La quercia e la rosa, di Ludovica De Nava

La quercia e la rosa, di Ludovica De Nava
Storia di un amore importante di Grazia Deledda con lettere autografe. Romanzo di Ludovica De Nava

IN TERRITORIO NEMICO

IN TERRITORIO NEMICO
Romanzo storico sulla Resistenza di Pier Luigi Zanata e altri 114 scrittori - metodo Scrittura Industriale Collettiva

Dettagli di un sorriso

Dettagli di un sorriso
romanzo di Gianni Zanata

Informazione Contro!

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Blog di controinformazione di Pier Luigi Zanata

NON STO TANTO MALE

NON STO TANTO MALE
romanzo di Gianni Zanata

lunedì 31 dicembre 2007

Paulette e Hannah (2)

Paulette tace e ascolta Hannah.
‘’Tuo nonno e’ quello che viene fuori da questi scritti. Un uomo romantico, sognatore, idealista, poco pratico, un poco bugiardo. Non puoi sapere quanto mi facesse incazzare. Ma poi mi riconquistava e non potevo fare a meno di lui perche’ puro, onesto, disponibile, generoso, sempre pronto al sorriso, dalla battuta allegra per alleggerire le situazioni e dissacrare anche le cose serie, o meglio, seriose. Era innocente e schietto. Un gran lavoratore. In redazione sgobbava per ore e ore. A scrivere, a passare i pezzi dei colleghi, dei corrispondenti, ad organizzare il lavoro del giorno dopo. In queste carte trovi tuo nonno, nei pregi e nei difetti. Forse non c’ e’ tutto perche’, nonostante la sua schiettezza, tendeva a nascondersi. Gli mancava, talora, infatti, il coraggio, il fegato, la tenacia di prendere di petto la situazione di svantaggio, ma istintivamente sapeva prendere le decisioni importanti. C’ e’, comunque, il tanto per comprenderlo’’.
Paulette ascolta Hannah con sorpresa. E’ la prima volta che le descrivono con parole affettuose nonno Peter. Capisce quanto Hannah lo ami.
E’ anche dalla sua parte.
Glielo dice.
‘’Sei come lui’’ osserva Hannah, ‘’Istintivamente si fidava delle persone. Mi sembra di capire che anche tu abbia questa caratteristica. Ti avvicina molto a lui. Al contrario, invece, mi sembri ben determinata e risoluta nel volere ottenere quello che ti sei prefissata. Anche lui pero’, nonostante il suo nascondersi, le sue indecisioni, ha sempre saputo raggiungere i suoi obiettivi. Magari prendeva le decisioni quando proprio non ne poteva fare a meno, quando vi era costretto. Non mollare mai, ma godi anche la vita, in particolare l’ amore. Non diventare mai dura e non analizzare troppo. L’ amore e’ altra cosa che il lavoro. Talora bisogna sapere essere anche indulgenti, anche se qualche volta il tuo compagno potra’ farti sentire come un puzzle che una piccola esplosione ha fatto saltare per aria, disperdendo i pezzi qua e la’. Non avere paura di ricominciare da capo e mettere tutto in ordine se veramente vuoi bene al tuo uomo. Io l’ ho fatto con Peter e non mi sono mai pentita’’.
‘’Paulette adesso mangiamo qualcosa. Non sono brava in cucina come Peter, un cuoco raffinato, ammirato da tutti i nostri ospiti, ma so far funzionare molto bene il forno a microonde e so preparare degli ottimi manicaretti con i cibi congelati, che, comunque, nonostante fossero detestati da Peter, sono una grande invenzione. Il tutto accompagnato da una ottima birra analcolica, fresca’’.
Mentre parla prepara la cena, tirando fuori dal freezer bocconcini surgelati di spinaci con il formaggio e dei naselli.
‘’Peter li sopportava solo per amore mio, ma per fortuna che, per una donna come me impegnata molte ore al giorno, troppe ore, nel lavoro, ci sono i surgelati. E soprattutto surgelati di pesce. I tanto buoni filetti di sogliola, di platessa o di altro pesce. Non si devono togliere le spine o l’ intera lisca e non si riempie la casa di puzza di pesce. Tutto pronto. Da infilare solo nel forno, preferibilmente in quello a microonde e via. Un boccone e giu’, magari accompagnato da un buon bicchiere di vino bianco, fresco, preferibilmente Nuragus o Vermentino di Sardegna, una regione molto amata da tuo nonno, una terra, diceva, tanto bella, selvaggia, ospitale. Bianchi deliziosi, da bere giovani a una temperatura di circa sei gradi per gustarne tutte le caratteristiche’’.
Mentre il forno a microonde prepara le pietanze Hannah da’ un’ occhiata alla tavola. Riaggiusta la tovaglia, i tovaglioli, i fiori. Mordicchia una mandorla salata. Mette in bocca una manciata di noccioline americane, di pistacchi. Per lei e Paulette versa nei bicchieri un aperitivo leggermente alcolico: bitter rosso, succhi vari di frutta esotica, liquore d’ arancia, una spruzzatina di ‘’filu ‘e ferru’’, un’ acquavite sempre originaria della Sardegna. Peter ogni volta che vi si recava tornava a Castle con l’ automobile carica di vini, acquavite e formaggi, di pecora e capra. L’ aperitivo e’ una invenzione di Peter, solo che lui ci metteva il liquore d’ arancia fatto in casa dalla mamma di Hannah, la quale oggi ultranovantenne non ha piu’ voglia di far distillare arance, mandarini, limoni, mirto, per ottenere deliziosi liquori, o di mettersi davanti ai fornelli per le sue marmellate, soprattutto di limoni, di cui Peter era goloso.
‘’Mi piaci e mi sei simpatica. Peter mi parlava sempre di te. Devo dire che possiedi una delle sue caratteristiche: sai ascoltare. Tuo nonno sapeva ascoltare, molto bene, chi parlava era sempre al centro della sua attenzione. Inoltre era un grande affabulatore. Ti faccio una proposta: ti metto a disposizione le sue carte. Le potrai consultare, leggere, quando vorrai. Per questo ti lascero’ le chiavi di casa per non essere legata ai miei impossibili orari. Potrai venire qui quando vorrai, anche a studiare se lo desideri. Peter ha sempre avuto la voglia di farti conoscere la mia, nostra, sua casa. Non glielo hanno mai permesso’’.

Buon Anno

Che la strada si alzi per venirti incontro.
Che il vento sia sempre alle tue spalle.
Che il sole brilli caldo sul tuo viso.
E possa la pioggia cadere dolcemente sui tuoi campi.
Cammina in pace e sii contento
Ovunque tu sia sulla tua strada,
E finche’ non ci incontreremo di nuovo
Che Dio ti tenga gentilmente nel cavo della sua mano.

Tra i miei numerosi libri ho trovato in ''Le parole portano lontano'', di Nick Owen, questo augurio originario dell' Irlanda. L' ho fatto ''mio'' e lo trasmetto a voi tutti.

domenica 30 dicembre 2007

Non esiste spazio se non esiste luce


Dall’ alto del bastione che domina Castle, la citta’ vecchia e quella nuova, lo sguardo raccoglie l’ intera distesa della citta’. Dal porto alla laguna di Saint Gilles, alla spiaggia, al promontorio della Devil Saddle, allo stagno di Jus Ranthelmo. Lo spettacolo e’ magnifico. Qualche suono indistinto proviene solo dall’ interno della passeggiata coperta, sotto il piazzale del bastione, dove sono in corso opere di restauro.
Anche se siamo in marzo, il sole, un caldo sole, abbacinante, invade Castle.
Peter e’ appoggiato ad una delle balaustre del bastione. Indossa un abito nero di velluto con panciotto. E’ elegante e discreto, con camicia bianca di cotone, senza colletto e piegoline sul davanti.
Pochi mesi prima si era sposato per la terza volta. Stranamente pero’ gli era sembrato di assistere alle nozze di un’ altra persona.
Pensa che non esiste spazio se non esiste luce e che non e’ possibile pensare il mondo senza pensare alla luce. La violenta luminosita’ che e’ sopra Castle conferma il suo pensiero.
Fuma un sigaro, appoggiato a quel parapetto mezzo bruciacchiato dai mozziconi di sigaretta lasciati li’ a consumarsi. Sembra intenzionato ad approfittare dello spettacolo per fumare tranquillamente.
La luce bacia i tetti, scivola per le strade, risveglia in ogni albero, in ogni pietra, in ogni finestra l’ entita’ dormiente della citta’.
Si allontana dal parapetto e lentamente prende la strada verso casa.
Apre la porta. I cani gli vengono incontro guaendo.
Entra nella camera da letto. Nello specchio dell’ armadio vede riflessa la sua persona. La guarda con disgusto.
Sul letto e’ distesa Hannah. E’ vestita con i pantaloni bianchi e la giacca argento del giorno delle nozze.
E’ immobile.
Lo sguardo fisso.
Senza vita.

Paulette e Hannah (1)

Hannah fa entrare Paulette nella sua casa, nella loro casa, perche’ e’ anche di Peter.
Molti particolari testimoniano la sua presenza.
La sua collezione di orologi da tasca fa bella mostra nello studio. Orologi in argento, prevalentemente inglesi, dell’ ottocento, qualcuno anche della fine settecento. Tutti a carica manuale, con chiavetta. Poi gli Swacth da tasca della fine del secolo scorso. Moderni, a batteria, ma ugualmente di valore perche’ pezzi non trovabili tanto facilmente. E ancora la sua collezione di penne e pennini. Sparse qua e la’ le sue pipe.
A ricordare la sua presenza sono soprattutto alcune fotografie che sono in vista in soggiorno, accanto alla preziosa collezione di fischietti in terracotta, cominciata da Hannah e poi da Peter, acquistati in diverse parti del mondo.
Le foto attirano Paulette.
Sono Hannah e Peter a una festa di fine anno. Il primo trascorso insieme, nel lontano 1994. Una festa esclusiva, nel piu’ elegante hotel di Castle, ospiti dei cugini di Peter, i proprietari dell’ albergo.
Hannah e’ bella, affascinante, prorompente. Il suo viso, il suo sguardo, i suoi occhi sono eccitanti. E’ fasciata da un body nero. Anche la gonna e’ in seta nera, lavorata a pizzo. Poi una grande e bella fascia di colore rosso a dare luminosita’ alla persona e all’ insieme. E’ radiosa. E’ evidentemente felice.
Peter e’ elegante. Indossa un raffinato smoking. Anche lui mostra di essere felice.
Hannah segue con attenzione Paulette.
Osserva i suoi sentimenti cerca di scoprire cosa le passa per la mente.
‘’Voglio conoscere quest’ uomo’’ dice Paulette, precedendo ancora una volta la domanda di Hannah.
‘’Desidero sapere tutto di lui. Mi e’ stato negato. Mi e’ stato negato. Mi e’ stato impedito di avere sentimenti nei suoi confronti: indifferenza, disprezzo, odio, comprensione, affetto, amore. Uno qualsiasi. Sarei stata io a decidere. Invece cosi’ mi e’ stato tolto qualcosa. Con quale diritto? Perche’?’’.
‘’Sono la meno indicata a rispondere alle tue domande’’ dice Hannah.
‘’Posso dirti che sei stata sempre nei suoi pensieri. Ha sempre detto che la tua nascita ha segnato una svolta nella sua vita. Mi raccontava del suo grande amore per la sua bambina, la sua bella sposa. La prima nipote, vissuta in casa sua per qualche anno. Prima dell’ ostracismo della sua famiglia, quando tornava a casa usciva sempre con te. In braccio prima e poi, quando avevi preso a camminare da sola, per mano. Si dirigeva al bar nella piazza vicino casa. Li’ comprava delle tavolette di cioccolato e mentre ne concedeva una o due a te, mangiava le altre con golosita’’’.
Hannah allora apre un cassetto, il primo dell’ armadio, dove lei in genere mette le cose piu’ importanti. Tira fuori centinaia di fogli, scritti a mano utilizzando una penna stilografica. La grafia e’ bella, ordinata, talora svolazzante. Estrae anche un lungo scritto, il racconto della sua vita, battuto al computer.
‘’Vuoi conoscer tuo nonno? Vuoi sapere di lui, l’ uomo piu’ attraente che abbia conosciuto. Elegante. Uno dei piu’ eleganti di Castle. Spiritoso. Allegro. Ottimista. Sempre. Bene. Allora devi leggere quello che ha scritto. Da buon giornalista qual’ era aveva grande facilita’ di scrittura, caratterizzata da fantasia, dolcezza e profondi sentimenti che riusciva ad esprimere in versi, racconti e lettere che conservo gelosamente’’.
Mentre parla la commozione prende Hannah. Gli occhi diventano lucidi. Alla mente le tornano i momenti gioiosamente felici trascorsi con Peter.
Anche Paulette ha l’ animo in subbuglio. Sente stringersi lo stomaco. La tensione e’ alta.
E’ sorpresa dal fatto che il nonno fosse un giornalista, un bravo giornalista, esperto di politica, economia, agricoltura e enogastronomia, che aveva lavorato anche per la televisione e la radio.
Comprende ora la sua passione per l scrivere, la sua scelta universitaria, il suo desiderio di voler lavorare nei giornali.

mercoledì 26 dicembre 2007

Mio padre e la liberta'

Non ho mai conosciuto mio padre, morto in guerra, l' ultima, quando avevo tre anni. La sua grande umanita', cultura, amore per la liberta' e la giustizia le ho conosciute soprattutto attraverso i racconti di mia madre.Quando penso a lui vedo mio padre, mentre mi fissa con i suoi occhi azzurri e mi dice che la liberta' va strappata dalle mani degli oppressori.Un insegnamento che trasmetto ogni giorno ai miei figli e nipoti con il mio comportamento. Come dice Adorno nei ''Minima moralia'': non si da' vera vita nella falsa.
L’ idea di liberta’ mio padre me lo ha trasmesso pochi mesi prima di morire.
E’ l’ unico ricordo che ho di lui. Un ricordo mio, esclusivamente mio.
‘’Ogni uomo ha dei ricordi che racconterebbe solo agli amici. Ha anche cose nella mente che non rivelerebbe neanche agli amici, ma solo a se stesso, in segreto. Ma ci sono altre cose che un uomo ha paura di rivelare persino a se stesso, e ogni uomo perbene ha un certo numero di cose del genere accantonate nella mente’’.
Dostojevskij: ‘’Memorie del sottosuolo’’.
Quando mi ha parlato di liberta’ a ogni costo, da strappare dalle mani degli oppressori, siamo io e lui da soli. Andiamo, la mia mano nella sua, da Nayaders, dove, in tempo di guerra, aveva trasferito la famiglia, a New Adolya, un altro centro dell’ Alleopartshire, distante un paio di chilometri.
E’ marzo, non so se il giorno del mio compleanno. Ha avuto due giorni di licenza, ho poi saputo da mia madre quando dopo anni, molti, racconto l’ episodio. E’ di stanza a Castle, circa venti chilometri da Nayaders.
I miei ricordi dell’ ambiente della campagna sono piuttosto sfuocati. Diventano nitidi solo sulla sequenza della passeggiata e delle sue parole.
Camminiamo sul ciglio destro della strada. Sto alla sua destra per non correre pericoli, anche se il traffico e’ limitato a poche biciclette, a qualche carretto trainato dai cavalli, molte le persone a piedi, soprattutto donne e qualche ragazzo. Uno di questi ci passa accanto correndo.
Lui e’ in borghese, indossa un abito scuro, io un capottino chiaro con il colletto in velluto. Nella mia mente tutto e’ chiaro, soprattutto i suoi occhi di un intenso azzurro.
Camminiamo in silenzio. Mio padre mi stringe la mano. Il suo viso e’ sereno. Sono raggiante. Non passo molto tempo con lui. Quando la sera, non tutte le sere, lui torna a casa, io sono a letto e dormo, e la mattina, quando riparte, non sono ancora sveglio. Mia madre mi ha sempre raccontato che appena entrato in casa veniva nella mia camera, mi accarezzava sui capelli e mi dava un bacio sulla fronte. Rito che ripeteva quando andava via.
Arrivati all’ altezza del cimitero di Nayaders ci fermiamo, ci sediamo, uno a fianco all’ altro, su un poggiolo ricoperto d’ erba.
Comincia a parlare. Dice quanto bene vuole alla mamma, a me, agli altri due figli. Poi racconta delle brutture della guerra, della inutilita’ di un conflitto scatenato da un pazzo e assecondato da un altro stolto, solo per sete di potere, delle false speranze di vittoria decantate dal Duce, dal Re. Espone i suoi concetti di liberta’, fratellanza, di giustizia e pace tra i popoli. Parole allora non comprese. Troppo difficili per me. Sono pero’ rimaste incise nella mia mente, capite solo col crescere degli anni.
Siamo rimasti seduti forse una mezz’ ora, poi lentamente siamo tornati a casa.
Quella e’ l’ ultima volta che ho visto mio padre.Non ho altri ricordi di lui vivo.
Dopo alcuni mesi un ufficiale e’ venuto a casa per dare a mia madre la notizia che il marito era morto in un bombardamento di guerra, quella guerra da lui rifiutata, ritenuta inutile, dichiarata da un folle, appoggiata da uno stolto, solo per sete di conquista.

martedì 25 dicembre 2007

Paulette e Hannah

Una sera Hannah e’ ancora nel suo ambulatorio di chirurgia e medicina estetica.
E’ sola e e’ appena andata via l’ ultima cliente, l’ ultimo appuntamento della giornata.
E’ ancora nel suo studio, deve fare come d’ abitudine alcune telefonate alle sue clienti operate la mattina prima. Ne avra’ ancora per un paio d’ ore prima di rientrare a casa. Le sue giornate di lavoro durano sempre a lungo.
Emma ha quasi sessant’ anni ed e’ laurea da quasi quaranta. E’ una affermata professionista, ma la sua organizzazione della sua attivita’, come sempre del resto, e’ incasinata. Per questo poi, ogni tanto si imbufalisce e afferma sempre che le mancano alcune ore: da dedicare a se’, allo studio, al riposo, alla casa.
Sta per comporre il primo numero telefonico quando sente il trillo del campanello.
Suonano alla porta.
Va ad aprire e si trova davanti una bellissima ragazza. Una di quelle giovani donne che chissa’ per quanto tempo non avranno bisogno di lei e delle sue cure estetiche.
Dopo avere risposto affermativamente alla domanda se fosse la dottoressa Hannah Eurem, la fa entrare e accomodare nel suo studio.
E’ abituata a ricevere anche fuori orario. Non ha mai avuto la forza di rifiutare visite, anche quando stanchissima. La sua disponibilta’ e’ stata sempre apprezzata da tutti.
Sta per chiedere il motivo della visita, fuori appuntamento, e vorrebbe puntualizzare di fare presto perche’ ha altri impegni. Non ne ha il tempo. La giovane donna senza indugi entra subito nel v ivo della questione.
‘’Non sono qui per una visita o un consulto’’ dice, dopo aver detto di chiamarsi Paulette.
‘’E’ una vicenda molto personale’’ continua ‘’e riguarda lei e me. Sono la nipote di Peter, il suo compagno. Solo pochi giorni fa e’ saltato fuori questo nonno, che mi e’ stato tenuto nascosto per sedici anni. Non so molto. In famiglia sono reticenti. Mi hanno raccontato alcuni aspetti della sua vita, della sua storia. Ma io voglio saperne di piu’. Ho saputo, dopo molte resistenze, che lei e’ stata la sua donna. Eccomi qua per parlare di lui’’.
Hannah e’ sbigottita.
Peter e’ sempre presente e lei non ha mai smesso di portare all’ anulare la fedina con brillanti che lui le ha regalato a testimonianza del suo amore.
Hannah e’ sorpresa. Non aspettava una simile richiesta. Tace.
Guarda questa ragazza che con fare schietto le chiede di Peter. Ora che la osserva bene vede nei suoi tratti del viso qualcosa che le ricorda il suo Peter, la sua malattia, l’ unico uomo con il quale ha convissuto e con il quale aveva desiderato e stabilito di sposarsi.
‘’Non e’ facile parlare di Peter, l’ uomo piu’ dolce e affascinante che abbia conosciuto. L’ uomo del quale sono stata sempre attratta, fisicamente e spiritualmente, nonostante i suoi difetti. Una persona…, la piu’ importante della mia vita. Un uomo che qualche volta ho avuto paura di perdere per averlo trascurato un po’, per non avere goduto appieno cio’ che mi ha dato. Tenero, adorabile, pauroso Peter, che rifuggiva gli ostacoli, ma che ha avuto il coraggio di scegliermi. Due volte. Di questo gliene sono grata’’.
Paulette ascolta. Guarda questa donna, ancora giovane, piacente, attraente e bella. L’ eta’ sembra non averla colpita.
‘’Per una volta al diavolo le telefonate ai miei clienti. Se hanno bisogno possono chiamarmi al cellulare. Hai tempo? Hai un orario fisso per rientrare a casa?’’.
Dopo che Paulette ha risposto che puo’ tardare e chiesto di poter telefonare ai genitori per dir loro di non preoccuparsi per il ritardo perche’ da una amica, Hannah le propone di andare a casa sua per mostrarle alcuni ricordi di Peter, i suoi scritti, le sue poesie d’ amore, una sorta di diario della loro storia e della sua vita.
___

AUGURI


La felicita' e' un profumo che non puoi versare su un' altra persona senza lasciarne cadere alcune gocce su di te.

lunedì 24 dicembre 2007

Luce pietosa



A poche centinaia di metri di distanza, dalla rinata Palace Square, si affaccia la grande spianata al di sopra di Constitution Square, sempre luogo d’ incontro di Castle. I profili degli edifici, della Cattedrale danno a Palace Square una struttura essenziale, monumenti architettonici di una citta’ orgogliosa di se’. Dalla spianata si gode il panorama dell’ Angels Gulf e del porto di Castle. In lontananza il promontorio della Devil Saddle che domina la spiaggia della citta’.
Dalla finestra della mia camera da letto vedo le parti alte degli edifici di Palace Square, della Cattedrale e il promontorio della Devil Saddle.
Sono sdraiato sulle lenzuola, scoperto con la camicia addosso, in mutande. Sono a letto punto di partenza e di arrivo di tutte le mie giornate.
La luce del giorno bacia il mio viso, il letto, le pareti della stanza. Risveglia in me la vita.
Furioso per il rifiuto.
Lei gli aveva spiegato che aveva bisogno dei suoi spazi, che aveva ecessita’ di tempo per riflettere. Insomma tutto il repertorio classico delle merdate.
Guardai il suo cadavere. Il volto aveva acquistato un’ espressione impossibile da interpretare. Sembrava forse un mostro quella donna? Non in modo particolare adesso che con il proprio rifiuto aveva rovinato per sempre il suo futuro.
Un tocco di luce avvolge pietosa il suo corpo.

domenica 23 dicembre 2007

Hannah


Come d’ accordo, alle 11 del mattino Peter si trovava davanti ai cancelli del cimitero, Hannah non era ancora arrivata.
Di fianco alla porta d’ ingresso, una scritta in grandi lettere indica la direzione della camera mortuaria.
In lontananza le croci, le lapidi, le tombe di famiglia. La ricchezza e la poverta’ di ognuno costituivano un fattore essenziale, dominante: erano i termini di paragone piu’ usitati, indispensabili, ricorrenti, per una distinzione di parte.
Comincia a piovere. Una pioggia fitta, sottile, odiosa.
Peter si muove. Un passante dice, tempaccio, questo umido ti entra nelle ossa.
Poi e’ di nuovo il silenzio.
Peter si porta le mani al viso come se volesse schivare una scena di terrore.
Dentro la bara. Arriva Annah.

martedì 18 dicembre 2007

Staro' con te

Quanto al futuro ascolta: io me ne staro con te come colui che nella maturita' comincia la sua vita e guarda lontano l' arcobaleno.
Meraviglia!
Il sole si alzera' sui tetti della citta vecchia di Castle.
E' l' amore. Scegliero' il tuo sguardo ogni mattina. Ascoltero' le tue parole come musica. Desiderero' il tuo sentimento per viverlo ogni istante.
Mi giro e accarezzo il corpo di Hannah, steso sul letto.
Senza vita.

lunedì 17 dicembre 2007

Fredda Castle di pietra



Fredda Castle di pietra. Strana Castle di pietra. Castle e’ molto ripida.
Sono costretto a recarmi di tanto in tanto in un centro commerciale, il solo luogo al mondo dove tutto coesiste con tutto in insensata contiguita’.
La gente vi si trasferisce in massa. Sono l’ ultima frontiera del mistero. Sono posti stranissimi dove niente e’ mai davvero come sembra.
Sono gia’ le dieci del mattino. Piove di brutto, un temporale tosto. Devo andare lo stesso: non c’ e’ niente in frigo. Devo pur mettere qualcosa tra i denti a pranzo.
Il centro commerciale, non troppo lontano da casa, e’ tutto una ressa: alle casse code raspose. Le donne parlano continuamente tra loro, ogni tanto mutano il tono bruscamente, guardando gli uomini che, impacciati, non sanno andare avanti.
Pago. Sto per uscire. La vedo. E’ bella. E’ vestita di nero. Sotto la giacca si immaginano due tette da sballo. Ho fischiato. Si e’ girata. Mi ha guardato. Ha ripreso a camminare, senza considerarmi.
Mi avvio. Sento un rumore distante di una forte esplosione, un rimbombo che fa tremare tutto l’ edificio.
La vedo volare, insieme ad altri, e poi ricadere senza vita.
La folla grida, poi le grida diventano isteriche.
In fondo non c’ e’ piu’ nulla, eccetto il fumo e i corpi straziati.
Centri commerciali: posti stranissimi dove niente e’ mai davvero come sembra.

In viaggio con gli inganni

Sui colli all’ alba, lontano da Castle, in viaggio con gli inganni
Cammino lentamente, con me Micha, una ragazza fantastica, tutta la pelle visibile interamente coperta di lentiggini. Corpo aggraziato, viso franco, splendidi capelli biondi, morbidi e serici. E’ venuta a dirmi che sarebbe andata a cercarsi un altro perche’ ha necessita’ di rapporti stabili.
In lontananza il mare. Anche le navi a distanza. Le navi hanno qualcosa a vedere con il principio e la fine.
Mi copro il viso con le mani. Getto il sigaro in terra. Micha mi gira le spalle.
Da una tasca tiro fuori una pistola, premo il grilletto con forza, una, due, tre volte… forse piu.
Si va sempre a morire lontano dai posti migliori.

domenica 16 dicembre 2007

Quali malvagita' si annidano nel cuore dell' uomo?


La notte e’ freddissima, ma la luna splende vivamente. Sulle colline vicine un bizzarro uomo passeggia tranquillamente in quel posto e cosi’ tanto freddo.
Un altro uomo di avvicina.
Peter, uno dei due, parla per primo e dice a Frank che comprende la sua inquietudine, ma che tutto senza dubbio si aggiustera’.
Per il momento Peter so bene che non ho niente da temere.
Ti vedo pensieroso, come sempre quando hai un problema difficile.
Quali malvagita’ si annidano nel cuore dell’ uomo? Tu lo sai.
Frank mentre parla si rivolge a Peter con un ghigno demoniaco.
Tu non hai ancora capito.
Che cosa?
La morte, aggiunge Frank.
Ah.
No, tu non hai capito cosa vuol dire ricominciare.
Prendila calma, Frank, prendila calma e abbassa un po’ la voce.
Non la vedro’ mai piu’, urla e piange senza lacrime, lei non c’ era a Castle quella notte, non c’ era. Ha preferito andarsene. Le parole di Frank escono a stento.
Non e’ andata via. Tu trent’ anni fa, su questa collina, in una notte freddissima, con una luna splendente vivamente, le hai preso la faccia fra le mani, l’ hai baciata sulla bocca, con sensualita’. Lei sorrideva, come se avesse nel petto tutta la felicita’ del mondo. Tu allora l’ hai colpita con un coltello a serramanico, conficcandolo nella sua pancia, aprendola come si apre un agnello per scuoiarlo.
Quali malvagita’ si annidano nel cuore dell’ uomo? Peter tu lo sai.
E’ una notte fatata in cui gli uomini si abbandonano ai flutti dei sogni, inseguendo streghe e chimere.

La notte in cui Babbo Natale fu giustiziato

La notte in cui Babbo Natale fu giustiziato mi trovai in mezzo a una tempesta di neve. E’ stato il momento in cui conoscenza e liberta’ mi hanno fatto comprendere come interpretare e cambiare il mondo.
Ho una buona notizia, dice Hannah, l’ albero del giardino variamente adorato ora con la neve caduta nella notte e’ perfetto.
Ti ho sognato stanotte, dico, ma sei piu’ bella che nel sogno.
Perche’ vuoi assolutamente che creda a quello che dici? Al tuo posto la cosa mi lascerebbe indifferente, che mi si creda o no…
Sono turbato da questo strazio di donna. Non puo’ essere buona, bensi’ un demonio.
Tu non capisci, continuo, tu non puoi capire. Ascoltarmi, credermi e tutto cio’ che chiedo.
Va bene, rintuzza lei, cosa ne pensi di tirare una riga su quello che ho detto?
Lacrime di coccodrillo, penso.
Si avvicino’ a me, mi strinse con le gambe, comincio ad accarezzarmi il corpo.Tempo e spazio sono solo forme della nostra conoscenza, del nostro amplesso.
Improvvisamente si alza, si allontana.
Scappo ho un sacco di commissioni da fare in citta’.
La prendo per il braccio e la guardo da vicino, la fisso con occhi di brace. La trascino in cucina prendo un coltello e la sbuccio come una vecchia arancia.
La notte in cui Babbo Natale fu giustiziato, liberta’ per cambiare la realta' del mio mondo.