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giovedì 11 settembre 2014

VISIONI L’ultimo volo di Hayao Miyazaki

da il manifesto
VISIONI

L’ultimo volo di Hayao Miyazaki

Al cinema. Solo per quattro giorni, 13,14,15 e 16 settembre, arriva nelle sale italiane «Si alza il vento» di Hayao Miyazaki che lo stesso regista ha annunciato essere il suo ultimo film

Si alza il vento, col titolo che si ispira a una poe­sia di Paul Valèry — «Si alza il vento, dob­biamo vivere!» come si ripete spesso il pro­ta­go­ni­sta — è per­meato da un sen­ti­mento di dolo­rosa malin­co­nia, vi sof­fia con dol­cezza il sen­ti­mento della morte che fa parte della vita, dei sogni, degli amori, delle cose pic­cole e impor­tanti che si intrec­ciano a quelle gran­dis­sime a volte fuori di noi. ù
Si alza il vento, che lo stesso mae­stro giap­po­nese ha annun­ciato essere il suo ultimo lun­go­me­trag­gio, si dedi­cherà solo a cor­to­me­traggi, arriva nelle sale ita­liane ma solo per quat­tro giorni: 13,14,15 e 16 set­tem­bre. In que­sto suo nuovo e raf­fi­nato uni­verso ani­mato e sonoro (rea­liz­zato con la voce) di sus­sulti, gemiti e movi­menti vio­lenti della terra e del mare, improv­vise lacrime e risate fra­go­rose, Miya­zaki dà vita ai con­flitti con­tem­po­ra­nei, inter­ro­gan­dosi sul senso dell’arte e sulle sue rela­zioni col mondo, dun­que anche su quello del fare cinema.
Miya­zaki ritrova le ten­sioni visive di tanti suoi film (Prin­ci­pessa Mono­noke, Il viag­gio di Chi­hiro…) e allo stesso tempo si volge alla sua sto­ria fami­liare, e ai rap­porti tra il padre pro­get­ti­sta areo­nau­tico legato all’industria bel­lica nella seconda guerra mon­diale. Al punto che in Giap­pone lo hanno accu­sato di mili­ta­ri­smo, a comin­ciare dalla scelta del pro­ta­go­ni­sta, cosa assurda di fronte a un film che a ogni foto­gramma con­danna, nella sostanza e non con la reto­rica, la guerra in ogni sua forma. E di tutti i film del regi­sta è quello in cui i colori delle super­fici masche­rano più a fatica le inquie­tu­dini pesanti tanto che lo stesso Miya­zaki ha detto, alla sua uscita in Giap­pone, quasi scu­san­dosi che forse è desti­nato più a un pub­blico adulto.
La sto­ria si ispira alla vita di un per­so­nag­gio real­mente esi­stito, l’ingegnere aereo­nau­tico Jiro Hori­ko­shi, inven­tore dei aerei da cac­cia Zero, l’arma dei kami­kaze che bom­bar­da­rono Pearl Har­bour , a cui il regi­sta giap­po­nese mescola quella dello scrit­tore Tatsuo Hori, facen­doli diven­tare un’unica per­sona.. Jiro fin da bam­bino, è appas­sio­nato al volo e soprat­tutto agli aerei. Nei suoi sogni, spesso ad occhi aperti, incon­tra il suo eroe, l’ingegnere aero­nau­tico ita­liano Gianni Caproni che gli inse­gna a cre­dere nelle pro­prie aspi­ra­zioni. Jiro è miope, non potrà mai dive­nire pilota e così come Caproni pro­get­terà gli appa­rec­chi per sfi­dare l’azzurro del cielo. Lo sa bene che gli aerei sono desti­nati alla guerra, Caproni glielo ricorda spesso, e que­sto però potrà mai ucci­dere il sogno di sfide sem­pre nuove.
Men­tre è in viag­gio per Tokyo, Jiro incon­tra in un «colpo di vento» Naoko, la ragazza che sarà il suo grande amore. Il momento è ter­ri­bile, la terra è all’improvviso da vio­lenti sin­gulti, è il ter­re­moto di Kanta che con i suoi cen­to­cin­quan­ta­mila morti, la distru­zione delle città e la mise­ria cam­bierà
pro­fon­da­mente il Giap­pone. Men­tre Jiro stu­dia inge­gne­ria intorno a lui cre­scono nazionalismo,fascismo, e anche il mondo corre sem­pre più verso la guerra. Il ragazzo ini­zia a lavo­rare per la Mitsu­bi­shi, facendo ricer­che per l’esercito che vuole armi sem­pre più potenti, per que­sto lo man­dano in Ger­ma­nia, dal futuro alleato, lì la tec­no­lo­gia è stupefacente.
 anche ritro­vato Naoko che però è malata di tuber­co­losi, i due si amano e si spo­se­ranno nono­stante la malat­tia di lei …Miya­zaki per­corre il Nove­cento giap­po­nese fino alla seconda guerra mon­diale che rimane fuori campo, senza espli­ci­tare se non per det­ta­gli. L’atmosfera del Giap­pone impe­ria­li­sta viene resa attra­verso lo sguardo distratto del pro­ta­go­ni­sta, che vive chiuso nell’ossessione della sua ricerca.
Il mondo appunto dell’artista, di un crea­tore, che sem­bra non venire mai a con­tatto col tempo sto­rico, o lo rive­ste di altre forme e di altri colori. Quasi un para­dosso se si pensa a Miya­zaki, che invece ha preso sem­pre posi­zione sulle que­stioni post-atomiche, su Fuku­shima, o con­tro la volontà del par­tito al governo ora in Giap­pone di cam­biare la costi­tu­zione.
Con Jiro il regi­sta con­di­vide l’amore per il volo, per la dimen­sione aerea, per la spinta verso l’alto, quell’ebbrezza di tanti suoi per­so­naggi, anche della stre­ghetta Kiki che nelle sue Con­se­gne a domi­ci­lio sfi­dava la gra­vità con la scopa. E che viene resa nell’animazione con un lavoro impres­sio­nante di leg­ge­rezza e colo­ra­zione, quasi fos­simo in un musi­cal del volo nella sua inno­cente bel­lezza, alla ricerca dell’attimo prima che quelle mac­chine volanti diven­gano qualcos’altro.
Ma è dav­vero così inno­cente? C’è una respon­sa­bi­lità di chi ricerca, inventa, sco­pre nuove strade che con­ten­gono in se senza asso­luto il Bene e il Male, dipende dall’uso. Ma se que­sto sarà anche cat­tivo ci si deve fer­mare met­tendo da parte anche quello buono? E ancora: come fa l’artista nella sua Mon­ta­gna incan­tata a cat­tu­rare il pro­prio tempo, a nar­rarlo, a pre­cor­rerlo spe­ri­men­tan­done le ten­sioni nell’immaginario? Miya­zaki non ci da rispo­ste in quello che sem­bra essere uno dei suoi film più com­plessi (sarebbe bello che la giu­ria di Ber­to­lucci lo rico­no­scesse con un premio.

Nella con­ti­nua ten­sione tra realtà e imma­gi­na­rio forse è impos­si­bile affer­rare fino in fondo quell’air du temps e i sogni son desti­nati a schian­tarsi in certe con­di­zioni della realtà Jiro si risve­glia nel fumo nero della guerra, men­tre Naoko se ne è andata per sem­pre. L’arte a volte è impo­tente, la vita re­si­ste, va altrove. Come il para­sole di Naoko por­tato via dalla tempesta.

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