La quercia e la rosa, di Ludovica De Nava

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Storia di un amore importante di Grazia Deledda con lettere autografe. Romanzo di Ludovica De Nava

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NON STO TANTO MALE

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venerdì 3 gennaio 2014

Da oggi in edicola il nuovo numero di MicroMega

Da oggi in edicola il nuovo numero di MicroMega
 


«Caro Renzi, senza giustizialismo e redistribuzione sarai solo l’ennesimo gattopardo»: si rivolge al nuovo segretario del Partito democratico l'editoriale di apertura, firmato dal direttore Paolo Flores d'Arcais, del nuovo numero di MicroMega (in edicola e su iPad da martedì 31 dicembre). «Matteo Renzi», scrive Flores, «ha fin qui certosinamente evitato di prendere impegni sulle tre questioni cruciali che da un ventennio dominano la vita politica e hanno costituito, per fattiva e pervicace omissione, il cemento del regime berlusconiano e dell’inciucio: il conflitto d’interessi, il monopolio televisivo, la rivoluzione della legalità». Da qui la “sfida sui contenuti” lanciata dalla rivista al sindaco di Firenze.

Il fascicolo contiene anche due consistenti “iceberg”. Il primo, intitolato “Laico è bello”, dedicato ai cosiddetti “temi etici”: mentre in Italia il dibattito su queste grandi questioni è stato “inabissato” in omaggio ad una presunta pacificazione propedeutica alle larghe intese, nel resto del mondo la causa dei diritti civili e della laicità dello Stato procede alla conquista di traguardi fino a ieri inimmaginabili. La sezione ospita contributi di Cinzia SciutoEduard Verhagen,Umberto VeronesiGiovanni RealeChiara Lalli e Michele Martelli.

L'altro iceberg è invece dedicato al dibattito sul sionismo (“sionismo/antisionismo”) con articoli – ispirati da punti di vista assai divergenti fra loro – firmati da Gianni VattimoFurio ColomboMoni Ovadia e due interviste di Gloria Origgi a Judith Butler e Avishai Margalit. Il tutto accompagnato da un “viaggio” nel romanzo poliziesco di Israele di Guido Caldiron: “Sherlock Holmes nel kibbutz”.

Da segnalare inoltre il saggio di Paolo Maddalena “Per una teoria dei beni comuni” e due interessanti contributi sugli “esteri”: l'analisi di Giuliano Battiston delle prospettive dell’Afghanistan post-2014 (dopo che si sarà compiuto il disimpegno delle forze militari americane) e l'inchiesta di Eli Friedman sui “dannati della terra” della nuova Cina.

Il numero di MicroMega si conclude con un testo inedito, curato da Micaela Latini, del grande filosofo tedescoGünther Anders: “Come il nazismo annientò la coscienza di classe”.

IL SOMMARIO DEL NUOVO NUMERO
LA LINEA GENERALEPaolo Flores d’Arcais - Caro Renzi, senza giustizialismo e redistribuzione sarai solo l’ennesimo gattopardoRivoluzione della legalità, radicale trasformazione in senso weberiano del capitalismo ammanicato, rigorosa laicità: sono questi i profondi cambiamenti che servono all’Italia. O addirittura: giustizialismo e salario di cittadinanza. Se non agisce subito in questa direzione, Renzi entrerà di diritto nel pantheon dei sepolcri imbiancati del nostro paese. E la scelta di alcuni collaboratori fa temere il peggio.
MEMORIA E RIMOZIONE Carta canta (piccola antologia ad uso degli smemorati)Dopo la sentenza di condanna definitiva di Berlusconi, tutti si sono finalmente accorti del delinquente che ha dominato la scena politica negli ultimi vent’anni. Eppure, c’era chi aveva messo in guardia dal personaggio già prima della sua stessa discesa in campo. Sylos Labini, Bobbio, Galante Garrone, Rinaldi: ai liberali autentici e alle persone perbene era chiaro fin dall’inizio che B. non poteva essere un normale avversario nella dialettica politica, ma un’anomalia da sradicare. E c’era chi, invece, faceva finta di non vedere, anche di fronte alle più smaccate violazioni dei princìpi costituzionali. Arrampicandosi sugli specchi e contraddicendosi allegramente. Chi apriva bicamerali, chi inveiva contro le procure ‘rosse’, chi osannava lo ‘statista’, chi si cimentava in improbabili paragoni. Fino alla ‘soluzione geniale’: quel Monti accolto come un deus ex machina, oggi miseramente in rovina. Qualche sano esercizio di memoria.
ICEBERG 1 - laico è belloCarta della laicità nella scuolaVincent Peillon, filosofo e attuale ministro francese dell’Istruzione, è convinto che la laicità non sia semplice ‘tolleranza’ delle diverse opinioni, ma un insieme di valori e princìpi molto solidi che vanno insegnati anche, e forse soprattutto, nelle scuole pubbliche. Ecco perché ha messo a punto una ‘Carta della laicità nella scuola’ (che qui pubblichiamo integralmente), che ha suscitato vivaci polemiche e accuse di sentimento antireligioso.

Cinzia Sciuto - Più laici, più liberi: una mappa mondiale (senza l’Italia)
Dalla ‘Carta della laicità’, fatta affiggere di recente in tutte le scuole francesi dal ministro dell’Istruzione transalpino Vincent Peillon, alle legislazioni belga e olandese, storicamente all’avanguardia sul tema del fine vita e ora anche su quello dell’eutanasia infantile, fino ai primi passi di una legge sull’aborto nella cattolicissima Irlanda e all’iniziativa politica in difesa dei matrimoni gay intrapresa dal presidente Obama: una rassegna dei più recenti sviluppi e avanzamenti su scala globale in fatto di laicità dello Stato.

Eduard Verhagen - Eutanasia neonatale: qualche parola di verità
Qual è la differenza morale tra l’eutanasia e la sospensione di idratazione e nutrizione artificiale? Nei casi di bambini nati con gravissime malformazioni, in cui ogni ora e ogni giorno rappresentano uno strazio per loro e per i loro genitori, perché l’eutanasia non dovrebbe rappresentare il percorso più umano? A queste domande prova a rispondere il pediatra che in Olanda, nel 2005, ha messo a punto il primo protocollo per l’eutanasia neonatale.

Umberto Veronesi - Eutanasia, un’azione di amore e di pietas
Mentre la scienza spiega che morire è biologicamente necessario e la medicina ha la possibilità di ridurre significativamente il dolore, in Italia è forte la crociata ideologica contro l’eutanasia tanto alimentata dal sedicente fronte pro vita. Il tema è invece l’autodeterminazione e la libertà di scelta di ognuno: nessuno può decidere al posto di un altro se la vita è degna di essere vissuta o no.

Giovanni Reale - Riflessioni sull’eutanasia
Per affrontare il tema dell’eutanasia, bisogna innanzitutto fare chiarezza sull’uso del termine: né la sospensione delle cure né l’uso di terapie palliative possono essere considerati eutanasia, che invece denota la somministrazione di farmaci letali per provocare deliberatamente la morte. Per un credente questa è inammissibile, ma per un non credente il problema si pone. E la Chiesa non può in alcun modo imporre il suo punto di vista.

Chiara Lalli - Aborto: l’obiezione di coscienza e il diritto negato
L’obiezione di coscienza ha avuto negli anni un profondo slittamento semantico: da scelta individuale e libertaria di chi rifiutava la leva militare, è diventata un’imposizione della propria visione morale prossima all’omissione di servizio pubblico, come nel caso dei medici obiettori che si rifiutano di praticare le interruzioni di gravidanza. I numeri ufficiali riportano un aumento costante del fenomeno, ma quelli reali sono ancora più allarmanti.

Michele Martelli - In ginocchio da papa Francesco: laici, credenti e creduloni
Sembra che nei suoi primi mesi di pontificato Bergoglio abbia sedotto tutti, compresi numerosi laici e non credenti un tempo assai agguerriti. Oggi sono tutti inginocchiati e adoranti a celebrare le meraviglie della ‘rivoluzione francescana’. Peccato che, guardando ai fatti, di questa rivoluzione non si intraveda nemmeno l’ombra. Al netto dei larghi sorrisi e degli efficacissimi slogan ad uso dei media, il nuovo papa non sembra discostarsi molto dal magistero tradizionale.
SAGGIO 1Paolo Maddalena - Per una teoria dei beni comuni La logica con la quale pensiamo al rapporto tra proprietà privata e proprietà collettiva va completamente rovesciata: non è il pubblico che limita il privato nel suo uso esclusivo di un bene, ma è il privato che sottrae alla collettività la possibilità di utilizzarlo per il benessere comune. È scritto nero su bianco nella nostra Costituzione.
ICEBERG 2 - sionismo/antisionismoGianni Vattimo - Come si diventa antisionistaDopo i danni prodotti dalla politica hitleriana e l’orrore della Shoà, nel 1948 la genesi di Israele è stata sostenuta dall’intera opinione pubblica e legittimata dall’evidente mancanza di democrazia in tutto il Medio Oriente. Ma ben presto la mitologia sionista si è tramutata in colonialismo e razzismo nei confronti dei palestinesi. Ecco perché oggi bisogna mettere in discussione la stessa nascita dello Stato ebraico.

Furio Colombo - Il pregiudizio antisionista
La vulgata antisionista considera la nascita di Israele come riparazione al dramma della Shoà e conseguenza della Resistenza antifascista. In realtà dopo il ’45 gli ebrei erano ancora avversati e la nascita di Israele – voluta dall’Onu – doveva andare di pari passo alla creazione di una vicina nazione palestinese, osteggiata invece dai paesi arabi limitrofi. Queste e altre le verità storiche rifiutate da una sinistra incapace di affrontare la questione ebraica.

Moni Ovadia - Le ceneri del sionismo
Nell’arco di un cinquantennio Israele ha subìto una profonda metamorfosi: l’estinzione dei suoi ideali sionisti a partire da quella vocazione socialista che si fondava sui kibbutzim e sul partito socialista-laburista per avviarsi a diventare un paese ultranazionalista e liberticida. E il diritto alla sicurezza ha finito per produrre azioni inaccettabili come le punizioni collettive, la colonizzazione e le quotidiane vessazioni contro i palestinesi.
Judith Butler in conversazione con Gloria Origgi - Una critica ebraica al sionismoC’è un errore originario che ha segnato la nascita di Israele: l’idea che sia possibile fondare un nuovo Stato in riparazione dei torti subiti riproducendo altri torti su un’altra popolazione. Solo con la riscoperta di un’etica della reciprocità insita nella condizione diasporica degli ebrei sarà possibile porre termine a un conflitto altrimenti senza fine.

Avishai Margalit in conversazione con Gloria Origgi - Sionismo e paranoie
Mettere sotto accusa il sionismo per criticare l’attuale politica dello Stato di Israele è come puntare il dito contro il Risorgimento italiano per criticare il governo Berlusconi. Il sionismo si è oggi realizzato nella forma di uno Stato nazione che non è possibile mettere in discussione. Le sue politiche ovviamente sì. Cinque generazioni di israeliani su uno stesso territorio e con una lingua comune sono un ‘fatto’. La confusione – e la cattiva filosofia – non aiutano a orientarci in un mondo complesso come quello di oggi.
SAGGIO 2Guido Caldiron - Sherlock Holmes nel kibbutzLa società israeliana nello sguardo del noir: un caleidoscopio di differenze in cerca di una cittadinanza comune, tra rimozione del conflitto con i palestinesi, emergenza del comunitarismo interno e il riflesso condizionato della ‘pista araba’. Prima c’erano i detective yiddish della diaspora, quindi i poliziotti ebrei della Palestina retta dal Mandato britannico, infine gli sbirri di origine sefardita dello Stato ebraico. Viaggio nel romanzo poliziesco di Israele, dalla ‘Agatha Christie di Gerusalemme’ agli omicidi nei kibbutzim, fino ai gangster della movida di Tel Aviv.
NOSTRA PATRIA È IL MONDO INTEROGiuliano Battiston - I buoni, i criminali e i corrotti. L’Afghanistan post-2014A dodici anni dall’inizio dell’intervento militare americano, il futuro dell’Afghanistan appare disperatamente privo di sbocchi: da una parte la risorgente forza militare-organizzativa dei taliban, ormai legittimati come soggetto politico anche dalla comunità internazionale; dall’altra istituzioni statali corrotte e inefficienti, sostenute da generosi aiuti finanziari esterni. Eppure all’ombra di questi poteri si muove una società civile vivace e ricca di potenzialità.

Eli Friedman - I ‘dannati della terra’ nella nuova Cina
Il ‘socialismo di mercato’ cinese poggia le proprie fondamenta sul lavoro di circa 250 milioni di immigrati interni. Manodopera a basso costo priva di diritti, i cui figli non hanno accesso all’istruzione pubblica né alle cure sanitarie. Si tratta di una segregazione ‘formale’, più arcaica e rigida dell’esclusione su base censitaria o razziale presente in paesi capitalistici avanzati come gli Usa. Ma questo modello di sviluppo è sempre più sotto pressione: prima o poi le sue contraddizioni potrebbero esplodere.
INEDITOGünther Anders - Come il nazismo annientò la coscienza di classe (presentazione di Micaela Latini) 
Alla base delle tesi di Anders è la convinzione che i dirigenti nazisti riuscirono, secondo un piano ben architettato, a cancellare ogni traccia di una coscienza di classe. Il disegno che portarono avanti consisteva nell’offrire un gruppo di uomini, gli ebrei, come ‘vittime sacrificali’ a milioni di proletari disoccupati e di piccolo-borghesi proletarizzati. Per questa ragione l’antisemitismo di Hitler non era solo uno degli attributi del nazionalsocialismo, ma il mezzo per vincere la battaglia contro la coscienza di classe.
 

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