La quercia e la rosa, di Ludovica De Nava

La quercia e la rosa, di Ludovica De Nava
Storia di un amore importante di Grazia Deledda con lettere autografe. Romanzo di Ludovica De Nava

IN TERRITORIO NEMICO

IN TERRITORIO NEMICO
Romanzo storico sulla Resistenza di Pier Luigi Zanata e altri 114 scrittori - metodo Scrittura Industriale Collettiva

Dettagli di un sorriso

Dettagli di un sorriso
romanzo di Gianni Zanata

Il calcio dell' Asino

Il calcio dell' Asino
Il calcio dell’Asino. Il calvario di un giornale ribelle (1892-1925) e del suo direttore Giovanni de Nava (Giva)

NON STO TANTO MALE

NON STO TANTO MALE
romanzo di Gianni Zanata

giovedì 27 marzo 2014

La Sardegna rurale scomparsa nelle foto di Vico Mossa

da Sardinia post

La Sardegna rurale scomparsa nelle foto di Vico Mossa

Orgosolo, casa con scala esterna TAV 131
Erano i primi anni ’50 quando l’architetto Vico Mossa intraprese il suo viaggio fotografico nella Sardegna rurale per documentare quelle che lui chiamava “architetture senza architetti”. Quelle abitazioni, che la storia dell’arte chiama con un po’ di disprezzo “vernacolari”, costituivano il patrimonio urbanistico semplice e funzionale degli abitanti della Sardegna.
Erano, per usare le parole dell’autore  “un mirabile equilibrio fra natura, vita e casa, funzionali all’uomo che le vive, che ne assecondano i bisogni e si perfezionano con lui”. Le demolizioni sistematiche già iniziate in quegli anni, le hanno sostituite con unaedilizia fai-da-te lontana da quello “Spirito ordinatore” che guidava i nostri avi. Ora l’archivio di Vico Mossa sta per essere donato dagli eredi al comune di Serramanna, paese natale dell’architetto, che aprirà un centro di archivi d’architettura a lui dedicato. Queste foto facevano parte del catalogo della mostra “Vico Mossa fotografo” tenutasi a Serramanna nel luglio 2011 e pubblicato dalla casa editrice Tellus. Sono una piccola parte dell’archivio che comprende oltre duemila negativi di architetture per buona parte scomparse. Forse il più importante archivio fotografico di architettura domestica della Sardegna.
Enrico Pinna

MIA MADRE

Mia madre era l' anima della casa, della famiglia.
Nel suo delicato viso navigavano due occhi marroni, stupendamente allegri. La bocca piena, carnosa. I capelli un nera chioma riccia.
In tutto il periodo della mia infanzia, della mia gioventù, della maturità mia madre è stata la figura centrale.
Metteva allegria in tutto quello che faceva.

mercoledì 26 marzo 2014

Perropanda, l’illustrazione è ibrida. Dall’Isola a Barcellona per un’antologia “mostruosa”

da Sardinia post

Perropanda, l’illustrazione è ibrida. Dall’Isola a Barcellona per un’antologia “mostruosa”

ibridi, perropanda
C’è uno strano essere con un corpo da body builder, la testa di un’oca e ortaggi che spuntano dalle spalle. Un cervo vestito da reduce di guerra con una benda sull’occhio, un po’ malandato. Una rapa con quattro dita e un uomo con un corpo composto da foglie di cavolo. C’è un mondo fatto di rami e tronchi e un albero che esce da un sasso. Sono alcuni dei temi e dei personaggi – mostruosi, poetici o semplicemente bizzarri – contenuti dentroIbridiantologia di illustrazioni che verrà presentata giovedì 27 marzo a Cagliari dalla piccola casa editrice Perropanda. “Per ibrido si intende un organismo, reale o di fantasia, spesso con caratteristiche mostruose, che coniuga le caratteristiche di due esseri anche completamente differenti”, spiegano Federico Orrù e Carol Rollo, i due illustratori e graphic designer cagliaritani che hanno dato vita al progetto. Nato nel 2011 a Barcellona, ha fatto tappa a Berlino e da un anno circa è tornato in Sardegna – sempre però con un approccio aperto e un legame consolidato con alcune delle più vitali correnti artistiche internazionali. Il libro contiene 29 illustrazioni e ci sono alcuni dei migliori artisti artisti sardi insieme ad illustratori spagnoli, tedeschi e messicani.
“Si tratta di un progetto molto ambizioso che ci serviva per fare il punto della situazione”, raccontano Carol e Federico. “Abbiamo coinvolto alcuni degli artisti che abbiamo conosciuto e apprezzato nel corso degli anni di vita di Perropanda”. Una volta partorita l’idea, hanno scritto agli artisti proponendo loro di realizzare un ibrido, appunto, scegliendo stile e tecnica che più li rappresentassero e legandolo a un testo breve che spiegasse la natura del lavoro. Una minibiografia oppure anche dei frammenti poetici in dialogo con l’immagine. In realtà l’idea degli ibridi è alla base stessa della casa editrice: Perropanda è un essere con la testa di un panda e il corpo di un piccolo cane. L’altra caratteristica fondamentale della casa è quella di basarsi sullafilosofia del do it yourself: pubblica esclusivamente libri autoprodotti e ‘costruiti’ a mano, copia dopo copia. Lo stesso vale anche per il nuovo volume, naturalmente, ma con un livello di complessità maggiore. Si tratta di un pacco di cartone su cui è stampato il lettering di Ibridi – due lettere realizzate da Carol, due da Federico e due da Giaime Loi, illustratore sardo di stanza a Barcellona ora membro della casa editrice a tutti gli effetti. All’interno del pacco una cartolina esplicativa, con i nomi degli artisti e l’idea del progetto. E infine un pacco plastificato che contiene le 29 cartoline, con le illustrazioni e il testo associato.
ibridi, perropanda 2
Anche sul piano stilistico il libro si presenta come un ibrido. Ci sono lavori sporchi, quasi “punk” oppure illustrazioni dai tratti perfetti realizzati in vettoriale. Stili da fumetto classico, collage, lavori in computer grafica, e altri realizzati solo a matita oppure coi pennelli. Il risultato è uno sguardo estremamente variegato sulle tendenze più interessanti dell’illustrazione a livello internazionale. Il volume verrà presentato per la prima volta giovedì a Cagliari negli spazi del Laboratorio 1984 di via Lanusei 9, con una mostra di tutti i lavori e la possibilità di acquistare il volume. Poi sarà la volta di Barcellona, il 25 aprile alla libreria Fatbottom.
Gli illustratori: Andrea Chronopolus, Ango the Meek Dead, Carol Rollo, Crisa, Cristina Spano, Daniele La Placa, Dario Grillotti, Elisa Scesa, Giaime Loi, Giulia Sagramola, Giulio Castagnaro, Ilaria Bossa, Josep Torres, La Came, La Fille Bertha, La Nuke, Laura Prim, Luca Licciardi, Mariana Villanueva Segovia, Marta Baroni, Neeva, Nuria Benitez, Patrizio Anastasi, Pia Valentinis, Sara Menetti, Simone Deiana, Tellas, UFOE, Victor Cheko
Andrea Tramonte

Ora e sempre resistenza di Vittorio Meoni

In occasione del Consiglio Comunale aperto, verrà presentato il libro

Ora e sempre resistenza

di Vittorio Meoni · Scheda del Libro →

venerdì 28 marzo 2014, ore 9:30
Palazzetto dello Sport di Canonica, Via della Canonica, Certaldo
Interverranno alcune rappresentanze delle scuole dei Comuni del Protocollo con il tema: "La Costituzione: conquista della Resistenza di ieri, strumento per la Resistenza di oggi".

Sarà presente l'autore Vittorio Meoni.

Gli alunni delle scuole interverranno con proprie impressioni o con domande
sull'eccidio di Montemaggio.
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Vent’anni dopo, DAI FURBETTI ALLE OLGETTINE LA MUTAZIONE DI UN PAESE

Vent’anni dopo, DAI FURBETTI ALLE OLGETTINE LA MUTAZIONE DI UN PAESE (Concita De Gregorio).

Altan
Il nuovo libro di Enrico Deaglio è un’indagine con ricordi e testimonianze sui cambiamenti italiani, dopo la vittoria elettorale di Berlusconi del ’94.
Enrico Deaglio lo ha fatto di nuovo. Un diario finito stamattina, l’ultima pagina è oggi. Una foto scattata in movimento, mentre ancora tutti gli invitati alla festa stanno risalendo sulle auto tenendo con una mano la coda del vestito, la pochette sotto l’ascella nuda, gli uomini il piede nella berlina la portiera aperta il sorriso troppo largo ad uso della tv, buonanotte e grazie del vostro lavoro. Nitida la foto, ferma la mano: ogni dettaglio bene in vista e il quadro d’insieme ai lati del grandangolo, sul fondo. Vent’anni. Il Ventennio, il secondo dei due. 1994, 2014.

Indagine sul ventennio, s’intitola il libro. Proprio come se fosse un delitto, o per lo meno un pasticciaccio brutto. Al principio di questa storia Deaglio aveva mandato alle stampe per la stessa casa editrice, Feltrinelli, i primi due suoi quadernetti di appunti. Il “diario di un anno abbastanza crudele”, era il 1994 e il titolo del libro Besame mucho.
Poi il “diario di un anno che poteva anche andare peggio”, era il 1995, il libro Bella ciao.
Dopo è venuto altro: romanzi, biografie di uomini notevoli, storie di gesti efferati e di agguati. Nel 2010 l’antologia di un trentennio, dagli anni Settanta ai Duemila, per il Saggiatore: un’opera monumentale, un abbecedario indispensabile a chiunque si occupi di cosa è accaduto in Italia, per chi voglia sapere l’Italia cos’è: Patria.
Adesso, di nuovo, quaderni di diario: con gli appunti e le interviste, il glossario e i post-it su cosa facevamo, come mangiavamo, cosa dicevamo in quegli anni. Però nel frattempo Deaglio, che è un grande giornalista attento soprattutto alle cose di politica e di mafia, è andato a vivere in America, a San Francisco. Sarà per l’oceano che ha messo in mezzo, ma questo suo ultimo diario ha qualcosa di meno e qualcosa di più rispetto agli altri. Di meno: l’enfasi, il personale ingaggio, l’illusione e la disillusione di chi è dentro la storia che racconta. Di più: la chiarezza quasi da antologia scolastica, la nitida messa a fuoco, alla distanza, della sequenza. Di suo, sempre, c’è quella peculiare capacità di essere analitico nella sintesi, sintetico nell’analisi. «I furbetti del quartierino furono i nostri lupi di Wall Street». Le olgettine «fantastico gruppo di ragazze, un vero musical. Le prime a capire che un’orgia poteva trasformarsi in sindacato».
Indagine sul ventennio non è una lettura adatta a chi pensi, avvisa l’autore, che questi due ultimi decenni abbiano portato freschezza novità e liberalismo. Costoro d’altra parte si sarebbero astenuti comunque dal leggere un libro di Deaglio. Così oggi stanno le cose: si legge ormai quasi solo per avere conferma di quel che già si pensa, in generale. Assai di rado per curiosità, per mettere alla prova le proprie certezze o esercitare il dubbio. Sarebbe interessante avere a disposizione un’analisi altrettanto documentata, precisa e dettagliata da mettere a confronto con questa: una confutazione punto per punto. Per qualche ragione, tuttavia, manca. Per il momento manca.
Il racconto di Deaglio parte dall’alba del nuovo mondo, il ’94, e si occupa sì di Silvio Berlusconi, le sue origini la sua ascesa i suoi legami e i suoi padrini, i suoi alleati. Racconta certo la storia di un uomo e della stagione politica che lo ha visto dominare la scena, stagione che sarebbe azzardato oltre che ingenuo considerare chiusa. Più di tutto, però, si occupa di cosa sia stato e cosa sia ancora il berlusconismo. Una definizione di quello spirito gregario, servile, pronto all’acchiappo del piccolo vantaggio che tanti considerano connaturato all’indole dell’italiano medio, amorale familista e antistatuale. Già Piero Gobetti nel ’24 diceva che più grave del fascismo era stato il mussolinismo, «abito cortigiano, scarso senso della propria responsabilità, vezzo di attendere dal duce, dal domatore, dal deus ex machina la propria salvezza». Del duce, poi, cambia il nome ma sempre qualcuno che arrivi a risolvere si attende.
Il berlusconismo, dice Deaglio, «se ti prende da giovane è una brutta bestia,
perché nasci senza aver visto altro; se ti prende da adulto è quasi peggio perché ti viene il terrore di morire prima che finisca ». Grande la responsabilità delle opposizioni, nel Ventennio. «Il Pci sapeva, taceva, trattava. Gli eredi del Pci non si accorsero, quando si accorsero non si opposero sicuri di soccombere in uno scontro aperto. Non furono né intelligenti, né lungimiranti, né coraggiosi ». Le ragioni dell’interesse di Silvio Berlusconi per la politica l’autore le lascia declinare a Fedele Confalonieri: lo fece perché «altrimenti noi oggi saremo sotto un ponte o in galera con un’accusa di mafia». Detto e noto questo resta da capire l’atteggiamento degli italiani. Il perché, più del come. Il movente non del colpevole del delitto ma della vittima consenziente. Perché acconsentiva, la ragione del consenso.
Deaglio ne chiede conto a Romano Prodi per la parte strettamente politica, a Peppino Ortoleva domanda del potere televisivo, ad Andrea Jacchia della degenerazione della borghesia, a Fausto Melluso, studente universitario, chiede come sia stato crescere a Palermo, a Roberto Saviano di Napoli e Caserta. Ogni tanto disserta e ricorda come parlavamo, cosa dicevamo in quegli anni. Berlusconi mi ricorda mio cognato. Inciucio, lodo, mi consenta. Passo indietro, pizzino. Ad personam, metterci la faccia, usato sicuro. Poi, ostinato, torna a chiedere. A Mario Deaglio di economia. A Ivan Carozzi di usi e costumi. Ad Adriano Sofri il ventennio visto dalla galera. A Gad Lerner dell’ascesa della Lega, a Massimo Recalcati una diagnosi psicanalitica di nevrosi, ossessioni, paranoie. Intanto, come di passaggio, torna a declinare con esattezza la storia dell’acquisto di villa San Martino ad Arcore, la riunione coi capi di Cosa Nostra di cui si dà conto nel dettaglio nella sentenza di condanna di Marcello Dell’Utri, i legami con la mafia, nomi e cognomi di tutti. Come passavamo il tempo libero, nel frattempo. Cosa vedevamo in tv, cosa leggevamo se ancora stavamo leggendo. Come mutavano i paesaggi: il Veneto, il parlamento, Genova nei giorni del G8, la terra dei fuochi.
Dice Saviano: «Probabilmente i problemi dell’Italia sono più gravi di quanto pensassimo. Probabilmente siamo tutti parte del problema». Dice Sofri: «Quando sono uscito dalla prigione mi sembrò che le persone avessero facce incattivite, anche quando parlavano da sole per strada, anche quando guidavano l’automobile. Solo un’impressione ». Dice Prodi, nell’intervista forse più importante, che Berlusconi certo si poteva sconfiggere e difatti in qualche occasione è accaduto, ma in sostanza le «divisioni e i personalismi dell’opposizione hanno lanciato all’opinione pubblica il messaggio che non vi fossero alternative concrete a Berlusconi». Non è scontato, aggiunge, che non sarà così anche alle prossime elezioni.
In coda al capitolo sul miraggio fallico (Recalcati) e a quello, tecnico, intitolato “La gnocca”, parlano due donne. Silvia Ballestra, scrittrice, e Marcelle Padovani, giornalista corrispondente dall’Italia per il suo paese, la Francia. Padovani racconta che ad una conferenza alla Stampa estera Berlusconi la avvicinò per chiederle, galante, quale fosse il suo profumo. Lei ebbe la prontezza di domandargli subito, specularmente, quale fosse il suo. Berlusconi non lo ricordava. Il giorno dopo le arrivò un pacco imponente da Palazzo Chigi, accompagnato da un biglietto: «Ecco la risposta alla sua domanda». Era colmo di decine di creme, dopobarba, deodoranti e polveri col marchio Antaeus di Chanel. «Insomma, il presidente del Consiglio mi aveva spedito un pacco pieno del suo odore». Ecco, questo. Indagine su un ventennio torbido come una palude, ma odoroso di Chanel.
Da La Repubblica del 26/03/2014.

Adulazione

''Odio l' adulazione'' e ''Nessuno riuscirà mai a conquistarmi con l' adulazione'', eccetera eccetera.
Non credete a queste persone.
Sono molto facili da prendere.
Adulateli a sufficienza sulla loro mancanza di vanità e farete di loro ciò che vorrete.

Padri di Pietra di Gianni Zanata



Padri di Pietra.
Forse non tutti sanno che esiste una raccolta di racconti dedicata ai Giganti di Monti Prama, le sculture ritrovate circa 40 anni fa nelle campagne di Cabras e da qualche giorno esposte nel Museo civico di Cabras e nel Museo Archeologico di Cagliari, dopo un lungo lavoro di restauro.
La raccolta di racconti si intitola “Padri di pietra – Storie sui giganti di Monti Prama“.
Gli autori sono Giulio Angioni, Rossana Copez, Francesco Enna, Giovanni Follesa, Paolo Maccioni, Tonino Oppes, Mariangela Sedda, Gianni Zanata.
Si tratta di un’opera a cura di Antonio Bisaccia e pubblicata nel 2011 a Sassaridall’Editore h_demia.ss/press.
Oltre ai racconti, ispirati ovviamente alle statue, il volume raccoglie i disegni degli studenti dell’Accademia di belle arti “Mario Sironi” di Sassari che hanno interpretato e punteggiato con immagini i racconti stessi.
Le statue sono molto più belle delle storie, s’intende. Ma anche le storie non sono male.

padri di pietra cover