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lunedì 16 dicembre 2013

"Il cavali ere nero": caccia al tesoro nascosto dell'evasore Berlusconi

da Tiscali
Biondani e Porcedda, gli autori, con il loro libro
Biondani e Porcedda, gli autori, con il loro libro 

"Il cavali


ere nero": caccia al tesoro nascosto 

dell'evasore Berlusconi

di Cristiano Sanna
Quattro anni di reclusione, di cui soltanto uno da scontare con affidamento in prova ai servizi 
sociali, e decadenza da senatore. Il resto della condanna è stato cancellato dall'indulto del 2006. 
Mentre Silvio Berlusconi ai microfoni di una radio francese proclama che, in caso di suo arresto,
 in Italia sarebbe la rivoluzione, le carte processuali e le ricostruzioni d'inchiesta ricordano a tutti
 che l'ex presidente del Consiglio e fondatore di Mediaset ha sottratto al fisco una cifra pari a 
un miliardo e 277 milioni di euro. Dopo la condanna, ne torneranno indietro solo dieci milioni. 
La caccia tesoro non è del tutto chiusa, comunque, e a ricordare l'entità della colossale evasione 
fiscale di cui è responsabile Berlusconi, con ampio corredo di documenti, sono i giornalisti 
Paolo Biondani (prima al Corriere della Sera, ora a L'Espresso) e Carlo Porcedda 
(Il Fatto, El Mundo, La Repubblica) nel libro Il cavaliere nero, pubblicato da 
Chiarelettere. La documentazione riprodotta è ricchissima: va dalla lista di società controllate 
offshore che hanno ospitato i fondi neri destinati ai figli del Cavaliere, fino alla condanna con
 patteggiamento degli eroi rossoneri Gullit, Van Basten e Rijkaard, per aver ricevuto dal 
Milan pagamenti non dichiarati al fisco.
Porcedda, da dove siete partiti nel vostro lavoro al libro?
"Dalle carte finalmente consultabili all'indomani della sentenza di condanna pronunciata contro 
Berlusconi lo scorso 1 agosto. Quelle carte, spiegate e riprodotte integralmente nel libro, ridanno 
dignità alle sentenze precedenti, cadute in prescrizione, e riportano l'attenzione sul 
comportamento del Berlusconi imprenditore che porta alla decadenza il Berlusconi politico. 
Le due figure si danneggiano a vicenda e sono esemplari delle vicende italiane. Data l'accurata 
articolazione del piano di frode fiscale messo in piedi dall'ex premier. Quelle motivazioni rischiavano 
di passare in secondo ordine, di fronte alla ripresa del processo Ruby e ai proclama sul Cavaliere 
perseguitato da presunte toghe rosse".
Caccia al tesoro, dunque. Biondani: se di oltre un miliardo di euro evasi se ne 
riprendono dieci milioni, si può parlare di vittoria?
"La condanna è arrivata dopo prove certe ed è confermata dalla Cassazione. Quanto alla cifra 
che dovrà tornare nelle tasche dello Stato, si riferisce solo a quei capi d'accusa che non sono
 caduti in prescrizione. Va anche detto, cosa che non tutti sanno, che esiste una situazione 
di privilegio per i grandi evasori. E' un effetto della cosiddetta riserva di specialità, inclusa nei
 trattati fra Italia e Svizzera, che consente a quel Paese di mandare i documenti richiesti da 
rogatorie internazionali in caso di processi penali, non in quello di controversie fiscali. 
Un paradosso".
Porcedda - "Ricordiamoci che in questo duello, uno dei due contendenti per anni ha occupato
 anche il ruolo di capo del governo, a rendere ancora più lento il cammino della giustizia.
 A questo si aggiunge una potenza di fuoco mediatica senza precedenti. Chi altri avrebbe
 potuto, dopo la conferma della sua condanna in Cassazione, andare in tv a fare un discorso a
lla nazione di sedici minuti,come ha fatto Berlusconi?".
Si parla di evasione fiscale come male tutto italiano. Ma a questo punto che dire della
 neutrale e civile Svizzera, sui cui conti segreti sono passati per anni ingenti capitali in 
nero o i ricavi del narcotraffico mondiale, come dimostrò Giovanni Falcone, poi 
ispiratore del trattato fra l'Italia e quello Stato che oggi permette di avere maggiore 
trasparenza sulla provenienza di quel denaro?
Porcedda - "E' una riflessione che è stata di tutta la società civile e che ha costretto quel Paese 
a porre un limite al segreto bancario, specialmente di fronte a reati gravi. Va molto peggio in 
posti come le Cayman o le Bermuda o le Isole del Canale, dove il denaro letteralmente 
scompare".
Biondani - "E' un compromesso tra esigenza di tutela del segreto bancario e necessità di 
combattere il riciclaggio. Ecco perché dopo il 1994 in Svizzera non è più possibile avere conti 
anonimi. Mafiosi e terroristi non possono certo conservare il loro denaro da quelle parti, a 
differenza di quanto avviene altrove".
Come alle Bahamas, per esempio? Dove si trovano i proventi dell'evasione 
fiscale di Berlusconi.
Biondani - "Le Bahamas, come spiegano le sentenze definitive, sono l'ultima destinazione
 conosciuta dei fondi neri per cui Berlusconi è stato condannato. Ricordo che anche i soldi 
di Craxi già pluri-inquisito, transitarono per i conti bancari di quel Paese che non rispose mai
 alle rogatorie italiane. Un fatto grave, visto che le Bahamas sono nell'orbita del diritto 
anglosassone, non parliamo di uno 'stato canaglia' come la Corea del Nord".
Nella vostra inchiesta e dal lavoro degli inquirenti risalta la figura di Frank Agrama, 
uno strano intermediatore nei rapporti tra Mediaset e Paramount, nella 
compravendita di diritti cinematografici e televisivi.
Biondani - "E' davvero il personaggio più misterioso di tutta la storia, tra quelli interessati dal 
processo per cui è stato condannato in via definitiva Berlusconi. In sostanza è un uomo d'affari 
attraverso il quale passa da sempre la compravendita dei diritti di trasmissione del gruppo 
Mediaset, anche in scavalcamento delle trattative condotte dal pur ottimo Carlo Bernasconi, 
braccio destro di Berlusconi. Pure Roberto Pace di Mediatrade, a sua volta incaricato di 
trattare i diritti di acquisto dei film americani, ha dovuto fare i conti con il peso di Agrama,
 presenza collegata direttamente a Berlusconi. Agrama, secondo le sentenze definitive, 
è uno che fa una cresta spaventosa su ogni compravendita, esistono prove dell'acquisto 
di film per 500 milioni di dollari, dei quali meno di 200 vanno alla Paramount. Il resto è 
trattenuto da Agrama che ne fa un fondo nero, e sempre secondo le sentenze definitive, 
lo spartisce con Berlusconi".
Possibile che un giro di denaro tanto sospetto non abbia allarmato 
il fisco americano, notoriamente abbastanza inflessibile nel punire l'evasione?
Porcedda - Il fatto è che, per diverso tempo, non risultava che Agrama stesse violando 
le norme fiscali americane".
Biondani - "Le cose sono cambiate, però. Quando è stato interessato dal processo italiano a 
Berlusconi, Agrama ha lasciato gli Usa e cominciato a fare affari ad Hong Kong. Una sua 
assistente, amministratrice delle sue aziende, recente è stata chiamata dal fisco americano 
a rispondere dell'accusa di aver intascato per suo conto soldi in nero. Dunque l'allarme è 
scattato, oltretutto già nel 2004 la Procura di Milano aveva notificato agli Usa i fatti di 
evasione di cui Agrama è ritenuto corresponsabile. Questo mette in ombra molte certezze 
sulla revisione del processo tanto sventolata da Berlusconi sulla base di presunte 
testimonianze americane. Quell'impianto di difesa è tutto da verificare, tanto che i legali 
del Cavaliere continuano a mostrarsi molto cauti sulla questione".

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