La quercia e la rosa, di Ludovica De Nava

La quercia e la rosa, di Ludovica De Nava
Storia di un amore importante di Grazia Deledda con lettere autografe. Romanzo di Ludovica De Nava

IN TERRITORIO NEMICO

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Romanzo storico sulla Resistenza di Pier Luigi Zanata e altri 114 scrittori - metodo Scrittura Industriale Collettiva

Dettagli di un sorriso

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romanzo di Gianni Zanata

Il calcio dell' Asino

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Il calcio dell’Asino. Il calvario di un giornale ribelle (1892-1925) e del suo direttore Giovanni de Nava (Giva)

NON STO TANTO MALE

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romanzo di Gianni Zanata

lunedì 24 giugno 2013

Hanno ammazzato Montesquieu!, di Alessandro Calvi

coperitna di Hanno ammazzato Montesquieu! Alessandro Calvi

Hanno ammazzato Montesquieu!


Altro che Terza Repubblica, in Italia ancora non è cominciata la Seconda! Gli ultimi vent’anni hanno rappresentato, piuttosto, la fase terminale della Prima Repubblica, in cui la malattia che tra il 1992 e il 1994 aveva spazzato via la politica ha poi aggredito le istituzioni, disarticolandole e portando a una inquietante marginalizzazione del Parlamento, rimasto vittima della lotta tra il potere esecutivo e quello giudiziario. Oramai, come dimostrano le statistiche, in Italia le leggi non le fanno più le Camere ma i governi con la decretazione d’urgenza e la magistratura, indirettamente, con le proprie sentenze. Si tratta di un processo che parte con quell’intreccio devastante prodotto dagli effetti delle inchieste milanesi sulla corruzione e della strategia libanese di Cosa nostra. È allora che si apre la grave crisi che in un attimo cancella i partiti tradizionali e porta a una netta separazione tra politica e potere. I governi iniziano progressivamente a svincolarsi dalla fiducia delle Camere, la classe dirigente si blinda nel Palazzo – complice anche il Porcellum – e la società sembra conferire una delega alla magistratura, investendola di una funzione moralizzatrice che non trova riscontro nella Costituzione. Muta così il volto delle istituzioni e il risultato è l’affermazione di un nuovo regime a-parlamentare che ha finito per somigliare a una democrazia senza popolo. Non c’è dunque da meravigliarsi troppo dell’ascesa di Beppe Grillo, conseguenza più evidente di un sistema, è il caso di dirlo, ormai da rottamare!

Alessandro Calvi

Giornalista. Ha lavorato a lungo come notista politico e giudiziario de «Il Riformista», occupandosi anche di diritti civili.

Servono princìpi, invece abbiamo spettacolo. Servono ideali, ma trionfa il carisma personale. Possibile che una politica fatta di marketing e comunicazione ci abbia privato degli strumenti per esprimere dissenso? Come spiegare la convinzione diffusa (vedi l’M5s) che solo la democrazia diretta può salvare l’Italia? Questo pamphlet breve ed efficace invoca Montesquieu per spiegare come si è generata la crisi politica italiana. Secondo Lo spirito delle leggi lo stato poggia sulla separazione tra il potere legislativo, esecutivo e giudiziario. Bene, negli ultimi due decenni il potere legislativo in Italia – l’unico vero potere legato al popolo, agli elettori – è stato messo alle strette. Mentre l’esecutivo emana decreti legge e mira al presidenzialismo e il giudiziario ha assunto un malsano ruolo moralizzatore, i legislatori fanno poco più che timbrare il cartellino. Una legge elettorale che taglia il legame tra chi vota e chi è votato peggiora le cose. Il giornalismo politico si è ridotto a “verbali e sussurri”. La maggioranza parlamentare “gode della fiducia del primo ministro”, e non l’opposto. Sfiduciato il premier, cade la legislatura. Un libro illuminante, anche se prende in considerazione un contesto nazionale, mentre questi sono fenomeni diffusi anche altrove.
Frederika Randall
fonte: Internazionale, numero 997

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