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martedì 21 febbraio 2017

Per una nuova storia da Locri Epizefiri a Locri.

Locri Epizefiri. Un tema ricco e complesso. Non è facile partendo dall' analisi della città antica arrivare al racconto della Locri attuale e della sua condizione sociale.

''Da Locri Epizefiri a Locri. VII sec. a.C. - 2015 d. C.'' di Franco Pancallo con la collaborazione di Gabriella Bonsignore, pubblicato nella collana "antiche città del meridione"  da Franco Pancallo Editore Locri, riesce in questo intento.
L' opera ''nata da un sano connubio tra passione e competenza - scrive Gabriella Bonsignore nella presentazione - si pone al lettore come un saggio leggero, senza la pretesa del volume specialistico destinato ad un pubblico di nicchia con la voglia di raccontare e di comunicare, da parte dell' autore, quanti in tanti anni di studio e di vissuto, sia diventato parte integrante di una cultura fondata sulla conoscenza''.

Franco Pancallo (nella foto a lato), che, da anni, pubblica testi di cultura locale, di storia e del patrimonio della locride e della Calabria, diventato autore, attraverso un racconto vivo, coinvolgente fa conoscere Locri sia per le glorie del passato sia per la generosità di oggi. L' autore-editore racconta la nascita, lo sviluppo e la decadenza di Locri Epizefiri. Mette in risalto l' apporto della città, insieme alle altre della Magna Grecia, alla realizzazione di nuove forme organizzative sociali, al primo corpus di leggi del mondo occidentale, per le quali Platone definisce Locri ''La città che ha le migliori leggi''.
Con ampia carrellata sono descritte le origini di Locri Epizefiri per arrivare a Locri dopo Locri, alla nascita di Gerace Marina a Locri dal dopoguerra a domani, all' eredità di Locri Epizefiri. Non sono dimenticati i locresi illustri: Zaleuco, Nosside, Eunomo, Teano, Agesidamo, Timeo, Eutimo, Senocrito, Filistione. Riportate anche numerose testimonianze, tra le quali quella che segnala in Locri la culla della dieta mediterranea.
Locri, scrive Pancallo, ha visto scemare la sua importanza, quel peso specifico, non solo culturale del suo passato. E' passata, negli ultimi decenni, da un tessuto sociale di una borghesia colta, illuminata, partecipe della vita sociale, a quello di una borghesia distratta, poco incline a preoccuparsi delle sorti del proprio paese, della sua vita sociale e culturale, dei suoi ''otia'' e ''negotia''.


''L' imperativo che deve sottendere al nostro impegno e alla nostra azione - afferma Pancallo - deve essere univoco e categorico: fare della cultura, intesa in tutte le sue accezioni e gramscianamente  ben definita nei suoi confini, il volano che porti alla rinascita della Locride, della Calabria e del Mezzogiorno, patria di stratificazioni di culture diverse. Fare diventare queste culture plurime una plurima centralità''.
L' editore di Locri critica la politica turistica nazionale delle ''città d' arte'', nate nel Rinascimento, e sottolinea che anche le città della Locride e della Calabria sono da considerarsi ''città d' arte'', perché ricchissime di ben altre espressioni culturali dal Rinascimento, massima la civiltà magnogreca, che dopo tremila anni illumina ancora il mondo. Visibili e intatte le vestigia mesopotamiche, greche, bizantine, arabe, normanne.
Il volume è un appello ai locresi perché cancellino le delusioni e si convincano che sono necessarie nuove sfide per il prossimo futuro; commercio, artigianato e, soprattutto turismo, che deve essere la punta di diamante del suo progresso economico e sociale se coniugato con il patrimonio archeologico. E' un invito a liberare Locri e la Calabria dai macigni che le opprimono, da quelle catene che sono le mafie (dalla 'ndrangheta, definita ''istituzionale'', a quelle collaterali, informi, grigie, silenziose senza lupara e senza ''coppole storte'', anzi in cravatta e doppiopetto scuro). E' un appello alla politica perché formi una classe dirigente capace di farsi catturare dalla cultura, dal passato che questa cultura mostra ogni giorno, capace di mutuare, facendolo proprio il patrimonio che uomini di dottrina e di pensiero hanno trasmesso nel corso dei millenni, perché come diceva Benedetto Croce ''nulla è più vacuo, più futile, più inutile, di uomini che non siano organici alla propria civiltà''.



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