La quercia e la rosa, di Ludovica De Nava

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sabato 29 dicembre 2012

I dieci anni che hanno cambiato l’informazione in Basilicata saggio di PARIDE LEPORACE

Il decennale del “Quotidiano di Basilicata” un’occasione per fare un bilancio sui cambiamenti intervenuti nel campo dell’editoria regionale. La fine del monopolio del notabilato sull’informazione. Primavera di Melfi, lotta di Scanzano, caso Claps e le inchieste di Woodcock cambiano la percezione di sé da parte della regione e nasce una vera opinione pubblica

I dieci anni che hanno cambiato
l’informazione in Basilicata

saggio di PARIDE LEPORACE
in http://www.decanteronline.it/


Ringrazio la direzione di Decanter per avermi chiesto un contributo che, a partire dalla celebrazione del decennale che ha festeggiato la nascita e la contemporanea navigazione de Il Quotidiano della Basilicata, sia lo spunto per narrare anche un decennio in cui si è profondamente modificato nella nostra regione il concetto di opinione pubblica, ma anche di fruizione, consumo e protagonismo dei diversi media. Le cifre, nude e crude, dovrebbero farmi chiosare sul più basso numero di copie di giornali venduto nelle nostre latitudini, che al tempo delle più grande crisi di sistema che avvolge mutazione e recessione non inducono certo a pigiare con forza i pistoni della tromba. Eppure, io vi confesso di sentirmi parte in causa in Basilicata insieme ad altri di una grande rivoluzione epocale: quella del tempo che strappò al notabilitato il monopolio dell’essere informato allargando la nuova era del contenuto giornalistico diffuso a più ampi settori di popolazione.

Contano molto su questo versante di diffusione lucana non solo i barbieri e molti bar della Lucania, ma anche gli uffici dove una copia di giornale viene letta anche da25 persone in un giorno.

L’11 marzo del 2002 in tutte le edicole della regione usciva Il Quotidiano della Basilicata con una prima pagina al tempo molto “glocale”, con uno studiato mix di notizie nazionali e territoriali. Era nato il primo giornale regionale lucano del XXI secolo, gemmato nel cuore di una rivoluzione editoriale che aveva già profondamente modificato significativamente tendenze culturali in Calabria. Gli indici di lettura tra i più bassi d’Italia della Basilicata inducevano a conquistare nuovi lettori e a confrontarsi sul mercato con due testate concorrenti (La Gazzetta del Mezzogiorno e la Nuova Basilicata) che non avrebbero concesso niente e nulla a chi veniva da altrove a cambiar la partita. È giusto ricordare che in quegli anni la Basilicata, nel Sud e non solo, era luogo dove poter investire con interesse: la Fiat, un sistema politico virtuoso, il miraggio del petrolio, la possibilità di partecipare ad un riscatto meridionalista che la pubblicistica del periodo sottolineava con colorite definizioni, non mancando mai di citare la virtuosa Basilicata. Scendeva in campo con il Quotidiano una nuova generazione giornalistica con molta gavetta ben fatta in giornali, televisioni, radio locali e a volte nazionali. A dar man forte dalla Calabria arrivarono dei colleghi ormai ben specializzati con successo negli avvii delle nuove testate e nell’apertura di nuove redazioni. L’avventura poteva iniziare e fu avventura controversa e complessa da mantenere in vita. Al giro di boa dei primi cinque anni sono stato chiamato a dar nuovo impulso a quanto costruito dalla direzione di Pino Anzalone, Ennio Simeone e dalla breve reggenza di Alfonso Pecoraro.

Al mio arrivo in Basilicata assistito dal mio insostituibile caporedattore, Lucia Serino, avevo pochi punti chiari in tanto lavoro da fare per scalare le posizioni conquistate dai miei due competitor regionali. C’era da “scalabresizzare” molta foliazione inutile del giornale e sostituirla con contenuti locali adeguati. Non è stato semplice risalire la china, ma grazie alla fiducia Sui giornali si scrivono cose che corrispondono alla verità o che assomigliano alla verità ricevuta da gran parte della redazione e ad un’assoluta libertà concessa dall’editore ad una linea editoriale corsara e d’assalto lentamente le posizioni di mercato sono cambiate assegnandoci

un ruolo ben definito nel dibattito pubblico lucano.

Nel mio taccuino di lavoro avevo segnato un dato di diffusione precedente al mio arrivo. L’enciclopedia dei comuni della Basilicata, raccolta e allegata in fascicoli al giornale, era stata collezionata da 2500 lettori per diversi mesi. L’identità municipale

di grandi e piccoli borghi era necessariamente significativa per una narrazione regionale, ma la crescita dei numeri del giornale passava per le realtà urbane di Potenza e Matera e per l’agglomerato economico del Metapontino. I circa cento comuni lucani sotto i cinquemila abitanti non consentivano, e ancora oggi difficilmente permettono, in quei distretti, una crescita significativa delle vendite dei giornali. Un’altra indicazione mi proveniva dai bollettini della primavera 2004, coincidenti con i 21 giorni di agitazione alla Fiat di Melfi, che nonostante una linea favorevole alle lotta degli operai da parte del nostro giornale, segnavano una clamorosa calma piatta per la nostra diffusione: un dato amaro con cui fare i conti anche alla luce della distribuzione gratuita della Stampa, il giornale della famiglia Agnelli, ai cancelli della Sata. Ben altre influenze sul nostro lettore avevano invece lasciato le cronache della lotta di Scanzano contro l’imposizione del sito unico delle scorie nucleari.

La Basilicata, anche grazie ai suoi giornali locali, nel novembre del 2003 costruiva una sua identità regionale definita e soprattutto per la prima volta collettivamente aveva ragione di un imposto sopruso centralista. È in questo decennio che attraverso alcuni grandi fatti la Basilicata conquista un proscenio mediatico nazionale che modifica la percezione leviana del Cristo fermo ad Eboli, a dannazione del cafone lucano, e attraverso questa anche una modificata presenza mediatica della propria opinione pubblica. Negli anni zero del nuovo secolo la Basilicata si rivela al mondo in chiave ludico-spettacolare aprendo un lento cammino per un giornalismo di settore che inizia a produrre qualche significativo risultato. Il successo planetario di Passion realizzato a Matera da Mel Gibson, le affermazioni cinetelevisive di Rocco Papaleo con l’annesso repertorio di simpatia identitaria e polemiche rancorose, l’evento mondano delle nozze di Sofia Coppola nel palazzo di famiglia a Bernalda hanno rappresentato delle teste di serie per il settore dello spettacolo che ha permesso anche la nascita di un larvale dibattito specialistico di settore. Una marcia lenta ma necessaria alla modernizzazione di una regione che vanta un significativo Pantheon novecentesco di grandi firme che costruirono il loro successo nei principali centri dell’editoria italiana (Beniamino Placido, Orazio Gavioli, Leonardo Autera). Anche il successo letterario di una significativa pattuglia di autori lucani ha contribuito non poco a raffinare il linguaggio giornalistico locale orientandolo su nuovi spunti e suggestioni. Nel quadro complessivo e generale il mio Quotidiano ha molto puntato sui successi e i contributi diretti di Gaetano Cappelli, Giuseppe Lupo, Mariolina Venezia, Raffaele Nigro (che vanta una lunga collaborazione alla Gazzetta del Mezzogiorno) Dora Albanese, Giancarlo Tramutoli che in attività tra centro e periferia hanno permesso in Basilicata la nascita di nuovi confronti culturali. Apro una personale ampia parentesi per Andrea Di Consoli, poeta, scrittore, autore televisivo, critico letterario e inviato di grande testate nazionali, che nonostante la giovane età compare già nella Storia della Terza pagina italiana e che con il Quotidiano assumerà uno stretto

rapporto di giornalismo militante che oltre ai temi culturali (segnalo la sua scelta commentata di passi antologici di oltre cento autori lucani pubblicati nell’inserto Estate del 2010) lo hanno visto eretico e discusso protagonista su alcuni dei principali versanti della nostra narrazione: la cronaca nera e giudiziaria e la politica.

Il decennio che stiamo radiografando si è posto all’attenzione per alcuni grandi fatti che hanno posto la Basilicata, identificata non più come isola felice meridionale ma come terra di misteri noir e di malaffare istituzionalizzato. Le clamorose inchieste del pm d’assalto Woodcock, i safari lucani di De Magistris, alcuni clamorosi casi di omicidi irrisolti, l’esplodere della vicenda “Toghe lucane” hanno sicuramente modificato indici di lettura e schieramento della società lucana con mai viste prese diposizione di parte di settori significativi della società lucana che hanno dato vita a combattive associazioni legalitarie, anche se sono in seguito scomparse dall’ edicola iniziative come il quotidiano Il resto che quell’ondata giustizialista cercò di cavalcare.

In questo ambito, per quanto riguarda, abbiamo giocato un ruolo molto attivo. La nostra testata sarà la prima a pubblicare intercettazioni integrali tratte da un’inchiesta giudiziaria, presto seguita dalla concorrenza determinando una svolta in un settore che in regione per lungo tempo si era mostrato molto ecumenico e a volte persino addomesticato. Il Quotidiano in questo ambito è stato molto “movimentista” segnando clamorosi scoop ma cercando di non essere mero “gazzettino” di Procura.

Esemplare in tal senso la clamorosa vicenda di Elisa Claps, la ragazza scomparsa nel nulla a Potenza e ritrovata dopo molti anni in un sottotetto della Trinità, che ha inevitabilmente caratterizzato una stagione del giornalismo locale. Il Quotidiano ha sfruttato al meglio questa occasione e tenendo per circa 70 uscite la notizia in apertura con molti particolari esclusivi è riuscito ad ottenere il margine di crescita di vendita tra i più alti tra quelli monitorati dall’Ads in Italia in quel periodo. La vicenda Claps, insieme ad altre, è stata oggetto di attenzioni di grandi trasmissioni televisive di successo che non hanno lesinato letture a volte qualunquiste e interessate determinando un antagonismo tra i media locali. In questo ambito si sono pure collocate le grandi testate nazionali che hanno spesso raccontato la Basilicata per luoghi comuni o peggio per filiere di appartenenza. Non si può qui non far notare la grande occasione mancata da parte degli inserti locali meridionali di Corriere e Repubblica che hanno confinato le notizie della nostra regione tra le brevi delle loro edizioni campana e pugliese.

La traumatica trasformazione dell’editoria ha fatto registrare in Basilicata la costruzione di una linea di difesa basata sull’offerta del “panino” con altre testate nazionali. Con l’aumento del costo di vendita per essere adeguati all’offerta della concorrenza anche noi abbiamo scelto di abbinarci a testate specializzate nell’informazione economica (Sole 24 Ore e Italia oggi) ritenute utili per un lettore che fa parte delle classi dirigenti e imprenditoriali locali.

Nel corso del tempo ha ben costruito una sua offerta forte il giornale storico lucano per antonomasia, La Gazzetta del Mezzogiorno. Antica testata meridionale dopo anni di monopolio regionale caratterizzati da una stretta vicinanza al potere politico

(i suoi quadri dirigenti nella Prima Repubblica erano designati da Moro e Colombo) ha dovuto attrezzarsi alla concorrenza dei nuovi competitor ristrutturando il formato verso la moderna formula del full color, rinnovando tematiche e linguaggi e offrendo

al lettore un robusto pacchetto che vanta un dorso nazionale-pugliese, quello locale e l’abbinata con una grande testata nazionale come La Stampa che ha permesso di arginare la concorrenza nelle complessità del mercato attuale. L’offerta del panino con il Mattino di Napoli, che in Basilicata ha sempre avuto una sua presenza locale, ha rappresentato un puntello anche per la Nuova del Sud testata che aveva rotto il monopolio dell’informazione regionale sul finire del Novecento e che con la cronaca politica e dei territori ha rappresentato una significativa novità nell’asfittico panorama regionale. La testata dell’editore Macchia, che schiera anche la presenza

di una tv satellitare, ha per lungo tempo poggiato sulle incursioni di un acclamato “columnist” come Nino Grasso, strappato dall’editore alla Gazzetta, che hanno rappresentato per lungo tempo il punto di forza di una testata nata con grandi ambizioni, e che ha saputo resistere con determinazione alla bufera della crisi economica. Mi sembra esemplare in tal senso l’abdicazione di Grasso dalla sua trincea di polemista (sicuramente faziosa ma proprio per questo molto utile al confronto delle opinioni) a favore del sicuro ruolo di portavoce del governatore Vito De Filippo.

La Regione in Basilicata è, infatti, un editore pubblico che vampirizza e blandisce molti giornalisti, spesso orientati nella loro professione ad essere amici dei loro sponsor per potersi guadagnare un posto pubblico. Il potere regionale dispone di

un apparato propagandistico enorme che dispiega numerose testate multimediali nel web (una sorta di regime mediatico), che hanno fatto spesso lamentare le opposizioni politiche. Mi sembra giusto evidenziare che in Regione sia rimasta lettera morta la proposta di una moderna legge di sostegno alla stampa locale, che per iniziativa dell’associazioni professionali chiedeva un’inversione di tendenza rispetto ai tradizionali aiuti paternalistici e clientelari. Nel cercare di fornire un quadro di riferimento, inevitabilmente parziale e incompleto, (una delle poche mappature degne di questo nome è rintracciabile in Storia del giornalismo in Basilicata di Pantaleone Sergi) mi sembra doveroso segnalare un variegato panorama di fogli e giornali locali che a macchia di leopardo e con diversa qualità caratterizzano più che il mercato editoriale la scena pubblica locale. Significativi in tal senso mi sembrano: il ruolo che esercita nell’area sud L’eco di Basilicata che si caratterizza per uscita regolare in edicola, e per un’inconsueta fidelizzazione di lettori e persino di abbonati; la presenza settimanale di Controsenso che a Potenza ha guadagnato una sua posizione con una free press casalinga e generalista; il combattivo mensile di Ferrandina La Cupola verde mai domo sul versante della denuncia e della proposta. Per le riviste politiche le mie preferenze vanno al vostro Decanter, ma considerato che sono vostro ospite rimando ad altre occasioni il mio pensiero. Sono rammaricato del fatto che il reprint di Territorio si sia impantanato nelle paludi organizzative che interessano questi utili strumenti, come rimpianti vengono dal fatto che la gloriosa Basilicata di Leonardo Sacco sia finita in una morta gora a causa dell’isolamento del suo glorioso animatore e che lo sperimentale Totem abbia chiuso i battenti.

In questo decennio furono fuochi di paglia anche quelli della Scuola di giornalismo della locale Università che hanno lasciato in archivio poche esperienze e molte illusioni. La televisione approdata al digitale terrestre ha poche testate private e l’audience quindi è concentrata sulla testata pubblica che vanta per questo motivo gli ascolti più alti d’Italia. Va un po’ meglio con la radio, ma si tratta solo d’intrattenimento, considerato che di giornalismo se ne sente poco. Il nuovo che avanza proviene dalla Rete. Sono nate alcune esperienze significative.

La più interessante è quella de Il Metapontino che copre in tempo reale la vita di quel territorio. Rutilante nei toni e nell’autoreferenzialità è anche il quotidiano online Basilicata24 che ha conquistato attenzione con alcune inchieste di buona fattura. Il panorama si completa con una pluralità di blog (significativo nel dibattito politico materano Hyperbros), siti politici, aggregazioni di cittadini e associazioni sui social network che spesso e volentieri configgono con i pochi media meanstream lucani secondo dialettica planetaria, determinando un noto fenomeno definito dagli analisti “populismo digitale”.

I tre quotidiani regionali hanno iniziato la loro lenta ristrutturazione elettronica e molto dipenderà dai loro editori per una crescita esponenziale dei fruitori dei loro contenuti, che complessivamente restano i migliori pur se con molto tare e deficienze. Perché ancora, per fortuna, quel giornalismo organizzato gerarchicamente al proprio interno, riesce a raccontare i fatti nella loro stringente evidenza, perché la realtà esiste e soddisfa ancora il raccontarla. A Mumbai come in Basilicata.

PARIDE LEPORACE

direttore responsabile del “Quotidiano della Basilicata”

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