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domenica 23 marzo 2014

Coraggioso e antifascista. L’avventura di Pertini spiegata a un ragazzino

Coraggioso e antifascista. L’avventura di Pertini spiegata a un ragazzino (Michele Serra).

Il libroIL LIBRO.
«C’era la dittatura. Oggi c’è la democrazia». Così, quando gli altri argomenti mostrano la corda, un padre spiega e giustifica al figlio tredicenne le pagine più dure della lotta antifascista e della Resistenza, dagli attentati dinamitardi contro Mussolini all’attacco partigiano di via Rasella che diede l’innesco all’atroce rappresaglia delle Fosse Ardeatine. La violenza politica accende il dubbio nella mente del ragazzo: il sangue è un prezzo equo? E chi lo stabilisce? Ma «c’era la dittatura, oggi c’è la democrazia»: la libertà è il solo fine che veramente giustifica i mezzi.
Di questa nettezza di giudizio, inconsueta e oserei dire anticonformista in un’epoca di grandi revisioni storiche, con l’ombra (spesso pretestuosa) della “complessità” che finisce per offuscare ogni luce, bisogna rendere merito, in pari misura, a Sandro Pertini e al suo ultimo biografo, lo scrittore e magistratoGiancarlo De Cataldo. È lui il padre che sta scrivendo -o immagina di scrivere – uno sceneggiato televisivo sulla vita di Pertini. Ne rende conto al suo ragazzo. Affronta insieme a lui le pagine salienti -tante -della vita di un italiano di micidiale coerenza, socialista per quasi un secolo di vita, antifascista indomabile, esiliato, pluricarcerato, confinato, infine partigiano, dirigente politico, protagonista della nuova Repubblica fino a diventarne il settimo presidente, dal 1978 al 1985. L’autore si domanda, e domanda al figlio, quale delle formidabili scene della vita di Pertini meriterebbe di dare l’abbrivio al racconto. Se le trincee della Prima Guerra dove il giovane avvocato Sandro, nonostante sia già socialista e antinterventista, combatte per onorare la divisa; se una delle sue tante traduzioni in catene in giro per l’Italia da de-tenuto antifascista; se l’amicizia con Gramsci nel carcere di Turi; se uno dei falliti attentati al dittatore dei quali Pertini fu tra gli ideatori; se l’avventurosa fuga in motoscafo con Turati per scortare in Corsica, nel mare in tempesta, il vecchio capo del socialismo italiano; se l’evasione romanzesca da Regina Coeli; se il colloquio “segreto” nel quale, nella lavanderia della Camera dei deputati, Pertini incita alcuni giovani magistrati inquirenti a tenere duro e a non cedere alle pressioni del potere, e siamo già in pieno evo democratico; se infine nella ricca oleografia del vecchio Presidente con la pipa, amatissimo, rispettato come è capitato a ben pochi politici, icona paterna della nostra fragile, tormentata democrazia, lume rassicurante per almeno un paio di generazioni di cittadini.
Si intende che i quadri abbozzati da De Cataldo gli servono soprattutto per ripercorrere la biografia del Presidente, strumentandola come una successione decisamente cinematografica di azioni, di movimento e rischio, di sfida e di combattimento. Il Novecento, vissuto come l’ha vissuto l’italiano Sandro Pertini, nato a Stella (Savona) nel 1896, è un secolo lunghissimo, che tende la sua trama di fuoco dall’assestarsi post-ottocentesco degli Stati nazionali, dunque dalla Prima Guerra, fino al nazifascismo, alla morte della democrazia, alla Seconda Guerra, alla liberazione, alla Repubblica, alle trame nere e al mai risolto conflitto tra l’antifascismo e la reazione, infine alla corruzione come ulteriore e subdolo nemico della giovane democrazia nazionale. Ma di ogni episodio De Cataldo soppesa, come dire, il calibro etico; e lo fa di fronte al meno facile dei tribunali, un figlio tredicenne che non si accontenta di “una storia” o di “un eroe”, né è disposto -come è tipico degli adolescenti -a concedere al padre ragioni indiscusse. Ne sortisce una sorta di romanzo pedagogico, che evita il rischio agiografico grazie allo sforzo di discutere e ridiscutere anche ciò che rischia di essere scontato; oppure è sbiadito nella retorica commemorativa; oppure ancora è archiviato come “fatto storico” a scapito della sua potente sostanza umana.
Il libro ha il merito di essere forte e semplice -anche nella scrittura -proprio quando la materia rischia di invischiarlo. Fornisce, dell’etica, un’interpretazione vigorosa e schietta, verrebbe da dire “virile”, come si addice all’intenzione di spiegare a un ragazzino «come si diventa Pertini» (sottotitolo del libro; il titolo èIl combattente), e cioè come ci si porta con valore e con dignità in mezzo ai rovesci della storia.
In più il lavoro di De Cataldo (ogni inquirente è a suo modo anche uno “storico”…) aprendo fascicoli e volumi e cassetti permette anche a noi adulti, apparentemente informati dei fatti, di imparare cose ignote, o ricordarne di dimenticate. Per esempio che il Guida che dirigeva la colonia di Ventotene, nella quale Sandro Pertini scontò gran parte del suo confino, era lo stesso Guida che faceva il questore a Milano nel tremendo ‘69 di Piazza Fontana e della morte di Pinelli. A testimonianza di quanto sia stata faticosa e incompiuta la transizione dal fascismo alla democrazia. Pertini, comunque, pur essendo passati più di vent’anni da Ventotene, non concesse il saluto al suo ex carceriere. Antifascista vuol dire antifascista.
Da La Repubblica del 23/03/2014.

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