La quercia e la rosa, di Ludovica De Nava

La quercia e la rosa, di Ludovica De Nava
Storia di un amore importante di Grazia Deledda con lettere autografe. Romanzo di Ludovica De Nava

IN TERRITORIO NEMICO

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Romanzo storico sulla Resistenza di Pier Luigi Zanata e altri 114 scrittori - metodo Scrittura Industriale Collettiva

Dettagli di un sorriso

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romanzo di Gianni Zanata

Il calcio dell' Asino

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Il calcio dell’Asino. Il calvario di un giornale ribelle (1892-1925) e del suo direttore Giovanni de Nava (Giva)

NON STO TANTO MALE

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romanzo di Gianni Zanata

domenica 20 gennaio 2008

Il tesoro










Gli spiriti, i fantasmi, si dice, regnarono in tutti i tempi. La storia che sto per narrare e’ un esempio della loro esistenza? Puo’ darsi. Affermo che gran parte della incredulita’ su queste vicende sono legate al fatto che non sempre si comprende che non possiamo essere sempre soli.
La vicenda si svolge a Nayaders, un paese non lontano da Castle, la piu’ importante citta’ di Sandalyon, una grande isola dei mari temperati.
Sono le sette del pomeriggio di un giorno di settembre del 1943. Si sentono le ore suonare nel vicino campanile della chiesa. parrocchiale. La luce del giorno comincia a calare.
Sono nel salotto di casa, una stanza con un divano, due poltrone, una credenza con i servizi buoni di piatti e bicchieri, argenteria esposta, il tavolo tondo, quadri e foto alle pareti, una lampada a stelo, sul tavolo anche un portacenere di vetro e rame con un cavallino di rame sul bordo, nonostante in casa nessuno fumi. Gioco con un cavalluccio di latta, accoccolato dietro la sedia in cui mia madre e’ seduta, intenta a cucire e a lavorare a maglia.
Improvvisamente qualcosa accade in cucina, rompendo il silenzio che regna nella casa.
Rumore di sedie trascinate e rovesciate. Poi come di piatti, bicchieri. Per terra. Rotti.
-Peter? Che cosa hai combinato?
Mi alzo e mi faccio vedere. Si accorge che le sono accanto.
-John Charles? Che cosa e’ successo?
Nessuna risposta.
Si alza. Va in cucina per guardare il disastro. Niente. Tutto e’ in ordine.
Mi fratello e’ in giardino. Gioca con il cane.
Mia madre lo raggiunge.
-Hai toccato qualcosa?
-No.
Torna in salotto Alle abituali faccende. Riprende a cucire e a lavorare a maglia.
Un’ altra sera. E’ sola in casa. Le tenebre sono gia’ arrivate. Le poche e deboli luci in strada sono accese. Noi figli siamo da una vicina.
Improvvisamente rumore di stoviglie.
Corre in cucina: piatti, bicchieri, tegami, padelle e pentole sono sul tavolo, tirati fuori della credenza.
Sbianca in viso. Le mani le tremano. Ha paura. Va anche lei dalla vicina.
Quando torniamo a casa riassetta.
Non racconta l’ accaduto.
Poi una notte, siamo tutti a letto, e’ un continuo sbattere di porte e finestre. Le ante dell’ armadio si aprono e la biancheria è scaraventata a terra.
In casa non ci sono altre persone.
Mia madre e’ spaventata, ma mantiene la calma, per non allarmare noi figli, svegliati dal fracasso.
Recita a voce alta un’ Ave Maria e un Padre Nostro. La sua voce e’ perfettamente ferma, tranquilla, composta, ma seria. Ci invita a recitare con lei le preghiere. I miei due fratelli le dicono, sempre ad alta voce. Io, ho appena tre anni, non le so per intero.
Dice: Se sei un’ anima buona vieni in pace. Se sei uno spirito cattivo l’ inferno ti inghiotta.
Ci rasserena. Fa persino un debole tentativo di sorridere.
Ancora di sera, siamo tavola, in cucina, stiamo cenando. D’ un tratto, la porta d’ ingresso è colpita come da un forte getto d’ acqua, come di secchi svuotati con violenza.
Va verso la porta che da in giardino. Rimane qualche istante ferma pensando al da farsi. E’ indecisa se tornare a sedersi o aprire. Apre. Nessuno. Solo una grande pozza.
Di nuovo recita un’ Ave e un Padre e ripete l’ invito a venire in pace se spirito buono, altrimenti tornare tra i dannati.
L’ indomani va in chiesa e parla degli accaduti con il parroco. Mia madre parla lentamente, come per aiutarsi a ricordare tutti i particolari e non tralasciare nulla. Il corpo e’ immobile, le mani strette indissolubilmente in grembo e lo sguardo conficcato sul crocifisso appeso alla parete. Il prete l’ ascolta con gli occhi fissi sul suo viso. E’ tranquillizzata. Le dice che forse e’ ancora scossa per la recente morte del marito.
Una mattina John Charles gioca in salotto. Ha una monetina in mano. Gli sfugge. Rotola sul pavimento, raggiunge la parete e si infila in una fessura, tra una mattonella e il muro. Fa per prenderla ma questa scompare nel pavimento e dopo qualche secondo si sente un pling, fine caduta. Mia madre che ha seguito la scena capisce che li’ il pavimento copre un vano vuoto. Inspiegabile. La casa non ha cantina.
Ricorda che si e’ parlato della casa come di quella dove sarebbe stato ucciso, almeno un secolo prima, un uomo per rubargli gli averi, una cassetta con centinaia di monete d’ oro. Quando la mia famiglia era andata a viverci una vicina aveva raccontato a mia madre il triste episodio, affermando che nessuno l’ aveva mai voluta acquistare e era rimasta disabitata per molti decenni. Le aveva detto che qualcuno affermava di aver visto il tesoro, fornendo una descrizione molto particolareggiata degli oggetti. Questo tanti e tanti anni fa. Poi il silenzio sulla vicenda, sulla casa, sul tesoro.
Questa volta si rivolge a un prete di un paese vicino, conosciuto come esorcista. E’ un prete alto, con gli occhiali, il cranio pelato, un sorriso franco e beneducato.
Mia madre racconta gli episodi, la storia della morte violenta, della casa e del tesoro con voce sommessa, ma molto chiara. Parla, ma un vago timore, forse terrore, gli prende l’ anima, probabilmente in ragione della calma che, comunque, aveva nel cuore. Sembra contemplare, sbigottita, sgomenta, spaurita le visioni, nascoste ai piu’, che ora si librano nella sagrestia dalle pareti alte, coperte, dall’ alto al basso da una pesante tappezzeria, a intervalli irregolari tappezzata da figure di santi e immagini della passione del Cristo..
Il sacerdote ascolta, poi dice serio:
-Potrebbe essere uno spirito buono che vuole attirare la tua attenzione per farti trovare il tesoro che gli assassini non sono riusciti a rubare. Potrebbe pero’ essere anche uno spirito maligno. Lo stesso Belzebù:
Mia madre sta in silenzio. Guarda i disegni sulla tappezzeria e nota al centro di una parete il disegno di una colonna attorno alla quale correva attorcigliata con la forza di un serpente la fiamma di un fuoco vivo.
L’ esorcista prosegue:
- Se non hai altro da riferirmi, posso andare a casa tua e recitare le preghiere per allontanare il demonio. Non sapro’ pero’ mai dirti se in casa c’e’ un tesoro. Per saperlo dovrai levare le mattonelle e scendere nel vano. Puoi trovarci, pero’, non monete d’ oro e altri oggetti preziosi, serpenti e scorpioni, l’ emblema del male. Te la senti di correre questo rischio?
Mia madre accetta l’ invito del sacerdote a benedire la casa. Non fa altro, anche perche’ gli episodi dopo le preghiere dell’ esorcista non si ripetono. Non osa guardare sotto il pavimento perche’ teme che il demonio prenda se’ e le sue creature per spingerle nei gorghi dei fiumi infernali, nelle tenebre, nelle profondita’ del silenzio, trascinandole giorno e notte, estate e inverno, senza mai riposare.
Dopo qualche mese trasferisce la famiglia a Castle, la citta’ dove esercita la sua professione di ostetrica condotta.
Dimentica la vicenda.
Le torna in mente quando viene a sapere che il nuovo inquilino e’ diventato improvvisamente ricco.

1 commento:

  1. Rischi che di possono correre!!!!Interessantissimo questo tuo post davvero bello!!!!

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