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lunedì 14 gennaio 2013

Bozzetto: "Con Rapsodeus cerco di far riflettere l'uomo sull'inutilità della guerra"

Bozzetto: "Con Rapsodeus cerco di far riflettere l'uomo sull'inutilità della guerra"

Bozzetto: "Con Rapsodeus cerco di far riflettere l'uomo sull'inutilità della guerra"

di Andrea Curreli
Tutto ha origine da una piccola e bellissima luce verde lampeggiante che ammalia ed esalta l'avidità dell'uomo. Questa semplice scintilla ha scatenato e scatena lo sterminio e l'usurpazione dell'uomo sull'uomo, e il conflitto si trasforma in guerra. Dall'alba dei tempi ai cosiddetti giorni nostri, quella macabra scintilla sembra scandire inesorabilmente le epoche. Cambiano i mezzi di morte, ma resta inalterato il risultato finale. A Bruno Bozzetto sono sufficienti sei minuti per raccontare, in modo semplice ma non per questo meno diretto, lo scontro fratricida. La sua delicata denuncia è un cortometraggio intitolato Rapsodeus, scritto e diretto dal maestro dell'animazione italiana (West and Soda, Allegro non troppo, Il Signor Rossi, Vip - Mio fratello superuomo), musicato magistralmente dall'orchestra virtuale di Roberto Frattini, che esegue la Rapsodia Ungherese n. 2 di Franz Liszt e totalmente privo di dialoghi. Fabio Bozzetto, il figlio del cartoonist, ha curato il compositing e gli effetti speciali mentre Branko Rakic e Diego Zucchi hanno fatto le illustrazioni e le animazioni. L'uscita del cortometraggio è accompagnata da una linea di merchandise con i personaggi più amati realizzati da Bozzetto dalla fine degli anni Cinquanta a oggi. Rapsodeus è stato realizzato nel 2012 e sarà presentato al pubblico su Youtube, in attesa di una successiva distribuzione nell'home video e in televisione. Tiscali Spettacoli ha visto in anteprima il corto e ne ha discusso con l'autore.
Bozzetto, lei aveva già affrontato il tema della guerra in Tapum! La storia delle armi e in Cavallette. Perché ha sentito l’esigenza di ritornare su questa  piaga del genere umano?
"La guerra è un tema troppo importante perché fa parte della nostra vita non in maniera marginale, ma ossessiva. Noi siamo in mezzo alle guerre costantemente. Sembra che gli uomini siano nati per ammazzarsi a vicenda. Da questo punto di vista in Europa viviamo un  periodo felice, ma basta guardarsi intorno per vedere quanti conflitti ancora ci sono. Da ragazzo sono rimasto colpito da un libro che s'intitola L'istinto di uccidere. Questo testo sostiene che se l'uomo è riuscito a sopravvivere a tutti gli altri animali, che erano dieci volte più grandi di lui e dotati di zanne e artigli, è perché ha l'istinto di uccidere più forte di tutti. In effetti l'uomo è un piccolo essere spelacchiato eppure ha fatto fuori tutti gli altri animali e oggi domina il mondo. Da qui la considerazione che l'uomo è quasi obbligato a fare la guerra. Io ovviamente mi auguro che questo maledetto istinto gli passi, ma assistiamo quotidianamente a stermini".
Rapsodeus si apre con una luce verde che attrae gli uomini costringendoli a una folle corsa e una competizione violenta.
"Nel corto la guerra è presente, ma io mi concentro soprattutto sulle ideologie e sui fanatismi. E' questo continuo inseguire un'idea che non esiste che porta a sterminare e sterminarsi. E' un progetto che avevo in mente da tempo, ma richiedeva un tipo di lavorazione che non appartiene al mio stile personale. Per questo mi servivano persone valide che ho trovato in mio figlio Fabio, Branko Rakic e Diego Zucchi. Avevo bisogno di disegnatori con caratteristiche particolari perché, in assenza di dialoghi, in Rapsodeus le immagini sono molto importanti".
Nel corto, che Tiscali Spettacoli ha visto in anteprima, compaiono dei piccoli uomini spogliati di quasi tutte le sembianze umane e presentati come piccoli e avidi pupazzetti. Ha voluto disumanizzare i protagonisti?
"In realtà non ho voluto togliere l'umanità ai protagonisti. Dato che parlo di tutti gli uomini era necessario sintetizzare e simbolizzare. Nel momento in cui caratterizzo il soggetto, diventa un uomo dell'Est o dell'Ovest, diventa un nero oppure un bianco. Era necessario invece lavorare sui simboli. Quando parlo dell'uomo cerco di farlo nel modo più semplice possibile, in modo tale che tutti possano immedesimarsi".
 La musica di Liszt stride con disegni piuttosto espliciti.
"Ho cercato di mitigare un po' questo aspetto. In certe scene è evidente lo zampino di mio figlio Fabio, che è un amante dell'horror. Ho curato lo storyboard e seguito il corto all'inizio e alla fine del progetto, ma nella parte centrale ho voluto lasciare carte bianca a Fabio, Rakic e Zucchi.  Quindi da un lato loro hanno calcato la mano, dall'altro io ho cercato di mitigarli. Tutto ruota attorno alle immagini e all'estetica e se la parte visiva è ottima, il merito è tutto loro".
A corpo della presentazione del cartone animato lei pone una domanda: "Esiste un senso nelle migliaia di guerre combattute dall'umanità?". Presumo non sia riuscito a trovare la risposta.
"Purtroppo no, altrimenti avrei risolto i problemi del mondo. Ho posto questa domanda ben sapendo che è impossibile dare una risposta. Spero che con il passare del tempo arriviamo a comprendere l'orrore delle guerre e la loro inutilità. Il mio augurio è che, grazie a quello che si legge e a quello che si vede, piano piano l'uomo cambi e migliori. Il problema maggiore è che siamo in tanti e continuiamo a crescere ma lo spazio è molto limitato. Quindi purtroppo ci saranno sempre dei conflitti per occupare questo spazio e per ottenere ricchezza. I soldi sono e restano la prima molla che genera il conflitto.  Non avendo la risposta, io mi limito a cercare di far riflettere chi guarda i miei lavori. In tutti i miei lavori cerco di far divertire, ma al tempo stesso di fare riflettere".
Nel finale la luce verde si moltiplica fino a formare un bellissimo prato verde occupato da un uomo che preferisce la compagnia di un cane scodinzolante all'elmetto da soldato. Ha voluto chiudere il suo corto lasciando aperta la porta della speranza.
"Assolutamente sì perché credo nelle cose semplici, nell'uomo che riesce a convivere con la natura senza sopraffarla".

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