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lunedì 15 settembre 2014

Una visione sistemica per salvare il mondo: Pier Luigi Luisi alla Mem a Cagliari presenta il suo nuovo libro

da Sardinia post

Una visione sistemica per salvare il mondo: Pier Luigi Luisi alla Mem a Cagliari presenta il suo nuovo libro

luisi
Fare rete, fare sistema. In una società in cui il motto del “pensa per te che è meglio” resta quello imperante e parlare di rete e sistema è una moda, c’è anche chi ci crede veramente e vuole fare chiarezza; come Pier Luigi Luisi, professore di Biochimica all’Università di Roma Tre. Cos’hanno a che fare biologia e visione sistemica? Il prof. l’ha spiegato martedì 9 settembre alla Mediateca del Mediterraneo, durante la presentazione del libro “Vita e Natura. Una visione sistemica”, edito in Italia (per la Cambridge University Press) da Aboca.
A sentirlo parlare, con una semplicità che renderebbe le cose chiare anche a un bambino, non lo si direbbe. Ma ci sono voluti tre anni, quattro mani (le sue e quelle di Fritjof Capra) e un carteggio di più di 3,000 e-mail tra l’Italia e gli Stati Uniti per scrivere un testo che mette insieme gli ultimi trent’anni di studi scientifici in materia di visione sistemica.
Tutto è sistema: dagli organi agli esseri viventi, al mercato, alla famiglia, alle nazioni. Ma cosa significa veramente? Significa che tutto (ma veramente tutto) è legato da reti di relazioni, in cui una causa discende da un’altra, finendo con l’influenzare l’intero sistema. E se i legami si spezzano e manca un sistema integrato, arriva la morte.
Succede così nel corpo umano, quando un organo è colpito da una malattia e smette di “comunicare” con gli altri; succede così negli organismi unicellulari e succede così anche tra gli uomini in una società, tra le città dentro a una nazione e tra le nazioni nei continenti. Qualsiasi organismo vivente è perfettamente in grado di riconoscere l’ambiente in cui è inserito, di averne, cioè, cognizione; tra questi, l’uomo è quello con il livello di cognizione più alto.
Ed ecco che arriva la domanda delle domande: ma perché, allora, l’uomo è quello che crea problemi e distrugge il resto del sistema, nonostante abbia il più alto livello di cognizione?
Innalzamento della temperatura, effetto serra, aumento delle discariche, riduzione delle terre coltivabili, un crescente ed evidente divario tra i ricchi e i poveri del mondo. Il tutto al grido di crescita illimitata e continua: quantitativa, insomma, ma non qualitativa. Perché, quindi?
La spiegazione e l’analisi del prof. Luisi è estremamente pratica e concreta, da biochimico e, per l’esattezza, da biochimico consapevole di essere e fare sistema, a proprio agio anche su terreni tradizionalmente relegati ad altri ambiti: filosofia, economia, sociologia. La chiave di tutto sembra risiedere nella coscienza umana, intesa non come un qualcosa di astrattamente filosofico ma un dato molto concreto, anche questo determinato dai rapporti di causa-effetto e, quindi, legato all’evoluzione stessa.
In pratica, la premessa è questa: l’evoluzione è frutto della contingenza, il che significa che fattori diversi si incrociano per creare un evento che verosimilmente non si sarebbe verificato o non sarebbe accaduto in quel modo e in quel tempo, se anche il più piccolo dei fattori non si fosse incrociato con gli altri. Questo discorso è valido per l’origine della vita come per la scomparsa dei dinosauri e, in sostanza, per qualsiasi cosa sia il frutto dell’evoluzione, incluso, dunque, tutto ciò che caratterizza e differenzia l’uomo: aggressività (anche premeditata), amore, intelligenza, spiritualità, ricerca della bellezza e dell’armonia. Tutto questo è frutto dell’evoluzione. Chi è il colpevole, allora? L’uomo, ovviamente. E questa non è una novità. Ma a renderlo colpevole, al di là del più alto livello di cognizione rispetto agli altri organismi viventi, al di là del fatto di possedere una coscienza, è la sua aggressività, il suo essere capace di premeditarla. Una prerogativa della specie umana, insieme agli scimpanzé (anche questi perfettamente in grado di premeditare un assassinio).
Ma allora è veramente possibile invertire la rotta? Sì, se riesce a fare in modo che prevalgano altre risultanti delle contingenze dell’evoluzione umana: spiritualità, intelligenza, positività. Ma, in tutta coscienza, la risposta del prof. Luisi, da biochimico, sembra più un ni. “Bisognerebbe cambiare l’interno dell’uomo, la sua composizione genetica per essere certi che sia veramente possibile”. Ai non biologi, invece, rimane la speranza, la speranza che per qualche fattore contingente, la coscienza dell’uomo evolva ancora una volta e comprenda veramente, al di là di qualsiasi moda, cosa significa fare sistema. Allora, comprenderà il messaggio nelle parole di Albert Einstein, con cui il prof. Luisi ha salutato il suo pubblico, attento e partecipe, lasciandolo con più domande che risposte.
“Un essere umano è parte di un tutto che chiamiamo ‘universo’, una parte limitata nel tempo e nello spazio. Sperimenta se stesso, i pensieri e le sensazioni come qualcosa di separato dal resto, in quella che è una specie di illusione ottica della coscienza.
 Questa illusione è una sorte di prigione che ci limita ai nostri desideri personali e all’affetto per le poche persone che ci sono più vicine. Il nostro compito è quello di liberarci da questa prigione, allargando in centri concentrici la nostra compassione per abbracciare tutte le creature viventi e tutta la natura nella sua bellezza”.
Morena Deriu

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