La quercia e la rosa, di Ludovica De Nava

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Storia di un amore importante di Grazia Deledda con lettere autografe. Romanzo di Ludovica De Nava

IN TERRITORIO NEMICO

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Romanzo storico sulla Resistenza di Pier Luigi Zanata e altri 114 scrittori - metodo Scrittura Industriale Collettiva

Dettagli di un sorriso

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romanzo di Gianni Zanata

Il calcio dell' Asino

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Il calcio dell’Asino. Il calvario di un giornale ribelle (1892-1925) e del suo direttore Giovanni de Nava (Giva)

NON STO TANTO MALE

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romanzo di Gianni Zanata

mercoledì 2 luglio 2014

Le gladio cresciute all’ombra dello stato repubblicano

da il manifesto

Le gladio cresciute all’ombra dello stato repubblicano

Saggi. «Le altre Gladio» di Giacomo Pacini per Einaudi editore. Una buona storia dei gruppi armati anticomunisti segnata dall’atlantismo della guerra fredda
Il 18 otto­bre 1990 l’Italia venne a cono­scenza di Gla­dio, ovvero dell’esistenza, per quasi quarant’anni, di una strut­tura armata segreta com­po­sta da civili e mili­tari, costi­tuita allo scopo di difen­dere il ter­ri­to­rio nazio­nale nel caso di inva­sione di un eser­cito stra­niero. A rive­larlo fu l’allora pre­si­dente del Con­si­glio Giu­lio Andreotti con una rela­zione alla Com­mis­sione stragi dal titolo Il cosid­detto Sid parallelo-Operazione Gla­dio. Le reti clan­de­stine a livello inter­na­zio­nale. Que­sta strut­tura era stata creata il 28 novem­bre 1956 a seguito di un accordo tra il nostro ser­vi­zio segreto mili­tare, il Sifar (Ser­vi­zio infor­ma­zioni forze armate) e la Cia sta­tu­ni­tense, nell’ambito dell’allestimento in tutti i paesi dell’Alleanza atlan­tica di orga­niz­za­zioni simili. L’operazione assunse il nome con­ven­zio­nale di Stay Behind («Stare die­tro»), men­tre la spe­ci­fica rete ita­liana fu chia­mata Gla­dio. A livello poli­tico gli unici ad essere infor­mati della sua esi­stenza erano stati i pre­si­denti del Con­si­glio e i mini­stri della Difesa.
La rive­la­zione ebbe una riso­nanza a dir poco fra­go­rosa dando avvio a uno scon­tro poli­tico e isti­tu­zio­nale senza pre­ce­denti che pro­se­guì per diversi mesi e che portò, tra l’altro, alla richie­sta di impea­ch­ment nei con­fronti dell’allora pre­si­dente della Repub­blica Fran­ce­sco Cos­siga, che aveva orgo­glio­sa­mente riven­di­cato, in quanto sot­to­se­gre­ta­rio alla Difesa tra 1966 al 1970, il suo «con­corso» alla for­ma­zione di Gla­dio attra­verso la sele­zione «del per­so­nale mili­tare che veniva inviato all’addestramento». In una larga parte dell’opinione pub­blica si cre­dette di aver final­mente tro­vato il riscon­tro dell’esistenza di quella cen­trale ter­ro­ri­stica che acco­mu­nava orga­niz­za­zioni ever­sive fasci­ste e set­tori dello Stato cui far risa­lire i tanti misteri d’Italia. Una bufera che fu al cen­tro di mol­tis­sime sedute della Com­mis­sione stragi e spinse ben cin­que pro­cure a istruire pro­ce­di­menti giu­di­ziari su pos­si­bili devia­zioni ever­sive dei respon­sa­bili di que­sta strut­tura. Strut­tura che fu for­mal­mente sciolta, anche a seguito di que­ste accuse, il 27 novem­bre 1990, con un decreto dell’allora mini­stro della Difesa Vir­gi­nio Rognoni.

LA SEZIONE CALDERINI

La sto­ria di Gla­dio e delle altre orga­niz­za­zioni mili­tari segrete che la pre­ce­det­tero è al cen­tro della ricerca di Gia­como Pacini Le altre Gla­dio. La lotta segreta anti­co­mu­ni­sta in Ita­lia. 1943–1991 (Einaudi, pp. 329, euro 31), che in realtà riprende e arric­chi­sce un lavoro di qual­che anno prima (Le orga­niz­za­zioni para­mi­li­tari nell’Italia repub­bli­cana, uscito nel 2008 per Pro­spet­tiva edi­trice).
Pacini rico­strui­sce, sulla base di una ricca docu­men­ta­zione, tratta da archivi isti­tu­zio­nali e giu­di­ziari, come in realtà Gla­dio sia stata il punto di arrivo di un per­corso i cui primi passi si deb­bono addi­rit­tura far risa­lire ai giorni suc­ces­sivi l’8 set­tem­bre 1943, quando all’interno del neo­nato ser­vi­zio segreto bado­gliano (l’Ufficio infor­ma­zioni) si formò la cosid­detta Sezione Cal­de­rini, ope­rante con azioni di guer­ri­glia e sabo­tag­gio, attra­verso nuclei clan­de­stini die­tro le linee dell’esercito tede­sco. Una vicenda misco­no­sciuta. Fatto sta che i prin­ci­pali futuri respon­sa­bili della crea­zione di Gla­dio si for­ma­rono pro­prio all’interno di que­sta espe­rienza. Solo l’inizio di una sto­ria che ebbe come tea­tro prin­ci­pale il Friuli-Venezia Giu­lia dove, durante la Resi­stenza, nel fuoco del con­tra­sto tra i par­ti­giani comu­ni­sti delle bri­gate Gari­baldi e i par­ti­giani cat­to­lici della Osoppo, pre­sero corpo, per ini­zia­tiva pro­prio di quest’ultimi, fin dall’estate del 1945, alcune prime strut­ture con­tro la «minac­cia slavo-comunista», com­po­ste da ex par­ti­giani bian­chi ed ex mili­tari, che furono suc­ces­si­va­mente sup­por­tate segre­ta­mente dal governo ita­liano.
Già all’inizio del 1947 da que­ste embrio­nali orga­niz­za­zioni si formò la Osoppo-Terzo Corpo volon­tari della libertà dalla quale sca­tu­ri­rono le prime unità di Gla­dio. A tal fine, nel 1946, fu creato dall’allora mini­stro dell’Interno Mario Scelba l’Ufficio zone di con­fine, per finan­ziare segre­ta­mente, die­tro il para­vento del soste­gno ai pro­fu­ghi di quelle terre, pro­prio que­ste for­ma­zioni para­mi­li­tari. Orga­niz­za­zioni che nella prima metà degli anni Cin­quanta assun­sero la deno­mi­na­zione di Gruppi di auto­di­fesa. Spesso bande di nazio­na­li­sti estre­mi­sti, come il cir­colo Cavana e il cir­colo Sta­zione, in cui furono reclu­tati nume­rosi neo­fa­sci­sti (nel 1953 il pre­fetto di Trie­ste in una nota riser­vata a Palazzo Chigi par­lava addi­rit­tura di tre­cento mis­sini), che si resero respon­sa­bili di innu­me­re­voli vio­lenze e anche diversi omi­cidi ampia­mente docu­men­tati. In prima fila, elar­gendo cospi­cue cifre tratte da fondi riser­vati della pre­si­denza del Con­si­glio, l’allora sot­to­se­gre­ta­rio Giu­lio Andreotti.

ESER­CITI CLANDESTINI

Gla­dio nac­que for­mal­mente solo il 28 novem­bre 1956, sotto la super­vi­sione dei ser­vizi segreti sta­tu­ni­tensi, attra­verso un accordo segreto tenuto nasco­sto al Par­la­mento ma anche a gran parte del governo. L’allora mini­stro della Difesa Paolo Emi­lio Taviani ne fu a tutti gli effetti il vero regi­sta. Tale strut­tura clan­de­stina si dotò di un cen­tro di adde­stra­mento in Sar­de­gna, a Capo Mar­ra­giu, vicino Alghero, total­mente finan­ziato dagli ame­ri­cani, dove ven­nero inviati con­si­stenti arma­menti, con­te­nuti in spe­ciali invo­lu­cri infran­gi­bili, che a par­tire dal 1963 furono inter­rati in appo­siti nascon­di­gli con il nome con­ven­zio­nale di Nasco, quasi tutti loca­liz­zati nel Nor­dest. Ben 139 depo­siti segreti con armi por­ta­tili, muni­zioni, bombe ed esplo­sivo pla­stico C4. Den­tro a Gla­dio con­flui­rono pra­ti­ca­mente tutte le orga­niz­za­zioni para­mi­li­tari che erano esi­stite fino alla metà degli anni Cin­quanta, com­preso il Maci (Movi­mento avan­guar­di­sta cat­to­lico ita­liano), una rete mili­tare anti­co­mu­ni­sta sorta in Lom­bar­dia ad opera della Demo­cra­zia cri­stiana e delle gerar­chie cat­to­li­che.
Che Gla­dio nel corso degli anni avesse deviato dalle sue fina­lità ori­gi­nali è stato sto­ri­ca­mente accer­tato. Si crea­rono al suo interno addi­rit­tura strut­ture paral­lele e incon­trol­late, con «gla­dia­tori» (circa un migliaio) reclu­tati «pri­va­ta­mente» da alcuni alti uffi­ciali e i cui nomi non ven­nero mai resi pub­blici. Un eser­cito ancora più clan­de­stino che fu atti­vato con tanto di diret­tive, nell’estate del 1964, dal gene­rale dei cara­bi­nieri Gio­vanni De Lorenzo all’interno di quel pro­get­tato colpo di Stato che passò alla sto­ria come il Piano Solo. Con l’ope­ra­zione Del­fino, nel 1966, si arrivò invece a pro­spet­tare con­tro il Pci ope­ra­zioni di «disturbo di comizi e mani­fe­sta­zioni», «azioni di inti­mi­da­zione», non­ché «atti di ter­ro­ri­smo» da adde­bi­tar­gli provocatoriamente.

LA DIFESA DELLO STATO

La tesi di Pacini che Gla­dio in realtà non sia stata quella cabina di regia del ter­ro­ri­smo nero e della stra­te­gia della ten­sione, come si sospettò da più parti, risulta con­di­vi­si­bile, per quanto gruppi di neo­fa­sci­sti orga­niz­zati fos­sero stati reclu­tati al suo interno e ne aves­sero uti­liz­zato gli arma­menti. Si pensi al sac­cheg­gio del Nascodi Auri­sina, vicino Trie­ste, e soprat­tutto al ritro­va­mento di resi­dui di esplo­sivo T4 (una com­po­nente del C4 pre­sente nei depo­siti) in rela­zione all’ordigno della strage di Peteano del 31 mag­gio 1972. Anche il sospetto che le rive­la­zioni di Andreotti in realtà fos­sero ser­vite per fare di Gla­dio un «para­ful­mine» e coprire le respon­sa­bi­lità di altre strut­ture, come i Nuclei per la difesa dello Stato, nati alla metà degli anni Ses­santa e atti­vati da set­tori delle forze armate, entro i quali ope­ra­rono i mili­tanti di Ordine nuovo, mate­rial­mente respon­sa­bili degli eccidi di piazza Fon­tana e piazza della Log­gia, tro­ve­rebbe più di un riscon­tro.
Una ricerca, in con­clu­sione, quella di Pacini, assai utile, pur in pre­senza di ana­lisi e giu­dizi smac­ca­ta­mente filo occi­den­tali, com­presa la pre­sunta «legit­ti­mità» di Gla­dio nel con­te­sto della Guerra fredda, più che discutibile.


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