La quercia e la rosa, di Ludovica De Nava

La quercia e la rosa, di Ludovica De Nava
Storia di un amore importante di Grazia Deledda con lettere autografe. Romanzo di Ludovica De Nava

IN TERRITORIO NEMICO

IN TERRITORIO NEMICO
Romanzo storico sulla Resistenza di Pier Luigi Zanata e altri 114 scrittori - metodo Scrittura Industriale Collettiva

Dettagli di un sorriso

Dettagli di un sorriso
romanzo di Gianni Zanata

Informazione Contro!

Informazione Contro!
Blog di controinformazione di Pier Luigi Zanata

NON STO TANTO MALE

NON STO TANTO MALE
romanzo di Gianni Zanata

giovedì 23 ottobre 2008

Sepolture premature



Acqua

Fango

Inferno liquido

Determinata ostilita'

Precipitose giravolte

L' una dopo l' altra

Agghiaccianti evoluzioni

Terribile corsa

Demoni distruttori

Rovine

Tutto inghiottito voracemente

Solo orrore intorno

Furie assassine

Racchiuse sulle loro vittime

Manca il respiro

Sepolture premature










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maltempo su tutta la Sardegna
Cagliari, Capoterra: tre morti e tre dispersi negli allagamenti
Le vittime travolte dalla furia di alcuni torrenti tracimati per le piogge torrenziali. Diga a rischio

mercoledì 22 ottobre 2008

Nuvole d' autunno, di Mario

Questo post di straordinaria bellezza l' ho ''rubato'' ad Annarita, http://websomethingelse.blogspot.com/2008/10/nuvole-dautunno.html

Nuvole D'Autunno
Pubblico qualcosa, che per me è irresistibile, di una Bellezza assoluta...e io non so resistere alla Bellezza.Non vi sembri strano...Web 2.0 and something else è anche questo!Grazie Mario!

Questa mattina.

Questa mattina continuavo a martoriarmi
con l’odore di mia madre.
Che ho sorvegliato, accudito, imboccato ed
adagiato mille volte sopra il water.

Questa mattina ho fatto una supplenza di italiano.
In una classe seconda desiderosa di cazzeggio.
Ho letto di Orazio il Carpe Diem. E s’è fatto un
silenzio religioso.
Ho letto i mille baci di Catullo. E il silenzio s’è
addensato di promesse.
Ho letto la giovinezza che si sfalda nella sfumata
nostalgia di Lorenzo.
E la classe s’è elevata in tempio.

Questa mattina se ne è andato un vecchio amico.
Per anni ha risparmiato per comprare una casetta in costa azzurra.
Per consumare lento il tempo di pensione.
C’è andato a settembre, in pensione. E ad ottobre è morto.
Questa mattina.

Domani mattina, sorriderò.
Se mi sveglio.

http://websomethingelse.blogspot.com/2008/10/nuvole-dautunno.html

Pace finale



Inferno
Buio totale
Fulmini illuminananti
Orizzonte tratteggiato
Immaginifiche figure
Castighi del cielo
Tuoni
Cupi rimbombi
Cavernose grida
Liberazione di forze oppresse
Rutti ciclopici
Nuvole basse e nere
Gravide d' acqua
Vomitano pioggia
Gocce violenti
Lame assassine
Trapassano la madre terra
Pace finale


un'immagine di Pamela Matthews

martedì 21 ottobre 2008

Il salvatore Perseo lontano



Ti ho trovato
Non e’ stato difficile
Sei proprio un serial killer?
Sorriso e occhi dicono no
Eccitanti le tue mani
Su ventri, cosce e seni
Desidero te
La tua lingua che mi lecca, mi penetra
La tua dolcezza in me
Ti aspetto scrive
Esperienza indimenticabile
Vado
Ombre lunghe della sera
Caffetteria
Lungo Senna
Francine attende
Appoggiata alla vetrata
Viene incontro
Alta, bionda, culona
Viso squadrato non bello
Sorriso aperto
Occhi iridescenti
Comincia a flirtare
Andiamo
Mi faccio guidare
Montmarte
Ultimo piano
Place du Tertre
Soffitta d’ artista
Dolcemente l’ amore
Amplesso infinito
Respiri sincronizzati
Al lento movimento dei corpi
Una specie di paradiso
Ultimo abbraccio
La serata non e’ finita
La lama entra nel petto
Apre gli occhi
Parole strozzate in bocca
Suono come chioccia
Smorfia di sorpresa
Labbra serrate in linea dura
Braccia allargate
Macchia rossa sul lenzuolo
Dovevi saperlo
Conoscevi il mio mestiere
Finestra sul cimitero di Montmartre
Sottile spicchio di luna crescente
Aries e Andromeda visibili
Il salvatore Perseo lontano


No return ticket



London by tube
Provocante invito
Porfidi occhi
Crudo serramanico
Manu no return ticket



lunedì 20 ottobre 2008

Ritorno alle origini, di Paulette

Lei è a casa da circa un'ora, rientrata prima della famiglia per non sentirsi dire che è sempre in ritardo. Scrive, disegna, svuota la dispensa, riordina alla bell'e meglio la camera, beve un litro d'acqua, mangia una Mela, fuma tre o quattro paglie affacciata dalla finestra.
Tutto questo in dieci minuti.
Poi il fatido click della serratura, la porta si apre ed entrano nell'appartamento due individui, identificabili come:


Mater, ovvero causa di gran parte dei problemi della ragazza, e Frater, ovvero uno strano elemento che vive nella stessa casa, mangia e guarda la televisione in salotto ma a cui si dà conoscenza come al postino, al barista del bar sotto casa, al tabaccaio.
Mater fa la sua apparizione nella camera, dove la ragazza è sdraiata sul letto in stato comatoso e ascolta in loop canzoni degli Arctic Monkeys. Basta incrociare due volte gli sguardi per capire che la ragazza sta per trovarsi in seria difficoltà.


Mater poi inizia a impartire quelli che sembrano ordini, con una voce stridula in una lingua apparentemente incomprensibile, per cui la ragazza va a tentativi per capire quello che sta dicendo.


Solitamente Mater dice nel seguente ordine: dove-sei-stata-tutto-il-giorno-stanotte-non-vorrai-certo-uscire-di-uscire-riordina-la-camera. Solitamente la figlia capisce: tesoro-ti-preparo-la-cena-poi-esci-pure-e-divertiti.


Questa incomprensione del linguaggio crea gravissimi danni alla salute mentale di entrambe le parti, e l'incomprensione spesso genera in litigio che rende Mater isterica e ragazza semi isterica.


Nel lasso di tempo in cui si svolge il litigio Frater sta solitamente dietro la porta ad ascoltare, per comparire ogni tanto dietro Mater e prendere le sue parti o per appostarsi dietro la ragazza e imitarne il verso.


Spesso Frater viene mandato via a calci dalla ragazza o all'urlo di Mater: tu-vai-a-fare-i-compiti-che-non-studi-mai-e-poi-ti-bocciano.


Spesso l'apparizione di Frater permette una pausa nel litigio tra Mater e ragazza, che sono entrambe prese ad urlare contro l'individuo che stranamente si giustifica sempre dicendo:è-colpa-sua-io-non-centro-niente, puntando il dito a turno su Mater o ragazza.


Dopo un'ora di urla, la famiglia si siede a tavola quasi sempre davanti a una cena che provoca ulteriori commenti spesso degeneranti in ulteriori litigi.


Alle ore dieci la situazione è questa: Mater e Frater presi a braccetto che guardano lo sceneggiato di Rai 1, ragazza in camera sua e nello stereo Mardy Bum.
Un ritorno alle origini.





di Paulette





chi e' Paulette?


andate a


http://www.myspace.com/polichromepaulette


e a


http://www.myspace.com/pierluigizanata

sabato 18 ottobre 2008

venerdì 17 ottobre 2008

Et in Arcadia ego



Accadequalcosa
Sempre
Appena prima di notte
Myriam
Manca ancora alla lista
Stasera passera'
Incrocio di sguardi
E' qui per incontrarmi
Rallenta
Si ferma
Voce calma
Profonda
Incantatrice
Posto sicuro
Isolato
Succede quando me te lo aspetti
Non c' e' verso
Fara' la stessa fine
Cuore aperto
Calma universale
Fidato coltello
Momento carico di emozioni
Et in Arcadia Ego






giovedì 16 ottobre 2008

lunedì 13 ottobre 2008

Situazione immodificata

Situazione immodificata

Stanza con letto a muro

Sarah ride deliziata

Donna straordinaria

Continua a guardarmi

Sbottona i pantaloni

Accesso di passione

Prepara la notte

Mi lascio sedurre

Mi stringe

Sul letto

Allunga le gambe

Chiude gli occhi

Tiro fuori il coltello

Le dita lo aprono

Nel suo petto

Come una banderilla

Abbraccio penetrante

Apre gli occhi

Abbozza un sorriso

Immobile

Giustizia trascendentale

Situazione Immodificata






domenica 12 ottobre 2008

Prestami una vita, romanzo di Gianni Zanata, parla l' autore




Sì, la prima casalinga è difficile.

Quando Alex si alza e prende il microfono e con la sua armoniosa parlata toscana comincia a paragonare la scrittura del mio romanzo a quella di Michael Chabon, devo dire che sono nel pallone già da parecchio, stordito dalle sequenze di una serata che mi sembra quasi di vivere in terza persona. Nemmeno capisco bene di quale autore stia parlando Alex… Chabon? “I Misteri di Pittsburgh”? No, non ho letto niente, lo ammetto. Ma questo Chabon è un nome che ho già sentito, non so dove non so quando. Dai, dai, pensa qualcosa. È possibile che non ricordi nulla? Ci guardiamo con Bruno, Elio e Paolo. Zero. Anche loro presi alla sprovvista. Qualche secondo di silenzio, si cambia argomento. Forse ci sono domande del pubblico? Sì, c’è una domanda.
Poi l’illuminazione: Chabon! Certo! È quello che ha scritto “Wonder Boys”… Santo Cielo, sì! Da quel libro hanno tratto il film con Michael Douglas e Tobey Maguire. Con la colonna sonora di Bob Dylan, che ha pure vinto l’Oscar per la miglior canzone, sette anni fa. Bob Dylan! Noooo! Il mio autore-cantante-attore-musicista-pittore-poeta-chitarrista-armonicista preferito! Il “Menestrello di Duluth” (ebbene sì, Gianluca, questa l’ho tirata fuori solo per te)… Nel frattempo, oh cacchio, bisogna rispondere alle altre domande del pubblico. E mi dimentico di Chabon.
Allora succede che dentro di me (ma anche fuori, credo) cominciano a germogliare quesiti metafisici. Mi chiedo: accadono davvero cose come queste? Dico, il commento di Alex è perfetto. Di conseguenza, come si può non scomodare il Destino, evocarlo quale Immenso e Unico Infallibile Burattinaio? Si può, si può. Anzi, si deve. Proprio così: nessuno l’aveva invitato, ma lui, il Destino In Persona, è apparso lo stesso. S’è infilato il casco, ha indossato il paracadute e s’è lanciato da chissà quale cocuzzolo spazio-temporale. S’è librato leggero in aria per un po’ e infine è planato dolcemente tra i gazebo nella piazzetta del Manàmanà.
Do un’occhiata all’orologio: è l’otto ottobre del duemilaotto, e tra qualche minuto saranno le venti. C’è un sacco di gente che si è data appuntamento qui, stasera. Gente seduta, gente in piedi, di lato, di spalle. Già, tante persone. E sono qui per me. Per la presentazione del mio primo libro. Stuzzicante: io, tra Michael Chabon e Bob Dylan. Chi se lo sarebbe mai aspettato?

Il giorno prima mi vedo con Francesco al Libarium. È una mattina con il sole che arde da ogni lembo di cielo. Francesco mi guarda da dietro lenti verdastre e rettangolari.
– Me la sto facendo sotto dalla paura – gli dico.
– Lo so, fa questo effetto – commenta lui dall’alto della sua esperienza di autore strapubblicato.
– Tremarella. Al solo pensiero – gli spiego.
– Vai, che andrà bene, – mi rincuora lui, – sei in buone mani.
Poi ci mettiamo a spulciare tra i ricordi di concerti rock a Tonara e di festival blues tra le Rocce Rosse di Arbatax. Ma che anno era? Il ’91 o il ’92? Resterà un mistero. Con Francesco ci salutiamo all’erboristeria.
Prima di rientrare a casa, passo davanti alla libreria di Patrizio, in piazza Repubblica. La locandina è sempre lì. I libri sono in vetrina. Devo ammettere che fa un certo effetto vedere le copie in fila, una affianco all’altra, vicine a quelle di scrittori che vendono a più non posso. Godiamo del momento, penso tra me e me. Poi l’agitazione riprende a farsi strada tra lo stomaco e il cuore, e mi allontano in tutta fretta. Fa così caldo che se non dovessi andare a lavoro mi stravaccherei in spiaggia.

Al mare ci vado comunque, la mattina del D-Day. Giusto per smorzare la tensione. Anche perché a casa mi sento una specie di animale in gabbia.
Mi stendo sull’asciugamano e guardo le nuvole che si addensano sulla linea dell’orizzonte. Speriamo che il tempo regga.
Nel primo pomeriggio mi raggiunge Viviana. Prendiamo un gelato e un succo d’ananas al bar della quarta fermata. Conto i secondi, i minuti. I quarti d’ora. Le mezze ore. Va bene, è il momento di muoversi. Merda, proprio ora che mi stavo quasi rilassando.
Filo all’aeroporto. Bruno arriva puntuale alle diciassette meno cinque. È vestito di nero, una maglia a collo alto, anch’essa nera, di lana.
– Ehi, – sbuffa, – qui c’è davvero caldo…
– Ero in spiaggia, fino a qualche ora fa – gli rispondo.
Bruno sorride. Poi dice che il volo da Pisa è stato velocissimo.
Saliamo in macchina. È emozionato, Bruno. Per lui è la prima volta a Cagliari, la prima volta in Sardegna. Lui, editore che ha girovagato per mezzo mondo, guarda attentamente la città scorrere dai finestrini della Panda. È contento come un bambino al luna park. Davvero stupito. Sono sicuro che avrebbe un’espressione meno sorpresa se gli dicessi che qui ci cibiamo di strane e oblunghe forme di vita extraterrestri.
Si volta verso di me, si sistema gli occhiali.
– Cagliari è grande! – asserisce con enfasi.
Detto da lui che vive a Parigi mi sembra un’affermazione davvero bizzarra. Ma non glielo faccio notare.
Il traffico è scarso, arriviamo al porto in un baleno. Percorriamo il Largo Carlo Felice e siamo sotto il bed & breakfast di Andrea, il dentista prestato al turismo. Dico a Bruno che lo aspetto in strada. Lui sale e lascia il bagaglio in camera. Scende dopo un po’, mi aiuta a portare il roll up e l’altro materiale per la presentazione. Gli mostro la piazza del Manàmanà. Continua a guardarsi attorno, sembra quasi frastornato dai suoni, dagli odori e dai colori del Quartiere Marina.
Al bar di fronte al locale incontriamo Paolo ed Elio. Chiacchieriamo, buttiamo giù una sorta di scaletta, ripassiamo i temi degli interventi. Parliamo del libro, dei personaggi, delle battute che a Paolo piacciono molto, di alcuni spunti che Elio trova irresistibili. Mi sento lusingato. Per me la serata è già un successo, potrebbe finire qui. Invece no, non è nemmeno cominciata. E man mano che passano i minuti mi sento sempre più teso, inceppato, emozionato, impalato. Mi rincuora leggermente a un certo punto vedere Viviana, Martina e Pier Francesco sbucare dal vicolo sulla piazza. Mi sorridono. Ecco, va già meglio. Insomma, così, mica tanto. Dopo un po’ le ginocchia riprendono a ballare il twist del debuttante.
Poi, di colpo, il Grande Vuoto Emozionale, identificabile in una sorta di trance, un’improvvisa sorta di insensibilità agli stimoli esterni. È il Nulla Emotivo che esplode con assenza di fragore, circa un ventina di minuti prima dell’inizio della presentazione. Non vedo più, non sento più, non capisco più. Prendo il libro, lo stringo tra le mani, mi siedo dietro un tavolino e nel giro di un paio di minuti mi ritrovo a puntare lo sguardo su teste, nasi, bocche, gambe, piedi, mani ma soprattutto occhi, tanti occhi, tutti pronti a frugare, osservare, scrutare, guardare, scandagliare, giudicare, indagare. La presentazione ha inizio. Yuh-Uh!
Un tremolio nella tasca del giubbotto. Un sms di Davide e Nok: “Good Luck, Brother! Siamo con te!”. A quel punto Gianni Stock Mieleamaro si è già impossessato del microfono e, come un vero predicatore evangelico del Vermont, sta aizzando la folla e sta sollecitando i sostenitori del Circolo a pagare la quota annuale. La risposta è in un primo timido applauso che ha il potere di scongelarmi le caviglie, annodate non so come alle gambe della poltroncina. I riti cerimoniali di Paolo e Elio fanno il resto. Così, via via, la situazione emozionale si fa ragionevolmente meno tesa.
Paolo si sofferma sullo stile del romanzo, lo fa con tono semplice ma anche molto professorale. Sì, ci sta bene. Soprattutto quando cita Pennac e Benni (ma dico, vogliamo scherzare? Dai, dai, non esageriamo…!).
Elio è fuoco interpretativo allo stato puro. Unicamente Unico. Fa suoi alcuni passi del libro, incarna due o tre ruoli alla volta e a ognuno di loro regala un soffio di vita.
Quando non sono impegnato a spiegare come è nato il romanzo, con quale criterio si muovono i personaggi, quali sono i miei autori preferiti e perché Duilio & Dorotea si comportano come due stronzetti intrisi di un qualche indecifrabile romanticismo, mi metto a scrutare tra le facce del pubblico. Riesco a vedere una prima e una seconda fila semplicemente straordinarie. Joel e Chiara, Giulia e Serafino, Francesca, Monica, Anita, Massimo ed Elisabetta, Annamaria, Paola e altri ancora, mi appaiono come un unico blocco, una fortezza, un baluardo degno della linea difensiva impostata da Bearzot durante la vittoriosa cavalcata della nazionale al Mundial ’82. A centrocampo intravedo la presenza rassicurante di alcuni familiari (ramo di madre), di suoceri e affini. Ci sono i sodali di redazione, c’è Andrea, c’è Stefania e c’è anche Stefano, che continua a gironzolare portandosi appresso un braccio ingessato, il suo, così dice lui. Non c’è Paola, ma c’è Paola! E c’è Carla! Sì, c’è pure il Grande Animanera, c’è Francesco, c’è Filippo, c’è Stefania, Gian Filippo, Corrado, e poi Riccardo, Monica, Enrica e altri che neppure conosco e che…
Applausi. Tutti si alzano. È finita. Come? Già finita? Ma proprio ora? Ora che mi erano venute in mente alcune cose interessanti da dire? Proprio ora che volevo spiegare l’importanza delle figure femminili presenti nel romanzo? Le figure materne e paterne dei protagonisti? Dico, non ne vuol parlare nessuno? Questo libro non è solo cazzi e culi, stronzetti e fumetti, rockers e brokers… Niente. È un definitivo rompete le righe. La gente mi accerchia, mi sorride, mi rifila pesanti pacche sulle spalle. Sono davvero stordito. Tutti si complimentano e mi abbracciano. Mi chiedono una dedica sul libro che hanno appena acquistato. Poco più in là c’è Patrizio che mi lancia uno sguardo da oltre la ringhiera, mi fa segno che ha venduto tutte le copie. Ottimo! Però scopro che ci sono anche molti delusi. Sono quelli rimasti senza libro, quelli che non sono riusciti a comprarlo. Spero che il disappunto per il mancato acquisto alimenti ancora di più la loro curiosità. Andate in libreria!, suggerisco loro. Precipitatevi! Prenotatevi!... C’è Antonio che mi aspetta per un’intervista televisiva (oh, finalmente a mio agio!). Martina e Pier Francesco continuano a fotografare. Viviana si avvicina e mi dà un bacio.

Alex si fa vivo il giorno dopo con una mail. Mi manda i saluti di tutti i Quarupi. Straordinario!
Alberto e Mariella mi scrivono un messaggio che è limpida poesia. Il solo abbraccio conclusivo, accompagnato da un volo mistico comprensivo di citazioni di prestigiosi Kabalisti e Dervisci danzanti e volanti, davvero meriterebbe un racconto a parte. E chissà che non succeda.
Andrea ha cominciato a leggere il romanzo. Mi scrive che sta tenendo il conto dei cazzi e dei culi. E va bene. Però aggiunge che ci sono alcuni passaggi letterari e lessicali che ha apprezzato come i ciupa ciupa che gli regalava sua nonna. La prendo come una critica tutto sommato positiva.
Bruno riparte in tarda mattinata. Destinazione Parigi, via Pisa e via La Spezia. Anche lui mi scrive una mail, da ogni parola stillano gocce di entusiasmo. Gli rispondo di getto, gli dico che qui ha lasciato un segno importante. Chi l’ha conosciuto è rimasto colpito dalla sua sensibilità, dal suo stile, dalla sua classe e dal suo modo di fare. Semplice verità.
Chi non c’era, l’altra sera, mi chiama o mi scrive per sapere com’è andata. Sarò sincero: io non mi sono piaciuto per niente. Troppo agitato, troppo nervoso, troppo emozionato, troppo tutto. Sul serio, non so che tipo di messaggio sia riuscito a far passare.
Aveva ragione Francesco. Cagliari è dura.
Sono sicuro che Duilio Settembrini se la sarebbe cavata molto, ma molto meglio.

Gianni Zanata

Prestami una vita, recensione di Fabio Melis



"Prestami una Vita"
Mercoledì scorso ho partecipato a Cagliari alla presentazione del romanzo “Prestami una Vita” dell'amico Gianni Zanata. C'era veramente tanta gente in piazza Savoia, in una tiepida serata di fine estate. Familiare l'atmosfera, piacevole e interessante apprendere direttamente dall'autore le tecniche e il metodo che lo hanno accompagnato nella realizzazione della sua opera narrativa. Non avevo mai assistito alla presentazione di un libro e quindi per me è stato un momento particolarmente importante. Gianni è uno che ci sa fare con le parole e con la penna. Capace di trasfondere nel suo libro quella calma, quella cordialità mai affettata e quella sottile ironia che costituiscono parte integrante del suo modo di essere. La trama del romanzo intriga, appassiona: ci si chiede quale sia la nostra capacità di trarre lezioni dalla vita, cosa sia l'esperienza. Già, l'esperienza...come diceva Oscar Wilde “il nome che tutti danno ai loro errori”...quando il latte è ormai versato e, nonostante tutto, ci ostiniamo a pensare che possa esserci qualcuno ancora disposto a...prestarci un'altra vita. (Fabio Melis)




Il post originale e altri molto interessanti possono essere letti in Metamorphosis del Signor Blogaventura http://pirpinzillo.splinder.com/


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Livelli della verita'

Quel che ci appare la verita' e' una distorsione terrena della verita' oggettiva.




Hakim Sanai
Il maestro Sanai visse durante l' undicesimo e il dodicesimo secolo ed e' considerato il primo degli insegnanti afgani ad usare il motivo dell' amore del Sufismo. Rumi, uno dei piu' grandi maestri Sufi, riconobbe in lui uno dei suoi ispiratori.




http://myspacetv.com/index.cfm?fuseaction=vids.individual&videoid=31976945

KOMPOZITORZ

sabato 11 ottobre 2008

Spettri passato




Demone sguardo

Artistici visceri

Lupesca lama

Meandrica memoria

Spettri suo passato




Sonno eterno della pietra



Sosta in un caffe'
Ventilatore gira monotono
Mi offro accompagnarla
Fumo
Giro e rigiro attorno all' isolato
A mettere indietro il tempo
Le lancette dell' orologio
Linda
Capelli bruni
Viso mediterraneo
Occhi grandi e caldi
Labbra
Ricordano il sorriso
Casa sua
Camera grande
Dal giardino odore di erba tagliata
Oscurita' della sera
Si fa buio da sembrare notte
Pensieri si affollano
Dono divino della nascita
Ineluttabilita' della morte
Coltello che entra nel petto
Cuore si apre in due
Sapersi commuovere
Per l' ultima opera
Narcisistico artista
Sei pazzo ... sei un assassino ...
Sono diventato un serial killer
Per eliminare quelle come te
Questa la scelta fatta
Sonno eterno della pietra


venerdì 10 ottobre 2008

Ester


Dall’ alto del bastione che domina Castle, la citta’ vecchia e quella nuova, lo sguardo raccoglie l’ intera distesa della citta’.

Dal porto alla laguna di Saint Gilles, alla spiaggia, al promontorio della Devil Saddle, allo stagno di Jus Ranthelmo. Lo spettacolo e’ magnifico.

Qualche suono indistinto proviene solo dall’ interno della passeggiata coperta, sotto il piazzale del bastione, dove sono in corso opere di restauro.

Siamo in ottobre, il sole, un caldo sole, abbacinante, invade Castle.

Peter e’ appoggiato ad una delle balaustre del bastione. Indossa un abito nero di velluto con panciotto. E’ elegante e discreto, con camicia bianca di cotone, senza colletto e piegoline sul davanti.

Pochi mesi prima si era sposato per la terza volta. Stranamente pero’ gli era sembrato di assistere alle nozze di un’ altra persona.Pensa che non esiste spazio se non esiste luce e che non e’ possibile pensare il mondo senza pensare alla luce. La violenta luminosita’ che e’ sopra Castle conferma il suo pensiero.Fuma un sigaro, appoggiato a quel parapetto mezzo bruciacchiato dai mozziconi di sigaretta lasciati li’ a consumarsi. Sembra intenzionato ad approfittare dello spettacolo per fumare tranquillamente.La luce bacia i tetti, scivola per le strade, risveglia in ogni albero, in ogni pietra, in ogni finestra l’ entita’ dormiente della citta’.Si allontana dal parapetto e lentamente prende la strada verso casa.

Apre la porta. I cani gli vengono incontro guaendo.Entra nella camera da letto. Nello specchio dell’ armadio vede riflessa la sua persona. La guarda con disgusto. Sotto gli occhi non ci sono gli attimi della meravigliosa estatica visione in cui ha in mano il coltello dalla lama chiara e scintillante con il quale disegna splendidi arabeschi. Manca l' immagine del piacere assoluto.

Sul letto e’ distesa Ester.

E’ vestita con i pantaloni bianchi e la giacca argento del giorno delle nozze.

E’ immobile.

Lo sguardo fisso.

Senza vita.

giovedì 9 ottobre 2008

Due centimetri di sorriso



Muri bianchi
Granulosi
Muffa secca
Mattonelle calde
Sotto i piedi
Salotto funebre
Silenzioso
Nova KoChav
L' ho trovata e' qui
Golosa aspettativa
Carezzo i suoi capelli
Le dita sfiorano il collo
Rabbrividisce
Pietosamente
Succedera' qualcosa di strano
Petali rossi di rosa
Disegna sul suo ventre
La punta del coltello
Steli di sangue fino al pube
I suoi occhi
Sui particolari del mio viso
Fissati con limpida innocenza
Tra le ossute ginocchia
Gli occhi ancora spalancati
Labbra socchiuse
Due centimetri di sorriso








mercoledì 8 ottobre 2008

Fine



Indietreggiare


Lancette della vita


Impossibile


Irreversibilita'


Obbligatoria fine



martedì 7 ottobre 2008

lunedì 6 ottobre 2008

Felicita'



Estate in me


Passionale Odilia


Viva estasi


Urlo di felicita'


Entro te il coltello

The Daily Guru


Monday 6, October 2008
Stop imagining your life to be a limited span of consciousness bounded by birth and death.Recognize it instead as a vibrant field of Awareness, illuminating the Infinite Present, within which birth and death both arise and disappear.

domenica 5 ottobre 2008

Pace della mente




Copione scadente

Deprimente spessore

Ci sei dentro

Dimensione emotiva

Creativa

Intrusione nella realta'

La spingo contro un palo

Mi ci appoggio

Annuisce dolcemente

Niente da dire

Rapporto fisico

Aspetto banale

Copione scadente

Abbassa lo sguardo

Gli occhi di nuovo su me

Il coltello appoggiato

Sul rotondo ventre

Senza fiato

Maestrale forte e gelido

Sole sotto l' orizzonte

Lunghe ombre

Cala il crepuscolo

Della vita

Domande e sogni svaniscono

Mi attende la citta' cupa

Pace della mente




sabato 4 ottobre 2008

Sprazzo



Ratìo vado

Sprazzo lucente lama

Arcobaleno

Misteriosa scoperta

Morte nel suo sguardo





UTILIZE RAP! AGAIN! - I'M A SK

‘’Ma questa sono io!’’.
Paulette Gardner, una bellissima ventenne, dagli occhi neri, intensi nello sguardo intelligente, i capelli neri, lisci, tagliati corti, alla maschietta, ad esaltare l’ ovale perfetto del viso, un corpo snello, scattante, flessuoso, integro, e’ eccitata nel riconoscersi in una vecchia foto dai colori sbiaditi, mai vista prima.
‘’Ma questa sono io!’’ ripete festosa mentre la tira fuori da una sgualcita busta dimenticata in una scatola di cartone nell’ armadio della nonna, Athin.
‘’Nonna, papa, mamma, guardate sono proprio io: oh come sono piccola. Quanti anni ho? Meglio, quanti mesi? Che bel pagliaccetto bianco’’.
Mostra a tutti la foto, orgogliosa nel riconoscersi, sebbene cosi’ piccola di eta’, graziosa e elegante nel suo pagliaccetto.
‘’Guarda Laurent quanto sono bella, anche se non ho i tuoi occhi di cielo’’ e mostra la foto al fratello, quattro anni in meno.
Alto nella media, Laurent ha un buon fisico, anche se ancora acerbo per la giovane eta’. E’, comunque, di corporatura solida, robusta, ma snella. Un bel giovanottino dagli occhi di un azzurro cielo, identici al suo bisnonno paterno, Louis, conosciuto solo grazie a un grande ritratto fatto nel giorno del suo matrimonio con la bisnonna Ninel, morta poco prima della sua nascita. Una donna, che ne’ lui ne’ Paulette possono ricordare, da tutti decritta come una persona dolce, affettuosa, ma in grado di farsi valere nella vita e nella professione di ostetrica.
Nell’ eccitazione del momento Paulette non ha notato che e’ in braccio a un uomo, sulla cinquantina, la barba rossiccia come i capelli, ricciuti, come quelli di Antony, suo padre, e di Laurent.
Osserva attentamente la foto: l’ uomo sconosciuto rassomiglia molto al padre e al fratello.
Non ricorda di avere mai sentito parlare di lui o di averlo visto tra le tante fotografie della nonna, del padre, e degli altri famigliari: i tre fratelli del babbo.
‘’Papa’ chi e’ l’uomo che mi tiene in braccio. Lo conosci? E tu nonna?’’.
Antony e la nonna non rispondono.
Non sentono o fanno finta. Continuano a parlare tra loro.
Paulette insiste.
Si avvicina e mette davanti ai loro occhi l’ immagine.
‘’E’ mio padre. Tuo nonno. Non lo ricordi perche’ se ne andato via quando tu avevi tre o quattro anni’’.
‘’Il nonno? Tuo padre? Perche’ non ho mai saputo di avere un altro nonno? Perche’ non ne ho mai sentito parlare?’’.
Una raffica di domande senza aspettare le risposte.
‘’Il nonno? Perche’ questo silenzio su di lui? A guardare questa foto sembra mi voglia molto bene. Osservate come mi stringe a se’. Il suo sguardo e’ pieno d’ amore. Parlatemi di lui. Come si chiama?’’.
La nonna Athin, quasi ottantenne, sta zitta, come Antony e Rosy, sua madre.
‘’Si chiama Peter, e’ andato a vivere tanti, tanti anni fa, in una citta’ lontana da Castle, oltre il mare che ci separa dal resto del paese, sul continente. E’ stata una brutta storia. Non si parla di lui in questa casa per tanti motivi, difficili da spiegare con poche parole. Adesso vinci la tua curiosita’. Prendi la foto. Ti parlero’ di mio padre a casa, in un momento piu’ tranquillo’’.
Paulette e’ sconcertata, ma capisce che non e il momento di insistere. Comprende che la storia del nonno, della sua vita, il non averne mai saputo nulla, un segreto ben custodito per tutti questi anni, mai una foto in giro, sono legati a qualcosa che forse gli altri hanno voluto dimenticare. Aspetti tornati prepotentemente nella loro mente con la scoperta di quella foto, i colori sbiaditi, ma nitida nel mostrare un uomo piacente, giovanile, dal corpo atletico e robusto, dai modi gentili e delicati, almeno a vedere da come la tiene in braccio, e dallo sguardo adorante.
E’ curiosa di sapere.
Si frena.
Non insiste.
Quando il padre si irrigidisce nella sua decisione, non c’ e’ verso di smuoverlo.
Non vuole irritarlo inutilmente.
E’ vero, non e’ piu una bambina. Il babbo non puo’ piu’ molto su lei, ragazza dal carattere forte e risoluto, in grado di contrastare la durezza del padre, che, invece, ha sempre cercato di dominarla.
Ora e’ cresciuta. E’ all’ universita’. Studia giornalismo. Ama scrivere. Vuol fare la giornalista come lo zio John, fratello del babbo, un buon cronista televisivo, esperto di musica rock. Il babbo non puo’ imporle piu’ nulla. Sa come comportarsi. Non ha, come da piccola, quando spesso aspettava con ansia il ritorno a casa del padre, piu’ paura di lui.
Paulette e’ vivace, impulsiva, talora impetuosa, testarda. Sa come tenere testa al padre. Rifiuta di lasciarsi intimidire, come invece, fa la mamma tanto spesso, quando Antony ha i suoi scatti d’ ira, improvvisi, specialmente dopo avere bevuto qualche birra di troppo, e non solo.
Anche questo un lato non molto conosciuto del padre.
Un problema che anche la madre non vuole affrontare.
Paulette sa che in questo momento non riuscirebbe ad ottenere nulla, se non la collera del babbo.
Ormai ha imparato a sapere attendere per riuscire ad avere quello che vuole.
Desidera conoscere la storia del nonno. Sa che riuscira’ a raggiungere il suo scopo.
Pensa, comunque, che e’ strano che tutti, dalla nonna al padre, alla mamma, agli zii, ai cugini, non abbiano mai parlato di nonno Peter. E’ come se tutti, soprattutto la nonna, lo abbiano cancellato dalla loro vita.
Non riesce a capire perche’, quali cause abbiano provocato cio’. Quale arcano nasconde la scomparsa, la rimozione di nonno Peter?
Prima di tornare a casa, comunque, porta via la foto di lei con il nonno. La mette in un libro di storia del giornalismo.



‘’Sai cosa ho scoperto?’’ domanda Paulette a una amica con la quale studia e prepara gli esami universitari.
‘’Ho avuto un altro nonno, oltre al padre d mia madre, morto per infarto quando avevo poco piu’ di un anno. Il marito di nonna Athin. Lui, invece scomparso, nel nulla. Partito quando ero piccola’’.
‘’Una scoperta del cavolo. Tutti hanno un nonno che e’ padre del nostro e marito o compagno della nonna’’.
‘’Si e’ vero: Ma questo e’ come se non fosse mai esistito. Non ne avevo mai sentito parlare. Anche mio fratello e i nostri cugini non conoscevano la sua esistenza. Sono stata io a rivelarlo. Non avevo mai pensato che mio padre ne avesse avuto uno. L’ ho scoperto trovando una vecchia foto. Guarda. E’ proprio bello. Affascinante. Chissa’ perche’ poi tutti lo hanno tenuto nascosto. Come qualcosa di cui vergognarsi, anche se ritengo che un figlio non debba mai vergognarsi di u padre, qualunque cosa possa avere fatto. Non credo che questo nonno abbia commesso chissa’ che di terribile. Domani mettero’ alle corde mio padre, anche se sara’ tosta. Mi dovra’ raccontare tutta la storia di nonno Peter. Non potra’ nascondermi nulla. Non gli concedero’ tregua. Da tempo, ormai, non puo’ piu’ zittirmi con ‘qui si fa come dico e voglio io’. Quei tempi sono finiti’’.
Mentre parla, con nocchi adoranti, guarda la foto del nonno, lo sconosciuto Peter.
E’ dalla sua parte, qualsiasi cosa abbia commesso. E’ certa che non potra’ essere una storia brutta. Istintivamente e’ con lui. Non fosse altro perche’ dopo avere saputo della sua esistenza si e’ sentita defraudata di qualcosa che, comunque, le apparteneva.

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‘’Perche’ non mi avete mai detto che avevo un altro nonno?’’, Paulette domanda un giorno a pranzo al babbo e alla mamma.
La domanda e’ rivolta soprattutto al padre.
Antony sa che non puo’ far finta di niente.
Deve spiegare.
‘’E’ una lunga storia di inganni’’ dice.
‘’Tuo nonno Peter un giorno ci ha lasciati tutti, andando a vivere con un’ altra donna’’ continua.
‘’Cosa vuol dire ci ha lasciati? Tu, mamma, i tuoi fratelli, io, Laurent, e gli altri cugini cosa c’ entriamo. Forse e’ piu’ giusto dire che, finito l’ amore, ha chiuso con nonna Athin, come accade tra tanti coniugi quando il loro rapporto si e’ consumato’’.
‘’No. Ha abbandonato tutti: moglie, figli, nipoti. E’ fuggito con un’ altra’’.
‘’Quanto sei arretrato. Questo quando sarebbe successo?’’ domanda Paulette.
‘’Sedici anni fa’’.
‘’Cioe’ alle soglie del duemila, del ventunesimo secolo. Non farmi ridere. E’ incredibile solo a pensarlo. A me pare che sia stato tu, siano stati i tuoi fratelli, siate stati voi ad abbandonarlo. Forse in un momento in cui lui avrebbe avuto bisogno di voi, di un confronto, anche di uno scontro. Non capisco’’.
Antony non controbatte. Anche lui ha imparato a conoscere Paulette. Sa che quando la figlia ha una sua opinione, anche se fondata su pochi elementi, e’ difficile fargliela cambiare. E’ testarda. Risoluta nelle sue convinzioni. Come lui d’ altronde.
Antony racconta la vicenda del padre e mentre parla osserva la figlia che sgrana gli occhi incredula e scuote la testa non approvando il comportamento del babbo e degli zii, i quali hanno escluso Peter dalla loro vita, nonostante i numerosi tentativi fatti per continuare ad avere con loro dei rapporti.
Paulette ascolta.
‘’Sembra quasi che tu abbia paura di questa storia e delle tue azioni’’ dice, rivolgendosi al padre, stizzita. Non lo da’ a vedere ma si pente subito del tono aspro usato.
‘’Pare che tu abbia paura di ricordarla. Ci giri intorno mentre ne parli. E’ come se si fosse aperta una crepa nella sicurezza della bonta’ della tua, della vostra decisione, o, meglio, di quello che a tutti voi figli ha fatto fare nonna Athin’’.
Tace.
E’ curiosa.
Vuole sapere chi e’ la donna che ha conquistato il cuore di nonno Peter. Desidera conoscere il suo nome.
Sta zitta. Non fa domande. Non vuole irritare il padre.
E’ certa che lo verra’ a conoscere.
E’ sicura di incontrarla.


Una sera Hannah e’ ancora nel suo ambulatorio di chirurgia e medicina estetica.
E’ sola e e’ appena andata via l’ ultima cliente, l’ ultimo appuntamento della giornata.
E’ ancora nel suo studio, deve fare come d’ abitudine alcune telefonate alle sue clienti operate la mattina prima. Ne avra’ ancora per un paio d’ ore prima di rientrare a casa. Le sue giornate di lavoro durano sempre a lungo.
Emma ha quasi sessant’ anni ed e’ laurea da quasi quaranta. E’ una affermata professionista, ma la sua organizzazione della sua attivita’, come sempre del resto, e’ incasinata. Per questo poi, ogni tanto si imbufalisce e afferma sempre che le mancano alcune ore: da dedicare a se’, allo studio, al riposo, alla casa.
Sta per comporre il primo numero telefonico quando sente il trillo del campanello.
Suonano alla porta.
Va ad aprire e si trova davanti una bellissima ragazza. Una di quelle giovani donne che chissa’ per quanto tempo non avranno bisogno di lei e delle sue cure estetiche.
Dopo avere risposto affermativamente alla domanda se fosse la dottoressa Hannah Eurem, la fa entrare e accomodare nel suo studio.
E’ abituata a ricevere anche fuori orario. Non ha mai avuto la forza di rifiutare visite, anche quando stanchissima. La sua disponibilta’ e’ stata sempre apprezzata da tutti.
Sta per chiedere il motivo della visita, fuori appuntamento, e vorrebbe puntualizzare di fare presto perche’ ha altri impegni. Non ne ha il tempo. La giovane donna senza indugi entra subito nel v ivo della questione.
‘’Non sono qui per una visita o un consulto’’ dice, dopo aver detto di chiamarsi Paulette.
‘’E’ una vicenda molto personale’’ continua ‘’e riguarda lei e me. Sono la nipote di Peter, il suo compagno. Solo pochi giorni fa e’ saltato fuori questo nonno, che mi e’ stato tenuto nascosto per sedici anni. Non so molto. In famiglia sono reticenti. Mi hanno raccontato alcuni aspetti della sua vita, della sua storia. Ma io voglio saperne di piu’. Ho saputo, dopo molte resistenze, che lei e’ stata la sua donna. Eccomi qua per parlare di lui’’.
Hannah e’ sbigottita.
Peter e’ sempre presente e lei non ha mai smesso di portare all’ anulare la fedina con brillanti che lui le ha regalato a testimonianza del suo amore.
Hannah e’ sorpresa. Non aspettava una simile richiesta. Tace.
Guarda questa ragazza che con fare schietto le chiede di Peter. Ora che la osserva bene vede nei suoi tratti del viso qualcosa che le ricorda il suo Peter, la sua malattia, l’ unico uomo con il quale ha convissuto e con il quale aveva desiderato e stabilito di sposarsi.
‘’Non e’ facile parlare di Peter, l’ uomo piu’ dolce e affascinante che abbia conosciuto. L’ uomo del quale sono stata sempre attratta, fisicamente e spiritualmente, nonostante i suoi difetti. Una persona…, la piu’ importante della mia vita. Un uomo che qualche volta ho avuto paura di perdere per averlo trascurato un po’, per non avere goduto appieno cio’ che mi ha dato. Tenero, adorabile, pauroso Peter, che rifuggiva gli ostacoli, ma che ha avuto il coraggio di scegliermi. Due volte. Di questo gliene sono grata’’.
Paulette ascolta. Guarda questa donna, ancora giovane, piacente, attraente e bella. L’ eta’ sembra non averla colpita.
‘’Per una volta al diavolo le telefonate ai miei clienti. Se hanno bisogno possono chiamarmi al cellulare. Hai tempo? Hai un orario fisso per rientrare a casa?’’.
Dopo che Paulette ha risposto che puo’ tardare e chiesto di poter telefonare ai genitori per dir loro di non preoccuparsi per il ritardo perche’ da una amica, Hannah le propone di andare a casa sua per mostrarle alcuni ricordi di Peter, i suoi scritti, le sue poesie d’ amore, una sorta di diario della loro storia e della sua vita.


Hannah fa entrare Paulette nella sua casa, nella loro casa, perche’ e’ anche di Peter.
Molti particolari testimoniano la sua presenza.
La sua collezione di orologi da tasca fa bella mostra nello studio. Orologi in argento, prevalentemente inglesi, dell’ ottocento, qualcuno anche della fine settecento. Tutti a carica manuale, con chiavetta. Poi gli Swacth da tasca della fine del secolo scorso. Moderni, a batteria, ma ugualmente di valore perche’ pezzi non trovabili tanto facilmente. E ancora la sua collezione di penne e pennini. Sparse qua e la’ le sue pipe.
A ricordare la sua presenza sono soprattutto alcune fotografie che sono in vista in soggiorno, accanto alla preziosa collezione di fischietti in terracotta, cominciata da Hannah e poi da Peter, acquistati in diverse parti del mondo.
Le foto attirano Paulette.
Sono Hannah e Peter a una festa di fine anno. Il primo trascorso insieme, nel lontano 1994. Una festa esclusiva, nel piu’ elegante hotel di Castle, ospiti dei cugini di Peter, i proprietari dell’ albergo.
Hannah e’ bella, affascinante, prorompente. Il suo viso, il suo sguardo, i suoi occhi sono eccitanti. E’ fasciata da un body nero. Anche la gonna e’ in seta nera, lavorata a pizzo. Poi una grande e bella fascia di colore rosso a dare luminosita’ alla persona e all’ insieme. E’ radiosa. E’ evidentemente felice.
Peter e’ elegante. Indossa un raffinato smoking. Anche lui mostra di essere felice.
Hannah segue con attenzione Paulette.
Osserva i suoi sentimenti cerca di scoprire cosa le passa per la mente.
‘’Voglio conoscere quest’ uomo’’ dice Paulette, precedendo ancora una volta la domanda di Hannah.
‘’Desidero sapere tutto di lui. Mi e’ stato negato. Mi e’ stato negato. Mi e’ stato impedito di avere sentimenti nei suoi confronti: indifferenza, disprezzo, odio, comprensione, affetto, amore. Uno qualsiasi. Sarei stata io a decidere. Invece cosi’ mi e’ stato tolto qualcosa. Con quale diritto? Perche’?’’.
‘’Sono la meno indicata a rispondere alle tue domande’’ dice Hannah.
‘’Posso dirti che sei stata sempre nei suoi pensieri. Ha sempre detto che la tua nascita ha segnato una svolta nella sua vita. Mi raccontava del suo grande amore per la sua bambina, la sua bella sposa. La prima nipote, vissuta in casa sua per qualche anno. Prima dell’ ostracismo della sua famiglia, quando tornava a casa usciva sempre con te. In braccio prima e poi, quando avevi preso a camminare da sola, per mano. Si dirigeva al bar nella piazza vicino casa. Li’ comprava delle tavolette di cioccolato e mentre ne concedeva una o due a te, mangiava le altre con golosita’’’.
Hannah allora apre un cassetto, il primo dell’ armadio, dove lei in genere mette le cose piu’ importanti. Tira fuori centinaia di fogli, scritti a mano utilizzando una penna stilografica. La grafia e’ bella, ordinata, talora svolazzante. Estrae anche un lungo scritto, il racconto della sua vita, battuto al computer.
‘’Vuoi conoscer tuo nonno? Vuoi sapere di lui, l’ uomo piu’ attraente che abbia conosciuto. Elegante. Uno dei piu’ eleganti di Castle. Spiritoso. Allegro. Ottimista. Sempre. Bene. Allora devi leggere quello che ha scritto. Da buon giornalista qual’ era aveva grande facilita’ di scrittura, caratterizzata da fantasia, dolcezza e profondi sentimenti che riusciva ad esprimere in versi, racconti e lettere che conservo gelosamente’’.
Mentre parla la commozione prende Hannah. Gli occhi diventano lucidi. Alla mente le tornano i momenti gioiosamente felici trascorsi con Peter.
Anche Paulette ha l’ animo in subbuglio. Sente stringersi lo stomaco. La tensione e’ alta.
E’ sorpresa dal fatto che il nonno fosse un giornalista, un bravo giornalista, esperto di politica, economia, agricoltura e enogastronomia, che aveva lavorato anche per la televisione e la radio.
Comprende ora la sua passione per lo scrivere, la sua scelta universitaria, il suo desiderio di voler lavorare nei giornali.

Paulette tace e ascolta Hannah.
‘’Tuo nonno e’ quello che viene fuori da questi scritti. Un uomo romantico, sognatore, idealista, poco pratico, un poco bugiardo. Non puoi sapere quanto mi facesse incazzare. Ma poi mi riconquistava e non potevo fare a meno di lui perche’ puro, onesto, disponibile, generoso, sempre pronto al sorriso, dalla battuta allegra per alleggerire le situazioni e dissacrare anche le cose serie, o meglio, seriose. Era innocente e schietto. Un gran lavoratore. In redazione sgobbava per ore e ore. A scrivere, a passare i pezzi dei colleghi, dei corrispondenti, ad organizzare il lavoro del giorno dopo. In queste carte trovi tuo nonno, nei pregi e nei difetti. Forse non c’ e’ tutto perche’, nonostante la sua schiettezza, tendeva a nascondersi. Gli mancava, talora, infatti, il coraggio, il fegato, la tenacia di prendere di petto la situazione di svantaggio, ma istintivamente sapeva prendere le decisioni importanti. C’ e’, comunque, il tanto per comprenderlo’’.
Paulette ascolta Hannah con sorpresa. E’ la prima volta che le descrivono con parole affettuose nonno Peter. Capisce quanto Hannah lo ami.
E’ anche dalla sua parte.
Glielo dice.
‘’Sei come lui’’ osserva Hannah, ‘’Istintivamente si fidava delle persone. Mi sembra di capire che anche tu abbia questa caratteristica. Ti avvicina molto a lui. Al contrario, invece, mi sembri ben determinata e risoluta nel volere ottenere quello che ti sei prefissata. Anche lui pero’, nonostante il suo nascondersi, le sue indecisioni, ha sempre saputo raggiungere i suoi obiettivi. Magari prendeva le decisioni quando proprio non ne poteva fare a meno, quando vi era costretto. Non mollare mai, ma godi anche la vita, in particolare l’ amore. Non diventare mai dura e non analizzare troppo. L’ amore e’ altra cosa che il lavoro. Talora bisogna sapere essere anche indulgenti, anche se qualche volta il tuo compagno potra’ farti sentire come un puzzle che una piccola esplosione ha fatto saltare per aria, disperdendo i pezzi qua e la’. Non avere paura di ricominciare da capo e mettere tutto in ordine se veramente vuoi bene al tuo uomo. Io l’ ho fatto con Peter e non mi sono mai pentita’’.

‘’Paulette adesso mangiamo qualcosa. Non sono brava in cucina come Peter, un cuoco raffinato, ammirato da tutti i nostri ospiti, ma so far funzionare molto bene il forno a microonde e so preparare degli ottimi manicaretti con i cibi congelati, che, comunque, nonostante fossero detestati da Peter, sono una grande invenzione. Il tutto accompagnato da una ottima birra analcolica, fresca’’.
Mentre parla prepara la cena, tirando fuori dal freezer bocconcini surgelati di spinaci con il formaggio e dei naselli.
‘’Peter li sopportava solo per amore mio, ma per fortuna che, per una donna come me impegnata molte ore al giorno, troppe ore, nel lavoro, ci sono i surgelati. E soprattutto surgelati di pesce. I tanto buoni filetti di sogliola, di platessa o di altro pesce. Non si devono togliere le spine o l’ intera lisca e non si riempie la casa di puzza di pesce. Tutto pronto. Da infilare solo nel forno, preferibilmente in quello a microonde e via. Un boccone e giu’, magari accompagnato da un buon bicchiere di vino bianco, fresco, preferibilmente Nuragus o Vermentino di Sardegna, una regione molto amata da tuo nonno, una terra, diceva, tanto bella, selvaggia, ospitale. Bianchi deliziosi, da bere giovani a una temperatura di circa sei gradi per gustarne tutte le caratteristiche’’.
Mentre il forno a microonde prepara le pietanze Hannah da’ un’ occhiata alla tavola. Riaggiusta la tovaglia, i tovaglioli, i fiori. Mordicchia una mandorla salata. Mette in bocca una manciata di noccioline americane, di pistacchi. Per lei e Paulette versa nei bicchieri un aperitivo leggermente alcolico: bitter rosso, succhi vari di frutta esotica, liquore d’ arancia, una spruzzatina di ‘’filu ‘e ferru’’, un’ acquavite sempre originaria della Sardegna. Peter ogni volta che vi si recava tornava a Castle con l’ automobile carica di vini, acquavite e formaggi, di pecora e capra. L’ aperitivo e’ una invenzione di Peter, solo che lui ci metteva il liquore d’ arancia fatto in casa dalla mamma di Hannah, la quale oggi ultranovantenne non ha piu’ voglia di far distillare arance, mandarini, limoni, mirto, per ottenere deliziosi liquori, o di mettersi davanti ai fornelli per le sue marmellate, soprattutto di limoni, di cui Peter era goloso.
‘’Mi piaci e mi sei simpatica. Peter mi parlava sempre di te. Devo dire che possiedi una delle sue caratteristiche: sai ascoltare. Tuo nonno sapeva ascoltare, molto bene, chi parlava era sempre al centro della sua attenzione. Inoltre era un grande affabulatore. Ti faccio una proposta: ti metto a disposizione le sue carte. Le potrai consultare, leggere, quando vorrai. Per questo ti lascero’ le chiavi di casa per non essere legata ai miei impossibili orari. Potrai venire qui quando vorrai, anche a studiare se lo desideri. Peter ha sempre avuto la voglia di farti conoscere la mia, nostra, sua casa. Non glielo hanno mai permesso’’.



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Non e’ vero quello che si dice di me.
Sono un serial killer.
Altri sono borseggiatori, truffatori, spacciatori, papponi, rispettabili professionisti, politici, non sempre onesti, religiosi, non sempre coerenti..
Sono un serial killer. Un coscienzioso serial killer: cosi’ per passare il tempo.
Voglio l’ attenzione delle donne. Le ascolto, pero’, ogni volta che hanno uno dei loro cazzi di su e di giu’. Sul fatto che non hanno comprato questo o quello, che si sono lasciate e prese con questo e quello, che i loro bambini oggi hanno la febbre, che sono incasinate nei divorzi, che i mariti non le comprendono e le lasciano sempre troppo sole.
Mi attirano le casalinghe. Le piu’ frustrate. Spesso per la famiglia hanno rinunciato a un lavoro gratificante o non ne hanno mai avuto una occasione perche’ rimaste incinta ragazzine e costrette a sposarsi. Donne sole che trovano la loro realizzazione nella finzione delle fiction televisive e nei reality-show.
Le abbordo nel parcheggio dei centri commerciali.
Visto cosi’ ho l’ aria di un brav’ uomo. Ispiro fiducia.
Le aiuto a caricare la macchina e a portare la spesa a casa. Mariti e figli sono sempre fuori casa: al lavoro e a scuola.
Vado a letto con loro. Mi infilo sotto le loro lenzuola. Scopo in silenzio. Non stanno mai zitte: continuano a parlare, dei loro problemi. Non chiudono mai la bocca. Sono convinte di poter parlare su qualunque cosa e di poter fare le vittime che si prendono la loro rivincita scopando con il primo uomo che stanno a sentirle.
Le ascolto. Non dico nulla.
Ascolto. In silenzio. Non voglio entrare nei loro casini.
Questo mi facilita’ poi ucciderle.
L’ unico modo per dare un senso alla vita.
La mia.
Loro trovano pace nella morte.
La loro.



La notte e’ freddissima, ma la luna splende vivamente. Sulle colline vicine un bizzarro uomo passeggia tranquillamente in quel posto e cosi’ tanto freddo.
Un altro uomo di avvicina.
Peter, uno dei due, parla per primo e dice a Frank che comprende la sua inquietudine, ma che tutto senza dubbio si aggiustera’.
- Per il momento Peter so bene che non ho niente da temere.
- Ti vedo pensieroso, come sempre quando hai un problema difficile.
- Quali malvagita’ si annidano nel cuore dell’ uomo? Tu lo sai.
Frank mentre parla si rivolge a Peter con un ghigno demoniaco.
- Tu non hai ancora capito.
- Che cosa?
- La morte, aggiunge Frank.
- Ah.
- No, tu non hai capito cosa vuol dire ricominciare.
- Prendila calma, Frank, prendila calma e abbassa un po’ la voce.
- Non la vedro’ mai piu’, urla e piange senza lacrime, lei non c’ era a Castle quella notte, non c’ era. Ha preferito andarsene. Le parole di Frank escono a stento.
- Non e’ andata via. Tu trent’ anni fa, su questa collina, in una notte freddissima, con una luna splendente vivamente, le hai preso la faccia fra le mani, l’ hai baciata sulla bocca, con sensualita’. Lei sorrideva, come se avesse nel petto tutta la felicita’ del mondo. Tu allora l’ hai colpita con un coltello a serramanico, conficcandolo nella sua pancia, aprendola come si apre un agnello per scuoiarlo.
Quali malvagita’ si annidano nel cuore dell’ uomo? Peter tu lo sai.
E’ una notte fatata in cui gli uomini si abbandonano ai flutti dei sogni, inseguendo streghe e chimere.

Questo io sono.
Sono un serial killer.
Altri sono borseggiatori, truffatori, spacciatori, papponi, rispettabili professionisti, politici, non sempre onesti, religiosi, non sempre coerenti..
Sono un serial killer. Un coscienzioso serial killer: cosi’ per passare il tempo.

I'm a SK and I sail close to the wind.

venerdì 3 ottobre 2008

The Daily Guru


Thursday 2, October 2008


Recognition becomes Release when we realize that the void and the abyss into which we have been peering -- and which we have been fearing -- is actually the Home we have been seeking.


Eventually we discover there is no falling when we enter into this Emptiness absolutely and completely.


Friday 3, October 2008


The ability to "maintain clarity" is simpler and easier than we think. The temptation, and the sourceof virtually all our suffering, is the belief that the recognition of who and what we already areis difficult and distant and somehow beyond the immediacy of our present moment experience --while in reality, there is nothing you need to do to be what you already are.

giovedì 2 ottobre 2008

Continuita' dell' esistenza




Continuita' dell' esistenza

Meditare in solitudine

Silenzio assoluto della notte

Un braccio fluttua nell' acqua

Quanto resta di Nova

Un bacio nel parco

Una seconda opportunita'?

Impulso irrefrenabile

Sempre li' il coltello

Nella tasca dei pantaloni

Miro al ventre

Un secco colpo al ventre

Dentro e fuori

Quanto basta

Silenzioso scambio di sguardi

Nei suoi occhi le luci di tutte le stelle

Un' acuta fitta di tenerezza

La vita si spegne

Non pensare a nulla

Concetto sublime

Silenzio assoluto della notte

Meditare in solitudine

Continuita' dell' esistenza





Prestami una vita, romanzo di Gianni Zanata, presentazione a Cagliari