La quercia e la rosa, di Ludovica De Nava

La quercia e la rosa, di Ludovica De Nava
Storia di un amore importante di Grazia Deledda con lettere autografe. Romanzo di Ludovica De Nava

IN TERRITORIO NEMICO

IN TERRITORIO NEMICO
Romanzo storico sulla Resistenza di Pier Luigi Zanata e altri 114 scrittori - metodo Scrittura Industriale Collettiva

Dettagli di un sorriso

Dettagli di un sorriso
romanzo di Gianni Zanata

Informazione Contro!

Informazione Contro!
Blog di controinformazione di Pier Luigi Zanata

NON STO TANTO MALE

NON STO TANTO MALE
romanzo di Gianni Zanata

venerdì 24 ottobre 2014

Corrado Stajano e i «maestri» dimenticati di un paese

da il manifesto
CULTURA

Corrado Stajano e i «maestri» dimenticati di un paese

Memoria. «Ricordi», alcuni dei protagonisti della storia italiana ritratti da Corrado Stajano

Destini è il titolo del nuovo libro di Cor­rado Sta­jano (Archinto, pp. 182, euro 15). È un libro magni­fico: una rac­colta di dicias­sette ritratti di uomini della cul­tura ita­liana del Nove­cento, chiusa da un capi­tolo dove invece a venir rac­con­tata non è la sto­ria di una per­sona ma quella di una tova­glia di lino bianco, sulla quale per molti anni, dal 1915 al 1947, Giu­seppe Anto­nio Bor­gese e sua moglie Maria invi­ta­rono tutti i loro ospiti, «in segno di ami­ci­zia, a scri­vere con un lapis la pro­pria firma». Oggi quella tova­glia è appesa a una parete della casa dello stesso Sta­jano e di sua moglie Gio­vanna, nipote di Giu­seppe Anto­nio (una donna bella, intel­li­gente, autrice di foto che rap­pre­sen­tano a loro volta testi­mo­nianze impor­tanti del Nove­cento); e forse, attra­verso le cen­ti­naia di nomi che vi sono impressi (da Tagore a Zweig, da Mari­netti, a Croce, da Mus­so­lini a Vit­to­rio Ema­nuele, a De Gasperi), «è ancora più illu­mi­nante delle altre sto­rie di vita di que­ste pagine e fa capire come sono miste­riosi i destini degli uomini, coi loro desi­deri, spe­ranze, scon­fitte».
I destini sono dun­que i pro­ta­go­ni­sti della rac­colta, come lo sono sem­pre nei libri di Sta­jano. Lui per primo ne è con­sa­pe­vole, e ne dà atto nella pre­fa­zione, e altri del resto lo hanno già notato, da ultimo ad esem­pio Paolo Di Ste­fano. È pro­prio così: da sem­pre Sta­jano rac­conta le vite dei sin­goli, e da sem­pre lo fa a par­tire dai par­ti­co­lari e dai luo­ghi, per­ché sono i par­ti­co­lari a rive­lare le per­sone, men­tre i luo­ghi in cui vivono, nei loro carat­teri quasi antro­po­lo­gici, aiu­tano a descri­verle, a fis­sarle nel tempo e nel con­te­sto.
Basti pen­sare, quanto ai luo­ghi, alla descri­zione, nel memo­ra­bile Sov­ver­sivo, delle strade di Pisa lungo le quali, nel 1972, l’anarchico Franco Seran­tini venne ucciso dalla poli­zia durante uno scon­tro di piazza; o all’avvocato Gior­gio Ambro­soli, cheUn eroe bor­ghese ini­zia a raf­fi­gu­rarci attra­verso la descri­zione dei locali di una trat­to­ria del quar­tiere di Milano dove abi­tava. Oppure si pensi, quanto ai par­ti­co­lari, a Giu­seppe Fiori (ma il suo vero nome era Pep­pino), gior­na­li­sta e scrit­tore, autore diUna vita di Anto­nio Gram­sci che nel 1966, quando venne pub­bli­cata, aveva rivo­lu­zio­nato «tutto quanto era noto del poli­tico e pen­sa­tore sardo». Nell’amorevole e splen­dido capi­tolo che Destini gli dedica, Fiori sem­bra sve­lato nella sua essenza – di «quel che vera­mente era, una spe­cie di pastore sardo, solo un po’ moder­niz­zato» e «senza fin­zioni – attra­verso quel suo giac­cone sfo­de­rato d’agnello un po’ sfor­mato per­ché cac­ciava là den­tro tutto quanto gli capi­tava in mano». «Sta­jano è grande soprat­tutto come scrit­tore», ha scritto Cesare Segre, ma «il soprat­tutto non esclude affatto le altre qua­lità; al con­tra­rio, può aiu­tare a met­terle meglio in luce».
Chi sono i pro­ta­go­ni­sti dei ritratti di Destini, e cosa li acco­muna, se qual­cosa li acco­muna? Sono, oltre a Giu­seppe Fiori e alla tova­glia di lino della fami­glia Bor­gese, Paolo Vol­poni, Danilo Mon­taldi, Tiziano Ter­zani, Clau­dio Magris, Ago­stino Richelmy, Alberto Caval­lari, Ermanno Olmi, Save­rio Tutino, Padre Turoldo, Cesare Cases, Gior­gio Man­zini, Giu­lio Einaudi, Vin­cenzo Con­solo, Romano Bilen­chi, Franco Caval­lone e Raf­faele Mat­tioli. Gior­na­li­sti, scrit­tori, poeti. Un edi­tore (Einaudi), un ban­chiere che però era anche un edi­tore (Mat­tioli), un notaio che però tra­du­ceva anche i Pea­nuts di Linus e che aveva fon­dato una libre­ria (Caval­lone), un prete che però era anche un poeta (Padre Turoldo). Una comu­nità di vivi e di morti, come direbbe Gio­vanni Raboni; alcuni cele­bri, altri per­lo­più dimen­ti­cati. Ma tutti espres­sione di un’Italia colta e civile e tutti mae­stri, nei loro campi; e soprat­tutto, per usare le parole usate alcuni anni fa dallo stesso Sta­jano nell’introduzione di un altro suo libro che di Destini è parente stretto, Mae­stri e infe­deli, tutti «infe­deli rispetto al tempo sto­rico in cui hanno vis­suto, ano­mali, disub­bi­dienti, non con­for­mi­sti, ribelli, ere­tici» (Mae­stri e infe­deli con­te­neva bio­gra­fie in forma di inter­vi­ste,Destini in forma di rac­conti).
Anche Cor­rado Sta­jano è mae­stro e infe­dele, un testi­mone della Sto­ria: della Sto­ria intesa come memo­ria, nella quale le gesta dei re devono con­tare tanto quanto i pen­sieri e le azioni dei mura­tori che costrui­rono Tebe, come gli rispose una volta Carlo Ginz­burg in un’intervista. Sta­jano col­tiva que­sta mede­sima acce­zione della Sto­ria: nei suoi libri i potenti con­vi­vono con gli umili, e non esi­ste dif­fe­renza fra indi­vi­dui e col­let­ti­vità, per­ché gli uni sono iscritti nell’altra, umili o potenti che siano. Destinilo con­ferma, per­ché ciò che in defi­ni­tiva emerge dalle schegge che con­tiene è il ritratto di un secolo tout court.

Nessun commento:

Posta un commento