La quercia e la rosa, di Ludovica De Nava

La quercia e la rosa, di Ludovica De Nava
Storia di un amore importante di Grazia Deledda con lettere autografe. Romanzo di Ludovica De Nava

IN TERRITORIO NEMICO

IN TERRITORIO NEMICO
Romanzo storico sulla Resistenza di Pier Luigi Zanata e altri 114 scrittori - metodo Scrittura Industriale Collettiva

Dettagli di un sorriso

Dettagli di un sorriso
romanzo di Gianni Zanata

Il calcio dell' Asino

Il calcio dell' Asino
Il calcio dell’Asino. Il calvario di un giornale ribelle (1892-1925) e del suo direttore Giovanni de Nava (Giva)

NON STO TANTO MALE

NON STO TANTO MALE
romanzo di Gianni Zanata

lunedì 10 marzo 2014

L’arte del perdono nella coppia dopo il tradimento

L’arte del perdono nella coppia dopo il tradimento (CONCITA DE GREGORIO).

Manuale del perdono
MANUALE
RECALCATI: COSÌ L’AMORE SOPRAVVIVE AL TRADIMENTO.
“Non è più come prima”, il nuovo libro dello psicanalista sui rapporti di coppia nell’epoca del consumo della felicità “tutta e subito”.
Si chiede, Massimo Recalcati, se la forza dell’amore possa vincere lo spirito dei giorni. Si chiede se sia ancora possibile, come in qualche raro caso superstite è possibile, ritrovare dentro di sé la forza e il tempo che servono a sconfiggere l’imperativo dell’epoca: l’iperedonismo del discorso capitalista, lo chiama. Avere, avere, avere. Possedere. Tenere in mano ciò che procura piacere al massimo grado quel giorno, qualcosa di nuovo ogni giorno. Accaparrarsi il piacere e identificarsi in quello, godere della titolarità costosa ed effimera di un nuovo modello di auto, l’ultimo uscito, dello smartphone più moderno, del televisore al plasma a più alta definizione. Dell’amore nuovo, dell’uomo o della donna che riaccendono il desiderio adesso. Effimero, il piacere dell’ultimo modello, perché ciò che è nuovo oggi sarà vecchio domani, forse già stasera. E però sostituire, rottamare, decidere in fretta e decidere possibilmente da soli: queste sono le parole guida del tempo, nella vita privata come in quella pubblica, a casa e in politica. Fare presto, fare a meno dell’eccesso di dialogo che potrebbe appesantire e frenare, fare senza il dubbio che rallenta e l’ascolto che distrae. Stare bene. Essere liberi di scegliere e farlo. Muoversi, cambiare, correre. Flessibilità, cinismo, opportunismo, infine e sempre: decidere il meglio per sé, prenderlo. È questo che ci rende felici? Davvero lo fa?
Non è più come prima, s’intitola il libro, ed è un «elogio del perdono nella vita amorosa». Giacché di questo si parla: di amore. Tutto il resto ne discende. In particolare va in cerca, Recalcati, di quella particolare modalità di amore che è «l’amore che resiste, che insiste». L’amore capace di durare nel tempo e di non cedere alla lusinga della nuova sirena, alla rabbia dell’onore offeso, alla delusione dell’imperfetta corrispondenza con le attese e coi bisogni. Capace di perdonare la sua stessa imperfezione. Fuori metafora, e molto più semplicemente: è ancora possibile, oggi, conservare un amore e perdonare il tradimento? Decidere di restare con qualcuno che torna? Oggi, perché in passato sì che lo era: per intenzione o per forza questo assai spesso si faceva, lo raccontano i nonni ma più ancora le nonne. E qualche superstite c’è, si diceva: come sopravvissuti a un’epidemia di peste ci sono, attorno a noi, alcuni indenni dalla schiavitù del nuovo, del sostituto, dell’arbitrio scambiato per libertà di scelta. Recalcati racconta la storia di un uomo, in chiusura del suo libro. La storia di O. Dice quanta fatica costi restare dentro il perimetro dell’amore tradito, ma di quanta profonda gioia sia colma la meta. Perché spesso perdonare è alla fine più facile che essere perdonati, e perdonarsi.
Le 130 pagine che precedono il “diario di un dolore”, l’epilogo che racconta la storia di O., sono un trattato sull’amore che non vuole morire. Un abbecedario delle insidie e degli ostacoli. Un dizionario delle parole e dei gesti da ritrovare e da mandare a mente, cancellati come dopo un disastro nucleare dalla bomba. Libertà e schiavitù. «La ricerca compulsiva del nuovo non è libertà, è la nuova schiavitù». Abbandono e attesa. Ciascuno
di noi esiste solo nel riconoscimento dell’altro. Il neonato che grida sta chiamando solo se c’è qualcuno che ascolta e che accorre. «Eccomi», dice l’altro. Dunque esisti, se ti sente. Se chi ami ti abbandona cessi di esistere: entri in un mondo fuori dalla scena del mondo. Fedeltà e sacrificio. È davvero la fedeltà una rinuncia al desiderio? Gelosia e libertà. Si può tenere prigioniero un amore? Esiste una libertà prigioniera della domanda dell’altro, anche se l’altro domanda solo — solo — di essere desiderato nel corpo? Scrive Recalcati: «Il lavoro del perdono è un lavoro che esige tempo: la memoria dell’offesa viene attraversata e riattraversata al fine di raggiungere un punto di oblio che rende possibile un nuovo inizio». Somiglia al lutto ma lì l’oggetto è morto, qui è vivo. Anzi: è vivo e morto allo stesso tempo. Bisogna riuscire, vincendo l’orgoglio narcisistico e le sue espressioni tanto spesso violente, a perdere il primo oggetto d’amore per trovarne un altro. Come tastando alla cieca un corpo nel buio. Si può? Si può. Per gli uomini è più difficile perdonare. «Per l’uomo l’identità è un’uniforme», l’offesa è un’umiliazione sociale. Se l’imperativo categorico è il godimento, ogni ostacolo sarà rimosso con violenza. L’uomo può uccidere in nome dell’amore e può uccidere in nome di Dio, con la stessa cecità sorda. La tragedia di molte donne, al contrario, non è solo essere picchiate ma non riuscire a vivere lontano da chi le picchia.
Eppure esistono, mostra l’autore, amori rari che «rispettano le distanze, si nutrono delle differenze, amori che si sostengono sulla solitudine reciproca degli amanti». Esiste la possibilità di sottrarsi alla menzogna del nostro tempo senza per questo rassegnarsi a una vita priva di desiderio. È un sentiero stretto, ma c’è e qualcosa tutto attorno a noi ci dice che si sente il bisogno di tornare a percorrerlo. Lo raccontano Roth e Mc-Carthy, Tornatore e De André. Lo dice la politica: cambiare solo in nome del nuovo
non soddisfa il bisogno profondo, i bisogni reali. Lo indica la saggezza popolare, perché il meglio è nemico del bene. La luce, dice Recalcati, è piena d’ombra. Sempre più rara è la solitudine eppure la vera pienezza non nasce che dall’incontro con se stessi. Poi serve è vero, come al neonato, la risposta dell’altro. Che tuttavia è imprevedibile, sempre, e mai risiede nelle attese. Ogni amore è in pericolo. Saper accogliere quella risposta, attenderla, salutarla con sollievo quando torna. Questo il segreto, fin dalla culla.
Da La Repubblica del 10/03/2014.

venerdì 7 marzo 2014

“Non Solo Reading – Magri Notturni“. Accade che il 9 marzo ci sia questo evento a Cagliari

Accade il 9 marzo.
Accade che il 9 marzo ci sia questo evento a Cagliari.
“Un viaggio alla scoperta degli orrori, delle emozioni, dei turbamenti e delle inquietudini del mondo di H. P. Lovecraft, tra i frammenti di alcuni racconti elaborati dallo scrittore di Providence, scortati da immagini e video a tema proiettati sui muri e musiche in sottofondo”.
“Non Solo Reading – Magri Notturni“.
Con Massimo Spiga, Gianni Zanata, Alessio Schreiber.
Domenica 9 marzo, ore 22, presso L’ Officina del Caffè, via Santa Maria Chiara, 11,Pirri-Cagliari.
Organizzano: Karta Edizioni e L’Officina del Caffè.

magrinotturnicaffe

martedì 4 marzo 2014

Attraverso la grande acqua di Beppe Corlito

Verrà presentato il libro

Attraverso la grande acqua

di Beppe Corlito · Scheda del Libro →

giovedì 6 marzo 2014, ore 17:30
Fondazione Bianciardi, Via De Pretis 32-34, Grosseto
 
Interverranno:

Stefano Adami, critico letterario
Giovanna Leoni, professoressa di letteratura italiana
Giuseppe Cardamone, psichiatra
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Tre pezzi 100 lire Un racconto sull’avvento della plastica in Maremma di Luciana Bellini

Verrà presentato il libro

Tre pezzi 100 lire

Un racconto sull’avvento della plastica in Maremma

di Luciana Bellini · Scheda del Libro →

venerdì 7 marzo 2014, ore 17:00
Biblioteca Comunale "Aldo Busatti", Via Diaz snc, Scansano (GR)

Con lo scrittore Antonello Ricci e l'editore Mario Papalini
Il breve racconto sull’avvento della plastica in Maremma, illuminato dell’incanto dolce dolente arcano tipico della fiaba. Sotto le mentite spoglie di una nostalgica rievocazione da bozzetto paesano e vernacolare l'autrice racconta da par suo il ritmo stesso della nostra modernizzazione a tappe forzate.
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Trance di cracker by GIANNI ZANATA



Trance di cracker.
Bene.
A grande richiesta torna la rubrica “Il piatto del giorno”.
Oggi è martedì: il giorno migliore per cucinare le Trance di Cracker.
Ecco la ricetta.
Mondate un’oliva. Lasciatela a bagnomaria per un’ora. Poi ricopritela di salvia, pan grattato e pepe di Borgogna. Lasciate riposare per mezz’ora. Nel frattempo mettete a bollire quattro patate tagliate alla boliviana e fermate il timer con uno stecchino. Quindi riprendete l’oliva e sciacquate il tutto sotto il rubinetto dell’acqua fredda. Sciacquate a lungo, fino a quando l’oliva non ne può più. Fate imbiondire una cipolla. Se non proprio bionda almeno le mèche. Occhio a non far bruciare la cipolla. Ché se si brucia, addio. Ecco. L’avete bruciata. Niente. Si fa a meno della cipolla. Tornate all’oliva. Stendetela su un piatto mescolando per almeno venticinque minuti. Incorporate gradualmente le trance di cracker che precedentemente avete messo a marinare nel nulla aromatico. Poi decorate con foglie d’insalata e un filo d’olio di germoglio al limocello (nella foto non si nota perché è un tipo d’olio molto trasparente). Ancora qualche minuto e poi servite.
Buon appetito.

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Non ci sono più le svolte di una volta by GIANNI ZANATA









Non ci sono più le svolte di una volta.
Ebbene, ci stai pensando, compagno Boris?
Sì, ci sto pensando, compagno Sidor.
E ci stai pensando molto, compagno Boris?
Sì, ci sto pensando molto, compagno Sidor.
E ci stai pensando con la dovuta serietà, compagno Boris?
Sì, ci sto pensando con la dovuta serietà, compagno Sidor.
Bene. E che cosa mi dici allora, compagno Boris?
Ti dico che sono in perfetto disaccordo con me stesso, compagno Sidor, e nemmeno posso darmi torto perché altrimenti sarebbe come darmi ragione.

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Tra gli apparati del corpo umano by GIANNI ZANATA



Tra gli apparati del corpo umano.
C’è chi si ristruttura l’appartamento, qualche piano sopra il mio. E da un po’ di tempo a questa parte la mattina non è proprio un bel risvegliarsi.
Tum tum tum. Drrrr drrrr. Grat grat grat. Drrrr drrrr. Tu-dum tu-dum. Drrrr drrrr. Bam! Bam! Bam! Tu-dum tu-dum. Tum Tum. Drrrr drrrr. Drrrr drrrr. Bzzz. Drrrr. Tum tum tum. Bzzz. Grat grat grat. Grat grat grat. Bzzz. Tum tum. Tu-dum tu-dum. Bam! Bam! Drrrr drrrr. Drrrr drrrr. Bzzz. Tum tum tum. Tum tum tum. Tum tum tum. Drrrr drrrr. Drrrr drrrr. Bam! Tum tum tum. Drrrr Drrr. Grat grat. Bzzz. Grat grat. Bam! Tum tum tum. Tum tum tum. Grat. Bzzz. Tum tum tum. Drrrr.
Che poi forse non c’entra nulla con il discorso dei lavori al piano di sopra ma poco fa m’è venuto in mente il film di Sorrentino, La Grande Bellezza, il tunza-tunza-tunza-tunza-tunza-tunza che pompa nelle scene dei rave e delle feste e dei trenini girate sulle terrazze dei palazzi di Roma, con i bassi così bassi ma così bassi che a un certo punto mentre ero seduto in sala e cercavo di concentrarmi sulle immagini ho pensato Cazzo da un momento all’altro il mio cuore salterà fuori dal costato. Invece per fortuna il tunza-tunza-tunza è finito e il cuore non s’è mosso da dove sta. Giusto in tempo. Ché dopo un po’ è arrivata la scena in cui Jep Gambardella, il protagonista, un giornalista dandy e affermato che si aggira e si muove tra cultura, vip e mondanità, visita la mostra fotografica di un uomo ritratto giorno per giorno, dalla nascita sino all’età adulta, una cosa che mi ha colpito, e non lo so, non saprei spiegarlo ma quando è arrivata questa scena, una scena molto bella, m’è salito in gola un groppo di commozione, quasi m’è venuto da piangere. Poi però un istante dopo il regista ha cambiato inquadratura, la cinepresa s’è soffermata sul primo piano del faccione rugoso di Toni Servillo, lui che strizzava gli occhi, quasi in lacrime, e alla fine non mi sono commosso più, nemmeno quando è arrivata la scena dei fenicotteri, nessuna commozione. La scena della giraffa che scompare, invece, m’è sembrata una delle migliori. Ma io di cinema non ne capisco nulla, quindi è inutile che lo vada a raccontare in giro. Al massimo potrei parlarne con la tizia che era seduta tre quattro file sopra, che proprio durante la proiezione s’è sentito il trillo di un telefonino e io per un attimo ho pensato che fosse il trillo del telefonino del protagonista del film, invece era il telefonino della tizia seduta tre quattro file sopra che non s’è affatto scomposta, anzi, ha risposto e s’è messa a parlare a voce alta, come se fosse una cosa normale, come se fosse seduta sul divano di casa e stesse sgranocchiando salatini davanti alla tv, e c’è mancato poco che qualcuno s’alzasse per strapparle di mano il telefonino o cose ben peggiori, c’è mancato poco davvero, e comunque la tizia è andata avanti a parlare per un po’ finché qualcuno non ha urlato E basta! Finiscila! e allora lei forse s’è resa conto e ha messo via il telefonino. Che poi, a ripensarci, nel contesto del film secondo me ci stava pure bene, la tizia del telefonino, dico.

buster
nella foto: Joseph Francis Keaton