La quercia e la rosa, di Ludovica De Nava

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martedì 8 settembre 2015

FRAMMENTI SFILACCIATI DI UN SOGNO? by plz


Goni. Pranu Muttedu. Dicembre. Mattina.
Sono appena arrivato nel parco di Pranu Muttedu, uno dei piu’ suggestivi siti archeologici della Sardegna interna.
Nella mente sento una voce di donna.
Ossessivamente ripete
‘’…l’ indispensabile vivacita’…l’ indispensabile ardore… Aspettami! Io non manchero’ d’ incontrarti nel profondo! Ci siamo, quasi. Siamo vicinissimi, adesso. Vicinissimi’’.
Entro nel parco e davanti a me si srotola una spettacolare veduta.
La località, ad appena mezzora di macchina da Cagliari, e’ ricco di suggestioni, leggende legate alla sua alta concentrazione di Menhir, le cosiddette perdas fittas o perdas longas, distribuiti i coppie, allineamenti, in gruppi, e alle numerose tombe, le domus de janas, le case delle streghe. Vestigia che fanno pensare a riti sepolcrali e religiosi, a sacrifici collegati al culto degli antenati. Gli allineamenti dei menhir sono lungo l’ asse est-ovest in riferimento al corso celeste del sole. Perdas longas, simboli della fertilita’, domus de janas, luoghi di sepoltura, la morte.
Vita e morte. Indissolubilmente legati nel corso della vita, come nel corso celeste del sole da oriente a occidente.
‘’Ci siamo, quasi. Siamo vicinissimi, adesso. Vicinissimi’’.
La voce rimbomba dentro me.
‘’ Aspettami! Io non manchero’ d’ incontrarti nel profondo! Ci siamo, quasi. Siamo vicinissimi, adesso. Vicinissimi’’.
‘’ Aspettami! Io non manchero’ d’ incontrarti nel profondo! Ci siamo, quasi. Siamo vicinissimi, adesso. Vicinissimi’’.
La voce adesso arriva dai labirinti delle querce, dei lecci, secolari, che fittamente, unitamente a una folta macchia mediterranea ricoprono Pranu Muttedu.
‘’ Aspettami! Io non manchero’ d’ incontrarti nel profondo! Ci siamo, quasi. Siamo vicinissimi, adesso. Vicinissimi’’.
La voce proviene dalle valli che circondano altipiano di Pranu Muttedu, nelle quali scorrono numerosi corsi d’ acqua e il Flumendosa.
‘’ Aspettami! Io non manchero’ d’ incontrarti nel profondo! Ci siamo, quasi. Siamo vicinissimi, adesso. Vicinissimi’’.
Adesso e’ cristallina come l’ acqua.
Mi sposto sull’ area archeologica, mi dirigo verso la tomba principale.
‘’ Aspettami! Io non manchero’ d’ incontrarti nel profondo! Ci siamo, quasi. Siamo vicinissimi, adesso. Vicinissimi’’.
La voce sembra provenire dall’ interno della tomba.
Il cielo, che da celeste aveva assunto un malato color zafferano, improvvisamente si copre di nubi .
Osservo le nuvole che diventano sempre piu’ scure, minaccia di pioggia. Tutto d’ un tratto si allargano, dall’ est all’ ovest, circondando l’ orizzonte di una nera cintura.
In lontananza si sentono tuoni e si vedono lampi che squarciano il cielo. Il temporale e’ sulle localita’ costiere, non molto lontane, una ventina di chilometri.
Continuo la mia visita.
‘’ Aspettami! Io non manchero’ d’ incontrarti nel profondo! Ci siamo, quasi. Siamo vicinissimi, adesso. Vicinissimi’’.
La voce guida i miei passi verso la tomba.
Il cielo e’ quasi nero. I tuoni e i lampi meno lontani.
Comincia a piovere. Grosse gocce cadono sul terreno, su me.
Vorrei tornare alla macchina.
La voce mi chiama.
‘’ Aspettami! Io non manchero’ d’ incontrarti nel profondo! Ci siamo, quasi. Siamo vicinissimi, adesso. Vicinissimi’’.
Ripete con dolce tristezza.
‘’Aspettami! Io non manchero’ d’ incontrarti nel profondo! …l’ indispensabile vivacita’ …l’ indispensabile ardore …’’.
Aggiunge, come invitandomi a non fermare i miei passi,
‘’Ci siamo, quasi. Siamo vicinissimi, adesso. Vicinissimi’’.
Un mondo d’ acqua si rovescia su me e Pranu Muttedu.
Si alza un vento da una furia estrema.
Un rombo cupo, profondo, simile a quello prodotto da una macina da mulino, sentito nell’ anno del terremoto di Assisi, arriva dal cielo.
Un lampo cade pochi metri davanti a me che ho accelerato il passo per mettermi al riparo.
L’ acque e il vento mi investono in pieno. Cado.
Stordito dal colpo, mi trovo, quando mi rialzo, all’ interno della tomba principale. Al riparo.
Mentre dentro la tomba e’ tutto calmo, all’ esterno, oltre ogni immaginazione, spaventevole, il turbine degli elementi.
‘’Siamo vicinissimi, adesso. Vicinissimi’’.
La voce e’ uscita dalla mia mente. E’ dietro di me.
Mi giro.
Davanti a me una giovane donna. Il suo corpo e’ sottile, trasparente, diafano.
‘’…l’ indispensabile vivacita’ … l’ indispensabile ardore … mi hanno uccisa’’.
Ha i capelli lunghi, mossi, di un nero abbagliante. Il corpo si indovina sotto la sua veste bianca. La vedo tutta intera. E’ bella. Sorride. Un bel sorriso aperto, solare. Nella luce della tomba, chiara, rispetto al nero dell’ esterno sembra ancora piu’ bella.
‘’Ricordi?’’, dice, ‘’l’ anno scorso. Ci siamo conosciuti a Cagliari, davanti la cattedrale. Dicendo il mio nome, Annette, ti ho chiesto come arrivare al museo archeologico e alla pinacoteca nazionale. Ti sei offerto di accompagnarmi. Sei stato adorabile’’.
Ricordo.
Annette, giovane svizzera di Ginevra, archeologa in Italia per una vacanza alla ricerca dell’ arte, delle antichita’.
Ricordo.
Una giornata indimenticabile.
La Cittadella dei musei, nella sede dell’ ex Regio Arsenale non e’ lontana.
Ammiriamo il panorama della citta’ che si presenta dalla piazzetta Martini, il Terrapieno, l’ antico quartiere di Villanova, sede di artigiani, il parco di Monte Urpinu, lo Stagno di Molentargius, dove nidificano i fenicotteri rosa, ormai stanziali, lontano la Sella del Diavolo, la’ dove comincia il Poetto la meravigliosa spiaggia dei cagliaritani.
Ricordo.
‘’E’ un’ emozione allo stato puro’’, dice Annette, osservando i preziosi pezzi archeologi del museo.
Nella visita si appoggia al mio braccio, fa aderire il suo corpo al mio. Una sensazione magnifica.
Ricordi.
‘’…l’ indispensabile vivacita’… l’ indispensabile ardore…’’.
Ricordo.
‘’Perche’ improvvisamente il tuo coltello e’ entrato nel mio ventre, facendo colare il sangue lentamente. Le mie gambe sono diventate molli, la mia voce si e’ strozzata in gola e mi sono accasciata ai tuoi piedi. Poi mi hai trascinata in uno sgabuzzino’’.
Ricordo.
‘’Perche’ hai spento la mia indispensabile vivacita’ e il mio indispensabile ardore. Potevano essere tuoi’’.
‘’Siamo vicinissimi, adesso. Vicinissimi. Vieni, ti aiutero’ a incontrarti nel profondo’’.
Mi prende la mano e mi porta con se nel profondo della tomba.
Il cielo torna sereno.
Guardo i miei cani sdraiati al sole del giardino di casa.
Frammenti sfilacciati di un sogno?

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