La quercia e la rosa, di Ludovica De Nava

La quercia e la rosa, di Ludovica De Nava
Storia di un amore importante di Grazia Deledda con lettere autografe. Romanzo di Ludovica De Nava

IN TERRITORIO NEMICO

IN TERRITORIO NEMICO
Romanzo storico sulla Resistenza di Pier Luigi Zanata e altri 114 scrittori - metodo Scrittura Industriale Collettiva

Dettagli di un sorriso

Dettagli di un sorriso
romanzo di Gianni Zanata

Il calcio dell' Asino

Il calcio dell' Asino
Il calcio dell’Asino. Il calvario di un giornale ribelle (1892-1925) e del suo direttore Giovanni de Nava (Giva)

NON STO TANTO MALE

NON STO TANTO MALE
romanzo di Gianni Zanata

martedì 4 ottobre 2011

Parise contro Pasolini, il pigro e la vocina


Parise contro Pasolini
il pigro e la vocina

Goffredo Parise (1929-1986) e Pier Paolo Pasolini (1922-1975)

A un quarto di secolo dalla morte, si celebra lo scrittore vicentino che occupò con PPP la scena degli Anni 70

MARCO BELPOLITI
Antipatia è uno dei Sillabari . Vi si racconta del rapporto tra due uomini. Il primo è un po’ pigro, il secondo ha invece una voce dolcina. Questi telefona la mattina all’uomo pigro e gli chiede di dare un sostegno economico ad alcuni spagnoli che lottano contro il regime di Franco e versano in condizioni di indigenza. Il pigro non acconsente. A lui la vocina non piace. Certo è una persona importante, o meglio «molti giudicano un segno della propria importanza ritenerlo importante». Ma per lui, per il pigro, la vocina possiede una brutta faccia ossuta a forma di pugno, una bocca dentro un incavo osseo come certi tipi sdentati e occhi mobilissimi che non si fermano mai negli occhi della persona con cui parla.

Non è difficile riconoscere nel pigro l’autore stesso del racconto, Goffredo Parise, e nella vocina quella di un suo interlocutore, Pier Paolo Pasolini, verso cui egli nutre una certa avversione, antipatia, appunto. Il racconto, uno di quelli che compongono il Sillabario n. 1 , del1971, ben evidenzia la diversità tra due scrittori che hanno occupato la scena degli Anni Settanta e sono entrati, in modo seppur diverso, nel canone della letteratura italiana del secondo dopoguerra, anche se in effetti la figura indiscussa e indiscutibile di Pasolini oggi sembra occupare gran parte di quello spazio letterario, mentre Parise, più scrittore di lui, anche se meno polemista, è assai meno citato e meno letto, nonostante da tempo la casa editrice Adelphi abbia iniziato la ristampa dell’opera, compresi scritti sparsi e racconti mai raccolti.

Nato nel 1929 a Vicenza e morto a Treviso nel 1986 (nel venticinquennale è a lui dedicata l’edizione 2011 di «Portici di carta», sabato e domenica a Torino), Parise è stato un giovane prodigio; a soli 22 anni pubblica un romanzo fulminante, Il ragazzo morto e le comete (1951), recensito positivamente da illustri firme del giornalismo culturale dell’epoca, subito seguito da La grande vacanza (1953), entrambi dedicati ai miti e ai fantasmi dell’adolescenza che lasciano ancor oggi interdetti per la poesia e l’arditezza dello scrivere e dell’immaginare. A cui segue uno dei primi bestseller del dopoguerra, Il prete bello (1954).

Oggi, che tutto sembra lontano e stemperato, nessuno scrittore di quell’epoca sembra adatto a leggere e interpretare i tempi in cui viviamo come Parise. Da poco è ritornato in libreria un romanzo uscito nel 1965 e ancora attuale, Il padrone , in cui si ha il massimo di percezione fisica del mondo, come ha scritto Raffaele Manica nel numero appena apparso di Nuovi Argomenti dedicato allo scrittore vicentino. Parise, ricorda Manica, è sempre uno scrittore fisico, uno dei pochi autori di quegli anni lontani che sono i Settanta, capace di dirci qualcosa sulla realtà postumana che stiamo vivendo, in cui il corpo è diventato una variabile indipendente. Parise lettore di Darwin è stato uno scrittore antropologico, meglio etologico, che non declina in modo deterministico la lettura narrativa della realtà, ma ne apre tutte le potenzialità alla luce del possibile e soprattutto del mistero. Parise scrittore della sessualità è un interprete privilegiato dei sensi, dei movimenti interni del corpo: odori, secrezioni, tattilità. Uno dei suoi libri più straordinari, ancora sconosciuto ai più, si intitola Guerre politiche (1976) e raccoglie i reportage in Cina, Biafra, Vietnam, Cile, resoconti di prima mano su luoghi del conflitto politico e militare di quegli anni, un libro scritto attraverso il corpo e i sensi, opera piena di curiosità così come è priva di presupposti ideologici.

L’ideologia, ecco il punto che lo allontana e lo mette in rotta di collisione con «la vocina», con Pasolini. Parise è appassionato di idee, attirato dalle idee, ma senza esserne distorto, come scrive Manica, ovvero senza essere ideologico. Tutto il contrario di Pasolini, in cui la lettura della realtà nasce da una serie di premesse, anche radicali e controcorrente, da cui tuttavia il poeta di Casarsa deduce la realtà stessa; per Parise, che attraversa la giungla vietnamita assieme ai soldati americani, non c’è nessuna ideologia o premessa, ma solo conseguenze di esperienze provate nel luogo del conflitto, e a volte persino contraddittorie. Forse la cosa che univa entrambi, il pigro e la vocina, è l’energia che scaturisce dalle loro opere, un’energia a tratti perversa e incontrollabile. Il libro più emblematico di quell’epoca è probabilmente il postumo L’odore del sangue , scritto da Parise alla fine degli Anni Settanta, e uscito nei Novanta, una visione ruvida e provocatrice di quel decennio, in cui non solo il sangue scorre per le strade, ma il sesso è uno dei motori decisivi del conflitto che allora, ma anche in seguito, abbiamo continuato a leggere solo sul piano sociale e politico. Parise l’aveva fisicamente anticipato sul proprio corpo, non meno di Pasolini. Forse è venuto finalmente il momento di rileggere Parise come un classico a noi contemporaneo.

A Torino, Portici di carta È dedicata a Goffredo Parise, a 25 anni dalla morte, l’edizione 2011 di «Portici di carta», in programma questo fine settimana a Torino, sotto i portici di via Roma, piazza San Carlo e piazza Carlo Felice (sabato dalle 10 alle 24, domenica dalle 10 alle 20). Oltre allo scrittore vicentino saranno celebrati Walter Bonatti, lo scalatore da poco scomparso, e Furio Jesi. Si parlerà inoltre del thriller medievale di Marcello Simoni Il mercante di libri maledetti . Tra gli altri temi, «le città visibili» Lampedusa, Matera, Vicenza e Torino Capitale e «raccontare le periferie (Torino, Milano, Roma e Napoli).

''Denaro e Bellezza'' nei capolavori del Rinascimento


Mostre, a Firenze 'Denaro e Bellezza' nei capolavori del Rinascimento

Adnkronos
Firenze, 16 set. (Adnkronos) - A Firenze una mostra illustra la nascita del sistema bancario europeo attraverso i maggiori artisti del Rinascimento. Da sabato 17 settembre al 22 gennaio 2012 si terrà a Palazzo Strozzi l'esposizione 'Denaro e Bellezza. I banchieri, Botticelli e il rogo delle vanità' che attraverso cento opere di artisti come Sandro Botticelli, Beato Angelico, Piero del Pollaiolo, i Della Robbia, Lorenzo di Credi, Andrea del Verrocchio, Jacopo del Sellaio, Hans Memling - l'elite del Rinascimento - collega vicende economiche e d'arte agli sconvolgenti mutamenti religiosi e politici del tempo.
La rassegna spiegando i vari passaggi e le trasformazioni relative al denaro, fotografa la vita e l'economia europea dal Medioevo al Rinascimento. Fornisce inoltre gli strumenti per guardare al nostro presente, in cui sono all'ordine del giorno le questioni dei rischi del mercato e le contraddizioni tra valori economici e spirituali. Tematiche già allora evidenti nella parabola che va dall'espansione della moneta alla speculazione economica, fino alla critica del lusso e al falò delle vanità. Ripercorrendo la storia degli scambi commerciali e della nascita del sistema bancario sarà quindi possibile avere una chiave di lettura assolutamente originale sull'oggi attraverso l'approfondimento del significato di parole emblematiche - cambio, prestito, usura, commercio, bancarotta, crisi - alla base delle dinamiche economiche e delle trasformazioni in atto.
Una rassegna in cui ogni opera - dall'imponente Pala della Zecca di Jacopo di Cione, Niccolò di Tommaso e Simone di Lapo all'altrettanto grandiosa tela di Ludwig von Langenmantel in cui Savonarola predica contro il lusso e prepara il rogo delle vanità - evoca una storia e alla fine ricostruisce un'epoca: dal 1252, quando viene coniato il fiorino d'oro, alla morte di Botticelli.
Curata dalla storica dell'arte Ludovica Sebregondi, autrice della ''Iconografia di Girolamo Savonarola. 1495-1998'', e dallo scrittore e traduttore inglese Tim Parks, autore de ''La fortuna dei Medici. Finanza, teologia e arte nella Firenze del Quattrocento'', l'esposizione, di impostazione originale e interattiva, vuole rappresentare anche un'occasione per guardare l'arte trasversalmente, e raccontare le radici del Rinascimento fiorentino dall'ottica delle relazioni - palesi, e più spesso segrete - fra arte, potere e moneta. Un evento dove le voci dei curatori danno vita a un duetto presentando punti di vista diversi (e a volte contrastanti) sulle opere esposte.
La rassegna riunisce oltre cento opere, con prestiti provenienti dai più importanti musei italiani e stranieri quali i Musei Vaticani, la National Gallery di Londra, il Germanisches Nationalmuseum di Norimberga, il Museo Boijmans Van Beuningen di Rotterdam, il Regina A. Quick Center for the Arts di St. Bonaventure, New York, il Poldi Pezzoli di Milano, oltre che dai principali musei fiorentini (Galleria degli Uffizi, Bargello, Museo di San Marco) e da collezioni private.
Prendendo le mosse dalla nascita del fiorino, dvisa in otto sezioni, illustra la diffusione del commercio internazionale, del sistema creditizio e il progresso economico cui ha dato origine. Attraverso temi come Il fiorino immagine di Firenze nel mondo; Usura; Arte (e mistero) del cambio; Il commercio internazionale: viaggi e merci; Leggi suntuarie; Banchieri e artisti; Crisi (questi i titoli delle sezioni) la rassegna permette al visitatore di compiere un itinerario interattivo che lo porta a conoscere la vita delle famiglie che avevano allora il controllo del sistema bancario, Bardi, Peruzzi, Gondi, Cambini, Medici, cogliendo anche il persistente conflitto tra valori spirituali ed economici.
Si vedrà per esempio come il mito del mecenate è strettamente legato a quello dei banchieri che finanziarono le imprese delle case regnanti, ed è proprio questa convergenza che favorì l'operare di alcuni dei più importanti artisti di tutti i tempi e il connubio tra ''denaro e bellezza''. Fondamentali, per illustrare questi percorsi, capolavori come il Ritratto di Benedetto di Pigello Portinari di Memling, l'Adorazione dei pastori con Filippo Strozzi della Bottega di Domenico Ghirlandaio, la Natività di Botticelli, l'Adorazione dei Magi di Cosimo Rosselli, realizzati per famiglie di banchieri. La mostra si avvale anche di dettagliate raffigurazioni del mestiere di banchiere, opera di straordinari artisti fiamminghi quali Jan Provoost o Marinus van Reymerswaele per raccontare il periodo in cui Firenze era la capitale finanziaria del mondo. Vengono poi chiariti, con l'ausilio di strumenti multimediali, gli antichi percorsi del denaro e del commercio. Nelle opere di Botticelli invece si riflette la tensione e il contrasto tra sacro e profano. L'artista - il portavoce più sensibile, in ambito figurativo, del Rinascimento fiorentino - è seguito nel suo percorso che dalle opere giovanili ancora vicine al maestro Filippo Lippi, passa attraverso la bellezza idealizzata dei neoplatonici delle celebrate pitture mitologiche, e giunge infine alle tormentate espressioni del suo estremizzato credo religioso e della sua tardiva adesione al rigore morale imposto dalle prediche di Savonarola.
La rassegna compie dunque un viaggio alla radice del potere fiorentino in Europa, ma è anche un'analisi di quei meccanismi economici che - mezzo millennio prima degli attuali mezzi di comunicazione - permisero ai fiorentini di dominare il mondo degli scambi commerciali e, di conseguenza, di finanziare il Rinascimento. Analizzando i sistemi con cui i banchieri crearono immensi patrimoni, illustra la gestione dei rapporti internazionali e chiarisce anche la nascita del mecenatismo moderno che ha origine spesso come gesto penitenziale per trasformarsi poi in strumento di potere. Un itinerario che si chiude con la visione di una società in crisi, con quel ciclone politico-religioso che fu Savonarola, il frate che con i ''bruciamenti delle vanità'', arrivò a negare quanto il Rinascimento aveva rappresentato, pur costituendone parte integrante. L'allestimento, di Luigi Cupellini, è caratterizzato da due diversi linguaggi evidenziati da toni cromatici contrapposti: chiaro e luminoso nelle parti che descrivono la nascita del fiorino, i viaggi, le merci, la committenza e scuro per le sezioni dedicate all'usura e a Savonarola. Il percorso, con opere assai eterogenee (tavole, affreschi staccati, sculture, codici miniati, avori, monete, medaglie, tessuti) è collegato da un segno che funge da fil rouge: una sorta di pentagramma che funziona da supporto per la parte testuale e didascalica.
L'esposizione si avvale della consulenza storica di Franco Franceschi, professore di Storia medievale all'Università degli Studi di Siena-Arezzo e di un prestigioso comitato scientifico, composto da Cristina Acidini, soprintendente per il Polo Museale della città di Firenze (presidente); Alessandro Cecchi, direttore della Galleria Palatina e dei Giardini di Boboli; Dora Liscia, professore di Storia delle Arti Applicate e dell'Oreficeria all'Università degli Studi di Firenze; Robert Mundell, premio Nobel per l'Economia; Beatrice Paolozzi Strozzi, direttore del Museo Nazionale del Bargello; Jacob Rothschild; Gerhard Wolf, direttore del Kunsthistorisches Institut in Florenz-Max Planck Institut.
Come in ogni esposizione della Fondazione Palazzo Strozzi, la mostra è fruibile a vari livelli con speciali didascalie per i più piccoli e per le famiglie e una varietà di strumenti multimediali che in questo caso consentiranno al visitatore di seguire la nascita e l'evoluzione del commercio e i profitti che si traevano attraverso lo spostamento delle merci e del denaro per tutta Europa. I visitatori saranno veri e propri ''mercanti-banchieri'' e tramite lo speciale codice a barre presente su ogni biglietto della mostra, potranno ''investire'' 1.000 fiorini partecipando così al gioco interattivo ''Segui i tuoi fiorini''.
La mostra è promossa e organizzata da Fondazione Palazzo Strozzi, Ministero per i Beni e le Attività Culturali, Soprintendenza PSAE e per il Polo Museale della città di Firenze con il Comune di Firenze, la Provincia di Firenze, la Camera di Commercio di Firenze e l'Associazione Partners Palazzo Strozzi e la Regione Toscana. Main sponsor: Banca CR Firenze.

''I floods'', un' orribile famiglia dark che ribalta la monotona normalità


I Floods I Floods 

"I Floods", un'orribile famiglia dark che ribalta la monotona normalità

di Andrea Curreli
Il nostalgico richiamo alla famiglia Addams è così diretto che I Floods ispirano immediatamente simpatia. Se a questo si aggiungono il parallelo con le produzioni dark hollywoodiane firmate da Tim Burton e il vuoto che Harry Potter ha lasciato in libreria, il quadro "gotico" è completo. Già ma chi sono questi Floods? Sono una famiglia strampalata composta da un papà mago dal nome poco fantasioso di Nerlino, con la "N", e da una mamma chiamata Mordonna. Ci sono poi sei figli dotati di poteri magici: Valla, Satanella, Merlinomaria, Malocchio e i due gemelli Morboso e Silenzioso. Chiude il bizzarro nucleo familiare la piccola Betty che a differenza dei consanguinei non veste di nero e non ha poteri. Questi personaggi sono nati dalla mente dell'illustratore Colin Thompson, inglese di nascita ma australiano d'adozione, nel 2005. Dopo un clamoroso successo ottenuto in vari Paesi, i primi due romanzi per ragazzi de I Floods (Vicini di casa e A scuola di magia) sono arrivati in Italia editi da Lantana Jr.
Il mondo secondo i Floods - Il concetto di normalità viene completamente ribaltato. I Floods sono i normali e tutti gli altri sono essenzialmente "noiosi". Se una casalinga "normale" elimina ragnatele e polvere, Mordonna passa in rassegna le stanze della sua casa e verifica che la polvere sia disposta in "graziosi nugoli di pelo negli angoli". Le ragnatele poi sono diventate un complemento d'arredo con le classiche mosche stecchite appese. Nerlino invece, a modo suo, è un uomo che ama la tradizione e non esita a dare il buon esempio trasformando le cose in rane o esigendo una salutare torta che sappia di sangue di pipistrello e non di cioccolato. La sua filosofia è semplice: "E' quello che i nostri avi hanno sempre fatto dalla notte dei tempi". Ovviamente gli avi dei Floods erano streghe e maghi.  
L'orrore della normalità - Un mondo a testa in giù quindi dove i mostruosi bambini fanno volare le tazzine con la magia e le rane svolgono il delicato compito della lavastoviglie, e i pipistrelli si appendono sui rami degli alberi in un giardino ricco di cardi e ortiche. Fuori da questa cartolina dark c'è una spaventosa realtà incarnata, ad esempio, dalla famiglia dei Dent. La signora Dent è una schiava della televisione e porta minigonne che non coprono il suo corpo sgraziato, suo marito abbina ridicoli baffi con una catena d'oro al collo e i loro figli sono decisamente volgari. Il messaggio che Colin Thompson lancia è in sintesi una divertente lode della diversità. "Tutti gli abitanti della strada pensano che i Floods siano strani, spaventosi e diversi e non li invitano mai a prendere un caffè, ma loro sono probabilmente i più felici di tutti". Difficile dargli torto.
06 settembre 2011
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Elisabetta I D' Inghilterra. ''Lettere ai fidi e agli infidi''

Elisabetta I e la sua prima lettera

Poche parole su Elisabetta I Tudor d’Inghilterra, regina celeberrima vissuta in un secolo pieno di contrasti e guerre, cultura e arte, di cui abbiamo parlato varie volte (1… 234)
Quella che segue sembra, almeno fino a oggi, essere la sua più antica lettera pervenuta a noi, scritta con buona probabilità a 11 anni, nel 1544, in perfetto italiano. È indirizzata alla regina Caterina Parr, ultima moglie di Enrico VIII. La traduzione, considerata la precarietà del documento pervenuto, si deve anche grazie a una trascrizione effettuata da G. B. Harrison nel 1846, quando l’originale doveva ancora essere in buone condizioni.
L’inimica fortuna invidiosa d’ogni bene e volvitrice de cose humane (me) privò per un’anno intero della Ill.ma presentia vostra, et non es(sendo) anchora contenta di questo, un’altra volta me spoglio del medesimo bene: la qual cosa a me saria intollerabile s’io non pensassi be(ntosto) di goderla. Et in questo mio exilio certamente conosco la cl(lementia di) Sua altezza aver avuto cura, et sollecitudine, della sanità (mia) quanto fatto haverebbe la maiestà del Re. Per la cual cosa (non soltanto) sono tenuta di servirla, ma etiandio da figlial amore rever(irla), intendendo vostra Ill.ma Altezza non me aver domentic(ata ogni qual)volta che alla maiestà del Re ha scritto: il che a me ap(parteneva?) quella priegare. Pero infino a qua non ebbi ardire (di scrivergli), per il che al presente vostra Eccell.ma altezza humilmen(te supplico) che scrivendo a sua maistà si degni di raccomend(armi a lui, prieg)ando sempre sua dolce benedettione, similmente pr(iegando che il) signore Iddio gli mandi successo bonissimo acquis(tando la vittoria sopra i) sui inimici, accioche più presto possa vostra (Altezza ed io con lei) rallegrarsi del suo felice retorno. N(ondimeno priego Iddio) che conservi sua Ill.ma altezza alla cui gr(atia umilmente b)asciando le mani m’offero et raccom(ando. Da San Iaco)bo alli 31 di Iulio.” (1)
*****
1. Elisabetta I d’Inghilterra, Lettere ai fidi e agli infidi, Rosellina Archinto, Milano, 1988, pag. 19.


Elisabetta I e la lettera all’Imperatore d’Etiopia

Le lettere sono importanti documenti ai fini di una seria ricerca storica, corrispondenza fra sovrani, principi, ambasciatori, ma anche fra semplici cittadini. Quella che segue è una missiva che la regina d’Inghilterra Elisabetta I manda al suo “collega” etiope, invitandolo a voler concedere un lasciapassare al suddito inglese Laurence Aldersey, affinché possa, questi, visitare con tutta sicurezza i suoi territori.

Elisabetta per Grazia di Dio Regina d’Inghilterra, Francia e Irlanda, Difensore della Fede ecc. All’altissimo e potentissimo Imperatore d’Etiopia, salute.
Ben si addice e si conviene a tutti i principi di qualunque terra e nazione, per quanto lontani i propri stati e dissimili i costumi, il cercare di mantenere vivi il più possibile quei vincoli che sorgono dalla comunanza dell’umana società, scambiandosi, quando l’occasione si presenta, alcuni segni di reciproca benevolenza; a questo scopo tenendo in altissimo concetto la correttezza e la gentilezza della Maestà Vostra, abbiamo consegnato questa lettera al nostro suddito Laurence Aldersey, che si propone di fare un viaggio all’interno dei vostri territori, imponendogli di trasmetterla senza falla alla Maestà Vostra quale testimonianza della nostra amicizia e ratifica ufficiale del suo viaggio. Costui, dopo aver visitato un gran numero di paesi stranieri, essendo tuttora infiammato dal desiderio di percorrere e conoscere il mondo ancora più minuziosamente, si è deciso infine di intraprendere un lungo e pericoloso viaggio attraverso le vostre regioni: gli è quindi sembrato opportuno (e noi gli abbiamo dato ragione) avvalersi della protezione del nostro Gran Sigillo, sia per la propria sicurezza personale che come mezzo per guadagnarsi la vostra benevolenza […] Da quando infatti il Dio Onnipossente, Creatore e Governatore Supremo del mondo, ha distribuito fra Principi e Re, Suoi Vicari per tutta la terra, territori e confini precisi, affinché essi potessero esercitarvi la propria sovranità, Egli ha anche stabilito fra di loro, in virtù di questo Suo dono, certe norme di concordia fraterna, come un eterno patto di alleanza: ragion per cui nutriamo la speranza che non giungerà sgradita alla Maestà Vostra la visita di questa nostra amichevole lettera, pervenuta da così grande distanza, dopo aver attraversato terre e mari, addirittura dal remoto Regno d’Inghilterra fino a voi dell’Etiopia. D’altro canto, sarà per noi fonte di grandissima gioia quando potrà giungere fino a noi, tramite i nostri sudditi, la fama del vostro nome, partita dalle sorgenti del Nilo e da quelle regioni situate sotto il Tropico Meridionale.
Piaccia dunque alla vostra regale clemenza accordare a questo nostro suddito la protezione necessaria affinché egli possa, sotto la garanzia del vostro nome, penetrare incolume nei vostri territori e ivi soggiornare in perfetta sicurezza. Identica richiesta noi presenteremo a tutti gli altri Principi le cui Signorie il nostro suddito si troverà a dover attraversare; ricevendo questa cortesia, ne saremo onorati come di un favore fatto a noi in persona. Si tratta, del resto, di una concessione che noi siamo sempre prontissimi ad accordare ai viaggiatori di qualunque nazione, sudditi di qualsiasi Principe, a cui capiti di visitare le nostre regioni.
Dato a Londra il 5 novembre, nell’anno
di Nostro Signore 1597, 39° del nostro
regno.
” (1)
*****
1. Elisabetta I d’Inghilterra, Lettere ai fidi e agli infidi, Rosellina Archinto, Milano, 1988, pagg. 110, 111.


LIBRA E IL SUO ANGOLO DI MONDO



LIBRA E IL SUO ANGOLO DI MONDO

il calendario della settimana


mercoledì 5 ottobre ORE 17.00

BLESS ME FATHER
Mario D'Offizi e la spoken word poetry
il più grande poeta sudafricano vivente
reading e blues music
presente l'autore, traduzione di Raphael D'Abdon
....................................
venerdì 7 ottobre ore 20.30
Il Salotto delle Donne e l'Arteterapia
con Sandra Pierpaoli (psicoterapeuta)

sabato 8 ottobre ore 17.30
Tokyo, vado e torno
book di Fabio Bartoli
+
INAUGURAZIONE
1° MANGA CAFE' DELLA PROVINCIA
CON TEKE EDITORI E JAPAN ANIMATION
CONTEST COSPLAY E MERCATINO OPEN AIR

partecipazione gratuita





i nuovi vini di
SI-WINE.IT

VI ASPETTANO!


 




Libra & PoEtica vi aspettano
in via San Michele 63
tutti i giorni 9-13/16-20
 venerdì sera aperto fino a mezzanotte
lunedì mattina chiuso


--
Monica Maggi
giornalista e libraia
Libreria LIBRA
via San Michele 63 - 00060 MORLUPO (ROMA)
06-9071120 mob. 347 7618417
www.monicamaggi.it
http://www.facebook.com/mmaggi?cropsuccess#!/mmaggi
www.librerialibra.it

''Studiare nella crisi'' di Simone Duranti, presentazione aGrossetto

Verrà presentato il libro

Studiare nella crisi - Intervista a studenti universitari negli anni del fascismo

di Simone Duranti · Scheda del Libro

a Grosseto il 5 ottobre 2011 alle ore 15:30
nella Sala Pegaso del Palazzo della Provincia in Piazza Dante.
 
Introdurrà Luciana Rocchi (ISGREC)
e interverrà il Prof. Santo Peli (Università degli Studi di Padova).
Sarà presente l’autore.

L'evento si svolge nel quadro dell'iniziativa della Regione Toscana "InBiblioteca".
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''Un mondo a parte'' di Bruno Furcas

7.10.2011 invito web.jpg
UN MONDO A PARTE, di Bruno Furcas,
Arkadia Editore.
 
Una storia che affronta il difficile problema dell'autismo, dell'educazione e dell'integrazione. Una storia basata su fatti realmente accaduti, che riportano alla scottante attualità.
Una storia drammatica, affascinante, che insegna i valori essenziali della vita, dove tutti sono coinvolti affinché trionfi inl principio dell'uguaglianza.
Parte del ricavato della vendita del libro sarà devoluto all'Associazione Peter Pan per la costruzione di una casa famiglia.

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Arkadia Editore srl
viale Bonaria 98 - 09125 Cagliari