La quercia e la rosa, di Ludovica De Nava

La quercia e la rosa, di Ludovica De Nava
Storia di un amore importante di Grazia Deledda con lettere autografe. Romanzo di Ludovica De Nava

IN TERRITORIO NEMICO

IN TERRITORIO NEMICO
Romanzo storico sulla Resistenza di Pier Luigi Zanata e altri 114 scrittori - metodo Scrittura Industriale Collettiva

Dettagli di un sorriso

Dettagli di un sorriso
romanzo di Gianni Zanata

Il calcio dell' Asino

Il calcio dell' Asino
Il calcio dell’Asino. Il calvario di un giornale ribelle (1892-1925) e del suo direttore Giovanni de Nava (Giva)

NON STO TANTO MALE

NON STO TANTO MALE
romanzo di Gianni Zanata

martedì 27 settembre 2011

''Non sto tanto male'' a Urasnotte 2011

Non sto tanto male” il 30 settembre a Uras (OR)

Nell’ambito della manifestazione
"UrasStanotte 2011”
a cura del Comune e dell’associazione Origamundi
venerdì 30 settembre
ore 18.30
Ex Palazzo Municipio
Gianni ZANATA
Non sto tanto male” (Quarup, 2011)

letture di Marcello ENARDU

''Deak'Kast'' alla libreria Lupo Rosso di Padova

"Drak'kast" alla libreria Lupo Rosso di Padova

Ora
sabato 8 ottobre · 18.00 - 20.00

Luogo
Libreria Il Lupo Rosso
Via Tiepolo 28 (zona Portello)
Padova (Padua, Italy)

Creato da

Maggiori informazioni
Presentazione del libro "Drak'kast" (Edizioni della Sera, 2011)

Saranno presenti: Fabrizio Corselli (autore) e Paola Boni (scrittrice).

http://www.edizionidellasera.com/2011/04/04/drakkast-storie-di-draghi/

Quello di Drak’kast è un mondo rischioso, selvaggio, dominato da profondi e oscuri misteri che aspettano solo di essere riportati alla luce. Un mondo in cui ognuno è costretto a sfidare la stirpe dei draghi e la sua egemonia, aprendosi un varco nel fuoco con il crudele acciaio nel pugno… o andando incontro alla morte. In questa era, meglio conosciuta come Primordium Draconis, esiste però anche chi ha scelto di non combattere i draghi: gli Hadragnir, incantatori disposti a sposare la loro causa per preservare l’equilibrio tra le razze. È qui che entra in gioco il personaggio di Elkodyas, il leggendario drago mutato in un elfo cantore, unico eroe tanto audace da sfidare le insidie e i pericoli celati nella Foresta di Smeraldo alla scoperta di quei segreti che per troppo tempo sono rimasti confinati in essa. Avventura, melodia e incanto. Drak’kast è tutto questo. Da tempo niente era più così epico.

“I miei draghi sono nati per portare l’arte agli uomini. Essi cercano di ricordare alla società che l’arte, la poesia, la musica hanno un enorme potere che non dobbiamo ignorare. Sono davvero contento che accompagnino i versi di Fabrizio Corselli in queste meravigliose storie. Spero proprio che le sue parole e le immagini rievocate dei miei draghi possano incantare chiunque legga il libro, permettendogli di condividere altri mondi, anche se per un momento solo.” – Ciruelo Cabral.

Fabrizio Corselli è uno scrittore di poesia epico-mitologica e un saggista italiano. Nato a Palermo nel 1973, vive e lavora come educatore a Settimo Milanese. Proprio nell’ambito didattico cura il progetto Calypsos, volto all’intensificazione del linguaggio nel disabile attraverso la poesia. È redattore della rivista nazionale InArte, dove si occupa della rubrica Mythos. Diverse le pubblicazioni su riviste e cataloghi del settore: ha collaborato con il Salone Internazionale di Parigi, con il Museo Beleyevo di Mosca e con Mediabrera (Milano); è stato segnalato sul sito della Treccani per la positiva riscrittura dei classici greci in relazione all’epica sportiva antica e collabora con l’associazione internazionale di cultura ellenica Mondogreco, per la quale ha recensito la celebre mostra La Forza del Bello di Mantova e quella sul Canova presso il Palazzo Reale di Milano. Il suo sito.

Per ulteriori informazioni:

ufficiostampa@edizionidellasera.com - 3204126622

AFFONDO...STORIE DI IMMIGRAZIONE

Articolo 21 - Libri e Giornalismo
Affondo... storie di immigrazione
Affondo... storie di immigrazione Come ogni estate anche quella che ormai ci si lascia alle spalle ci è stata costellata di sbarchi e respingimenti... Libia, Tunisia e Lampedusa come approdo sicuro... l'Italia. Volti diversi di giovani e meno giovani, uomini soprattutto, ma anche donne e bambini alla ricerca di uno scampo o semplicemente una speranza, un futuro. Ma in quanti conoscono esattamente cosa li aspetta, in quanti sono realmente pronti a rischiare la vita, magari a perderla nelle acque del nostro Mediterraneo, in quanti sono pronti ad affrontare il sacrificio e la miseria, l'umiliazione e lo sfruttamento nella ricca e civile Europa? Questa la domanda che Jean-Baptiste Sourou, giornalista e docente universitario, pone in maniera semplice e immediata attraverso le piccole storie contenute nel libretto Affondo edito da San Paolo. Una riflessione già maturata da tempo evidentemente ma che si avvale del racconto e della testimonianza raccolta sul campo nel corso di diversi anni. Da Lampedusa, a Roma, a Rosarno si susseguono volti, nomi, ricordi.... storie e drammi umani in una carrellata che potrebbe essere infinita. L'occhio del giornalista si sofferma su ognuno di loro e in poche parole ne restituisce l'umanità, così che il lettore abbia la possibilità di incontrare il vecchio pescatore nelle cui reti si sono incagliati resti di corpi umani accanto alla giovane donna che ha dovuto partorire sul barcone in tutta fretta... ma anche le prigioni libiche e i trafficanti di esseri umani, i Cie e l'Hotel Africa.
Storie che hanno il pregio di raccontare in maniera semplice e immediata, un fenomeno in realtà complesso e multiforme come quello dell'immigrazione, utili soprattutto ai non “addetti ai lavori” e che, nella volontà dell'autore sono l'atto d'accusa più grave si possa rivolgere alla classe dirigente africana, responsabile in buona parte del fenomeno e conseguentemente dell'assassinio di molti suoi figli, senza tuttavia tacere le responsabilità italiane ed europee, complice una cattiva informazione.
E di fronte alla tragedia per Sourou sembra proprio che l'informazione possa offrire una forma di salvezza: se quegli uomini e quelle donne conoscessero realmente quello che li aspetta forse rinuncerebbero all'idea di partire...
Forse... perchè il condizionale è più che mai d'obbligo.
Bruna Iacopino

''Italianera'' di Carmine Fotia

Articolo 21 - Libri e Giornalismo
Italianera ( di Carmine Fotia)
Italianera ( di Carmine Fotia) 
E' già in libreria "Italianera", il libro scritto dal direttore de "Il Romanista", Carmine Fotia, ed edito da Fuorionda.  Un romanzo di fantapolitica, con connotati di forte attualità, che grazie allo sguardo disincantato e visionario dell’autore, diviene una chiave per capire quale futuro inquietante potrebbe riservarci un presente che sembra implodere nella cupa dissolvenza di un regime politico e assieme mediatico. Sul palcoscenico si muovono personaggi che sono maschere nelle quali il lettore potrà provare a individuare questo o quel personaggio reale. Uno spaccato allegorico, ma a tratti inquietante, delle tante distorsioni della nostra democrazia.

Il libro
Anno 2013. A far da sfondo all'allucinante intreccio fantapolitico di Fotia è una Roma in pieno disfacimento, appannaggio di un nuovo movimento di estrema destra segretamente appoggiato dal Presidente, signore e padrone di una Italia in frantumi tenuta insieme solo dal potere mediatico della TV. Saro Prizzi, giornalista di sinistra, disilluso, un po' cinico e smaliziato, nelle sue inchieste clandestine si imbatte nelle trame perverse di un piano segreto del Presidente e della sua banda per dare il colpo definitivo ad una ormai spenta democrazia. Ma con un'informazione totalmente asservita al potere e una opposizione che lo considera un folle visionario, non sarà facile, per il nostro, liberarsi dalla sindrome di Cassandra e portare a galla ilmarcio intreccio del regime.


L'autore
Carmine Fotia, ex giornalista de «il manifesto», direttore di Italia Radio e vicedirettore del Tg di La7, ha svolto inchieste e girato reportage tv sui rapporti tra mafia e politica. Nell'estate del 2000 ha vinto il premio Festival Internazionale della televisione – città di Trieste per la trasmissione TMC Reporter. Con Antonio Roccuzzo ha curato il volume Leoluca Orlando - Palermo (Mondadori, 1990).Ha scritto Intorno al delitto (Piero Manni, 1998), Intorno al giallo (Accademia degli Incolti, 1999), Una donna contro - Cristina Matranga (Accademia degli Incolti, 2001) e La Rovina Romana (Gaffi, 2009). Attualmente dirige lo storico quotidiano «Il Romanista».


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BRUNO QUARANTA
La terza via, in Italia, non è una chimera, ancorché di rado si manifesti. Non vi sono solo l’Italia degli sciocchi e l’Italia dei malfattori, secondo la distinzione brechtiana («Chi non conosce la verità è sciocco; chi la conosce e dice che è bugia è un malfattore»). Vi è, a contrapporvisi, un’Italia civile, quale rifulge nel carteggio 1942-1999 fra Norberto Bobbio e Eugenio Garin che l’editore A
Il filosofo Norberto Bobbio

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I suoi Fulmini leggeri e civili
Saltellava l’indice sulla tastiera, prima una Lettera 32, poi il pc: pensava e scriveva fulmineo. Nasceva così questa sua rubrica, dal maggio 1996 a sabato scorso. Ogni giovedì, un giro in redazione: «Cosa c’è di nuovo, cosa avete visto?», un rapido ping pong e poi via, al suo tavolo, al riparo nel suo castello di carte, con bastioni e pinnacoli mirab ...
 
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Devlin, gli avventurieri delle Indie e l'isola del tesoro
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Doyle, il manoscritto (suo malgrado) ritrovato


Cultura
26/09/2011 -

Doyle, il manoscritto
(suo malgrado) ritrovato

Sir Arthur Conan Doyle (Edimburgo, 1859-Crowborough, 1930). Dopo la laurea in Medicina, pubblicò nel 1887 la prima storia di Sherlock Holmes, "Uno studio in rosso"

Pubblicato un racconto giovanile smarrito 128 anni fa dalle Poste britanniche: divenuto famoso, l'autore confessò che gli avrebbe fatto "orrore" vederlo stampato

MARCO ZATTERIN
Sir Arthur Conan Doyle non sarebbe contento. Ormai celebre grazie alle avventure di Sherlock Holmes, nel 1893 scrisse su The Idler Magazine che se l’unico manoscritto di The Narrative of John Smith non fosse stato smarrito dalle poste di Sua Maestà, lui «si sarebbe risvegliato nell’impopolarità, perché il lavoro tendeva pericolosamente alla diffamazione». Invece il plico, inviato a un editore dieci anni prima, era scomparso nel nulla e il baronetto scozzese, col senno di poi, concesse che il male non era venuto per nuocere. «In tutta onestà - ammise -, devo confessare che lo shock provato alla sua scomparsa sarebbe nulla fronte all’orrore che sentirei se dovessi vederlo stampato».

Il fatto che la British Library abbia deciso che, dopo 128 anni di oblio, The Narrative of John Smith può da oggi essere acquistato al modico prezzo di 10 sterline sarà certo oggetto di acceso dibattito nel folto popolo degli sherlockiani. Si divideranno al solito tra fondamentalisti canonici, contrari alla pubblicazione, e studiosi progressisti, entusiasti per l’evento letterario. Quest’ultimi, insieme con i non praticanti del genere che decideranno di gustare la novella, si misureranno con un libretto di 144 pagine che apre una finestra inedita nella carriera di Sir Arthur, regalando il ritratto di uno scrittore acerbo, in cerca di uno stile, interessato alla politica, senza un vero senso della trama e del suo ritmo.

Siamo anni luce dal ritmo sferzante e dalla frizzante creatività dei racconti di Sherlock Holmes. Doyle lavorò a The Narrative of John Smith nei primi mesi del soggiorno a Southsea, sobborgo residenziale di Portsmouth dove nell’estate del 1892 aveva preso una casa al numero 1 di Bush Villas. Laureato in medicina, il ventitreenne giovane dottore in bolletta scriveva per ingannare il tempo trascorso ad attendere pazienti che non arrivavano. Lì, cinque anni più tardi, avrebbe composto in meno di un mese Uno studio in rosso , la prima delle formidabili avventure del detective di cappa e pipa. Prima, però, si era cimentato coi pensieri di John Smith. Un «Signor nessuno», come dice il nome.

Vicenda senza picchi, sia chiaro. Un uomo di cinquant’anni costretto a letto dalla gotta elabora opinioni varie di letteratura, scienza, religione, guerra e educazione, offrendo i ritratti critici, forse eccessivamente trasparenti, di alcuni potentati della sua epoca. «Aveva un colorito sociopolitico», ricorderà Doyle. Comunque sia, mise il manoscritto in una busta e l’affidò all’ufficio postale, salutandolo per l’ultima volta. «Mi inviarono un gran numero di fogli azzurri per dire che non sapevano dove fosse», annotò. Disperato, cercò di riscriverlo a memoria, ma l’attimo era fuggito. A pagina 150, ricaricò la penna e cambiò soggetto.

Comincia qui la storia di un manoscritto perso, ritrovato e dimenticato. Nessuna biografia di Doyle, neanche quella scritta nel 1949 da John Dickson Carr con gli auspici della famiglia, parla di The Narrative per quasi un secolo. Il 3 giugno 1970 muore Adrian, figlio minore e scapestrato di Sir Arthur, e l’archivio del padre finisce nelle mani della moglie Anna che decidere di mettere tutte le carte all’asta. Nel catalogo degli oggetti per l’incanto, un libretto distribuito alla cena d’inizio 1971 degli Irregolari di Baker Street (la più esclusiva tra le associazioni sherlockiane), viene citato un lavoro «inedito e non pubblicato», narrato in prima persona e senza titolo, incompleto, etichettato come «un’autobiografia intellettuale appena velata». Eccolo!

Il manoscritto non fu venduto, strano, ma vero. È rimasto per trent’anni negli Archivi Doyle. Per richiamarlo in scena c’è voluta un’altra asta, stavolta organizzata da Christie’s dagli eredi della signora Anna. Il lotto numero 11, in quell’occasione, fu identificato come il primo romanzo di Sir Arthur e comprato dalla British Library, impresa meritevole dell’encomio dovuto al Pubblico che tutela il patrimonio nazionale. Staccato un assegno da 47.800 sterline, la libreria lo ha esposto nel dicembre 2004 e ora ha deciso di condividerlo col pianeta.

Bene o male? Il padre del primo investigatore dilettante lo considerava «safely lost», gioco di parole tra «sicuramente» e «fortunatamente perduto». Magari Doyle si rivolterà nella tomba, tuttavia nessuna occasione letteraria è a priori priva di senso. Qui c’è il genio che prova e anche un abbozzo (Mrs Rundle) di quella che sarà la signora Hudson, la padrona di casa del 221b di Baker Street. Si potrà notare che uno Smith, che di nome fa Mordecai, sarà tra i protagonisti proprio di Uno studio in rosso . Segno che, come amava dire Holmes, ancora una volta «the game is afoot». Ovvero, il gioco è cominciato...