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mercoledì 22 maggio 2013

È inutile che insisti. Non Ti Amo Più , di Gianni Zanata


È inutile che insisti. Non Ti Amo Più (3).
Forse l’ho già detto, anzi, sicuramente l’ho già scritto, non c’è niente che mi infastidisca più delle cose che accadono senza che ci siano motivi sufficientemente validi perché accadano proprio là dove mi trovo.
Ieri, era già notte e i riflessi della luna margottavano un po’ ovunque, mentre rientravo dal lavoro m’è capitato di accendere la radio in macchina e di sentire un tizio che parlava di cose belle e di cose brutte, che son argomenti che alla radio non se ne parla spesso. Il tizio a un certo punto ha detto, testuali parole: Di tante cose belle che possono capitare a uno nella vita, a me, me ne sono capitate parecchie; di tante cose brutte che possono capitare a uno nella vita, a me, me ne sono capitate poche.
C’è stato qualche secondo di silenzio, sei sette secondi, tant’è che m’è venuto da pensare che il segnale fosse sparito, poi invece è partito un brano, una specie di ballata acustica, un pezzo molto bello, tra l’altro, la parte introduttiva è durata almeno un minuto, soltanto chitarra e contrabbasso, due spazzolate sul rullante, poi è entrato il violino e ha suonato una serie di frasi che mi son sembrate riprese da una vecchia canzone irlandese, e quindi s’è sentita la voce della cantante, una voce roca, non come quella di Tom Waits, molto meno roca, come la voce di Bonnie Raitt in It’s All Over Now, Baby Blue, una cosa del genere, la cantante ha cantato due strofe, poi s’è sentito un assolo di chitarra dobro, quindi un bridge, e poi di nuovo un’altra strofa, un altro assolo di violino, ancora la voce roca della cantante. E mentre la musica pian piano riempiva l’aria dentro l’auto, i pensieri svolazzavano, e i ricami della luna ramingavano ombrosi sull’asfalto, da dietro un palazzo di viale Marconi è apparsa la sagoma di un cincillà, grande come una torre medioevale. L’animale sorreggeva in una zampa un’enorme fiaccola la cui fiamma arancione illuminava l’intera città. Il cincillà sorrideva, mostrava una fila di denti aguzzi. Agitava la fiaccola e sorrideva. Son rimasto non so quanto a guardare il cincillà, la fiamma, i denti aguzzi, la zampa, il bagliore arancione. Finché la radio, di colpo, ha smesso di suonare. E di nuovo s’è sentita la voce del tizio che poco prima aveva parlato di cose belle e di cose brutte. Ha detto: Di tante cose belle che possono capitare a uno nella vita, a me, me ne sono capitate parecchie; di tante cose brutte che possono capitare a uno nella vita, a me, me ne sono capitate poche. In sostanza ha ripetuto le stesse cose che aveva detto qualche minuto prima. E mentre le diceva, pian piano ho visto il cincillà allontanarsi, svanire, scomparire dietro il profilo del palazzo. E con lui la fiaccola arancione, e tutto il resto.
Al che mi son fermato, il semaforo era rosso. Mi son stropicciato gli occhi, ho guardato là dove un istante prima c’era il cincilla, ma non ho visto niente, solo il profilo del palazzo.
Un istante dopo si è accostato un fuoristrada. Quel fuoristrada. Sulla fiancata c’era scritto: “È inutile che insisti. Non Ti Amo Più”.
Non ci giurerei, ma credo che anche stavolta al volante del fuoristrada non ci fosse nessuno. Proprio nessuno.

banjo and gun

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