La quercia e la rosa, di Ludovica De Nava

La quercia e la rosa, di Ludovica De Nava
Storia di un amore importante di Grazia Deledda con lettere autografe. Romanzo di Ludovica De Nava

IN TERRITORIO NEMICO

IN TERRITORIO NEMICO
Romanzo storico sulla Resistenza di Pier Luigi Zanata e altri 114 scrittori - metodo Scrittura Industriale Collettiva

Dettagli di un sorriso

Dettagli di un sorriso
romanzo di Gianni Zanata

Il calcio dell' Asino

Il calcio dell' Asino
Il calcio dell’Asino. Il calvario di un giornale ribelle (1892-1925) e del suo direttore Giovanni de Nava (Giva)

NON STO TANTO MALE

NON STO TANTO MALE
romanzo di Gianni Zanata

giovedì 12 marzo 2015

Le passioni, il disincanto Profilo e scritti di Paolo Cesarini di Francesco Donzellini

Verrà presentato il libro

Le passioni, il disincanto

Profilo e scritti di Paolo Cesarini

di Francesco Donzellini · Scheda del libro →
Venerdì 13 marzo 2015, ore 18.45
Sala della Deputazione della Contrada della Tartuca, Via Tommaso Pendola, Siena

Insieme all'autore interverrà Roberto Barzanti
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Campi di fragole per sempre di Flavio Fusi

Verrà presentato il libro

Campi di fragole per sempre

di Flavio Fusi · Scheda del libro →
Venerdì 13 marzo 2015, ore 18.00
Museo di Storia Naturale della Maremma, Strada Corsini 5, Grosseto
Assieme all’autore saranno presenti:
Emilio Guariglia, giornalista de Il tirreno
Lucia Matergi, presidente Istituto Gramsci di Grosseto
Letizia Stammati leggerà alcune pagine del libro
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mercoledì 11 marzo 2015

FRAMMENTI DI STORIA

da odg.it

Frammenti di storia


1863
Il “Petit Journal”, al prezzo
di 5 centesimi di franco


Nel 1863, in Francia, Moïse Polydore Millaud lancia il “Petit Journal”. La formula: basso prezzo di vendita (5 centesimi), buona raccolta di pubblicità, contenuti “apolitici” e comprensibile a tutti. Al successo concorrono la vendita per strada, in uso negli Stati Uniti fin dal 1830; la raccolta pubblicitaria senza intermediari; i contenuti: è il primo giornale a puntare tutto su delitti e incidenti, con scrittura a forti tinte. E qui Ponson du Terrail, che sa creare inesauribili intrighi nei suoi racconti, pubblica le avventure di Rocambole, personaggio chiave di più di venti romanzi d’appendice.

1941
Pagine sulla guerra alla radio


Per il primo anniversario dell’entrata in guerra dell’Italia, la casa editrice Sansoni di Firenze pubblica “Pagine sulla guerra alla radio” (giugno 1941) che raccoglie commenti, rubriche e servizi trasmessi dall’EIAR. Il curatore è Pio Casali, direttore del “Giornale radio”. La parte dell’antologia dedicata alle corrispondenze dal fronte è una raccolta di racconti di guerra. Quattro portano la firma dell’allora redattore capo del “Giornale radio”, Antonio Piccone Stella; i suoi racconti sono ambientati in Libia, dove trascorse il primo anno di guerra come corrispondente (il più lungo è “Con Castagna a Giarabub”). Un commento è del ministro per la Cultura popolare che il 28 luglio 1940 aveva inaugurato la trasmissione “Notizie da casa” per i combattenti, ammettendo che la posta militare viaggia ancora piuttosto a rilento, mentre “…ci sono notizie che si vorrebbe arrivassero subito. Un bambino che è nato, e il babbo è lontano a combattere. Una mamma che è guarita, e il figlio è lontano a combattere… Il raccolto che è andato bene… tutto questo e molto altro ancora si vorrebbe che il soldato lo sapesse immediatamente, soprattutto se si trova di là dal mare, di là dai monti e dai deserti… Da oggi, durante l’ “Ora del soldato”, intercalate le notizie della nostra guerra alle canzoni che ci piacciono e al riso che fa buon sangue anche e specialmente a chi combatte, ascolterete le “Notizie da casa”. Per mandarvele, camerati, i vostri cari si sono semplicemente rivolti al Comune; il podestà ha comunicato all’EIAR; e subito la notizia vi arriva attraverso lo spazio”.
Racconti di guerra sono i capitoli di un altro radiocronista mobilitato per la marina, Antonio Foschini: la vita quotidiana dei sommergibilisti o dei marinai in navigazione notturna e l’avventura dei naufraghi dell’ “Espero”. Un altro corrispondente è testimone delle battaglie di Punta Stilo e Capo Teulada; Orsino Orsini riferisce sull’ingresso a Sidi el Barrani delle avanguardie della 10a armata; Ugo Rampelli e Raffaello Guzman (quest’ultimo è anche redattore del “Messaggero”) parlano delle loro esperienze con gli aviatori.

Quando i giornalisti fanno la storia

da odg.it

Quando i giornalisti fanno la storia


Qual è stato il ruolo dei giornalisti nella storia italiana? Un ruolo di primo attore o di comprimario? Di mattatore o di “capo claque”? E nello svolgersi delle tappe più importanti come si sono comportati i grandi cronisti?
 Ultima domanda. E adesso che la nostra barchetta – quella dell’editoria – traballa per i colpi della crisi e della rivoluzione digitale, come siamo messi? Contiamo qualcosa o siamo solo dei sopravvissuti a un mondo che non c’è più?
Tranquilli, non vogliamo inquietarvi con il solito pezzo su dove sta andando il giornalismo. Tanto dove va lo capiremo solo quando sarà arrivato. E tutti diranno che l’avevano previsto.  Per carità. Ci conosciamo.  Qui vogliamo solo parlarvi di un bel libro, stuzzicante e ben scritto dal collega Pier Luigi Vercesi per la Sellerio editore, che nel titolo dice già tutto: “Ne ammazza più la penna. Storie d’Italia vissute nelle redazioni dei giornali”.
Vercesi, direttore di “Sette”, settimanale del “Corriere della Sera”, parte dalla caduta di Napoleone per ricordarci che la famosa verità dei fatti non il nostro forte. E che quasi sempre, per convenienza o necessità, la modifichiamo a nostro piacere. Come fanno nel 1815  i giornalisti de “il Moniteur” una gazzetta francese che per la fuga di Napoleone dall’Elba titolano:
“Il mostro è fuggito dal luogo dell’esilio!”A mano a mano che il “mostro” si avvicina  il giornale cambia però  la musica. Infatti titola:
 “Bonaparte avanza a tappe forzate, ma è impossibile che arrivi a Parigi”. Ma quando poi ci arriva il giornale scrive: Sua maestà l’imperatore è arrivato alle Tuileries. Niente può superare la gioia universale”. Ma che bella giravolta, complimenti!
Siamo così. A volte tappetini del potere, in altre grilli parlanti. Pompieri e incendiari. Normalizzatori e fustigatori.  L’equilibrio non  è il nostro forte. Anche  per le firme più celebri. Ugo Foscolo, scrive Vercesi, solo per un soffio non andò a libro paga degli austriaci. E se non fosse stato per Federico Confalonieri il poeta dei Sepolcri  avrebbe messo il suo estro giornalistico al servizio di Metternich.
E’ una bella storia, quella di Vercesi, perché non è solo una storia di giornalisti, ma di uomini, con le loro forze e le loro debolezze, coi loro talenti e i le loro meschinità. Ogni tanto, ma raramente, ci sono anche delle “schiene diritte”. Una tra tutte quella di Piero Gobetti ucciso nel 1925 dalle  botte dei fascisti dopo averli definiti  “Movimento plebeo e liberticida”.
Poi ci sono i grandi funamboli, i prestigiatori della parola e del protagonismo. Primo fra tutti Gabriele D’Annunzio, capace come sempre di stupire. Quindi  Benito Mussolini, che prima di far indossare la camicia nera agli italiani, è maestro  elementare e  poi direttore del Popolo d’Italia. Il futuro duce aveva grande fiuto e senso della notizia. Alla fine della Grande Guerra, a corto di fondi e fiutando l’aria,  cambia il sottotitolo della testata: non più “Quotidiano socialista, ma “organo dei combattenti e dei produttori”.
E Leo Longanesi, genio dell’editoria e talentuoso inventore di slogan e aforismi? E’ lui a inventare lo slogan “Mussolini ha sempre ragione!” E a prendere a schiaffi il maestro Toscanini perchè, prima di un concerto, si rifiuta di far suonare “Giovinezza”.
Longanesi, come tanti altri illustri colleghi, è abilissimo a salire rapidamente sul nuovo carro dell’antifascismo già dal 25 luglio 1943, quando Mussolini è messo in minoranza dal Gran Consiglio. Ma  Longanesi non è una eccezione. Tante altre prestigiose  penne si erano accodate senza problemi al servizio del regime.
“Se tra  loro ci fossero stati dei dissimulatori”, scrive Vercesi “ Mussolini se ne sarebbe sicuramente accorto. Ma non ce n’erano. Era sulla loro indifferenza morale che  faceva conto Mussolini. Lui li teneva al guinzaglio, loro incassavano compensi generosi...”
Si potrebbe andare avanti. Ma il quadro è desolante. Tanti topolini dietro il grande pifferaio – il duce- di una fabbrica del consenso che raccontava di un mondo inventato. Senza cronaca nera, dove non piove e tira vento, dove tutto va  bene, anche quando il mondo sta precipitando nell’abisso.
Il libro di Vercesi, dopo la bufera della seconda guerra, arriva fino ai Sessanta. Quando i giornali, grazie anche all’arrivo di Enrico Mattei e alla nascita  del Giorno, cominciano a sentire che l’Italia sta cambiando. Che i soldi ricominciano a girare, e che  la gente ha voglia di tornare a divertirsi con il Festival di Sanremo e le prime trasmissioni televisive e i quiz di Milke Bongiorno.
Un’altra epoca, tutta da raccontare. Come fecero Camilla Cederna, Giorgio Bocca e tanti altri celebri e meno celebri colleghi che entrano di slancio in quell’Italia che corre sempre più veloce. La storia finisce qui. Con una sensazione amara: che anche nel giornalismo, abbiamo perso delle buone occasioni per essere migliori.
 
_________________
Pier Luigi Vercesi
"Ne ammazza più la penna. Storia d'Italia vissuta nelle redazioni dei giornali"
Sellerio editore Palermo
Prezzo: 18 euro
 

lunedì 9 marzo 2015

La quadratura del cerchio Incarnazione e libertà nel “Liber Divinorum Operum” di Ildegarda di Bingen di Teresa Lucente

Verrà presentato il libro

La quadratura del cerchio

Incarnazione e libertà nel “Liber Divinorum Operum” di Ildegarda di Bingen

di Teresa Lucente · Scheda del libro →
Venerdì 13 marzo 2015, ore 17.00
Aula Magna Storica dell'Università di Siena, Via Banchi di Sotto 55
Relatori
Massimo Squillacciotti, docente di Antropologia Cognitiva
Bernardina Sani, docente di Storia dell’arte moderna
Le parole di Ildegarda saranno affidate alle Persone Libro Siena - Associazione Donne di carta

La presentazione è organizzata dal Dipartimento di Scienze storiche e dei beni culturali di Gabriella Piccinni in collaborazione con il Centro Culturale delle donne “Mara Meoni”

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Liberaci dal male La metafisica del nome, della felicità e l’ineffabile potenza dell’uno infinito di Francesco Candela

È uscito il libro

Liberaci dal male

La metafisica del nome, della felicità e l’ineffabile potenza dell’uno infinito

di Francesco Candela · Scheda del libro →
Lo potete acquistare sul nostro sito o in tutte le librerie.
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venerdì 6 marzo 2015

Al Museo del Fumetto, la Resistenza è femmina

da l'Espresso

per vedere le foto clicca QUI

Una mostra (a fumetti) e due documentari per celebrare le protagoniste della Resistenza. Dall'8 marzo al 26 aprile, nell'occasione del settantesimo anniversario della Liberazione, il museo del Fumetto - Wow Spazio di Milano ospita l'evento "Donne Resistenti - La partecipazione delle donne al movimento di Liberazione". In mostra le tavole della graphic novel “Bruna e Adele 70 anni dopo”, realizzato dal fumettista Reno Ammendolea con la collaborazione di Marsia Modola per la sceneggiatura. I disegni ripercorrono la storia dei GDD – Gruppi di Difesa della Donna – da cui è nata l’UDI (Unione Donne Italiane) attraverso gli occhi di una diciassettenne che, incuriosita dai racconti della nonna sulla guerra, scopre assieme alla sua amica la storia della Resistenza femminile. In programma anche la proiezione dei documentari “Bandite” (Alessia Proietti e Giuditta Pellegrini, 2009) e "La donna nella Resistenza" (Liliana Cavani, 1965)