La quercia e la rosa, di Ludovica De Nava

La quercia e la rosa, di Ludovica De Nava
Storia di un amore importante di Grazia Deledda con lettere autografe. Romanzo di Ludovica De Nava

IN TERRITORIO NEMICO

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Romanzo storico sulla Resistenza di Pier Luigi Zanata e altri 114 scrittori - metodo Scrittura Industriale Collettiva

Dettagli di un sorriso

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romanzo di Gianni Zanata

Il calcio dell' Asino

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Il calcio dell’Asino. Il calvario di un giornale ribelle (1892-1925) e del suo direttore Giovanni de Nava (Giva)

NON STO TANTO MALE

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romanzo di Gianni Zanata

mercoledì 25 febbraio 2009

Perche' sono solo

Perche' sono solo

Tutti hanno d' avanzo
sol io sono come chi tutto ha abbandonato.
Oh, il mio cuore di stolto
quanto e' confuso!
L' uomo comune e' cosi' brillante
sol io sono tutto ottenebrato,
l' uomo comune in tutto s' intromette,
sol io di tutto mi disinteresso,
agitato sono come il mare,
sballottato sono come chi non ha punto fermo.
Tutti gli uomini sono affacendati
sol io sono ebete come villico.
Solo io mi differenzio dagli altri
e tengo in gran pregio la madre che nutre.

TAO: Tao Te Ching, XX,78



12 commenti:

  1. E solo tu...sei più umano e vero di tutti gli altri. Buona serata.

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  2. Un yin, un yang, questo è il Tao...due energie, opposte tra di loro, secondo la tradizione cinese governano l'intera Creazione.
    Insieme, yin e yang formano l'equilibrio d'espressione, t'ai-chi, l'eterno Tao.
    Yin, originariamente, era il nome del lato freddo della montagna, quello rivolto a nord; al contrario, yang era il nome di quello più caldo, rivolto al sud.
    Yin corrisponde quindi al buio, alla ricettività: è passivo e rappresenta il femminile. Yang corrisponde invece alla luce, alla creatività: è attivo e rappresenta il maschile. Yin è la Luna, L'Acqua e la Terra. Yang è il Sole, il Fuoco e il Paradiso.
    I trigrammi dell' I-Ching sono uno tra i sistemi che rappresentano la reciproca fluttuazione di queste energie, come sono raffigurate anche dal Tao. Questo è un simbolo dinamico, che dimostra la continua interazione delle due energie ed il loro equilibrio: come tale, è un simbolo di armonia. Quando una delle due energie arriva alla sua massima espressione, inizia la trasformazione nel suo opposto: questo è ciò che rappresentano i due punti nel simbolo. Nel suo massimo, lo yang contiene il seme del yin, proprio come lo yin contiene il seme dello yang.
    Lao-tzu in "Tao-te ching" ha scritto: "Tutto ha dentro di sé entrambi yin e yang e dalla loro alternante caduta e ascesa nasce la nuova vita.

    Lascio il link a una tesi per chi volesse approfondire le proprie conoscenze sul Taoismo.

    baciotto
    sorellina

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  3. Solo io mi differenzio dagli altri e tengo in gran pregio la madre che nutre.

    Straordinario, Pier!
    "Tenere in gran pregio" la Madre che nutre è un sentimento nobilissimo. E' un riconoscerla e riconoscersi in essa.

    Se questo, e altro, fa essere soli, beh è un prezzo che si paga volentieri.

    Pier...grazie. Ne avevo bisogno.

    sorellina

    RispondiElimina
  4. Grazie a te sorellina per il completamento.
    Ecco un altro aspetto che accresce la nostra amicizia: la conoscenza delle filosofie orientali.
    Una preghiera: completa il tuo racconto. Non vedo l' ora di pubblicarlo in questo blog.
    Buona serata
    Vale

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  5. differenza per chi e' candido di cuore...
    ciao
    saba

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  6. SAba il Tao e la meditazione fanno la differenza.
    Vale

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  7. LA MADRE DELLE DIECIMILA CREATURE

    NASCERE DALL'UNO

    Mi fu detto così da un maestro “poi scomparso nel nulla”, non a caso:
    «Chi dall’UNO viene nella materia, non può che avere una vita di “Frusta”. È la legge. Nessuno sa. Nessuno immagina. Spesso si è considerati pezzenti! Tutto è Contro, tutto è Contrasto! Il PIÙ si fa carico del MENO nell’economia della legge universale cosmica.».

    Io aggiungo che è in questa sede l’esplicazione della «madre» («delle diecimila creature») che «nutre». In che modo?
    La risposta, per esempio, senza tanto spostarci e andare chissà dove, ci viene dal passo evangelico di Giovanni della "guarigione del cieco nato". Questo è una delle «diecimila creature» della grande «madre».
    Nella cultura Yoga se ne trova il luogo nel sommo della testa umana col Settimo Chakra che viene chiamato Sahasrara, il Loto dai 1000 petali. Si riferisce alla coscienza come consapevolezza pura. Pensiero, identità universale, orientata verso autocoscienza.
    Ma questo Chakra non può fare a meno del primo Chakra, chiamato Muladhara, della Base, centro posto alla Radice o Centro del coccige, cioè situato alla base della spina. Questo Chakra forma il nostro fondamento, rappresenta la terra come elemento e quindi è collegato con i nostri istinti di sopravvivenza ed al nostro senso di realtà. Naturalmente i due Chakra per dialogare, essendo posti come due poli, hanno bisogno dei cinque intermedi. In verità ve ne sono altri che non vanno trascurati.

    MA CHI È L’UNO?

    La “corrente”, la stessa che l’amica Paola è conscia di “seguire” e così dispone i suoi post sul suo Forum, ora ha “indotto” altri amici compreso me, del “cerchio” che si è formato, a introdurre argomenti che si accostano sempre più all’UNO del quale ora si vuol sapere. E non ha importanza se la cosa è posta per il diletto del bloggare.
    Annarita ha scritto delle poesie e le ha esposte facendo convergere verso di lei l’attenzione – meglio verso il “contenuto” delle sue poesie. Io, dal mio canto, conscio di ciò ne ho colto l’essenza occulta mettendola in rilievo. Ma nessuno vi ha badato, anzi peggio...
    Ma la “corrente” in questione insiste e dispone Annarita a pubblicare un racconto, breve quanto basta per ottenere il plauso di tantissimi amici giunti a frotte nel suo blog. Mai tanti come in quest’occasione! Potrebbe essere vista come “la donna vestita di sole” dell’Apocalisse, al punto da indurmi a presentare il suo personaggio Miriam, addirittura come una Madonna e declamare per ella un esemplare Magnificat. Ma è Anna, la madre di Miriam, che si profila e se non la stessa Annarita? Annarita promette il seguito del suo racconto che tutti aspettano e così sapremo.
    Ma intanto Pier Luigi, del “cerchio” suddetto, procede anche lui, preso dalla “corrente” comune, e fa scivolare la tematica sul Taoismo, pubblicando la seconda parte del capitolo XX del libro «Tao-tê-ching».
    Subito Annarita si infiamma per questa piega assunta e pone in risalto la conclusione del suddetto capitolo: «Solo io mi differenzio dagli altri e tengo in gran pregio la madre che nutre.». Straordinario, Pier! “Tenere in gran pregio” la Madre che nutre è un sentimento nobilissimo. E’ un riconoscerla e riconoscersi in essa. Se questo, e altro, fa essere soli, beh è un prezzo che si paga volentieri. Pier...grazie. Ne avevo bisogno. sorellina,

    Ma Annarita non avverte il vero nesso della profonda filosofia del Tao in quella «madre» che per saperne occorre far proprio il I capitolo e l’ultimo del «Tao-tê-ching», ossia tutti e 81 quanti sono stati gli anni del maestro di questo libro, Lao-Tze. Ma si scopre che, in armonia della filosofia del Tao, ogni cosa dell’essere deve “contenersi” nel “vuoto”.

    I - SI DELINEA IL TAO

    Il Tao che può essere detto
    non è l’eterno Tao,
    il nome che può essere nominato
    non è l’eterno nome.
    Senza nome è il principio
    del Cielo e della Terra,
    quando ha nome è la madre
    delle diecimila creature.
    Perciò chi non ha mai desideri
    ne contempla l’arcano,
    chi sempre desidera
    ne contempla il termine.
    Quei due hanno la stessa estrazione
    anche se diverso nome
    ed insieme sono detti mistero,
    mistero del mistero,
    porta di tutti gli arcani.

    LXXXI - L’EMERSIONE DEL NATURALE

    Parole autentiche non sono adorne;
    parole adorne autentiche non sono.
    Colui che è buono, non sfoggia parole,
    e chi sfoggia parole, non è buono.
    Chi sa di tutto, certo con è saggio;
    né chi è saggio, di certo, sa di tutto.
    Il vero saggio per sé non provvede:
    se si spende negli altri, per sé acquista;
    e, più dona, più ottiene per se stesso.
    La Via del cielo aiuta, non fa danni;
    la Via del saggio agisce senza lotta.

    IL TAO-TÊ-CHING E IL GRANDE UNO

    [...]
    Venendo ora al testo, va notato che la designazione «Tao-tê-ching» non è quella originaria; il libro fu cosi chiamato solo sotto gli Han posteriori, o Hou Han (25-220 d.C.), quindi diversi secoli dopo la sua redazione. Ching - lo si è già notato - e la designazione riservata a testi tradizionali. La traduzione più corrente del titolo, seguita nella nostra precedente versione, è «Il Libro (ching) della Via (Tao) e della Virtù (tê)». Abbiamo creduto opportuno cambiarlo in «Il Libro del Principio e della sua azione». Esso indica già le idee fondamentali del testo, che comprende una metafisica, un’etica, una dottrina politica e, infine, elementi di una dottrina esoterica dell’immortalità, negli intrecci di sentenze dai molteplici sensi e nelle sintesi di brevi capitoli.
    Quanto alla pura metafisica, il concetto di Tao era noto già prima di Lao-tze, esso ricorre in tutte le correnti o scuole ortodosse cinesi derivate dalla tradizione dell’Yi-ching. Letteralmente (e ideograficamente) Tao vuol dire «Via». E la Via, in cui il Tutto si muove. Però nelle origini il termine non ebbe un significato univoco, perché designò per un verso il Grande Principio (benché la denominazione prevalente di questo sia stata il «Grande Uno» o il «Grande Vertice», T’ai Ch’i), dall’altro il senso del corso del mondo, la forza produttiva e la legge immanente della manifestazione. Già nel titolo dell’opera di Lao-tze questi due aspetti del Tao vengono distinti: il Tao è il Grande Principio, la sua azione, «virtù» o legge, è la tê. Tale distinzione è però quella dei termini di una unità dinamica; per tal via si mantiene, nel Tao-tê-ching, la caratteristica della concezione estremo-orientale del mondo. Per render chiaro questo punto, bisogna ricordare, da un lato, che fin dalle origini la tradizione estremo-orientale ha avuto un carattere non religioso ma metafisico. Ignorò l’antropomorfismo, l’umanizzazione del divino; considerò dei principi astratti e impersonali che rimasero essenzialmente tali anche quando per essi furono usate immagini materiali prese dal mondo della natura. Così non vi si parlò di un «Dio» ma del Cielo, T’ien, nel senso di un simbolo della trascendenza, di una espressione figurata dell’infinita altezza al di sopra dell’umano del Grande Principio. Anche quando questo nella religione di Stato si incarnò nel «Signore d'in alto», Shang-ti, non cessò di avere un carattere impersonale e fu inteso in funzione dell’accennato Principio, attraverso il titolo di Huang-t'ien Shang-ti («il Cielo altissimo dio supremo»). Questa è la prima caratteristica: della concezione estremo-orientale: ha una purità e transumana e caratteri essenzialmente metafisici. In pari tempo, ad essa fu proprio l’ignorare il dualismo, di un sovramondo opposto al mondo. Una unità fondamentale è stata riconosciuta, malgrado il sentimento dell’infinitamente lontano e del non-umano, nei termini di ciò che si può chiamare una «trascendenza immanente». Il Tao del Cielo è inafferrabile e, insieme, realmente presente e agente fra le trame della realtà fenomenica.
    Questa metafisica è ripresa, precisata e sviluppata in modo originale nel Tao-tê-ching. Qui l’aspetto «trascendenza» del Principio è messo di nuovo in risalto con l’uso specifico dei concetti di «vuoto», di «non-essere», di «non-agire» e di «senza-forma» e «senza-nome» per indicare la suprema, distaccata essenzialità del Grande Uno e del Grande Inizio, superiore e anteriore all’«essere» delle teologie teistiche e religiose. [...]
    (tratto da: “Il libro del Principio e della sua Azione”, di Julius Evola, p.16-18. Edizioni Mediterranee)

    Ecco ho messo su delle cose fuori dal mondo, ma valgono come quelle messe su da fratello Pier Luigi sul web con la serie del suo SK. Prendetele così le mie teorie. Quindi non a caso "fratelli" non vi pare?

    gaetano

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  8. Io, dal mio canto, conscio di ciò ne ho colto l’essenza occulta mettendola in rilievo. Ma nessuno vi ha badato, anzi peggio...

    Io, Gaetano, vi ho badato! Eccome se vi ho badato. Vi ho badato al punto da comprendere degli elementi che non mi erano manifesti.

    E questo grazie alla tua analisi.

    Ma Annarita non avverte il vero nesso della profonda filosofia del Tao in quella «madre» che per saperne occorre far proprio il I capitolo e l’ultimo del «Tao-tê-ching», ossia tutti e 81 quanti sono stati gli anni del maestro di questo libro, Lao-Tze. Ma si scopre che, in armonia della filosofia del Tao, ogni cosa dell’essere deve “contenersi” nel “vuoto”.

    Non è proprio così, Gaetano, per quanto mi riguarda. Può essere che io non abbia fatto miei gli 81 capitoli del Tao...la strada è lunga e tortuosa, e di conseguenza non ne abbia compreso il nesso profondo, ma vorrei precisare che la mia attenzione verso la conclusione del capitolo citato da Pier è in relazione alla scelta del capitolo.

    Per concludere, le tue teorie non mi sembrano affatto fuori dal mondo...

    RispondiElimina
  9. Cara sorellina e caro fratello ci capitano cose che poi comprendiamo col tempo o con l' aiuto degli amici o degli altri.
    Tutto nasce da un mio commento a questo pensiero:

    "La solitudine è una tempesta silenziosa che spezza tutti i nostri rami morti; e tuttavia spinge le nostre radici viventi più a fondo nel cuore vivente della terra vivente.
    Kahlil Gibran"

    pubblicato nell' interessante blog di Cinzia, http://sospirinelvento.blogspot.com/

    Il mio commento era seguito dal pensiero tratto dal Tao te Ching.
    Poi ho deciso di pubblicare il pensiero di Lao Zi, il Vecchio Maestro Bambino, forse il piu' famoso maestro taoista d' ogni epoca, nel mio blog.
    Non avevo pensato alle implicazioni segnalate dalla sorellina, che ha visto nella mia citazione un legame stretto con la mia mamma. La scelta, inconsapevole, forse suggerita dal mio inconscio, effettivamente mette in evidenza l' amore per mia madre.
    Il Tao Te Ching, che letteralmente significa "Libro della Via e della Virtù'', e' magico, e' un testo straordinario, la cui lettura regala perfino a noi, moderni umani occidentali, la riscoperta di radici e tronchi e rami che riconosciamo come nostri, anche se ormai rimossi, e fronde e fiori e frutti, anch' essi nostri, ma a lungo dimenticati.

    Fondamentale per capire quello che ci accade, anche questo dibattito che si e' sviluppato tra la sorellina, il fratello e me e' il primo, intitolato

    MOSTRARE LA VIA

    Una via che e' una via
    Non e' la vera via,
    Che e' eterna.

    Un nome che e' un nome
    Non e' il vero nome,
    Che e' eterno.

    Senza nome
    E' l'origine di cielo e terra.

    Con nome
    E' la madre di diecimila esseri.

    Senza desiderio
    Ne contempli i miracoli.

    Con desiderio
    Ne contempli i limiti.

    Senza e con,
    Due modi che hanno un' unica origine,
    Nomi diversi
    E un' unica manifestazione.

    E' il mistero,
    Il piu' grande mistero,
    La porta dei miracoli.

    Cumulativo Vale

    RispondiElimina
  10. Cara Annarita,
    è solo un malinteso e chiedo scusa per averlo generato. Anche questo fa parte del “gioco” del Tao che vuole sempre tutto in pari. Tant’è che Pier Luigi ha omesso di presentare la prima parte del capitolo XX del Tao-tê-ching che era d’obbligo andare leggere.

    Io mi sono riferito alla tua conclusione quando dici: «Se questo, e altro, fa essere soli, beh è un prezzo che si paga volentieri.» Perché il prezzo da pagare è altissimo ed il mio riferimento “al cieco nato” evangelico ne è la prova generica. Ma in tema di “iniziazione”, della legge del Tao, ma solo assai assai nei “dintorni”, è come appare nel seguente passo evangelico di (Matteo 8,18-23) cosa che comporta passare come prima cosa su “un’altra riva”, ma è solo l’inizio.
    Si tratta in pratica della riva del lago di Tiberiade o di Kinneret, detto come il Mare di Galilea, che è il più grande lago d’acqua dolce dello Stato di Israele (allora si chiamava Palestina).

    "Quando Gesù vide che la folla intorno a sé aumentava, ordino ai discepoli di prepararsi a passare sull’altra riva del lago. Uno dei dottori della legge si avvicino a Gesù e gli disse: «Maestro, ti seguirò ovunque andrai!» Ma Gesù gli rispose: «Le volpi hanno le tane e gli uccelli i loro nidi, ma il Figlio dell’uomo non ha neppure un cuscino dove poggiare il capo!» Un altro dei discepoli gli disse: «Signore, lascia prima che vada a seppellire mio padre». Ma Gesù rispose: «Seguimi e lascia che siano i morti a seppellire i loro morti!» Poi salì in barca e comincio ad attraversare il lago con i discepoli."
    Gesù Cristo, riconosciuto come Dio, Figlio del Padre e figlio dell’Uomo, è dunque lo stesso di cui parlo all’inizio del mio commento: «Chi dall’UNO viene nella materia, non può che avere una vita di “Frusta”. È la legge. Nessuno sa. Nessuno immagina. Spesso si è considerati pezzenti! Tutto è Contro, tutto è Contrasto! Il PIÙ si fa carico del MENO nell’economia della legge universale cosmica.».
    E chi i fratelli di Gesù e figli della “grande madre” del Tao? I figli di Zebedeo, per esempio dei quali si occupa il vangelo di Matteo 20, 20-23:
    "Allora la moglie di Zebedeo insieme con i suoi due figli si avvicinò a Gesù e si gettò ai suoi piedi per chiedergli qualcosa. Gesù le disse: «Che cosa vuoi?» E la donna: «Promettimi che questi miei figli staranno uno alla tua destra e uno alla tua sinistra quando tu sarai nel tuo regno.» Gesù rispose: «Voi non sapete quel che chiedete! Siete pronti a bere quel calice di dolore che io sto per bere?»
    I due fratelli risposero: «Siamo pronti!» E Gesù: «Sì, certamente anche voi berrete il mio calice. Ma non posso decidere io chi sarà seduto alla mia destra e alla mia sinistra. Quei posti sono per quelli ai quali il Padre mio li ha preparati.»"
    Questo per significare che la madri dei due figli di Zebedeo in questione accettarono fermamente attraverso i loro figli di bere lo stesso calice di Gesù.
    Vale come insegnamento evangelico per accettare al severità della “grande Madre” del Taoismo il passo evangelico che si occupa dei bambini che è questo (Matteo 18,1-4):
    "In quel momento i discepoli si avvicinarono a Gesù dicendo: «Chi dunque è il più grande nel regno dei cieli?». Allora Gesù chiamò a sé un bambino, lo pose in mezzo a loro e disse: «In verità vi dico: se non vi convertirete e non diventerete come i bambini, non entrerete nel regno dei cieli. Perciò chiunque diventerà piccolo come questo bambino, sarà il più grande nel regno dei cieli.»"

    Giusto in stretta aderenza a «Lao-tze», il padre del Tao, del quale non si sa il nome esatto, essendo un titolo: letteralmente vuol dire il «fanciullo vecchio», al che si associa la leggenda popolare secondo cui egli sarebbe nato già con l’aspetto di un vecchio e coi capelli bianchi. Senonché la vecchiaia nella tradizione cinese ha anche avuto un significato traslato, divenendo sinonimo di perennità e perfino di immortalità (così, per esempio, la traduzione giusta del nome di una grande divinità, Huang-lao kiun, non è «Vecchio Signore Giallo» ma l’«Immortale Signore del Centro» - il giallo e il colore del centro ). Per cui «Lao-tze» - « fanciullo vecchio » - sta propriamente a designare la qualità di perenne attualità, durata e giovinezza propria a chi si mantiene in contatto con le origini, secondo ciò che si attribuisce agli «uomini del Tao».

    Annarita nutro una grande stima per te che sei disposta a dar retta alle mie cose, dunque non farei nulla per nuocerti, stanne certa.

    Cari abbracci,
    gaetano

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  11. Non intervengo nella erudita querelle tra la sorellina e il fratello.

    All' attenzione dei duellanti porto un pensiero di Jalaludin Rumi, maestro Sufi, tratto dal suo ''Mathnavi-i-Maanavi'' (Distici del Significato Interiore), considerato uno tra i piu' grandi libri del mondo.
    ''L' ALTRA DIMENSIONE
    Il mondo ignoto ha le sue nuvole e la sua pioggia, ma di un genere diverso. Il cielo e la luce del sole sono di un genere diverso.
    Questo viene rivelato solo ai piu' perfetti: coloro che non sono ingannati dall' apparente compattezza del mondo ordinario.''

    Vale

    RispondiElimina

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