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venerdì 6 dicembre 2013

NAPOLITANO CHIEDE L’IMPEACHMENT DEL PRESIDENTE. “Viva il Re!”, dedicato a “Giorgio Napolitano, il presidente che trovò una Repubblica e ne fece una Monarchia” (ed. Chiarelettere).

da MicroMega


NAPOLITANO CHIEDE L’IMPEACHMENT DEL PRESIDENTE

“Cossiga tragga le conseguenze della scelta di assumere un ruolo politico incompatibile con la funzione di presidente della Repubblica”. Così nel 1991 Giorgio Napolitano. Che oggi chiederebbe altrettanto al Napolitano del 2013. Anticipiamo alcune pagine del nuovo libro di Marco Travaglio, “Viva il Re!”, dedicato a “Giorgio Napolitano, il presidente che trovò una Repubblica e ne fece una Monarchia” (ed. Chiarelettere).

di Marco Travaglio

Nella primavera del 1991 il presidente Francesco Cossiga inizia a esternare a destra e a manca per levarsi «i sassolini dalle scarpe» e poi a «picconare» a tutto spiano i suoi nemici veri o presunti, risparmiando soltanto il Psi e il Msi (i soli a difenderlo a spada tratta). Il 24 marzo Giorgio Napolitano, ministro degli Esteri del “governo ombra” del Pds, gli intima di “tornare sul trono”, tapparsi la bocca e “rispettare i limiti entro cui la Costituzione colloca il ruolo del presidente della Repubblica ed entro cui è consigliabile e necessario che quel ruolo venga esercitato».

Poi, a maggio, polemizza duramente con il principale sponsor di Cossiga, il vicesegretario del Psi Giuliano Amato (che nel 2013 nominerà giudice costituzionale): «C’è da chiedersi a chi possa giovare il sempre più ostentato schierarsi del Psi come “partito del presidente”, contro tutti i supposti protagonisti e complici di un presunto complotto contro il capo dello Stato... Perché Amato non confuta nel merito le tesi di chiunque tra noi, come sarebbe legittimo, anziché emettere indistinte denunce, riferendosi a una campagna contro il capo dello Stato che sarebbe stata promossa non si sa bene da chi e per quali calcoli, e di cui sarebbe partecipe il Pds?».

Il 20 maggio Napolitano torna a puntare il dito contro «i comportamenti di Cossiga, divenuti inquietanti perché si sono trasformati in un coinvolgimento attivo della massima autorità istituzionale della Repubblica in una spirale di polemiche quotidiane e di forzature istituzionali». Parole che oggi si attaglierebbero benissimo a certi comportamenti inquietanti del presidente Napolitano.

Il Pds chiede la messa in stato d'accusa di Cossiga per alto tradimento e attentato alla Costituzione (il cosiddetto impeachment), con un dossier di 40 cartelle, scritto da più mani sotto la supervisione di Luciano Violante, che accusa fra l'altro il presidente di essersi «fatto portatore di un personale disegno per la soluzione della crisi italiana che prevede lo scavalcamento delle regole fissate dalla Costituzione per modificare la forma di governo e la stessa Costituzione». Pare il ritratto della futura presidenza Napolitano. Invece il Pds sta parlando di Cossiga.

Napolitano e i suoi “miglioristi” dissentono sull'impeachment e preferirebbero una campagna per costringerlo a dimettersi anzitempo: «È nostra opinione che tutte le forze democratiche dovrebbero convenire nel giudicare inevitabile che Francesco Cossiga tragga le conseguenze della scelta da lui già compiuta di assumere un ruolo politico incompatibile con la funzione di presidente della Repubblica». Quindi il Napolitano «prima della cura» pensava che un presidente che si assume un «ruolo politico» dovesse andare a casa; quello «dopo la cura» invece assumerà un ruolo politico; ma, lungi dall’andare a casa, si farà riconfermare al Quirinale per altri sette anni.

Cossiga si prende gioco di Napolitano & C. che non vogliono l’impeachment ma le sue dimissioni: li chiama «politici vegetariani» perché «non sono né carne né pesce». Intanto Napolitano torna a delimitare quelli che (allora) sono per lui i confini invalicabili per un capo dello Stato: «Occorre in questo momento cruciale sollevare una questione di incompatibilità fra l’aggressivo ruolo politico di parte assunto dal presidente Cossiga e la funzione attribuita dalla Costituzione al presidente della Repubblica, tra un esercizio esorbitante dei poteri presidenziali e la permanenza in quella carica».

Il 24 gennaio 1992, mentre il Comitato parlamentare per i procedimenti di accusa esamina le sei denunce (per 29 fattispecie di reato) presentate contro Cossiga da Pds, Radicali, Rifondazione, Verdi, La Rete e Sinistra indipendente, Napolitano si allinea alla posizione del partito in una conferenza stampa con il segretario Achille Occhetto e il presidente Stefano Rodotà: «Tre sono le vie che possono essere percorse: quella dell’impeachment avanzata dal Pds; quella di sollecitare l’atto delle dimissioni del capo dello Stato; e quella che Cossiga indica anche nella sua recente nota, vale a dire astenersi strettamente da interventi impropri».

L’impeachment verrà poi archiviato dal parlamento l’11 maggio 1993, quando Cossiga non sarà più presidente da un anno e Napolitano sarà presidente della Camera. Ce n’è abbastanza per immaginare che oggi il Napolitano del 1991 chiederebbe le dimissioni del Napolitano del 2013.

(6 dicembre 2013)

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