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venerdì 9 ottobre 2015

Edmund Kean ''rivive'' in Giovanni de Nava

Uno straordinario Giovanni de Nava in ''Io, Edmund Kean'', ha aperto la stagione del Teatro Arcobaleno Centro stabile del classico, via Redi 1/a Roma, denominata  “Il Teatro dell’anima”, incentrata come sempre su opere di grandi contenuti. 
Per Giovanni de Nava si è trattato anche di un felice debutto come autore teatrale. Scritto, diretto e interpretato da Giovanni de Nava e con Carmen Landolfi, in scena fino al 18 ottobre, ''Io, Edmund Kean'', evoca e condensa, in due ore di spettacolo, che ha avvinto e affascinato il pubblico, la straordinaria esistenza del grande attore inglese. Edmund Kean, ''assumendo le sembianze'' (grande intelligente idea scenica e di scrittura) di Giovanni de Nava , in un monologo incalzante, che non cala di tensione e ritmo, racconta la sua esistenza: i disordini di vita quotidiana in contrasto rispetto al maniacale rigore scenico, intemperanze caratteriali, sessuomania, alcoolismo, scandali, il tutto contrappuntato da stralci delle recensioni autentiche dell' epoca e da monologhi delle sue insuperate interpretazioni scespiriane (Shylock, Iago, Macbeth, Riccardo III).
A meglio caratterizzare Kean (altra brillante intuizione del drammaturgo de Nava). le due piccole parti interpretate da Carmen Landolfi: Mary, moglie del celebre attore, e Anna Durby, che ''ruba'' un provino al genio.
Questo spettacolo è per Giovanni de Nava occasione per parlare di grande teatro e porre termine alla  ciarlataneria che viene esercitata da quella scatola detta tv. Questa, infatti, per de Nava non è davvero adatta per un teatro seriamente e onestamente inteso, presentando sin troppo spesso marionette azzimate e insulse.
Della figura di Edmund Kean, leggendario attore inglese a cavallo tra il XVIII e il XIX secolo, si sono occupati, con la scrittura di lavori teatrali incentrati su di lui,  Alexandre Dumàs père, Vittorio Gassman, Raymon Fitz Simons; ora, in questo atto unico di cui è anche autore, Giovanni de Nava, con il suo consueto piglio mattatoriale, rivive, nei panni del Kean, la vita e la carriera del grande attore inglese.  De Nava ripercorre la carriera di Kean, enfant prodige, dagli squallidi esordi in provincia, fino ai trionfi dovuti alle sue insuperate interpretazioni (soprattutto shakespeariane) che, prima in Inghilterra e poi nelle Americhe, lo consacreranno come il più grande attore di ogni tempo. Scorci di vita ora divertenti ora drammatici, tra sarcasmi, intemperanze, dissolutezze, scandali, si alternano a grandi monologhi shakespeariani, componendo un ritratto completo e inedito del grande attore inglese.
Da anni Giovanni de Nava pensava di ''trasformarsi'', di vestire i panni di  Kean. ''Venuto il momento - dice l' attore - mi sono accorto che non mi andava per niente ripercorrere sentieri già tracciati. No, io volevo il mio Kean. E così mi sono determinato a scriverlo: ne è nato questo atto unico. Accompagno passo passo Kean fino alla sua ultima apparizione in scena nelle vesti di Otello, apparizione con cui si concludeva la sua sregolata e geniale parabola. Un paio di citazioni - continua - me le sono comunque concesse, come, dall' opera di Dumàs, la divertente scena del provino estorto da Anna Durby al Kean, scena che ho rimanipolato a mio piacere, aggiungendovi elementi del tutto nuovi. Per il resto il ''Madame Bovary c' est moi'' ha agio anche nalla drammaturgia, ed io certo non mi sottraggo, anzi: sta agli spettatori scovare, in questa pièce, dove artisticamente parlando (ché la mia ''sregolatezza'' esistenziale è governata, come si addice ad un convinto anarca quale io sono, da - mie - regole precise e inderogabili), finisce il Kean e incomincia il de Nava, sempre ammesso - conclude - che tra l' uno e l' altro esista un ... confine netto''.

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