La quercia e la rosa, di Ludovica De Nava

La quercia e la rosa, di Ludovica De Nava
Storia di un amore importante di Grazia Deledda con lettere autografe. Romanzo di Ludovica De Nava

IN TERRITORIO NEMICO

IN TERRITORIO NEMICO
Romanzo storico sulla Resistenza di Pier Luigi Zanata e altri 114 scrittori - metodo Scrittura Industriale Collettiva

Dettagli di un sorriso

Dettagli di un sorriso
romanzo di Gianni Zanata

Il calcio dell' Asino

Il calcio dell' Asino
Il calcio dell’Asino. Il calvario di un giornale ribelle (1892-1925) e del suo direttore Giovanni de Nava (Giva)

NON STO TANTO MALE

NON STO TANTO MALE
romanzo di Gianni Zanata

mercoledì 10 dicembre 2014

UN SENSO E UNA RAGIONE by plz

C' è un senso.
C' è una ragione.
C' è forse una via.
Mi stanno spingendo via, fuori casa, brutalmente.
E la conclusione, la lezione, il senso? Qual' è la questione, come generalmente si dice?
Forse questa: mi mandano via, fuori casa, forse mi vogliono far capire che devo comprare i regali perché manca poco a Natale.

domenica 7 dicembre 2014

La gente con la verità in tasca by GIANNI ZANATA



La gente con la verità in tasca.
La gente con la verità in tasca se ne va in giro nuda, mi dice lei sorseggiando un caffè ristretto. Mi volto, la guardo e le chiedo Sì, ma dove? Dove cosa, mi risponde lei. Dov’è che se ne va in giro, la gente con le risposte in tasca? La verità, non le risposte, mi dice lei, le risposte esistono, la verità no, e comunque io sono nuda, quindi non ho tasche, e non avendo tasche non ho verità, che se pure le avessi, le tasche, non avrei verità da metterci dentro. Scuoto la testa, abbozzo un mezzo sorriso. Quindi, le domando. Quindi che cosa, mi risponde lei. Quindi perché starsene nudi se non si hanno verità da infilare nelle tasche? Una risposta ce l’avrei, mi dice, prima però fammi indossare almeno un paio di jeans con le tasche.
foto molletta

sabato 6 dicembre 2014

Il castagno dei cento cavalli e altri frammenti di memoria tra Etna, Prealpi e Valdichiana di Mariano Fresta

Verrà presentato il libro

Il castagno dei cento cavalli

e altri frammenti di memoria tra Etna, Prealpi e Valdichiana

di Mariano Fresta · Scheda del Libro →
Domenica 7 dicembre 2014, ore 17.30
Sala Aldo Nisi, Teatro Povero, Piazza Nuova 1, Monticchiello \ Pienza (SI)
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LIBRA , la poesia del sabato

Io vado, madre.
Se non torno,
sarò fiore di questa montagna,
frammento di terra per un mondo
più grande di questo.

Io vado, madre.
Se non torno,
il corpo esploderà là dove si tortura
e lo spirito flagellerà,
come l’uragano,
tutte le porte.

Io vado... madre...
Se non torno,
la mia anima sarà parola
per tutti i poeti.

Abdulla Goran (poeta curdo 1904 -1962)
................


DOMENICA 7 DICEMBRE
Dalle ore 12:00 alle 19:00
MERCATINO DI SOLIDARIETA’

Centro Cultura di Roma Capitale GABRIELLA FERRI
via Galantara 7 – Roma
Visualizzazione di

giovedì 4 dicembre 2014

Se questo è un padre di Andrea Nikolaevic Ruffolo

Verrà presentato il libro

Se questo è un padre

di Andrea Nikolaevic Ruffolo · Scheda del Libro →
Sabato 6 dicembre 2014, ore 18.20
Libreria Mondadori, Via Piave 18, Roma
Interverranno:
l'Avvocato Cassazionista Roberto Colica,
la Dottoressa Gloria Monti, Psicologa Forense e CTU presso il Tribunale di Forlì,
il Professore Stefano Adami, Docente di Letteratura Italiana e Consulente per la letteratura italiana dell'Università di Princeton,
Mario Papalini di Edizioni Effigi.

L'autore leggerà stralci del racconto.
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mercoledì 3 dicembre 2014

Undici e mezzo di Francesco Puccio

Verrà presentato il libro

Undici e mezzo

di Francesco Puccio · Scheda del Libro →
Giovedì 4 dicembre 2014, ore 18.00
Museo Archeologico Provinciale di Salerno, Via San Benedetto 28 , Salerno
Saluti
Giuseppe Canfora, Presidente della Provincia di Salerno
Barbara Cussino, Responsabile Settore Musei e Biblioteche Provincia di Salerno

Interviene
Edoardo Scotti

Modera
Giovanni Chianelli
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Un palloncino da monumento

da il manifesto
CULTURA

Un palloncino da monumento

Mostre. Al Pompidou di Parigi la retrospettiva di Jeff Koons, artista fra i più cari al mondo, che fa il verso alla società dei consumi e ai supermercati

«Hulk Organ», 2004-2012
­A leg­gere i testi stam­pati sui muri che accom­pa­gnano il per­corso della retro­spet­tiva che il Cen­tre Pom­pi­dou dedica a Jeff Koons (fino al 27 aprile 2015) ci si con­vince di essere di fronte a uno dei grandi arti­sti con­tem­po­ra­nei. Il cura­tore, Ber­nard Bli­stène, diret­tore del Musée Natio­nal d’Art Moderne, che ha rea­liz­zato la mostra in col­la­bo­ra­zione con il Whit­ney Museum, spiega l’intero cor­pus delle sue opere come fosse uno spec­chio della società dei con­sumi: la sua buli­mia, l’ossessione della tec­ni­cità e della per­fe­zione del pro­dotto, il posto pre­pon­de­rante che ha assunto l’entertainment, per­sino le banali fan­ta­sie ses­suali pre­sen­tate nella sola sala chiusa del per­corso (vie­tata ai minori).
La ras­se­gna è una pas­seg­giata cro­no­lo­gica in un grande spa­zio aperto, che ricorda quello di un super­mer­cato. Koons parla di noi e del mondo in cui ci tro­viamo a vivere. Le icone del nostro tempo, da Michael Jack­son a Popeye, i gio­cat­toli ingi­gan­titi — come il famo­sis­simo Bal­loon Dog — sono gon­fiati, vuoti, pieni d’aria, espli­ci­tano solo la super­fi­cie per­fetta, rea­liz­zata con tec­ni­che pre­cise (e caris­sime). Gli oggetti banali che, nella realtà del super­mer­cato, sono di pla­stica, qui ven­gono tra­sfi­gu­rati in manu­fatti pre­ziosi, rea­liz­zati con mate­riali lus­suosi e sofi­sti­cate tec­ni­che di inge­gne­ria. Koons dà l’impressione di ade­rire al modello che pro­pone, «tutto ciò che vi inte­ressa è lì, è dispo­ni­bile». Lo fa al deu­xième degré? È iro­nica la sua rap­pre­sen­ta­zione? «C’è una forma di otti­mi­smo nella mia opera – ha affer­mato – Desi­dero comu­ni­care sen­sa­zioni al pub­blico, voglio che senta che amo la vita, che amo pren­dere parte al mondo». Riven­dica il fatto di rea­liz­zare opere che esal­tano il gusto della classe media ame­ri­cana, si pre­senta addi­rit­tura come il suo por­ta­voce. Ma, aggiunge, par­lando della per­fe­zione delle rea­liz­za­zioni e della monu­men­ta­lità che assu­mono degli oggetti banali della società dei con­sumi: «Forse c’è l’idea di soprav­vi­venza, ho tra­sfor­mato un oggetto senza qua­lità ed effi­mero – un sem­plice pal­lon­cino – in un’opera monu­men­tale che ha il potere di soprav­vi­vere».
Il pro­blema è che le opere hanno perso – o nascon­dono accu­ra­ta­mente – ogni dimen­sione sov­ver­siva o almeno cri­tica, carat­te­ri­stica delle cor­renti a cui Koons fa rife­ri­mento dal punto di vista arti­stico (Duchamp, Pop Art, Mini­ma­li­smo, Dada, Sur­rea­li­smo, Flu­xus, ma anche Manet o Cour­bet). L’artista inter­roga la società solo dalla pro­spet­tiva dei tem­pli del con­sumo, dell’immagine liscia che vuole dare di sé. Non c’è nes­sun rife­ri­mento al rove­scio della meda­glia.
L’adesione al modello domi­nante ha un suo riscon­tro con­creto nella que­stione dei prezzi delle opere: Koons è l’artista vivente più caro al mondo. È que­sto aspetto che ha inve­stito soprat­tutto l’inaugurazione della retro­spet­tiva al Beau­bourg, la prima rea­liz­zata in Europa. Le pole­mi­che sol­le­vate ai tempi del suo inter­vento a Ver­sail­les, nel 2008, sono ormai acqua passata.
Koons, che è stato tra­der a Wall Street (ma solo per pagarsi il costo della rea­liz­za­zione delle opere, assi­cura), è diven­tato l’emblema del mer­cato dell’arte: il record l’ha rag­giunto con la ven­dita da Christie’s a New York nel 2013 di uno dei cin­que esem­plari di Bal­loon Dog per 58,4 milioni di dol­lari (da Christie’s, del resto, era ini­ziata l’ascesa dei suoi prezzi, con il grande Pink Party, la festa pac­chiana nel 2001 con mil­le­quat­tro­cento invi­tati, in onore della Pan­tera rosa — nel 2011 è stata com­prata a 16,8 milioni di dol­lari). I prezzi delle opere di Koons sono saliti negli anni in modo espo­nen­ziale, met­tendo in luce il mec­ca­ni­smo di costru­zione del valore, tra gal­le­rie, case d’asta, fon­da­zioni e musei.
La retro­spet­tiva del Pom­pi­dou pre­senta la pro­du­zione di Jeff Koons degli ultimi tren­ta­cin­que anni. Il per­corso ini­zia con gli Infla­ta­bles, la prima serie dell’artista, del 1979, che si com­pone di gio­cat­toli o oggetti di deco­ra­zione gon­fia­bili, col­lo­cati su spec­chi o Ple­xi­glas: fiori e coni­gli del super­mer­cato diven­tano scul­ture e nature morte. Pre-New e The New pre­senta pic­coli elet­tro­do­me­stici sim­bolo della società dei con­sumi Usa, in par­ti­co­lare degli aspi­ra­pol­veri (in inglese vacuum clea­ner, rife­ri­mento al «vuoto»), illu­mi­nati da neon come in vetrine com­mer­ciali.
Con Equi­li­brium, Koons affronta la que­stione della mito­lo­gia dello sport nella cul­tura Usa: ripro­du­zioni in bronzo di diversi arti­coli spor­tivi e i Tanks, gli acquari che con­ten­gono pal­loni da basket, che sfi­dano le leggi della fisica (si è rivolto al pre­mio Nobel Richard P. Feyn­man per rea­liz­zarli). Luxury and Degra­da­tion (1986), è una serie di pit­ture che ripro­du­cono pub­bli­cità di alco­lici (con la rifles­sione che più la bevanda è cara e si rivolge ai ric­chi, più la pub­bli­cità è astratta). Poi Sta­tuary, con ripro­du­zioni di scul­ture, dal busto di Luigi XIV al coni­glio gon­fia­bile, Bana­lity, con opere in legno o por­cel­lana, Cele­bra­tion con scul­ture monu­men­tali che hanno richie­sto, ognuna, anni di lavoro. Seguono esempi delle serie Easy­fun, Anti­quity e i due cicli dedi­cati agli eroi della cul­tura popo­lare, Popeye e Hulk Elvis.
La mostra fini­sce con gli ultimi lavori, Gazing Ball, repli­che di capo­la­vori anti­chi, bian­chis­simi, a cui è stato aggiunto un pal­lon­cino blu, ele­mento di deco­ra­zione esterna tipico degli Usa. Nella sala sepa­rata, c’è Made in Hea­ven, quel ciclo hard (ma sem­pre liscio e kitsch) rea­liz­zato con Cic­cio­lina, la porno star che Koons ha spo­sato nel ’91. Ora Koons, ricon­vo­lato a nozze, si pre­senta come un per­fetto padre di fami­glia, con sei figli.