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lunedì 3 dicembre 2012

"E' la tv bellezza!", Sabatini: "Trashismo dilagante, ma anche il pubblico ha le sue responsabilità"

Mariano Sabatini e la copertina del suo libro Mariano Sabatini e la copertina del suo libro 

"E' la tv bellezza!", Sabatini: "Trashismo dilagante, ma anche il pubblico ha le sue responsabilità"

Mariano Sabatini ha il vantaggio indubbio di poter scrivere, colpire e spesso affondare con la forza di chi i meccanismi televisivi li conosce a meraviglia. Ha conosciuto quel classico "dietro le quinte" del piccolo schermo che quasi tutti ignorano, ma che tutti i telespettatori finiscono per subire. Per questo quando scrive non si lascia ingannare da luci, campagne promozionali e dati auditel. Il frutto delle sue critiche al mondo-sistema del piccolo schermo italiano è il libro E’ la tv bellezza! (Lupetti editore, 2012) con tanto di punto esclamativo per dare maggiore risalto a una televisione che di bello ha ormai veramente poco e di educativo praticamente nulla. Per i teledipendenti più ingenui, il giornalista ha aggiunto il sottotitolo “se la conosci, puoi difenderti”, che ricorda tanto lo slogan della pubblicità progresso contro l’Aids (se lo conosci lo eviti, se lo conosci non ti uccide). Sabatini premette di essersi “nutrito, per dovere inalienabile, di reality show, talk rissosi, varietà trash, pessima fiction”. Poi ,digerito suo malgrado questo pasto, inizia a raccontare la fiera del “trashismo” imperante. Si parte con i clamorosi insuccessi di Bontà loro di Maurizio Costanzo e Se… a casa di Paola condotto dalla Perego del 22 settembre 2010, si finisce con lo scandalo delle interviste televisive a pagamento del 19 agosto 2012. Nel mezzo c’è il Grande Fratello, Saviano, ma anche Gianfranco Funari, Beppe Grillo o Schettino.
Sabatini, la tv di oggi non sembra poi così vicina al concetto di bellezza.
"Il titolo del mio libro nasce dalla celebre battuta di Humphrey Bogart in un vecchio film del 1952 diretto da Richard Brooks e intitolato L'ultima minaccia. Bogart dice: 'E' la stampa bellezza. E' la stampa e tu non puoi farci niente'. Credo che oggi questa definizione possa essere applicata alla televisione. La tv è un mezzo incontrollabile e, per certi versi, incontrollato e noi non possiamo farci niente o almeno così sembra. Definisco il mio libro omeopatico perché se ti immergi e ti fai pervadere dal tanto male che racconto poi, esattamente come per le cure omeopatiche, puoi tornare al bene che il male ha insito in se. La tv è un mezzo che ha delle potenzialità straordinarie anche perché c'è tanta offerta in cui scegliere tante cose pregevoli. Quindi
se la conosci e la frequenti ti accorgi che non è vero che non puoi farci niente. Basta usare il telecomando, anche come arma contundente, e cambiare canale".
In più parti del libro lei denuncia la dilagante tendenza al "trashismo" in tv. Ma è il telespettatore a chiedere programmi di basso livello o semplicemente li subisce?
"Entrambe le cose. Io non credo che la tv dagli anni Cinquanta agli Ottanta, fosse educativa. La televisione rispecchia i tempi che la esprimono. Viviamo tempi veloci e volgari con il berlusconismo che ci ha lasciato un'eredità di spudoratezza e di mancanza di vergogna. Non è un caso che proprio Berlusconi, con la tv e soprattutto con la sua tv, abbia fatto educazione popolare per tanti anni. Però è anche vero che c'è una responsabilità da parte dei telespettatori di cui bisogna parlare. Se prima c'era la tv monopolista della Rai, poi il duopolio Rai-Mediaset oggi non è più possibile utilizzare questo alibi. Oggi la tv offre una pletora di emittenti - via internet, saltellitari a pagamento, digitale terrestre in chiaro - che rappresentano una via di fuga per il telespettatore che si vuole salvare dalla tv generalista".
Resta il fatto che la tv generalista, salvo rari casi, sembra votata al deterioramento costante.
"L
a tv generalista deve rivedere tutte le sue posizioni perché è in atto una rincorsa al peggio. Nel tentativo di trattenere o raggranellare quel pubblico che si perde nei mille rivoli dell'offerta televisiva, si finisce per dare spazio al trash, alla morbosità della cronaca nera o ai talk show politici improntati sulla rissa. Ripeto però che una certa responsabilità del telespettatore e quindi del pubblico venga chiamata in causa".
Lei cita diversi episodi ovviamente contestualizzati al periodo in cui sono stati scritti i suoi articoli. C'è un caso che può descrivere bene anche questo cattivo modo di fare televisione?
"Bisogna definire l'ambito. Se parliamo dell'uso morboso della cronaca nera non possiamo non citare programmi come Quarto Grado, Pomeriggio Cinque e La vita in diretta. Se parliamo della politica non possiamo non ricordare tutte le vicende che hanno portato all'allontanamento di Michele Santoro dalla Rai. Santoro può essere criticato per tanti motivi, ma è innegabile che faccia un giornalismo ispirato con una visione d'insieme. La piazza ideata da Santoro è un modello sul quale vengono costruite tutte le trasmissioni o i contenitori politici attuali. Lo utilizzano Corrado Formigli in Piazzapulita, Giovanni Floris in Ballarò e anche Bruno Vespa in Porta a Porta".
Anche nel campo della fiction c'è poco da stare allegri.
"La fiction televisiva della Rai e quella di Mediaset sono da bocciare quasi totalmente. La fiction italiana è falsamente pedagogica, moraleggiante, agiografica che si limita al pura intrattenimento senza nulla di artistico. E' evidente la differenze con le produzioni americane, ma anche inglesi e australiane. La tv americana da anni è molto più innovativa di Hollywood e anche quella inglese è viva perché c'è una capacità di sperimentare, penso ad American Horror Story, a Downton Abbey e a Black Mirror. C'è una voglia di spingersi un po' oltre, di scioccare il pubblico e portarlo sempre più in là anche trattando argomenti scabrosi come l'omosessualità, il sesso o la morte. Quindi nuovi linguaggi e nuovi argomenti ma anche il volersi affidare a registi eccellenti".
Con forti investimenti economici.
"Sì, ma non è solo una questione di budget. E' un fattore culturale. Penso che in Italia, avendo a disposizione gli stessi soldi, non riusciremmo a fare la stessa televisione".
In questo quadro poco allegro ci sarà qualcosa da salvare.
"C'è tanta tv pregevole. Carlo Freccero fa una televisione moderna e paradossalmente viene costantemente osteggiato. Non è un caso che Rai 4 trasmetta in Italia la serie tv spagnola Fisica o chimica, una soap giovanilista ambientata in un liceo spagnolo dove ci sono scene di amori omosessuali tra giovani maschi. Ma anche Rai5, Rai Storia, Real Time o Cielo nell'ambito delle tv in chiaro sono ottimi canali. Anche nella tv generalista non è tutto da buttare. Cito ad esempio Franca Leosini, che studia tantissimi casi di nera e sceglie le tematiche e il modo di affrontarle. Ci sono poi Milena Gabanelli e Riccardo Iacona con il loro giornalismo d'inchiesta e denuncia. Non possiamo però dimenticare un broadcaster formidabile come Gianni Minoli".  

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