La quercia e la rosa, di Ludovica De Nava

La quercia e la rosa, di Ludovica De Nava
Storia di un amore importante di Grazia Deledda con lettere autografe. Romanzo di Ludovica De Nava

IN TERRITORIO NEMICO

IN TERRITORIO NEMICO
Romanzo storico sulla Resistenza di Pier Luigi Zanata e altri 114 scrittori - metodo Scrittura Industriale Collettiva

Dettagli di un sorriso

Dettagli di un sorriso
romanzo di Gianni Zanata

Informazione Contro!

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Blog di controinformazione di Pier Luigi Zanata

NON STO TANTO MALE

NON STO TANTO MALE
romanzo di Gianni Zanata

giovedì 30 giugno 2011

Cinemecum - Movie Camp, cinema a Villasimius, Woody a Ischia, Pesaro Film Festival, Sardinia film Festival, Gianni Tetti e molto altro - 29-06-11


Cagliari in corto presenta:
Il cinema al centro del Mediterraneo
Cinema showcased at the centre of the Mediterranean

Cinemecum, il sito dedicato al cinema realizzato da quelli di "Cagliari In corto" e' on line con un nuovo numero.
Sotto la lente di ingrandimento di Elisabetta Randaccio "Michel Petrucciani Body & Soul" di Michael Radford
Continua il viaggio nelle isole del Mediterraneo, e' la volta di Ischia con tutti i dettagli del suo festival, dal 2 al 9 luglio.
Approfondimenti:
“Lager Nis” di Miomir Stamenkovic a cura di Alessandro Matta
 
In questo numero
I cantieri del cinema: a Cagliari il primo MovieCamp. Registi, sceneggiatori, studiosi e critici a confronto sulla decima musa sarda alla Citta' dell'Impresa nell'ex Distilleria di Pirri: focus sul cinema per Com. Unica senza frontiere. Il 30 giugno e il 1 luglio il cinema si fa con i progetti.
 
A Villasimius si fa il giro del mondo. Sulla costa del sud Sardegna, dall'8 luglio, il piu' grande raduno di giovani cineasti. Sette giorni dedicati alla produzione di corti, incontri, proiezioni e work shop con presenze di livello, tra cui il polacco Krzysztof Zanussi, amico di Papa Wojtyla. Appuntamenti e lezioni rigorosamente gratuiti. Ai giovani sardi l’invito a partecipare per perfezionarsi come filmmaker.
 
Sul set di Tetti pensando a Rocky. "Il mio film e' stato un salto nel buio, una scoperta, una grande avventura. Mi sembrava di leggere nei pensieri dei miei protagonisti. Li ho pedinati, seguiti, fiutati. "Un passo dietro l'altro" e' il risultato.
 
Pesaro, o l'idea di un nuovo cinema. Intervista a Torri, fondatore nel '65 del Festival di Pesaro e a Spagnoletti, suo decennale direttore, fautore dei cinema in piazza. Le peculiarita', le problematiche, gli orizzonti della rassegna definita "la madre di tutte le mostre culturali”.
 
Ischia, in piazzetta con Woody. Dal 2 al 9 luglio nell’isola campana approda il grande cinema italiano e straniero. Proiezioni, incontri, eventi ad alta intensitа' cinematografica. Ventotto le opere in concorso giunte da tutto il mondo. Fan avvisati: in piazzetta e' atteso anche Woody Allen.
 
Sessanta anni in festival. Dal 28 giugno fino al 2 luglio al via a Sassari il Sardinia Film Festival, con cinquanta nazioni presenti e un nuovo direttore artistico con le idee piuttosto chiare: spalmare la cultura cinematografica su tutta l'isola.
 
E come sempre le rubriche e le recensioni scritte da voi e ampliate dai vostri commenti, mille notizie sul cinema, le rassegne, le rubriche su chi cerca e offre lavoro e gli appuntamenti sull'Isola e in giro per il mondo.
 
Cinemecum supporta l'Ischia Film Festival.

Kubrick: professione fotoreporter. Una mostra rivela la passione giovanile del regista americano

Kubrick: professione fotoreporter. Una mostra rivela la passione giovanile del regista americano

di Melisa Garzonio
Il genio sfaccettato è un tipo ricorrente fra gli artisti della cinepresa. Diventare pittore, per esempio, era stato il sogno giovanile di Federico Fellini. Poi, le cose per il regista della “Dolce vita” e “Amarcord” andarono come sappiamo, ma la vena pittorica di F.F. non si estinse mai. Anche l’americano David Lynch, ex studente d’arte alla Pennsylvania Academy di Filadelfia, noto regista di noir claustrofobici ambientati nella Hollywood del glamour, Palma d’Oro per “Cuore selvaggio” e “Mulholland Drive”, si considera un artista mancato. Dipinge. E i suoi nudi a colori e in bianco e nero sono perturbanti non meno di certe scene hot dei suoi film più onirici.

E che dire di Kubrick? I più lo conoscono per i film indimenticabili, come “Lolita”, “Arancia meccanica”, “2001: Odissea nello spazio”, “Shining” e Barry Lindon”. Che il maestro del cinema fosse anche un genio della fotografia era noto soltanto a pochi cinéphile. Adesso, grazie a una mostra intitolata “Stanley Kubrick visioni e finzioni (1945-1950)”, aperta al Palazzo Magnani di Reggio Emilia (nell’ambito della sesta edizione di Fotografia Europea), lo sappiamo anche noi, suoi modesti fan. Il talento di Kubrick per le immagini è documentato da 130 scatti realizzati quando il regista era ancora un ragazzino e lavorava per la rivista americana “look”.

Nato nel 1928 a New York, nel Bronx, da genitori ebrei, Kubrick eredita l’occhio per l’immagine dal padre, un medico austriaco emigrato negli Stati Uniti, appassionato di fotografia. A tredici anni riceve in regalo la sua prima macchina fotografica. Se ne innamora, trascura la scuola, dedica tutto il suo tempo a scattare, sviluppare, stampare. Come studente è un disastro. La media troppo bassa non gli consente di essere ammesso in un’università qualificata, sarà invece il mondo della fotografia a spalancargli le porte. Nel 1945 vende a “Look” la foto di un edicolante che annuncia la notizia della morte del presidente Roosevelt. E’ lo scatto che rivela il genio in erba. Una bravura impensabile in un dilettante di diciassette anni. Il giornale lo assume come fotoreporter.

Al giornale Kubrick resta cinque anni, dal 1945 al 1950, si sente appagato: lo stipendio è buono e può iscriversi all’accademia d’arte cinematografica, la seconda passione in agguato. Nel tempo libero gioca a scacchi, legge i filosofi tedeschi e perfeziona il metodo “Look”. I capi volevano che il soggetto da ritrarre fosse conosciuto in ogni suo dettaglio, fisico e psicologico, da qui una tecnica invadente, ossessiva, che richiedeva giornate intere per riuscire a fotografare qualcuno nella posa più naturale possibile. Era una sorta di stalking sulla ‘vittima’ che piaceva un sacco a Kubrick, e che sarebbe diventata una costante del suo cinema.

A New York fotografa i piccoli shoe shine, i lustrascarpe che stazionano agli angoli delle strade, la protagonista della mondanità di Manhattan Betsy Furstenberg, la Columbia University e il Campus per orfani di guerra Mooseheart nell’Illinois. Realizza reportage di boxeur, Walter Cartier e Rocky Graziano vengono ritratti sul ring e spiati nelle loro vite private. Distaccato, quasi freddo, mai sentimentale, maniaco della perfezione, delle luci e delle simmetrie perfette, Kubrick fotografa una mostra di Salvador Dalí, il leader indiano Nehru, il volto bellissimo di Montgomery Clift, prima del drammatico incidente d’auto. Nel 1950 va a New Orleans e fa un reportage delle stelle del jazz, di cui è fanatico, Louis Armstrong e Pee Wee Russell sono le sue star.

Nel 1963 abbandona l’America per trasferirsi in Inghilterra, dove gira due dei suoi capolavori: “Il dottor Stranamore” e “Lolita”.  Curata da Rainer Crone, la mostra è stata realizzata con i preziosi prestiti della Library of Congress di Washington e del Museum of the City of New York, dove sono custoditi i 20.000 negativi dell’archivio “Look” depositati dopo la chiusura del giornale. Imprevedibili le strade del genio. Se Kubrick non avesse fatto il regista? Forse avrebbe fatto il fotografo, ma anche il pittore, il musicista, l’architetto, lo scrittore.

“Stanley Kubrick visioni e finzioni (1945-1950). Cinque anni da grande fotografo”.
Reggio Emilia, Palazzo Magnani. Catalogo GAmm Giunti
Info. Tel. 0522 444446. www.palazzomagnani.it
Fino al 24 luglio.

Se questo è un giornalista ( di Michele De Lucia)

Articolo 21 - Libri e Giornalismo
Se questo è un giornalista ( di Michele De Lucia)
Se questo è un giornalista ( di Michele De Lucia) Qui si racconta come il “cronista da marciapiede” Augusto Minzolini – in gioventù comunista, poi craxiano negli anni del craxismo, e ultraberlusconiano a tempo debito – sia arrivato alla direzione del Tg1 (cioè al comando della più importante testata informativa nazionale per volere del Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi. E’ una carriera, quella di Minzolini, basata su pochi ma decisivi requisiti: un vacuo giornalismo dalla prosa impiegatizia, una finta spregiudicatezza subissata di smentite, una accidiosa vis polemica all’ombra del potere, fino al premio finale della poltronissima del Tg1 in nomee per conto del partito berlusconiano. E appena insediato, Minzolini non ha perso tempo: a colpi di faziosità, silenzi, censure, falsificazioni, servilismi, ha trasformato il più importante telegiornale nazionale in una specie di “Pravda” del berlusconismo.

Il volume presenta in appendice, per la prima volta in versione integrale, sottoposta a revisione editoriale curata dalla Kaos edizioni, il “Libro bianco” sul Tg1 da giugno 2009 a marzo 2011, a cura del Comitato di redazione (Claudio Pistola, Alessandro Gaeta, Alessandra Mancuso), in carica dal 30 giugno 2009 al 23 marzo 2011.

Indice

Premessa

Prima parte – L’Augusto da marciapiede

Il cronista padulo

Dalla parte di Bettino

“Gli stronzi vengono a galla”

La messinscena del marciapiede

Cronache dal marciapiede

La porcata

Dio, patria, famiglia e Berlusconi

Seconda parte – Lo squalo in carriera

Cronache minzoline anni Novanta

In ginocchio da Lui

Cronache minzoline anni Duemila

Il premio finale: direttorissimo

Appendice: Il “Tg1″ secondo Minzolini

Indice dei nomi

L’autore

Michele De Lucia (Roma, 1972), laureato in Legge, è tesoriere di Radicali italiani. Co-fondatore dell’associazione Anticlericale.net, ha pubblicato Fiat quanto ci costi? Come la grande industria privatizza i profitti e socializza le perdite a spese dei contribuenti (Stampa Alternativa, 2002), e con Kaos edizioni: Siamo alla frutta. Ritratto di Marcello Pera (2005), Il baratto. Il Pci e le televisioni. Le intese e gli scambi tra il comunista Veltroni e l’affarista Berlusconi negli anni Ottanta (2008), e Dossier Bossi-Lega nord (2011).

Aperitivo Letterario con l'Autore: Gianni Zanata

Aperitivo Letterario con l'Autore: Gianni Zanata

Ora
venerdì 1 luglio · 19.00 - 22.00

Luogo
Caffè del Corso - Isili

Creato da

Maggiori informazioni
Presentazione esilarante del libro Non sto Tanto Male: in compagnia delle letture di Elio Turno Arthemalle e della musica di Nicola Cossu e Gianni Zanata

Accabadora de Michela Murgia

Accabadora de Michela Murgia

29 juin 2011
Comme je vous l’indiquai ici j’ai pu découvrir quelques titres de la rentrée littéraire 2011 en avant première gâce au site Libfly et à la librairie le Furet du Nord que je remercie.
Fille de anima. C’est ainsi qu’on appelle les enfants doublement engendrées, de la pauvreté d’une femme et de la stérilité d’une autre. De ce second accouchement était née Maria Listru, fruit tardif de l’âme de Bonaria Urrai.
C’est par ces mots que débute le roman de Michela Murgia, Accabadora. Ce livre retrace l’éducation de Maria, fille de anima dans un petit village de Sardaigne dans les années cinquante. A chaque page me venaient à l’esprit les murs de pierre protégeant de la chaleur de la région, la lumière du soleil à travers des persiennes, la végétation luxuriante, de vieilles femmes en noires, une douceur et un art de vivre. Bonaria Urrai n’a jamais eu d’enfant. Elève t-elle Maria par désir d’enfant ou façonne t-elle une descendante ? Que fait Bonnaria Urrai la nuit au chevet des agonisants ? Ange ou sorcière ? Maria est la seule au village à ignorer le rôle de Bonnaria Urrai, celui d’abréger les souffrances des agonisants.
A la découverte du rôle de sa mère adoptive Maria fuit sa campagne natale faute de pouvoir accepter la réalité. Il lui faudra beaucoup de temps pour comprendre et accepter ce que faisait Bonaria Urrai, il lui faudra à son tour être confrontée à la souffrance d’autrui et à cette mort qui ne vient pas.
A travers cette histoire de vie, de mort et d’amour l’auteur nous renvoi à des questions que je préfère savoir enfouie au plus profond de moi-même tant la réponse m’effraie: que faire face à l’agonie et la souffrance de nos parents, de nos proches ? Que sommes-nous capables de faire face à cela ? Souhaitons-nous la mort d’un proche agonisant pour ne plus qu’il souffre ou parce que nous soufrons trop nous-mêmes ?
Ce roman présente un contraste entre son écriture et son sujet, comme si l’écriture fluide, simple (au sens noble du terme) poétique parfois venait adoucir les faits.
Ce roman paraitra le 18 août 2011 au édition du Seuil.

mercoledì 29 giugno 2011

THE BLUES BROTHERS

OSPITI AL MODERNO

 Teatro Moderno è lieto di ospitare

THE BLUES BROTHERS

Da venerdì 1 a domenica 3 luglio
ore 21:00
info e biglietti 0773 471928


Adattamento e regia di Ivano Russo(vincitore con la CLESIS del II Incontro Europeo Commedianti a Versailles),coreografie di:Morgana Rosano(direzione artistica), Francesco Italiani(ballerino ultima edizione de”La Corrida”…) ed Eros Conforti(dai musical “7spose x 7fratelli”,”La febbre del sabato sera” e molti altri..) la  “Morgan Roses Show Academy” è lieta di presentare:il Musical!  Joliet Jake nello spessore artistico di Ivano Russo che indosserà gli abiti XXL di Jake, mentre nei panni(uguali a quelli del fratello,anche se qualche taglia in meno),ma soprattutto nelle corde vocali di Elwood,le doti canore di Marco Vona (“Sarabanda”). 
Un’auto della polizia targata “Illinois BRD 529”…Una Dodge Monaco del ’74…
E chi andrebbe a prendere il proprio fratello il giorno che esce di prigione 
con un’ auto della polizia?!Certamente nessuno!…Beh,loro lo hanno fatto..! 
…Vi ricordate di quei due fratelli che sembrano siano stati scambiati nella culla, 
quelli che indossano un paio di occhiali scuri pure di notte,quelli vestiti 
come impresari di pompe funebri(e non fate scongiuri da superstiziosi!)
o se preferite,da agenti della CIA?...
La conoscete questa storia,vero?!Dai,la storia di quei due orfanelli 
cresciuti da sorella Mary Stigmata,(quella suora chiamata tanto amorevolmente 
dai bimbi dell’orfanotrofio “Pinguina”),quelli che da adolescenti giocavano 
a fare i cantanti e che oramai cresciuti(anche se solo fisicamente),
non si cambian  mai il vestito,e tra inseguimenti di polizia 
e inseguimenti di una ex un tantino arrabbiata e assettata di vendetta 
che appare e scompare come “fulmine a ciel sereno”
(una sorta di ”Nome in codice Nikita”,accompagnata da un sottofondo di colpi 
 
di bazooka e altro materiale simile privo di marchio CE ,che solo 
per questo motivo non sarà presentato in scena),un bel giorno vengono 
“illuminati” da una predica di Padre Cleophus James 
(interpretato originariamente da un certo James Brown):
far rivivere la band! 
E che missione ritrovare i componenti della vecchia banda,
soprattutto quando non si hanno più contatti…quando lontani dal divertimento 
delle serate brave,li ritrovano chi sposato
(e la moglie di uno,nel film Aretha Franklin,non sembra essere tanto d’accordo),
chi dedito al lavoro,quello serio:posto e stipendio fisso…senza sogni... 
Ma niente è impossibile,specialmente quando si ha la scusante che tutto è lecito 
se si è  “in missione per conto di Dio”! 
Se avete visto il film in passato,sapete già che vale sempre la pena lasciarsi 
raccontare nuovamente una bella storia,specialmente perchè ora la colonna sonora 
ve la suonano dal vivo!Se non la conoscete,invece di affittare il dvd,andate 
a vederli e a sentirli a teatro!Con un solo gesto contribuirete a due giuste cause:
la prima è che l’arte va sempre sostenuta,
la seconda(piu una riflessione,un consiglio)è che essendo loro 
“in missione per conto di Dio”,non so quanto conviene a voi astenervi 
dall’invito (sarebbe quasi come rifiutare una chiamata…dall’alto…non vi sembra..?
poi,fate voi).  Per motivi tecnici che sicuramente capirete,non saranno presenti 
in sala:  John Belushi,Dan Akroid,Aretha Franklin,James Brown,né tantomeno 
Ray Charles …però ci saranno sempre dal vivo(per loro fortuna!)attori,cantanti
e ballerini. 
A fare da spalla ai due protagonisti,in ordine di entrata:
con la “doppia personalità” di guardia giurata e bambino-ladro,Jenny D’Angelo;
con la bacchetta da direttrice “Pinguina”(Kathleen Freeman),Natascia Ignarra;
nella voce del custode Curtis(Cab Calloway),Fabiano Pietrosanti ;
a dare la benedizione da parte del “re del sound”, Giuseppe Lunetto;
nelle vesti della moglie contrariata,Veronica;
nella parte della “sedotta e abbandonata”,Morgana Rosano;
e i musicisti della band nella parte dei musicisti,ovviamente
(Davide Carosi,Nicola Carpanesi, Giampiero Gallo, Matteo Lanzuisi 
e Andrea Pennacchio)! 
Danzeranno per voi sulla sfondo di Chicago(scenografia di Debora Sorrenti 
e Claudia Sotgiu)alcuni professionisti del Teatro di Renato Greco di Roma:
Silvia D’Amore, Rocco Greco,Dino Mussuto e Stella Zepponi,
affiancati da alcuni tra i ballerini della Morgan Roses:
Tony De Marco,Mirco De Paolis,Jenny D’Amore,Natascia Ignarra, Giuseppe Lunetto, 
Giulia Mastrogiacomo,Claudia Pilloni e Chiara Sciarra. 
Musica dal vivo,canti,balli,e una giusta causa…mi sembra un mix perfetto 
per una bella serata!O manca qualcosa..?
Ah,manca il finale!Ve lo racconto subito:allora, nel momento in cui…no!
Il finale no,non ve lo racconto,gustatevelo comodi in poltrona 
(tranquilli,anche se è luglio c’è l’aria condizionata!). 
Natascia Ignarra   Per info : www.morganroses.com 
Morgana 393/9059605                 Ivano 333/6176316 
Daniele 329/8580095 
Teatro Moderno via Sisto V (LT) 
 

Google+, social più "intimo" così Mountain View ci riprova

WEB

Google+, social più "intimo"
così Mountain View ci riprova

Dopo i fallimenti del passato ecco il nuovo servizio "social" del  gigante californiano. Per sfidare, su un terreno più ampio, i big del settore, Facebook e Twitter. Ecco come funziona di JAIME D'ALESSANDRO

GOOGLE ci riprova e parte all'attacco di Facebook con una nuova serie di servizi social integrati in Google+ (si legge plus)  uno dei progetti più articolati della multinazionale di Mountain View dai tempi di Android. Tentativo di recuperare non solo il terreno perduto rispetto a Zuckerberg e compagni, ma anche di arginare iniziative come Office 365 di Microsoft 1. "Per noi Facebook non è un concorrente", aveva sostenuto poco tempo fa Eric Schmidt, attuale presidente di Google. "Il suo modello di business non si basa ancora sulla pubblicità. Microsoft quindi resta il competitor principale".

Ma evidentemente le cose stanno in altro modo e l'ascesa vertiginosa di Facebook, mezzo miliardo di utenti dei quali 12 milioni in Italia, preoccupa Schmidt più di quanto sia disposto ad ammettere. E così dopo iniziative andate non proprio a buon fine come Buzz e Wave, ecco i cinque pilastri sui quali a Montain View intendono costruire la loro rimonta. Il primo si chiama Circles e consente di creare dei gruppi di amici "intimi" con i quali condividere immagini, commenti, video. La differenza con Facebook sta nell'essere un sistema aperto: non è necessario esser iscritti a Google+ per far entrare qualcuno nel circolo di amici, basta un indirizzo di posta elettronica. Si trascina il nominativo nella lista di contatti di Cirles e il gioco è
fatto.

Sparks al contrario è un servizio di news che sulla carta sembra essere molto potente. Una volta impostati gli argomenti che più ci interessano, il sistema ci invia in automatico video, aggiornamenti dai blog e siti di news a getto continuo, usando un algoritmo che pesca da una pluralità sconfinata di fonti. L'aggregatore ultimo, verrebbe da dire. Per Hangouts invece Google non usa mezzi termini: "In attesa dell'arrivo del teletrasporto, è la cosa più grossa in circolazione". In realtà si tratta di uno spazio di condivisione di documenti di ogni tipo, di chat e videochat, che dovrebbe consentire fino a dieci persone di lavorare online contemporaneamente.

Infine con Instant Upload si potranno inviare automaticamente foto e video dal proprio cellulare al nostro album online che viene condiviso con il circolo di contatti. L'unica decisione da prendere, in poche parole, è scegliere chi ha accesso alle immagini e chi no. Huddle, quinto ed ultimo servizio di Google+, lo hanno pensato per chi ha una vita sociale particolarmente intensa. L'idea è di poter costruire dei piccoli gruppi di persone ai quali è possibile mandare lo stesso sms. E' una sorta di chat istantanea ristretta, utile quando si tratta di doversi coordinare con vari amici. Per ora l'intero pacchetto di servizi di Google+ è in via di sperimentazione. A breve, si spera, l'annuncio della data di rilascio sulla quale, attualmente, regna il riserbo più assoluto.

Premio " Garcia Lorca"

Premio " Garcia Lorca"

In una Torino nascosta tra la pioggia,si è svolto domenica 5 giugno 2011 il XXl Concorso letterario " Premio Garcia Lorca".  Nell'ambito della manifestazione è stato riconosciuto il primo premio ed il premio "Aldo Cappelli " all'autore Buccinnà Pietro ed al suo romanzo storico " Come soldati di cartone ...sotto la pioggia." Nella motivazione,si è sottolineato , la coinvolgente capacità narrativa che lo stesso ha saputo esprimere. La manifestazione,ha visto partecipare autori provenienti da quasi tutte le regioni italiane ,oltre alla presenza di alcuni stranieri ( Africa e Sud America )                                                                              

Come soldati di cartone... sotto la pioggia

comesoldati-big In queste tre lettere è racchiuso un pezzo di storia.
Storia del nostro Paese, che spesso è stata accantonata, se non addirittura dimenticata.
Ma le immagini degli internati militari italiani nei campi di concentramento tedeschi non possono essere cancellate dalla mente di chi le ha vissute e dei loro familiari. In questa lunga descrizione, l'autore ripercorre le vicende di un soldato, poco più che ventenne, ritrovatosi a difendere in terra straniera i colori di una bandiera che non aveva chiesto la sua opinione.
Gli anni di prigionia dopo il noto armistizio lo hanno per sempre segnato, rubandogli la giovinezza e la dignità. La storia italiana, anche se sottoposta a continue revisioni, ha reso merito a coloro che hanno osato sfidare il nemico con poche armi e tanta voglia di libertà.
In questo libro si vuole rendere onore e dignità anche a tutti coloro che, dopo avere per anni combattuto in nome di una patria, da questa sono stati abbandonati per essere imprigionati. Molti di loro non hanno mai fatto rientro a casa e di molti si è persa qualsiasi traccia.
Ma non possiamo dimenticare che le loro tracce resteranno indelebili nel lungo corso della storia.

Come soldati di cartone...sotto la pioggia

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In queste tre lettere è racchiuso un pezzo di storia. Storia del nostro Paese, che spesso è stata accantonata, se non addirittura dimenticata. Ma le immagini degli internati militari italiani nei campi di concentramento tedeschi non possono essere cancellate dalla mente di chi le ha vissute e dei loro familiari.
In questa lunga descrizione, l'autore ripercorre le vicende di un soldato, poco più che ventenne, ritrovatosi a difendere in terra straniera i colori di una bandiera che non aveva chiesto la sua opinione.
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Giovanni Paolo II Pellegrino in terra di Maremma

La favola di Pianaccio

 
Articolo 21 - Sguardi sul mondo
La favola di Pianaccio
La favola di Pianaccio (Sull’Appennino tosco-emiliano con la famiglia Biagi)
Anche quest’anno, il 25 giugno, si è svolta a Pianaccio la cerimonia del Premio giornalistico dedicato a Enzo Biagi, giunto alla terza edizione. Il prestigioso riconoscimento è andato a Stefano Rotta, giovane cronista lodigiano della “Gazzetta di Parma”, autore di alcuni articoli dedicati all’Appennino.
Ci siamo trovati tutti lì, nel giardino della Casa della Cultura Enzo Biagi, proprio davanti alla casa in cui Biagi è nato e in cui tornava tutte le estati, per ritrovare le atmosfere e i sogni, le speranze e le illusioni dell’infanzia.
Sul muro della Fondazione Biagi campeggia una frase di “Nonno Enzo” che ti si imprime nella mente: “Ho girato il mondo da cronista, ma in fondo non sono mai andato via da Pianaccio”.
Se volete davvero comprendere lo spirito di Biagi, dovete dimenticarvi per un attimo del grande giornalista che intervista i potenti del mondo e riesce a farsi dare del “lei” dalla politica, e dovete dimenticarvi anche della battaglia contro l’“editto bulgaro” e di tutto ciò che da esso è conseguito. Se volete comprendere chi fosse Enzo Biagi, dovete venirlo a cercare qui, in questo lembo di Appennino in cui la Toscana comincia a diventare Emilia ma l’Emilia non si è ancora stancata di essere Toscana.
Infatti, raccontava proprio Biagi in un suo libro, “quando uno sta proprio male, e si sa che non c’è più niente da fare, le campane suonano con lenti rintocchi; la gente si segna e dice: <>”.
Venendo qui, ho capito che ha perfettamente ragione Francesco Guccini quando afferma che “l’Appennino genera rispetto. Le Alpi, con le loro cime aguzze, incutono timore. La differenza tra gli animali totemici dei due territori parla da sé: quello dell’Appennino è il cinghiale, una specie di porco con le zanne che grufola nel fango, mentre le Alpi hanno la nobilissima aquila, il leggiadro camoscio. Le Alpi toccano il cielo, sono iperuranie e spirituali. L’Appennino è più basso, terragno, spurio”.
Non riesco a immaginare parole migliori di quelle del cantautore di “Amerigo” e di tanti altri capolavori per descrivere Nonno Enzo, con quella sua ruvida e burbera dolcezza, quella sua straordinaria umanità, quel suo carattere intenso, profondo, straordinariamente sincero che ti portava a conoscerlo e a volergli bene come a uno di famiglia anche se – come me – non hai mai avuto la fortuna di incontrarlo.
Ho “scarpinato”, come diceva lui, e tanto, per raggiungere Pianaccio: su e giù per sentieri strettissimi, fra tornanti e rocce che da un momento all’altro sembrava volessero staccarsi dal costone, con il sottofondo tetro, a tratti vagamente inquietante, del torrente che scorreva in fondo alla valle.
Ho osservato da vicino i boschi e le gole in cui è stato partigiano, ho conversato a lungo con alcuni suoi compaesani e ho capito molte cose che prima non sapevo e neanche immaginavo di quella complessa gente di montagna che non nega il saluto a nessuno e dà sempre l’impressione di tenderti una mano.
Avevamo percorso circa due chilometri dei quattro che separano Lizzano in Belvedere, dove alloggiavamo, da Pianaccio, quando io e papà pensavamo di tornare indietro a causa del terreno sempre più impervio e scosceso, ma proprio in quel momento è passata in auto una gentile signora che ci ha accompagnato fin su a Pianaccio, lasciandoci davanti alla casa di Biagi dove figlie e nipoti stavano mettendo a punto gli ultimi preparativi in vista della grande festa dell’indomani.
Era venerdì pomeriggio, il cielo non lasciava presagire nulla di buono e, dopo aver salutato con affetto i familiari del Nonno, con papà avevamo deciso di tornarcene in albergo e riposare un po’.
Stavamo per scendere a cena quando trovo sul cellulare un messaggino di Menni, Marina, la nipote, che invitava me e papà “a mangiare un boccone” insieme a loro, come se fossimo davvero persone di famiglia.
È andata così anche l’indomani; anzi, appena siamo arrivati su per il premio, Menni mi ha pure gentilmente “sgridato” per il fatto di non esserci presentati a pranzo dove invece ci attendevano a nostra insaputa, dando ormai per scontata la nostra familiarità.
Ho scattato parecchie foto, ma una su tutte la conservo caramente: l’albero dai fiori bianchi, il “ciliegio selvatico che fiorisce a primavera, cresciuto accanto alle robinie, nell’orto”. Anch’io, come il Nonno, mi sono chiesto chi avrà gettato il seme: forse un merlo, forse il vento, chissà.
So soltanto che quel libro meraviglioso, “L’albero dai fiori bianchi” per l’appunto, è stato il conforto di mia madre nei lunghi mesi in cui è stata ricoverata in ospedale quando io avevo appena sei anni.
Non dimenticherò mai l’emozione che ho provato quando Carla, la secondogenita del Nonno, mi ha portato a visitare lo studio in cui scriveva: una piccola stanza ricca di poesia dove l’unica nota stonata era un computer portatile: oggetto misterioso al quale il Nonno non si sarebbe mai neanche avvicinato.
Quante parole, quante riflessioni, quanti articoli saranno nati in quella stanzetta! Ogni scrittore ha un suo luogo dell’anima, quella casetta rustica di Pianaccio era senz’altro il più amato dal Nonno, a pochi passi dal camposanto dove oggi riposa non lontano dalla moglie Lucia e, purtroppo, dall’ultima figlia Anna, morta nel 2003.
C’era la RAI, o quel poco che ne rimane, con i compagni di mille viaggi e di infinite avventure Loris Mazzetti, Annarosa Macrì e Nevio Casadio, c’era il maestro Sergio Zavoli (un altro degli incontri che non scorderò mai) e tanti giornalisti o semplicemente amici del Nonno e della sua famiglia, tra cui la mitica segretaria Pierangela Bozzi (per tutti la Pier) e il partigiano Checco Berti, compagno di Biagi nelle brigate di “Giustizia e Libertà” durante la Resistenza.
E c’erano, infine, i giovani; tanti giovani, giovani cronisti, giovani con i volti puliti e la schiena dritta per cui Biagi era, come per me, il Nonno cui chiedere un consiglio, certi che non ce l’avrebbe mai negato.
Diceva Biagi, con l’umiltà di chi è davvero grande: “Dai giovani, anche alla mia età, c’è sempre da imparare”.
Abbiamo imparato noi, caro Nonno, ancora una volta. Abbiamo ripassato con gioia la tua lezione di dignità e di semplicità, il tuo essere vicino ai problemi della gente comune, il tuo essere semplice, spontaneo, cronista anche quando molti ti consideravano ormai un’“opinion maker”.
In conclusione, lasciatemi riferire un colloquio privato che ho avuto con il Nonno, simile a quelli di don Camillo con il Cristo dell’altar maggiore.
“Caro Nonno – gli ho detto in confidenza – hai visto come siamo messi male in questo Paese in cui tutto cambia ma nulla sembra mai cambiare veramente?”.
E la sua risposta è stata nel solco della tradizione: “Robertino, ricordati che in questo Paese c’è una categoria che, purtroppo, non passa mai di moda: i ciarlatani. L’importante è non chinare la testa”.
Non la chineremo, Nonno, te lo prometto, non ci arrenderemo. E torneremo tutti qui il prossimo anno, in questo paesino sperduto tra i monti che tu definivi “una favola” e lo è veramente, sperando che qualche ciarlatano sia passato di moda.
P.S. Dedico questo articolo al direttore di RaiTre Paolo Ruffini, uno dei dirigenti RAI che più si è battuto per riportare Biagi in televisione, colpito in questi giorni dalla scomparsa del padre Attilio.
Roberto Bertoni

martedì 28 giugno 2011

RIBCA SIBATHU presenta AULO' - CANTO POESIA DALL'ERITREA

LIBRA E IL SUO ANGOLO DI MONDO

IL CALENDARIO DELLA SETTIMANA DI LIBRA


Venerdì 1 luglio alle 18
un appuntamento imperdibile


RIBCA SIBATHU
con la cerimonia del caffè e piatti tipici
presenta
AULO' - CANTO POESIA DALL'ERITREA



da Libra, naturalmente


E DA LIBRA
PUOI TROVARE
GLI ECCEZIONALI VINI DI

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IL SUD BIOLOGICO E DI QUALITA' RESTATE IN CONTATTO CON LIBRA
A breve il blog, e il calendario dei prossimi eventi :)
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VI ASPETTIAMO!

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Monica Maggi
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LIBRA - CENTRO COMMERCIALE L'ANTICA VIA
via San Michele 22 - 00060 MORLUPO (ROMA)
06-90192808 mob. 347 7618417
www.monicamaggi.it
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Culture Festival


Culture Festival


Ora
lunedì 25 luglio alle ore 16.00 - 01 agosto alle ore 1.30

Luogo
Sardegna/Italy, Sanluri - Siddi - Turri - Sardara - Barumini - Guspini - Simala - Mogoro - Riola Sardo

Creato da

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25 Luglio

GUSPINI – Montevecchio
18:30 – Cantiere di Levante –
MICHELA MURGIA “Ave Mary” – Presentazione del Libro

GUSPINI-“Miniera Piccalinna” Cantiere di Levante - Galleria Anglosarda
PAOLO FRESU - tromba
DANIELE DI BONAVENTURA - bandoneòn
ORCHESTRA DA CAMERA DELLA SARDEGNA
SIMONE PITTAU - direttore
Musiche di Paolo Fresu e Daniele Di Bonaventura


Mercoledì 27

SARDARA
21:30 – Cortile di Casa Pilloni
KILIM TRIO
MASSIMO FERRA – Chitarra
MASSIMO TORE – Contrabbasso
ROBERTO PELLEGRINI – Percussioni

Giovedì 28

RIOLA SARDO
21:30 – Parco dei Suoni – Località Cuccuru Mannu
LUIS BACALOV – Pianoforte
“ORCHESTRA DA CAMERA DELLA SARDEGNA”
SIMONE PITTAU – Direttore

Venerdì 29

BARUMINI
18:30 – Giardini di Casa Zapata
FULVIO TOCCO “Gianfranco Dettori: Un Uomo a Cavallo” – Presentazione del Libro
interverranno
FULVIO TOCCO – autore
GIANFRANCO DETTORI
VITTORIO SANNA – giornalista sportivo
Carlo Delfino Editore

BARUMINI
22:00 – Chiesa Parrocchiale dell’Immacolata
Duo FERRA
MASSIMO FERRA – Chitarra
BEBO FERRA – Chitarra


Sabato 30

SANLURI
18:30 – Chiesa del Convento dei Padri Cappuccini
“NEXT GENERATION”
GAIA SERRA – 8 anni – Violino
GIORGIA CROBIS – 9 anni – Violino
LUCIA PIASTRELLONI – 11 anni – Violino
ALESSANDRO FARA – 15 anni – Xilofono
ANTIOCO MATZEU – 15 anni – Pianoforte
DAMIANO DEIDDA – 16 anni – Pianoforte
TOMASO VARGIU – 16 anni – Pianoforte
NICOLA MARRAS – 16 anni – Flauto

FRANCESCA PITTAU – Pianoforte Accompagnatore

SANLURI
22:00 – Piazzetta della Chiesa di S. Lorenzo
ALESSANDRO DI LIBERTO TRIO
ALESSANDRO DI LIBERTO – Pianoforte
NICOLA COSSU – Contrabbasso
DANIELE RUSSO – Batteria

Domenica 31

SIDDI
6:00 Giara di Siddi
TOMBA DEI GIGANTI “Sa Domu de s’Orcu”
in occasione della VI edizione di “APPETTITOSAMENTE”
Festival Regionale del Buon Cibo

Colazione da….l’Orco
Al primo sorgere del sole, nella suggestiva area nuragica presso la tomba di giganti Sa Domu de s’Orcu, i musicisti dell’Orchestra da Camera della Sardegna reinterpretano in musica i silenzi della giara, delle grandi pietre e delle antiche divinità.
ATTILIO MOTZO – violino
SIMONE PITTAU – violino
DIMITRI MATTU – viola
FABIO MUREDDU – violoncello

Al termine gli ospiti saranno confortati da una ricca e arcaica colazione.

MOGORO
18:00 –
Presentazione del Libro
FRANCESCO ABATE – “chiedo scusa”
Interverranno
FRANCESCO ABATE – Giornalista



SIMALA
19:00 – Casa Patronale
GIANNI ZANATA “non sto tanto male”
Editore QUARUP
interverranno GIANNI ZANATA
ELIO TURNO ARTEMALLE Attore
NICOLA COSSU Contrabbasso


SIMALA
22:00 – Piazza di Chiesa
“Giornale di Bordo”
ANTONELLO SALIS – Accordeon, Piano, Keys and Vocals
PAOLO ANGELI – Prepared Sardinian Guitar and Vocals
GAVINO MURGIA – Sax, Flute, Bassu and Vocals
HAMID DRAKE – Drums, Frame Drum



Lunedì 1 Agosto

MOGORO
22:00 – Chiesa del Carmine
in occasione della 50ma Fiera del Tappeto
“ALMABLAVA”
FRANCA MASU – Voce
FAUSTO BECCALOSSI – Accordeòn
ALESSANDRO GIROTTO – Chitarra
SALVATORE MALTANA – Contrabbasso
ROGER SOLER – Percussioni
 
 

Presentazione "La Sardegna delle eccezioni" di Giacomo Mameli

Presentazione "La Sardegna delle eccezioni" di Giacomo Mameli

Ora
mercoledì 29 giugno · 18.00 - 21.00

Luogo
Sala conferenze THotel Via dei Giudicati Cagliari

Creato da

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Intervengono con l'autore:
Franco Farina, Giorgio La Spisa, Renato Soru.
Coordina: Paolo Catella

In queste pagine troverete una Sardegna di eccellenze che lavorano tra la Maddalena e Capo Carbonara, giovani e meno giovani apprezzati nel mondo, dall’Mba di Harvard al cantiere dello stadio Arsenal a Londra. Ci sono gli artigiani con la sapienza del fare, i campioni dell’agroalimentare di qualità, biologhe che curano le aquile del Guadalquivir e valorizzano l’ambiente naturale sulle sponde del Tirso. C’è la Sardegna del mare con l’occhiocotto dell’Asinara e la Sardegna di Monte Corongiu, il Partenone d’Ogliastra.
C’è l’Isola apprezzata in Cina e negli States.
È la Sardegna di oggi, terremotata da una crisi economica mai conosciuta dal dopoguerra, o una Sardegna di eccezioni? Se di eccezioni si tratta è bene imitarle.

Giacomo Mameli (Perdasdefogu, 1941), giornalista, sociologo, ha pubblicato per la Cuec La squadra (1999), Sardegna 2000, Sedici ore al giorno (2003), Non avevo un soldo (2004), Donne sarde (2005), La Sardegna di dentro. La Sardegna di fuori (2009).

L'eclissi della democrazia

 
Articolo 21 - Libri e Giornalismo
L'eclissi della democrazia
L'eclissi della democrazia di Filippo Vendemmiati
Il libro, l'eclissi della democrazia, dedicato alle violenze dello stato durante il G8 di Genova, lo hanno scritto ma soprattutto lo hanno vissuto sulla loro pelle. Vittorio Agnoletto era portavoce del Genoa Social Forum, Lorenzo Guadagnucci, giornalista del Quotidiano Nazionale, uscì in barella dalla scuola Diaz e  restò in  stato di fermo per due giorni. Il bilancio del G8 di Genova per la nostra democrazia è impietoso: nel luglio del 2001 vi è stata una caduta di legalità costituzionale,  mai più sanata. Un ragazzo di 23 anni, Carlo Giuliani, è stato ucciso in piazza Alimonda da un carabiniere, in questo caso non si è mai arrivati nemmeno al processo. Alla scuola Diaz una perquisizione si è rivelata con i segni della mattanza,  pestaggi sistematici e l’arresto di 93 persone sulla base di prove false. Nelle caserme di polizia di Bolzaneto si è praticata la tortura.
Dieci anni dopo gli autori in divisa di quelle violenze sono stati condannati in secondo grado, si conoscono oggi nomi e cognomi di agenti, dirigenti, funzionari, vertici della polizia e dei servizi segreti. Sono esiti giudiziari clamorosi, senza precedenti.
“Oggi sappiamo come è andata a finire, racconta Lorenzo Guadagnucci. Si conoscono i nomi delle persone che io, mentre uscivo in barella dal cortile della scuola Diaz,  vidi in giacca e cravatta telefonare. Sembravano quasi degli alieni in un contesto di sangue e terrore. Sono gli imputati che sono stati processati e condannati tutti in secondo grado, altissimi dirigenti di polizia. Da cittadino ho il rammarico di vedere che la giustizia ha fatto il suoi corso, ma questi dirigenti non hanno avuto la dignità e la lealtà di prendersi le loro responsabilità, di dare una spiegazione di quello che è accaduto, di chiedere scusa e di lasciare il loro posto di fronte alla ricostruzione dei fatti e alle sentenze della magistratura”.
Il libro, edito dalla Feltrinelli, ricostruisce per la prima volta i retroscena di un'inchiesta giudiziaria che si tentò in ogni modo di bloccare, anche con l’avvallo dell’intero parlamento, centro sinistra compreso. Enrico Zucca, pubblico ministero al processo sui fatti della Diaz, per la prima volta racconta retroscena delicati ed esplosivi. Ma ci sono ancora verità nascoste:
“Ci sono verità ben conservate sui mandanti politici di questa vicenda, precisa Guadagnucci. I fatti sono chiari, accertati e senza segreti, c’è scritto tutto negli atti processuali. La magistratura ha fatto il suo mestiere. La politica non ne ha tratto le logiche conseguenze.”

Caos arabo ( a cura di Riccardo Cristiano)

Articolo 21 - Libri e Giornalismo
Caos arabo ( a cura di Riccardo Cristiano)
Caos arabo ( a cura di Riccardo Cristiano) 
"Alla domanda 'a cosa pensa un giornalista quando scrive?' tantissimi hanno risposto: paura e ansia". Ma negli ultimi tempi sempre più di sovente i giornalisti arabi hanno avuto la forza di sfidare i regimi. Questo libro  propone al lettore italiano le voci più significative del giornalismo arabo indipendente.
La prima e più ampia raccolta di inchieste e reportage, realizzati da una ventina di giornalisti arabi indipendenti. Giovani promettenti, in alcuni casi rapidamente affermatisi proprio grazie al loro coraggio,  denunciano le storture delle società in cui vivono sfidando l' ostilità dei governi. A completare il volume, le interviste ad alcuni degli intellettuali più lucidi e più ‘scomodi’ del mondo arabo.

La lunga notte dei mille ( di Paolo Brogi)

Articolo 21 - Libri e Giornalismo
La lunga notte dei mille ( di Paolo Brogi)
La lunga notte dei mille ( di Paoo Brogi) Fecero l’Italia. E poi, indigesti e spesso incompresi, continuarono a combinarne di tutti i colori. Chi finì in Patagonia e chi a Sumatra. Un gruppo di lombardi deportato in Siberia, altri sbaragliati in Africa, in molti gli emigrati all’estero. Un direttore di giornale assassinato dagli anarchici, parecchi chiusi in manicomio, chi si suicidò in un fiume e chi con una rivoltellata, un ungherese ingegnere tentò invano di realizzare grandissimi canali, un tiratore scelto bergamasco si ridusse a cacciar gatti e un suo compaesano risalì l’Italia con un teatrino di marionette. Vita, morte e miracoli dei Mille, la generazione che non fece solo l’Italia. A 150 anni dalla Spedizione del 1860 ricostruita per la prima volta la grande diaspora dei garibaldini, la migliore gioventù di allora. Ricostruite le vicende di un esercito di idealisti e bastian contrari, dibattuto tra colonialisti e di anticolonialisti, interventisti e pacifisti, ministerialisti e aventiniani. In un affresco dell’Italia unitaria, in cui molti volontari stentarono poi a ritrovarsi.

Il libro è stato appena selezionato tra i finalisti del Premio delle Biblioteche di Roma.

Quali malvagita' si annidano nel cuore dell' uomo?, di plz



La notte e’ freddissima, ma la luna splende vivamente. Sulle colline vicine un bizzarro uomo passeggia tranquillamente in quel posto e cosi’ tanto freddo.
Un altro uomo di avvicina.
Peter, uno dei due, parla per primo e dice a Frank che comprende la sua inquietudine, ma che tutto senza dubbio si aggiustera’.
Per il momento Peter so bene che non ho niente da temere.
Ti vedo pensieroso, come sempre quando hai un problema difficile.
Quali malvagita’ si annidano nel cuore dell’ uomo? Tu lo sai.
Frank mentre parla si rivolge a Peter con un ghigno demoniaco.
Tu non hai ancora capito.
Che cosa?
La morte, aggiunge Frank.
Ah.
No, tu non hai capito cosa vuol dire ricominciare.
Prendila calma, Frank, prendila calma e abbassa un po’ la voce.
Non la vedro’ mai piu’, urla e piange senza lacrime, lei non c’ era a Castle quella notte, non c’ era. Ha preferito andarsene. Le parole di Frank escono a stento.
Non e’ andata via. Tu trent’ anni fa, su questa collina, in una notte freddissima, con una luna splendente vivamente, le hai preso la faccia fra le mani, l’ hai baciata sulla bocca, con sensualita’. Lei sorrideva, come se avesse nel petto tutta la felicita’ del mondo. Tu allora l’ hai colpita con un coltello a serramanico, conficcandolo nella sua pancia, aprendola come si apre un agnello per scuoiarlo.
Quali malvagita’ si annidano nel cuore dell’ uomo? Peter tu lo sai.
E’ una notte fatata in cui gli uomini si abbandonano ai flutti dei sogni, inseguendo streghe e chimere.

Il cammino e il pellegrino

Il cammino e il pellegrino


Chi ha detto che il romanzo storico è finito? "Il cammino e il pellegrino", ultimo romanzo di Gladis Alicia Pereyra, dimostra che raccontare il passato può essere la via per trattare, attraverso la storia di quattro adolescenti che diventano faticosamente adulti, dei problemi e della complessità del presente. Ne presentiamo un brano.



Gladis Alicia Pereyra


La piazza brucia nei suoi falò



La notte trema di cennamelle, zufoli e ribeche, di bisbigli, di lamenti e sospiri striscianti lungo i muri all’ombra dei cavalcavia, di scampanii, di risate e urla che si mischiano, s’impastano, lievitano nell’aria surriscaldata dai fuochi d’allegrezza e greve di fumo e di puzzo del sego che brucia nei “pannelli”, le grandi padelle di terracotta che fiammeggiano in cima alle torri, ai tetti e ai campanili. Fiorenza pulsa lasciva nella notte del suo santo e tolta la pudica veste cristiana, danza nuda avvolta in fiamme. Per le arterie delle sue vie si trascinano demoni antichi che solleticano sotto le vesti la pelle verginale delle fanciulle, infondendo loro strane voglie, mentre uomini sconosciuti si aggirano, spronati da Priapo e gonfi di vino. Le campane suoneranno fino all’alba per fermare il volo delle streghe che solcano i cieli sghignazzando aggrappate a un manico di scopa, ma ogni resistenza è inutile: gli antichi dei sono tornati, hanno confinato i santi nelle chiese e si sono impadroniti delle strade. Fiammetta guarda la chiesa di Sant’Andrea che si abbandona sul fianco dell’arco pagano che la sovrasta, come una donna innamorata; Guido le ha preso una mano e lei sente il richiamo dolce del palmo virile salirle lungo il braccio fino al capezzolo e un impulso irresistibile la spinge verso di lui, le labbra schiuse, palpitanti; Guido si affretta verso il resto della brigata che già passa accanto alla massiccia torre degli Elisei e s’inoltra nella piazza del mercato, lasciandoli dietro.

La piazza brucia nei suoi falò. Il suono dei cembali rimbomba sul lastricato, trema nelle caviglie, richiama lontani echi nel profondo minerale delle ossa; i polsi e i respiri accelerano. Il popolo minuto balla intorno alle fiamme sfrenati rigoletti. Uomini nerboruti con le gambe nude, donne coperte di umili guarnelli, i volti congestionati dall’eccitazione e dal caldo, si contorcono in risate convulse contaminate da pensieri animaleschi. E il tam tam dei tamburi che scuote e la calura che dà alla testa e il fumo che annerisce l’aria e nasconde le stelle. La città è diventata incandescente. Il vento fa tremolare le fiamme nei pannelli che si alzano sui supporti verso l’alto come braccia che esibiscano la barbara offerta a un dio solare. La vita ha perso ogni freno, trionfa grandiosa e scomposta come una menade, corre con rabbiosa gioia in vertiginosi girotondi che chiudono la piazza in un’atmosfera allucinata.



Gladis Alicia Pereyra è nata a Cruz del Eje, in Argentina. Dopo aver lavorato nel cinema come assistente alla regia, si è dedicata alla ricerca storica sul Medioevo e alla scrittura.




Gladis Alicia Pereyra
Il cammino e il pellegrino
Manni, 2011
18 euro

NOTTE BIANCA IN BIBLIOTECA: STORIE IN VIAGGIO

NOTTE BIANCA IN BIBLIOTECA: STORIE IN VIAGGIO

blico
Ora
martedì 5 luglio alle ore 18.00 - 06 luglio alle ore 1.00

Luogo
La biblioteca di Scandicci
Via Roma 38/a
Scandicci, Italy

Creato da

Maggiori informazioni
concerti conversazioni incontri con tanti mondi animazioni film letture mostre
e...
UNA NOTTE IN BIBLIOTECA pernottamento per ragazzi 9/12 anni su prenotazione
e poi prestito consultazione internet wi-fi fino a notte fonda

PROGRAMMA
ORE 18
AUDITORIUM: Film non-stop fino alla chiusura
L'appartamento spagnolo di Cèdric Klapisch
Genere commedia Francia/Spagna 2002, durata 122 minuti
Mar Nero di Federico Bondi
Genere commedia Italia 2009 Durata 91 minuti
La sposa siriana di Eran Riklis
Genere commedia Francia/Germania/Israele 2004 Durata 97 minuti
I magliari di Francesco Rosi
Genere drammatico Italia 1959 Durata 111 minuti

ORE 19.30
PARCHEGGIO INTERNO
Aperitivo multiculturale e conversazione sulle migrazioni con Michele Campanini (Università degli Studi di Siena) e lo scrittore senegalese El Hadji Malick Samb, autore del volume “Il destino di un clandestino”

ORE 21
BIBLIOTECA: Il giro del mondo in 80 minuti. Le sale della biblioteca si animano di parole, aromi, colori e storie da Argentina, Benin, Cuba, Perù, Romania, Russia, Stati Uniti d'America

ORE 21.30
LA BIBLIOTECA DEI RAGAZZI: torna Tina Vagapopulis alla scoperta di nuovi paesi da esplorare.

ORE 22
GIARDINO: Voci di emigranti al di là dell’Oceano. Oltre la traversata
concerto di racconti e canzoni
Voce: Anna Granata
Chitarra: Fabrizio Bai
Voce narrante in scena: Ugogiulio Lurini
Un progetto di Michele Campanini

ORE 23
LA BIBLIOTECA DEI RAGAZZI: La notte delle storie insonni A cura dell'Associazione Allibratori. Percorso alla scoperta di personaggi annidati in storie da diversi angoli del mondo e del tempo, racconti magici e fantastici, enigmatici e tenebrosi ci accompagneranno in una notte emozionante, viaggiando tra le pagine muniti di torce e fantasia, a bordo del … proprio sacco a pelo!
Attività peri ragazzi che pernottano in biblioteca. Il pernottamento, per ragazzi dai 9 ai 12 anni, va prenotato e autorizzato dai genitori ed ha posti limitati.

MOSTRA:
MEDIATECA: Cantidipinti, personale di Sabrina Esquerra, Ecuador

BooKerang a "Popsophia, 1° Festival del Contemporaneo"

BooKerang a "Popsophia, 1° Festival del Contemporaneo"


Ora
venerdì 15 luglio alle ore 8.30 - 07 agosto alle ore 23.30

Luogo
Civitanova Marche

Creato da

Maggiori informazioni
BooKerang sarà presente come media partner a “Popsophia, 1° Festival del Contemporaneo”. La manifestazione, che si svolgerà a Civitanova Marche (MC) dal 15 luglio al 7 agosto (ogni venerdì, sabato e domenica), vedrà la partecipazione di numerosi intellettuali e personaggi del mondo dello spettacolo, che si confronteranno su temi inerenti la cultura contemporanea, analizzati attraverso il pensiero critico.

BooKerang avrà un corner riservato nell’area “Scripta manent”, situata al piano terra dell’ex liceo classico, in vicolo del Forno. Per l’occasione, saranno approntati due tablet, con le schede-libro dei volumi degli editori e dai librai presenti nel padiglione, liberamente consultabili dai visitatori, ed un form di registrazione al book social network, ed una presentazione video della nuova versione di bookerang.it, il tutto arricchito da brochure e materiale informativo vario.

Grafica completamente rinnovata e soprattutto una serie di nuove funzioni per lettori, editori, librai ed autori, che permetteranno di rendere più ricca e coinvolgente la navigazione, sono gli ingredienti del “nuovo” booKerang, che sarà online tra poche settimane. L’appuntamento di “Popsophia”, dunque, rappresenta un’occasione imperdibile per avvicinarsi al mondo di quello che è il primo book social network italiano e toccare con mano le innovazioni introdotte.

Per ulteriori info: www.popsophia.it

Giorni di guerra, presentazione a Montepulciano

"Trame": parole e fatti contro le mafie A Lamezia Terme i libri e i lettori, nuove speranze contro le mafie

Lamezia Terme, 27.06.2011 | di Anna Foti*

"Trame": parole e fatti contro le mafie

A Lamezia Terme i libri e i lettori, nuove speranze contro le mafie


Trame
Trame
Un’occasione per ritrovarsi, confrontarsi e mettere in rete le professionalità editoriali, giornalistiche, giuridiche, storiche nel campo dell’antimafia, quella concreta, quelle delle parole ma anche quella dei fatti. Trame, il primo festival dei libri sulle mafie chiude battenti a Lamezia dopo cinque giorni di dibattiti su vari fronti, nel nome di Peppino Impastato ricordato dal fratello Giovanni. Una manifestazione diretta dal giornalista Lirio Abbate e fortemente voluta dall’amministrazione retta dal sindaco Gianni Speranza che ha parlato della città lametina come della capitale della Legalità. Del festival, di cui partner sono l’Ala - associazione antiracket Lamezia - il centro per il Libro e la Lettura, l’AIE - associazione Italiane Editori - Radio 24, l’Ordine nazionale dei Giornalisti, è stato anche anima l’assessore alla Cultura Tano Grasso, nel segno di quella rivoluzione culturale già avviata attraverso le denunce degli imprenditori sul fronte dell’antiracket della cui federazione nazionale lui è presidente onorario.

120 ospiti, anche internazionali, provenienti da tutta Italia, non solo dalla Campania, dalla Calabria e dalla Sicilia. In particolare palazzo Nicotera ha ospitato sabato l’incontro moderato da Enzo Iacopino, originario di Reggio Calabria e oggi presidente nazionale dell’Ordine dei Giornalisti, sul tema dell’editoria di impegno civile, di cui oggi è energica declinazione l’editoria in tema di antimafia, dunque inchieste giudiziarie, giornalistiche, saggi.

A confrontarsi il vicesindaco lametino Francesco Cicione e gli editori Lorenzo Fazio (Chiarelettere), Florindo Rubbettino (Rubbettino Editore), Franco Arcidiaco (Città del Sole Edizioni), Ottaviano Navarra (Navarra Editore) e Crispino Di Girolamo (Di Girolamo editore).
Senza dimenticare come illegalità sia anche sfruttare il lavoro dei giovani nelle redazioni e senza ignorare che fare politica, nel senso più ampio del termine, dunque non nei partiti e nella gestione diretta della cosa pubblica, ma con i libri sia una responsabilità che solo gli editori puri, dunque liberi, possono assumersi. Il dibattito ha offerto notevoli spunti di riflessione sul tema specifico dell’impegno antimafia di chi pubblica oltre che di chi scrive.

Una florida letteratura, tante le penne argute e coraggiose che taluni editori, non caso definiti militanti, intendono valorizzare. Una sorta di responsabilità sociale che va ben oltre lo scrivere o il pubblicare la verità e che approda all’unica libertà autentica di scrivere, raccontare e pubblicare tutte le verità, non solo alcune, di cui si abbiano riscontri. Ciò è atto di responsabilità degli editori, dei giornalisti, degli scrittori, non un atto di eroismo.

In tema di mafie, tanti sono ormai gli spunti di questo cancro che si è impadronito delle Istituzioni e della Politica e che ad oggi si attaglia un posto di primo piano anche nel panorama librario. Si tratta di un riscatto che, proprio perché possibile solo attraverso una rivoluzione culturale per ripulisca dal basso la politica, che tagli i rami parassiti, non può prescindere dalla forza dell’inchiostro.

E’ evidente, il successo di “Trame” lo dimostra, che oggi esiste una desiderio di sapere, di capire e di conoscere fenomeni che per troppi anni hanno fatto da padroni, pregiudicando presente e futuro. Questo momento di evidenza è necessario anche se amara è la consapevolezza che proprio i lunghi decenni di silenzio, anche dell’editoria come dell’informazione, tranne qualche fulgida penna subito spezzata nel sangue, abbiano favorito il proliferare di un male. Un male che di quel silenzio si è nutrito per diventare il colosso che oggi è. Ebbene questa è una verità, ma un’altra verità, nonostante la consapevolezza della grandezza di chi si ha di fronte, è che vi è anche una grande voglia di smarcarsi.
Il riscatto passa anche attraverso la scelta di un libro, attraverso il desiderio di andare a testimoniare con la propria presenza e la propria attenzione che esistono persone, cittadini prima di tutto, che nel loro lavoro quotidiano hanno preso una posizione e sono dalla parte dello Stato. Gli scrittori, studiosi, docenti, giornalisti e magistrati che trasfondono nelle pagine il loro sapere e la loro esperienza sul campo, e gli editori si mettono al servizio di queste storie per raccontarle, veicolarle, diffonderle.

Un altro modo per svelare quelle stesse trame che nel tessersi, troppo spesso hanno ingoiato vite umane, fagocitandole impietosamente. Oggi è il tempo della memoria per non dimenticare e dell’impegno per cambiare rotta, denunciare, ricostruire, per guidare nelle pieghe più nascoste e buie della storia di ogni giorno per aiutare a capire dove e quale sia la verità; anche i libri, che disseminano idee di cui le generazioni future raccoglieranno i frutti, rivendicano e rivestono un ruolo di primo piano.

Un incontro dunque con l’editoria che non si tira indietro rispetto a questa sfida moderna contro un male atavico e che la combatte con il coraggio di chi scrive e pubblica ma soprattutto di chi legge. In questa direzione il festival ha tracciato un percorso di incontro tra queste persone, un percorso che proseguirà anche nelle scuole da settembre, alle quali saranno donati dei volumi che le case editrici hanno posto a disposizione per diffondere questa cultura della legalità, attraverso la conoscenza di cosa si fa, di cosa si è fatto e di quanto ancora sia necessario fare.

Una cinque giorni in cui forti sono state le testimonianze degli imprenditori calabresi Pino Masciari e Gaetano Saffioti, con un fiume di gente per gli interventi dei procuratori aggiunti presso le DDA di Reggio e Palermo, rispettivamente Nicola Gratteri e Antonio Ingroia, e del procuratore Capo della Repubblica di Torino Giancarlo Caselli. Sabato, giornata intensa con orario non stop e dibattiti dislocati tra Palazzo Nicotera, Palazzo Panariti e piazza San Domenico fino a notte fonda, con il corso Numistrano tappezzato di stand. Una partecipazione significativa che attesta che la società civile vuole esempi di chi denuncia, di chi si pone al servizio della legalità nel mestiere che quotidianamente espleta. Rifiuti, veleni, droga, estorsioni, omicidi eccellenti, alleanze, pentiti e testimoni, vittime e carnefici di un frangente storico drammatico in cui a trainare l’economia non è certamente la legalità.

Dunque sotto la lente storie di connivenze, misteri, testimonianze di 'ndrangheta, camorra e Cosa nostra. Tante le sfaccettature per raccontarne i tentacoli in oltre cinquanta i volumi. Solo per citarne alcuni, la penna di Corrado De Rosa, autore de “I medici della Camorra” edito da Castelvecchi, pone un accento sull’antimafia dei professionisti, più che sul professionismo dell’antimafia. Poi ancora l’analisi della 'ndrangheta al nord è tracciata nelle pagine di “Ndrangheta padana” dallo scrittore Enzo Ciconte, edito da Rubbettino e la decodificazione di Cosa nostra è affidata ai pizzini di Provenzano nel “Codice Provenzano” dal procuratore Aggiunto della DDA di Reggio Michele Prestipino, edito da Laterza.

Diverse denominazione ma c’è un solo filo rosso. Lungo e ancora consistente. E’ necessario spezzarlo e a farlo adesso ci sono anche i libri e i lettori, nuova energica e tenace speranza.

*www.reggiotv.it

Nel nome di Bruno Caccia Un festival musicale per ricordare il procuratore di Torino ucciso dalla 'ndrangheta nel 1983

Torino, 27.06.2011 | da Acmos.net

Festival Armonia/ Luigi Ciotti ai microfoni di Acmos

Nel nome di Bruno Caccia

Un festival musicale per ricordare il procuratore di Torino ucciso dalla 'ndrangheta nel 1983


Don Luigi Ciotti
Don Luigi Ciotti
Sono passati 28 anni da quel 26 giugno del 1983, quando a Torino la 'ndrangheta decise di eliminare un servitore dello Stato, colpevole, secondo la deforme logica delle mafie di non saper scendere a compromessi ed applicare la legge in modo ferreo. Bruno Caccia, Procuratore Capo della Repubblica di Torino, venne freddato con diversi colpi di pistola sotto casa per ordine di Domenico Belfiore, elemento di spicco della 'ndrangheta in Piemonte negli anni '80. Ad oggi gli esecutori materiali del delitto sono ancora sconosciuti. Da tre anni la casa abitata dal mandante dell'omicidio è stata strappata alla criminalità organizzata e trasformata in un luogo nuovo: accogliente, di tutti, dove l'arte, la cultura, il lavoro legale testimoniano nei fatti che una società opposta a quella mafiosa è possibile e conviene. Oggi, in Cascina Caccia, una messa celebrata da Luigi Ciotti ha ricordato l'assassinio di Bruno Caccia, unico magistrato ucciso al nord.
In questi giorni il Festival Armonia ricorda l'impegno per la legalità di Bruno Caccia con arte e cultura.

lunedì 27 giugno 2011

Non un pericolo ma una risorsa: ecco perché dire "Grazie" agli immigrati


Il giornalista Riccardo Staglianò e la copertina del suo libro Il giornalista Riccardo Staglianò e la copertina del suo libro 

Non un pericolo ma una risorsa: ecco perché dire "Grazie" agli immigrati

di Cristiano Sanna
Il 7,5% della popolazione, capace di generare il 10% del Pil italiano. Con un gettito fiscale di 5.8 miliardi di euro, che lo Stato prende dalle loro tasche per restituire, in termini di servizi e assistenza, appena 700 milioni l'anno. Numeri, cifre, denaro che entra ed esce dal portafoglio. Per spiegare, con questi e molti altri dati, perché l'Italia di oggi non può fare a meno degli immigrati, e dovrebbe smettere di trattarli tendenzialmente come criminali (vedi l'impostazione della legge Bossi-Fini) per considerarli una risorsa a cui non si può rinunciare. E' uscito quasi un anno fa Grazie (ed. Chiarelettere), di Riccardo Staglianò, giornalista di La Repubblica, ma il tema che tratta e come lo tratta sono di attualità così stretta e urgente da spingerci a soffermarci volentieri sulle pagine di un libro che è un'inchiesta condotta sull'intero territorio italiano. Per raccontare 24 storie che si svolgono in 24 ore, la giornata lavorativa di un Paese che nega una parte determinante di se stesso nel momento in cui a quella parte si rivolge, per molti versi, disperatamente.
Riccardo, seppure con notevole sforzo si può capire quale mentalità e soprattutto quale strumentalizzazione politica abbiano portato alla legge Bossi-Fini. Ma anche la sinistra ha grandi colpe. Che ne pensa?
"Che subordinare al contratto di lavoro la regolarità dell'immigrato, con logica punitiva, è assurdo. Anche perché penalizza coloro che perdono, incolpevolmente, il contratto regolare. E' giusto che chi viene nel nostro Paese sia aiutato a diventarne cittadino a tutti gli effetti, e che se ne prenda la responsabilità. Ma allora cominciamo a favorire l'emersione dal lavoro nero, autentica piaga italiana, a proteggerli dai soprusi di chi sa di poterli trattare come vuole, perché sarà difficile che scendano in strada a protestare. Una legge più avveduta dovrebbe intervenire su questo fronte prima di tutto. Poi bisogna smettere di colpire soprattutto certe categorie di immigrati, da cui sono escluse regolarmente le badanti dell'Est che si occupano dei nostri anziani e malati. Altri immigrati lo sanno, vedi i cinesi che hanno beneficiato di vantaggi e protezioni precedentemente appannaggio delle badanti, per l'appunto. Esistono i furbi a tutte le latitudini, ma comincio dai furbi italiani che reclutano i cinesi per altri lavori ma poi li fanno figurare come assistenti geriatrici per avere agevolazioni di vario tipo".
Resta da capire perché la sinistra non riesca a comunicare l'importanza fondamentale dei lavoratori immigrati, senza i quali il Paese sarebbe perduto e non riuscirebbe ad ammortizzare gli effetti della crisi generale.
"Della falsa emergenza calvalcata dalla destra abbiamo detto. Quanto alla sinistra, anche su questo versante dimostra quanto sia lontana dalla vita reale, dai problemi quotidiani della gente. Ecco perché nel mio libro racconto storie, ricostruisco fatti e cito molti numeri, i numeri dell'economia. Sto alla larga da facili buonismi e dal dibattito politico, è una specie di terza via, un ragionamento con il portafoglio in mano, per aiutare chi legge il libro a capire quanto ci convenga tenere gli immigrati, regolarizzati in modo che paghino le tasse, farli lavorare in Italia".
Il libro racconta un'Italia che lavora vista molto dal basso, spesso lontanissima dai diritti fondamentali della persona. Nei panni dei sikh che salvano letteralmente la produzione della mozzarella di bufala, degli autotrasportatori dell'Est alle prese con viaggi da incubo, dei nordafricani che coprono più della metà degli addetti della maggiore flotta da pesca italiana, fino ai panettieri pachistani e ai facchini del punjab. Se questi vengono a rubarci il lavoro, perché italiani più o meno giovani non fanno quei mestieri?
"E' una delle questioni affrontate nel libro. Dove, ad esempio, cito l'esempio di un benzinaio romano che aveva a disposizione un posto fisso pagato circa 1500 euro al mese, ma non trovava italiani a cui dare lavoro, e meno che mai era corrisposto dai suoi clienti, che da un lato brontolavano perché la loro macchina veniva lavata da un negro (in questo caso del Bangladesh) dall'altro si guardavano bene da mandare i loro figli a fare quel lavoro. Questo è confermato dal Rapporto sulle economie generali, stilato dalla Banca d'Italia, che dimostra dati alla mano come gli immigrati coprano la base della piramide professionale. Quindi non rubano niente a nessuno, anzi, permettono agli italiani di dedicarsi a lavori meno duri e più appaganti".
Interessante anche la questione, finalmente svelata in ogni suo dettaglio, delle false partite Iva.
"Quella delle false partite Iva è un'autentica epidemia che colpisce soprattutto all'interno dei cantieri edili. Dove opererebbe almeno il 40% delle dritte immigrate, con aumento del 208% dal 2006 al 2008. Questo serve ai reali padroni delle attività, italiani, che costringono a emettere false fatture da 3000 euro per poi pagarne 1000, e soprattutto non dover corrispondere indennità di infortunio o malattia. Un sistema perfezionato sulla pelle dei lavoratori stranieri venuti nel nostro Paese, e che sempre più spesso si utilizza anche per i giovani italiani alle prime esperienze professionali".
Se davvero il vento sta cambiando dopo la debacle berlusconiana alle Amministrative e in occasione dei referendum, è lecito aspettarsi che una sinistra al potere consideri finalmente prioritaria l'integrazione degli immigrati in Italia?
"Staremo a vedere che faranno, se torneranno al potere. La cosa da non fare è diffondere il panico, come ha fatto il ministro dell'Interno Roberto Maroni, che ha parlato di esodo biblico quando sono arrivati a Lampedusa 5000 nordafricani, fatto che ha provocato l'ilarità di Paesi abituati a gestire emergenze molto più massicce, a cominciare dalla Francia.  Una cosa è certa: sul tema dell'immigrazione si gioca il futuro del nostro Paese, più a lungo lo si ignora o lo si affronta con provvedimenti insufficienti nati sull'onda dell'emergenza, più lo scenario peggiorerà".