La quercia e la rosa, di Ludovica De Nava
Storia di un amore importante di Grazia Deledda con lettere autografe. Romanzo di Ludovica De Nava
IN TERRITORIO NEMICO
Romanzo storico sulla Resistenza di Pier Luigi Zanata e altri 114 scrittori - metodo Scrittura Industriale Collettiva
Il calcio dell' Asino
NON STO TANTO MALE
romanzo di Gianni Zanata
lunedì 9 maggio 2011
sabato 7 maggio 2011
Pinuccio Sciola, l'uomo nato dalla pietra, di Alberto Masu
Pinuccio Sciola, l'uomo nato dalla pietra
L'appuntamento con Pinuccio Sciola è a San Sperate. Mi aspetta sul cancello e subito mi spiazza: “Devo portare delle pietre, sali in macchina con me e andiamo”. Con un carico importante. “Queste pietre le utilizzerò per costruire una città sonora per l'Istituto italiano di Cultura a Madrid”. Io domando, mentre lui sta al volante.
Che famiglia era quella di Sciola?
Nel frattempo foriamo e cerchiamo un'officina per il cambio gomme. Durante il pit-stop, riprendiamo la chiacchierata.
Dicevamo?
Qual è il segreto di un artista?
Alberto Masu
Che famiglia era quella di Sciola?
- Famiglia di contadini, con otto fratelli, e a casa non era mai entrato un libro. Io lavoravo in campagna e picchiavo le pietre già dai 3-4 anni. Poi, a 18 anni mi scoprirono e mi iscrissero al Liceo Artistico.
- In mezzo alla mondezza. Alla fine degli anni '50 a San Sperate si doveva costruire la rete idrica. E la spazzatura veniva gettata in uno spazio delimitato da pietre messe in circolo. Lì in mezzo trovai una pietra e la girai. Vidi un viso scolpito, una scultura meravigliosa. Non seppi mai chi ne era stato l'autore, ma quella la presi come un'investitura, un segno.
- L'albero nasce con buone radici. Ma se vuoi che dia frutti, devi curarlo tutti i giorni. Così è per l'artista. Quando mi dicono che sono arrivato, rispondo che il cimitero è fuori dal paese... Mai fermarsi. Per questo io amo viaggiare. La Sardegna è la scultura più bella al centro del Mediterraneo, quindi tutti i sardi dovrebbero essere bravi scultori. Però ogni cosa, per crescere, deve essere supportata. Per essere scultori basta mettersi a picchettare su una pietra. Ma l'artista è altro.
Nel frattempo foriamo e cerchiamo un'officina per il cambio gomme. Durante il pit-stop, riprendiamo la chiacchierata.
- Serve la fantasia, ma deve essere coltivata. Ogni intuizione deve essere supportata dalla conoscenza, lo studio, il confronto. Ricordo un giorno che un mio grande insegnante, Foiso Fois, mise una tavola bianca, una tovaglia bianca e un fiore rosso al centro. Eravamo in 32, con gli stessi attrezzi per dipingere. Dipingemmo 32 rossi diversi. Ognuno ha la sua personalità. Saper “vedere” e saper riprodurre sono cose diverse. Ogni professionista ha bisogno di un allenamento costante. Altrimenti la mano non saprà mettere in pratica il pensiero della mente..
- Quante “Maternità” sono state fatte? E Giorgio Morandi ha disegnato tante bottiglie, ma non ce ne sono due uguali. Il soggetto è solo un pretesto. E io non ho mai dato un titolo alle mie opere. Ognuno ci vede qualcosa di diverso.
- Qualcosa che ti tocca dentro. Un'emozione. E un'emozione non si descrive, altrimenti si deve entrare nel letterario. Penso alle manifestazioni artistiche, pretesti per incontrarsi. E io non parlo mai di opere, un'opera è finita solo da chi la guarda. Un professore potrà definirla secondo canoni precisi, ma a questa definizione manca l'anima. L'opera non è perfezione, c'è sempre quel qualcosa in più di indescrivibile. E non c'è arte più bella della natura. E io posso dire di avere un vantaggio: da piccolo ho frequentato l'università della natura...
- Viaggiare. Ma davvero, non con internet. Appena diplomato, mi venne proposto l'insegnamento al Liceo artistico. uno stipendio sicuro e la mia famiglia non navigava certo nell'oro. Ma non potevo accettare. Volevo ancora migliorare e dire di sì voleva dire vivere aspettando la pensione. Mi trasferii a Firenze e lavoravo facendo ritratti. Ho girato l'Europa, ho conosciuto tutte le stazioni e ho dormito per terra, ma ero sempre il primo in ogni museo. Si va avanti senza inibizioni e presunzione. Non esiste una cultura superiore, ma ognuno ha la sua. Io non ho la cultura sarda, ma quella di Pinuccio Sciola. E per fortuna siamo tutti diversi. Bisogna confrontarsi con tutti.
Dicevamo?
- Fn da piccolo il mio sogno era visitare il Messico. Quando nel '67 tornai in Italia dopo esser stato nell'Accademia di Salisburgo, mi proposero una borsa di studio in Spagna. L'occasione per imparare lo spagnolo. Era la Spagna franchista. Ho visitato con una torcia le grotte di Altamira, provando l'emozione dell'uomo di 14mila anni fa. Ho visto i lavori alla Sagrada Familia a Barcellona. Poi Parigi, maggio del '68. Rientrai a San Sperate con lo spirito della rivolta. E mi misi a imbiancare con la calce le case. E lì ricevetti il complimento più bello della mia vita, da un anziano che mi vide all'opera: “E' tornato con la spagnola ed è venuto a disinfestare”. Quando l'anno dopo tornai a Salisburgo, invitai i miei amici stranieri a San Sperate. Un'amica inglese scrisse di quel che facevo e l'Unesco mi contattò per riportare l'arte tra la gente. E mi mandarono in Messico... Nel '73 ero a Città del Messico, ma era come stare a casa: l'ambasciatore si chiamava Marras, un cagliaritano. E anche il segretario e il delegato alla cultura erano sardi. Poi, mi presentai al rappresentante dell'Unesco messicano. Mentre parlavamo gli feci vedere alcune foto con le mie opere. Esclamò: “Hombre, sei un Maya vissuto lontano da qui”. Rimase stupito dal mio cognome e mi diede appuntamento per il giorno dopo. Ci incontrammo in Avenida Xola (si legge Sciola). E mi disse: “Sei il primo artista in vita cui è dedicata una via”. Prova a cercare su Google Avenida Xola. E troverai anche la stazione Xola. In sardo Sciola è una pianta e una pianta è anche il simbolo di questa stazione...
Qual è il segreto di un artista?
- Tutto va fatto con amore. Ma ormai nessuno più usa questa parola. L'amore è vita, rispetto, affetto. L'amore è il sole, senza il sole non ci sarebbe vita. Serve recuperare il rapporto con la natura.
- Chi non ama il tempo è già morto. Uno può non accettare una ruga, ma la ruga arriva. Penso alla caduta delle mura di Pompei. Dispiace, ma doveva accadere. Invece di guardare al passato, dovremmo preoccuparci dell'arte del presente.
- Perché San Sperate è la mamma. La mia terra, le mie radici. E noi sardi soffriamo la nostalgia, la malattia dell'amore. L'amore per la mamma, anche se non ti dà da mangiare.
- Io sono nato dalla pietra. Quindi dentro di me lo sapevo. In Perù c'è un detto: quando è nata la luce, la pietra già esisteva. Tutti mi identificano con le pietre, ma ho pronto il manifesto per la mia prossima opera: “SCIOLA NO STONE”. E io ora lavoro il ferro.
Alberto Masu
Sesta ed. de "IL MAGGIO LETTERARIO"
Sesta ed. de "IL MAGGIO LETTERARIO"
| Ora | venerdì 13 maggio alle ore 18.00 - 22 maggio alle ore 20.30 |
|---|---|
| Luogo | Iglesias, Gonnesa, Calasetta. |
| Creato da | |
| Maggiori informazioni | Riparte il 13 maggio "IL MAGGIO LETTERARIO". Giunta alla sua sesta edizione e nata per promuovere gli autori emergenti, aprirà le porte alla 3^ ed. Della Fiera del Libro - Libri a sud ovest. Primo appuntamento il 13 maggio a Gonnesa! |
giovedì 5 maggio 2011
“Non sto tanto male” Quella carogna del direttore, uno come noi, di Celestino Tabasso
Cultura
“Non sto tanto male”
Quella carogna
del direttore,
uno come noi
Giovedì 05 maggio 2011
È una delle regole di ferro della narrativa. E infatti funziona da più di duemila anni, da quando Terenzio con quel suo humani nihil a me alienum puto decretò che non c'è perfido, crudele zozzone in cui non ci si possa identificare. Perché quel malvagio è umano come noi, e almeno una nostra parte, un nostro spicchio oscuro condivide le sue pulsioni ignobili. E se è valso per il killer di “American Psyco”, se abbiamo sentito affine il nazista delle “Benevole” (che non a caso salutava i lettori con un “Fratelli umani, lasciate che vi racconti”), allora ci si potrà sentire affratellati anche a Valdo Norman, il direttore di giornale spregevole, maniacale e arido che Gianni Zanata ha scelto come protagonista del suo “Non sto tanto male” (Quarup editore, 96 pagine, 12,90 euro).
Pur essendo giornalista (è caposervizio del tg di Sardegna 1), Zanata non cede alla tentazione di fare del direttore e della sua redazione macchiette folk, riassuntini delle pecche e dei luoghi comuni che martirizzano la professione. Il suo secondo romanzo (dopo “Prestami una vita”) è la storia di una carogna che dirige un giornale, certo, e lo fa senza rispetto di sé, del mestiere e dei colleghi, ma il punto non è questo. Potrebbe essere il boss di un'azienda tessile, o il socio anziano di uno studio legale. Il punto è il suo essere gelidamente, fastidiosamente uno di noi.
Spregevole ma romantico, sa inciampare in un tenero e stralunato incidente sentimentale. Odioso ma vulnerabile, vive assediato da fobie angosciose e cerca rifugio in un bunker di abitudini, rituali, pranzi rigorosamente a base di fritti e insalatine, alienati struggimenti davanti al fluire vellutato, innocente del detersivo azzurro nel candore del lavandino. Perché le tecniche di autorassicurazione ognuno se le crea come gli pare. Le paure purtroppo no: «Le paure, si sa, mica te le puoi scegliere. Sono loro che scelgono te». Disgustoso e psicolabile, ma a modo suo sensibile, pronto a turbarsi per un ricordo, un'evocazione, un suggerimento sensoriale. Appena può si immerge in un sentiero di fragranze che lo riportano all'età felice, e sceglie il Vetril come una sorta di madeleine proustiana che, nel giro di due o tre annusate, lo spedisce dritto in un pomeriggio d'infanzia, quando se ne sta spensierato all'ombra della mamma che - in piedi sulla sedia - strofina e pulisce le finestre. Con un linguaggio molto efficace, in particolare nei dialoghi, e con un'attenzione documentaristica alla degenerazione paranoide che va a braccetto con sprazzi improvvisi di umorismo, Zanata ci porta per mano sul sentiero di un piccolo carnefice aziendale che va di terrore in amarezza, di spavento in speranza immerso in una totale, bizzarra solitudine.
E poi la pace. Dove tutto è bianco e perfetto, dove finalmente possono uscire le paure e le angosce di una vita. E tutto può essere finalmente lasciato libero di fluire.
Celestino Tabasso
Pur essendo giornalista (è caposervizio del tg di Sardegna 1), Zanata non cede alla tentazione di fare del direttore e della sua redazione macchiette folk, riassuntini delle pecche e dei luoghi comuni che martirizzano la professione. Il suo secondo romanzo (dopo “Prestami una vita”) è la storia di una carogna che dirige un giornale, certo, e lo fa senza rispetto di sé, del mestiere e dei colleghi, ma il punto non è questo. Potrebbe essere il boss di un'azienda tessile, o il socio anziano di uno studio legale. Il punto è il suo essere gelidamente, fastidiosamente uno di noi.
Spregevole ma romantico, sa inciampare in un tenero e stralunato incidente sentimentale. Odioso ma vulnerabile, vive assediato da fobie angosciose e cerca rifugio in un bunker di abitudini, rituali, pranzi rigorosamente a base di fritti e insalatine, alienati struggimenti davanti al fluire vellutato, innocente del detersivo azzurro nel candore del lavandino. Perché le tecniche di autorassicurazione ognuno se le crea come gli pare. Le paure purtroppo no: «Le paure, si sa, mica te le puoi scegliere. Sono loro che scelgono te». Disgustoso e psicolabile, ma a modo suo sensibile, pronto a turbarsi per un ricordo, un'evocazione, un suggerimento sensoriale. Appena può si immerge in un sentiero di fragranze che lo riportano all'età felice, e sceglie il Vetril come una sorta di madeleine proustiana che, nel giro di due o tre annusate, lo spedisce dritto in un pomeriggio d'infanzia, quando se ne sta spensierato all'ombra della mamma che - in piedi sulla sedia - strofina e pulisce le finestre. Con un linguaggio molto efficace, in particolare nei dialoghi, e con un'attenzione documentaristica alla degenerazione paranoide che va a braccetto con sprazzi improvvisi di umorismo, Zanata ci porta per mano sul sentiero di un piccolo carnefice aziendale che va di terrore in amarezza, di spavento in speranza immerso in una totale, bizzarra solitudine.
E poi la pace. Dove tutto è bianco e perfetto, dove finalmente possono uscire le paure e le angosce di una vita. E tutto può essere finalmente lasciato libero di fluire.
Celestino Tabasso
Inaugurazione mostra fotografica "Ethiopia inside"
7 maggio, Roma
Inaugurazione mostra fotografica "Ethiopia inside" di Lisa Bernardini
Sabato 7 Maggio
fino al 4 giugno 2011
Chiesa di S. Eligio, via Giovanni decollato 9, Roma
Inaugurazione ufficiale, aperta al pubblico, del progetto missionario delle Confraternite romane a favore dell'Infanzia attraverso l'apertura della Mostra fotografica della art photographer Lisa Bernardini.
Il giorno della inaugurazione si svolgerà la Santa Messa presieduta da Mons. Elio Venier, Primicerio dell'Arciconfraternita di Sant'Eligio de' Ferrari. Interverrano l'autrice delle opere esposte, Mariana Altamira, Fulvio Pellegrini (professore di Sociologia economica presso la Facoltà di Sociologia dell'Università La Sapienza di Roma), con reading Poetico di Daniela Cattani Rusich. Presentazionedi Ivana Moser. Saranno ospiti della mostra anche tre opere dello scultore Piero Gensini, membro dell'Accademia delle Belle Arti di Firenze.
Orari mostra: tutti i pomeriggi dalle 16.00 alle 20.00 esclusa la domenica
Ingresso gratuito.
Durante tutta la durata della esposizione sarà in vendita il volume "Ethiopia Inside - Fotografare attraverso" di Lisa Bernardini, edito dalla Onirica Edizioni di Milano, a sostegno della mission concreta "Costruzione di un pozzo d'acqua a Jijiga", di cui la scuola S. Giuseppe, gestita dalle Suore missionarie di Madre Rubatto e destinataria della raccolta fondi, ha urgente bisogno. Informazioni sul progetto: www.youtube.com/watch?v=DphV1-NjPOQ
L'evento e' patrocinato dalla Diocesi d'Italia, dal Vicariato di Roma (Centro per la Cooperazione Missionaria tra le Chiese nella Diocesi di Roma), dall'Arciconfraternita di Sant'Eligio De' Ferrari e dall'Associazione Nazionale Carabinieri.
Cinemecum.it Il cinema al centro del Mediterraneo
Cagliari in corto presenta:
Il cinema al centro del Mediterraneo
Cinema showcased at the centre of the Mediterranean
Cinemecum, il sito dedicato al cinema realizzato da quelli di "Cagliari In corto" e' on line con un nuovo numero. Questa settimana il commento sull'atteso “I bambini della sua vita” di Peter Marcias l'abbiamo fatta scrivere alla penna tagliente di Monica Aschieri. Sotto la lente di ingrandimento della nostra critica Elisabetta Randaccio "Habemus papam" di Nanni Moretti.
Approfondimenti:
"Thor" di Kenneth Branagh a cura di Luca Crippa
"I baci mai dati" di Roberta Torre a cura di Giuseppe Novella
In questo numero
"Sul cinema questa citta' ha sbagliato". Intervista video a Massimo Zedda, candidato sindaco del centrosinistra, impegnato sulle nostre pagine a parlare di politiche cinematografiche. La prossima settimana l'incontro con Massimo Fantola.
L’ istante di Farina. Incontro col regista, scrittore e sceneggiatore torinese ospite a Cagliari per la rassegna Libri e Cinema col suo romanzo "La figlia dell'istante". “La mia carriera? Un paradosso cinematografico”.
"Amici miei" ma in salsa sarda. Intervista ad Alessandro Sanna, regista de" I 5 re" commedia ironica e divertente girata sullo stile dell'indimenticabile film di Monicelli. "Per carita', lui e' un grande, non azzarderei paragoni. Pero' almeno ci proviamo". Il mistero di Vito Campo
C'e' Vincent Gallo ad Oristano. Quattro settimane di riprese nel Sinis per “La leggenda di Kaspar Hauser” con Gallo, Gifuni e la Gerini. Dietro la macchina da presa, un milanese dalla tempra sarda: Davide Manuli, assistente di Al Pacino e finalista al Solinas.
Il video virale di Caponio e Angioni. Pensato e realizzato per la Rete "I Nucleoni" e' un attacco al mondo del nucleare. Cinque minuti al vetriolo alla faccia del "Grande Fratello" e dell'offuscamento dei cervelli.
Hitch, impossibile dimenticare. Al Moderno di Sassari, dal 5 maggio, raffica di pellicole firmate dal maestro del brivido. Un'occasione per godersi un'abbuffata di capolavori riproposti in versione rimasterizzata.
E come sempre le rubriche e le recensioni scritte da voi e ampliate dai vostri commenti, mille notizie sul cinema, le rassegne, le rubriche su chi cerca e offre lavoro e gli appuntamenti sull'Isola e in giro per il mondo.
Cinemecum supporta l'Ischia Film Festival.
mercoledì 4 maggio 2011
presentazione MEMORIE DELLA VECCHIA ALGHERO di Carlo Catardi
ALGUER CULTURA
Venerdì 6 maggio, alle ore 18,30, nella sala conferenze della Confraternita della Misericordia, in via Giovanni XXIII n. 66, sara' presentato al pubblico l’ultimo libro di Carlo Catardi, MEMORIE DELLA VECCHIA ALGHERO.
L’opera va a completare la trilogia di storie e racconti - il cui filo conduttore è il mare - iniziata da questo Autore con “Nassaioli - Pescatori di aragoste” (2002) e “Pescatori algheresi del Novecento” (2005).
La narrazione di Carlo Catardi - viva e pacata allo stesso tempo - esamina ed illustra, con minuzia di dettagli, ulteriori particolari dell’intera realtà sociale che gravitava intorno alle famiglie che traevano sostentamento dal mare.
Va ribadito che le storie narrate da Catardi, seppur impreziosite da un’esposizione d’impronta quasi romanzesca, riportano fatti realmente accaduti nel corso del Novecento algherese.
Interverranno alla presentazione l’Assessore alla Cultura del Comune di Alghero Francesco Carboni e il Presidente della Confraternita della Misericordia Mario Sari. Il lavoro sarà illustrato dal pubblicista Salvatore Tola nella sua non secondaria veste di apprezzato e riconosciuto ricercatore storico e dall’Ammiraglio Vittorio Guillot, la cui competenza nel campo della marineria oltre che un fatto professionale rappresenta per lui un motivo di vita. Pier Luigi Alvau, con proprie considera zioni sull’opera ed il contesto in cui si sviluppa, coordinerà gli interventi sia dei relatori che del pubblico che vorrà porre domande all’Autore.
L’intero lotto di libri verrà devoluto dall’Autore alla Misericordia di Alghero perché col ricavato si proceda all’acquisto di strumentazioni finalizzate al soccorso per salvare la vita.
Dove: Alghero, Sala Conferenze della Misericordia
Via Giovanni XXIII, 66
Quando: Venerdì 6 maggio 2011
Ore: 18,30
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