciare il posto ad un mondo a lui più congeniale, quale quello dei contadini, degli ortolani e dei pescatori, certamente più vicino alla sua cultura ed al suo vissuto di adolescente sassarese.
Con lo pseudonimo di Agniru Canu comincia allora a pubblicare poesie in sassarese, nelle quali può esprimere il suo amore per la sua città, il suo dialetto ed i suoi abitanti, iniziando così, diciamo una seconda vita letteraria, quella in dialetto, che gli darà una peculiare e duratura notorietà nell’ambito sassarese.
Soltanto nel 1956 però apparirà il volume che raccoglie le poesie di Agnireddu e la Rusina; seguiranno l’anno successivo quelle raccolte in Sassari veccia e noba, che sono certamente la migliore espressione del suo spirito arguto che quasi fotografa in versi quadretti della vecchia Sassari delle viuzze, città che andava scomparendo, sommersa dalle novità sociali e strutturali, dal poeta più sopportate che accettate, di quella Sassari noba, che l’illusione di una nuova futura Sardegna industriale andava modificando sia nel paesaggio con le ciminiere della S.I.R., che oscuravano il verde degli ulivi, sia con le tute dei giovani meccanici che sostituivano i braccianti agricoli e gli ortolani.
La sua poesia ha perciò non solo risvegliato l’interesse per la parlata sassarese, ma ha anche legato con un filo di ricordi il presente al passato, conservandone nei versi la memoria.
Aldo Cesaraccio. Maestro di giornalismo in Sardegna, e non solo, critico letterario e musicale, nel presentare Sassari in poesia, così scrisse:
“Salvator Ruju va ricordato sempre come poeta, come scrittore,
come cittadino, esempio luminoso di chi ama la sua città
come la sua famiglia e fa tutto quello che sa fare e che può
fare per illustrarla, farla conoscere, esaltarne gli aspetti, i volti,
le espressioni e gli umori che la caratterizzano. Guardiamoci
attorno e vediamo come la nostra città di tutto questo abbia
bisogno, soprattutto oggi che la sua decadenza assume aspetti
inquietanti”.
Ecco un' altra chicca della Sassari di un tempo ''la gobbula''
Sassari antica: Pompeo Calvia, Agniru Canu, Ziu Cesaru. Bastano questi tre nomi per glorificare
la storia di questa città Regia. Gli stornelli e
le gobbule sono uno dei tanti aspetti della cultura della città di Sassari, superbamente ornata di pizzi e di archivolti, di fregi e di fontane, di corti e di altane, di antiche
chiese campestri e di poesia.
La gobbula sassarese è un componimento popolare analogo ad altre forme di musicalità folk come le Carols, i Jingles e i Limericks. Tra queste forme si possono annoverare anche le 'coplas' che sono canti o strofe folklorico popolari andaluse da cui sembrerebbero derivino le 'Gobbule'. Lo stesso termine potrebbe avere perso dei pezzi nella storia e da Copla, forse è diventato 'Copula' ed in seguito 'Gobula'.
Nel sassarese assume le vesti di composizione
satirico-augurale. Secondo l'etno musicologo Sassu è una forma di recitazione a carattere iterativo tra un parlante e un coro di voci maschili, femminili o miste, oppure come canto monodico maschile con l'accompagnamento di tamburello basco chiamato 'trimpanu'. Mi ricordo di avere effettuato alcune registrazioni nel periodo pre carnevalesco, soprattutto durante i giorni vicino all'epifania.