La quercia e la rosa, di Ludovica De Nava

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NON STO TANTO MALE

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martedì 5 febbraio 2013

IL TORINO FILM FESTIVAL DI PAOLO VIRZI’

IL TORINO FILM FESTIVAL DI PAOLO VIRZI’

“Un festival caldo e accogliente, sostanzialmente inalterato nell’identità, che tenterà di
realizzare in nove giorni l’utopia di un cinema senza confini, dove lo spettacolo e
l’intrattenimento popolare abitano nello stesso luogo dei percorsi d’autore, del documentario e
del cinema sperimentale; ma anche un Festival 2.0, continuamente ‘connesso’ e fruibile dagli
utenti del web”: ecco il Torino Film Festival di Paolo Virzì.


Insieme alla retrospettiva dedicata alla New Hollywood, che sarà curata da Emanuela Martini e
che presenterà, nell’arco di due edizioni del festival, circa ottanta film americani realizzati tra il
1967 e il 1976, il neodirettore ha presentato le principali novità del Torino Film Festival.
La sezione Figli e amanti sarà sostituita da un breve ciclo di film italiani degli ultimi vent’anni, la cui
proiezione sarà accompagnata da un incontro con gli autori e con storici, giornalisti e scrittori che
rifletteranno sulla cultura, lo stile di vita e la storia contemporanea del nostro Paese.
Nella stessa ottica di valorizzazione e analisi del cinema italiano, una seconda retrospettiva sarà
dedicata a un cineasta italiano recente.
Sul modello del festival di Telluride, ogni anno una personalità del cinema internazionale diventerà
Guest Director del festival e curerà personalmente una sezione specifica.
Sono già aperte ipotesi di collaborazione con il Dams dell’Università degli Studi di Torino, con il
Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma e con il Teatro Stabile di Torino.
Inoltre, aggiunge Paolo Virzì, “perché il Festival sia davvero una festa, da un lato abbiamo il
progetto di rilanciare il Premio del pubblico, nel quale gli spettatori saranno invitati a votare i film
del Festival, e dall’altro stiamo studiando la maniera con cui dare un risalto affettuoso al momento
dell’ingresso degli ospiti in sala, attraverso una formula nuova, spettacolare e informale, un
caloroso benvenuto al quale partecipi anche il pubblico torinese”.

                                NEW HOLLYWOOD:
                 il nuovo cinema americano tra il 1967 e il 1976
                  La retrospettiva, a cura di Emanuela Martini, 
                                si articolerà in 2 anni

Gli esordi dei maestri del cinema contemporaneo, i volti sconosciuti di quelle che sarebbero
diventate star mondiali, le immagini di un cambiamento stilistico e immaginario radicale,
attraverso il quale l’industria cinematografica hollywoodiana sarebbe risorta dalle proprie ceneri.
La retrospettiva della 31° e della 32° edizione del Torino Film Festival sarà dedicata al cinema della
New Hollywood, cioè al linguaggio e ai miti originati dalla controcultura ed elaborati nel corso di
un decennio dai giovani talenti provenienti dal cinema indipendente e dai nuovi autori che si
erano formati in televisione.
Curata da Emanuela Martini, la retrospettiva comprenderà tra i settanta e gli ottanta film, si
articolerà in due anni e tenterà, anche con la collaborazione del Dams dell’Università degli studi di
Torino, di tracciare un quadro esauriente della produzione e dell'immaginario di quel decennio, da
caposaldi quali Cinque pezzi facili, Mean Streets, Pat Garret e Billy the Kid, Una squillo per
l’ispettore Klute, La conversazione, Sugarland Express, California poker, Non si uccidono così anche
i cavalli?, Lo spaventapasseri, L’ultimo spettacolo ecc. a film meno noti quali Electra Glide,
Dillinger, Piccoli omicidi, Un uomo a nudo, Gli amici di Eddie Coyle, Smile, Monte Walsh, Il
pornografo, Sangue, sudore e polvere da sparo, Cisco Pike.
La retrospettiva sarà accompagnata da un volume di saggi, analisi e testimonianze.


L’altra faccia dell’America

Negli anni Sessanta l’industria cinematografica hollywoodiana è nel pieno della crisi generata dalla
concorrenza della televisione e dall’incapacità degli studios di tenere il passo con il terremoto culturale che scuote gli Stati Uniti: assassinii politici come quelli dei Kennedy e di Martin Luther King, la guerra del Vietnam, i movimenti degli studenti e degli afroamericani stanno demolendo l’American Dream dalle radici e la vecchia Hollywood non ha più alcun fascino. Emergono allora nuovi modelli narrativi espressi da compagnie indipendenti come la Corman Factory, nuove interpretazioni della realtà e della storia, nuovi volti e comportamenti che parlano al pubblico giovane.
Nel 1962 e ’63 Sam Peckinpah e Monte Hellman girano il loro primi, crepuscolari western; nel 1966 Roger Corman produce e dirige I selvaggi, su una banda di bikers; nel 1967 escono due film di studio, Gangster Story di Arthur Penn e Il laureato di Mike Nichols, che ribaltano il gangster film e la commedia romantica.
Infine, nel 1969, esce un film a basso costo di due esordienti che ha un enorme successo: Easy Rider, diretto da Dennis Hopper e prodotto da Peter Fonda.
Cambiano le facce, lo stile, la cultura della narrazione americana. La storia passata (gli indiani) e presente (il Vietnam) viene riletta sotto un segno diverso; la disillusione prende il posto del proverbiale ottimismo; i divi diventano antidivi, gli eroi losers, il rock la musica guida, i poliziotti e i cowboy degli illusi perdenti o dei bastardi venduti, il viaggio e la strada da una parte e l’angoscia delle metropoli dall'altra i punti fissi di un immaginario che rifonda il cinema americano. Hollywood si accorge del fenomeno (che corrisponde anche al ringiovanimento del pubblico), si mette in discussione, dà lavoro ai giovani autori, sceneggiatori, attori, produttori, senza condizionarne, almeno per alcuni anni, idee e stile.
Esordiscono Peter Bogdanovich, Bob Rafelson, Jerry Schatzberg, Martin Scorsese, Steven Spielberg, Francis Coppola, Sydney Pollack, Jonathan Demme, Michael Cimino, Clint Eastwood, John Milius, Alan J. Pakula, Brian De Palma, Jim McBride, Dick Richards, Hal Ashby, Mel Brooks, Woody Allen e molti altri; Arthur Penn, Mike Nichols, Paul Mazursky e soprattutto Sam Peckinpah e Robert Altman escono dall’anonimato e dalla televisione e si affermano grandi autori. I nuovi, disillusi antieroi hanno la faccia di Jack Nicholson, Dustin Hoffman, Robert De Niro, Gene Hackman, Elliott Gould, Al Pacino. Durante quel decennio, ogni nuovo film americano è una scoperta. Non un "movimento", ma un sommovimento culturale radicale che coinvolge
personalità e talenti molto diversi e che influenza intere generazioni di cineasti e spettatori.
Dal 1977, con Guerre stellari di Lucas, Incontri ravvicinati del terzo tipo di Spielberg, Il cacciatore di Cimino, Apocalypse Now di Coppola, la New Hollywood diventa la Hollywood tout court.
Emanuela Martini

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