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lunedì 27 ottobre 2014

"Torno al teatro di strada per mostrare la vergogna della crisi culturale italiana"di Cinzia Marongiu

da Tiscali



"Torno al teatro di strada per mostrare la vergogna della crisi culturale italiana"

di Cinzia Marongiu

Cinquantasei anni, 35 dei quali passati sulle tavole del palcoscenico. 
Gaetano Marino è un attore nato a Enna e cresciuto a Cagliari, dove dall'inizio degli anni Ottanta ha dato vita a tantissimi spettacoli teatrali ma soprattutto a una fucina di idee, rassegne di teatro, festival, produzioni, seminari, laboratori, programmazioni cinematografiche che ha preso il nome di IsolaTeatro e che ha rappresentato una vera oasi culturale nel deserto della sonnolenta provincia sarda, identica in questo a quella italiana. Oggi però quell'Isola non c'è più, sommersa dagli tsunami della crisi economica, così come tante altre esperienze culturali "a cui è stato chiesto di farsi impresa, di assumere maestranze e persone, di quadruplicare i costi garantendo un contributo che all'improvviso è stato tagliato. E il tutto senza una garanzia, senza una legge, senza uno stato di diritto che ci mettesse al riparo dagli umori politici. Il mantra è lo stesso: non ci sono più soldi. Ma questo non è vero, è una menzogna, perché la cultura in Italia rappresenta lo 0,0001 del bilancio nazionale".
La mia casa è la strada - Così Gaetano Marino ha annunciato che, ora che è disoccupato o meglio, ora che non ha più una casa artistica, il suo domicilio diventerà la strada. E così ha fatto, saltimbanco di emozioni tra viandanti più o meno frettolosi, eccolo sotto i portici di via Roma, quella che ai viaggiatori che arrivano dal mare dà il benvenuto di Cagliari. Eccolo anche nella piazza del Carmine che la domenica mattina si traveste di colori e vecchie storie come solo i mercatini dell'antiquariato riescono a fare. E lui è lì, col suo leggìo agile, con i suoi cd zeppi di racconti e favole, di spettacoli e suggestioni, con il suo buonumore contagioso, "perché va bene che anche noi teatranti, per troppo tempo chiusi tra quattro mura, ricominciamo a scendere in strada, laddove tutto è iniziato. E torniamo a guardare in faccia le persone, a parlare con la gente e ad ascoltare le loro storie. Perché senza una casa sono rimasto io così come il calzolaio, il macellaio, l'impiegato. È un disagio generale. E l'unica cosa che dobbiamo fare non è protestare ma andare e mostrare la vergogna evitando di indossare lo pseudo-abito della dignità. Perché non si deve avere nessuna vergogna nel raccontare quello che sta succedendo, nel far vedere come stiano uccidendo il teatro e la cultura".
In compagnia di Ettore, Achille e delle meravigiose storie dell'antica Grecia -  Eccolo allora, indossare l'elmo degli antichi eroi omerici e vestirsi di ironia ed entusiasmo nel raccontare le meravigliose storie di Ettore e Achille, delle dee rivali in bellezza che si contendono il pomo della discordia e del Simposio di Platone. "La soluzione me l'ha data mia figlia maggiore, Marta, che oggi ha 8 anni. Un giorno, circa tre anni fa, mi ha visto distrutto. Ero a casa, seduto davanti al tavolo, la testa tra le mani, l'espressione funerea in viso. "Che c'è papà? Cosa succede?". E io a rispondere: "Abbiamo delle grandi difficoltà. Dovremo rimboccarci le maniche". Ma il tutto con un'aria sbattuta, di chi sente già l'amaro della sconfitta. Quel giorno, qualche ora dopo, vidi Marta disperata e triste: "Che cos'hai tesoro?". E lei, con le con le lacrime agli occhi, mi disse: "Papà, io ho le maniche corte e non so come fare a rimboccarmele". A quel punto, quasi caddi indietro dalla sedia. Ecco Marta quel giorno mi ha dato la soluzione. Si chiama leggerezza e davvero non costa niente".

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