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venerdì 15 agosto 2014

‘’Banda armata maremmana 1943-1945. La Resisten za e la persecuzione degli ebrei a sud di Grosseto’’ di Giulietto Betti e Franco Dominici


‘’La Resistenza non fu una opzione del guerriero di scontrarsi con un altro guerriero. Fu una scelta obbligata, disperata per non morire, per non lasciare morire, per ritardare il progetto di morte altrui. E’ il progetto di morte cui si deve risalire, altrimenti il ragionamento è immorale. La rappresentazione della guerra, separata dal dominio, dal genocidio, dalla negazione assoluta di libertà da parte di chi ha scatenato la guerra, è immorale, è un inganno. Il progetto di morte attuato dal nazismo e dal fascismo era un atto criminale. Resistere era un dovere. E’ un dovere’’.



Con queste parole di Elia Wiesel, premio Nobel per la pace, sopravvissuto a Auschwitz, si apre il libro ‘’Banda armata maremmana 1943-1945. La Resistenza e la persecuzione degli ebrei a sud di Grosseto’’, di Giulietto Betti e Franco Dominici, edizioni éffigi, presentato, a Castell’ Azzara (GR), dagli autori, dal sindaco Fosco Fortunati, dall’ assessore della cultura, Marzio Mambrini, e dall’ editore, Mario Papalini.
 Altre due importanti citazioni seguono quella di Wiesel, in apertura del libro. Sono quelle tratte dai discorsi del prefetto Amato Mati trasmesso alla radio il 25 dicembre 1944 (‘’Popolo maremmano! In piedi! M questa volta per un’ opera di bene e all’ avanguardia del popolo italiano!’’) e del  sindaco di Sorano, Luigi Scossa, pronunciato il primo maggio 1945 (‘’Un saluto di cuore vada ai nostri compagni del nord che con il loro indomito eroismo hanno saputo ridare all’ Italia quel  prestigio che aveva perduto nei 20 anni di tirannide fascista’’.).
Franco Dominici, storico, insegnante di lettere negli Istituti superiori della provincia di Grosseto, e Giulietto Betti, dirigente del Settore amministrativo immobiliare del Monte dei Paschi di Siena, con numerosi libri pubblicati  e ricerche storiche all’ attivo, in 356 pagine, hanno fatto una ricerca rigorosa, basata su documenti italiani, francesi, americani e tedeschi e su testimonianze di protagonisti che vissero l’ occupazione nazista e della Repubblica sociale a sud di Grosseto, fra il 1943 e il 1944.













L’ opera ricostruisce minuziosamente la  nascita delle prime bande partigiane in Maremma, dopo l’ armistizio, grazie all’ azione di pochi coraggiosi che recuperarono le armi abbandonate dei militari sbandati e convinsero altri ad agire, a non aspettare gli anglo-americani. Nacque così per impulso di Capitano Arancio (Sante Gaspare Arancio) la Banda Armata Maremmana o Banda Arancio Montauto (BAM), a questa seguirono la formazione del Reparto Lupi di Pitigliano, grazie a Pietro Casciani, del  Reparto Lamone a Ischia di Castro, di Domenico Federici,  dei partigiani di Montebuono, una banda tra Sorano e Castell’ Azzara. Dettagliata la ricostruzione della Resistenza, delle rappresaglie fasciste  sulla popolazione civile (le stragi di Maiano Lavacchio, marzo 1944, di Roccalbegna, maggio 1944, di Grotte delle Riparelle, vicino San Giovanni delle Contee, giugno 1944) della Wehrmacht e delle SS, della tragedia dei bombardamenti anglo-americani, dell’ ignobile persecuzione degli ebrei. Finalmente la libertà nel giugno 1944. Prima Magliano, poi Capalbio, Pitigliano, Roccalbegna, Castell’ Azzara, il viterbese  e Sorano.
Il libro è un contributo per la conoscenza storica dei comuni a sud di Grosseto, in particolare quelli delle colline del fiume Fiora, durante la ‘’guerra civile’’, cioè nei mesi che vanno dall’ armistizio dell’ 8 settembre 1943 al giugno 1944.
Gli autori considerano questo lavoro un punto di partenza per successivi approfondimenti, uno stimolo per nuove ricerche, per altri auspicabili sviluppi che chiariscano, o riportino alla luce, attraverso testimonianze o con buovi documenti d’ archivio, aspetti e eventi già esplorati o ancora ignoti di quel drammatico periodo

foto e testo di plz

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