La quercia e la rosa, di Ludovica De Nava

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martedì 15 luglio 2014

CULTURA Una teoria complessa, facile da raccontare

 da il manifesto

Una teoria complessa, facile da raccontare

Saggi. Marx, Il comunismo e la lotta di classe raccontati da Gérard Thomas
''I bam­bini capi­ta­li­sti quando nascono sono dei bam­bini uguali a tutti gli altri. Non sono ancora dei bam­bini capi­ta­li­sti. E non lo sono nem­meno nei pri­mis­simi anni della loro vita. Poi a un certo punto suc­cede qual­cosa nella loro testa e invece di con­ti­nuare ad essere bam­bini uguali a tutti gli altri diven­tano dei bam­bini capi­ta­li­sti».
L’incipit del for­tu­na­tis­simo libro, uscito per le edi­zioni Cli­chy, di Gérard Tho­mas —Il comu­ni­smo spie­gato ai bam­bini capi­ta­li­sti (e a tutti quelli che lo vogliono cono­scere) - già autore di culto in Fran­cia, annun­cia subito al let­tore la domanda prin­ci­pale del rac­conto: per­ché, ad un certo punto delle nostre vite di bam­bini, accade qual­cosa che ci tra­sforma in capi­ta­li­sti, segnan­doci per sem­pre.
Il rac­conto è il terzo lavoro di que­sto eccen­trico scrit­tore, dopo Come si diventa pre­si­dente (2002) e L’anarchia è una cosa sem­plice (2007); da anni vive nelle Isole Mar­chesi, dove si dedica alla pas­sione per l’apicultura, acco­mu­nata dal desi­de­rio di ren­dere acces­si­bili alcuni con­cetti poli­tici, spesso molto com­plessi.
Non si tratta ovvia­mente di una summa gene­ra­liz­zante o super­fi­ciale, né di una strin­gata sin­tesi di fatti e cro­na­che. Il sot­to­ti­tolo, «e a tutti quelli che lo vogliono cono­scere», spiega che non è solo let­tura per ado­le­scenti, ma inve­sti­ga­zione sto­rica adatta anche ad un pub­blico adulto. Aspet­tarsi una lezione fin troppo sem­plice, od una espo­si­zione fia­be­sca dell’idea di comu­ni­smo, sarebbe quindi un errore mador­nale, vista la peri­zia con cui si riporta la sto­ria delle idee socia­li­ste e le vicende cor­re­late.
Il rac­conto, un vero e pro­prio viag­gio, parte dall’incontro con gli uomini pri­mi­tivi, poi via per le città di Ur e Naza­reth, fino a Parigi, Lon­dra, la Cina, e spiega l’illuminismo, la Rivo­lu­zione fran­cese e russa, l’incredibile sto­ria della Comune, il Ses­san­totto ecc.
Alcuni per­so­naggi e fatti sono rac­con­tati con più inten­sità rispetto ad altri, per­ché pos­sono inse­gnare ancora molto a pro­po­sito di quanto accade nelle nostre vite. Quando si parla dell’«esercito di riserva» dei disoc­cu­pati, per esem­pio, Tho­mas, ana­liz­zando le idee di Marx, assolve per­fet­ta­mente il suo com­pito di divul­ga­tore: «Per risol­vere que­sto pro­blema dei capi­ta­li­sti (l’accumulo di plu­sva­lore) diventa essen­ziale la pre­senza di un gran numero di disoc­cu­pati, che ali­men­tano la con­cor­renza fra gli ope­rai garan­tendo un basso livello dei salari e una insita debo­lezza della classe ope­raia, che avendo accanto a sé per­sone tal­mente povere e dispe­rate da accet­tare qual­siasi lavoro e qual­siasi sala­rio, sono costrette a mode­rare le loro richie­ste e le loro riven­di­ca­zioni per non per­dere il loro lavoro».

UNA STO­RIA NON NEGATA

Apprez­zato in patria, Tho­mas ha anche rice­vuto delle cri­ti­che. L’accusa più pesante è stata voler omet­tere gli orrori e gli eccessi che il socia­li­smo reale ha pro­dotto in alcuni casi della sua sto­ria. Tesi curiosa, per­ché l’autore non rinun­cia mai a bia­si­mare i cri­mini com­messi da Pol Pot in Cam­bo­gia, o l’accentramento buro­cra­tico e auto­ri­ta­rio avve­nuto in dif­fe­renti periodi della sto­ria sovie­tica. Ciò che non gli si per­dona, pre­su­mi­bil­mente, è l’aver trac­ciato con estrema cor­ret­tezza e one­stà la linea divi­so­ria tra respon­sa­bi­lità indi­vi­duali e teo­ria poli­tica, fra aspi­ra­zione alla giu­sti­zia e sua rea­liz­za­zione ter­rena. È in que­sta distin­zione che si coglie la forza per­sua­siva del libro, e si arriva alla rispo­sta del que­sito ini­ziale.
Comu­ni­smo è cer­ta­mente sto­ria e rac­conto di quella stessa sto­ria, ma soprat­tutto la ten­sione costante di una uma­nità, fin dai pri­mordi, intenta a can­cel­lare la pre­va­ri­ca­zione dell’uomo sull’uomo, assente quando si è bam­bini, e poi schiac­ciante quanto si entra nella società dei con­sumi e del denaro.
Il comu­ni­smo, per Tho­mas, così ci con­fida nelle pagine finali del testo, oltre a essere un evento epo­cale, è soprat­tutto l’esigenza eterna di affer­mare che «tutti gli esseri umani sono uguali, tutti gli esseri umani hanno gli stessi diritti, nes­sun essere umano può sfrut­tare altri essere umani, tutti gli esseri umani devono avere le stesse pos­si­bi­lità. E soprat­tutto, tutti gli esseri umani hanno il diritto di essere felici». Quella feli­cità, per l’appunto, che ci accom­pa­gna da bam­bini, e che un giorno ci abban­dona, lasciando un per­si­stente sen­ti­mento di melanconia.

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