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lunedì 3 dicembre 2012

Elda Lanza, non è mai troppo tardi per scrivere un giallo di qualità

Elda Lanza e la copertina del suo libro Elda Lanza e la copertina del suo libro 

Elda Lanza, non è mai troppo tardi per scrivere un giallo di qualità

di Mariano Sabatini
Difficile trovare un giallo, in cui il primo cadavere s’incontra a pagina due, tanto vitale come Niente lacrime per la signorina Olga di Elda Lanza (ed. Salani, 2012). Alla veneranda età di 88 anni, l’autrice, che è stata la prima presentatrice della Rai nel 1952, debutta ora come giallista ma ha sempre scritto e pubblicato libri, romanzi, saggi, testi di comunicazione, novelle e articoli per quotidiani e riviste femminili. Non deve stupire, dunque, la capacità di intrecciare storie complesse, come questa appena arrivata nelle librerie, dalla scrittura limpida che prende il lettore e lo conduce felicemente fino all’ultima pagina. Un giallo di caseggiato, questo, che sarebbe piaciuto ad Alfred Hitchcock: non c’è un cortile ma tanti innocenti, fino quanto lo scoprirete, con una certa propensione all’intima corruzione. La povera signorina Olga, al di là di tutto, sembra suggerire un’idea di vecchiaia moderna, attiva, che “non deve chiedere”:  "Da un certo punto di vista sì, è esatto. Donne come la signorina Olga hanno un patrimonio di vecchiaia che non c’entra con le rughe o con i capelli grigi. Nel profondo della loro coscienza hanno sempre vissuto la vecchiaia come stato naturale. Credo che la vecchiaia moderna sia poter ottenere l'indipendenza dagli altri".
Max Gilardi: quali sono le qualità di questa figura di avvocato-commissario che le hanno fatto decidere di renderlo il protagonista seriale dei suoi romanzi?
"Ho cercato che fosse diverso dai commissari già in circolazione. Il fatto di essere napoletano lo fa speciale".
In che si esprime la sua napoletanità?
"Nel carattere asciutto, sfottente, introverso: che potrebbe sembrare in contrasto con il carattere che tutti attribuiamo ai napoletani, chiassosi e amanti delle donne. Gilardi mi ricorda Arbore, Luciano De Crescenzo... quel loro sorrisetto che uccide".
Un personaggio così ingombrante per un autore diventa come un parente, una presenza costante?
"Lo è certamente, Max Gilardi ancora di più. Per cercare di farlo essere coerente in ogni sua reazione, e non avendo un modello, ho cercato di farlo somigliare a me stessa. Fattura difficilissima, come si può immaginare. Ma così non l'ho mai perso di vista".
Trissera, periferia di Milano… perché ha voluto inventarla anziché riproporre la reale topografia della città?
"Perché come lettrice a me non piace essere costretta dalla realtà di un luogo, di una strada, un palazzo. Ognuno ci metta il posto che conosce e che vuole... Io so che posti ho descritto anche se sono altrove con nomi diversi".
Niente lacrime, per lo stile, mi ha ricordato i gialli di Renato Olivieri, inventore del commissario Ambrosio. Ne è lusingata?
"Per due buone ragioni. La prima, perché i suoi gialli sono esemplari, e soltanto avvicinarli è un bel premio. La seconda ragione è personale: Renato Olivieri è stato mio direttore a Grazia, è lui che mi ha proposto in televisione come giornalista per i testi di una trasmissione. E tutti sappiamo com'è finita: vent'anni di Tv e oltre mille trasmissioni".
La diverte scrivere gialli?
"In questo momento sono frastornata, non so che cosa mi stia succedendo. Comunque, sì, mi ha divertito costruire questa storia incredibile e molto movimentata, cercare personaggi così vicini alla realtà da poterli chiamare per nome".
Ed ora?
"Ne ho scritti altri tre di seguito, da rivedere naturalmente, ma già pronti. E credo che continuerò. Questo Max Gilardi ormai è entrato a far parte della famiglia: con mio marito ne parliamo come se fosse reale".

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