La quercia e la rosa, di Ludovica De Nava

La quercia e la rosa, di Ludovica De Nava
Storia di un amore importante di Grazia Deledda con lettere autografe. Romanzo di Ludovica De Nava

IN TERRITORIO NEMICO

IN TERRITORIO NEMICO
Romanzo storico sulla Resistenza di Pier Luigi Zanata e altri 114 scrittori - metodo Scrittura Industriale Collettiva

Dettagli di un sorriso

Dettagli di un sorriso
romanzo di Gianni Zanata

Il calcio dell' Asino

Il calcio dell' Asino
Il calcio dell’Asino. Il calvario di un giornale ribelle (1892-1925) e del suo direttore Giovanni de Nava (Giva)

NON STO TANTO MALE

NON STO TANTO MALE
romanzo di Gianni Zanata

martedì 27 settembre 2011

De Kerckhove, nell' era di Facebook siamo tutti pinocchi


Cultura
27/09/2011 - INTERVISTA

De Kerckhove, nell'era di Facebook
siamo tutti Pinocchio

Parla il massmediologo canadese, guru dei nuovi media: "Oggi il burattino di Collodi è la macchina che mente sulla nostra condizione e alla fine chiede di tornare umana"

ANNA MASERA
TORINO
In Italia è conosciuto come l’erede di Marshall McLuhan, di cui è stato allievo e poi assistente per oltre 10 anni. Tra l’83 e il 2008 è stato direttore del programma McLuhan in cultura e tecnologia all’Università di Toronto. È pure canadese (naturalizzato) come il celebre massmediologo, di cui quest’anno si è festeggiato il centenario. Ma Derrick De Kerckhove, 67 anni portati con allegria, occhi azzurri sotto una massa di capelli argentei ribelli e fisico dinoccolato, di canadese si riconosce solo lo sguardo critico verso gli Usa, l’ingombrante superpotenza vicina di casa. Nato in Belgio, vive tra Nizza, Barcellona e Napoli, dove insegna sociologia. Parla almeno quattro lingue con disinvoltura, tanto che a volte le lingue si mischiano e, per dirla con McLuhan, il mezzo diventa il messaggio. Non sembra un problema per i suoi studenti, che lo considerano un guru. Lo abbiamo incontrato agli Stati Generali della Cultura Popolare in corso in questi giorni a Torino (oggi la chiusura).

«Il mezzo è il messaggio» è un’espressione che ha ancora senso?«Già nel 1961, quando Internet era un sogno, McLuhan parlava di un nuovo medium che “non sarebbe stato contenuto nella tv, ma l’avrebbe contenuta in sé, avrebbe reso obsoleta l’organizzazione delle biblioteche e sviluppato in ciascuno il potenziale enciclopedico”. Basta pensare al Web di oggi, con YouTube e Wikipedia, per capire che McLuhan aveva previsto tutto. Oggi direbbe “Internet è il mezzo”».

Come cambia l’oralità ai tempi del Web?«Il linguaggio della scrittura finché non è diventato elettronico era silenzioso, interiore. Oggi siamo produttori della nostra oralità, che è pubblica perché condivisa in Rete alla velocità della luce con un linguaggio allo stesso tempo interiore ed esteriore. Internet aiuta a recuperare tutto e rende le librerie obsolete: è cambiata per sempre l’organizzazione del sapere. McLuhan aveva previsto uno strumento come Wikipedia, che recupera il nostro potenziale enciclopedico, e persino lo spionaggio trasparente di Wikileaks, che non permette più ai potenti di tenere le masse all’oscuro. È un’oralità che avviene per lo più con lo smartphone, che può diventare una banca dati enorme sempre a disposizione. McLuhan diceva che quando sei al telefono non hai più il corpo: secondo me in realtà rende possibile la clonazione virtuale di noi stessi, non a caso quando parliamo al telefono gesticoliamo come se la persona con cui parliamo fosse davvero davanti a noi. E la socializzazione, lo scambio di informazioni che avviene sui social network, è potente: dopo tanti tentativi di rivolta, in Egitto la prima ad andare in porto è stata quella nata su Twitter, un sistema nato per registrare brevi chiacchiere (“twit” in inglese significa “scemo”) che si è trasformato in un modo per mandare via “gli scemi al potere”».

Come aveva profetizzato McLuhan, siamo nell’era del «villaggio globale». Ma l’abilità tecnologica del cittadino medio per districarvisi è piuttosto scarsa. Qual è il rischio di non alfabetizzarsi nel nuovo mondo digitale?«C’è il rischio di impigrirci, delegando le nostre decisioni a strumenti sempre più complessi, che usiamo senza sapere come siano fatti. Oggetti come l’iPad a molti appaiono magici. Presi nel vortice di computer e social network, noi siamo dei Pinocchio 2.0».

In che senso?«In senso antropologico: Pinocchio è il superamento dell’uomo sulla macchina, nasce come risultato della meccanizzazione del gesto umano, è la macchina che mente sulla nostra condizione e alla fine chiede di tornare umana. Ai tempi di Carlo Collodi, molti lasciavano la Toscana per andare a lavorare nelle fabbriche del Nord Italia. Lì si disumanizzavano e quando ritornavano a casa (Pinocchio che entra nel ventre della balena, grande madre metaforica) non sapevano più chi erano. Ma Pinocchio lì dentro smette di essere macchina e ne esce per diventare uomo in carne e ossa. Nel mondo digitale cosiddetto 2.0 di oggi, dove il nostro Sé esiste solo in connessione a tutti gli altri, la problematica di Pinocchio si è moltiplicata».

Tanto che il protagonista di Avatar, il film di James Cameron, sceglie invece di restare virtuale, preferisce il mondo delle macchine a quello umano...«È l’altra faccia della medaglia. Con la tecnologia 3D si possono ottenere meravigliose ricostruzioni di Pompei, ma questo non ci esime dal recuperare la Pompei storica. Anche se presto avremo doppi digitali, i rapporti umani in carne e ossa non diventeranno obsoleti. Non stanchiamoci di coltivarli».

Come vede l’Italia, nel villaggio globale?«L’Italia è in coda all’Europa per l’accesso alla Rete per volontà politica. Il vostro premier sa bene che il popolo si controlla con i media: controlla gli italiani con la televisione, riducendo l’importanza di Internet».

Crede che arriverà anche una primavera italiana, almeno per quello che concerne la cultura digitale?«Sì, i segnali ci sono tutti, ma sarà una battaglia fra generazioni. In Italia manca la consapevolezza dell’esistenza di una cultura popolare - “pop” - condivisa che è oggi più vicina al Web, piuttosto che al patrimonio classico».

Viviamo in un mondo senza più privacy, all’insegna della trasparenza totale, ma anche dell’invasione della sfera privata. È necessario rifondare una Carta dei diritti dell’uomo?«Sì. Un sistema di connessione globale ha anche i suoi rischi. Siamo sempre reperibili, quindi schedati e controllati. McLuhan diceva che l’elettricità, come l’alfabetizzazione, rivela tutto ciò che è nascosto».

È un bene o un male?«Non abbiamo scelta, non si può tornare indietro, bisogna prenderne atto e attrezzarsi per questo Brave New World».

Come si pone personalmente di fronte all’utilizzo delle nuove tecnologie di comunicazione?«Uso l’iPhone, Facebook e il mio bigliettino da visita contiene il codice QR per la realtà aumentata. Ma la sera preferisco avere in mano un libro anziché un ebook».

Premio informazione digitale

Il 1° Premio informazione digitale si propone di premiare le migliori espressioni di giornalismo multimediale da parte degli utenti che desiderano sottoporre a La Stampa una storia che vorrebbero vedere pubblicata sul giornale: quindi audio, video e foto che si siano particolarmente distinti innanzitutto per la volontà di testimoniare aspetti della realtà finora poco esplorate dai media, ma anche per varietà/originalità dei contenuti, qualità informative e formali.
A causa di problemi tecnici relativi all'invio dei materiali via mail, il termine ultimo del premio è stato posticipato al 30 settembre 2011.
Ricordiamo inoltre che è possibile inviare i propri lavori anche tramite posta come previsto dal regolamento


Per info scrivi a premiodigitale@lastampa.it


Dal 12 maggio all' 8 settembre 2011, tutti gli utenti de LaStampa.it senza limiti di residenza, nazionalità, età, né di titolo di studio, potranno partecipare al Primo Premio Informazione Digitale La Stampa.

Il tema è: "La storia che vorresti vedere su La Stampa".

Le storie digitali dovranno avere una durata fissa di 3 minuti e potranno essere prodotte in diversi formati: mpeg (video e audio), swf (infografiche e animazioni), pps (animazioni) e dovranno recare titolo e breve descrizione dell'artefatto inviato (max 1.200 caratteri spazi inclusi o 200 parole).

I 10 elaborati che avranno meglio testimoniato aspetti e realtà finora poco esplorati dai media saranno selezionati dalla Giuria dei Giornalisti presieduta dal direttore Mario Calabresi e pubblicati il 26 settembre 2011 su www.lastampa.it/premiodigitale, dove gli utenti de LaStampa.it potranno visionarli ed esprimere la propria preferenza.

Il premio si articolerà in due riconoscimenti: quello della giuria popolare, ovvero degli utenti de LaStampa.it che votando eleggeranno i tre elaborati preferiti, e quello della giuria di giornalisti, che designerà nella rosa dei 10 lavori online i tre più rispondenti alle ragioni e allo spirito del Premio.

Il primo classificato trascorrerà "una giornata in redazione" con la possibilità di partecipare ad una riunione di Redazione LaStampa e LaStampa.it. La Pubblicazione di una seconda storia "multimediale" su LaStampa.it, da concordarsi con la Redazione e un gettone del valore di 1.000 euro. Scopri tutti premi.

La poesia si incontra a Sarajevo

Blog | di Casa della Poesia
26 settembre 2011

La poesia si incontra a Sarajevo

Finita la stagione del turismo vacanziero è tempo di registrare un solido esodo di fine settimana con un’etichetta sorprendente e consolante: “culturale”. E l’aggettivo non sembri stonato. È quello più appropriato per indicare un piccolo ma consistente nucleo targato Italia che aggira non pochi ostacoli e si muove a tenaglia – a nord da Trieste e a sud da Salerno – alla volta di una meta sospirata: il X Festival internazionale della poesia di Sarajevo intitolato a Izet Sarajlić. Non ci sono, questo è naturale, i numeri del cinema, con star e acclamanti red carpet; non ci sono quelli delle rockstar di turno, ma altre e indimenticabili voci richiamano come sirene nella capitale bosniaca un sempre crescente numero di persone. Nella terra dei torpedoni per Medijugorje, ne sono arrivati quest’anno tre o quattro per l’edizione 2011 del Festival.

La magia di questo fenomeno si è concretizzata nella prima serata, quando si sono via via alternati sul palco numi locali come Marko Veśović e gli idiomi anglofoni così distanti eppure così vicini di Tony Harrison, pacato cantore dell’uomo perduto. Accanto a loro, gli accenti più scoppiettanti di Devorah Major e Agneta Falk, forti e dolci sirene della poesia pronte a combattere a suon di versi le battaglie della pace e dell’autodeterminazione. E se Carmen Yanez lascia un pubblico attonito con struggenti versi d’amore per la sua terra, il Cile, nel tormentato ricordo dei desaparecidos e della dittatura, la prima serata si conclude al suono fermo ma ironico della voce di Josip Osti, sloveno d’adozione ma ancora fermamente convinto come il suo maestro Sarajlić che “anche i versi sono contenti quando la gente si incontra”.

Molti gli amici che, per diversi motivi, non hanno potuto partecipare direttamente al festival. Tra loro il nostro caro Erri De Luca in questo videomessaggio.


Nella foto, poeti e viaggiatori sulla tomba del poeta Izet Sarajlic, al Cimitero del Leone di Sarajevo. Per ingrandire clicca qui

Peter Stein al Teatro Valle


Peter Stein al Teatro Valle
per raccontare la sua Medea

da l' Unità di Diario dal Valle 
peter stein
Peter Stein al Valle Occupato. Perché?

Perché è vincitore del Premio Europa, prestigioso riconoscimento che negli anni è stato assegnato a nomi quali Ariane Mnouchkine, Peter Brook, Giorgio Strehler, Heiner Muller, Bob Wilson, Luca Ronconi, Lev Dodin, Pina Bausch, Robert Lepage, Harold Pinter.

Perché rappresenta «una figura emblematica del teatro europeo contemporaneo. Stein è annoverato tra i più importanti artefici del teatro tedesco ed europeo nella seconda metà del Novecento, in particolare nel grande impeto creativo degli anni Settanta, per aver realizzato progetti monumentali e spesso in spazi inconsueti».

Perché è uno dei fondatori della Schaubuhne di Berlino, tra gli esperimenti di teatro più avanzati e democratici al mondo, con una particolare attenzione alla formazione del pubblico; un teatro aperto, partecipato e attento alla società e alla drammaturgia contemporanea.

Perché nella drammaturgia è sempre stato molto attento al contemporaneo, anche quando in scena ha messo classici articolati in modo da intercettare i punti critici umani e politici dell'esistente.

Perché si è sempre battuto contro la censura e ha lottato per mettere in scena tutti quegli autori da lui prescelti per nome e per modalità di allestimento, vedi la sua battaglia per il drammaturgo tedesco Botho-Strauss.

Perché nell’ambito della sua attenzione per la drammaturgia vi è anche l'analisi profonda del testo e del suo autore, insieme con il tempo, i luoghi, l’interiorità e le emozioni che quel testo tira fuori.

Peter Stein è un regista che ha anche ridisegnato lo spazio scenico arrivando a cambiare la fruizione del teatro attraverso il tempo. E questa attenzione alla fisicità del teatro, per la sua componente tecnica, ben si lega ad una delle vocazioni della Fondazione Teatro Valle Bene Comune: quello della Scuola per Maestranze e Tecnici di Scena.

Come la Schaubuhne di Berlino, che pone il pubblico, le maestranze e gli addetti ai lavori al centro del mondo teatrale, è una delle fonti di ispirazione basiche per la creazione della Fondazione Teatro Valle Bene Comune, così ci auguriamo che il Teatro Valle Occupato diventi la Casa della Drammaturgia Contemporanea, che riesca a produrre e stimolare le narrazioni del contemporaneo.

E’ per tutto questo che Peter Stein, insieme a Maddalena Crippa, venerdì 23 è stato al Teatro Valle Occupato. Per una conferenza spettacolo cu una scena di Medea di Euripide, rappresentata a Siracusa nel 2004.

Miro' colora Cagliari






Al Castello San Michele

Miró colora Cagliari.
I sogni e le parole

prorogata sino a domenica 11 dicembre

  • A seguito delle numerose richieste provenienti da scuole e istituzioni il Consorzio Camù, in accordo con il Comune di Cagliari, ha deciso di prprorogare sino a domenica 11 dicembre 2011, nella sola sede eespositiva del Castello San Michele, la mostra Miró colora Cagliari. I sogni  e le parole.

Con un nuovo allestimento sarà esposta una selezione delle opere 
che erano in mostra all’Exmà e al Ghetto, la quale andrà a integrarsi
con le tre serie grafiche già esposte nelle sale del Castello: 
 Le lezard aux plumes d'or, libro d'artista pubblicato nel 1971  
per il quale Mirò realizza le tavole e compone anche i testi, 
e 2 serie  intitolate Ubu Roi, pubblicate nel 1966 
da Tériade rispettivamente a colori e in bianco e nero, dedicate all’omonimo dramma grottesco composto nel 1896 da Alfred Jarry.

Saranno inoltre attivati dei laboratori creativi dedicate alle scuole e 
ispirati ai lavori di Miró. Per informazioni sui laboratori: didattica@camuweb.it.

A partire da martedì 27 settembre il Castello San Michele 
osserverà i seguenti orari: 
dal martedì alla domenica dalle 10 – 13 e dalle 16 – 19; 
rimarrà chiuso il lunedì.
Anche Il Ghetto e l’Exmà ripristinano gli orari invernali: 
dal martedì alla domenica dalle 9 – 13 e dalle 16 – 20;
rimarranno chiusi il lunedì.

Info:  Castello San Michele 070 500656.



lunedì 26 settembre 2011

Le polarità ambigue, libro di Giancarlo Castello

Le Polarità Ambigue, libro di Giancarlo Castello

Ascolta con webReader

Questa estate ho inviato a Giancarlo Castello parecchie fotografie di animaletti curiosi da identificare e di cui scoprire insieme a voi le loro abitudini. Giancarlo mi ha fatto sapere tramite e-mail che era molto impegnato e che quanto prima mi avrebbe scritto le schede degli interessantissimi soggetti fotografati.  Qualche giorno fa tutto si è fatto più chiaro, Giancarlo Castello mi ha rivelato quali sono stati i suoi impegni. La stampa di un suo libro lo ha portato ad avere impegni su impegni. Un libro quello di Giancarlo che parte da lontano, sono ben venticinque gli anni che gli sono serviti per svilupparlo. Si tratta di un Metodo-Gioco per interpretare i pensieri e i comportamenti umani (niente di esoterico però, solo a ragionamento scientifico). Il progetto di Giancarlo è molto più ambizioso, con il ricavato della vendita del libro vorrebbe far produrre anche il gioco vero e proprio, che ha chiamato il “Gioco dell’Umanotica”, di cui ha già costruito il prototipo e potrà dare il ricavato a un Ente per l’handicap fisico. Di seguito potrete leggere di cosa tratta il libro, ho inserito i link che vi porteranno direttamente dove si può acquistare il libro. Un gesto che oltre a farci capire meglio i nostri comportamenti e le nostre scelte, è finalizzato a fare del bene. È per questo motivo che vi chiedo di divulgare la notizia.







Titolo del libro: LE POLARITA’ AMBIGUE di Giancarlo Castello - (15 €) -

Reperibile presso le librerie online (che non applicano spese di spedizione), come Deastore, IBS, Libreria Universitaria, ecc.


Com’è nato e di che cosa tratta?
Provate a chiedervi qualcosa riguardante voi stessi o gli altri, una scelta, un comportamento, una simpatia. Chiedetevi perché qualcuno è riuscito a raggirarvi, nonostante la vostra intelligenza e che tipo di inganno è riuscito ad architettare per voi. Cercate di capire il tipo di amore che vi lega a una persona o da cosa è generata la vostra timidezza. Se leggerete il libro con sufficiente attenzione e ne afferrerete i principi di base, molto più semplici di quanto pensiamo, allora troverete le risposte.
Le direzioni della mente sono quattro. In realtà due di quelle direzioni non sono altro che il contrario delle altre due. Tutto potrebbe partire da un solo elemento, che si trasformi nel suo opposto. Prendiamo ad esempio il Bene e il Male. Un normale sdoppiamento basato sulla semplice verità di ogni antitesi. Ma se ogni opposto in realtà fosse ambiguo, le possibilità diventerebbero, appunto, quattro. E’ apparentemente difficile, ma il libro vi aiuterà a capire con facilità quali sono le leggi che governano i nostri pensieri e le nostre azioni. Non esistono solo il NO e il SI, ma anche il NO celato nel SI e il SI celato nel NO.
Venticinque anni or sono mi fu espresso un quesito da un gruppetto di bambini. Mi vedevano sempre osservare ogni cosa, e avevano cominciato a fare domande. Naturalmente rispondevo volentieri (sono uno studioso dei fenomeni della Natura). Una delle domande era: “Come mai l’orologio a lancette è rotondo e quello digitale quadrato? Poi mi chiesero perché tutte le capanne degli aborigeni sono sempre rotonde. Non era più facile farle quadrate? Quella domanda mi folgorò. Riflettendo mi resi conto che non solo quelle abitazioni, ma tutte le case di tipo arcaico erano rotonde. Così il tepee dei pellirosse, l’igloo degli eschimesi, il nuraghe dei sardi, il trullo dei pugliesi. Il fatto m’incuriosì così tanto che cominciai a fare una ricerca, applicando diversi  test ad amici e parenti. Risultò che tutte le forme degli oggetti erano suggerite da speciali impulsi. Davanti ai miei occhi si spalancò una porta sconosciuta. Compresi l’importanza degli opposti e il loro significato nel profondo della mente. Era come rovistare dentro un ripostiglio segreto, da dove uscivano conclusioni davvero straordinarie. Così sono giunto alle 4 leggi dell’Umanotica, da cui partono tutte le motivazioni e le concezioni del comportamento. Impossibile sottrarsi a esse.

Read more: http://www.isolacometivorrei.com/2011/09/le-polarita-ambigue-di-giancarlo.html#ixzz1Z62DVW8e

Crisi editoria

 
Articolo 21 - In primo piano
Crisi editoria: un'assemblea nazionale mercoledì 28
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di redazione

Crisi editoria: un'assemblea nazionale mercoledì 28 All’interno del mondo dell’editoria cooperativa, non profit e di partito nonché dell’emittenza radiofonica e televisiva si registra una fortissima preoccupazione. La situazione economica e finanziaria, per il prossimo anno, si presenta particolarmente difficile. La pesante crisi che attanaglia il Paese e, più in generale, l’Europa e gli Stati Uniti è - giustamente- all’attenzione dei media ed è in cima alle preoccupazioni di tutti, dal mondo politico a quello economico e sociale ma non può oscurare e relegare in secondo piano la drammaticità delle difficoltà di questa parte della informazione.
La situazione attuale del Fondo editoria, come è noto, prevede una consistenza, per il 2012, decisamente insufficiente a coprire il fabbisogno necessario per l’erogazione dei contributi 2011. A ciò si aggiunga che, per gli effetti della recente manovra economica e finanziaria, alla fine di settembre la Presidenza del Consiglio potrebbe introdurre nuovi tagli.
Abbiamo di fronte, pertanto, due grossi problemi: evitare che la somma disponibile venga ulteriormente ridotta e trovare il modo di poterla integrare con la prossima legge di stabilità. Integrazione assolutamente necessaria per evitare il rischio di chiusura di oltre cento testate e la perdita di oltre 4000 posti di lavoro.
Per questo FNSI, Articolo 21, Mediacoop, FISC ed Comitato per la libertà di informazione e la cultura hanno convocato una assemblea nazionale del mondo editoriale e dell’emittenza cooperativa e non profit per il 28 settembre 2011 presso la Sala del Mappamondo della Camera dei Deputati, dalle ore 10.30 alle ore 14.00.