La quercia e la rosa, di Ludovica De Nava

La quercia e la rosa, di Ludovica De Nava
Storia di un amore importante di Grazia Deledda con lettere autografe. Romanzo di Ludovica De Nava

IN TERRITORIO NEMICO

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Romanzo storico sulla Resistenza di Pier Luigi Zanata e altri 114 scrittori - metodo Scrittura Industriale Collettiva

Dettagli di un sorriso

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romanzo di Gianni Zanata

Il calcio dell' Asino

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Il calcio dell’Asino. Il calvario di un giornale ribelle (1892-1925) e del suo direttore Giovanni de Nava (Giva)

NON STO TANTO MALE

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romanzo di Gianni Zanata

sabato 4 aprile 2009

I corpi continuano ad essere toccati con tenere mani


Una immagine nel web. Sorriso radioso, dolce, tenero ad illuminare il volto.

Le sue parole. I suoi scritti. Grande sensibilita’. Rispecchiano il sorriso.

La sua voce al telefono.

Grande emozione.

E’ come se ci conoscessimo da tempo. Parliamo a lungo con grande confidenza. Siamo un torrente in piena. Ci raccontiamo con intimita’ senza remore.

Oggi ci incontreremo. Appuntamento in piazza Castello al Caffe’ Mulassano. Locale ricco di storia, il primo ad essere eletto locale storico della città dall’Associazione Locali Storici d’Italia. Caffe’, dove Re Vittorio con Garibaldi fecero un brindisi con del vermouth.

Arrivo per tempo. Non amo fare tardi.

La vedo entrare.

Il gioco di specchi, all’ interno del caffe’, moltiplicano la sua immagine all’infinito, ed il riflesso nei suoi occhi dei legni su cui spiccano gli ornati in oro, impreziosiscono il suo volto. E’ di buon umore. Lo si capisce. Sa di essere bella.

Mi alzo. Le vado incontro. Ci abbracciamo e ci baciamo, preme la sua guancia contro la mia, per un attimo i nostri due visi aderiscono come incollati. Ci guardiamo. In silenzio. A lungo.E’ la prima volta che ci vediamo, ma i nostri sguardi e’ come se cercassero i cambiamenti avvenuti nel periodo i cui non ci siamo viti. Sorridiamo. L’ esame e’ stato positivo. Non siamo cambiati molto. E’ come ci ricordavamo. Il tempo sembra non essere passato.

La sua mano si posa delicatamente sulla mia spalla. L’ abbraccio, di nuovo, forte.

- Andra’ tutto bene, dico.

- Lo so.

- Ssst!, dico sottovoce.

Fino a quel momento non mi ero accorto di stare intensamente bene con lei. Avrei dovuto notarlo subito, e invece la cosa mi era sfuggita. L’ averlo finalmente appreso mi fa sentire bene, mi da' la sensazione di essere un uomo fortunato. E mi rende anche un po’ umile, in fondo. Mi fa dimenticare di essere un serial killer.

Siamo in piedi. Siamo ancora vicinissimi. Attaccati.

- Dai forza, protesto garbatamente, la gente ci guarda.

Vedo il cameriere ridacchiare.

Ci sediamo.

Parliamo. Parliamo. Le nostre vite si dipanano senza reticenze, pudori. Ci alziamo e usciamo.

Piazza Castello vero cuore pulsante della città sulla quale si affacciano gli edifici più prestigiosi del capoluogo piemontese. La grande piazza quadrangolare, da sempre fulcro storico e politico della città. Al centro palazzo Madama, l'antico castello da cui la piazza prende il nome, circondato da tre monumenti: dedicati all'Alfiere dell'Esercito sardo,ai Cavalieri d'Italia e a Emanuele Filiberto duca d'Aosta.

Camminiamo. Attraversiamo la piazza e ci dirigiamo verso i Giardini Reali, all’ interno delle antiche fortificazioni. Passeggiamo tra le aiuole ammirando le fontane del Tritone e delle Nereidi.

Si ferma e con il braccio fa fermare anche me. Mi mette un dito sulle labbra con estrema delicatezza e dice ‘’Ssst!’’. Poi fa scivolare la sua mano nella mia cosi’ che le nostre dita si serrano e riprendiamo a camminare. Mi si fa accanto con tutto il corpo. Poco piu’ avanti si avvicina ancora di piu’. La sue labbra sfiorano lievemente il mio orcchio. Dopo comincia a mordicchiarlo. L’ abbraccio. Inostri corpi si avvinghiano. Cerco le sue labbra. Un lungo e appassionato bacio. Le nostre lingue si cercano, si trovano, si attorcigliano. E’ come succhiarsi la vita. Un lungo, infinto bacio.

A stento ci stacchiamo.

Ci guardiamo. I nostri occhi quasi toccano.

- Cosa ci e’ successo, dice.

- Luce del sole, buongiorno. Mi sento bene.

- La luce si e’ accesa.

- Si’! Mi sento bene in un modo speciale. Sono innamorato. E’ un giorno pieno di sole.

- Buon giorno luce, dice e cerca di nuovo le mie labbra.

Riprendiamo a camminare. Arriviamo alla Mole Antonelliana. L’ ascensore sale e lo sguardo si confonde nello spettacolo dell’ Aula del Tempio, nella cupola disegnata di luci e colori fino ad aprirsi al panorama: Torino, i suoi palazzi e i suoi giardini visti dalla cima del museo piu’ alto del mondo.

Mi stringo a lei:

- Di’ la parola e sii come me, dico, pronuncia la parola a cui stai pensando. E’ cosi’ bella, piena di sole. Di’ la parola e sarai libera.

- Amore. La parola e’ amore.

- Si’!

Il suo viso irraggia calore, come se un qualcosa di trasparente la illumini dall’ interno. La stringo forte a me e la bacio a lungo, incurante degli altri visitatori. L’ aria si muove, azzurra, felice come la luce sugli edifici della citta’.

Usciamo.

In un modo o nell’ altro raggiungiamo l’ hotel Napoleon in via XX Settembre, dove ho prenotato per due.

Entriamo in camera e i nostri corpi si cercano immediatamente. Ci aiutiamo a spogliarci.

Sul letto i nostri corpi aderiscono, si attorcigliano, si contorcono l’ uno sull’ altro. Ogni parte del mio corpo e’ toccato da ogni parte del corpo di lei. Tutto viene percepito con il tatto. Le bacio i seni, stringo delicatamente i suoi capezzoli e le mie labbra e la mia lingua godono del suo corpo, del suo ventre delle sue natiche, dell’ interno delle sue cosce. Nel calore del letto ci dimeniamo lentamente, dolcemente, traendo da ogni movimento nuove ondate di piacere. Per ore, i nostri corpi vibrano in un’ armonia misurata.

Ci stacchiamo. Restiamo sul letto. I corpi continuano ad essere toccati con tenere mani.









Hotel Napoleon, Torino. Stanza 203. Ore 2:25.
Sono in piedi. Davanti al letto. La mia immagine si riflette nello specchio. Al di la’ di quella l’ immagine di una donna. E’ di schiena e sta sfilandosi la T-shirt. Finisce di sfilarla e comincia a slacciarsi il reggiseno.
Sparisce dietro la mia immagine.
Si chiama Hallia. L’ ho incontrata in una vineria dopo avere lasciato i Murazzi. Era sola e mi ha agganciato, chiedendomi di uscire perche’ aveva paura della gente, una vera moltitudine che affollava il locale.
Siamo stati fuori in silenzio, a guardarci, a interrogarci con gli occhi se potevamo fidarci. I bicchieri, come appiccicati alle mani, il vino, un ottimo Bardolino, e’ ormai caldo, ma non sgradevole.
Parliamo del piu’ e del meno.
E’ russa e e’ a Torino per un master al Politecnico. E’ un architetto, specializzata in interni. E’ affascinata del fatto che sia un giornalista. Mi parla della giornalista russa Anna Politkovskaya, sua amica, e dei sospetti che dietro all'uccisione della coraggiosa cronista possa esserci il governo di Vladimir Putin.
Mi racconta delle confidenze ricevute sugli abusi sui diritti umani commessi dal governo Putin, in particolare in Cecenia.

- Era, dice, coraggiosa e impegnata nella ricerca della giustizia anche di fronte a precedenti minacce di morte.. . Non c'è nessuna speranza che le indagini diano risultati, come dimostrano casi precedenti...’

Smette di parlare di Anna.
- Basta parlare di morte. Stanotte voglio vivere la ‘’movida’’ torinese. Andiamo da te.

Mentre ripenso al nostro incontro, Hallia riemerge da dietro la mia figura riflessa nello specchio. E’ nuda.
Mi giro e la guardo. Ha un’ aria compiaciuta.
- Accidenti. Sei bellissima. Hai un corpo molto provocante.
Aiutandomi con i piedi mi libero dei mocassini. Allento la cintura dei pantaloni che scivolano a terra senza problemi, non porto intimo sotto. Mi stringe a se’. Mi bacia dolcemente il collo, mi mordicchia le orecchie mentre mi toglie la camicia. Mi spinge sul letto.
E’ su di me. I suoi seni premono sul mio petto. Accarezza il mio volto. Le nostre labbra si cercano. Si incollano. Le nostre lingue si attorcigliano. Un lungo bacio, carico di passione, di bramosia.
Le mie mani, lentamente, esplorano il suo corpo.
Continuiamo a baciarci.
Poi stacca le sue labbra dalle mie.
La sua bocca va verso i miei capezzoli e li mordicchia. Bacia il mio petto, il mio ventre, il mi pube. Senza aiutarsi con le mani comincia una delicata fellatio. Risale alle mie labbra. Le chiude con le sue. La sua lingua cerca la mia.
Sono sopra di lei.
Ora e’ la mia bocca ad assaporare il suo corpo, il suo seno, il suo monte di venere leggermente prominente, voluttuosamente invitante.
La spingo indietro verso i cuscini. Le mie dita accarezzano l’ interno delle sue cosce. Poi la lingua si sostituisce alle mani. Succhio delicatamente il suo clitoride. Mordicchio le sue grandi labbra.
Leggeri gemiti di piacere.
La mia mente veleggia nell’ aere della passione.
Mi faccio strada con le ginocchia fra le sue gambe mentre la bocca si incolla alla sua in un altro lungo bacio.
Entro dentro di lei.
I nostri corpi aderiscono sempre piu’. Ogni parte del mio corpo e toccato da ogni parte del suo. Tutto viene percepito col tatto. Ci muoviamo lentamente. Ogni tanto lei inarca la schiena per sentire meglio il mio pene. I nostri gesti sono lenti. Ogni movimento provoca nuove ondate di piacere.
Esausti giacciamo una affianco all’ altro. Le nostre mani continuano ad accarezzare i nostri corpi.
Scivoliamo in un nuovo abbraccio. Ci stringiamo forte l’ una contro l’ altro. Vedo le nostre immagini riflesse nel grande specchio davanti al letto.
Si gira su un lato e cade in un sonno profondo.
Un mio braccio le cinge le spalle.
La mia mente corre ai fatti della giornata.
Sorpresa. Bellezza.Vita. Morte. Passione.
Una bella giornata.


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