La quercia e la rosa, di Ludovica De Nava

La quercia e la rosa, di Ludovica De Nava
Storia di un amore importante di Grazia Deledda con lettere autografe. Romanzo di Ludovica De Nava

IN TERRITORIO NEMICO

IN TERRITORIO NEMICO
Romanzo storico sulla Resistenza di Pier Luigi Zanata e altri 114 scrittori - metodo Scrittura Industriale Collettiva

Dettagli di un sorriso

Dettagli di un sorriso
romanzo di Gianni Zanata

Il calcio dell' Asino

Il calcio dell' Asino
Il calcio dell’Asino. Il calvario di un giornale ribelle (1892-1925) e del suo direttore Giovanni de Nava (Giva)

NON STO TANTO MALE

NON STO TANTO MALE
romanzo di Gianni Zanata

martedì 20 gennaio 2009

Mary-Jane, nuovo media online


Cari amici segnalo la nascita di un nuovo giornale online










registrazione Tribunale di Cagliari
direttore responsabile: Pier Luigi Zanata
redazione: Roberta De Marco







http://mary-jane-modaedintorni.com/
si occupa di moda, spettacoli, arte, letteratura, cultura in generale.




lunedì 19 gennaio 2009

''Prestami una vita'', servizio TG Sardegna1TV

Guardate il servizio di Andrea Sanjust trasmesso dall' emittente televisa Sardegna1TV

Tramonto


Sole gia' obliquo

Sagome scure dei pini

Tinta rossastra delle rocce

Assaporata piano piano

Prende forma la sera

Porta tra le stelle

Nel cielo si legge magia

sabato 17 gennaio 2009

Con Stockausen nell' alto dei cieli

17/1/2009 (8:38) - MUSICA E SCIENZA


Con Stockhausen nell'alto dei cieli

Karlheinz Stockhausen, musicista e scienziato

In scena “Helicopter Quartet” il capolavoro nato da un sogno
PIERGIORGIO ODIFREDDI
Domani, nell'ambito del Festival delle Scienze, all'Auditorium di Roma va in scena per la prima volta in Italia Helicopter Quartet, il capolavoro «cosmico» di Stockhausen: 4 elicotteri, con a bordo i solisti del Quartetto Arditti, voleranno sopra la città: il commento a terra è del matematico Piergiorgio Odifreddi, di cui pubblichiamo uno scritto su Stockhausen.Era l'autunno del 2004, e la Regione Emilia Romagna aveva organizzato una Settimana Stockhausen in onore del compositore tedesco, con sei concerti e tre incontri pubblici distribuiti in tre città. La piovosa sera del 9 novembre, inzuppato d'acqua, entrai nel Comunale di Modena ancora deserto, per incontrare prima dello spettacolo quel mostro sacro della musica contemporanea, tanto famoso da essere finito tra le celebrità canonizzate dai Beatles sulla copertina del mitico album Sgt. Pepper's Lonely Hearts Club Band. Poco dopo arrivò pure Karlheinz Stockhausen, bagnato come me, e mentre andavamo verso il suo camerino scivolò e diede una bella testata contro il muro. A me venne in mente un episodio che mi aveva raccontato Gianni Vattimo, di quand'era andato a trovare Martin Heidegger e questi era rotolato giù per le scale. Entrambi (noi) avremmo potuto passare alla storia come testimoni oculari della morte di un grand'uomo, ma invano: entrambi (loro) erano sopravvissuti, anche se Heidegger si era ripreso subito come se niente fosse, mentre Stockhausen era invece rimasto stordito e piuttosto nervoso per un po'. Man mano che gli passava, però, si riprendeva e mi raccontava della sua musica. I primi esperimenti di composizione elettronica, ad esempio, in cui elaborazioni teoriche quali la suddivisione equabile dell'ottava in cinque parti (matematicamente corrispondente alla radice quinta di due) si mescolavano a manipolazioni pratiche quali tagliare il nastro registrato e collegarne gli estremi in un loop da far passare nel riverberatore. E io ero lì proprio per sentire di questi aspetti da un musicista che, avendo anche studiato informatica, sapeva aggiungere alle ricette musicali ingredienti scientifici quali la successione di Fibonacci, le catene di Markov o le produzioni delle grammatiche di Chomsky. Alla fine il discorso era inevitabilmente caduto sulla sua grande opera Luce. I sette giorni della settimana, che aveva iniziata nel 1977 e terminata da poco, dopo 26 anni di lavoro: un'eptalogia della durata complessiva di 29 ore, che surclassa la tetralogia di Wagner e ambisce ad essere una composizione multisensoriale. Ad esempio, a ciascuno dei sette giorni a cui è dedicata ciascuna delle opere è associata una fragranza, e in una scena della Domenica ciascuno dei solisti diffonde durante un assolo o un duetto il profumo della giornata, associato a un paese (il cuchulainn celtico, il kyphi egiziano, il mastix greco, la rosa mistica italo-tedesca, il tate yunanaka messicano, il legno di Ud indiano, e l'incenso africano). Secondo i sottotitoli originari, che danno solo una vaga idea della struttura di un ciclo che comprende ben 80 scene, Lunedì è il giorno di Eva, della donna e della nascita, Martedì della guerra tra Michele e Lucifero, Mercoledì della cooperazione tra Lucifero, Eva e Michele, Giovedì del solo Michele, Venerdì della tentazione di Eva da parte di Lucifero, Sabato di Lucifero e della morte e Domenica dell'unione mistica di Eva e Michele. Luce ruota attorno a tre personaggi archetipici (Eva, Michele e Lucifero), che dominano tre delle opere, mentre in altre tre appaiono a coppie e in una tutti insieme: essi sono associati a tre strumenti (clarinetto tenore, tromba e trombone) e tre melodie, continuamente riproposte e trasformate. La complessa combinazione di testi, canti, danze, suoni, colori e odori è concepita in modo da permettere allo spettatore di apprezzare le tre melodie in maniera via via più sofisticata ed elevata, in una costruzione che per esplicita ammissione del compositore si avvicina più alla tradizione rituale della musica orientale che a quella concertistica occidentale. Mentre Stockhausen mi raccontava queste cose dietro le quinte, il pubblico affluì lentamente nel teatro e al momento opportuno fu chiamato in sala non dall'usuale campanello che annuncia l’inizio del concerto, bensì dall'apposita composizione Chiamata da Luce del 1995. Quella sera il concerto diede un assaggio di scene tratte da Venerdì e Domenica, compresa la Rosa mistica che prevede il dispiegamento della relativa fragranza, e Stockhausen armeggiò personalmente al mixer per realizzare la proiezione dei suoni in base alle e spazializzazioni che aveva deciso, che nel ciclo arrivano fino all'ottofonia del suono che giunge dagli angoli della sala da concerto. Alla fine salì sul palcoscenico per gli applausi, fisicamente imponente e vagamente reminiscente di Dario Fo, e mentre lo osservavo ormai mescolato alla folla sentivo che probabilmente non avrei più avuto occasione di averci a che fare da vicino. Morì quasi esattamente tre anni dopo, e a tutt'oggi il ciclo di Luce non è ancora mai stato eseguito integralmente. Nonostante il proliferare di situazioni immaginifiche, dalla sovrapposizione temporale della Tentazione del Venerdì allo sdoppiamento spaziale dei Matrimoni della Domenica, il suo pezzo più singolare è sicuramente il Quartetto d'archi per elicotteri del Mercoledì. Per tutta la vita Stockhausen ha avuto il sogno ricorrente di volare e una notte, dopo aver ricevuto la commissione di un quartetto, sognò appunto quattro elicotteri trasparenti, che trasportavano quattro musicisti che lui poteva vedere e udire. Sentendo che «qualcosa gli era stato comunicato», decise di realizzare il sogno, in una composizione suonata da quattro musicisti in volo su quattro elicotteri, equipaggiati di tre microfoni e una telecamera che riprendono la musica e le immagini e trasmettono il tutto a quattro altoparlanti e quattro schermi nell'Auditorium . Il rumore degli elicotteri diventa parte integrante della composizione, e le pale costituiscono i giganteschi metronomi che battono il tempo di questo singolare concerto. Prima dell'esecuzione il primo violino saluta il pubblico e si avvia al suo elicottero come un'astronauta che si avvia a un viaggio spaziale (non a caso, il quartetto è dedicato «a tutti gli astronauti»), mentre gli altri tre componenti del quartetto lo aspettano già posizionati sui loro. La formazione si alza simultaneamente, e per una ventina di minuti (più precisamente, 21' e 37,8'') i quattro eseguono la partitura, che è già essa stessa un'opera d'arte e rappresenta le quattro voci del quartetto con quattro linee colorate (in rosso, blu, verde e arancio). I musicisti sono coordinati da un segnale trasmesso tramite un auricolare, ma immagino che saranno spiritualmente diretti da Stockhausen stesso, che credeva a queste cose e nel nostro colloquio affermò testualmente che «noi siamo degli spiriti». Dimenticavo. Il compositore ha previsto che il quartetto sia preceduto dall'introduzione di un «moderatore ad libitum», che prima che i musicisti prendano il volo «spieghi cosa succede». E così, a quattro anni da quella sera piovosa in cui ho avuto la fortuna di poterlo ascoltare, eccomi qua a parlare di lui e del suo Quartetto d'archi per elicotteri, eseguito in prima mondiale ad Amsterdam il 26 giugno 1995 dallo stesso Quartetto Arditti che lo eseguirà domani in prima italiana. E, per introdurvelo, vi chiederei di permettermi di iniziare da un ricordo personale che mi accomuna a Stockhausen: «Era l'autunno del 2004 ...»

venerdì 16 gennaio 2009

Fabrizio De Andre', la mostra







FABRIZIO DE ANDRÉ
La mostra
Palazzo Ducale, Genova
Sottoporticato
31 dicembre 2008 – 3 maggio 2009


Genova, a dieci anni dalla scomparsa di Fabrizio De André rende omaggio alla sua figura e alla sua opera organizzando una grande mostra che ne racconti la vita, la musica, le esperienze, le passioni che lo hanno reso unico e universale, interprete e in alcuni casi anticipatore, dei mutamenti, delle pulsioni e delle trasformazioni della contemporaneità.

Organizzata da Palazzo Ducale Fondazione per la Cultura con la Fondazione Fabrizio De André onlus è l’unica iniziativa espositiva nazionale di alto livello.

Attraverso una narrazione virtuale, multimediale e interattiva, progettata da Studio Azzurro, uno dei più importanti gruppi internazionali di videoarte, in collaborazione con Sp10studio per la parte di allestimento degli spazi espositivi e per la grafica, viene proposta al pubblico non una mera esposizione documentaria di oggetti “simbolo”, di cimeli visivi e musicali, ma un’esperienza emozionale, attraverso cui ognuno potrà mettersi in relazione con la vita, le opere, la musica e le parole di Faber.

Il percorso non è suddiviso rigidamente per aree tematiche e cronologiche, ma è organizzato in modo da rendere il racconto e la rappresentazione visiva, testuale, musicale, dense di suggestioni ed emozioni per un vasto pubblico, che potrà di volta in volta scegliere quale immagine di “Faber” sviluppare per sé, in relazione con il proprio vissuto.

La mostra affronta i grandi temi della poetica di De Andrè: la società del benessere e il boom economico degli anni ’60, gli emarginati e i vinti, la libertà, l’anarchia e l’etica, gli scrittori e gli chansonniers, le donne e l’amore, la ricerca musicale e linguistica, l’attualità nella cronaca, i luoghi rappresentativi della sua vita; tutti in modo da dare il senso della sua capacità di parlare al singolo ma di essere universale, riconosciuto e amato dalle persone di ogni genere e età.

Accanto alla mostra sono allestite alcune scenografie originali della sue tournèes: i tarocchi giganti, falsi d’autore, le grandi vele e le reti da pesca. Postazioni multimediali permanenti, tavoli con touch screen, per approfondire virtualmente e visivamente testi di Faber e spartiti originali.

Allestita nel Sottoporticato del Palazzo, l’esposizione si sviluppa attraverso 5 sale, che via via raccontano in modo sorprendente e originale i temi conduttori della sua vita e della sua poetica.



Prima sala: la poetica

La prima sala, la più grande, introduce il visitatore alle principali tematiche del mondo poetico di Fabrizio, allo sviluppo del suo pensiero e ad una sorta di work in progress di alcune sue canzoni.

Sei schermi trasparenti (100x200cm ciascuno) allineati in prospettiva ottica raccontano altrettanti temi: Genova, l'amore, la guerra, la morte, l'anarchia, gli ultimi. Il visitatore può approfondirli seguendo i manoscritti di alcune canzoni, illustrati da filmati d’attualità, fotografie e videointerviste a Fabrizio.

Tra uno schermo e l’altro sono posizionati alcuni oggetti tratti dalle scenografie originali dei concerti di Fabrizio: la sua postazione originale con microfono, leggìo, casse e una sedia su cui è appoggiata la sua giacca blu; le lampade e i fari della tournée de “Le nuvole”, tre delle sue chitarre originali e il suo prezioso mandolino genovese, e infine il pianoforte che campeggiava nel grande salone di Villa Paradiso e in molte foto giovanili di Fabrizio.

Sulla parete destra corre un fiume di calligrafia, ricavato dalle stesure provvisorie o meno di alcune canzoni, dalla “Canzone del Maggio” a “Creuza de ma”, al work in progress de “La domenica delle salme”, alla versione spagnola di “Smisurata preghiera” (“Desmedida plegaria” nella preziosa traduzione del poeta colombiano Alvaro Mutis), fino ad un appunto inedito per il disco, mai realizzato, che avrebbe dovuto far seguito ad “Anime salve”.

Sulla parete sinistra una serie di bacheche di forma irregolare, strutturate come scrigni luminosi nella penombra generale della sala, raccoglie pepite della vita e dell’arte di Fabrizio: i primi bigliettini alla madre Luisa in cui Fabrizio cerca di giustificare e di invocare perdono per le sue mancanze scolastiche, una biografia manoscritta di Fabrizio stilata dalla madre per i giornalisti, alcuni libri e agende disseminati di appunti di lavoro e di citazioni annotate, una lettera di Fabrizio al poeta Mario Luzi, un’altra lettera, stavolta drammatica, di Fabrizio al padre Giuseppe scritta durante la prigionia sul Supramonte e controfirmata da Dori, il volume annotato delle “Effemeridi” da cui Fabrizio non si separava mai e altro ancora.



Seconda sala: la musica

La seconda sala propone al visitatore un percorso interattivo attraverso la produzione discografica di Fabrizio. Una serie di pannellini, che riproducono le copertine dei principali dischi di studio, possono essere scelti e posizionati su appositi tavoli attivando una serie di proiezioni. Il visitatore potrà così “incontrare” Fabrizio, i suoi amici e collaboratori, il critico Riccardo Bertoncelli che, con i loro contributi, inquadreranno il periodo storico e il clima sociale in cui questo o quel disco sono stati prodotti, i meccanismi della scrittura e della registrazione, ecc. Il tutto completato da contributi video tratti da apparizioni televisive e concerti.

Alle pareti della sala tutta la discografia ufficiale di Fabrizio fin dai primissimi 45giri, accompagnata da una serie di chicche tra cui le matrici originali dei dischi Karim, locandine ormai introvabili, elementi grafici e fotografici da cui sono state ricavate le copertine di quei dischi (provini fotografici originali, scatti alternativi, quadri, ecc.).

Completano il tutto alcuni pregevoli “sguardi d’autore”: una piccola galleria di immagini realizzate dai fotografi che hanno seguito più da vicino Fabrizio durante la sua vita: tra gli altri, Luca Greguoli, Mimmo Dabbrescia, Cesare Monti, Guido Harari, Reinhold Kohl, Francesco Leoni.



Terza sala: i personaggi

E’ forse la sala più suggestiva, dove il visitatore “incontra” i personaggi delle canzoni di Fabrizio. Vicino ai tarocchi originali, creati da Pepi Morgia per la scenografia della tournée de “Le nuvole”, sono posizionati tre schermi della stessa forma e dimensione dei tarocchi di Morgia. Sono tarocchi virtuali dentro cui appaiono trentun personaggi: il Miché, Nina, il matto, Geordie, Piero, Marinella, Teresa, Bocca di rosa, l’ottico, il bombarolo, Angiolina, Sally, Carlo Martello, Andrea, Prinçesa, il gorilla, il giudice, il suonatore Jones, Jamina, i rom di “Khorakhané”, il pescatore, Franziska, Suzanne, Maddalena, Tito, Nancy, Sinan Capudan Pascià, il fannullone, le prostitute di “A dumenega” e la Morte.

Su due lavagne touch-screen il visitatore potrà scegliere il suo personaggio preferito e creare un tarocco personalizzato scegliendo tra una gamma di immagini e di segni grafici e anche aggiungendo un testo. Collegandosi poi al sito della mostra, potrà anche caricare immagini proprie e altro per personalizzare ancora di più il suo tarocco. Questi tarocchi personalizzati verranno poi proiettati in loop su una parete della sala.

Alle pareti si troveranno anche quattro tarocchi di calligrafia, ricavati dagli appunti di lavoro di Fabrizio.



Quarta sala: la vita

Alle pareti il visitatore troverà una dettagliata cronologia e nuovi “sguardi d’autore”, con stampe fotografiche di grande formato. Anche questa sala è interattiva: il visitatore potrà scegliere tra 25 immagini riprodotte su altrettante lastre di plexiglas che potranno essere inserite in apposite cornici su cavalletti, che ricordano in maniera stilizzata i vecchi banchi ottici. Una volta posizionate, le lastre attiveranno una serie di proiezioni di immagini, filmati, videointerviste e altro ancora, legati a un determinato periodo della vita di Fabrizio.



Quinta sala: Fabrizio in video

Questo spazio è attrezzato come una piccola sala cinematografica. Sullo schermo scorrerà senza soluzione di continuità un “rullo” di oltre 5 ore, con una serie di contributi video della Rai presentati qui per la prima volta in versione integrale e dunque con parecchi inediti: apparizioni televisive, interviste, concerti, tutti raccolti in un corposo affresco da Vincenzo Mollica.

La mostra è stata organizzata dalla Palazzo Ducale Fondazione per la Cultura con la Fondazione Fabrizio De André onlus. I curatori sono Vittorio Bo, Guido Harari, Vincenzo Mollica e Pepi Morgia. Il progetto e la realizzazione sono di Studio Azzurro mentre l’allestimento degli spazi espositivi e la grafica sono di Sp10studio. L’iniziativa è realizzata in collaborazione con il Centro Interdipartimentale di Studi Fabrizio De André della Facoltà di Lettere dell’Università di Siena.

Sponsor istituzionale: Gruppo Iride. Soci partecipanti alla Palazzo Ducale Fondazione per la Cultura: Compagnia di San Paolo, Fondazione Carige, Costa Edutainment.

La mostra è organizzata grazie al contributo del main sponsor Erg.

Gli altri sponsor della mostra sono Coop Liguria, Banca Carige, Paul Wurth Italia spa, Gruppo Giacomazzi Re, Yang Ming (Italy), Medmar Tramp, Logtainer, Sech – Southern European Container Hub.

Partecipano come media sponsor Il Secolo XIX, Radio 19 e Radio 24. Myspace.com è web sponsor mentre Fnac è sponsor tecnico.

Da ricordare anche la collaborazione di Camera di Commercio di Genova e di Trenitalia – Ferrovie dello Stato.

Si sedes non is


Porto la vostra attenzione su questo psuedo palindromo


SI SEDES NON IS


si trova in un misterioso monumento situato in un angolo di Piazza Vittorio Emanuele in Roma che fronteggia la chiesa di S. Eusebio.


giovedì 15 gennaio 2009

Piove



Paese grigio, triste
Sto immobile, a lungo
Ascolto i rumori
Sempre piu' fievoli
Col passare del tempo
Mi calmo
Le nostre vite...
Beh
Non si incastrano
Chi sei?
Non so chi sei
La fisso
Resto un poco
La lama iridescedente, in mano
Mi vesto
Sgattaiolo fuori
Riprendo la via del paese
Piove