La quercia e la rosa, di Ludovica De Nava

La quercia e la rosa, di Ludovica De Nava
Storia di un amore importante di Grazia Deledda con lettere autografe. Romanzo di Ludovica De Nava

IN TERRITORIO NEMICO

IN TERRITORIO NEMICO
Romanzo storico sulla Resistenza di Pier Luigi Zanata e altri 114 scrittori - metodo Scrittura Industriale Collettiva

Dettagli di un sorriso

Dettagli di un sorriso
romanzo di Gianni Zanata

Il calcio dell' Asino

Il calcio dell' Asino
Il calcio dell’Asino. Il calvario di un giornale ribelle (1892-1925) e del suo direttore Giovanni de Nava (Giva)

NON STO TANTO MALE

NON STO TANTO MALE
romanzo di Gianni Zanata

sabato 14 febbraio 2009

... Come Fiocco di Neve, di Gaetano Barbella

L' amico e fratello del web, Gaetano Barbella, il "Geometra Pensiero in Rete" (http://www.webalice.it/gbarbella/) ha scritto un gradito pensiero per i miei genitori. E' arrivato per San Valentino, la festa degli innamorati, e mia madre e mio padre erano molto innamorati.
Grazie Gaetano.







IL FIORIR DI UNA ROSA BLU
COME UN FIOCCO DI NEVE

Di Gaetano Barbella


«La vocazione del blu alla profondità è così forte che
proprio nelle gradazioni più profonde diviene più
intensa e intima. Più il blu è profondo e più richiama
l’idea dell’infinito, suscitando la nostalgia della purezza
e del soprannaturale. È il colore del cielo, come appunto
ce lo immaginiamo quando sentiamo la parola cielo». [1]




...Non ho ricordi di mio padre – dice l’amico Pier Luigi Zanata nel suo post I miei genitori, omaggio del suo blog Utilize rap! Again! –, ma mia madre era sempre ben acconciata. Una professionista moderna per i suoi tempi. Ottima amazzone, cavalcava alla maschile, anche a pelo, per le sue visite utilizzava il cavallo o il calesse, tirava di pistola ...
Una grande donna e una grande mamma...
Li ricordo con due poesie di due grandi poeti, Padre dei padri di Mario Luzi, conosciuto a casa del prof. Valerio Micheli Pellegrini, fiorentino, grande chirurgo estetico, e La madre di Giuseppe Ungaretti.

E poi molti bei commenti son seguiti sulla foto e queste poesie da parte dei suoi amici. Anche io ne ho fatto uno ma per metterlo su non mi bastava la vaghezza mostrata da Pier Luigi sui suoi cari che ha preferito far parlare i versi di quei grandi poeti. Ed allora è come se avessi fatto la parte di un bimbo che istintivamente guarda dietro lo specchio per spiegarsi la sua immagine riflessa.
Giusta la memoria sfocata di Pier Luigi sul suo papà che non sono riuscito a cogliere, ma mi è parsa attraverso la sua mamma. Tantè che di lei Pier luigi è sembrato aver buona memoria.
E così la foto dei due, alla mia vista penetrante mi è apparsa d’un caldo blu di una profondità marina, ma non tanto.
Lei sempre col viso preminente e marcato a differenza di lui accanto preso dai riflessi chiari che sembrano assorbirlo sì da renderlo quasi un transfugo.
E qui parla, però per lui, una rovente cascata di versi nati da oscuri «patti», una questione in sospeso... «...altri forse in allegria / per pura amicizia / ovvero / per un grano / ancora / celeste / di celeste libertà / riposto nel cuore...».

Ma «Tace nel silenzio / delle sue lontane rocce / l’antica parleria - / o il silenzio / è nostro, e non più lacuna, / ora, di parola / ma annullamento / e cenere da cui tutto risorgerà?».
Ora..., come posta ai suoi “piedi” ancora fissi alla solida terra «del silenzio / delle sue lontane rocce», è proprio questo «silenzio».
Un «silenzio» che però non è tale, è li nella sua sposa accanto, ben riposto fra le mani di bianco inguantate, ma ciò che conta è tutto nella sua preziosa borsetta stretta al petto, ben in vista. Questa è la «madre» a cui si inchina il figlio implorante:
«E il cuore quando d’un ultimo battito / avrà fatto cadere il muro d’ombra / per condurmi, Madre, sino al Signore, / come una volta mi darai la mano.».
«Mani», cui fa eco un’altra «mano» di un’estranea poesia posta in precedenza sul blog da Pier Luigi, quelle di una bimba verso la sua cara mamma. Una bimba or grande, la sua amica Annarita.
Ed io, come colpito da quest’intreccio di mani eteriche e fisiche mi sfuggono le giuste parole e non ho la forza di coronare questo mistico quadro se non spiegandolo come un bimbo così:
« Perché in cielo tutte le mamme sono come sorelle e si parlano fra loro.
I loro figli sono figli di tutte loro messe insieme.».

Forse per i convenuti al blog questa versione non ha destato in loro la luce come quella dei versi dei due famosi poeti a commento. Ma mi sovviene questo fatto evangelico:


«Allora vennero a lui, nel tempio, dei ciechi e degli zoppi, ed egli li guarì. Ma i capi dei sacerdoti e gli scribi, vedute le meraviglie che aveva fatto e i bambini che gridavano nel tempio: “Osanna al Figlio di Davide!”, ne furono indignati e gli dissero: “Odi tu quello che dicono costoro?”. Gesù disse loro: “Sì. Non avete mai letto: ‘Dalla bocca dei bambini e dei lattanti hai tratto lode’?”. E, lasciatili, se ne andò fuori della città, a Betania, dove passò la notte».[2]


In seguito riflettendo su ciò che avevo detto da innocente infante, come dettato dalla mia interiorità, il mio pensiero è volato verso il «mare» degli alchimisti per coglierne l’immenso potere ivi riposto.
Di qui la chiarezza per me, che questo mare chiamato ermetico, è un’acqua che non bagna le mani e nel contempo luce metallica, ed altre definizioni. Che è poi il fuoco segreto dei saggi.

«Vi compiangerei molto, scrive Limojon de Saint-Didier[3], se anche voi, come me, dopo aver riconosciuto la vera materia, passaste quindici anni tutti dedicati al lavoro, allo studio e alla meditazione, senza poter estrarre dalla pietra il prezioso succo ch’essa contiene nel suo seno, perché non conoscete il fuoco segreto dei saggi, che fa colare da questa pianta, arida e secca in apparenza, un’acqua che non bagna le mani.» Senza di esso, senza questo fuoco nascosto sotto forma salina, la materia preparata non potrebbe essere sollecitata né compiere le sue funzioni di madre, e la nostra fatica resterebbe per sempre chimerica le vana. Qualsiasi generazione richiede l’aiuto d’un agente proprio, specifico del regno nel quale la natura l’ha posto. Ed ogni cosa reca in sé lo sperma. Gli animali nascono da un uovo o da un ovulo fecondato; i vegetali si sviluppano da un seme reso prolifico; allo stesso modo i minerali ed i metalli hanno per sperma un liquore metallico reso fertile dal fuoco minerale. Questo, dunque, è l’agente attivo introdotto dall’arte nello sperma minerale, ed è lui, ci dice Filalete, «che per primo fa girare l’asse e muovere la ruota.» Cosi, si comprende facilmente quale utilità abbia questa luce metallica, invisibile, misteriosa, e con quanta cura dobbiamo cercare di conoscerla e distinguerla per le sue qualità specifiche essenziali ed occulte.[4]

Ecco che si fa luce sulle mie geometrie composite delle opere pittoriche, in particolare, Il Cenacolo di Leonardo quando qui argomento il famoso «Fuoco di Ruota»[5](in stretta relazione con i rosoni delle cattedrali gotiche), per confermare ciò che dice Filalete, «che per primo fa girare l’asse e muovere la ruota.».
Ma non basta per essere accusati di fantasiosi, maghi che non vanno più in questa epoca in cui trionfa la scienza. Perché il potere riposto nell’acqua è stato motivo di ricerca per essa.

Riporto di seguito questo vecchio articolo[6] di Arnaldo Graglia[7] nel quale si argomenta sul potere dell’acqua, uno degli elementi più comuni, al centro di un interessante dibattito tra scienza ed esoterismo.

La notte dei tempi


Le molecole dell’acqua si parlano via radio

Quell’umile e solitario operatore medievale che, nella penombra del proprio laboratorio, pestava in un mortaio particelle di varia natura, cercando di legarle con uno degli elementi più comuni del mondo (l’acqua), sicuramente doveva sapere che l’acqua ha la proprietà di conservare le forze delle sostanze con cui viene in contatto, anche se la scienza del suo tempo rifiutava questa conoscenza.

Ciò che il nostro alchimista ignorava, era che, qualche secolo più avanti, la scienza avrebbe tenacemente mantenuto la propria posizione oscurantista disconoscendo quelle prorpietà di conservazione delle energie note dalla notte dei tempi agli esoteristi di ogni latitudine e che fanno di questo elemento un inquietante oggetto di ricerca. Ma veniamo ai fatti.

Su questo argomento, il professor Giorgio Piccardi[8], Direttore dell’Istituto di Chimica Fisica dell’Università di Firenze, riferendosi a prove effettuate nel 1961 durante l’Anno Geofisico Internazionale, dichiarò che le forze cosmiche influenzano mutazioni chimiche della materia attraverso l’acqua.

Il Prof. Piccardi precisò che ogni creatura vivente è soggetta a queste influenze perché è composta in gran parte di acqua e la struttura dell’acqua può essere modificata, seppur lievemente e temporaneamente, dalle forze galattiche, determinando di riflesso un’azione sensibile su tutto ciò che la contiene. La cosa non sollevò grande scalpore, e si direbbe che trent’anni di grande progresso tecnologico non abbiano trovato la scienza disposta ad aprire gli occhi sulle ormai sempre meno segrete caratteristiche dell’acqua.

Infatti l’anno scorso[9] un qualificato e serio studioso, il Dottor Jacques Benveniste[10], direttore dell’Istituto Nazionale della salute e della ricerca medica francese, ha pagato lo scotto di questa cecità millenaria.

Ricordiamo che Benveniste asserì di poter provare tecnicamente che l’acqua aveva la capacità di conservare in memoria l’attività biologica appartenente a sostanze diluibili e che questa attività è riproducibile più volte, mantenendo le qualità specifiche della sostanza diluita.

Le credenziali accademiche che non sono bastate per evitare allo scienziato francese pesanti accuse di pressapochismo e la sua teoria ha trovato subito più oppositori che estimatori. Poi tutto è stato messo a tacere.

A sostegno delle tesi del Dottor Benveniste sulla “memoria dell’acqua” si è recentemente espresso il Prof. Giuliano Preparata, ordinario di Fisica Nucleare delle alte energie presso l’Università Statale di Milano.

Nel corso di approfondite ricerche egli ha appurato che una molecola d’acqua emette segnali elettromagnetici percepiti dalle altre molecole. In pratica si crea un ponte radio che mette in sintonia tutte le molecole d’acqua gravitanti in un certo spazio, le quali possono ordinatamente vibrare con la stessa frequenza ed allinearsi secondo un moto rotatorio comune che registra e trasmette lo stesso messaggio.

In questo modo il tipo di energie inserito in una molecola d’acqua può riprodursi all’infinito senza perdere la propria forza iniziale, poiché l’acqua funge al tempo stesso da accumulatore e da conduttore.

Viene dunque confermata l’intuizione di Samuel Hahnemann, fondatore della medicina omeopatica, il quale duecento anni fa, asseriva che qualsiasi elemento diluibile, una volta immerso nell’acqua, lascia una impronta molecolare biologicamente attiva che l’acqua riproduce fedelmente e conserva nelle proprie strutture fino ad esaurimento dell’acqua stessa.

Come? Forse attraverso il ponte radio scoperto dal Prof. Preparata[11], il quale da circa tre anni sta inutilmente aspettando che qualcuno si decida a prendere in considerazione i risultati delle sue ricerche.

Ma di cosa dovrebbero lamentarsi i vari Benveniste e Preparata? La storia dell’uomo è piena di incresciosi rapporti tra i detentori del potere ed illuminati precursori di grande scoperte, con le conseguenze che conosciamo: processi per eresia, accuse di stregoneria, condanne a morte. Oggi che siamo più evoluti, i successori di Galileo e di Giordano Bruno non corrono pericoli: la loro incolumità è garantita, rischiano semmai di venire inghiottiti da un ostinato e calcolato silenzio, che brucia molto più del rogo.


[1] Dal saggio «Lo spirito dell’arte» di Wassilj Kandinskij, pittore russo (1866-1944).
[2] Matteo 21, 14-17
[3] Limojon de Saint-Didier, Lettre aux vrais Disciplines d’Hermés, nel Triomphe Hermètique, Amsterdam, Henry Wetstein, 1969, p. 150.
[4] Le dimore Filosofali, di Fulcanelli, vol. I, p. 143. Edizioni Mediterranee.
[5] Blog Matematic@Mente: http://lanostramatematica.splinder.com/post/19433487#more-19433487
[6] La notte dei tempi, tratto dalla Rivista PRESTIGE–EDIAUTO srl.
[7] Nel luglio del 1995 Arnaldo Graglia, un monaco italiano completamente ordinato che dirige il Centro Mandala, è stato riconosciuto da Sua Eminenza Togdan Rinpoce, una delle figure più insigni del lamaismo contemporaneo in Ladakh, come la reincarnazione di Lama Je Paljin.
Con il nome di Drubwang Paljin Tulku Rinpoce è stato accolto tra i Maestri che reggono il monastero di Lamayuru e ha assunto la guida del monastero di Atitse, destinato a diventare un centro internazionale di meditazione. La cerimonia ufficiale di riconoscimento ha avuto luogo il 14 luglio del 1995 nel monastero di Lamayuru ed è stata officiata da Sua Eminenza Togdan Rinpoce alla presenza di 180 monaci e di numerosi laici.
[8] Giorgio Piccardi (Firenze, 1895 – 1972) è stato un chimico e chimico-fisico italiano.
[9] Si tratta dell’anno 1988 o il successivo.
[10] Jacques Benveniste (Parigi, 12 marzo 1935 – 3 ottobre 2004) è stato un medico e immunologo francese.
[11] Giuliano Preparata (Padova, 1942 – Frascati, 2000) è stato un fisico italiano.

venerdì 13 febbraio 2009

Fantasie romantiche



Spirali di
Calore nel ventre
Gambe
Petto

La mano si ferma per
Breve frazione di tempo
Gravita nell' aria

Gran freddo
Non e' ne' giorno ne' notte

Incrocio il suo sguardo
Metto fine al silenzio
La mia voce scorre nel suo
Corpo
Come sangue
Dolce vampata di calore

Il suo ventre ora e'
Pesante
La lama del coltello
Si muove dentro lei
Nelle viscere come morso

Tempo non di attimi di
Azioni
Solo i rantoli di
Valentine
Proiettata in aria dal
Piacere...
Eterno di
Fantasie romantiche


http://vids.myspace.com/index.cfm?fuseaction=vids.individual&videoid=36413617

giovedì 12 febbraio 2009

Ricordi di un serial killer

Si dice che i serial killer abbiano avuto problemi con i genitori, soprattutto con la madre.
Per me non e' cosi'.
I miei genitori Johanna e Louis erano delle persone fantastiche, innamoratissime.
La loro e’ storia da raccontare.
Mia madre nata nei primi anni del ventesimo secolo era una donna straordinaria. Figlia di un imprenditore di Castle che operava nel settore dei trasporti era cresciuta in una delle piazze centrali della citta’, dove erano le proprieta’ di mio nonno, Frank: casa padronale, stalle, cavalli, calessi, landau, carri per il trasporto delle merci e la stazione di posta dove i cavalli degli operatori delle campagne intorno sostavano, in attesa del ritorno nei paesi, una volta che i loro padroni avevano concluso i loro affari o scaricato le merci che poi venivano distribuite da mio nonno.
La famiglia di mia madre comprendeva altre tre sorelle e due fratelli.
Nonno Frank, molto severo, impediva ai figli, soprattutto alle sue bambine, di andare nelle stalle dove bazzicavano gli stallieri e gli uomini del contado.
Mia madre, ribelle, era l’ unica che trasgrediva gli ordini del padre. Appena alzata si precipitava nele stalle e trafficava con i cavalli.
Col crescere degli anni, oltre ad essere sempre piu’ bella, una donna dalla pelle madreperlacea, capelli corvini, occhi scuri, labbra carnose, naturali, non come quelle rifatte oggi dai chirurghi plastici, che realizzano interventi mostruosi che trasformano le bocche delle loro clienti in antiestetici canotti di carne, era diventata un’ abile amazzone. Cavalcava come gli uomini, non seduta con le gambe pendenti sul lato sinistro dell’ animale, come si usava in quegli anni, ma incosciando la bestia per meglio stringerlo tra le gambe e poterlo governare senza problemi. Cavalcava spesso a pelo, senza sella, ed era bravissima nell’ eseguire acrobazie con il cavallo lanciato al galoppo.
Era la disperazione del padre.
Inoltre si divertiva a fare capriole aggrappata alle travi delle stalle.
Partecipava con grande perizia anche alla doma dei puledri.
Una volta la vide il proprietario di un circo il quale propose a nonno Frank una scrittura per la figlia.
Johanna dovette restare chiusa nella sua camera per due settimane, fino a quando il circo lascio’ la citta, non fosse mai che la ribelle figlia decidesse di aggregarsi alle troupe circensi.
Nonno Frank aveva paura dell’ estrema socievolezza della figlia che esibiva sempre e che forse per i tempi, secondo lui, non era consona con una particolare maturita’ di comportamento.
Mia madre andava nella vicina spiaggia di Little George a fare lungo galoppate che immancabilmente si concludevano con un bagno in mare del cavallo e suo. Si divertiva a lanciare il cavallo nella grigia distesa dalla spiaggia che arriva sin quasi all’ orizzonte. Generalmente Little Gorge era poco affollata. Quasi sempre poca gente distesa sulla sabbia o seduta sulle sedie a sdraio, pochi altri a prendere il sole vicino all’ acqua. Gli uomini o in completi o nei loro costumi interi e le donne nei loro pagliaccetti con l’ ombrellino a impedire una, allora, disdicevole abbronzatura. Una volta, in sella a Devil, uno stallone dal manto nero, fu trascinata al largo dalla corrente. Mia madre, sotto gli occhi terrorizzati del padre, che gia’ presagiva una disgrazia, riusci’ con pazienza e perizia a ritornare a riva, assecondando il nuoto di Devil nelle onde e nella corrente. Anche questa bravata le costo’ la ‘’reclusione’’ di due settimane nella sua camera, guardata a vista dalla severa governante, che avrebbe dovuto proibirle anche di mangiare i dolci preparati dalla cuoca. Invece la governante le portava di nascosto piu’ di una fetta di torta, senza dire una parola, un dito sulla bocca in segno di avvertimento, in un ironico teatro della cospirazione.
Uno degli stallieri soprannominato Lead Feet per il modo di camminare pesante, come se i suoi piedi fossero infilati in scarpe di piombo le aveva insegnato a sparare con la pistola. Ogni giorno si esercitava al tiro sparando a barattoli di latta o bottiglie. Naturalmente quando il padre non era in casa. Se l’ avesse scoperta le sarebbero toccati altri giorni di clausura.

Mia madre aveva il potere di evocare gli spiriti.
Gli spiriti, i fantasmi, si dice, regnarono in tutti i tempi. La storia che sto per narrare e’ un esempio della loro esistenza? Puo’ darsi. Affermo che gran parte della incredulita’ su queste vicende sono legate al fatto che non sempre si comprende che non possiamo essere sempre soli.
La vicenda si svolge a Nayaders, un paese non lontano da Castle, la piu’ importante citta’ di Sandalyon, una grande isola dei mari temperati.
Sono le sette del pomeriggio di un giorno di settembre del 1943. Si sentono le ore suonare nel vicino campanile della chiesa. parrocchiale. La luce del giorno comincia a calare.
Sono nel salotto di casa, una stanza con un divano, due poltrone, una credenza con i servizi buoni di piatti e bicchieri, argenteria esposta, il tavolo tondo, quadri e foto alle pareti, una lampada a stelo, sul tavolo anche un portacenere di vetro e rame con un cavallino di rame sul bordo, nonostante in casa nessuno fumi. Gioco con un cavalluccio di latta, accoccolato dietro la sedia in cui mia madre e’ seduta, intenta a cucire e a lavorare a maglia.
Improvvisamente qualcosa accade in cucina, rompendo il silenzio che regna nella casa.Rumore di sedie trascinate e rovesciate. Poi come di piatti, bicchieri. Per terra. Rotti.
-Peter? Che cosa hai combinato?Mi alzo e mi faccio vedere. Si accorge che le sono accanto.
-John Charles? Che cosa e’ successo?
Nessuna risposta.
Si alza. Va in cucina per guardare il disastro. Niente. Tutto e’ in ordine.
Mio fratello e’ in giardino. Gioca con il cane.
Mia madre lo raggiunge.
-Hai toccato qualcosa?
-No.
Torna in salotto alle abituali faccende. Riprende a cucire e a lavorare a maglia.
Un’ altra sera. E’ sola in casa. Le tenebre sono gia’ arrivate. Le poche e deboli luci in strada sono accese. Noi figli siamo da una vicina.
Improvvisamente rumore di stoviglie.
Corre in cucina: piatti, bicchieri, tegami, padelle e pentole sono sul tavolo, tirati fuori della credenza.
Sbianca in viso. Le mani le tremano. Ha paura. Va anche lei dalla vicina.
Quando torniamo a casa riassetta.
Non racconta l’ accaduto.
Poi una notte, siamo tutti a letto, e’ un continuo sbattere di porte e finestre. Le ante dell’ armadio si aprono e la biancheria è scaraventata a terra.
In casa non ci sono altre persone.
Mia madre e’ spaventata, ma mantiene la calma, per non allarmare noi figli, svegliati dal fracasso.
Recita a voce alta un’ Ave Maria e un Padre Nostro. La sua voce e’ perfettamente ferma, tranquilla, composta, ma seria. Ci invita a recitare con lei le preghiere. I miei due fratelli le dicono, sempre ad alta voce. Io, ho appena tre anni, non le so per intero.
Dice: Se sei un’ anima buona vieni in pace. Se sei uno spirito cattivo l’ inferno ti inghiotta.
Ci rasserena. Fa persino un debole tentativo di sorridere.
Ancora di sera, siamo tavola, in cucina, stiamo cenando. D’ un tratto, la porta d’ ingresso è colpita come da un forte getto d’ acqua, come di secchi svuotati con violenza.
Va verso la porta che da in giardino. Rimane qualche istante ferma pensando al da farsi. E’ indecisa se tornare a sedersi o aprire.
Apre. Nessuno. Solo una grande pozza.
Di nuovo recita un’ Ave e un Padre e ripete l’ invito a venire in pace se spirito buono, altrimenti tornare tra i dannati.
L’ indomani va in chiesa e parla degli accaduti con il parroco. Mia madre parla lentamente, come per aiutarsi a ricordare tutti i particolari e non tralasciare nulla. Il corpo e’ immobile, le mani strette indissolubilmente in grembo e lo sguardo conficcato sul crocifisso appeso alla parete. Il prete l’ ascolta con gli occhi fissi sul suo viso. E’ tranquillizzata. Le dice che forse e’ ancora scossa per la recente morte del marito.Una mattina John Charles gioca in salotto. Ha una monetina in mano. Gli sfugge. Rotola sul pavimento, raggiunge la parete e si infila in una fessura, tra una mattonella e il muro. Fa per prenderla ma questa scompare nel pavimento e dopo qualche secondo si sente un pling, fine caduta. Mia madre che ha seguito la scena capisce che li’ il pavimento copre un vano vuoto. Inspiegabile. La casa non ha cantina.
Ricorda che si e’ parlato della casa come di quella dove sarebbe stato ucciso, almeno un secolo prima, un uomo per rubargli gli averi, una cassetta con centinaia di monete d’ oro. Quando la mia famiglia era andata a viverci una vicina aveva raccontato a mia madre il triste episodio, affermando che nessuno l’ aveva mai voluta acquistare e era rimasta disabitata per molti decenni. Le aveva detto che qualcuno affermava di aver visto il tesoro, fornendo una descrizione molto particolareggiata degli oggetti. Questo tanti e tanti anni fa. Poi il silenzio sulla vicenda, sulla casa, sul tesoro.
Questa volta si rivolge a un prete di un paese vicino, conosciuto come esorcista. E’ un prete alto, con gli occhiali, il cranio pelato, un sorriso franco e beneducato.
Mia madre racconta gli episodi, la storia della morte violenta, della casa e del tesoro con voce sommessa, ma molto chiara. Parla, ma un vago timore, forse terrore, gli prende l’ anima, probabilmente in ragione della calma che, comunque, aveva nel cuore. Sembra contemplare, sbigottita, sgomenta, spaurita le visioni, nascoste ai piu’, che ora si librano nella sagrestia dalle pareti alte, coperte, dall’ alto al basso da una pesante tappezzeria, a intervalli irregolari tappezzata da figure di santi e immagini della passione del Cristo..
Il sacerdote ascolta, poi dice serio:
-Potrebbe essere uno spirito buono che vuole attirare la tua attenzione per farti trovare il tesoro che gli assassini non sono riusciti a rubare. Potrebbe pero’ essere anche uno spirito maligno. Lo stesso Belzebù.
Mia madre sta in silenzio. Guarda i disegni sulla tappezzeria e nota al centro di una parete il disegno di una colonna attorno alla quale correva attorcigliata con la forza di un serpente la fiamma di un fuoco vivo.
L’ esorcista prosegue:
- Se non hai altro da riferirmi, posso andare a casa tua e recitare le preghiere per allontanare il demonio. Non sapro’ pero’ mai dirti se in casa c’e’ un tesoro. Per saperlo dovrai levare le mattonelle e scendere nel vano. Puoi trovarci, pero’, non monete d’ oro e altri oggetti preziosi, serpenti e scorpioni, l’ emblema del male. Te la senti di correre questo rischio?
Mia madre accetta l’ invito del sacerdote a benedire la casa. Non fa altro, anche perche’ gli episodi dopo le preghiere dell’ esorcista non si ripetono. Non osa guardare sotto il pavimento perche’ teme che il demonio prenda se’ e le sue creature per trascinarle nei gorghi dei fiumi infernali, nelle tenebre, nelle profondita’ del silenzio, trascinandole giorno e notte, estate e inverno, senza mai riposare.
Dopo qualche mese trasferisce la famiglia a Castle, la citta’ dove esercita la sua professione di ostetrica condotta.
Dimentica la vicenda.
Le torna in mente quando viene a sapere che il nuovo inquilino e’ diventato improvvisamente ricco.
Questa era una prerogativa di mia madre.
Io che amo i misteri, la vita, la morte, un aspetto della vita…eterna, avro’ preso da lei?Forse.
Sicuramente le assomiglio nella dolcezza e nel dare felicita’.Per me, pero’, c' e' un solo mezzo in questo mondo per essere felici, ed e' quello di fare tutto quello che si puo' fare per rendere felici gli altri. So che le donne amate, per essere felici, hanno bisogno di essere uccise. Io le rendo felici.
Il modo migliore per amare una donna e' pensare al fatto che si potrebbe perderla. La morte per mia mano e' averla per sempre.
Con la morte dono eta' e splendore impareggiabili, di bellezza tale da sfuggire alla piena comprensione degli uomini.
Che cosa e' la pietra del buio e delle tenebra?
E' la fine che appartiene all' oscurita'...
Che cosa significa fine?
E' un luogo in cui vi e' solo ricordo dell' eta' e della bellezza avute in dono.

Un giorno quando Johanna e’ appena entrata nell’ adolescenza nella sua vita compare Louis, un ufficiale di un corpo speciale dell’ esercito, originario di una regione del Nord Europa.
Non ho mai saputo dove mia madre e mio padre si videro per la prima volta. Forse nella grande piazza antistante la grande casa dove abitava, che comprendeva anche le stalle e i cortili per la sosta dei carri e i grandi magazzini per i depositi delle merci.I
dettagli del loro incontro e della loro prima conversazione non li ho mai conosciuti.
Certo e’ che mia madre fu colpita da questo uomo in divisa, non molto alto, biondo, e occhi di un celeste del cielo. Il colore degli occhi di mio padre, diceva sempre mia madre, era sicuramente pari a quello del paradiso e emanavano una luce particolare che davano al suo sguardo il calore dei primi raggi del sole del mattino che si alzano a scaldare il mondo dopo il freddo della notte. Occhi azzurri penetranti e intelligenti su un viso dalla carnagione pallida da nordico, incorniciato dai capelli biondi, con un leggero principio di sicura incipiente calvizie.
Il suo sorriso mostrava una bella chiostra di denti regolari e, ricordava mia madre, metteva gli altri nella condizione di restituirglielo.
Louis, diceva mia madre, era una persona sensibile, colta e religiosa.Credo che mia madre abbia sentito, incontrando Louis, l’ incombere di quei momenti decisivi che ti cambiano la vita: una di quelle svolte in cui o afferri l’ opportunita’ fugace che ti si presenta o la guardi inerme scivolare via dalle tue mani e ritornare nel nulla.
Ritengo che abbia subito compreso, a parte il resto, che doveva rivedere quell’ ufficiale dagli occhi di cielo, che doveva imporre a suo padre.
Mia madre non mi ha mai raccontato di grandi difficolta’.
Si sposarono dopo un breve fidanzamento: lui 23 anni, lei 19.
Nel giro di due anni hanno due figli: Admeto, da un personaggio della mitologia greca (re di Fere in Tessaglia; fu anche sposo di Alcesti. Figlio di re Fere, da cui la città prende nome, fu uno degli Argonauti e prese parte alla caccia al Cinghiale Calidonio. Era celebre per la sua ospitalità e per il suo senso di giustizia), e John Charles.
Dopo14 anni, allo scoppio della seconda guerra mondiale, sono nato io.
Non ho molti ricordi di mio padre.
Solo questi due.
Non ho mai conosciuto mio padre, morto in guerra, l' ultima, quando avevo tre anni. La sua grande umanita', cultura, amore per la liberta' e la giustizia le ho conosciute soprattutto attraverso i racconti di mia madre.
Quando penso a lui vedo mio padre, mentre mi fissa con i suoi occhi azzurri e mi dice che la liberta' va strappata dalle mani degli oppressori.
Un insegnamento che trasmetto ogni giorno ai miei figli e nipoti con il mio comportamento.
Come dice Adorno nei ''Minima moralia'': non si da' vera vita nella falsa.
L’ idea di liberta’ mio padre me lo ha trasmesso pochi mesi prima di morire.
E’ l’ unico ricordo che ho di lui. Un ricordo mio, esclusivamente mio.
‘’Ogni uomo ha dei ricordi che racconterebbe solo agli amici. Ha anche cose nella mente che non rivelerebbe neanche agli amici, ma solo a se stesso, in segreto. Ma ci sono altre cose che un uomo ha paura di rivelare persino a se stesso, e ogni uomo perbene ha un certo numero di cose del genere accantonate nella mente’’.
Dostojevskij: ‘’Memorie del sottosuolo’’.
Quando mi ha parlato di liberta’ a ogni costo, da strappare dalle mani degli oppressori, siamo io e lui da soli.
Andiamo, la mia mano nella sua, da Nayaders, dove, in tempo di guerra, aveva trasferito la famiglia, a New Adolya, un altro centro dell’ Alleopartshire, distante un paio di chilometri.
E’ marzo, non so se il giorno del mio compleanno. Ha avuto due giorni di licenza, ho poi saputo da mia madre quando dopo anni, molti, racconto l’ episodio. E’ di stanza a Castle, circa venti chilometri da Nayaders.
I miei ricordi dell’ ambiente della campagna sono piuttosto sfuocati. Diventano nitidi solo sulla sequenza della passeggiata e delle sue parole.
Camminiamo sul ciglio destro della strada. Sto alla sua destra per non correre pericoli, anche se il traffico e’ limitato a poche biciclette, a qualche carretto trainato dai cavalli, molte le persone a piedi, soprattutto donne e qualche ragazzo. Uno di questi ci passa accanto correndo.
Lui e’ in borghese, indossa un abito scuro, io un capottino chiaro con il colletto in velluto. Nella mia mente tutto e’ chiaro, soprattutto i suoi occhi di un intenso azzurro.
Camminiamo in silenzio. Mio padre mi stringe la mano. Il suo viso e’ sereno. Sono raggiante. Non passo molto tempo con lui. Quando la sera, non tutte le sere, lui torna a casa, io sono a letto e dormo, e la mattina, quando riparte, non sono ancora sveglio. Mia madre mi ha sempre raccontato che appena entrato in casa veniva nella mia camera, mi accarezzava sui capelli e mi dava un bacio sulla fronte. Rito che ripeteva quando andava via.
Arrivati all’ altezza del cimitero di Nayaders ci fermiamo, ci sediamo, uno a fianco all’ altro, su un poggiolo ricoperto d’ erba.Comincia a parlare. Dice quanto bene vuole alla mamma, a me, agli altri due figli. Poi racconta delle brutture della guerra, della inutilita’ di un conflitto scatenato da un pazzo e assecondato da un altro stolto, solo per sete di potere, delle false speranze di vittoria decantate dal Duce, dal Re. Espone i suoi concetti di liberta’, fratellanza, di giustizia e pace tra i popoli. Parole allora non comprese. Troppo difficili per me. Sono pero’ rimaste incise nella mia mente, capite solo col crescere degli anni.Siamo rimasti seduti forse una mezz’ ora, poi lentamente siamo tornati a casa.Quella e’ l’ ultima volta che ho visto mio padre.
Non ho altri ricordi di lui vivo.

Dopo alcuni mesi un ufficiale e’ venuto a casa per dare a mia madre la notizia che il marito era morto in un bombardamento di guerra, quella guerra da lui rifiutata, ritenuta inutile, dichiarata da un folle, appoggiata da uno stolto, solo per sete di conquista.
‘’Ciao Duke. Che sorpresa! Come mai a casa?’’.
Cosi’ mia madre aprendo la porta di casa e trovandosi davanti il cognato, in divisa da militare, ma senza cinturone, senza armi.
Sorride. E’ contenta di vedere il marito della sorella di suo marito. In tempo di guerra un parente che ti viene a trovare e’ sempre una festa.
Duke entra. Non ha il viso allegro. Immediatamente dietro di lui si materializza un ufficiale dell’ esercito, un maggiore del comando generale. Anche lui e’ serio. La faccia e’ tirata.
Mia madre fa entrare anche lui. La sorpresa aumenta. A casa non sono mai venuti colleghi di mio padre, anche lui militare, di stanza a Castle, nella sede del comando generale. Si domanda il perche’ di questa visita.
In casa, oltre mia madre, c’ e’ la governante: e’ in cucina e mi tiene in braccio. Mi mette nella culla e raggiunge in salotto mia madre per chiedere se ha necessita’ che prepari qualcosa per gli ospiti.
Sta in silenzio in attesa di ordini.
‘’Johanna’’ attacca Duke ‘’non e facile quello che devo dirti…’’.
Mia madre si agita. Ha capito il motivo della visita. Il giorno prima, il 13 maggio del 1943, Castle e’ stata oggetto di un violento bombardamento, che l’ ha rasa al suolo. Le bombe cadute a migliaia sulla citta’ hanno completato l’ opera cominciata nella precedente incursione aerea, quella del 28 febbraio, nel corso della quale erano morte centinaia di persone, tra cui, una delle sorelle di mia madre, Dhelyn.
Ricordo che l’ aria e’ molto pesante, grigia, come prima di una tempesta.
‘’Cosa e’ successo? E’ ferito? Come sta? E’ morto? Come e’ successo? Dove e’ accaduto? Dove e’ adesso? Lo so e’ morto. Se fosse ancora vivo il maggiore non sarebbe venuto con te. E’ vero. Questa e’ la comunicazione ufficiale della sua morte.’’
Mentre parla mia madre si alza. Si avvicina al cognato. Prende il suo viso tra le mani.
Le sue forze cedono, le gambe crollano e la sua testa si svuota del tutto. Non gli viene in mente una sola parola.
Cade a terra.
Svenuta.
Mio zio, l’ alto ufficiale, la governante la sollevano e la portano nella sua camera e la depositano sul letto, vicino alla mia culla. Vedo tutta la scena, ma non capisco. Nessuno si interessa di me. Sono tutti attorno a mia madre.
Rinviene. Comincia a piangere, sommessamente. Pronuncia sottovoce parole di dolore.
Da molto lontano si sente il lento rintocco di una campana – con lunghe pause – riecheggiare per le campagne.
La notizia vola a Nayaders, il paese, a venti chilometri da Castle, dove in quel periodo di guerra la mia famiglia risiede. Mia madre e’ molto conosciuta e ben voluta. Vi ha lavorato per alcuni anni come ostetrica condotta. Io sono nato li’. Tre anni prima, poco dopo la dichiarazione dell’ entrata in guerra del mio Paese. Un conflitto mondiale inutile, scatenato da due pazzi solo per questioni di potere, per tentare l’ impossibile dominio del mondo occidentale.
Immediatamente arrivano le vicine di casa. Vengono a portare conforto e a badare a me e ai miei due fratelli, nel frattempo rientrati a casa.
Tutto il giorno e’ un via vai di gente. Vengono a fare le condoglianze. Le donne si fermano per preparare, come si usa nel paese, i pasti per la famiglia del morto.
Il maggiore dice che mio padre e’ morto vittima del suo dovere: ‘’Si e’ attardato per chiudere a chiave il comando e poi mentre cercava di raggiungere uno dei vicini rifugi antiaerei e’ stato travolto da un palazzo, crollato perche’ centrato da una bomba. Suo marito e caduto sotto le macerie, sotto una nuvola di fumo o di polvere. Troppo tardi.’’
L’ alto ufficiale, dopo avere consegnato alcuni effetti personali di mio padre, riparte.
Mio zio Duke, invece, si ferma per altri due giorni per aiutare mia madre e i nipoti ad affrontare questo triste momento.
Mia madre da quel giorno veste in nero. Ai miei fratelli e a me viene cucito sugli abiti un nastrino di seta nero.
Quel giorno, i successivi e i seguenti anni sono vissuti da me senza coscienza.
Ho capito tutto, diventando grande, su quello che mi e’ stato raccontato da chi mi ha visto crescere.

(racconto gia' pubblicato nel dicembre 2008)

mercoledì 11 febbraio 2009

I miei genitori, omaggio



Questo post e' un omaggio ai miei genitori
Li ricordo con due poesie di due grandi poeti, Mario Luzi, conosciuto a casa del prof. Valerio Micheli Pellegrini, fiorentino, grande chirurgo estetico, e di Giuseppe Ungaretti

Padre dei padri
di Mario Luzi
Questi erano i patti,
altriforse in allegria
per pura amicizia
ovvero
per un grano
ancora celeste
di celeste libertà
riposto nel cuore
li avevano
in un tempo
ancora indiviso
dall'eternità
quei patti
immemorabilmente stretti
noncuranti di nominarli
di dirli, di dettarli
ed essi come nuvole
nel mezzogiorno dei monti
riposavano in sé
così si trasmettevano
così operavano essi di età in età...
E ora che cosa non sanno, che cosa non ricordano
questi che
ripetono
nella loro oscurità di posteri
imprecando
la lunga traversata del loro esodo -miglia e miglia,
afa
e quel nerore
su tutta l'affocata linea delle dune,sparse ossa
raffioranti, semisepolti
rottami
rosi da sale e ruggine:
testimoni? - Sì, potrebbero
veramente esserlo
testimoni, e non solo morti segni
che qui furono tutti
fatti una sola polvere
i codici, i rescritti
e anche quei profondi
indicibili regolamenti
sconciato ogni decalogo
derisa
vecchia e nuova alleanza
e il sangue del loro preziosissimo sigillo.
Per libidinedi sangue (li vorrei
consci di questo):
buio sangue
da scolatoio di macelli
dove tutto defluisse, tutto si disfacesse.
Per quella libidine.
Che cosa non ricordano, che cosa non sanno?
li stringe il tempo
fedifrago, li pesta nel mortaio
della sua
sanguinosa nullità
ma ha
talvolta
ritorni procellosi
la mente a se medesima
rientri
atroci
dalla sua contumacia abominevole...
E sussultano essi,
che cosa li rimorde?
c'è oblio o c'è ignoranza
- e di cosa - in quella spina?
Si dibatte
contro un'oscura dimenticanza,
si aguzza e si tortura
la mente
per un'impossibile chiarezza
e intanto
li accusa un quid,
li incolpa
un'ignominia
occulta, un'infedeltà...
ai patti - quali erano quei numinosi patti?
Ne portano
essi solo l'ombra
e il cruccio di un tradimento...
Davvero nessuno parla?
Tace nel silenzio
delle sue lontane rocce
l'antica parleria -
o il silenzio
è nostro, e non più lacuna,
ora, di parola
ma annullamento
e cenere da cui tutto risorgerà?
La madre
di Giuseppe Ungaretti
E il cuore quando d'un ultimo battito
avrà fatto cadere il muro d'ombra
per condurmi, Madre, sino al Signore,
come una volta mi darai la mano.

In ginocchio, decisa,
Sarai una statua davanti all'eterno,
come già ti vedeva
quando eri ancora in vita.

Alzerai tremante le vecchie braccia,
come quando spirasti
dicendo: Mio Dio, eccomi.

E solo quando m'avrà perdonato,
ti verrà desiderio di guardarmi.

Ricorderai d'avermi atteso tanto,
e avrai negli occhi un rapido sospiro.

martedì 10 febbraio 2009

Atomi di Memoria, di Annarita Ruberto

Arsenio Lupin ha rubato dal blog della sorellina Annarita Ruberto
http://http://websomethingelse.blogspot.com/
questa bellissima poesia, l' ho recuperata e ora l' espongo nella mia galleria di tesori







Piccola mano,

intrecciata alla mia mano

di bimba.
Fiocco bianco

fra i lunghi capelli biondi.

Voce di mia madre,

richiamo lontano.

Lame di luce

trafiggono il buio

intorno.

Camici bianchi,

dolore profondo.

Pianto di bimbo, il mio.

Cerchi nell’acqua,

uguali e diversi.

Brivido sulla pelle.

Atomi di vita,

cristallizzati nella

memoria.


NOTA: l'immagine è stata presa dal web


lunedì 9 febbraio 2009

QUOD NON FECERUNT BARBERINI, FECERUNT BARBELLA, di Gaetano Barbella


Il fratello in web Gaetano Barbella (http://www.webalice.it/gbarbella/) conosciuto come "" Il Geometra Pensiero in Rete'' ha scritto in un saggio i suoi ricordi dal titolo intrigante



QUOD NON FECERUNT BARBERINI, FECERUNT BARBELLA


Questa l' introduzione



Una disfida? Viene subito da dire, leggendo il titolo del presente saggio. Come quella di
Barletta? venendo a sapere che i Barbella sono di Caserta, una città poco distante dalla
Capua di Ettore Fieramosca della disfida suddetta con gli arroganti francesi. Per non
andare più indietro nel tempo e far emergere il famoso gladiatore romano, Spartaco, che
si ribellò allo strapotere di Roma e che ebbe inizio proprio sulla strada che da Caserta
porta a Capua, ove ora si trovano i resti di un anfiteatro romano. Ma a disperdere
quest'aura malsana, pur sussistendone una ragionevole parte, resta anche la nobile
definizione per antonomasia legata alla provincia di Caserta, «Terra di lavoro». Ecco che
questa cosa prende consistenza alla luce di concezioni di una insospettata profondità
esoterica che il sottoscritto autore fa emergere dai suoi recenti avi paterni, il nonno
Gaetano e la nonna Luisa, tali da presentarli come una certa insospettata araba fenice
risorgente dalle sue ceneri e far nascere sul piano nobile un promettente limpido amore
patrio. E se non attraverso il lavoro, giacché i Barbella, per la loro modesta posizione
sociale, solo in tal modo, ancora oggi, possono esprimersi degnamente! Con i Barbella
possono ritenersi aggregati tanti altri militi ignoti defunti e viventi, veri echetli a far
battaglie con i loro “vomeri”, e non con moschetti e baionette omicide, per un'Italia, però,
«fondata sul lavoro», come recita il primo articolo della Costituzione della Repubblica
italiana.
E i Barberini ?

[...]


Per saperlo basta scaricare il pdf del saggio


http://www.4shared.com/file/85685880/c71a3539/quod_non_fecerunt.html?dirPwdVerified=8d889c20


buona lettura.

sabato 7 febbraio 2009

Prima di morire

Roll up - roll up for the Mystery Tour
Roll up, roll up for the Mistery Tour.
(Roll up) and that's an invitation
The Magical Mistery Tour is waiting to take you away
Waiting to take you away...*

Vieni vieni
Rubiamoci qualche attimo
Myriam, Myriam
Balugina l' emozione
D' essere stato con te
Piu' di una volta
Tutto
Lungamente architettato
Quale Dioniso
ho il potere sul tuo futuro
Myriam, Myriam
Continua a
Mordicchiarsi il labbro inferiore
Sopracciglia circonflesse
Sei vicina
Tanto vicina
Fulmineamente
Nella mano destra
Il coltello
Fantastico
Veramente fantastico
Il tuo bel sorriso in faccia
Lungo sguardo
Prima di morire

The Magical Mystery Tour is coming to take you away
Coming to take you away
The Magical Mystery Tour is dying to take you away
Dying to take you away - take you today. *

* "Magical Mystery tour", di J. Lennon - P. McCartney
[MAGICO MISTERIOSO VIAGGIO
Arriva, arriva per il viaggio misterioso./ Arriva, arriva per il viaggio misterioso./ (Arriva) e questo e' un invito/ il magico viaggio misterioso ti aspetta per portarti via,/aspetta per portare via te...
Il magico viaggio misterioso e' venuto per portarti via, /e' venuto per portare via te,/ il magico viaggio misterioso muore dalla voglia di portarti via,/ di portare via te, di prenderti oggi.]