La quercia e la rosa, di Ludovica De Nava

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sabato 5 agosto 2017

MUSOLINO IL BANDITO D' ASPROMONTE


Mercoledì 9 agosto, alle 18, nel Giardino Comunale di Castell' Azzara (GR), sarà presentato il romanzo sociale ''Musolino, il bandito d' Aspromonte'', di Giovanni de Nava, edito da Nerbini Firenze 1901, e in ristampa anastatica di Franco Pancallo editore, Locri.
L' introduzione sarà dell' assessore comunale della cultura, Marzio Mambrini. Seguiranno gli interventi di Ludovica de Nava, nipote dell' autore, del giornalista Pier Luigi Zanata, e le letture di Luigi Rosatelli.
Giuseppe Musolino, conosciuto come U 're i l'Asprumunti ("il Re dell'Aspromonte"), non era nato per fare il brigante. Tale è diventato perché vittima di una congiura generata dall' invidia, dalla vigliaccheria dalla corruzione.
Il suo processo davanti ai giudici della Corte d' Assise di Lucca fu certamente uno dei primi in Italia ad avere una rilevanza mediatica. Il personaggio ''tirava'', faceva crescere cioé le vendite dei quotidiani. Musolino si rifiuta anche, per non dare una cattiva idea di sé all'opinione pubblica, di indossare gli abiti da carcerato. Avrebbe detto: «Ho un abito di sedici lire il metro, e lo voglio indossare! Io sono un uomo storico e non un delinquente qualunque bisogna perciò usarmi riguardo».
Musolino pronuncia questa autodifesa: «Se mi assolveste, il popolo sarà contento della mia libertà. Se mi condannaste, fareste una seconda ingiustizia come pigliare un altro Cristo e metterlo nel tempio. Eppoi, vedete, io non sono calabrese, ma di sangue nobile di un principe di Francia. Chi condannate? Un cadavere, perché io posso avere cinque o sei mesi di vita al più». Parole che diverranno celebri ma che comunque non gli evitano l' ergastolo al carcere di Portolongone (oggi Porto Azzurro), nell' Isola d' Elba,  e otto anni in segregazione cellulare. La sentenza viene emanata l'11 luglio 1902 alle 20:50.
Durante il processo vende alla stampa alcune sue poesie.
Il romanzo è anche il pretesto per parlare della Questione Meridionale, dove il popolo era ''tenuto ancora in gran parte in uno stato di semibarbarie e di avvilimento'', e dove per la latitanza dello Stato si erano sviluppate la camorra, la 'n drangheta e la mafia, le quali stanno in proporzione con la miseria e con l' ignoranza.