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venerdì 5 luglio 2013

Fùtbol, Sudamerica e Mussolini: questa è la vita rocambolesca del "Brujo"

Stefano Marelli e la copertina del suo libro Stefano Marelli e la copertina del suo libro 
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Fùtbol, Sudamerica e Mussolini: questa è la vita rocambolesca del "Brujo"

di Andrea Curreli
Immaginate di camminare per le strade di Montevideo tra polvere e profumo di mango appena tagliato. Poi di sedervi in un affollato e fumoso bar e di sorseggiare un bicchierino di Pisco. E infine immergervi in uno splendido romanzo mentre un gagliardetto giallonero del Penarol penzola sulla testa di un barista che mesce vino e spilla birre. Basta un po' di fantasia, la passione per il Sudamerica e l'amore per il calcio per ipotizzare che stiate leggendo il romanzo Altre stelle uruguayane e non vi troviate a Montevideo, ma a casa vostra. Il romanzo d'esordio del giornalista e "fabbricante" di sottotitoli per la tv svizzera, Stefano Marelli, è un'emozionante viaggio di andata e ritorno tra l'Italia e il Sudamerica, con continui e mai casuali salti temporali. Dagli anni Novanta al Ventennio Fascista, dai campetti di calcio polverosi di un orfanotrofio agli stadi stracolmi di gente esultante. Al centro della storia c'è il Brujo, un vecchio barbone con un passato da calciatore di successo nell'Italia di Mussolini e una vita trascorsa tra luci e ombre. Dall'incontro con l'ex turista Sauro si sviluppa un racconto biografico ricco di colpi di scena. Il libro, edito da Rubbettino, nel 2012 si è classificato primo al concorso nazionale per inediti “Parole nel vento”.
Marelli, lei utilizza il calcio per raccontare le montagne russe che spesso segnano la vita di un uomo. E’ così?
"Sì ho utilizzato il fùtbol per raccontare una vita meravigliosa e rocambolesca. Il calcio fa da sfondo a colpi scena, successi e cadute inserite nel Ventennio. Un periodo storico triste e senz'altro infame ma anche molto affascinante. Per poter parlare in modo credibile, ho dovuto e voluto trattare argomenti che conoscevo molto bene: il calcio e il Sudamerica".
Il personaggio principale, Brujo, è un campione di calcio caduto in disgrazia. C'è un calciatore al quale si è ispirato?
"No, non mi sono ispirato a nessuna persona e quindi a nessun campione realmente esistito. Brujo è frutto solo della mia fantasia. L'unico punto di riferimento è stato il mio amore per il calcio del Río de la Plata, quindi sia quello uruguayano che quello argentino. Mi serviva un personaggio che avesse frequentato questo calcio e che potesse parlarne con cognizione. Il bello del poter inventare una storia è proprio quello di permettere ai propri personaggi di salvarsi quando sembrano inesorabilmente spacciati, di crearsi una nuova vita o di cadere all'improvviso nel baratro".
Leggendo il libro si finisce per tifare per Brujo, anche se il suo mendicante-calciatore non è proprio un personaggio positivo.
"Non è assolutamente un eroe buono e qualche grossa malefatta l'ha combinata. Non dimentichiamoci che ha rubato il cognome, Bordesante, al suo migliore amico. Ma io per primo non volevo dare un giudizio su nessuno dei miei personaggi, limitandomi a presentarli così come sono. Comunque è vero il fatto che, nonostante si sia macchiato di azioni disdicevoli a livello morale, alla fine del libro si arriva a tifare per Brujo".
Il Sudamerica, per il quale lei prova un evidente amore, diviene nel suo romanzo anche il luogo dove tutto è possibile. In Italia o in Europa, Brujo non sarebbe mai riuscito a sparire senza lasciare traccia. E' così?
"Condivido questa sua chiave di lettura. Il Sudamerica è sicuramente uno scenario che permette di scomparire del tutto pur continuando ad esistere. Forse solo lì Brujo poteva riuscire a costruirsi una nuova vita. E' evidente che Brujo non sarebbe mai potuto sparire in Italia o in Svizzera. Ma è ciò che capita anche a Sauro. Questi due personaggi si sono trovati, senza volerlo, ad essere esiliati in un continente lontano senza i soldi per tornare a casa".
Nella terza di copertina lei viene definito un "ex turista" esattamente come il coprotagonista del suo romanzo. Stefano Marelli e Sauro sono la stessa persona?
"Sauro non sono io. Gli elementi autobiografici si possono però riscontrare in qualche luogo che ho descritto o in qualche persona che ho incontrato. Un elemento, forse l'unico, che mi lega a Sauro è il fatto che lui in Sudamerica si guadagna da vivere scrivendo sottotitoli per la tv locale, esattamente quello che faccio io in Svizzera".
Ci sarà un seguito?
"Non credo che ci sarà un seguito di questa storia anche se in Altre stelle uruguayane sono descritti solo i primi quarant'anni del Brujo. Ma sto lavorando a qualcosa di nuovo, slegato dal calcio".

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