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mercoledì 10 aprile 2013

Riotta: "Il web è uno specchio che ci cambia ogni giorno"

Gianni Riotta (foto Ansa) Gianni Riotta (foto Ansa) 

Riotta: "Il web è uno specchio che ci cambia ogni giorno"

di Federico Mello
“Pensa all'addio di Ettore a sua moglie Andromaca nella parte finale dell'Iliade. È una scena commovente, che affascina gli uomini da secoli. È stata trasmessa oralmente, cantata con la musica, poi è stata incisa su tavolette, su pergamena, su supporto cartaceo. È arrivata da noi in tv, al cinema e, naturalmente, online. Ha usato tutti i possibili standard di comunicazione. Ma a commuoverci non è il supporto che la veicola, ma la sua capacità di toccare i sentimenti umani”. È così, con spunti che spaziano dalla storia alla letteratura, dalla tecnologia alla politica, che Gianni Riotta - già direttore del Tg1 e del Sole 24 Ore e adesso editorialista a La Stampa e docente a Lucca e alla Princetowon University -, offre una chiave di lettura della nostra società travolta dal web. Lo fa nel suo ultimo libro Il web ci rende liberi? uscito da pochi giorni per Einaudi. 150 pagine che si leggono agevolmente e cercano di inquadrare i tempi che viviamo partendo dai fatti, e non da luoghi comuni.
Riotta, a me è sembrato che molto del significato del libro sia in quel punto interrogativo alla fine del titolo: Il web ci rende liberi?. Un interrogarsi sulle sfide che abbiamo davanti. È così?
"Il web come è oggi, è il il luogo in cui si esprime tutta la nostra vita personale. Per questo dobbiamo riflettere sul suo funzionamento".
Di cosa parliamo, allora, quando parliamo di web?
"È uno strumento, che poi noi usiamo come vogliamo. Bene o male. Allo stesso tempo però cambia le nostre reazioni e le nostre emozioni. Oggi il fidanzato scopre un tradimento della fidanzata leggendo di nascosto un suo messaggino, la mamma scopre che la figlia ha perso la verginità su Facebook, le aziende su Google possono scoprire che sei stato arrestato per eccesso di velocità, i politici possono raggiungere tutti gli elettori minuto per minuto. È chiaro che dobbiamo capire che lo strumento apre uno enorme spazio di libertà perché chiunque può dire la sua e tutti possiamo contestare quello che dice il potere...".
Ma c'è una contropartita.
"Sì. Allo stesso tempo Internet apre un enorme livello di problematiche che abbiamo già davanti. A cominciare da una questione molto semplice: chi lo governa oggi? Il 95 per cento del traffico arriva da Facebook, Twitter, YouTube, Amazon e pochi altri snodi fondamentali".
Spesso però abbiamo di ciò un'immagine edulcorata, come se fossimo ancora nella fase pioneristica...
"La crescita del web è stata impetuosa, ed è avvenuto tutto nel giro di pochi anni. Questo può portare a grandi ingenuità nella lettura dei fatti. Spesso sui giornali si trovano titoli come “Il popolo del web si indigna”. Quando poi vai a guardare le statistiche capisce che il 65 per cento degli italiani è online, e sono statistiche di circa un anno fa. Nei prossimi cinque anni anche noi saremo tutti quanti cablati come sono i paesi occidentali: tutti saranno online".
E così i fatti sono risultano diversi da discorsi molto in voga.
"Con il gruppo dell'Imt di Lucca con il quale facciamo ricerca sui 'big data', abbiamo lavorato per seguire la conversazione sociale su Twitter. Allora, se io ti dico 'Berlusconi' tu pensi ad un animale politico-televisivo, se ti dico 'Grillo' pensi ad un animale politico-web".
E non è così?
"Le elezioni del 2013 confermano esattamente l'opposto. La notorietà di Grillo nasce in tv e poi lui con Casaleggio se la porta sul web. Durante la campagna elettorale, quando il 'televisivo' Berlusconi dice: 'tolgo l'Imu', vedi la sua curva di Twitter schizzare in alto. E rimane quadrupla, quintupla rispetto a Bersani e Monti per quattro cinque giorni".
Berlusconi è ormai anche Internet...
"È così. Ha occupato anche quello spazio e la sua rimonta elettorale la potevi anticipare dai twitt. Abbiamo analizzato i dati con una start-up, Tycho. Analizzando Twitter ti accorgi che in campagna elettorale Bersani al sud non c'era, non esisteva nella conversazione sociale. Quando poi andavamo a cercare la curva di Berlusconi, o quella di Grillo, persino quella di Monti, trovavamo invece che il sud ne parlava molto. Il sud non ha riconosciuto Bersani, che ha perso le elezioni in Campania, in Sicilia, e in Puglia. Ma Twitter già lo annunciava".
Qual è allora il tema del libro?
"Semplice: il web non è l'eden che vorrebbero i 'pirla' che dicono sicuri 'il popolo del web ci renderà liberi'. E non è neanche l'inferno dei troppi critici che dicono 'Google ci rende stupidi'. Il web è il nostro modo di vivere il presente che nel bene e nel male dobbiamo costruire".
Eppure niente rimarrà uguale.
"Pensiamo a come la Rete ha cambiato l'industria della musica: oggi è tutto digitale. La stessa cosa è accaduta con la carta stampata. Il terzo passo sarà l'università. Ti piace il corso della Columbia University? Te lo fai da Bologna. Ti piace il corso dell'Università di Bologna? Me lo faccio da Palermo. Harvard ha già sospeso le cattedre di diritto tributario perché l'università mormone li fa talmente bene che gli studenti se la prendevano online pagandole 200 dollari. La prossima rivoluzione online sarà quella dell'informazione".
Come ti spieghi il successo su Internet, e poi alle urne, del Movimento 5Stelle?
"Grillo ha capito, grazie a Casaleggio, che la Rete oggi permette di accedere ad uno straordinario livello di aggregazione sociale. Grillo lo ha usato per bene, e ci ha investito la sua popolarità. Ma d'altronde Obama ci aveva vinto le elezioni nel 2008 e nel 2012 grazie a questo tipo di mobilitazione".
Come si mette in moto questo processo?
"Lo spiego nel libro: è difficilissimo creare online un network se non hai forza, se non hai un forte radicamento sociale. Ma quando ce l'hai, come ce l'aveva Grillo, o Berlusconi, o il pd, allora la Rete diventa un acceleratore incredibile. Al contrario, l'idea di crescere e diventare forte grazie alla rete, è una idea insulsa. Guarda in Italia il caso di Oscar Giannino: ha usato benissimo la Rete ma poi tutto si è sgonfiato molto velocemente. Gli mancava un insediamento sociale".
Ci si può anche “fare male” con il web.
"La Rete è uno specchio che riflette chi sei. Ma dobbiamo intenderci sul significato di “specchio”. Archimede a Siracusa usava uno specchio ustorio contro i romani: con questo puoi bruciare i tuoi nemici, ma se non stati attento sei tu a finire bruciato".
Un altra riflessione interessante è quella sulla crisi dei giornali. Scopriamo che è cominciata da decenni, e nel mondo non tutti vanno nella stessa direzione.
"La crisi dei giornali non è cominciata oggi, bensì nel '74 in America e circa a metà anni ottanta in Europa. Oggi in India i giornali aumentano la diffusione ogni anno. Che vuol dire? L'India si trova ad uno stadio di sviluppo simile al nostro alcuni decenni fa. Il passaggi però è culturale".
In che senso?
"È finita la società di massa. Un tempo avevi gli stessi libri, un solo canale televisivo. Oggi non c'è più un disco per l'estate, ci sono milioni di dischi per l'estate. La società di massa è finita ed è nata la società degli individui".
Che ho trovato online il suo palcoscenico migliore?
"È così. E ne dobbiamo prende atto. La prima legge delle tecnologia di Kranzberg recita: 'la tecnologia non è buona, non è cattiva e non è neppure neutrale'. Vuol dire che internet in se non è buona né cattiva ma una volta che ci entri, ti cambia".

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