La quercia e la rosa, di Ludovica De Nava

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martedì 18 giugno 2013

Boccomero Pride, di Gianni Zanata


Boccomero Pride


Col ritorno del caldo il “maniaco di Is Mortorius” è tornato a colpire. Imprendibile, una specie di primula rossa degli atti osceni in luogo pubblico (Sardinia Post).
Due gli esposti presentati le scorse estati, oltre a numerose segnalazioni alle forze dell’ordine. Tre turiste denunciano: “C’è un maniaco in spiaggia” (Unione Sarda).
Fin qui la cronaca dei giorni scorsi. Ma oggi ci sono alcune novità. Il presunto maniaco, infatti, s’è fatto vivo con una mail.
Signor Zanata, mi rivolgo a lei che è una persona seria e sa come si raccontano i fatti. Se vuole, sarò lieto di spiegarle tutto.
Afferro penna e taccuino, mi metto in macchina, percorro per una dozzina di chilometri la litoranea per Villasimius. Poi seguo le istruzioni contenute nella mail e attendo nei pressi di una piazzola. Dopo un quarto d’ora, venti minuti, si affianca un’auto dalla quale scende un uomo. Età indefinibile, altezza media, capelli castani, né grasso né magro. Proprio come lo hanno descritto nelle denunce. Indossa un paio di bermuda, una polo grigia. Gli occhiali da sole gli fasciano metà del viso. Mi avvicino e mi accerto che sia la persona con la quale ho appuntamento.
Senta, mi scusi, sono Gianni Zanata. Lei è proprio lei?
Io sono proprio io. Buongiorno, piacere di conoscerla – dice con accento casteddaio, cantilenante quanto basta.
Buongiorno Piacere mio.
Che fa? Non mi stringe la mano?
Scusi la diffidenza, ma direi che non è il caso. Sa com’è.
Guardi che me le sono lavate, le mani.
Non lo metto in dubbio. E se non gliele tocco non è per scortesia. Spero possa capire.
Eja, appu cumprendiu.
Grazie. Quindi è lei il maniaco di Is Mortorius?
Sono io. Ma non mi chiami maniaco, po prexeri.
E come la dovrei chiamare?
Sono un normale voyeur. Però se vuole proprio saperlo preferisco essere definito un boccomero.
Lo sa che rischia la galera?
Ah ah ah! Ma non mi faccia ridere! Ci mancu scetti deu in carcere. Al massimo mi denunciano, ma già mi conoscono in Questura, cosa pensa.
Il suo nome di battesimo?
Un attimo che gliene invento uno. Amilcare.
Lei è sposato?
Certamente.
Figli?
Tre,tutti maschi.
Che lavoro fa, signor Amilcare?
Sono amministratore delegato.
Ah, però.
Cosa pensava che fossi, unu disperau? Gua’ che noi boccomeri siamo tutta gente onesta e laboriosa. Se mi faccio un paio di seghe guardando le donne in spiaggia, a chi faccio male? Me lo dica lei. A chi do fastidio?
Beh, alle donne e alle ragazze, per esempio. Ai bambini.
La ghe no seu trucchista, o signor Zanata. I bambini sono sacri. E poi comunque io le pulighe me le faccio di nascosto e non do fastidio alle ragazze e alle donne, anche se alcune di loro poi. Vabbe’, lasciamo perdere, meglio che mi stia zitto.
Anche se alcune di loro cosa?
Appu nau lasciamo perdere. Tanto non mi capirebbe.
Ma perché lo fa?
Diciamo che è tradizione familiare. Mio nonno fiara boccomero, mio babbo fiara boccomero. Puru tziu miu. Tottu sa famiglia. Una volta, tanti anni fa, ero a Monte Urpinu, quando a Monte Urpinu non c’erano ancora le ochette, le paperette e i cip e ciop dei laghetti, e avevo la mia postazione, vicino ai fortini, c’ha presente? Bei posti! Bei Tempi! Unu fragu ’e merda. Li ha conosciuti i fortini? Comunque, le stavo dicendo, mi trovavo infrattato a Monte Urpinu a sboccomerare questa coppietta troppo carina, lei gli stava facendo un lavoretto che non può immaginare, issu fiara di legno, non so se mi spiego, quando a un certo punto sento un rumore alle mie spalle, mi volto di scatto e chi ti vedo? Zio Ugo! Tottu arrettu a manu prena,mi guarda e mi fa: E tu che ci fai? Dappu nau, cosa ci fai tu, ché questa è zona mia! E issu, sempri arrettu: La mia zona è più in là, ma oggi c’è una coppietta triste, e mi sono spostato. O zio, gli dico, tirarì a una parti. E poi non sapevo che fossi voyeur, gli faccio. E issu: Deu no seu voyeur, deu seu malariu!
Insomma, questa cosa qui ce l’avete nel sangue.
Mi sa di sì. E non solo nel sangue. Ma guardi che non facciamo male a nessuno. Nosus castiausu scetti. Stiamo un po’ lì, boccomeriamo, ci eccitiamo, schizziamo, e poi via, torrausu a domu.
Non ha mai pensato di farsi curare?
Ah aha h! Cos’emmaccusu!
Non pensa che sia una malattia, star lì a masturbarsi davanti alle coppie che si scambiano effusioni?
Effusioni? Altro che effusioni! Ho visto certe pratiche che lei nemmeno si sogna. Attru chi kamastutra.
O davanti alle donne che prendono il sole in spiaggia?
Ma poitta? Faccio del male a qualcuno? C’è un sacco di gente che in spiaggia si fa le canne, e io non posso farmi una puliga? Con rispetto parlando, mi scusi, no seu deu su problema. E lo scriva nel suo articolo che noi boccomeri siamo gente seria e non ci piace essere definiti maniaci. Come è che ha scritto il suo collega sul giornale? “Professionisti del settore”. Ecco, così va già meglio. Se lo lasci dire, is malarius, quelli veri, funti atrus. I delinquenti che rubano in casa delle vecchiette, i mariti che picchiano le mogli: questi dovrebbero cercare, i poliziotti, non noi che ci spariamo seghe dalla mattina alla sera.
Sarà ma ho l’impressione che chi l’ha denunciata non la pensi alla stessa maniera, signor Amilcare.
E pazienza. Vorrà dire che mi toccherà cambiare zona. Che tra l’altro a Is Mortorius non fa più, troppo movimento adesso. Ah, bei tempi quando in spiaggia e sugli scogli c’erano quattro gatti! Se vuole le racconto di quella volta che ho cuccato due politici in macchina facendo cose a su Poettu. Glielo racconto?
Due politici? Uomo e donna?
No! Uomo e uomo!
No, grazie, sarà per un’altra volta. Arrivederci.
Arrivederci e grazie a lei. Senta, ma posso fare un appello? L’ho cercata per questo, in effetti.
Un  appello a chi?
Al sindaco.
Faccia pure.
Signor sindaco lei ci deve aiutare. Noi guardoni siamo una categoria discriminata. Non va bene. Lei ci deve aiutare! Per piacere, signor sindaco, organizzi un Boccomero Pride!

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