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sabato 28 dicembre 2013

B: NEL LIBRO DI DE LUCIA SMONTATA LA BALLA DELLE “TOGHE ROSSE”

B: NEL LIBRO DI DE LUCIA SMONTATA LA BALLA DELLE “TOGHE ROSSE”

NZO

B: NEL LIBRO DI DE LUCIA SMONTATA LA BALLA DELLE “TOGHE ROSSE” (Fabrizio d’Esposito)

Il giovane B. e gli appalti con gli “assegni in bocca”
Se questo è un perseguitato. Palazzinaro dai capitali svizzeri e misteriosi. Amico di mafiosi. Massone piduista centrale nel progetto di rinascita gelliano. Capo di un impero che ha corrotto finanzieri e giudici. Parte integrante del sistema politico-affaristico della Prima Repubblica democristiana e socialista. Al secolo Silvio Berlusconi, pregiudicato dall’estate scorsa. Michele De Lucia, già tesoriere di Radicali italiani, fa esercizio di memoria in un Paese abituato a dimenticare e mette in fila, uno dopo l’altro, i trent’anni di scandali e guai giudiziari (1963-1993) del Berlusconi presunto imprenditore che si è fatto da solo.
Obiettivo : smontare la “balla colossale della sua persecuzione giudiziaria”, ripetuta ossessivamente dal Cavaliere Decaduto da quando è stato condannato definitivamente, nell’agosto di quest’anno, per la frode fiscale sui diritti tv di Mediaset. Edito da Kaos, che di De Lucia ha pubblicato anche “Il Baratto”, sempre dedicato a B., il titolo del volume è “Al di sotto di ogni sospetto” (298 pagine, 18 euro) e ripercorre tutte le vicende del berlusconismo ante ‘94 per arrivare all’unica, vera spiegazione della famigerata discesa in campo: “L’imprenditore Berlusconi nel 1994 è entrato in politica per sottrarsi alla magistratura”. Altro che “un novello Enzo Tortora”, come ha detto ieri lo stesso De Lucia alla presentazione a Roma, nella sede di Radicali italiani, con Gianfranco Spadaccia e Giuseppe Di Leo.
Prima scena. Milano, 29 maggio 1963. B. ha 26 anni e diventa socio senza quota di capitale della Edilnord. I soldi li mette una finanziaria svizzera di Lugano. Un anno dopo, Marcello Dell’Utri diventa il suo segretario. Il giovane palazzinaro è figlio di un funzionario della Banca Rasini, piccolo istituto di credito che Michele Sindona “indicherà come crocevia dei capitali mafiosi al nord”. La prima grande speculazione è Milano 2 a Segrete, terreni acquistati per poco più di 4mila lire al metro quadrato lievitano a 15mila lire. Giudici e giornali indagano su questa lottizzazione. B. riesce persino a ottenere che venga spostata la rotta aerea di Linate. E lo fa con un trucco in cui compare un sacerdote strano e sospeso a divinis, don Luigi Verzé, che lì costruisce un ospedale: “La carta di volo fornita dall’Alitalia ai piloti reca la macchia scura della lottizzazione ‘Milano 2’ con accanto la scritta ‘Hospital’ , come se tutta la lottizzazione fosse l’ospedale, mentre questi ne è una parte infima”.
Il palazzinaro B. è un prestigiatore che rimane dietro le quinte. I suoi prestanome sono la cugina, la zia, il cognato. In quegli anni, nei comuni del Milanese, si costruisce solo con le tangenti ai partiti (Dc, Psi ma anche Pci) e lo stesso B. un giorno ricorderà: “Si costruiva con gli assegni in bocca”. B. è vicino alla Dc e al Psi e non disdegna di finanziare la scissione del Msi, quando nacque Democrazia nazionale. Berlusconi è un imprenditore del Sistema, con un peccato originale che non sarà mai svelato: gli anonimi finanziamenti svizzeri. De Lucia passa in rassegna tutte le vicende del berlusconismo pre-politico. la lettura impressiona ancora oggi. Sono storie torbide, in cui risalta l’avidità senza scrupoli del nascente impero del Cavaliere, supportata dal doppiogiochismo spregiudicato di Previti (l’acquisizione della villa di Arcore, di proprietà dei Casati Stampa) e Dell’Utri.
Non c’è nulla da salvare nella parabola nera dell’uomo di Arcore. Altro che favola. Il palazzinaro ospita mafiosi (la saga dello stalliere Mangano) e subisce attentati. Davanti ai suoi occhi si consuma un rapimento incredibile (altro mistero) e nel 1978 si iscrive alla loggia P2 di Licio Gelli. Ogni volta che B. viene sentito sulle sue frequentazioni è reticente nonché bugiardo (viene anche condannato per falsa testimonianza, ben prima della “persecuzione giudiziaria” iniziata nel 1994. Altro esempio luminoso. Il giornalista Mino Pecorelli, quello di Op e degli scandali andreottiani, viene ammazzato il 20 marzo 1979. Due giorni prima, il 18, Pecorelli annota: “Berlusconi-Bonino-Caltagirone”. Altro appunto: “Edilnord Berlusconi: interessi in Svizzera, la Guardia di Finanza non è mai andata”. Quella stessa GdF controllata da Gelli. B. guadagnerà mille miliardi di lire dalla vendita dei suoi appartamenti a enti statali e parastatali. Il lavoro di De Lucia si chiude laddove è partito tutto: la Svizzera. Un’inchiesta per riciclaggio che coinvolge nel ‘91 “il clan berlusconiano”. L’indagine resta senza seguito però. Il berlusconismo no.

Altro capitolo corposo è la guerra delle antenne che squassò la Dc durante il governo Craxi. B. utilizza 91 miliardi di lire per sorvegliare la discussione della legge Mammì, interamente a suo favore. Ennesimo dettaglio. In un’inchiesta a Napoli viene arrestato un tuttofare berlusconiano, Maurizio Japicca. Ha schedato i politici amici. Tra i nomi: Giorgio Napolitano.

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