La quercia e la rosa, di Ludovica De Nava

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sabato 12 gennaio 2013

Simoni semina morti nel Medioevo e il suo mercante scala la classifica

Marcello Simoni con la copertina del suo libro Marcello Simoni con la copertina del suo libro 

Simoni semina morti nel Medioevo e il suo mercante scala la classifica

di Andrea Curreli
Dall’Italia alla Spagna e ritorno. L’ascesa di Marcello Simoni nella classifica dei libri più letti del Belpaese è una di quelle storie a lieto fine che piacerebbero agli sceneggiatori hollywoodiani. Un giovane di 36 anni, un perfetto sconosciuto con la passione per la scrittura e con ottime conoscenze storiche, prende le pagine del suo racconto ambientato nel Medioevo, le impacchetta e le spedisce a varie case editrici italiane. Il solito iter di un amante della penna che si conclude con il più classico: "le faremo sapere". Nessuno è profeta in patria pensa Marcello Simoni che decide di provare altrove e, dato che il suo personaggio è iberico, tenta fortuna spedendo il plico in Spagna. La risposta è positiva e dopo l’uscita nel mercato spagnolo anche l’Italia si ricorda quel giovane archeologo e bibliotecario e arriva la chiamata della Newton Compton Editore. Bingo. Al resto pensa il classico passaparola, Il mercante di libri maledetti si diffonde in modo virale e Marcello Simoni sorride mentre riceve la medaglia d’argento nell’ipotetico podio dei libri più letti. Storia a lieto fine a parte, Il mercante di libri maledetti è un buon libro di genere. Come molti thriller il testo si apre con l'azione. Un monaco scappa e inevitabilmente muore perdendo un libro misterioso. La ricerca di questo testo da parte di un mercante chiamato Ignazio da Toledo viene caratterizzata da omicidi e violenze, mentre entrano in gioco eretici e sette cristiane.
Simoni, partiamo dal "viaggio" del suo libro: doveva andare in Spagna per conquistare l’Italia?
"Evidentemente sì. Sono stato in una sorta di limbo per tre anni perché la stesura del libro è terminata nel 2008, ho mandato tutto in Spagna nel 2009 dove è stato pubblicato nel 2010 con il titolo di El secreto de los cuatro àngeles e infine nel 2011, anche grazie all'aiuto di un agente letterario, è stato edito anche in Italia dalla Newton Compton. E' già stato venduto in Serbia, Grecia, Brasile e Germania e presto arriverà anche in Francia e Gran Bretagna. Inoltre ho già scritto altri due capitoli di quella che è la trilogia del mercante Ignazio di Toledo".
Passiamo ora al romanzo: il mix tra storia e thriller si è rivelato vincente.
"Sono un grande appassionato di cinema e quindi cerco di scrivere nel modo più fluido possibile in modo che la gente si diverta quando legge. Ho sfrondato tutte le parti saggistiche e ho dato un'impostazione narrativa diversa. L'ambientazione può richiamare alla mente Il nome della rosa, ma Umberto Eco ha scritto un giallo alla Agatha Christie ambientato nel Medioevo. Io sono cresciuto con Emilio Salgari, Alexandre Dumas, Jack London e Jules Verne e quindi ho scritto un thriller puntando molto sull'avventura. Volevo un qualcosa in più che facesse muovere i personaggi lungo un itinerario. Se posso fare un parallelo con il cinema penso a qualcosa come The Bourne Identity dove l'azione è costante dall'inizio alla fine. Poi ammazzo un uomo ogni quaranta pagine (ride ndr)".
Dove finisce la ricostruzione storica fedele e inizia la fiction?
"E' come chiedere a un prestigiatore dove è il trucco. Ma va bene perché, in realtà, il romanzo storico  è un grande gioco di prestigio. Nel fantasy il lettore parte del presupposto che sia tutto inventato, invece nel romanzo storico si rende verosimile l'immaginario  e lo si adatta a una ricostruzione rigorosa. Tutte le ambientazioni sono autentiche tranne il monastero  di Santa Maria del Mare che è in realtà Santa Maria in Padovetere nel comune ferrarese di Comacchio. Tutti gli eventi storici sono realmente accaduti nel modo in cui vengono descritti e in quell'ordine. Ho cercato di strutturare la storia in modo che si arrivasse in un punto in quel determinato momento. L'invenzione riguarda invece i tre personaggi principali, ma sono verisimili. Non sono esistiti con quei nomi, ma non si discostano da uomini del 1300".
I nomi bizzarri come Hulco, Maynulfo o Willalme che si alternano nel romanzo sono reali?
"Mi sono documentato nella onomastica medioevale e solo il nome Hulco è inventato perché deriva dal latino hulcus ovvero ulcera. Tutti gli altri sono nomi utilizzati in quel periodo. Willalme ad esempio compare nell'opera della metà dell'XI secolo scritta in provenzale La Chanson de Roland. I nomi di Maynulfo, Rainerio, Ginesio e degli altri monaci compaiono in un elenco dei religiosi dell'Abbazia di Pomposa del 1200. Il conte Enrico Scalò è inventato, ma quel cognome è esistito nel patriziato veneziano di quel periodo". 
Il misterioso libro Uter Ventorum è realmente esistito?
"No, ma tutte e quattro le parti che lo compongono sono realmente esistite. Il libro di evocazione angelica, il quadrato magico, il tatuaggio con le fasi lunari sono tutti elementi che appartengono alla cultura esoterica medioevale. Inventando questo libro ho cercato e messo in relazione tra loro elementi che potessero convivere insieme. Un testo come l'Uter Ventorum potrebbe essere realmente esistito, ovviamente senza questo nome".
Oggi la cultura esoterica è sinonimo di mistero mentre allora era quanto di più vicino alla scienza. E' così?
"Spesso per noi il termine esoterico viene affiancato a quello satanico, ma in realtà nel Medioevo non era percepito così.Tutto nasce quando la cultura araba inizia a penetrare in Europa attraverso la Spagna e il Sud d'Italia. I testi arrivano in massa senza essere catalogati e gradualmente vengono tradotti. In questi testi c'è un po' di tutto: dalla filosofia greca ai trattati di medicina, dall'alchimia alla matematica senza dimenticare l'astrologia. A rendere più complicato il tutto c'è l'arrivo dei testi ermetici ovvero trattati di filosofia talismanica. Un corpus vastissimo attribuito a Ermete Trismegisto , un personaggio immaginario identificabile con Mercurio. I filosofi del Medioevo scrivevano dei testi che poi attribuivano al 'tre volte maestro'. Non si riesce quindi a segnare un limite preciso nel quale finisce l'esoterico, l'ermetico o il magico e inizia lo scientifico".

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