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lunedì 10 dicembre 2012

"Ranx - Edizione integrale": i muscoli del cyber coatto guizzano come mai prima

"Ranx" osserva i suoi papà: Tanino Liberatore e Stefano Tamburini (in una foto del 1983) "Ranx" osserva i suoi papà: Tanino Liberatore e Stefano Tamburini (in una foto del 1983) 

"Ranx - Edizione integrale": i muscoli del cyber coatto guizzano come mai prima

di Cristiano Sanna
C'è veramente tutto. Tutti gli Znòrt e gli Strooonka! partoriti dalla fantasia febbricitante e futuribile (nel senso letterale della parola, perché dopo niente sarebbe più stato lo stesso nel fumetto) di Stefano Tamburini. Con le matite dell'amico Andrea Pazienza e del complice per eccellenza Tanino Liberatore. Tutto ciò che è stato pubblicato a proposito di Ranxerox, il cyber-coatto nato dal duo Tamburini-Liberatore, è riproposto con eccellente qualità di stampa (usando le edizioni francesi, dato che gli originali di Liberatore sono irrintracciabili) dalle edizioni Comicon. Ottima veste editoriale e contributi critici misurati, che rendono ancora maggiore il piacere di rileggere storie che quando uscirono, tra fine anni Settanta e metà Ottanta, scoperchiarono la testa ad una generazione di fumettofili, calamitando l'attenzione dei media internazionali su quel manipolo di geniali ragazzi terribili che dall'Italia delle lotte studentesche, delle Br e del Settantasette davano lezioni di stile e visionarietà al resto del mondo.
Una carezza in un pugno che stronca - In Ranx - Edizione Integrale il percorso che il lettore è invitato a fare è proprio filologico. Si parte dalla versione nervosa, magra e borgatara del cyborg in bianco e nero nato dai residui di una fotocopiatrice presa a calci da studenti durante una guerriglia urbana contro la polizia, e si arriva all'abbacinante colosso muscolare colorato ridisegnato da Tanino Liberatore, con un occhio a Michelangelo e l'altro al gotha del fumetto "ribelle", da Corben a Moscoso, da Spain a Clay Wilson. La mente torna all'epopea di Cannibale, di Frigidaire, del Male. Le storie allucinate di Rank Xerox (poi mutato di nome dopo una diffida agli autori da parte della multinazionale) nascevano ben prima di Blade Runner, di Fuga da New York, come pure di Terminator e Matrix. Ma nella tentacolare Roma multi-livello (stesso trattamento poi riservato a New York e altri luoghi) di Tamburini c'era la consapevolezza che saremmo andati incontro ad anni ancora più edonisti e cattivi, con un costante sentimento di paranoia e nevrosi a dominare tutto e tutti. Dentro questo mondo multi-etnico, diviso in sottoculture urbane, Ranx si muove con forza nel senso più proprio della parola. Facendosi largo con i muscoli.
L'amore è un cortocircuito - Se è stupefacente la capacità inventiva di Tamburini e il ritmo indiavolato con cui si susseguono trovate e colpi di scena narrativi, rileggendo Ranx in edizione integrale torna alla mente un vecchio adagio di Filippo Scòzzari sull'amico e compagno-cannibale Liberatore: "Con i disegni di Tanino si va in acido". E' proprio così, i colori pop e fluo (tornati di gran moda visto il revival anni Ottanta), gli scenari futuribili ma non troppo, la raffigurazione di una tecnologia predominante eppure destinata allo sfascio, tra mutanti, droghe, sesso e sketch comico-grotteschi precipitano il lettore in una vera esperienza multisensoriale. Come già scritto da troppi altri, le storie Aje Robot e Amen (sceneggiata dall'attore e regista francese Chabat dopo la morte precoce di Tamburini) non aggiungono più di tanto alla saga di Ranxerox. Di ben altra caratura l'episodio newyorkese Buon compleanno, Lubna, un vero capolavoro dal ritmo indiavolato. Dove Ballard, Cronenberg, Brian Eno sono come spiriti guida in un mondo intossicato dai media. Intossicato dalle droghe. Un mondo in cui anche l'amore, come quello di Ranx per la ninfetta insopportabile Lubna, è un'intossicazione tecnologica. Un cortocircuito che strappa il cuore.

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